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martedì 7 gennaio 2014

Scuola: Osservatorio Minori, costituente sul web inutile e dannosa

[Asca 06/01/2014]
''La riforma della scuola non puo' essere concepita soltanto come momento di rivisitazione amministrativa, perche' l'edificio e' vetusto, soprattutto sul piano dei contenuti'': e' quanto afferma il sociologo Antonio Marziale, presidente dell'Osservatorio sui Diritti dei Minori, in relazione alla costituente sul web annunciata dal ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza. Per Marziale: ''E' inaudito che un sistema scolastico non contempli l'educazione ai media e quella sessuale come materie organiche fondamentali ed eventuali iniziative in tale direzione continuino ad essere relegate al buonsenso di qualche dirigente scolastico. Io stesso - chiosa il sociologo - chiamato frequentemente a tenere seminari ai discenti in materia di educazione ai media mi rendo perfettamente conto che poche ore non bastano ad impartire alcunche'''. ''Basta guardare ai fenomeni di devianza per convincersi che la societa' non puo' prescindere dal formare debitamente le masse studentesche in materia di media e sessualita', perche' - evidenzia il presidente dell'Osservatorio - esse rappresentano l'approdo piu' evidente e quantitativamente esponenziale dei reati minorili e giovanili''. ''Per tali ragioni - conclude Marziale - piu' che una costituente massificata e, dunque, dannosa sul web sarebbe necessaria una task force di esperti al massimo livello incaricata di tratteggiare una riforma contenutistica non piu' procrastinabile, se si vuole che l'Italia non rimanga indietro anni luce rispetto all'evoluzione culturale globale, con il rischio di diventare paradossalmente il Paese piu' povero d'Europa''.

mercoledì 18 dicembre 2013

Fare didattica nel Web 2.0: dall'ebook al self managed content

[01net. 17/12/2013]

Un ebook sui nuovi percorsi dell'education nel mondo digitale. Racconta l'esperienza di un corso e di una proposta di innovazione didattica targate Aica-Itsos di Cernusco.

Quando le tecnologie incontrano la didattica succede sempre qualcosa.

È ciò che si evince dal rapporto redatto da Roberto Bellini, scaricabile qui a lato in ebook (in tutti i formati: pdf, epub, mobi), dell'esperienza condotta da Aica e dall'Itsos di Cernusco su una proposta di innovazione nell'insegnamento che fa capo all'utilizzo dei nuovi dispositivi e delle nuove metodiche.

In estrema sintesi, le caratteristiche dell'innovazione didattica presentata nel documento sono tre:
• La scelta dei docenti di lavorare in immersione totale nel web.
• L'identificazione e selezione dei principali strumenti e metodologie di lavoro per la docenza, rispetto ai tre ruoli che i docenti assumono nella progettazione, realizzazione e verifica dei risultati del percorso didattico .
• La costituzione in nuce di una smart community nella scuola che coinvolge la maggioranza degli attori che giocano un ruolo nella didattica.

Se ne trae che i risultati raggiunti sono due:
1 - la disponibilità di un nuovo materiale didattico, generato dall'esperienza dei docenti, supportato dai materiali testuali in formato elettronico messi a disposizione dagli editori scolastici, validato con il contributo degli studenti, in una parola gestito e utilizzato realmente;
2 - la disponibilità di un percorso metodologico verificato e riproponibile per una estensione della sperimentazione ad una rete di scuole.

martedì 17 settembre 2013

La democrazia del web. Come conoscerla e, forse, praticarla

[Education 2.0 12/09/2013]
Uno dei compiti della scuola è dare agli studenti gli strumenti per comprendere il ruolo delle tecnologie nella vita sociale, e il tema della democrazia del web è certamente uno dei più importanti. Da considerare secondo diversi livelli di analisi: da quello della partecipazione, a quello degli strumenti e delle regole da seguire, a quello, di fondo, degli aspetti sociali e storici in gioco.


L’uso della rete per avvicinare i cittadini alla vita politica e amministrativa è una pratica che si sta sviluppando da tempo, ma questo è il suo ruolo in gran parte dei nuovi movimenti politici in tutto il mondo, dall’America, all’Europa, al Nord Africa, che ne ha fatto una questione di prima grandezza. Anche perché alcuni di questi movimenti la propongono come una vera rivoluzione destinata a cambiare il modo di essere della democrazia nel prossimo futuro. Per questo si parla di democrazia digitale o elettronica. La quantità e la complessità delle domande che sorgono è enorme e ne riparleremo alla fine.

Domandiamoci: la scuola deve aiutare i ragazzi a capire di cosa si tratta? Certamente sì, chi altro se no? Del resto si tratta di una delle competenze stabilite per l’obbligo scolastico: essere consapevole delle potenzialità e dei limiti delle tecnologie nel contesto culturale e sociale in cui vengono applicate.

Per capire come, occorre affrontare il problema in modo analitico. Si può partire da uno studio dell’OCSE[1] oppure da diversi articoli e libri italiani reperibili in rete[2].

Anzitutto si distinguono tre livelli di coinvolgimento dei cittadini:
- Informazione
- Consultazione
- Partecipazione attiva

Nel primo caso la comunicazione è unidirezionale e i cittadini possono solo usare le informazioni; nel secondo la comunicazione è bidirezionale, ma i cittadini possono solo fornire una risposta a questioni specifiche già formulate, dalla scelta fra più alternative alle risposte articolate e motivate; nel terzo i cittadini possono partecipare al processo decisionale con diversi livelli di coinvolgimento, dalla votazione, alla formulazione di proposte, all’emendamento di testi (norme, leggi, documenti programmatici) fino alla co-produzione online di documenti.

La prima idea sbagliata da combattere è che la democrazia in rete sia un processo spontaneo e autoregolato “dal basso”. Tutte e tre le forme richiedono una forte organizzazione stabilita da una qualche entità che si deve prendere la responsabilità di scegliere gli obiettivi, i tempi, i modi, le regole. Ad esempio pubblicare informazioni secondo standard riconosciuti di qualità, decidere l’estensione del pubblico da coinvolgere (tutti, persone accreditate, gruppi di esperti ecc.). E ciascuna forma ha regole precise che ne garantiscono l’attendibilità.

Fra le cose che l’entità organizzativa deve decidere e predisporre ci sono gli strumenti tecnici. Alcuni sono abbastanza consolidati, come i siti web per informare e gli strumenti per le consultazioni on line (dai semplici quesiti a scelta multipla ai forum). Più complicata è la partecipazione attiva che, come si è detto, può arrivare alla co-produzione di testi (programmi, norme ecc.), per la quale si va dagli strumenti di Word, come le revisioni multiple, a strumenti più specifici[3].

Quello che si può fare a scuola inizia da questo livello di analisi. Ovviamente si possono informare gli studenti o, meglio, guidarli in un’esplorazione di testi e iniziative già esistenti per comprendere la complessità del problema. Per esempio si può condurre una ricerca di quello che offrono i siti delle amministrazioni pubbliche nazionali e, soprattutto, di quelle locali che sono solitamente le più attive. Fra l’altro questo permette di raggiungere un primo livello di competenza: la capacità di trovare e consultare le informazioni socialmente rilevanti.

Seguendo il principio che il miglior modo per capire è sperimentare, si possono impegnare gli studenti in veri e proprie attività di e-democracy. La scuola è in fondo un microcosmo che ha tutte le caratteristiche di una società civile che deve informare i propri cittadini (studenti, docenti, famiglie), consultarli e coinvolgerli nelle decisioni. Almeno i primi due livelli di coinvolgimento possono essere un realistico campo di esercitazione. La progettazione e la gestione on line di una consultazione su qualche questione importante per gli studenti (la mensa, gli orari, le attività sportive ecc), ma anche la co-produzione di documenti on line potrebbero essere iniziative degli studenti stessi.

