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martedì 2 novembre 2010

Internet è un motore economico, la politica dorme

[Tom's Hardware 02/11/2010] di Pino Bruno

In Gran Bretagna Internet è diventato uno dei motori dell'economia del paese: si parla di più di 115 miliardi di euro. A questo punto Internet è un giocherello per adolescenti, come pensa buona parte del ceto politico italiano, oppure un settore vitale, come si ritiene al di là della Manica? In Gran Bretagna Google ha commissionato un rapporto al Boston Consulting Group (BCG), che ha prodotto risultati sorprendenti. Oggi la rete britannica vale il 7,2 per cento del prodotto interno lordo e "entro il 2015 - si legge - Internet potrebbe valere il 13 per cento del PIL. Più del classico settore finanziario (9%), del commercio tradizionale (11%), del comparto manifatturiero (12%)".

Lo sguardo intelligente sul futuro della banda larga italiana

Nel Regno Unito Internet è la quinta industria, con un fatturato annuo di 100 miliardi di sterline. Le aziende con il dominio co.uk, quasi tutte piccole e medie, impiegano circa 250mila persone, con un export pari a 2,80 sterline per ogni bene importato del valore di una sterlina. Cifre da capogiro anche per la pubblicità in rete, con un giro di affari annuo di 3,5 miliardi di sterline.

Sarà per questo che gli ultimi governi di Sua Maestà hanno messo la banda larga (quella vera, da 100 Mb/s) ai primi punti dell’intervento strategico, per colmare il digital divide entro il 2015? Solo le infrastrutture saranno adeguate, è scritto nel rapporto di BCG, si potrà mantenere questo ritmo positivo. Insomma, senza banda ultra larga, il trend potrebbe affievolirsi.

Indice BCG

Inevitabile il confronto con l’Italia, dove prosegue la sceneggiata sugli investimenti pubblici fantasma e sulla cosiddetta Società mista per la Nuova Rete. "La data non è stata ancora fissata, quando lo sarà noi saremo disponibili: siamo pronti ad andare avanti", ha detto venerdì scorso l’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè. Alla domanda se nella costituzione della società ci sono problemi, Bernabè ha replicato: "non lo so, questo bisogna chiederlo agli altri grandi gruppi".

lunedì 21 giugno 2010

A Montelupo, prima aula hi-tech Debutta il banco di scuola touch screen

[La Repubblica 21/07/2010] Parte a settembre, da una scuola elementare di Montelupo (in provincia di Firenze), la sperimentazione del primo banco hi-tech. Si tratta di un particolare banco attrezzato con uno schermo inserito nel piano orizzontale e studiato apposta per far lavorare in gruppo i ragazzi in aula. Il banco con video touch screen verrà inserito in un'aula hi-tech con la lavagna interattiva e netbook speciali per gli alunni: il progetto presentato a Firenze, verrà provato da tre classi dell'istituto comprensivo di Montelupo Fiorentino (Firenze), due terze e una quarta della scuola primaria. E' promosso dall'Ansas (Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica, ex Indire) in collaborazione con Intel Italia, Smart Technologies, Microsoft Italia, Fondazione Asphi Onlus e il dipartimento di Scienze umane per la formazione dell'Università di Milano-Bicocca.

Dall'osservazione delle lezioni, un gruppo di ricercatori, valuterà "sul campo" in aula, l'impatto delle nuove tecnologie sulla didattica per comprendere anche la qualità dell'apprendimento. Insieme alla lavagna interattiva, già presente in alcune scuole italiane, il progetto hi-tech prevede il debutto del banco interattivo, al primo utilizzo in Italia.

