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giovedì 10 maggio 2012

Diritto d’autore: Neelie Kroes mette la parola fine su ACTA?

[Key4biz 04/05/2012]
L’ACTA, il controverso accordo anticontraffazione che riguarda anche la pirateria online, non ha futuro. A dirlo non è stato uno qualunque, ma direttamente il Commissario Ue per la Digital Agenda Neelie Kroes che, intervenendo alla conferenza "The European public on the Net" di Re:publica, a Berlino (Leggi Articolo Key4biz), ha detto senza mezzi termini che “non sarà più una preoccupazione”.  
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venerdì 13 gennaio 2012

Commenta Censura Internet, il bavaglio arriva dagli States

[L'Espresso 11/01/2012]
"Sopa" e "Pipa". Negli States questi due nomi stanno scatenando una guerra senza esclusione di colpi e di investimenti. Da una parte "le lobby di Hollywood", ovvero la Motion Pictures Association of America e la Recording Industry Association of America, sostenute dalla Camera del Commercio statunitense e da una larga maggioranza di senatori, democratici e repubblicani. Dall'altra i giganti di internet, Google, Yahoo, Facebook, Twitter, Ebay, Amazon, Expedia, Zynga, Wikipedia e molti altri, uniti ad associazioni, imprenditori e redazioni come quella del New York Times nella "NetCoalition".

In mezzo le due proposte di legge: il PIPA, Protect IP Act e il SOPA, Stop Online Piracy Act. Il PIPA è arrivato a maggio dello scorso anno al Senato, su proposta del senatore Patrick Lehay. Si tratta di una misura per bloccare i "rogue sites", i siti "canaglia" che offrono contenuti piratati. L'obiettivo è riuscire a bloccare i siti ospitati all'estero, verso i quali finora la legge nazionale poteva ben poco. Il Pipa autorizzerebbe il Dipartimento di Giustizia statunitense a emettere una richiesta di ingiunzione al tribunale non solo contro i siti che ospitato file che violano il copyright, ma anche contro quelli che vengono ritenuti "facilitare" l'accesso a documenti piratati. Quindi, niente più scuse per BitTorrent e soci, e non solo.

La legge prevede che una volta emessa l'ingiunzione, questa può essere impugnata dal detentore della proprietà d'autore per richiedere al Dns provider di rendere invisibile quel sito da parte degli utenti americani. L'ordine verrebbe poi diramato ai motori di ricerca e ai network pubblicitari perché cancellino "rapidamente" quel sito dal loro database. In un articolo del 12 maggio l'autorevole testata Cnet definiva la proposta di legge "l'istituzione della pena di morte per internet".

Ma non era abbastanza: il 26 ottobre 2011 è arrivato alla Camera il Sopa, proposto dal deputato texano Lamar Smith (leggi il testo originale). Se il Pipa si limitava a colpire i Dns provider, il Sopa estende l'ingiunzione a tutti gli internet service provider (Isp) e a tutti i content provider, portali e aggregatori come Amazon ed Expedia, che una volta emesso l'ordine dovrebbero bloccare l'accesso al sito. Per farlo hanno cinque giorni di tempo. Il sito "canaglia" deve scomparire del tutto, eccetto che per il suo Ip numerico, che non si può cancellare. Deve essere reso invisibile ai motori di ricerca, inaccessibile tramite link e si devono bloccare tutte le transazioni economiche in suo favore.

"Il punto chiave - spiega Guido Scorza, avvocato esperto di diritti digitali - è proprio questo: non è pirata solo il contenuto, ma anche qualsiasi link che porti a quello. Chiunque "faciliti" l'accesso al contenuto pirata è perseguibile. In questo modo, anche se il sito canaglia è cinese o svedese, io posso rivalermi su tutti i siti americani che vi linkano, dai motori di ricerca come Google ai social network come Facebook o Twitter". Il passaggio ha conseguenze enormi: "Nessuno ormai accede direttamente a un sito - continua Scorza - facendo scomparire i link, anche quello diventerà praticamente inesistente. E non solo in America: se il content provider toglie il link, lo toglie per tutti, anche gli utenti italiani o europei".

