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lunedì 23 settembre 2013

Scuola 2.0, la Ue accelera su eSkills: competenze digitali per insegnanti e studenti

[Key4biz 20/09/2013]
Mentre l'Italia fa un passo indietro nella digitalizzazione delle scuole con il Decreto approvato dal CDM il 9 settembre (Leggi Articolo Key4biz), la Ue chiede ai Paesi membri di accelerare.
Oggi con un tweet il Commissario Ue alla Digital Agenda Neelie Kroes ricorda che il prossimo 25 settembre, insieme al Commissario alla Cultura Androulla Vassiliou, presenterà a Bruxelles una Comunicazione sull'Istruzione che mira a stimolare la qualità, metodi innovativi di apprendimento e insegnamento, grazie alle tecnologie digitali e ai contenuti.

Rendendo l'apprendimento più aperto e offrendo un'istruzione di qualità in modo efficiente, si legge nella nota, la Ue potrà contare su una forza lavoro più qualificata che aumenterà l'occupazione, la competitività e la crescita. [Leggi tutto...]

lunedì 15 ottobre 2012

Europarlamento: passo per protezione minori in rete

[09/10/2012 ANSA]
''Internet sta diventando sempre piu' pervasivo nella vita dei minori e, se da un lato offre nuove e inedite opportunita' ai bambini e ai ragazzi di far sentire la loro voce, dall'altro li espone a rischi elevati e richiede un intervento su almeno tre fronti: accesso ed educazione, protezione, e cittadinanza digitale''. E' quanto ha detto Silvia Costa, eurodeputata del Pd la relatrice del rapporto approvato oggi in commissione cultura sulla protezione dei minori nel mondo digitale.


La relazione contiene specifiche indicazioni rivolte alla Commissione sulle modalita' con cui la protezione dei minori nel mondo digitale puo' essere incorporata nelle sue azioni e provvedimenti secondo una metodologia piu' efficace, potenziando i meccanismi gia' esistenti come le hotlines nazionali, secondo gli standard INHOPE, i red buttons, gli alert per i genitori e gli altri, per assicurare un approccio coerente e coordinato nei confronti della sicurezza online del bambino.


Quattro, quindi, i cardini della proposta di Silvia Costa: una cornice generale di diritti e di governance, il diritto di accesso e di educazione nei media e nei nuovi media, il diritto alla protezione, il diritto alla cittadinanza digitale.


In materia di protezione, la relazione chiede a Commissione e Stati membri di valutare l'opportunita' di iniziative specifiche da parte dei servizi preposti alla sicurezza e alla tutela, come quello giudiziario e di polizia, con l'obiettivo di realizzare tempestivi interventi sui contenuti pericolosi, in accordo con le legislazioni nazionali, anche di Paesi terzi.


TUTELARE MINORI, SCURRIA (PDL) - Il Parlamento europeo mira a proteggere i giovani che navigano in rete proteggendoli dai ''rischi di azioni criminali'' ed eliminando il digital divide che colpisce in particolare i minori soprattutto in ambito scolastico. E' questo il senso della relazione approvata oggi in commissione cultura sulla ''tutela dei giovani nel mondo digitale''. ''Il primo tema da affrontare - ha detto l'eurodeputato Pdl Marco Scurria, coordinatore Ppe in commissione cultura - e' sicuramente quello del divario digitale, e in particolare la tutela delle fasce meno protette, tra le quali i minori''. La relazione approvata oggi contiene impegni o codici di condotta che predevono la visualizzazione di un'apposita etichetta sui siti internet per combattere le discriminazioni e gli altri contenuti illeciti o nocivi online.