Ogni alunno avrà un netbook chiamato 'Classmate' (compagno di classe) su cui svolgere gli esercizi, come un quaderno multimediale: gli insegnanti possono creare gruppi di lavoro 'virtuali' all'interno della classe, monitorare quello che appare sullo schermo dei singoli Classmate, e all'occorrenza visualizzarne uno sulla lavagna interattiva, sulla quale si può scrivere sia in modalità touch screen, sia con una tavoletta grafica wireless. Le aziende hanno fornito l'attrezzatura gratis in attesa dei risultati della ricerca: oggi una classe high-tech costerebbe fra i 12mila e i 15mila euro. Cifre importanti per una scuola che ha appena varato una politica di tagli sulla spesa, ma che, è stato ricordato da Giovanni Biondi, capo dipartimento per la programmazione delle risorse umane del ministero "punta sull'innovazione della didattica e sull'utilizzo della tecnologia. Guardiano con attenzione alla trasformazione dei modi di apprendimento". Biondi ha anche ricordato il ruolo fondamentale di chi sta in cattedra, spiegando che nessuna tecnologia può essere efficace senza una brava insegnante.

Massimo Faggioli, coordinatore scientifico del progetto sperimentato a Montelupo, ha aggiunto che il ministero ha ordinato 8.000 lavagne interattive da distribuire nelle scuole italiane (costo di una lavagna circa 2mila euro).
di LAURA MONTANARI

mercoledì 16 giugno 2010

L'esame del futuro? E' interattivo

[Corriere della Sera 16/06/2010]MILANO - Per Ludovico e Yasmin, maturandi della 5C al liceo Severi di Milano, la preparazione procede a ritmi serrati. Soprattutto per quanto riguarda la stesura finale della tesina. Loro saranno tra i primi in Italia ad illustrala ai prof della commissione attraverso gli strumenti digitali del Web 2.0. In particolare useranno una Lim, acronimo che sta per “lavagna interattiva multimediale”.

I PARERI - Collegata a proiettore e computer, la lavagna consente di memorizzare file e creare collegamenti diretti con Internet. Per arricchire di contenuti le spiegazione e confutare in tempo reale gli argomenti. Un nuovo modo di fare didattica che semplifica la vita ai docenti durante le lezioni, ma anche agli studenti al momento di essere interrogati. Ludovico ha capito i vantaggi della nuova tecnologia, così ha deciso di presentare una tesina sulla riqualifica di una ex miniera nei pressi Sant'Antioco, corredata da due ricerche di mercato sulla tecnologia del solare fotovoltaico e sulle nuove procedure del conto energia. Integrando il testo con grafici e tabelle, una situazione ideale per le presentazioni con Lim. «Penso che noi studenti siamo avvantaggiati dalle potenzialità interattive della nuova lavagna, perché le tradizionali slide realizzate in PowerPoint si possono spiegare live e usare link a siti Internet per completare l’esposizione». Yasmin porta invece un lavoro su Pirandello con collegamenti tra il drammaturgo siciliano e il cubismo. Anche per lei l’aiuto dello strumento digitale consentirà, in tempo reale, di illustrare la tesina con arricchimenti multimediali. Navigando sul web per un’esposizione completa del lavoro. Non solo. La Lim si è rivelata utile nel corso dell’anno scolastico, perché spiega: «l’abbiamo usata spesso per fisica e matematica, un supporto utile per le lezioni di geometria dello spazio, perché la prof aveva figure dettagliate su cui operare». Un vantaggio rispetto all'uso delle lavagne tradizionali, su cui i disegni fatti a mano, anche se con l’ausilio di righello e compasso, risultano approssimativi. Specie nel caso di figure complesse.

30MILA - La Lim in uso al liceo Severi è prodotta da Promethean, un’azienda inglese specializzata in strumenti per formazione. E proprio la didattica ne ricaverà in futuro i maggiori vantaggi. «In termini di chiarezza e completezza per l’esposizione degli argomenti – dice Mara Andreini, la prof. di matematica e fisica della 5C – ma anche per creare un archivio digitale delle lezioni, da stampare in diretta per gli studenti». Con in più la possibilità di spedire per e.mail il materiale agli studenti assenti dalle lezioni per malattia o motivi di famiglia. Il ministro Gelmini col programma delle Cl@ssi 2.0 metterà nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado circa 30 mila Lim nei prossimi due anni. Non sono le 140 mila già presenti nel Regno Unito, ma si tratta comunque di un primo segnale.