Ma non si può sfuggire al fatto che la discussione pubblica sulla democrazia del Web ci pone molte e difficili domande[4]. È vero che essa allarga la partecipazione e abbatte le barriere, rispetto alle forme basate sulla delega, oppure semplicemente sposta il potere di decidere da minoranze politiche impegnate nelle forme tradizionali a quella che Ulrich Beck (La Repubblica, 17 luglio 2013) chiama la “generazione dei giovani Colombo”, per ora anch’essa minoritaria?
La democrazia del Web è semplicemente uno strumento al servizio dell’idea di democrazia storicamente consolidata, oppure è l’origine di qualcosa di intrinsecamente nuovo?
Fino alla domanda delle domande, che si rivolge Stefano Rodotà: la democrazia del web è vera democrazia (La Repubblica, 30 maggio 2013)?
Niente impedisce che la scuola aiuti gli studenti, almeno i più grandi, a esplorare domande di questo livello, ma il lavoro è di altro genere, lungo e impegnativo, e richiede la messa in campo di metodi storici, filosofici e sociali.

È scontato concludere con una considerazione: lavorare su questo tema richiede, per non fare danni, la collaborazione di docenti ben informati di varie discipline e risorse organizzative adeguate.


Note bibliografiche:
[1] OECD, “Promises and Problems of E-Democracy”, OECDiLibrary, 2004. A.C. Freschi, “E-democracy e politiche per la partecipazione dei cittadini”, in “Economia e politica industriale”, n.121, 2004.
[2] R. Casati, G. Roncaglia, “La struttura di uno strumento di scrittura collaborativa per la democrazia partecipativa”, 2007 reperibile in ebookbrowse.net.
[3] Serena Danna ha scritto sul Corriere della Sera alcune rassegne critiche, reperibili in archivio: “La Tecnologia non risolve tutto…Morozov contro la finta democrazia della Silicon Valley” (Corriere della Sera, 30 maggio 2013),
[4] “Demagogia digitale. Il web non rafforza i cittadini, ma dà potere alle tecno-élite” (Supplemento La Lettura del Corriere della Sera, 17 giugno 2013).


FULL ABSTRACT:
Uno dei compiti della scuola è dare agli studenti gli strumenti per comprendere il ruolo delle tecnologie nella vita sociale e il tema della democrazia del web è certamente uno dei più importanti. È anzitutto necessario capire in concreto e analiticamente come le tecnologie possono cambiare le varie forme di partecipazione e i suoi livelli: informazione, consultazione, partecipazione attiva. E di capire che esse non nascono dal niente o “dal basso”, ma richiedono che un soggetto si prenda la responsabilità di promuoverle, stabilirne le regole e prepararne gli strumenti. In quel microcosmo sociale che è la scuola, è addirittura possibile sperimentare alcune di tali forme. Entrare poi nel grande dibattito sulle domande e le prospettive di fondo della democrazia nell’epoca del web richiede un lavoro approfondito e fondato sull’analisi sociale e storica. In ogni caso si tratta di un compito interdisciplinare che richiede l’impegno ben organizzato di molti docenti.

Mario Fierli

mercoledì 4 settembre 2013

Apprendere nel web 2.0

[Unascuola.it ]

apprendere nel webL’autrice, Arisa Dedey, di questo blog, “Apprenderenelweb2.0“, si occupa di educazione, di formazione e utilizza quotidianamente gli strumenti web 2.0 e le nuove strategie di apprendimento.
L’idea è quella di “condividere“ con tutti, educatori e docenti, strumenti all’avanguardia per realizzare una nuova didattica di qualità.
Nel suo blog quindi troviamo nuovi programmi, software, applicazioni, relativi alla didattica, tutorial, e degli esempi di risorse che potete utilizzare con i vostri studenti.
Un esempio per tutti: Text Compactor, un utilissimo programma di videoscrittura che, però, fa tutto da solo: permette di sintetizzare un testo in modo automatico online. All’occorrenza crea addirittura l’MP3 del testo sintetizzato.
Sicuramente da provare. Fatemi sapere.

lunedì 1 ottobre 2012

New Media: a scuola con iPad. Vetrya e 3 Italia lanciano una sperimentazione con la Scuola Media Signorelli di Orvieto

[Key4Biz 21/09/2012]
Se gli studenti pensano ed apprendono in modo diverso, la scuola prova strade nuove. Da queste considerazioni è nato l'accordo tra Vetrya, società leader nello sviluppo dei nuovi media, l’operatore mobile 3 e la Scuola Media Luca Signorelli di Orvieto. L’obiettivo della sperimentazione di tecnologie innovative per la didattica digitale è quello di valutare l’impatto che possono avere sui metodi di insegnamento e sul processo di apprendimento.
Il progetto, che partirà il 24 settembre, è rivolto ai ragazzi nati negli anni novanta, i cosiddetti nativi digitali.
Il progetto sperimentale di Vetrya persegue l’idea del Ministro Francesco Profumo: un tablet per ogni studente.
Vetrya fornirà, infatti, a titolo gratuito 30 tablet Apple iPad retina display ai ragazzi, con specifiche applicazioni sviluppate in accordo con il personale docente della Scuola. Le applicazioni prevedono non solo il supporto digitale dei “libri di testo” realizzati dai docenti in collaborazione con gli allievi, ma anche moduli didattici del corso di studi e soluzioni interattive per sessioni di formazione e comunicazione verso i genitori.
[Leggi tutto...]

giovedì 20 settembre 2012

40 milioni di euro per la scuola digitale: le nuove tecnologie per trasformare apprendimento e insegnamento

[Key4biz 18/09/2012]
40 milioni per la scuola digitale: 24 messi a disposizione dal Miur (Leggi articolo Key4biz), altri 16 saranno cofinanziati dalle Regioni.
Gli obiettivi del potenziamento delle capacità ‘digitali’ delle scuole – quando, si potrebbe dire, i problemi della scuola italiana sono ben altri che le dotazioni tecnologiche – sono stati illustrati dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, che stamani ha siglato accordi siglati con 12 Regioni (Abruzzo, Basilicata, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Piemonte, Toscana e Umbria). [Leggi tutto...]

lunedì 10 settembre 2012

Scuola, nuova campagna della privacy: sì a cellulari e tablet, no alle foto sui social network

