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martedì 17 settembre 2013

Tv per bambini, Italia in testa: i piccoli incollati allo schermo per quasi 3 ore al giorno

[Key4biz 11/09/2013]
I bambini non hanno mai consumato tanta Tv come adesso. Lo rivela il Report Kids TV di Eurodata Tv Worldwide, secondo il quale nel primo semestre 2013 in Francia, Germania, Italia, Regno Unito e Spagna la fruizione ha raggiunto una media di 2 ore e 14 minuti al giorno, segnando un aumento di cinque minuti negli ultimi cinque anni. Il dato maggiore lo registrano Italia e Germania.
I piccoli italiani sono i più grossi consumatori (7 minuti in più rispetto allo scorso anno) tra i cinque Paesi considerati nel Rapporto, restando incollati al televisore per almeno 2 ore e 49 minuti al giorno. I tedeschi invece si attestano su un’ora e 33 minuti con un aumento di 7 minuti. [Leggi tutto...]

Infanzia, Osservatorio Diritti Minori: Abolire il Codice Tv e Minori

[Il velino 10/09/2013]
“Sono mutate le condizioni storiche che hanno portato al varo del Codice Tv e Minori, pertanto ne chiediamo l’abolizione”: è quanto dichiara, sorprendentemente, il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, che ha affiancato l’allora ministro delle comunicazioni, Maurizio Gasparri, nella fase di stesura del protocollo recepito dalla Legge per il riordino dell’assetto radiotelevisivo. “L’offerta televisiva, in termini di canali, è aumentata a dismisura – spiega Marziale – ed il monitoraggio è diventato impossibile. Da qui il rischio, empiricamente dimostrabile, che alcune reti sono chiamate a pagare le sanzioni previste e altre la fanno franca. Tutto ciò rende ridicolo e parziale lo strumento, concepito non già per censurare, bensì per richiamare culturalmente i responsabili dei palinsesti e i genitori al dovere di attenzionarsi in particolari momenti della giornata rispetto alle esigenze dei fruitori più piccoli”. Per il presidente dell’Osservatorio “sono maturi i tempi per sostituire uno strumento ormai vetusto con un tavolo da costituirsi presso il Dipartimento comunicazioni del governo, contemplante la rappresentanza di editori e della società civile impegnata nella tutela dei minori, allo scopo di concepire un nuovo codice di autodisciplina, più aderente alle condizioni storiche e sociali contemporanee. L’assunzione di responsabilità diretta da parte degli editori e della società civile, con l’arbitrato del governo – conclude Marziale – garantirebbe sicuramente risultati di gran lunga superiori rispetto a quelli attuali e, anzi, costituirebbe un motivo di confronto più serrato e sinergicamente in grado di agevolare il compito ai primi ed insostituibili garanti del benessere psicofisico dei bambini, ossia i genitori”.

venerdì 13 luglio 2012

Tv e Minori: per il Consiglio nazionale degli utenti, nuovo decreto consente ancora l’aggiramento dei divieti

[Key4biz 10/07/2012]
Il Consiglio Nazionale degli utenti solleva alcuni dubbi riguardo al Testo Unico dei servizi di media audiovisivi in materia di tv e minori (Leggi Articolo Key4biz).
Per il CNU, vanno bene le modifiche introdotte dal governo tese a recepire i rilievi della Commissione europea per la tutela dei minori, “non è, però, del tutto fugato il rischio che possa essere aggirato il no a trasmettere prima delle 23,00 e dopo le ore 7,00 film vietati ai minori di anni 14, che costituiva uno dei punti di rafforzamento della precedente normativa a tutela dei minori”.

Il CNU nella riunione di ieri ha preso atto delle modifiche, ha accolto positivamente le disposizioni riguardanti il divieto assoluto per le trasmissioni televisive che “possono nuocere gravemente” allo sviluppo fisico, psichico o morale dei minori, salve le previsioni applicabili unicamente ai servizi a richiesta, e ha inoltre valutato con favore che la trasmissione di contenuti inadatti ai minori venga identificata mediante una chiara segnaletica durante l’intera durata del programma, secondo quanto previsto dalla direttive europea.

