martedì 17 settembre 2013

Over 50 Italiani sui Social Network: un vero successo

[Networkey 14/09/2013]
Come capita da diversi anni a questa parte, l'azienda specializzata in ricerche e analisi sui social network e social media, la Pew Research, ha messo in evidenza i dati relativi alla rete dei social network in tutto il Mondo.

La ricerca pubblicata in questi ultimi giorni è rivolta soprattutto all'analisi della "penetrazione dei social network all'interno dei vari Paesi Occidentali".
Il Bel Paese si colloca addirittura sopra gli Stati Uniti per quanto riguarda le statistiche che riguardano gli utenti over 50.

Mentre negli USA gli over 50 che frequentano i social network si assestano intorno ad una percentuale vicina al 72%, in Italia arriva al 75%.

Ma non sono solo gli over 50 ad essere molto attivi sui social network, dato che tra i dati pubblicati nella stessa ricerca sembra che oltre il 60% degli internauti sopra i 60 anni utilizzi regolarmente internet.

Dati incoraggianti che forse faranno ricredere molte persone che non avrebbero mai immaginato gli "anziani" alle prese con un pc o un dispositivo mobile.

La Pew Research ha messo in evidenza anche alcuni dati relativi al consenso riscosso in generale dai vari social network nei Paesi Occidentali; relativamente a questo dato l'Italia si colloca ai primi posti con una percentuale di utenti che apprezzano i social intorno al 70%.

La democrazia del web. Come conoscerla e, forse, praticarla

[Education 2.0 12/09/2013]
Uno dei compiti della scuola è dare agli studenti gli strumenti per comprendere il ruolo delle tecnologie nella vita sociale, e il tema della democrazia del web è certamente uno dei più importanti. Da considerare secondo diversi livelli di analisi: da quello della partecipazione, a quello degli strumenti e delle regole da seguire, a quello, di fondo, degli aspetti sociali e storici in gioco.


L’uso della rete per avvicinare i cittadini alla vita politica e amministrativa è una pratica che si sta sviluppando da tempo, ma questo è il suo ruolo in gran parte dei nuovi movimenti politici in tutto il mondo, dall’America, all’Europa, al Nord Africa, che ne ha fatto una questione di prima grandezza. Anche perché alcuni di questi movimenti la propongono come una vera rivoluzione destinata a cambiare il modo di essere della democrazia nel prossimo futuro. Per questo si parla di democrazia digitale o elettronica. La quantità e la complessità delle domande che sorgono è enorme e ne riparleremo alla fine.

Domandiamoci: la scuola deve aiutare i ragazzi a capire di cosa si tratta? Certamente sì, chi altro se no? Del resto si tratta di una delle competenze stabilite per l’obbligo scolastico: essere consapevole delle potenzialità e dei limiti delle tecnologie nel contesto culturale e sociale in cui vengono applicate.

Per capire come, occorre affrontare il problema in modo analitico. Si può partire da uno studio dell’OCSE[1] oppure da diversi articoli e libri italiani reperibili in rete[2].

Anzitutto si distinguono tre livelli di coinvolgimento dei cittadini:
- Informazione
- Consultazione
- Partecipazione attiva

Nel primo caso la comunicazione è unidirezionale e i cittadini possono solo usare le informazioni; nel secondo la comunicazione è bidirezionale, ma i cittadini possono solo fornire una risposta a questioni specifiche già formulate, dalla scelta fra più alternative alle risposte articolate e motivate; nel terzo i cittadini possono partecipare al processo decisionale con diversi livelli di coinvolgimento, dalla votazione, alla formulazione di proposte, all’emendamento di testi (norme, leggi, documenti programmatici) fino alla co-produzione online di documenti.

La prima idea sbagliata da combattere è che la democrazia in rete sia un processo spontaneo e autoregolato “dal basso”. Tutte e tre le forme richiedono una forte organizzazione stabilita da una qualche entità che si deve prendere la responsabilità di scegliere gli obiettivi, i tempi, i modi, le regole. Ad esempio pubblicare informazioni secondo standard riconosciuti di qualità, decidere l’estensione del pubblico da coinvolgere (tutti, persone accreditate, gruppi di esperti ecc.). E ciascuna forma ha regole precise che ne garantiscono l’attendibilità.

Fra le cose che l’entità organizzativa deve decidere e predisporre ci sono gli strumenti tecnici. Alcuni sono abbastanza consolidati, come i siti web per informare e gli strumenti per le consultazioni on line (dai semplici quesiti a scelta multipla ai forum). Più complicata è la partecipazione attiva che, come si è detto, può arrivare alla co-produzione di testi (programmi, norme ecc.), per la quale si va dagli strumenti di Word, come le revisioni multiple, a strumenti più specifici[3].