[Giornale Il referendum 08/09/2012]
Settembre, tempo di bilanci e di novità. Con l’inizio della scuola ormai alle porte (l’apertura dei cancelli è prevista per il 12 settembre), le commissioni si riuniscono e decidono le regole per i prossimi nove mesi. L’argomento più caldo è sempre lo stesso: la tutela dei dati personali di genitori ed alunni. Il presidente dell’Organo Garante per la Privacy, Antonello Soro, parla delle nuove decisioni per l’anno scolastico e fornisce un vero e proprio “decalogo” di nuove regole per presidi, insegnanti e studenti: nessuno è esente dalle norme già in vigore.
Spicca, fra tutti, un provvedimento che fa discutere. Sono ormai lontani i tempi delle bacchettate, dei giornalini sotto il banco e degli oggetti personali ritirati: ora, a scuola, si può perfino portare il cellulare o il tablet. L’utilizzo di questi strumenti tecnologici è infatti previsto nella nuova normativa: uno studente ha diritto a portare il proprio iPad e a servirsene durante la lezione “per motivi strettamente personali”. È, questa, una decisione controversa. Gli smartphone, infatti, hanno sicuramente delle potenzialità interessanti ai fini dell’ascolto e dell’apprendimento (con un semplice telefono si può registrare la lezione per memorizzarla a casa, oppure avere a disposizione un vocabolario ed un’enciclopedia per meglio comprendere concetti difficili), ma sono anche una fonte di distrazione. Solo cinque o sei anni fa, in classe, ogni cellulare doveva essere introdotto spento, e il massimo svago fornito era di mandare un sms: oggi, la decisione di tenere accesi anche dei supporti elettronici che lasciano un libero accesso al mondo informatico e scattano foto e video fa sicuramente discutere. In difesa del nuovo provvedimento, c’è da dire che la libertà lasciata alle singole scuole è molta: l’ultima parola spetta quindi al preside e al consiglio degli insegnanti di ogni istituto.
Giro di vite, invece, sulla pubblicazione di foto e video su Internet, anche attraverso qualsiasi social network: senza il consenso dei diretti interessati, non sarà più possibile nemmeno condividere attraverso Facebook le immagini di una gita scolastica o il video di una recita. Avranno vita breve, quindi, i filmati effettuati di nascosto e poi caricati attraverso siti come YouTube o ScuolaZoo: chi viene sorpreso può essere passibile di denuncia.
Un tema caldo è anche quello della pubblicazione dei nomi e dei dati degli studenti: sono ufficialmente dichiarati pubblici gli scrutini e gli esiti di interrogazioni ed esami. Il risparmio di carta ha avuto la meglio: approvate le pagelle online e i registri elettronici, anche se il Garante si riserva di tornare sull’argomento in un secondo tempo. Tutti, di conseguenza, potranno visionare le valutazioni proprie e dei compagni; vietato, in compenso, lasciar trapelare informazioni su condizioni di salute o possibilità economiche delle famiglie. Voti sì, ulteriori comunicazioni no: a questo punto, ci si chiede se la cosa migliore non sia uno spazio in Internet dove ogni studente può visionare la propria cartella personale, lasciando al singolo la decisione di diffondere o meno risultati e condizioni. La scuola dovrà anche prestare estrema attenzione all’utilizzo delle informazioni di allievi e famiglie, comunicando ogni movimento ed ogni pubblicazione: i genitori hanno sempre diritto di ricorso. Anche i questionari per sondaggi o raccolta di opinioni dovranno sempre essere proposti previa approvazione del singolo studente.
Per quanto riguarda le consegne dei temi in classe, invece, non è stato considerato lesivo della privacy assegnare dei compiti con riferimenti al “mondo personale” degli alunni. Sta ovviamente al buonsenso dell’insegnante l’evitare alcuni argomenti delicati, senza introdursi prepotentemente nella riservatezza della persona. Di sapore orwelliano è l’ultima regola, ossia quella riguardante le telecamere nell’edificio scolastico: esse però potranno essere accese solo negli orari extra-scolastici, quando insegnanti e studenti non saranno presenti nell’edificio. Per la prima volta viene consentita una sorveglianza telematica negli istituti, mirata più ad evitare intrusioni nell’edificio che al controllo della disciplina studentesca. Un po’ assurdo il cavillo che segue: tutte le immagini dovranno essere cancellate dopo ventiquattro ore.
Nuove regole per la privacy, dunque, che guardano verso il mondo informatico e sociale. La scuola comincerà già con queste nuove norme; alcune, tuttavia, risultano un po’ contraddittorie. Gli alunni possono registrare la lezione con un tablet, ma finiranno nei guai se diffondono foto o video della scuola; gli studenti devono rispettare la consegna di un tema in classe un po’ troppo approfondito, ma possono rifiutare un questionario i cui dati verranno utilizzati solo dal consiglio di istituto; è proibito mettere su Internet i video della gita scolastica, ma a fine anno i voti di ogni persona sono ben visibili sui tabelloni. In fin dei conti, la situazione non è cambiata di molto: ci vorrebbero delle regole più omogenee ma soprattutto decise, volte a promuovere il saggio uso della tecnologia e a limitarne il più possibile, fra le mura di scuola, lo scopo ludico oppure offensivo. Oltretutto, è in qualche modo triste vedere imposte per legge le regole del vivere civile e del buonsenso: c’è veramente bisogno di una norma che vieti la pubblicazione di dati sulla salute degli studenti e sul loro status economico? E’ il momento che spariscano le gogne sulla pubblica piazza, e si torni a un atteggiamento meno schematico e rigido, ma sicuramente più umano.
Chiara Gagliardi

mercoledì 14 marzo 2012

Didattica online il futuro della scuola italiana si chiama "eTwinning"

[AlternativaSostenibile.it 13/03/2012]
eTwinning è una piattaforma online che fornisce un servizio gratuito a tutti gli insegnanti di scuole pubbliche e parificate dei paesi membri (oltre a Croazia, Turchia, Islanda, Norvegia e Svizzera) per permettere loro di allargare i propri orizzonti didattici attraverso l'attivazione di progetti di partnership con colleghi di altri stati a cui far partecipare le proprie classi. L'obiettivo, oltre all'innovazione nelle pratiche di insegnamento, è quello di sviluppare un sentimento di coesione e conoscenza nelle nuove generazioni, per la creazione di una vera e propria cittadinanza europea. "Trattando di tecnologia online ci è sembrato un passo naturale essere presenti anche sui principali social network - ha commentato il Capo Unità eTwinning Italia Donatella Nucci -. La volontà è quella di sensibilizzare i docenti, ma anche i giovani, sull'esistenza di nuove forme di partnership che garantiscono un approccio innovativo alla didattica, conferendo, da un lato, nuovi spunti alla loro professionalità e, dall'altro, un maggior coinvolgimento degli studenti, che possono apprendere divertendosi attraverso le nuove tecnologie ed il confronto con dei coetanei europei. A questo - conclude Nucci - si aggiunge una visibilità europea dell'attività svolta in classe, grazie a numerosi seminari organizzati in territorio nazionale e straniero e le premiazioni annuali dei migliori progetti".

L'azione coinvolge circa 90.000 scuole europee, con più di 160.000 progetti finora attivati. L'Italia è uno dei paesi più attivi con circa 6.000 istituti registrati, per un totale di oltre 8.000 progetti. A livello operativo eTwinning è gestito dal consorzio di Ministeri dell'educazione europei European Schoolnet, sotto diretto mandato della Commissione Europea. L'organizzazione si basa su una rete di Unità Nazionali presenti in ciascun paese e coordinate da Bruxelles. In Italia questa ha sede a Firenze, all'interno dell'ente Ansas, ex Indire, e più precisamente dell'Agenzia Italiana per il Lifelong Learning Programme (Programma di Apprendimento Permanente), il cui obiettivo è contribuire allo sviluppo dell'Europa quale società avanzata basata sulla conoscenza, riunendo al suo interno tutte le iniziative di cooperazione europea nell'ambito dell'istruzione e della formazione dal 2007 al 2013, periodo di durata dell'azione. Maggiori informazioni sul sito nazionale http://etwinning.indire.it o su quello europeo www.etwinning.net.

Tommaso Tautonico

venerdì 9 dicembre 2011

L’insegnamento ai tempi dei social network

[PMIservizi 06/12/2011]

I bambini e i ragazzi di oggi utilizzano internet con una grande facilità, navigano, cercano e hanno molti meno problemi a farlo degli adulti, sono nativi digitali, per loro il computer e altri oggetti tecnologici sono sempre esistiti. C’è chi pensa che sia negativo, altri vedono la cosa in maniera positiva, fatto sta che nell’insegnamento questa propensione all’uso di internet e degli strumenti per comunicare online può portare i suoi frutti. Infatti è possibile usare Facebook, ma anche altri social creati ad hoc e dedicati all’insegnamento, per infondere la conoscenza negli studenti di oggi. Mashable (Fonte: 5 Best Practices for Educators on Facebook) ha suggerito alcune strategie per l’utilizzo di Facebook, ma poi esistono piattaforme come Edmodo, Twiducate e Schoology e infine MyInnova, progetto tutto italiano.

Facebook

Nel momento in cui si decide di utilizzare Facebook per l’insegnamento è importante porre degli obiettivi e degli scopi, non si può dire a chi generalmente usa questo mezzo per giocare o chiacchierare che genericamente verrà utilizzato Facebook a scuola, sarebbe semplicemente controproducente.
Inoltre non è buona politica che insegnanti e alunni stringano amicizia su Facebook, potrebbero scatenarsi polemiche di ogni genere. Ecco perché ai fini dell’insegnamento si possono usare le Fan Page Facebook e i gruppi. I gruppi danno diverse possibilità:

  • creare un gruppo chiuso di studenti e insegnanti, a cui non possono iscriversi elementi esterni;
  • creare una discussione di gruppo continua;
  • infondere maggiore sicurezza a quegli studenti un po’ intimiditi dalla classe nel porre domande;
  • fornire del personale di supporto;
  • spingere e favorire gli studenti nella creazione di gruppi di studio.

Le Fan Page, a differenza dei gruppi, sono tipicamente aperte a tutti gli utenti Facebook, quindi vengono usate in altro modo. Di solito servono a raggiungere un pubblico ampio, magari per un confronto su metodologie usate o per la condivisione di alcuni risultati. Si può dire che le pagine siano più un mezzo di diffusione della conoscenza, piuttosto che un luogo di discussione intimo e circoscritto agli studenti di una classe o scuola.