''Vanno indubbiamente incoraggiate le azioni di contrasto alla criminalita' online messe a punto con successo da alcuni Stati membri - ha segnalato Scurria - ma le differenze culturali e giuridiche esistenti tra essi, non permettono di stabilire con chiarezza i contenuti da sanzionare''. I contenuti illeciti o nocivi provengono anche da paesi terzi e quindi la relazione mira a ''un approccio coordinato sia a livello europeo che internazionale per permettere di armonizzare la tutela contro questo tipo di contenuti''.

giovedì 10 maggio 2012

Diritto d’autore: Neelie Kroes mette la parola fine su ACTA?

[Key4biz 04/05/2012]
L’ACTA, il controverso accordo anticontraffazione che riguarda anche la pirateria online, non ha futuro. A dirlo non è stato uno qualunque, ma direttamente il Commissario Ue per la Digital Agenda Neelie Kroes che, intervenendo alla conferenza "The European public on the Net" di Re:publica, a Berlino (Leggi Articolo Key4biz), ha detto senza mezzi termini che “non sarà più una preoccupazione”.  
[Leggi tutto...]

mercoledì 14 marzo 2012

Didattica online il futuro della scuola italiana si chiama "eTwinning"

[AlternativaSostenibile.it 13/03/2012]
eTwinning è una piattaforma online che fornisce un servizio gratuito a tutti gli insegnanti di scuole pubbliche e parificate dei paesi membri (oltre a Croazia, Turchia, Islanda, Norvegia e Svizzera) per permettere loro di allargare i propri orizzonti didattici attraverso l'attivazione di progetti di partnership con colleghi di altri stati a cui far partecipare le proprie classi. L'obiettivo, oltre all'innovazione nelle pratiche di insegnamento, è quello di sviluppare un sentimento di coesione e conoscenza nelle nuove generazioni, per la creazione di una vera e propria cittadinanza europea. "Trattando di tecnologia online ci è sembrato un passo naturale essere presenti anche sui principali social network - ha commentato il Capo Unità eTwinning Italia Donatella Nucci -. La volontà è quella di sensibilizzare i docenti, ma anche i giovani, sull'esistenza di nuove forme di partnership che garantiscono un approccio innovativo alla didattica, conferendo, da un lato, nuovi spunti alla loro professionalità e, dall'altro, un maggior coinvolgimento degli studenti, che possono apprendere divertendosi attraverso le nuove tecnologie ed il confronto con dei coetanei europei. A questo - conclude Nucci - si aggiunge una visibilità europea dell'attività svolta in classe, grazie a numerosi seminari organizzati in territorio nazionale e straniero e le premiazioni annuali dei migliori progetti".

L'azione coinvolge circa 90.000 scuole europee, con più di 160.000 progetti finora attivati. L'Italia è uno dei paesi più attivi con circa 6.000 istituti registrati, per un totale di oltre 8.000 progetti. A livello operativo eTwinning è gestito dal consorzio di Ministeri dell'educazione europei European Schoolnet, sotto diretto mandato della Commissione Europea. L'organizzazione si basa su una rete di Unità Nazionali presenti in ciascun paese e coordinate da Bruxelles. In Italia questa ha sede a Firenze, all'interno dell'ente Ansas, ex Indire, e più precisamente dell'Agenzia Italiana per il Lifelong Learning Programme (Programma di Apprendimento Permanente), il cui obiettivo è contribuire allo sviluppo dell'Europa quale società avanzata basata sulla conoscenza, riunendo al suo interno tutte le iniziative di cooperazione europea nell'ambito dell'istruzione e della formazione dal 2007 al 2013, periodo di durata dell'azione. Maggiori informazioni sul sito nazionale http://etwinning.indire.it o su quello europeo www.etwinning.net.

Tommaso Tautonico

sabato 3 dicembre 2011

Internet e bambini, un rapporto più sicuro

[BitMat 02/12/2011]

Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea, è riuscita ad ottenere l'impegno di ben 28 colossi del settore IT per una maggiore protezione online dei minori


Anche i bambini, ai giorni nostri, costituiscono una buona parte degli utenti che utilizzano internet, ed è per questo che il mondo del web deve acquisire una maggiore sicurezza, per poter diventare un luogo più sicuro.

Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea ha convinto 28 aziende leader del settore tecnologico, fra cui Google, Apple e Microsoft ad impegnarsi per applicare tanti piccoli accorgimenti che messi insieme possono offrire immediati risultati sul fronte della sicurezza online, proprio come EMC si è occupata di Cyber Sicurezza per i bambini e le PMI.
Tra i possibili miglioramenti: facilitare la segnalazione di contenuti dannosi, assicurare che le impostazioni sulla privacy siano adeguate all'età, offrire una maggiore gamma di opzioni per il controllo parentale e riflettere le esigenze di una generazione che naviga attraverso il web ad un'età sempre più bassa e utilizzano i Tablet come strumenti di apprendimento e divertimento.

I grandi colossi coinvolti, come primo passo, hanno stabilito una dichiarazione di intenti 'nella quale sono previste misure in cinque settori': strumenti di segnalazione semplici ed efficaci, impostazioni sulla privacy, la quale associata all'innovazione crea un connubio vincente, che siano adeguate all'età, un maggiore utilizzo della classificazione dei contenuti, un'elevata disponibilità e un uso di sistemi di controllo parentale ed infine, un'effettiva rimozione di materiale pedopornografico.

Dal documento ufficiale in cui sono riportati i risultati delle ultime indagini sul campo, risulta che già all'età di sette anni i bambini, in Europa, incominciano ad utilizzare Internet. 'Il 38% dei bambini di età compresa tra i 9 e i 12 anni che navigano in Internet affermano di avere un profilo su un social network nonostante le restrizioni d’età. Più del 30% dei bambini che usano Internet lo fanno da un dispositivo mobile e il 26% tramite la console per i videogiochi'.

Neelie Kroes ha dichiarato con soddisfazione che: 'Questa nuova coalizione fornirà sia ai bambini che ai loro genitori strumenti di protezione chiari e coerenti per sfruttare nel modo migliore l’universo online. I membri fondatori della coalizione sono già dei leader nel campo della sicurezza dei minori online. Lavorando insieme tracceremo il percorso da seguire per l'intero settore e avremo delle solide basi da cui partire per responsabilizzare i minori che utilizzano Internet'.

giovedì 10 marzo 2011

Europa 2.0, i social network per le politiche europee

[10/03/2011 Ninja marketing] L'informazione made in Bruxells viaggia sul web. Tra social network e motori di ricerca

Non c’è bisogno di dati e statistiche per dimostrare l’importanza che i canali di comunicazione digitale hanno assunto mondo politico: comunicazione via blog, campagne elettorali web-based, video-sharing e interazione sui social network sono diventate strategie diffuse per formare l’opinione pubblica, anche nel tentativo di avvicinare i cittadini alla politica e stabilire con loro un dialogo bidirezionale.

Internet non ha ha cambiato solo la sfera politica americana con la campagna Obama, ma ha innovato anche il panorama dell’informazione europea tanto che, gli strumenti del web 2.0, sono diventati il canale di comunicazione e di ricerca privilegiato dagli Europarlamentari. Insomma, il sito ufficiale dell’ Unione Europea non è più l’unico canale, ma l’informazione made in Bruxelles viaggia sul Web, sopratutto tramite Twitter e Facebook.

La seconda edizione di European Parliament Digital Trends Survey, ricerca svolta da Fleishman-Hillard Bruxelles , mostra un forte entusiasmo dei Parlamentari europei nei confronti del web, una tendenza che, già evidenziata nella versione 2009, si è confermata in forte crescita. Questo nuovo approccio ai media digitali inoltre è stato anche favorito da vere e proprie lezioni sull’utilizzo dei social media che sono state impartite ai MEP (Members of european parliament) nel 2010.