Contro Pipa e Sopa si è levato un'assordante coro di voci. Il 15 novembre Google, eBay, Yahoo, Facebook, Twitter e molte altre compagnie hanno scritto una lettera ai membri della commissione che stava esaminando i due progetti di legge. Nella lettera dicono di "supportare l'intento delle due proposte" ma di essere molto preoccupati per come l'obiettivo di fermare la pirateria informatica viene perseguito. In particolare, scrivono, il Sopa andrebbe a sovvertire il Digital Millenium Copyright Act del 1998, su cui si basa tutta la struttura fondante di internet. "Siamo fieri di far parte di un industria che è stata cruciale per la crescita economica americana e la creazione di posti di lavoro - scrivono - vi preghiamo di non mettere a rischio questo successo e i grandi benefici che porta a centinaia di milioni di americani e di persone nel mondo". Le dot com contrarie alla legge sono ora riunite nella Commenta
Censura
Internet, il bavaglio arriva dagli States
di Francesca Sironi (11 gennaio 2012)
NetCoalition, una rete che rappresenta società e individui per creare un dialogo con i legislatori.

Gli oppositori alle due leggi stanno invitando tutti gli elettori americani a fare pressione sui loro candidati perché votino contro, in Senato e alla Camera, come hanno fatto American Censorship e Mozilla Firefox, il browser open source. C'è chi ha realizzato un'app che permette di scoprire, grazie al codice a barre, se il prodotto che si vuole acquistare è di un'azienda che è favorevole al Sopa, per boicottare i sostenitori della legge, chi ha scritto canzoni, chi ha realizzato infografiche. Un deputato del Congresso ha scelto di non supportare più il Sopa dopo che migliaia di persone avevano lanciato su Reddit una campagna contro di lui.

Tra i casi più eclatanti della campagna anti-Sopa il primo posto spetta di sicuro all'esodo di utenti da GoDaddy, uno dei più grossi hosting e registratori di domini del mondo. GoDaddy, società americana, è nella lista dei supporter di Sopa. In un comunicato l'azienda dichiarava: "Siamo felici che il Comitato concordi sul fatto che sia giunto il momento per rafforzare le azioni contro la pirateria". Venuto a conoscenza di questa posizione, Ben Huh, fondatore e ad di Cheezburger, ha dichiarato su twitter che avrebbe spostato tutti i suoi più di 1000 domini da GoDaddy a un altro registrar. L'azienda ha cercato di fare un passo indietro, con un post che però non permetteva i commenti degli utenti, che hanno usato altri canali per dichiarare la propria contrarietà. Intanto, da dicembre, prosegue l'esodo dei siti.

I sostenitori dei due progetti di legge difendono la loro validità contro il fenomeno della pirateria informatica, ma non solo: "Dobbiamo proteggere i consumatori e gli interessi americani - scrive Smith, il promotore del Sopa, in una lettera al New York Times del 6 gennaio - Il furto illegale di proprietà intellettuali americane e la contraffazione di beni come medicine, parti di automobili e perfino cibo per bambini pone una seria minaccia per la salute dei consumatori americani". Il riferimento è ai siti che vendono beni contraffatti; la nota dolente sono in particolare le medicine, che molti americani comprano in Canada o da siti canadesi per risparmiare. In Agosto Google ha dovuto patteggiare con il Dipartimento di Giustizia americano una multa da 500 milioni di dollari per aver tratto profitti dalle pubblicità di case farmaceutiche canadesi. Gli interessi commerciali a sostegno del Sopa, come è facile immaginare, sono enormi. Un esempio per tutti: Lamar Smith è diventato il deputato repubblicano più amato da Hollywood e può oggi contare su quasi 60 milioni di dollari di sostegno da parte dell'industria cinematografica, musicale e televisiva.
Francesca Sironi

lunedì 8 agosto 2011

L’informazione è ricchezza. Su Internet la qualità si paga

[Corriere della Sera 05/08/2011]