Edmodo

È un social network che nasce proprio con lo scopo di insegnare e apprendere. Ha quindi tutte le tradizionali caratteristiche di un social: chat, messaggi, condivisione. Ma in più è possibile assegnare dei compiti, condividere dei documenti, pubblicare degli avvisi, creare dei gruppi e condividere un calendario. Insomma, strumenti utili per i ragazzi e per i loro insegnanti. Per ora le lingue in cui è disponibile sono inglese, spagnolo, portoghese, tedesco e greco.

Twiducate

Nonostante il nome, che ricorda molto più Twitter, in realtà Twiducate assomiglia a Facebook. Anche qui ci sono molti strumenti utili agli insegnanti, è possibile infatti creare una vera e propria classe virtuale, con la quale il o gli insegnanti potranno mettersi in contatto. Potranno essere inserite date da ricordate, come quelle dei compiti in classe o degli incontri con i genitori. Sembra meno completo, anche dal punto di vista grafico, di Edmodo, visto che l’unica possibilità di condivisione sono post e link. L’unica lingua in cui è disponibile è l’inglese.

Schoology

È un sistema che appare molto funzionale, ha una grafica semplice e chiara e offre la possibilità di iscriversi anche come genitore e non solo come insegnante o studente. L’interfaccia garantisce la possibilità di condividere documenti, appuntamenti, ma anche discussioni aperte su attività da svolgere o problematiche. In più gli insegnanti possono tenere un registro delle presenze e dei voti direttamente online. È disponibile in inglese, malay e spagnolo.

MyInnova

È un’iniziativa in fase sperimentale, promossa dal Dipartimento per la Digitalizzazione della pubblica amministrazione e l’innovazione Tecnologica, in collaborazione col Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca. I docenti potranno creare un proprio profilo, legato al loro indirizzo di posta elettronica di istruzione.it. I professori potranno creare diverse community, ad esempio una per ogni classe che seguono. Avranno a disposizione la chat, i messaggi, i calendari, uno spazio per la condivisione di materiale didattico. La presentazione ufficiale di MyInnova è consultabile a questo link in formato pdf.

lunedì 26 settembre 2011

Educare le bambine e i bambini ai media e alle relazioni fra i generi

[Dis.anb.iguando 23/09/2011]

Questo mese, su SapereCoop, la rivista che Coop distribuisce agli insegnanti e alle scuole attraverso invii o incontri organizzati nei vari territori dalle cooperative, è uscito un mio articolo dal titolo «Mamme, ballerine e superuomini. Per un’educazione ai media, capillare e trasversale, che cominci sin dalle elementari».

L’articolo appare anche sul portale e-coop, QUI. Ma per tua comodità, e per gentile concessione di Coop, eccolo:

La comunicazione di massa – dalla televisione alla pubblicità, dai videogiochi a un certo cinema e una certa letteratura – ci propone spesso immagini stereotipate e storie semplici, con l’idea che sia più facile per tutti capirle, apprezzarle e ricordarle. Naturalmente la cosiddetta «massa» apprezza anche storie e immagini più originali, se ben concepite, ma ripetere stereotipi è più facile e costa meno: dunque si fa.

bambini-e-videogiochi

Da tempo sociologi, psicologi e semiologi indagano il rapporto fra i media e ciò che di fatto le persone credono, desiderano, si aspettano nella vita. È chiaro infatti che fra media e società ci sono rimandi reciproci da cui è difficile districarsi, soprattutto se gli stereotipi che i media presentano toccano gli aspetti più intimi della nostra vita, su cui di solito c’è minore consapevolezza: la rappresentazione del corpo, le relazioni fra i generi sessuali, la vita affettiva.

Se per esempio i media valorizzano le donne più per la bellezza che per ciò che dicono e sanno, mentre per gli uomini vale il contrario, non sarà che la differenza incide sul modo in cui le donne e gli uomini percepiscono sé e gli altri? Se i media presentano corpi (maschili e femminili) sempre più perfetti, fotoritoccati e lontani da quelli reali, non sarà che ciò influisce sul nostro ideale di bellezza? Sul modo in cui le bambine e i bambini crescono, sentendosi sempre meno adeguati rispetto a quei modelli? Sull’aumento dei disturbi alimentari e della domanda di chirurgia plastica? E se pubblicità e televisione mostrano più conflitti fra uomo e donna – la cosiddetta «guerra dei sessi» – che esempi di collaborazione e accettazione reciproca, non ci sarà un nesso con la difficoltà di costruire relazioni di coppia durature?

Secondo me sì: l’influenza che i media hanno su di noi è tanto forte quanto sottovalutata. Tipicamente, infatti, i professionisti dei media – ma anche molti studiosi – dicono che è banalizzante vedere le cose in questo modo: intanto perché le persone non sono così sciocche da farsi condizionare – infatti va di moda parlare di «consumatori maturi» o «postmoderni»; e poi perché i media non fanno che rispecchiare la società, non sono certo così potenti da costruirla o determinarla.

È vero: i media non vanno demonizzati e sono anche una grande opportunità di alfabetizzazione; né si può ridurre la complessità umana a una visione deterministica, per cui certi problemi sarebbero «colpa» della tv o della pubblicità.

Il punto, però, è che anche le persone più colte, razionali e «mature» convivono dalla metà del secolo scorso con stereotipi mediatici sorprendentemente immutabili nonostante i cambiamenti della società: mamme che preparano il pranzo o lavano il bagno, bambine che pettinano le bambole e sognano di fare la ballerina, superuomini instancabili, corpi oggetto. E non basta spegnere la tv, perché quelle immagini sono per strada, su internet, a scuola, nei supermercati.

Bambini e tv

E allora, come se ne esce?

Credo che l’educazione ai media sia l’unica strada possibile: in tutti gli ordini e gradi della scuola – perché prima si interviene, meglio è – in tutti i settori dell’università. Un’educazione che oggi deve essere più capillare e trasversale di ieri, perché deve mostrare i nessi fra la televisione e internet, fra il cinema e i videogiochi, fra la pubblicità e una certa letteratura per l’infanzia e l’adolescenza.

E deve toccare gli aspetti più intimi e profondi su cui i media possono incidere: le relazioni fra i generi – sempre ricordando che non c’è solo l’eterosessualità, ma gli orientamenti sono diversi – il corpo, le emozioni, i ruoli di coppia.

Perché sono queste le basi su cui gli individui crescono, scelgono amicizie e amori, formano famiglie, entrano in società.

Giovanna Cosenza

mercoledì 14 settembre 2011

E se Facebook fosse obbligatorio a scuola?

[Wired 12/09/2011] Oggi ricomincia la scuola per la maggior parte dei ragazzi italiani. Armati sin dalla tenera età di cellulare e magari anche connesione Internet mobile, possono essere un osso duro per qualsiasi insegnante. Ma c'è sempre un però.

Prendiamo una classe in cui l'insegnante si è allontanato per un momento. E pensiamo a due studenti, seduti al proprio banco. Uno dei due ha il naso appiccicato al libro di testo, l’altro si dondola sulla sedia annoiato. Dopo qualche minuto, quest’ultimo i rende conto di essere l’unico nella classe a non avere gli occhi sul libro, si ricorda che un'interrogazione potrebbe essere dietro l'angolo e decide di aprire anche lui il libro e di mettersi a studiare.

È un esempio di come la peer pressure (in italiano, influenza sociale) possa incidere positivamente sulla concentrazione e l’apprendimento scolastico. Diversi studi recenti lo confermano: condividere con altri studenti l’esperienza didattica e lo studio può avere effetti sorprendenti sulle performance. Ecco, partendo da queste considerazioni, c’è chi ha pensato di applicare questo principio allo sviluppo di un social network educativo.

Il governo del Rajastan, lo stato più popoloso dell’India, ha finanziato la creazione di un social network chiaramente ispirato a Facebook che unisca alle solite caratteristiche (foto, link, status update, rete di contatti, chat e giochi online) delle funzionalità strettamente legate all’apprendimento e al proprio percorso scolastico.

