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martedì 7 gennaio 2014

Social network e lettura: quale rapporto?

[Mondolibri 04/01/2014]
Non è affatto vero che i giovani leggano di meno per colpa di Internet: leggono in maniera diversa, questo sì. I social network come Facebook e Twitter hanno contribuito, comunque, ad abbassare il livello di attenzione e questo lo si nota soprattutto nello scrivere. Non è che si legga di meno, pertanto, ma si legge male.
Sui social network, infatti, si trovano brevi frammenti di testo, come gli status, i commenti, tweet, gli emoticon, i messaggi scambiati via chat e via dicendo. Il problema con Internet nasce quando si deve affrontare un testo più lungo e con un contenuto ben preciso. Commenta Ethna Gaitán, psicologa dell’IPLER – centro colombiano per il miglioramento della lettura veloce e della comprensione dei testi:
È un problema di concentrazione. La rete distrae, così che mentre si legge un testo non vi si presta l’attenzione al cento per cento e, di conseguenza, la comprensione delle idee si riduce di molto.
E poi continua:
Si possono anche leggere testi lunghi, ma bisogna avere la necessaria capacità di concentrazione per comprenderli e farli propri. Tutto dipende dall’interesse che suscita l’argomento della lettura.
Di fatto succede che mentre si sta leggendo un testo online, arriva l’amico che ti saluta via chat, ci sono una decina di Tweet con quell’hashtag che stai seguendo e un paio di persone che conosci aggiornano il proprio stato su Facebook. Tutto questo distrae e le idee che il testo trasmette non sono pienamente comprese da chi le sta leggendo.
Questa nuova modalità di lettura comporta quattro conseguenze principali:
  1. impoverimento del vocabolario: i più giovani – che sono i più esposti ai problemi di comprensione della lettura – fanno uso di poche parole che sono, poi, sempre le stesse con un effetto abbastanza lampante: meno parole si usano e meno ancora saranno quelle che si potranno comprendere;
  2. si preferisce il riassunto al testo originale: invece di cercare un libro – sia esso cartaceo o digitale – si prediligono i riassunti del libro stesso, su Google o Wikipedia o forum vari. In tal modo si perdono tutta una serie di dettagli che solo nei libri si possono scoprire grazie a una lettura tranquilla e cosciente del testo;
  3. pessima ortografia: la buona ortografia prima era quasi un segno distintivo di dilegenza e preparazione, mentre ora sembra non necessaria e, addirittura, simbolica. È tutto concatenato: se non si comprende quello che si legge, si scrive velocemente e senza curarsi delle regole, il risultato ovvio è che la grammatica e l’ortografia diventano irrilevanti, con tutto quel che comporta una tale deriva;
  4. mancanza di argomentazione nei propri testi: sebbene sembri ovvia, la conseguenza più grave di tutto questo è la mancanza di capacità di costruire testi decenti quando ce n’è bisogno (una tesi di laurea, per esempio). Lo scrivere bene si fonda sul leggere bene, sull’avere un vocabolario ricco e sul sapere collegare tra loro le idee; tutto questo è stato intaccato dalla rapidità e dall’immediatezza dei testi reperibili in rete.
C’è soluzione? Certo! Basta spegnere il computer e aprire un libro. Ci vuole solo un po’ di coraggio, nulla di più.

Roberto Russo

mercoledì 18 dicembre 2013

Fare didattica nel Web 2.0: dall'ebook al self managed content

[01net. 17/12/2013]

Un ebook sui nuovi percorsi dell'education nel mondo digitale. Racconta l'esperienza di un corso e di una proposta di innovazione didattica targate Aica-Itsos di Cernusco.

Quando le tecnologie incontrano la didattica succede sempre qualcosa.

È ciò che si evince dal rapporto redatto da Roberto Bellini, scaricabile qui a lato in ebook (in tutti i formati: pdf, epub, mobi), dell'esperienza condotta da Aica e dall'Itsos di Cernusco su una proposta di innovazione nell'insegnamento che fa capo all'utilizzo dei nuovi dispositivi e delle nuove metodiche.

In estrema sintesi, le caratteristiche dell'innovazione didattica presentata nel documento sono tre:
• La scelta dei docenti di lavorare in immersione totale nel web.
• L'identificazione e selezione dei principali strumenti e metodologie di lavoro per la docenza, rispetto ai tre ruoli che i docenti assumono nella progettazione, realizzazione e verifica dei risultati del percorso didattico .
• La costituzione in nuce di una smart community nella scuola che coinvolge la maggioranza degli attori che giocano un ruolo nella didattica.