A confronto studiosi delle tecnologie telematiche e dei media digitali. I prossimi passi: addio vecchia tv, scacco al diritto d’autore

PROSPETTIVE

«L’informazione è ricchezza.
Su Internet la qualità si paga»

A confronto studiosi delle tecnologie telematiche e dei media digitali. I prossimi passi: addio vecchia tv, scacco al diritto d’autore

Illustrazioni di Chiara Dattola
Illustrazioni di Chiara Dattola
Dalla ristretta rete Arpanet, creata nel 1969 per fini militari, alla sterminata galassia interattiva del Web 2.0, la Rete ha fatto molta strada. E certo un passo decisivo risale al 6 agosto 1991, vent’anni fa, quando il primo sito Web venne messo online da Tim Berners-Lee. «Al di là delle date simboliche—osserva Gino Roncaglia, docente dell’Università della Tuscia—la nascita del Web segna una svolta, perché rende possibile una comunicazione allargata da molti a molti. Prima c’erano canali verticali, come la stampa e la televisione, in cui pochi trasmettono l’informazione e molti la ricevono. Oppure canali orizzontali, tipo la posta e il telefono, in cui lo scambio è reciproco, ma tra pochi soggetti. Con il Web si passa a un processo reticolare, cui molte persone possono partecipare in veste di emittenti come di destinatari. E l’effetto si moltiplica circa dieci anni dopo, tra il 2001 e il 2002, quando nuovi programmi di gestione dei contenuti rendono ben più facile costruire un sito e prendere la parola».

Insiste su questo anche Angelo Raffaele Meo, ex presidente dell’Accademia delle Scienze di Torino: «La svolta del 1991 viene consacrata nel 2006, quando "Time", dovendo designare la persona dell’anno, mette in copertina un computer con uno schermo riflettente, in cui il lettore può specchiarsi, con la parola "You" (tu), per sottolineare che ciascuno, attraverso il Web, oggi è diventato artefice di comunicazione verso il mondo intero».

Secondo Vittorio Marchis, professore del Politecnico di Torino, la vera rivoluzione è stata però segnata dai motori di ricerca: «Quei dispositivi hanno permesso agli utenti di esplorare il Web inserendo semplici parole. Così il singolo navigatore può trovare il bandolo di ciò che gli interessa. Ma gli indici generati da Google sono spesso frutto di meccanismi condizionati dai flussi commerciali, perché la navigazione online viene monitorata, alla faccia della privacy e a vantaggio dei poteri economici».

Un altro punto critico di Internet è l’inattendibilità delle notizie. Ma secondo Roncaglia l’allarme è esagerato: «Ogni tecnologia può essere utilizzata male. Le stupidaggini girano fuori e dentro il Web, ma in Rete è più facile sbugiardarle. Wikipedia è un esempio di costruzione collaborativa aperta che permette di selezionare e filtrare le informazioni con meccanismi di controllo allargato che funzionano abbastanza bene. Nel complesso il bilancio è positivo: non a caso la Rete è il principale canale di circolazione dell’informazione scientifica».


Meo vede avanzare mutamenti radicali: «Con la diffusione dei video via Web, grazie alle fibre ottiche, la televisione tradizionale andrà a morire. Poi crescerà l’Internet delle cose. Tutti gli oggetti di cui ci serviamo saranno collegati online e potremo azionarli a distanza. Inoltre il Web sta cancellando il diritto d’autore, perché il contenuto di qualsiasi libro o filmato diventa rapidamente disponibile. La lotta alla pirateria è vana, perché si tratta di una pratica generalizzata, che la gente non avverte come illecita. Penso che il diritto d’autore, invenzione piuttosto recente, non sia un diritto naturale e comunque valga molto meno dei benefici universali che la società dell’informazione può produrre. Anche i brevetti sono ormai solo uno strumento in mano ai grandi poteri economici a danno delle piccole imprese ».