Quello che si può fare a scuola inizia da questo livello di analisi. Ovviamente si possono informare gli studenti o, meglio, guidarli in un’esplorazione di testi e iniziative già esistenti per comprendere la complessità del problema. Per esempio si può condurre una ricerca di quello che offrono i siti delle amministrazioni pubbliche nazionali e, soprattutto, di quelle locali che sono solitamente le più attive. Fra l’altro questo permette di raggiungere un primo livello di competenza: la capacità di trovare e consultare le informazioni socialmente rilevanti.

Seguendo il principio che il miglior modo per capire è sperimentare, si possono impegnare gli studenti in veri e proprie attività di e-democracy. La scuola è in fondo un microcosmo che ha tutte le caratteristiche di una società civile che deve informare i propri cittadini (studenti, docenti, famiglie), consultarli e coinvolgerli nelle decisioni. Almeno i primi due livelli di coinvolgimento possono essere un realistico campo di esercitazione. La progettazione e la gestione on line di una consultazione su qualche questione importante per gli studenti (la mensa, gli orari, le attività sportive ecc), ma anche la co-produzione di documenti on line potrebbero essere iniziative degli studenti stessi.

Ma non si può sfuggire al fatto che la discussione pubblica sulla democrazia del Web ci pone molte e difficili domande[4]. È vero che essa allarga la partecipazione e abbatte le barriere, rispetto alle forme basate sulla delega, oppure semplicemente sposta il potere di decidere da minoranze politiche impegnate nelle forme tradizionali a quella che Ulrich Beck (La Repubblica, 17 luglio 2013) chiama la “generazione dei giovani Colombo”, per ora anch’essa minoritaria?
La democrazia del Web è semplicemente uno strumento al servizio dell’idea di democrazia storicamente consolidata, oppure è l’origine di qualcosa di intrinsecamente nuovo?
Fino alla domanda delle domande, che si rivolge Stefano Rodotà: la democrazia del web è vera democrazia (La Repubblica, 30 maggio 2013)?
Niente impedisce che la scuola aiuti gli studenti, almeno i più grandi, a esplorare domande di questo livello, ma il lavoro è di altro genere, lungo e impegnativo, e richiede la messa in campo di metodi storici, filosofici e sociali.

È scontato concludere con una considerazione: lavorare su questo tema richiede, per non fare danni, la collaborazione di docenti ben informati di varie discipline e risorse organizzative adeguate.


Note bibliografiche:
[1] OECD, “Promises and Problems of E-Democracy”, OECDiLibrary, 2004. A.C. Freschi, “E-democracy e politiche per la partecipazione dei cittadini”, in “Economia e politica industriale”, n.121, 2004.
[2] R. Casati, G. Roncaglia, “La struttura di uno strumento di scrittura collaborativa per la democrazia partecipativa”, 2007 reperibile in ebookbrowse.net.
[3] Serena Danna ha scritto sul Corriere della Sera alcune rassegne critiche, reperibili in archivio: “La Tecnologia non risolve tutto…Morozov contro la finta democrazia della Silicon Valley” (Corriere della Sera, 30 maggio 2013),
[4] “Demagogia digitale. Il web non rafforza i cittadini, ma dà potere alle tecno-élite” (Supplemento La Lettura del Corriere della Sera, 17 giugno 2013).


FULL ABSTRACT:
Uno dei compiti della scuola è dare agli studenti gli strumenti per comprendere il ruolo delle tecnologie nella vita sociale e il tema della democrazia del web è certamente uno dei più importanti. È anzitutto necessario capire in concreto e analiticamente come le tecnologie possono cambiare le varie forme di partecipazione e i suoi livelli: informazione, consultazione, partecipazione attiva. E di capire che esse non nascono dal niente o “dal basso”, ma richiedono che un soggetto si prenda la responsabilità di promuoverle, stabilirne le regole e prepararne gli strumenti. In quel microcosmo sociale che è la scuola, è addirittura possibile sperimentare alcune di tali forme. Entrare poi nel grande dibattito sulle domande e le prospettive di fondo della democrazia nell’epoca del web richiede un lavoro approfondito e fondato sull’analisi sociale e storica. In ogni caso si tratta di un compito interdisciplinare che richiede l’impegno ben organizzato di molti docenti.

Mario Fierli

Tv per bambini, Italia in testa: i piccoli incollati allo schermo per quasi 3 ore al giorno

[Key4biz 11/09/2013]
I bambini non hanno mai consumato tanta Tv come adesso. Lo rivela il Report Kids TV di Eurodata Tv Worldwide, secondo il quale nel primo semestre 2013 in Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna la fruizione ha raggiunto una media di 2 ore e 14 minuti al giorno, segnando un aumento di cinque minuti negli ultimi cinque anni. Il dato maggiore lo registrano Italia e Germania.
I piccoli italiani sono i più grossi consumatori (7 minuti in più rispetto allo scorso anno) tra i cinque Paesi considerati nel Rapporto, restando incollati al televisore per almeno 2 ore e 49 minuti al giorno. I tedeschi invece si attestano su un’ora e 33 minuti con un aumento di 7 minuti. [Leggi tutto...]