Il 69% degli Europarlamentari si avvale dei social network per comunicare ed interagire con i cittadini, ma anche per esprimere le proprie idee e spiegare il funzionamento delle istituzioni europee ed avvicinarsi così all’opinione pubblica. Facebook è quello più utilizzato, mentre il sito Toutleurope.eu,

portale francese destinato alle tematiche europee, ha dato vita a ” Tweet Your Mep“, una piattaforma basata sul servizio di microblogging che, tramite registrazione, consente di dialogare direttamente con i deputati europei presenti su Twitter, anch’esso in crescita ( +13% rispetto all’anno precedente).

A riscuotere meno successo, invece, sono i blog, e infatti solo il 29% ne ha uno personale, rispetto al 40% del 2009, così come lo sharing dei video. Un punto di forza, comune ad entrambi i mezzi di comunicazione è l’utilizzo di più lingue e, infatti il 30% circa degli Europarlamentari dichiara di scrivere in almeno due lingue.

Il web viene utilizzato anche per ricercare informazioni (il 99% utilizza settimanalmente i motori di ricerca e una percentuale di poco inferiore, il 95%, consulta le testate giornalistiche on-line) e monitorare la copertura mediatica delle notizie ed il 78% ritiene che più dei siti web personali e istituzionali, la vera forza è rappresenata dai siti web tematici. Però, nonostante l’86% degli Europarlamentari ritenga che un position paper sia importante, ma secondo il 93% i contatti personali lo sono ancora di più.

Social network per comunicare, informare, interagire, ma anche per garantire la trasparenza, anzi, forse un pò troppa come nel caso di uno dei recenti vertici UE a Bruxelles quando, sul tweet-wall allestito nella sala principale dove i 27 leader erano riuniti per il summit sull’ Euro Zona, sono comparsi numerosi tweet di insulto, con l’hastag #EUCO , indirizzati a Berlusconi.

venerdì 5 novembre 2010

Dati personali, diritto all'oblio e social network: si muove la Ue

[01net 05/11/2010] C’è un percorso comune tracciato da Viviane Reding, commissaria europea per la giustizia i diritti fondamentali e la cittadinanza, e Neelie Kroes, commissaria responsabile per l’agenda digitale, che porta a una revisione dell’attuale normativa sulla protezione dei dati personali.
Un percorso che parte dalla percezione che la normativa esistente, risalente al 1995, non sia più adeguata al contesto sociale e tecnologico sviluppatosi in questi anni e dalla volontà di ” rafforzare i diritti delle persone, eliminando allo stesso tempo la burocrazia allo scopo di assicurare la libera circolazione dei dati nel mercato unico”

A tal fine, la Commissione presieduta da Reding presenterà nel corso del prossimo anno una nuova proposta legislativa, frutto di una consultazione pubblica condotta in questi mesi, della quale sono stati delineati in questi giorni gli obiettivi principali, riassunti in cinque punti.
La proposta è consultabile integralmente a questo indirizzo e cittadini e parti interessate sono invitati a esprimere il loro parere in merito entro il prossimo 15 gennaio. Il primo obiettivo è un rafforzamento dei diritti individuali, così che la raccolta e l'utilizzo dei dati personali siano limitati allo stretto necessario. In questo caso il richiamo sarà a una maggiore trasparenza e alla possibilità di esprimere il loro consenso informato al trattamento.
Soprattutto rientra in questo primo punto anche un forte richiamo al diritto all’oblio, una volta che i dati non siano più cancellati o che il titolare ne desideri la cancellazione.
Come ben si legge nelle pagine di chiarificazione che accompagnano il comunicato dell’Unione, al centro del dibattito c’è proprio il cambiamento intervenuto nella gestione dei dati personali con l’avvento dei social network.
”Un singolo social network , si legge nella nota, oggi conta qualcosa come 500 milioni di utenti in tutto il mondo. Vale a dire quanti l’intera popolazione dell’Unione. In questo scenario, è necessario che i benefici tecnologici per gli individui, le imprese e le pubbliche autorità vadano di pari passo con il necessario rispetto per i dati personali che devono essere adeguatamente protetti, qualunque sia la tecnologia in uso”.
Ogni utente deve essere informato su come e da chi i suoi dati vengono raccolti, deve essere consapevole dei suoi diritti in termini di accesso, rettifica e cancellazione e deve essere in grado di esercitare questo diritto senza vincoli.
Soprattutto, ed è qui che si arriva al diritto all’oblio, il singolo utente deve avere il diritto di rimozione completa dei suoi dati. […] Chi desidera cancellare il proprio profilo da un sito di social networking deve poter ricorrere al service provider perché siano rimossi completamente i suoi dati personali, includendo in questa accezione qualunque oggetto, anche le foto.