Anche Marchis ritiene cruciale il tema del copyright, ma è dubbioso sulla caduta delle barriere: «Oggi l’informazione è la principale fonte di ricchezza, più importante dell’energia, e si cerca di farla pagare anche in Rete, superando il principio del libero accesso. La pirateria dilaga per i contenuti di valore mediocre, ma si attivano sempre nuove restrizioni per i dati e le conoscenze di qualità. Capisco le esigenze economiche dell’editoria, ma temo la trasformazione del Web in un campo di battaglia, dove rischia di prevalere la legge del più forte».

Antonio Carioti

mercoledì 27 aprile 2011

Culture Digitali – “Legge 2.0. Il web tra legislazione e giurisprudenza”

[Sentieriselvaggi.it 26/04/2011]

Il maggior pregio del lavoro della Berlingieri è l’estrema attenzione rivolta agli aspetti pratici, al punto da arrivare a dare suggerimenti su come ‘citare’ un’immagine potenzialmente ‘protetta’. E la costante ricerca di un taglio divulgativo rende il libro potenzialmente fruibile da tutti. Ma certo: quando si parla di diritto, i tecnicismi non possono mancare. E perciò Legge 2.0 è soprattutto un utile manuale propedeutico e riepilogativo per gli operatori del diritto e un vademecum indispensabile per tutti coloro che lavorano con, su, per il Web

Legge 2.0 il Web tra legislazione e giurisprudenzaLegge 2.0 – Il Web tra legislazione e giurisprudenza
Elvira Berlingieri
Ed. Apogeo
Novembre 2008
pp.306 – 29 euro
Grandi poteri, grandi responsabilità. E’ la condanna/fortuna degli eroi Marvel. Ma, probabilmente, è un’equazione che riguarda anche Internet. Perché dalle enormi potenzialità del mezzo conseguono necessariamente innumerevoli questioni giuridiche, non sempre di facile soluzione. In realtà il nocciolo del problema è uno, ed è quasi ontologico. L’evidente differenza di velocità tra il Web e il diritto. Le continue innovazioni tecnologiche e i cambiamenti epocali nelle modalità di interazione introdotti dal Web 2.0 non possono, per forza di cose, trovare un adeguato riscontro ‘in tempo reale’ nella codificazione legislativa. In questa rincorsa, forse disperata, del legislatore accade molto spesso che la giurisprudenza sia in prima linea nel tracciare indirizzi e intendimenti. Cosa che, però, in un sistema giuridico come il nostro (di civil law), dà spesso luogo a incongruenze, incertezze, incomprensioni, divergenze. E così diventano sempre più spinose le grandi problematiche aperte dal Web 2.0. Come si tutelano il diritto d’autore e la proprietà intellettuale in un’epoca in cui la riproducibilità e la diffusione delle opere non hanno praticamente più limiti? Come si individuano le responsabilità in un sistema che garantisce massima libertà d’espressione e in cui gli utenti sono al tempo stesso creatori dei contenuti? E, non da ultimo, come si armonizza il tutto, ‘la continua tracciabilità’ dei nostri percorsi in Rete, con il diritto alla privacy e la tutela dei dati personali?