Tuttavia, “il CNU non condivide l’enfasi secondo cui questo decreto introdurrebbe norme più severe a tutela dei minori nella programmazione televisiva. Al contrario manifesta seria preoccupazione per l’ambiguità di una norma che potrebbe prestarsi a interpretazioni lassiste con ricadute negative per i giovani telespettatori”.
Perché, spiega il CNU, “l’art. 34, comma 2 stabilisce che i programmi che possono nuocere allo sviluppo fisico, mentale o morale dei minori e film vietati ai minori di anni 14 possano essere trasmessi anche in orario diurno in presenza di accorgimenti tecnici che escludano che i minori che si trovano nell’area di diffusione vedano o ascoltino normalmente tali programmi”.

Per il CNU, qualora si ritenesse l’attuale cosiddetto ‘controllo parentale’ rispondente a tali requisiti, “si consentirebbe praticamente l’aggiramento del divieto di tali trasmissioni prima delle 23,00 e dopo le ore 7,00 e si verrebbe così a determinare un quasi completo svuotamento del divieto alla trasmissione di film vietati ai minori di anni 14, che costituiva uno dei punti di rafforzamento della precedente normativa a tutela dei minori”.

Secondo il Consiglio nazionale degli utenti televisivi, “gli accorgimenti tecnici dovrebbero essere idonei ed effettivamente in grado di escludere che i minori accedano a programmi nocivi, ma in realtà il controllo parentale attualmente implementato in Italia, peraltro non operativo come default ma solo su iniziativa dell’utente, non garantisce in alcun modo l’esclusione dei minori dai programmi nocivi come invece prescritto dalla direttiva europea”.

Il decreto, approvato dal governo su proposta dei ministri per gli Affari europei e dello Sviluppo economico, di concerto con i Ministri degli Affari esteri, Giustizia, Economia e finanze, recepisce i rilievi della Commissione Ue, applica i precetti suggeriti dal Comitato per la Tutela dei minori e distingue in modo più chiaro la diversità tra il regime delle trasmissioni lineari (in chiaro o a pagamento) e quello delle trasmissioni non lineari (on-demand).

La nuova normativa proibisce, spiega una nota del MiSE, la messa in onda di film classificati come “vietati ai minori di 18 anni” e di programmi considerati gravemente nocivi dello sviluppo psicofisico dei minori (che potranno invece essere fruiti solo ed esclusivamente mediante servizi a richiesta dell’utente, purché dotati delle necessarie tutele, quali il parental control e il servizio di avvertenza tramite bollino rosso).

I film vietati ai minori di 14 anni e tutti gli altri programmi comunque nocivi dello sviluppo psicofisico dei telespettatori più piccoli potranno andare in onda solo fra le ore 23.00 e le 7.00 del mattino, oppure con l’uso obbligatorio di un parental control. In entrambi i casi dovrà sempre essere presente l’apposita avvertenza televisiva (bollino rosso). 

Raffaella Natale

lunedì 23 maggio 2011

A Reggio Emilia "Media e minori: le abitudini dei baby spettatori"

[Orizzonte scuola 18/05/2011]

Servizio CORECOM - Regione Emilia Romagna - A Reggio Emilia i risultati della ricerca di CORECOM e Reggio Children sui bambini in età prescolare.

“Bambini e media, tra TV, cartoons, computer e videogiochi” è il titolo dell’iniziativa che avrà luogo sabato 21 maggio, dalle 9.15 alle 12.30, presso il Centro Internazionale Loris Malaguzzi di Reggio Emilia. L’evento vedrà la presentazione dei risultati di una ricerca, realizzata dal CORECOM Emilia-Romagna e da Reggio Children, che ha indagato i ruoli e i significati dei media nella vita dei bambini in età prescolare, attraverso un percorso della durata di due anni, che ha coinvolto minori, genitori e insegnanti.

La ricerca ha permesso di analizzare le abitudini nella fruizione mediatica nella prima infanzia, attraverso un questionario rivolto alle famiglie, i focus group con genitori, insegnanti e pedagogisti e il coinvolgimento diretto di bambini tra i 20 mesi e i 6 anni. Il progetto, oltre a promuovere un uso responsabile e consapevole dei media, si è posto l’obiettivo ambizioso di costruire uno strumento di ricerca e formazione che potesse essere diffuso sull’intero territorio dell’Emilia-Romagna.