Infanzia, Osservatorio Diritti Minori: Abolire il Codice Tv e Minori

[Il velino 10/09/2013]
“Sono mutate le condizioni storiche che hanno portato al varo del Codice Tv e Minori, pertanto ne chiediamo l’abolizione”: è quanto dichiara, sorprendentemente, il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, che ha affiancato l’allora ministro delle comunicazioni, Maurizio Gasparri, nella fase di stesura del protocollo recepito dalla Legge per il riordino dell’assetto radiotelevisivo. “L’offerta televisiva, in termini di canali, è aumentata a dismisura – spiega Marziale – ed il monitoraggio è diventato impossibile. Da qui il rischio, empiricamente dimostrabile, che alcune reti sono chiamate a pagare le sanzioni previste e altre la fanno franca. Tutto ciò rende ridicolo e parziale lo strumento, concepito non già per censurare, bensì per richiamare culturalmente i responsabili dei palinsesti e i genitori al dovere di attenzionarsi in particolari momenti della giornata rispetto alle esigenze dei fruitori più piccoli”. Per il presidente dell’Osservatorio “sono maturi i tempi per sostituire uno strumento ormai vetusto con un tavolo da costituirsi presso il Dipartimento comunicazioni del governo, contemplante la rappresentanza di editori e della società civile impegnata nella tutela dei minori, allo scopo di concepire un nuovo codice di autodisciplina, più aderente alle condizioni storiche e sociali contemporanee. L’assunzione di responsabilità diretta da parte degli editori e della società civile, con l’arbitrato del governo – conclude Marziale – garantirebbe sicuramente risultati di gran lunga superiori rispetto a quelli attuali e, anzi, costituirebbe un motivo di confronto più serrato e sinergicamente in grado di agevolare il compito ai primi ed insostituibili garanti del benessere psicofisico dei bambini, ossia i genitori”.

giovedì 12 settembre 2013

Internet e bambini: ricerca a Pisa

Internet e bambini: ricerca a Pisa
[PisaToday 07/09/2013]

Duecentottanta bambini pisani su 420 (il 67% del campione) usano internet, guardano video e ascoltano musica da soli, mentre oltre 200 alunni affermano di conoscere abbastanza bene internet e il 57% sa cos’è un virus informatico. In 201 hanno scaricato musica e film da internet e in 198 (24%) hanno un profilo su un social network. Alla domanda se internet possa essere pericoloso, hanno risposto 'Sì' in 264 (66%) mentre in 109 (27%) hanno risposto 'Non so'.
L’indagine, svolta durante l’anno scolastico 2012-2013, si basa sulle risposte di 420 alunni di età compresa tra gli otto ed i dieci anni. I questionari sono stati proposti durante le lezioni svolte dalla Ludoteca del Registro .it, in sette scuole pisane (21 classi dalla III° alla V° elementare). Il progetto, gratuito e aperto a tutte le scuole italiane, è stato ideato dal Registro .it, gestito dall’Istituto di Informatica e Telematica (IIT) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per affiancare l’opera degli educatori con un contributo che aiuti i più piccoli a prendere coscienza del funzionamento, delle problematiche e delle opportunità connesse al mondo di Internet.

Domenico Laforenza, direttore del Registro .it e presidente dell’Area della ricerca del Cnr pisano afferma: “I risultati ottenuti dal questionario confermano la necessità di una maggiore consapevolezza nell’utilizzo della Rete da parte dei minori. Questa indagine è solo una delle iniziative della Ludoteca del Registro .it, che ha ricevuto proprio in questi giorni il prestigioso riconoscimento del patrocinio dell’Autorità garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza”.

Il questionario è stato compilato nel più assoluto rispetto dell’anonimato e della privacy. Le scuole interessate dall’indagine sono state: Scuola Toti, Scuola Cambini, Scuola Oberdan, Scuola Parmini, Scuola Gereschi, Scuola Pisano e Scuola Chiesa. La scelta di far partire questa prima indagine conoscitiva del rapporto tra internet, il web ed i minori, è caduta su Pisa dove ha sede lo stesso Registro .it ed è città 'culla dell’informatica' per antonomasia visto che a Pisa fu registrato il primo dominio internet a livello nazionale. Indagini simili a quella pisana sono in corso in altre città come Genova, Lido d’Ostia e Padova.