Umberto Torelli

giovedì 3 giugno 2010

Frontiers of Interaction. Donne e tecnologie: la cultura dell’innovazione per superare discriminazioni e disuguaglianze

[03/06/2010]

Se per l’82% degli italiani la qualità della vita delle donne è oggi migliore di quella delle loro madri, ciò si deve soprattutto all’innovazione tecnologia. È questo uno dei dati che emerge dal secondo rapporto “La cultura dell’innovazione in Italia”, presentato oggi a Roma, nel corso della sesta edizione di Frontiers of Interaction, alla presenza del ministro Renato Brunetta.

Si tratta di un’indagine promossa da Fondazione Cotec, Cnr e Wired con il sostegno di futuro@lfemminile, il progetto di responsabilità sociale per le pari opportunità di Microsoft Italia e Acer. La ricerca evidenzia anche dati non esaltanti sul persistere di certi stereotipi di genere, contingenti alla crisi economica: il 29% degli italiani (sia uomini che donne) ritiene infatti che in un momento di crisi sia preferibile che siano gli uomini a conservare il posto di lavoro piuttosto che le donne (dato in crescita del 10% rispetto a quello ottenuto cinque anni fa nell’indagine “Social Value, Science & Technology” condotta dalla Commissione europea).
Dal rapporto emerge anche come gli italiani ritengano che per favorire l’occupazione sia necessario aiutare le imprese, considerando sia la loro capacità innovativa, sia l’intervento dello Stato a loro sostegno. Gli intervistati concordano nel ritenere che per lo sviluppo del Paese servano innovazione e formazione permanente.


Dall’indagine – effettuata su un campione di 4.000 persone tra i 30 e i 44 anni - non affiora una disparità tra i generi per l’utilizzo delle tecnologie e internet; entrambi utilizzano la Rete per cercare informazioni, leggere la posta elettronica, lavorare e fare acquisti. Alla domanda “Che cosa sareste disposti a rinunciare per una settimana?”, il 56,3% degli italiani non rinuncerebbe ad incontrare gli amici di persona, e se il 29,3% delle donne non può fare a meno della telefonata con gli amici (contro 16,8) , gli uomini invece sono molto più affezionati a Facebook e ad altri social network (4% contro 3,2%), così come agli sms (5,9% contro 4,4%).


La tecnologia ci aiuta anche a superare le discriminazioni e le disuguaglianze tra i generi. È un cambiamento culturale in atto di cui anche noi, come Microsoft, con le nostre tecnologie e innovazioni, siamo interpreti. Orgogliosi di esserlo, poiché una vita migliore per tante donne, anche sul piano professionale, assicurerà una società migliore per tutti e ambienti di lavoro più produttivi”. È quanto ha dichiarato l’amministratore delegato di Microsoft Italia, Pietro Scott Jovane che si è pure detto ‘preoccupato’ per la mancanza di investimenti per l’innovazione nella Pubblica amministrazione.

La crisi ha impattato di più nel nostro Paese, rispetto ai comparabili Francia e Germania, perché siamo meno produttivi: siamo meno ricchi e meno veloci, in quanto meno produttivi. La tecnologia in questo potrebbe aiutarci”. Ciononostante ha sottolineato un dato ‘interessante’: l’Italia è tra i primi paesi europei per il tasso di adozione di tecnologie nella PA. È importante donare tecnologie al pubblico? “Io sono disponibilissimo – ha dichiarato Scott Jovane – l’abbiamo fatto in diverse scuole italiane, perché è opportuno investire in maniera diretta”.

In particolare l’amministratore delegato ha citato l’esempio di Galatina, in Puglia, considerata l’area con il massimo grado di digital divide. “Qui abbiamo introdotto il wi-fi, lavagne elettroniche e un network di contenuti. I risultati a lunga durata li vedremo tra cinque anni, ma abbiamo già osservato un innalzamento dell’85% delle iscrizioni alla scuola pubblica in questione, nonché feedback strepitosi da parte degli studenti. Le maggiori resistenze e richieste di aiuto ci vengono, invece, dagli insegnanti, che hanno difficoltà a modificare il proprio metodo di insegnamento”.