Cosa guardano i bambini e con quali modalità? Cosa pensano di pubblicità e TG? I risultati tracciano il quadro di bambini che già dalla primissima infanzia sono ampiamente esposti ai media; la televisione si conferma in cima alle preferenze, ma molti bambini della scuola materna utilizzano anche computer e videogiochi. Permangono alcune cattive abitudini, come guardare la tv durante i pasti o prima di dormire, ma emergono con forza anche le preoccupazioni dei genitori, per i contenuti violenti di videogiochi e tv – tanto che molti preferiscono utilizzare dvd e filmati scaricati dalla rete – e per una tecnologia che entra a far parte precocemente della vita dei loro figli.

L’incontro, moderato dal Direttore di Rai Regionale, Fabrizio Binacchi, vedrà la presenza di Arianna Alberici (Componente CORECOM) e di Carla Rinaldi (Presidente di Reggio Children). A presentare la ricerca le pedagogiste Paola Strozzi (Istituzione Nidi e Scuole dell’Infanzia, Comune di Reggio Emilia), Mascia Marconi (Progettinfanzia Bassa Reggiana) ed Elena Bega (Coopselios). Agli interventi di Franco Mugerli (Comitato Media e Minori) e dell’Ufficio Scolastico Regionale, seguirà un dibattito aperto a tutti i partecipanti