Il Prefetto di Pisa Francesco Tagliente commenta: “Il fatto che, come evidenziato dal risultato della ricerca condotta della Ludoteca del Registro.it, il 67% dei bambini pisani tra gli 8 e i 10 anni usa Internet senza ausilio di genitori o insegnanti, non può che destare una certa preoccupazione. Se poi consideriamo che molti bambini hanno un profilo sui social network nonostante sia vietato ai minori di anni 13, il pericolo di adescamento online diventa concreto. Sarebbe opportuno che le famiglie orientassero i propri ragazzi nella navigazione web, prendendo misure per tutelarli, anche mediante l’ausilio di programmi informatici ad hoc”.

“Internet è una straordinaria opportunità di accesso a fantastilioni di dati e di saperi liberi - sottolinea Marilù Chiofalo, assessore alle Politiche Socioeducative e Scolastiche del Comune di Pisa - lo è per tutti e in particolare per i più giovani che nello spazio virtuale si muovono con agilità e naturalezza. Una tale enorme potenzialità implica una grande responsabilità d'uso, che a sua volta richiede conoscenza dei valori oltre a quella tecnica, spirito critico e consapevolezza. Il lavoro di educazione e ricognizione fatto da Registro.it a beneficio delle nostre scuole e dunque della nostra comunità è stato estremamente prezioso: è auspicabile che diventi un'esperienza nazionale".

Ulteriori informazioni sull’attività della Ludoteca sono reperibili sul sito www.ludotecaregistro.it


Potrebbe interessarti: http://www.pisatoday.it/cronaca/internet-bambini-ricerca-pisa.html
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mercoledì 4 settembre 2013

Apprendere nel web 2.0

[Unascuola.it ]

apprendere nel webL’autrice, Arisa Dedey, di questo blog, “Apprenderenelweb2.0“, si occupa di educazione, di formazione e utilizza quotidianamente gli strumenti web 2.0 e le nuove strategie di apprendimento.
L’idea è quella di “condividere“ con tutti, educatori e docenti, strumenti all’avanguardia per realizzare una nuova didattica di qualità.
Nel suo blog quindi troviamo nuovi programmi, software, applicazioni, relativi alla didattica, tutorial, e degli esempi di risorse che potete utilizzare con i vostri studenti.
Un esempio per tutti: Text Compactor, un utilissimo programma di videoscrittura che, però, fa tutto da solo: permette di sintetizzare un testo in modo automatico online. All’occorrenza crea addirittura l’MP3 del testo sintetizzato.
Sicuramente da provare. Fatemi sapere.

martedì 3 settembre 2013

L’uso dei social network tra adulti e adolescenti in un’infografica

[PMI servizi 30/08/2013]

I social media sono potenti strumenti di comunicazione entrati nella quotidianità della maggior parte delle persone, indipendentemente dall’età.
L’uso che viene fatto dei diversi social network offerti dalla rete è però diverso in base all’età dell’utente, probabilmente a causa delle diverse esigenze ma anche perché i più giovani sono cresciuti a stretto contatto con le nuove tecnologie a differenza di chi, già adulto, si è confrontato con nuovi modi di comunicare online attraverso mezzi quali Facebook e Twitter.
L’infografica che segue, realizzata per NextAdvisor.com, mette a confronto l’utilizzo dei più diffusi social network da parte di ragazzi e adulti, sulla base di recenti studi del Pew Research Center, ponendo l’accento sulle preferenze dei diversi target per le piattaforme social più diffuse sul web: Tumblr, instagram, Pinterest, Twitter e Facebook.
I dati mostrati dell’infografica analizzano essenzialmente tre aspetti:
  • In che percentuale adulti e ragazzi utilizzano i social media
  • Quali sono i social network preferiti dai due diversi target
  • Quali le percentuali in base alle fasce d’età degli utenti social
I dati mostrano che l’81% degli adolescenti utilizza i social network ma anche che gli adulti non sono poi così distanti da questo mondo aggiudicandosi una percentuale di utilizzo di tutto rispetto: il 72%.
Per quel che riguarda nello specifico le piattaforme scopriamo che i teenager rimangono fedeli ai social network più consolidati, ovvero Facebook (94% contro il 67% degli adulti) e Twitter (26% contro il 18% degli adulti), mentre sono gli adulti che si avvicinano con maggiore frequenza a nuove reti, soprattutto nel caso di Pinterest, ma anche per Instagram e Tumblr, anche se con una percentuale di poco maggiore rispetto ai ragazzi.
La fascia d’eta di utenti più coinvolti dai social media è quella che va dai 18 ai 29 anni (89%), subito a seguire i giovanissimi di età compresa tra i 13 e i 18 anni (81%).
Infografica social media adulti e ragazzi