L’idea è quella di utilizzare la popolarità dei social network tra gli studenti, a cui la maggior parte dei quali passano un sacco di tempo ogni giorno”, è stata la spiegazione ufficiale dell’Information Technology Department del Rajastan: “ Abbiamo pensato di rendere un più educativo questo strumento web in modo che su questi siti gli studenti possano non solo divertirsi ma anche imparare qualcosa”.

Ancora non esistono specifiche chiare sulle caratteristiche di questo nuovo social network, si sa solo che sarà studiato in modo da favorire la collaborazione professore-studente, la collaborazione studente-studente, e che lo stato del Rajastan incentiverà il suo utilizzo per il reperimento di risorse utili allo studio e per la realizzazione di progetti collettivi.

Fino a poco tempo fa, parlare di school social network significava parlare di community incentrate sul rintracciare i vecchi compagni di scuola (sì, ancora più di Facebook). Siti come Classmates.com e Graduates.com possono rivelarsi una buona risorsa se il tuo obiettivo è riallacciare i rapporti con il tuo vecchio compagno di banco del liceo (o con la tua vecchia fiamma), ma forniscono ben pochi strumenti per aumentare l’esperienza didattica.
Esistono poi risorse che vengono erroneamente classificate come social network, quando in realtà sono più un’evoluzione social dei primi forum per studenti e non integrano a fondo l’architettura delle reti sociali con le funzionalità primarie del sito (fornire informazioni utili allo svolgimento dei compiti e al recupero di alcune materie).

Il progetto annunciato dal Rajastan apre invece una prospettiva diversa: non più un forum per studenti con un’impostazione social, tantomeno un social network per mantere gli studenti in contatto, quanto un autentico nuovo strumento educativo da affiancare a quelli già esistenti.

Un’ indagine condotta tra la University of Hong Kong e la University of Science & Technology of China, rivela che tra gli studenti dei campus universitari che usano i social network (almeno il 90%), la maggior parte se ne serve per stringere amicizie e consolidare i rapporti all’interno del campus, ma anche per costituire gruppi di studio all’interno della facoltà e condividere informazioni relative al programma accademico. Perché non cercare di usare questi strumenti anche prima dell'università?

A questo proposito negli ultimi anni sono stati lanciati dei social learning network, come OpenStudy e p2pu, che offrono allo studente la possibilità di entrare a far parte di una community di contatti, e quindi fornire e ottenere aiuto e conoscenze utili all’apprendimento.



L’idea proposta dal governo del Rajastan ha però una qualità ulteriorie: l’ integrazione delle piattaforme di social learning con i piani di studio istituzionali. Negli ultimi anni sono stati compiuti passi importanti nel campo dell’e-learning, come in quello dei social-network. Le nuove generazioni hanno una padronanza inedita delle reti sociali, ci dedicano una parte significativa del proprio tempo e mantengono in Rete gran parte delle loro relazioni sociali. Un social network che sappia integrare le funzionalità di Facebook, i meccanismi di Learning Management System di una risorsa come Moodle e che fornisca una piattaforma per condurre progetti didattici collettivi, mutuando magari dei meccanismi di risoluzione e ricompensa tipici dei giochi online, potrebbe rivelarsi uno strumento potenzialmente rivoluzionario nel campo dell’ educazione web-based. Se poi, come sembra stia per accadere in Rajastan, l’utilizzo di questo strumento verrà incoraggiato dalle scuole stesse, la rivoluzione potrebbe sfiorare anche il terreno dell’ educazione istituzionale.

Attenzione, però, sarebbe ingenuo pensare che la creazione di un simile social-network rappresenti una panacea per i perditempo e le persone con problemi di apprendimento. Torniamo per esempio alla classe di inizio articolo . È vero: l’ influenza sociale può avere un peso enorme nell’apprendimento, ma questo non significa che questo peso si collochi necessariamente sulla parte costruttiva della bilancia. Esiste una buona probabilità, in effetti, che il vicino di banco fannullone convinca il secchione a mollare sul banco la penna e prendere a dondolarsi anche lui in un ozio ristoratore. L’ago di questa bilancia, ovviamente, rimane la volontà personale dello studente di impegnarsi nello studio.

lunedì 5 settembre 2011

Scuola 2.0, la comunità virtuale dello studio Ritorno sui banchi con Internet superstar

[La Repubblica.it 05/09/2011]
Un'aula virtuale grande, affollata, multidisciplinare. Dove scambiarsi consigli, indicazioni, suggerimenti per risolvere problemi o per affrontare al meglio la traccia di un tema. Dove vagliare la propria preparazione a esami e test d'ingresso. E dove raccontare, giorno per giorno, cosa accade negli istituti scolastici italiani. Un diario in presa diretta, la vita di migliaia di studenti e insegnanti disposta, pezzo dopo pezzo, su internet. E' la scuola 2.0. Ovvero: blog, siti, forum, pagine sui social network e canali su YouTube. Una scuola nella scuola che in nome della condivisione della conoscenza unisce migliaia di ragazzi di tutte le parti del Paese.

Tracciare una mappa dettagliata di tutto ciò che sul web riguarda la scuola è pressoché impossibile. Ma con il tempo, alcuni portali sono diventati dei riferimenti importanti per tutti gli utenti della scuola italiana. Il caso più eclatante è quello di Studenti. it 1. Una finestra costantemente aperta sul mondo della scuola. La principale ragione sociale è lo scambio di appunti: tutte le discipline, tutti gli indirizzi della scuola secondaria italiana. Poi i commenti sulle notizie del giorno che riguardano il mondo dell'istruzione: dalle materie scelte dal ministero per gli esami di maturità, fino alle ultime decisioni del governo Berlusconi sul riscatto della laurea a fini pensionistici.

Ma non solo. Studenti.it raccoglie informazioni sui corsi universitari e sui master post-laurea. E poi sui professori, sugli affitti per i fuorisede e sulle offerte di lavoro. Inoltre, numerosi spazi consentono il confronto diretto tra i ragazzi. Come il forum dove, oltre allo scambio di suggerimenti e consigli, è l'aneddotica che va forte. Si va da chi raccoglie "strafalcioni e frasi mitiche" pronunciate dai professori durante spiegazioni e interrogazioni fino a chi descrive nei minimi particolari gite e viaggi d'istruzione. E poi vere e proprie analisi e vademecum su come "ingannare il prof" e su come evitare l'interrogazione ormai prossima. Non solo passatempi: non mancano infatti approfondimenti sulla riforma Gelmini e sulle normative che regolano la vita scolastica.

Dal caro libri ai "costi dello studio", dall'orientamento universitario fino alle simulazioni per i test d'ingresso. Anche Skuola.net 2 è uno dei portali più frequentati dagli studenti italiani. Aggiornato quotidianamente, offre una panoramica a 360° del mondo dell'istruzione. Tra le sezioni più frequentate, quella che indica dove è possibile acquistare libri usati. Poi il forum per aiutare gli studenti a svolgere al meglio i compiti per le vacanze e le interviste ai comici del momento. Anche Skuola. net è diventato nel tempo un centro di raccolta e diffusione di informazioni di prima mano. Basta pensare al ruolo svolto dal portale durante gli ultimi esami di maturità, con le tracce dei compiti online sin dai primi minuti dopo l'apertura delle buste.

E c'è chi non nasconde uno spirito di vendetta nei confronti del mondo della scuola. E' il caso dei fondatori del portale ScuolaZoo 3. L'intento è chiaro sin dalla presentazione del portale. "Tre finti studenti universitari che al posto di studiare hanno deciso di buttare via il loro tempo dedicandosi ad una missione più che nobile: fare di ScuolaZoo il più grande archvio mondiale di video goliardici girati nelle scuole". I motivi? "Durante la nostra carriera scolastica abbiamo subito per anni le ingiustizie dei professori senza poter farci niente. Fatta la maturità abbiamo deciso di creare questo sito per prenderci la nostra piccola rivincita contro questo sistema scolastico". E non sono mancati gesti eclatanti, arrivati anche sugli organi d'informazione: "Tutto cominciò quando decidemmo di mettere in internet le foto del nostro odiato prof di italiano che si era addormentato durante l'esame di maturità".