martedì 16 febbraio 2010

La tv rubata ai bambini

[La Repubblica 15/02/2010] Melevisione addio. E quindi tanto vale approfittare di questa perdita per ragionare sul ruolo della tv «per ragazzi». Anche se oggi è difficile distinguere fra un pubblico di giovanissimie uno di adulti, fra un mondoe l' altro, fra una psicologia cresciuta e un universo ancora infantile. Quando la televisione era povera, democristiana e moralista offriva un servizio dedicato con chiarezza alla propria clientela: nessuno allora parlava di audience o di share, al massimo si studiava l' "indice di gradimento", sulla base delle accurate interviste realizzate da solerti signorine sul territorio: ma il marketing è il marketing, in qualsiasi epoca. Nei primi tempi della Rai, la Tv dei ragazzi non era una parte residuale nel palinsesto dell' unico canale pubblico. Anzi, la tv nazionale si caratterizzava p e r u n ' o f f e r t a molteplice rivolta a settori specifici di spettatori: al pubblico generalista con gli sceneggiati come Una tragedia americana, all' Italia premoderna con il programma pedagogico Non è mai troppo tardi del maestro Manzi, e ai giovani o giovanissimi con lo spazio intitolato La tv dei ragazzi. Ma forse sarebbe sbagliato considerare la Tv dei ragazzi semplicemente uno "spazio". La televisione-contenitore non era ancora stata inventata. Era invece un vero e proprio appuntamento quotidiano. Qualcosa che interrompeva lo studio e talvolta radunava gruppi di amici. I pomeriggi si qualificavano nell' immaginario infantile (e non soltanto infantile) di massa per telefilm come Avventure in elicottero, o per le serie di Rintintin e di Lassie. Tuttavia il programma che ha creato una vera fedeltà nei giovani spettatori degli anni Cinquanta e Sessanta è stato Chissà chi lo sa?, un' altra trasmissione "scolastica", che tuttavia determinava fenomeni di identificazione nel pubblico, e tifoserie divise fra le squadre nell' arena. «Squillino le trombe, entrino le squadre», proclamava Febo Conti, ed era subito competition. Forse il segreto della Tv dei ragazzi era la combinazione, potremmo dire con il lessico di oggi, di fiction e di programmi in diretta. Intere generazioni sono cresciute aspettando la puntata settimanale della saga di Ivanhoe, interpretata da un giovane e atletico Roger Moore; mentre la domenica era monopolizzata da Giovanna, la nonna del Corsaro nero, uno sceneggiato musicale vagamente salgariano, scritto da Vittorio Metz e interpretato fra gli altri da Giulio Marchetti e Pietro De Vico, di cui furono realizzate tre serie a partire dal 1961 (per inavvertenza, tutte le puntate furono cancellate, e quindi non esiste traccia di questa serie di eccezionale successo popolare). La Nonna era interpretata da Anna Campori, la sigla è ancora nella memoria di molti: «Un doppio urrah per Nonna Sprint, la vecchia ch' è più forte di un bicchiere di gin...». Qualcosa si può trovare su YouTube, ma si tratta di pochi frammenti. La Melevisione a sua volta è il risultato di una reinterpretazione del genere fantasy, ma costituisce soprattutto una riserva di senso dentro una televisione fatta di automatismi e di format. Riuscire a portare i giovani telespettatori, un pubblico d' élite, naturalmente, dentro il «Fantabosco» e la «Piana del re», nella folla dei singolari, fiabeschi personaggi della Melevisione, implica uno sforzo creativo ragguardevole, esercitato con passione per oltre dieci anni (la Melevisione esordisce il 18 gennaio 1999), di cui c' è da essere grati agli autori e all' apparato di produzione del programma. Adesso sembra proprio che la Melevisione sia destinata al digitale terrestre. Era un frammento, piccolo, di televisione strappato chissà come alla esondante volgarità della tv generalista e commerciale. RaiTre ha il merito di avere mantenuto questa riserva indiana e di averla proposta per anni a un pubblico di modesta entità numerica ma via via più fidelizzato e consapevole. Sono, o erano, bambini e ragazzini, dai quattro ai quattordici anni, che hanno avuto la forza di sintonizzarsi su un programma in netta controtendenza riapetto ai palinsesti correnti. Non si spiega altrimenti, se non per il successo "intellettuale" del programma, la sua durata e la permanenza pluriennale nel palinsesto della Rai: nessuno fa programmi per beneficenza. E questo spiega anche il successo «commerciale» della Melevisione, il che significa avere individuato una fascia di pubblico e avere offerto un prodotto per essa attraente. Di più: la sola e unica forma di spettacolo offerta al pubblico più giovane, al di là dei cartoni animati. Adesso si celebrano canti di lutto. L' intero gruppo della Melevisione (una cinquantina di persone) teme l' oscuramento, e di conseguenza la scomparsa, o un ridimensionamento brutale. È un atteggiamento naturale, ma oltre alle condizioni in cui si troverà lo staff del programma, in linea più generale occorrerà vedere come il giovane pubblico della Melevisione sostituirà il programma nel proprio portafogli di preferenze televisive. Nulla resta vuoto nella televisione; e dunque niente è più facile che il telecomando dei teenager scivoli per inerzia verso Canale 5, e cioè verso Uomini e donne di Maria De Filippi. Quindi si assisterà semplicemente a una «sostituzione di immaginario»: l' immaginario costituito dai panorami favolistici della Melevisione verrà sostituito dall' immaginario pop e trash della televisione commerciale, con i suoi tratti iper-realistici. Al posto del folletto Milo Cotogno e di Lupo Lucio, di Re Quercia e della Principessa Odessa, arriveranno nelle case, anche in quelle che ne erano esenti, tronisti e concorrenti pieni di gel. Sarebbe ingenuo affidare a un programma come la Melevisione la trincea di resistenza rispetto ai programmi di autentica tendenza, le trasmissioni che portano a un' identificazione pressoché totale con i protagonisti dell' iper-realtà televisiva. Piuttosto, c' è da pensare che dopo la De Filippi viene necessariamente, per pura grammatica televisiva, Grande Fratello. E quindi lo stordimento televisivo comincia dove finisce la Melevisione. Sembra nulla, un' ovvietà, ma la televisione è fatta di abitudini, di gesti automatici, di zapping. Non trovare su RaiTre l' appuntamento con l' isola felice della Melevisione non è una perdita in sé: è il segno che nella televisione di Stato qualcuno ha abdicato a un ruolo. Non che la tv debba avere per forza un ruolo pedagogico; tuttavia perdere la Melevisione, con la sua leggera fantasy spedita nel regno oscuro del digitale, significa che la televisione pubblica relega se stessa a un ruolo secondario. I ragazzini se ne faranno una ragione, scivolando verso i giochi machos della De Filippi. Ma forse sono i genitori che dovrebbero preoccuparsi: avere in casa un ragazzino felice della sua età, che scherza sull' Orco Manno e sull' Orchessa Orchidea, in fondo è piuttosto diverso dal trovarsi di fronte a un emulo di Fabrizio Corona, pronto a scivolare nel mondo stregato di Amici, in uno scenario estetico, e filosofico, fatto di lampade Uva e di tatuaggi. - EDMONDO BERSELLI

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