Frontiers of Interaction ha anche fornito l’occasione per presentare Working Capital, il progetto di Telecom Italia per la valorizzazione del talento imprenditoriale web 2.0 nel nostro Paese.

Salvo Mizzi, responsabile del progetto, ha spiegato come Working Capital si rivolga a universitari, ricercatori e imprenditori futuri e attuali che vogliono sviluppare progetti di ricerca o idee di impresa per l’innovazione della comunicazione digitale. Quest’anno saranno assegnate 20 borse di studio da 20mila euro l’una. “L’innovazione, in questo Paese, può diventare sistema se riusciremo a costituire un network di innovatori, tra imprese e persone. Per farlo occorre, molto probabilmente, un progetto che metta insieme tutto questo e lo proponga a chi governa i processi decisionali”.


Cinzia Guadagnuolo

sabato 22 maggio 2010

Web 2.0 e creatività giovanile Così impresa e cultura "volano"

[L'Unità 22/05/2010]
Dopo l'assedio creativo al castello di Casale Monferrato lo scorso anno, in occasione della sua inaugurazione ( e di cui s'è trattato a suo tempo: LEGGI L'ARTICOLO ), quell'esperienza ha lasciato un segno di continuità. E' sorto un progetto formativo su marketing territoriale, performing media e social networking inscritto nel Piano Locali Giovani-PLG promosso dal Dipartimento della Gioventù - Presidenza del Consiglio dei Ministri e dal Comune di Casale Monferrato – Assessorato alla Gioventù, in collaborazione con l’Anci - Associazione Nazionale Comuni Italiani e la Rete Iter. Si tratta di un Performing Media Lab che coniuga la creatività giovanile nell’era del web 2.0 con un'attività formativa funzionale allo sviluppo di project-work (progetti di narrazione del territorio e prototipi di comunicazione pubblica interattiva) in collaborazione con l'Alta Scuola di Imprenditoria Giovanile promossa dall'associazione ARGO e nello sviluppo di un social network connesso a un geoblog ( www.geoblog.it/monferrato ) in cui mappare le realtà rilevate dal lavoro d'indagine, secondo l'impronta del marketing territoriale.

Il 29 maggio 2010 il Performing Media Lab si concluderà con un evento finale nel Castello di Casale Monferrato centrato su una tavola rotonda (ore 16) sul “Performing Media per l'Innovazione territoriale” in cui si tratterà delle diverse modalità di comunicazione multimediale tese alla valorizzazione delle dinamiche partecipative, come i blog di quartiere promossi da Pari-Go Onlus-Ars Media, le attività sui social media promosse da Libera, le pratiche open source e le azioni radioguidate di Koinè e Collettivo Teatrale.
Un appuntamento preliminare sarà quello del 25 maggio alla Cascina Caccia, bene confiscato alle mafie, allocato nel Comune di S.Sebastiano Po, dove si svolgerà, in collaborazione con Acmos e Libera Piemonte, un seminario sulle pratiche ludico-partecipative dell'educazione alla legalità, integrato ad un laboratorio sui diversi format di performing media per la creatività sociale delle reti, come l'instant blog via twitter.