E il web aiuta anche i docenti. Che grazie alla possibilità della rete condividono programmi e informazioni sui libri di testo, esperienze educative e racconti della vita nelle classi italiane. Sul web sono attivi numerosi blog collettivi. Tra gli altri, Foruminsegnanti.it. 4 Si tratta di un portale che mette al centro della propria attività la riflessione su come migliorare didattica e offerta formativa. Senza risparmiare critiche alla scuola all'epoca della riforma Gelmini. Meritocrazia, efficienza, privatizzazione. Le parole chiave al centro del dibattito pubblico sulla formazione vengono sezionate e analizzate, in modo da proporre soluzioni alternative a quelle del ministero. Un controcanto impegnato, che non disdegna l'approfondimento dei temi d'attualità che giorno dopo giorno s'impongono al centro dell'agenda politica e culturale del Paese. Per riportare, grazie al web, la scuola italiana al suo ruolo: formare coscienze critiche, costruire e ampliare il senso di cittadinanza e appartenenza a una comunità dei giovani italiani.
CARMINE SAVIANO

mercoledì 24 agosto 2011

[Esplora il significato del termine: Facebook :«amicizie» proibite tra insegnanti e allievi] Facebook :«amicizie» proibite tra insegnanti e allievi

[Corriere della Sera 24/08/2011] Quest’amicizia non s’ha da fare: studenti e insegnanti nel Missouri non possono dialogare né via sms né via social network, e chi lo farà verrà punito dalla legge. Dietro alla strana decisione dello stato americano si nasconde il timore di violenze sessuali nei confronti di minori e un tentativo di proteggere dal pericolo – qualche anno fa un giovane studente fu molestato ripetutamente da parte di un insegnante fuori dalla scuola – i più giovani e innocenti. Ma l’associazione degli educatori del Missouri dichiara guerra alla nuova legge, in vigore dal prossimo 28 agosto, e accusa lo stato di non rispettare il primo emendamento della Costituzione americana: quello che garantisce a ogni cittadino il diritto di parola, associazione e religione.

LA LEGGE – La Missouri Senate Bill 54 è la prima negli Stati Uniti a vietare il social networking tra studenti e insegnanti. In vigore dal prossimo 28 agosto, la legge proibisce ad allievi e professori di comunicare fuori dai canali ufficiali: aula ed edificio scolastico. Vietati telefono, sms, e contatti attraverso qualsivoglia sito internet, Facebook incluso. Questo significa che uno studente non potrà essere «amico» del suo professore in un social network, come invece avviene normalmente in tutto il mondo. Mentre resta aperta la possibilità di diventare «fan» della pagina pubblica di un professore su FB, in caso ve ne fosse una.

LA RESPONSABILITÀ DELLA SCUOLA - In più, in caso di professori dal dubbio curriculum, la scuola è tenuta ad avvisare studenti e genitori e se accadesse qualche episodio di violenza o molestia e la scuola non avesse avvertito per tempo le famiglie, sarà l’istituto scolastico a esserne responsabile. E sempre la scuola entro inizio 2012 dovrà stilare una serie di regole sul comportamento da tenere nel rapporto allievi-educatori, dando regole precise anche sui contatti fuori dall’orario di lezione.

IL PRECEDENTE – La legge viene anche chiamata Amy Hestir Student Protection Act, in riferimento al caso di cronaca legato alla donna – Amy Hestir – che qualche anno fa venne ripetutamente molestata da un giovane insegnante della scuola superiore che frequentava, fuori e dentro l’istituto, via sms e di persona. In quel caso, l’insegnante vantava un curriculum insospettabile, con diversi impieghi nello stato e pure una nomina a «insegnante dell’anno».

LA PROTESTA – Gli insegnanti del Missouri non ci stanno. Invocano il diritto di poter comunicare con i loro studenti senza paletti. E attraverso la loro associazione di categoria, la Missouri State Teachers Association, hanno portato in tribunale lo stato e chiesto che la nuova legge venga dichiarata incostituzionale almeno nella parte relativa a Facebook . Come si legge nei documenti presentati dai legali dell’associazione in tribunale, «gli insegnanti utilizzano i social network al di fuori del circuito professionale come mezzo per tenere i contatti con i loro studenti, sia nel corso di emergenze, sia per fini educativi quotidiani, per esempio quando uno studente ha difficoltà con un compito assegnato o per aiutarli a identificare casi di bullismo».

Eva Perasso

martedì 23 agosto 2011

Facebook :«amicizie» proibite tra insegnanti e allievi

[Corriere della Sera 23/08/2011] Quest’amicizia non s’ha da fare: studenti e insegnanti nel Missouri non possono dialogare né via sms né via social network, e chi lo farà verrà punito dalla legge. Dietro alla strana decisione dello stato americano si nasconde il timore di violenze sessuali nei confronti di minori e un tentativo di proteggere dal pericolo – qualche anno fa un giovane studente fu molestato ripetutamente da parte di un insegnante fuori dalla scuola – i più giovani e innocenti. Ma l’associazione degli educatori del Missouri dichiara guerra alla nuova legge, in vigore dal prossimo 28 agosto, e accusa lo stato di non rispettare il primo emendamento della Costituzione americana: quello che garantisce a ogni cittadino il diritto di parola, associazione e religione.

LA LEGGE – La Missouri Senate Bill 54 è la prima negli Stati Uniti a vietare il social networking tra studenti e insegnanti. In vigore dal prossimo 28 agosto, la legge proibisce ad allievi e professori di comunicare fuori dai canali ufficiali: aula ed edificio scolastico. Vietati telefono, sms, e contatti attraverso qualsivoglia sito internet, Facebook incluso. Questo significa che uno studente non potrà essere «amico» del suo professore in un social network, come invece avviene normalmente in tutto il mondo. Mentre resta aperta la possibilità di diventare «fan» della pagina pubblica di un professore su FB, in caso ve ne fosse una.

LA RESPONSABILITÀ DELLA SCUOLA - In più, in caso di professori dal dubbio curriculum, la scuola è tenuta ad avvisare studenti e genitori e se accadesse qualche episodio di violenza o molestia e la scuola non avesse avvertito per tempo le famiglie, sarà l’istituto scolastico a esserne responsabile. E sempre la scuola entro inizio 2012 dovrà stilare una serie di regole sul comportamento da tenere nel rapporto allievi-educatori, dando regole precise anche sui contatti fuori dall’orario di lezione.

IL PRECEDENTE – La legge viene anche chiamata Amy Hestir Student Protection Act, in riferimento al caso di cronaca legato alla donna – Amy Hestir – che qualche anno fa venne ripetutamente molestata da un giovane insegnante della scuola superiore che frequentava, fuori e dentro l’istituto, via sms e di persona. In quel caso, l’insegnante vantava un curriculum insospettabile, con diversi impieghi nello stato e pure una nomina a «insegnante dell’anno».

LA PROTESTA – Gli insegnanti del Missouri non ci stanno. Invocano il diritto di poter comunicare con i loro studenti senza paletti. E attraverso la loro associazione di categoria, la Missouri State Teachers Association, hanno portato in tribunale lo stato e chiesto che la nuova legge venga dichiarata incostituzionale almeno nella parte relativa a Facebook . Come si legge nei documenti presentati dai legali dell’associazione in tribunale, «gli insegnanti utilizzano i social network al di fuori del circuito professionale come mezzo per tenere i contatti con i loro studenti, sia nel corso di emergenze, sia per fini educativi quotidiani, per esempio quando uno studente ha difficoltà con un compito assegnato o per aiutarli a identificare casi di bullismo».

Eva Perasso

lunedì 30 maggio 2011

Scienze: opportunità educative dal Web 2.0

[Education 2.0 27/05/2011]
Il mondo del Web 2.0, in cui ognuno di noi è allo stesso tempo utente e creatore di contenuti, offre opportunità educative eccezionali, in particolare per l’insegnamento delle scienze, tramite la partecipazione diretta degli studenti a progetti di alto profilo scientifico e sociale.



Forse per la prima volta nella storia dell’insegnamento delle scienze è oggi possibile proporre nelle scuole non la ripetizione di esperimenti scientifici vecchi di secoli (ad esempio, in fisica, la caduta dei gravi, fenomeni elettrostatici, ecc.) bensì la partecipazione diretta di studenti di ogni livello (dalle elementari in su) ad attività di ricerca di frontiera. Un paio di esempi.