Un secondo importante obiettivo riguarda invece la libera circolazione dei dati nel territorio dell’Unione, oggi vincolata ai frequenti contrasti tra la norma europea e le singole legislazioni nazionali. Il richiamo sarà a una ricerca di uniformità, in un’ottica di mercato interno.

In virtù del trattato di Lisbona, ed è questo il terzo obiettivo, l’Unione si impegnerà alla definizione di norme generali di protezione dei dati che interesseranno tutti i settori, inclusa la cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. In questo quadro dovrebbe essere rivista anche la normativa datata 2006 che impone alle imprese la conservazione dei dati di traffico tra i sei mesi e i due anni.

Gli ultimi due obiettivi riguardano la protezione dei dati trasferiti al di fuori dell’Unione, in un’ottica di cooperazione con i Paesi extra-Ue, e l’opera di armonizzazione del ruolo e delle competenze delle autorità di protezione dei dati.

giovedì 1 luglio 2010

Finlandia: la banda larga diventa un diritto fondamentale

[NotebookItalia 01/07/2010]
Banda larga
non è solo sinonimo di Internet veloce, significa anche accesso ai servizi offerti dalla Rete, un tuffo in quella nuvola di vantaggi che ha portato con sé il Web 2.0 e che solo semplicisticamente identifichiamo con i social network. L'accesso alla banda larga per tutti i cittadini è quindi una condizione essenziale per lo sviluppo economico e sociale di un Paese.

Ne sono convinti i membri dell'associazione Anti Digital Divide che dal 2004 lotta per abbattere i limiti infrastrutturali in Italia e ne sono consapevoli i governanti italiani che hanno intrapreso iniziative volte a favorire la diffusione della broadband, almeno in versione mobile, nelle aree dove l'orografia non consente il passaggio dei cavi.

Ma mentre in Italia si è impantanati fra inghippi burocratici e pastoie, in Finlandia la banda larga ha raggiunto lo status di diritto universale del cittadino. Non è una mera dichiarazione di principi, perché con un approccio estremamente pragmatico i finlandesi hanno misurato l'entità di questo diritto: non meno di 100 Mbps procapite, a partire dal 2015!

Come spiega il Ministro delle Comunicazioni finlandese, Suvi Linden, "Da oggi entra in vigore l'obbligo di assicurare l'accesso al web a tutti i finlandesi". Per il momento però bisognerà accontentarsi di un minimo garantito di 1 Mbps, con l'impegno a realizzare una capillare copertura in fibra ottica entro 5 anni.

E dire che in Italia, un simile diritto sarebbe già garantito dall'art. 3 II comma della Costituzione, che recita: "È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

mercoledì 5 maggio 2010

Usiamo i social network per parlare d'Europa

[Tecnologiapercaso 05/05/2010] Dal sito della Commissione UE arriva una riflessione: i social network stanno trasformando il panorama mediatico, creando forti comunità online dove giovani e meno giovani scambiano idee e danno vita a nuovi spazi collettivi. Il Parlamento e le altre istituzioni UE devono essere "dove sta la gente", e parlare di Europa sulle nuove piattaforme. Nella relazione discussa qualche giorno fa, il liberale Morten Løøkkegaard evidenzia il potenziale dei social media per rafforzare la partecipazione dei cittadini e costruire una sfera pubblica europea.
"Sull'UE c'è un'abbondanza di informazione, ma manca la comunicazione", ha detto Løøkkegaard, presentando il suo rapporto alla commissione Educazione e Cultura del Parlamento il 27 aprile. "Dobbiamo avvicinarci ai cittadini con un approccio dal basso verso l'alto, e non il contrario", ha aggiunto.