Per ognuna di queste grandi questioni, le ricadute pratiche sono molteplici. E fare ordine e chiarezza, in piena corsa, è fatica improba. Elvira Berlingieri, esperta di diritto d’autore e diritto delle nuove tecnologie, prova a fare il punto della situazione con Legge 2.0. Il Web tra legislazione e giurisprudenza, interessante volume pubblicato dalla casa editrice Apogeo. “Questo testo è stato scritto pensando a chi, nel quotidiano uso della Rete, si chiede quali valori giuridici sono in gioco ogni volta che utilizza strumenti come blog, wiki, e-mail, Second Life, motori di ricerca, social network, ecc.”. Dunque uno strumento pensato innanzitutto per gli internauti, molto attento ai casi pratici, alle questioni già affrontate da legislatori e giudici, ma anche a tutta una serie di interrogativi ‘quotidiani’. Il libro si articola in sei grandi capitoli: “La proprietà intellettuale e il diritto d’autore in Internet”, “File saring, peer to peer e la tutela del diritto d’autore”, “I soggetti che erogano i servizi del Web 2.0”, “La libertà di espressione in rete”, “Second Life e i mondi metaforici”, “La tutela civile e penale dei dati personali”. Per ognuno di questi argomenti, l’autrice introduce il quadro normativo di riferimento e cerca di colmarne le lacune, facendo appello agli altri ordinamenti (specialmente quello statunitense, per forza di cose il più avanzato su tali questioni) e alle pronunce giurisprudenziali più rilevanti. Grande spazio, in particolare, è dedicato al tema della tutela del diritto d’autore, reso estremamente vulnerabile dalla pressoché infinita riproducibilità e utilizzabilità dei contenuti digitali. “…Il bene informatico, a differenza di quelli analogici, non si usura e non si esaurisce dopo l’uso e può essere trasmesso a chicchessia senza che se ne perda la titolarità o la qualità o la possibilità di sfruttamento. Nel modo più economico possibile, cioè gratuitamente…”
Naturalmente, la prima risposta al problema, piuttosto insufficiente, è stata quella di una restrizione nelle possibilità di libera utilizzazione delle opere dell’ingegno, un inasprimento delle pene e delle sanzioni. Ma accanto a questa ‘politica’ di severità, si stanno diffondendo sempre più nuovi strumenti volti all’armonizzazione delle possibilità comunicative e interattive del Web con la necessaria protezione dei diritti d’autore. E’ il caso, ad esempio, delle licenze Creative Commons. Ma di estremo interesse sono anche altre questioni affrontate dalla Berlingieri. La libertà di espressione, di cui la Rete oggi sembra essere la miglior garanzia, in rapporto ad altri diritti costituzionalmente (e quindi penalmente) tutelati, l’equiparazione tra le testate telematiche e la carta stampata, la responsabilità dei bloggers e la responsabilità dei provider e dei soggetti che erogano servizi Web 2.0, soprattutto riguardo ai contenuti generati e immessi dagli utenti.
Il maggior pregio del lavoro della Berlingieri è proprio l’estrema attenzione rivolta agli aspetti pratici, al punto da arrivare a dare suggerimenti, ad esempio, su come ‘citare’ un’immagine potenzialmente ‘protetta’. E la costante ricerca di un taglio divulgativo rende il libro potenzialmente fruibile da tutti. Ma certo: quando si parla di diritto, i tecnicismi non possono mancare. E perciò Legge 2.0 è soprattutto un utile manuale propedeutico e riepilogativo per gli operatori del diritto e un vademecum indispensabile per tutti coloro che lavorano con, su, per il Web. Naturalmente, ci auguriamo di poter leggere al più presto un’edizione aggiornata.