1. IL PROGETTO GALAXY ZOO

L’obiettivo attuale di questo progetto è la classificazione di centinaia di migliaia di immagini di galassie ottenute dal telescopio spaziale Hubble. L’opportunità educativa è legata all’utilità della classificazione di tali immagini rispetto a criteri intuitivi come la forma della galassia (ellittica, tondeggiante, a spirale…), il colore visibile, la presenza o meno di una struttura frastagliata ecc. Questo tipo di classificazione, che un bambino di dieci anni può effettuare più rapidamente ed efficacemente di un computer, è utile dal punto di vista della ricerca perché la forma e il colore di una galassia sono correlati col suo meccanismo di formazione ed evoluzione. A oggi, oltre 250.000 persone hanno partecipato al progetto Galaxy Zoo e il loro contributo è stato essenziale per ottenere risultati scientifici che sono stati pubblicati in prestigiose riviste internazionali.


2. IL PROGETTO DOCKING@HOME

Questo progetto non utilizza direttamente la capacità di analisi dei participanti bensì le loro risorse informatiche. Ognuno di noi possiede un computer la cui potenza di calcolo è largamente sottoutilizzata, soprattutto quando ci si limita all’uso di programmi come word processors o simili. Installando nel proprio computer (o nel computer della scuola) un software specifico gratuito, nei periodi in cui il computer è sottoutilizzato dall’utente la macchina esegue sofisticati calcoli di dinamica molecolare, di grande importanza per la ricerca di nuovi farmaci (per esempio per la cura dell’AIDS). Simulando al computer l’interazione a livello molecolare fra potenziali nuovi farmaci e proteine (docking), è possibile avere una prima valutazione dell’efficacia delle diverse molecole e quindi selezionare le più promettenti per passare alle fasi successive di sperimentazione. La partecipazione di decine di migliaia di persone (o meglio di computers) al progetto permette ai ricercatori di testare rapidamente un grande numero di potenziali nuovi farmaci, accelerando quindi l’identificazione di un farmaco efficace.


I due esempi descritti sopra sono progetti di tipo “Citizen Science”, nei quali volontari (o gruppi di volontari), spesso privi di conoscenze scientifiche avanzate, hanno l’opportunità di effettuare attività rilevanti nell’ambito di un progetto di ricerca scientifica. Dal punto di vista educativo, la partecipazione di una scolaresca ad una “vera” ricerca scientifica, coronata da pubblicazioni su “vere” riviste scientifiche, permette di creare un alto livello di interesse per la materia e per la scienza in generale. Vale la pena notare che la partecipazione a tali iniziative non richiede alcun investimento finanziario da parte della scuola.


CROWDSOURCING E CROWDFUNDING

Ulteriori opportunità di stimolo alla creatività e all’imprenditorialità scaturiscono dalle piattaforme di Crowdsourcing e di Crowdfunding. Nel primo caso si fa appello alla comunità del Web per la ricerca di soluzioni a problemi incontrati dalle aziende nello sviluppo di nuovi prodotti e servizi, in cambio di un compenso pecuniario commisurato all’importanza del progetto. Non tutti i problemi richiedono competenze tecnico/scientifiche avanzate; in alcuni casi – quelli più interessanti dal punto di vista pedagogico – è sufficiente un’idea originale per trovare il bandolo della matassa!

Nel caso del Crowdfunding, si fa appello alla comunità per finanziare microprogetti innovativi, spesso generati da aspiranti imprenditori molto giovani. Chiedendo pochi dollari a decine di migliaia di persone è possibile trasformare buone idee in piccoli progetti industriali.


Risorse:
• Galaxy Zoo: http://www.galaxyzoo.org/
• Docking@Home: http://docking.cis.udel.edu/
• Crowdsourcing (esempio): https://www.innocentive.com/
• Crowdfunding: http://www.kickstarter.com/


ENGLISH ABSTRACT: Web 2.0 yields unprecedented educational opportunities by enabling the direct participation of students and ordinary people in high profile scientific projects (“Citizen Science”) and other activities with high societal impact proposed by Crowdsourcing and Crowdfunding platforms.

Per approfondire:
Innovatics.ch
• Guarda l’intervista a Claudio Parrinello

mercoledì 25 maggio 2011

Più di 7 insegnanti su 10 usano le nuove tecnologie

[La Stampa 23/05/2011] Didattica digitale e i suoi potenziali sviluppi: un argomento in rapida evoluzione, su cui si continua a dibattere e su cui si gioca il futuro della scuola.
Ma chi l’avrebbe mai detto che già il 73,7% dei docenti adottasse le nuove tecnologie nelle proprie lezioni?

Pochi, forse nessuno, ma invece è proprio così. Lo testimonia una ricerca sull’e-learning compiuta da Isfol (Istituto per lo Sviluppo della Formazione Professionale dei Lavoratori) e realizzata in collaborazione con il ministero dell’Istruzione, che mette in evidenza anche come il 70% dei giovani impari ad usare le ICT (Information and Communication technology) da solo, al di fuori delle aule scolastiche. Un dato che stavolta non sorprende.

L’indagine Isfol-Miur sottolinea un altro aspetto importante: l’integrazione dei metodi didattici è stata scelta dal 61,9% dei docenti intervistati. Secondo loro, i vantaggi delle nuove tecnologie per lo svolgimento del lavoro didattico riguardano la progettazione didattica (38,3%), il risparmio di tempo e lavoro (35,6%), una maggiore efficacia della comunicazione didattica (28,8%), le opportunità di personalizzare i percorsi di studio (29,7%).

La conseguenza è un miglioramento nell’apprendimento, in quanto i nuovi strumenti digitali permettono di attirare con maggiore facilità l’attenzione dei ragazzi e di integrare con successo i tradizionali metodi di formazione. A sostenerlo, rispettivamente, sono il 30,2 e il 22% % degli insegnanti.

Per concludere, vale la pena evidenziare qualche altro dato inaspettato: più dei due terzi dei docenti adotta una modalità d’uso complessa delle nuove tecnologie mirata a produrre ed erogare il materiale didattico in modo integrato, circa un terzo produce tramite le ICT oggetti multimediali a forte valenza interattiva e una percentuale poco superiore condivide e scambia in rete unità formative con altri colleghi.
Alla faccia di chi pensava che tecnologia e corpo docente avessero poco da spartire!

lunedì 9 maggio 2011

Lezioni, assemblee, appunti 2.0 In un portale la scuola del futuro

[La Repubblica.it 09/05/2011] TALK show e lezioni universitarie versione 2.0. Cittadini che dalla rete interagiscono con politici e professori. Chiedendo delucidazioni, chiarimenti. E sottoponendo l'ospite di turno alle domande formulate grazie all'intelligenza collettiva del web. E' Oilproject 1, portale italiano dedicato all'intreccio tra tecnologia e cittadinanza che, da oggi, rinnova contenuti, palinsesto e obiettivi. Tre in uno: una scuola in diretta online, un contenitore di video dedicati alla formazione e un sito dal quale promuovere attività e iniziative sui territori. Per sperimentare le forme del civismo digitale. Dai dibattiti tra associazioni studentesche ai forum con gli esponenti dei partiti italiani. Tra i primi ospiti: Pippo Civati e Italo Bocchino.

La scuola online. L'obiettivo è dar voce al pubblico che, attraverso un sondaggio, decidere materie, contenuti ed eventi di cui parlare. Marco De Rossi, responsabile di Oilproject: "I talk show sono interattivi e non moderati: il relatore, semplicemente, risponde alle domande più votate, e cioè a quelle che riscuotono più interesse". Aule virtuali, con la possibilità di essere frequentate da studenti e appasionati di ogni parte d'Italia. Una scuola d'attualità che si avvale del contributo dei principali gruppi studenteschi italiani. Da Unione degli Universitari e Link fino a Generazione Futuro.

YouTube per la formazione. Lezioni, tesine, ricerche, interventi. Che ognuno può registrare e condividere con gli altri utenti del sito, ad oggi più di 9mila. Un enorme contenitore, per dar vita a "un sogno". Ovvero: condividere online entro dieci anni tutte le lezioni tenute nelle scuole e nelle università pubbliche. A beneficio di chi "vive in zone con una scarsa offerta didattica" e per "combattere il digital divide culturale italiano". E saranno gli stessi utenti del sito a valutare la bontà delle lezioni e degli interventi proposti, attraverso votazioni e discussioni.