Essere lì dov'è la conversazione

I cosiddetti 'social network' non sono solo una fonte di informazione per i giovani, ma anche il luogo dove esprimere le proprie idee, condividere contenuti e proposte: il posto ideale per "raccontare la nuova storia europea, e parlare alla generazione che è nata con l'Europa", secondo l'ex-giornalista.

Per raggiungere questo audience le istituzioni devono essere "dove la conversazione prende vita": piattaforme come Facebook e Twitter, su cui fette sempre più ampie della popolazione spendono parte del tempo libero, sono gli 'spazi' ideali.

La relazione sottolinea che il Parlamento è stato un "precursore" in questo senso, lanciando - in occasione delle elezioni europee - una serie di piattaforme online per incitare i cittadini al voto. Ma Løkkegaard incoraggia anche a esplorare di più le partnership con il settore privato, perché nel privato secondo lui - "ci sono esperienze e competenze validissime sui social media".

Durante l'incontro, il francese Jean-Marie Cavada, del PPE, ha parlato di "arroganza" delle istituzioni, che non si prendono la briga di "spiegare le cose chiaramente": anche secondo lui i social media possono essere un'opportunità per "una comunicazione più orizzontale".

L'assenza di una sfera pubblica europea

"Il contesto istituzionale e tecnologico non potrebbe essere più favorevole", ha continuato Løkkegaard, eppure" un sfera pubblica europea di vasto raggio non esiste, mentre le sfere pubbliche nazionali sono vivaci". Secondo lui, sta ai leader europei e nazionali assumersi la responsabilità e agire.

L'UE grande assente dai media nazionali

Più copertura degli affari europei sui media nazionali: per ottenere questo obiettivo, il rapporto raccomanda ai governi di proporre ai canali televisivi delle linee guida su come seguire l'attualità europea: si tratta "ovviamente di un esperimento", ha precisato l'autore, "ma chiedere che ci siano più servizi sull'Europa, può incoraggiare gli editori a mandare più corrispondenti a Bruxelles".

La relazione, infatti, lancia l'allarme sul declino nel numero dei corrispondenti presso le sedi dell'UE: secondo Lorenzo Consoli, presidente dell'Associazione della stampa internazionale (API) a Bruxelles, nel 2005 c'erano 1300 giornalisti accreditati presso le istituzioni europee, oggi sono solo 800.

D'accordo con la proposta l'europarlamentare del PD Silvia Costa, per cui "un riferimento all'UE nei contratti pubblici potrebbe fare una differenza sostanziale". Più critica la tedesca Petra Kammerevert, S&D, che teme che l'imposizione di linee guida dei governi alle TV possa "scivolare su un terreno pericoloso".

Gruppo di lavoro di giornalisti indipendenti

Løkkegaard propone anche la creazione di una "task force" europea di giornalisti indipendenti, liberi da ogni controllo editoriale, che producano news giornaliere sull'Europa, da pubblicare su diverse piattaforme e canali, secondo criteri giornalistici.

Critica la reazione della Kammerevert: "Non serve a nessuno comprarsi gli editori e i giornali. Nel tuo rapporto c'è una tendenza a cancellare la divisione fra noi istituzione e l'indipendenza dei media".

"Assolutamente no, lungi da me interferire con la libertà editoriale", ha replicato il danese, precisando che le sue idee sono nate con uno spirito "costruttivo, e in nessun modo come attacco al giornalismo".

La commissione per la Cultura voterà sul rapporto Løkkegaard il 2 giugno.