Aldo Spiniello

mercoledì 17 marzo 2010

Rete Libera, i “pirati” si danno appuntamento a Roma per il 20 marzo

[CiaoBlog 16/03/2010]

È passato un anno dalla prima edizione della Festa dei Pirati – tenutasi il 28 marzo 2009 al Teatro delle Arti nel quartiere Garbatella di Roma.

La manifestazione ha riscosso un successo tale da “meritarsi” un altro giro di giostra.

L’obiettivo dell’incontro e è quello di dar voce ad una vera e propria corrente culturale, quella che ritiene la “pirateria telematica” un consapevole atto di disobbedienza civile e non un atto di inciviltà che teso a “derubare” gli autori delle loro opere.

Il movimento – che riscuote consensi negli USA come in Europa – ritiene che il diritto d’autore sia una gabbia che impedisce la reale innovazione creativa, i cui effetti procurerebbero proventi agli stessi autori.

Sono moltissimi gli attivisti italiani e stranieri che promuovono il libero scambio di beni intellettuali, le loro ragioni non sono quelle tipiche dell’egoismo criminale, ma piuttosto quelle del bene comune.

Invece di restare in casa a vergognarsi per aver “rubato” brani musicali, film, libri o quant’altro, i pirati si ritroveranno – ancora una volta – a Roma, il 20 marzo al teatro Capranica; per incontrarsi, dibattere e difendere il diritto alla conoscenza. Tra le novità di quest’anno, troviamo l’istituzione di corsi pratici anti-censura.

Il dato da cui nessun commento può prescindere è che i due terzi del traffico internet sono generati dal peer-to-peer; tentare di ignorare la realtà o di contrastarla è di certo molto più faticoso e dispendioso rispetto a quanto lo sia sforzarsi di capire innanzitutto perché e come si è arrivati a questo stato di cose e – in secondo luogo – cominciare a chiedersi: è davvero così terribile?

Il Movimento ScambioEtico – fautore della manifestazione – intende dimostrare che “la difesa a oltranza della proprietà intellettuale, non solo è tecnicamente impossibile, ma incompatibile con il futuro della libera informazione e della creatività in rete“.

Nel corso della Festa dei Pirati verranno analizzate al microscopio le misure adottate dal governo in materia di Internet, si indagheranno le nuove possibilità offerte dal passaggio al web 2.0, si presenteranno software capaci di garantire l’anonimato e la libertà di navigazione – in particolare per gli utenti che vivono in paesi dove Internet viene censurato.

Fra i partecipanti segnaliamo alcuni rappresentanti del Partito Pirata svedese, gli ideatori del sito – fuorilegge in quasi tutta Europa – “The Pirate Bay”, blogger di fama internazionale e artisti di avanguardia.

Alla luce di tutto questo, si può ben dire che – al di là delle posizioni – i “pirati telematici” sono più i membri di un movimento culturale che quelli di un’associazione a delinquere.

Anna Coluccino

venerdì 22 gennaio 2010

Violare (tranquilli) il Copyright Pagando un Canone ai Pirati

[Corriere.it 22/01/2010]I pirati svedesi di Pirate Bay si inventano «Ipredator»: un nuovo servizio per navigare in assoluto anonimato

La Rete non finisce mai di stupire. Mentre gli editori di tutto il mondo si spremono le meningi, dibattendosi tra mille incertezze, per capire come farsi pagare i contenuti — siano essi articoli, brani musicali o film — i pirati svedesi di Pirate Bay si inventano «Ipredator»: un nuovo servizio, già disponibile online, che consente agli utenti di navigare in assoluto anonimato facendo in Rete quello che più aggrada senza correre il rischio di venire identificati. E fin qui niente di sconvolgente: la risposta ai tentativi europei, e non solo, di serrare le maglie a protezione del copyright era attesa. La cosa più divertente di questa storia è senza dubbio che i «marpioni» di Pirate Bay, già condannati in primo grado per aver favorito la condivisione illegale di file, hanno trovato anche il modo di fare soldi.

Ottenere l'anonimato in Rete avrà, infatti, un costo: 5 euro al mese. Così i paladini della rete libera e del tutto gratis su Internet (fino a che si tratta di contenuti degli altri, evidentemente) hanno deciso che forse era meglio fissare un canone per gli utenti che vorranno avvalersi del servizio. Può apparire bizzarro, ma non lo è. In realtà con questa mossa Pirate Bay si inserisce a pieno titolo nel club dei «padroni del vapore», dato che è ormai evidente come in Rete siano soprattutto i detentori delle piattaforme, dai motori di ricerca ai social network, a capitalizzare sui contenuti prodotti da altri. Avrà successo? Probabile. Lo scopo dichiarato di «Ipredator» è aggirare le leggi, soprattutto svedesi e francesi, che rendono più difficile scaricare illegalmente file online e inaspriscono le pene. Non a caso in Svezia i giovani che ricorrono ai servizi che garantiscono l'anonimato sono già il 10 per cento. In qualche modo le forze di sicurezza inglese lo avevano previsto lanciando anche un allarme: rendere più dure le pene per le violazioni del copyright favorisce la pratica di occultare la propria identità sul Web, che con il tempo potrebbe favorire attività socialmente molto più pericolose che scaricare musica o film.

Marco Pratellesi