Civismo digitale. Mettere in rete associazioni, comitati ed esponenti della società civile. "Abbiamo censito il mondo delle comunità di attivismo studentesco e civile in Italia. Un patrimonio che adesso è condiviso con il pubblico. Ogni gruppo può gestire e aggiornare le sue pagine", spiega Roberto Coppetto, responsabile di Oilproject per le relazioni con le comunità studentesche. Oilproject si avvale di numerosi partner, da Telecom Italia a Wired e Il Post. Passando per Studenti.it la più grande comunità italiana dedicata agli allieve di scuole superiori e università.

Politica e attualità. Il nuovo Oilproject 2 è online da oggi. Ed è già denso il calendario delle iniziative. Si parte stasera con una dibattito sulla disoccupazione giovanile in Italia. Tra i prossimi appuntamenti: il 17 maggio un forum dedicato al porno 2.0. Ancora: un approfondimento dedicato al mondo degli hacker e l'analisi del rapporto tra privacy e social network. Poi gli incontri, virtuali, con Pippo Civati del Partito Democratico e con Italo Bocchino, capogruppo alla Camera di Futuro e Libertà.

lunedì 2 maggio 2011

Bill Gates, milioni per una scuola più divertente

[Punto informatico 02/05/2011] La fondazione gestita dall'ex-CEO di Microsoft ha donato 20 milioni di dollari a varie società impegnate nella realizzazione di strumenti digitali per l'apprendimento scolastico. Maggiore attenzione sull'uso dei videogame.

Roma - Una nuova e generosa donazione, garantita dalla Bill and Melinda Gates Foundation per migliorare gli strumenti educativi a disposizione di tutti i giovani studenti a stelle e strisce. La fondazione benefica dell'ex-CEO di Microsoft assicurerà così 20 milioni di dollari ad istituti e società impegnate nella realizzazione di strumenti destinati all'apprendimento digitale.

Circa 5 di questi milioni andranno dunque ai vertici di Institute of Play e Quest Atlantis, società specializzate nello sviluppo di piattaforme videoludiche per l'insegnamento delle varie materie. Mentre alla Pearson Foundation - fondazione attiva nell'introduzione delle nuove tecnologie in ambito scolastico - verrà garantita una donazione pari a 3 milioni di dollari.

"Possiamo essere dotati degli standard migliori del mondo - ha spiegato Judy Codding, executive della Pearson Foundation - ma se non trasferiamo motivazioni e legami nei nostri ragazzi, allora non potremo mai vincere". I milioni assicurati da Gates serviranno per l'introduzione di videogame a scopo educativo, così come piattaforme in stile social network per compattare classi ed insegnanti.
Altri 2 milioni andranno poi alla Florida Virtual School, vera e propria scuola virtuale che spenderà i soldi della Bill and Melinda Gates Foundation per creare nuove classi basate sul web. I nuovi tool annunciati in seguito alla donazione dovrebbero essere introdotti a partire dall'anno scolastico 2013/2014.

Mauro Vecchio

giovedì 14 aprile 2011

Usa: 300 iPad 2 per i bambini dell’asilo

[Newnotizie 13/04/2011] Usa: iPad nelle scuole. Cari bambini del Maine, dite addio ai libri che tanto amate scarabocchiare. A breve sarete dotati del nuovo iPad per la scuola. No, no! Non sono delle nuove caramelle. Ma stiamo parlando del tablet dell'Apple che vi accompagnerà nelle lunghe ore scolastiche. Il distretto scolastico americano del Maine sarà il primo del paese a dotare i propri bambini dell'asilo di un iPad 2 che fungerà da supporto didattico multimediale. Un intervento nelle scuole che porterà circa 300 Apple iPad 2 e che costerà allo stato del Maine circa 200.000 dollari. Le polemiche sono arrivate immediatamente proprio perché si pensa sia un errore assegnare un prodotto del genere a bambini di 4 e 5 anni, troppo piccoli per il tablet della casa di Cupertino. Al suo posto, infatti, genitori e maestre preferiscono i classici libri da colorare rispetto a un prodotto multimediale.

Il Maine: all'avanguardia. Il Maine non è nuovo a queste innovative iniziative. Già nel 2002 aveva distribuito notebook a quasi il 50% dei propri studenti delle scuole di I e II grado, equivalenti alle nostre medie e superiori. Ma le distribuzioni di iPad a carico del sistema scolastico non sono più una novità: per attirare nelle scuole superiori o università i migliori studenti, sono ormai moltissimi gli istituti che offrono un iPad tra la dotazione scolastica gratuita. Un piccolo prezzo da pagare per avere i migliori cervelli nella propria scuola.

Daniela Ciranni

mercoledì 13 aprile 2011

Il web 2.0 mette il grembiule

[MyMarketing.net o8/0472011] Il web 2.0 entra a scuola. E non lo fa certo in punta di piedi. Ma in modo interattivo e multimediale, proprio com‘è nella sua natura.

La rivoluzione 2.0 di studenti e professori parte dalla Puglia, dove il blog il sottosopra.info dell‘ITC Blaise Pascal di Foggia si è addirittura guadagnato il Diploma di Gran Merito. E non è tutto. La squadra, guidata dal prof. Raffaele Identi, non si è certa fermata qui e ha bissato il successo con un premio dell‘Ordine dei Giornalisti, giungendo terzo nel concorso nazionale “Fare il giornale nelle scuole”. Tipico esempio di “informazione dal basso”, Il SottoSopra ha l‘aspetto di un vero e proprio rotocalco di cronaca, ricco di news, articoli di approfondimento e contributi multimediali degni di una redazione professionista. Ce n‘è davvero per tutti i gusti: dalle notizie di cronaca bianca e rosa alle notizie sportive o specializzate in musica e hi-tech. Insomma, un autentico esempio di come anche i “piccoli” possono diventare “grandi”.

Sempre restando nella terra dei Trulli e dei Taralli, inoltre, c‘è anche l‘esperienza dell‘ITC Costa di Lecce che attraverso il blog “Repubblica Salentina” è riuscita a esportare il suo “credo” folcloristico in tutto il mondo, dando poi vita a un‘ulteriore iniziativa: il progetto “Salento 3.0” in grado di utilizzare innovative tecniche di marketing digitale per promuovere le bellezze turistiche del Salento. E non sorprende poi sapere che, proprio il Costa di Lecce, è stata la prima – e, molto probabilmente l‘unica - scuola in Italia ad aver dato vita a una realtà imprenditoriale che funge da incubatore di lavoro nei settori del web design e del web marketing. E, come se non bastasse, da queste iniziative sono nate anche importanti iniziative a sfondo sociale, come “Salento EcoDay”, un fine settimana in cui volontari si organizzano in gruppi per interventi di pulizia e raccolta di rifiuti nelle aree e nell‘hinterland del proprio Comune di residenza.

Dalla Puglia ci trasferiamo in Sicilia e, più precisamente a Palermo, dove i ragazzi della quarta B della scuola elementare Mario Rapisardi hanno sperimentato l‘uso del web 2.0 in classe, imparando poesie su YouTube, scaricando software gratuiti e chiacchierando in aula di Google e dei principali programmi di calcolo e videoscrittura.

In questo caso il ruolo di Mister Fantasy (parafrasando un personaggio portato al successo dal più celebre dei tecnologi italiani Carlo Massarini) spetta a Giusi Carini, una maestra 2.0 che, quattro anni fa, ha aperto un blog con la classe prima.

Le sue lezioni virtuali vanno dall‘ascolto di spezzoni audio e video a sondaggi online e dalla navigazione web alla lettura di ebook, passando dall‘utilizzo del computer a scopo ludico e lavorativo, il tutto governato – e non potrebbe essere altrimenti – da una modernissima lavagna interattiva multimediale.

E i bambini come rispondono? “Con la maestra Giusi non ci annoiamo mai!”, affermano in coro... In barba a tutti coloro che continuano a predicare contro l‘arretratezza della scuola italiana e dell‘impotenza di insegnanti ed educatori contro il digital divide.

Roberto Bonin