Questa giornata sarà seguita in diretta radiofonica da Radio Gold e anticipata da un “radio raid” che vedrà il percorso verso Cascina Caccia (da diversi punti: Casale Monferrato, Alessandria e Torino) scandito da una trasmissione animata dai partecipanti via mobile e ascoltata via autoradio mentre scorrerà dai finestrini il paesaggio del Monferrato. Performing media è una progettazione che non riguarda più solo la sperimentazione dei nuovi linguaggi ma la progettazione di eventi e piattaforme cross-media per l’interazione tra le reti e il territorio. L’attività di ricerca è rivolta non solo al sistema dei media ma alle peculiarità dei territori, con tutte le loro valenze, sia tradizionali sia d’innovazione. Si tratta di progettare un uso sociale e creativo delle reti attraverso un particolare approccio di marketing strategico, la cosiddetta Innovazione Territoriale, innervato alle soluzioni più evolute dell'Interaction Design e del web 2.0.
Un cantiere aperto di nuova progettazione teso ad attuare nuovi format di comunicazione pubblica interattiva come il social network, il geoblog, il mobtagging (l'uso di codici digitali che trasmettono link e testi ai cellulari), bluetoothing, l’interaction design urbano (ambientazioni multimediali di public art) e il digital story-telling, per narrare il territorio attraverso proiezioni multimediali.

Carlo Infante

martedì 30 marzo 2010

L'Italia perde posti in innovazione "In pieno ritardo tecnologico"

[La Repubblica 30/03/2010] L'Italia è scesa al 48esimo posto, per livelli di innovazione, da 45esimi che eravamo nel 2009: se pensavamo di aver già raggiunto il fondo, tocca ricredersi. Adesso cominciamo a scavare. Lo dice la classifica annuale stilata dal World Economic Forum, su 133 Paesi: il Global Information Technology Report. L'Italia è il solo tra i Paesi ad alto reddito a non occupare una delle prime 40 posizioni. La Spagna è 34esima, la Francia 18esima. Poco sopra di noi c'è l'Ungheria (46esima), il Cile (40esima), la Tunisia (39esima). Il podio, per capacità di innovare, spetta a Svezia, Singapore e Danimarca, mentre gli Stati Uniti sono soltanto quinti. Per la classifica, il World Economic Forum ha considerato parametri come la digitalizzazione della pubblica amministrazione (qui siamo 86esimi), l'uso delle nuove tecnologie da parte dei cittadini, la diffusione e la prontezza di risposta all'innovazione digitale (qui il tracollo, dal 41esimo al 120esimo posto). "L'Italia sta sprofondando nel ritardo tecnologico", ha commentato il delegato di Confindustria per le tecnologie digitali per le imprese, Ennio Lucarelli, notando che il fenomeno è cominciato nel 2006, in controtendenza con le principali economie mondiali.

Da notare che invece, secondo l'indice di competitività (pubblicato da World Economic Forum, l'Italia ha guadagnato un punto (ora 48esima), quindi il problema è proprio nell'innovazione e nelle nuove tecnologie. "Il motivo è che il Paese non investe in questi campi, a differenza degli altri in Europa e persino di molti di quelli in via di sviluppo", dice a Repubblica.it Maurizio Dècina, ordinario di reti e comunicazioni al Politecnico di Milano e uno dei massimi esperti di tecnologia in Italia. "Sono tre i punti dove lo Stato dovrebbe investire: l'alfabetizzazione informatica, la copertura banda larga e le nuove reti in fibra ottica", continua. "Per il primo punto ha appena stanziato la "strabiliante" cifra di 20 milioni di euro per dare un contributo di 50 euro ai giovani che comprano un'Adsl. Per il secondo punto andiamo avanti ancora con i fondi delle precedenti legislature.
Si attendono infatti ancora dal Cipe gli 800 milioni di euro promessi dal piano Romani (di Paolo Romani, vice ministro allo sviluppo economico con delega alle comunicazioni, Ndr.)". "Quanto alle nuove reti, l'Italia non ha messo nemmeno un euro, invece".

A differenza di Regno Unito, Francia, Germania, Stati Uniti. "Questo è il solo governo a non avere dato fondi per le infrastrutture banda larga", rincara la dose Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione per il Pd. "La copertura banda larga nei comuni in digital divide avanza solo con i fondi pubblici stanziati dalla nostra precedente legislatura", aggiunge. Se non arriveranno i fondi del Cipe, i piani di copertura contro il digital divide potrebbero fermarsi a dicembre 2010, ultimo orizzonte temporale degli annunci del governo.
Alessandro Longo