Se ne trae che i risultati raggiunti sono due:
1 - la disponibilità di un nuovo materiale didattico, generato dall'esperienza dei docenti, supportato dai materiali testuali in formato elettronico messi a disposizione dagli editori scolastici, validato con il contributo degli studenti, in una parola gestito e utilizzato realmente;
2 - la disponibilità di un percorso metodologico verificato e riproponibile per una estensione della sperimentazione ad una rete di scuole.

lunedì 26 novembre 2012

Wonderbook, il libro in realtà aumenta

[23/11/2012 La Stampa]
Da poche settimane Sony ha lanciato la “piattaforma” Wonderbook, sistema che sfrutta la realtà aumentata, sviluppato da SCE London Studio. Di Wonderbook “Il libro degli incantesimi” e del futuro prossimo in casa Sony, ne abbiamo parlato con Marco Saletta general manager di Sony Computer Entertainment Italia.

Da pochissimo avete lanciato Wonderbook, qual è il pubblico a cui si indirizza questo particolare prodotto?
La piattaforma Wonderbook si rivolge alla famiglia e ai bambini in età compresa tra i sei e i nove anni. Wonderbook è un progetto che nasce come “Libro degli incantesimi” e che evolverà nel prossimo futuro, esplorando mondi sempre legati alla lettura, ma diversi da quello che è oggi “Il libro degli incantesimi”. Faccio riferimento a prodotti che potranno essere a sfondo scientifico, naturalistico, pensiamo anche alle graphic novel.

Da Nintendo abbiamo una nuova console che sfrutta il doppio schermo, da voi abbiamo una piattaforma che usa la realtà aumentata. L’hardware videoludico va verso direzioni che, in un certo senso, destrutturano la console tradizionale, per contro i titoli dedicati agli hardcore gamers presentano scarsissime caratteristiche di innovazione. In casa Sony come si vive questa dicotomia?
La sensazione è che gli hardcore gamers avranno sempre un ruolo rilevante, per Sony in modo particolare, ma anche per l’industria videoludica in generale. È però necessario esplorare strade nuove. “Call of Duty” arriverà, probabilmente, nel 2030 alla sua trentesima edizione, nel frattempo sarà obbligatorio per l’industria esplorare campi diversi. Se si vuole allargare la fetta di mercato non c’è alternativa. In Italia la penetrazione del videogame è intorno al 40% delle famiglie, se vogliamo aumentare la penetrazione del prodotto, occorre innovazione. Sony con la realtà aumentata, prima ancora di Wonderbook, già con prodotti come “Invizimals” per PSP, che ha riscosso un grosso successo, sta aprendo e cercando territori inediti.

Ha parlato di console portatili, ma in un periodo in cui tablet e smartphone riscuotono molto successo per il gioco in mobilità, soprattutto catturando un ampio bacino di pubblico casual, ha ancora senso proporre console portatili?
Direi di sì, nel senso che il gioco sul tablet e quello sul telefonino rimane una prerogativa casual, il gioco su piattaforma portatile, mi riferisco in particolare alla PlayStation Vita, soddisfa un bisogno di giocatori più esigenti. Quando Sony lanciò Vita, si rivolse espressamente a un target hardcore. Credo che nei prossimi due anni i titoli sviluppati continueranno a rivolgersi allo stesso genere di pubblico, dopodiché bisognerà valutare se ampliare, anche nel caso della PlayStation Vita, il target a una platea più allargata. Detto questo non c’è dubbio che tablet e telefonini, oggi siano territorio anche per videogiocatori. 
Parlando di titoli, Sony sta portando avanti un’interessante commistione tra narrazione e gioco, ha aperto Playstation Playstation Network una serie di titoli interessanti che sovrastano la classica divisione tra casual e hardcore. Cosa dobbiamo aspettarci, su questo versante, in futuro?
Dobbiamo tornare alla domanda precedente, perché le strade sono due: hardcore gamers e famiglia. L’esplorazione vera per quanto riguarda le piattaforme la stiamo facendo sul target famiglia, quindi prodotti che sfruttino il “Move” e poi abbiamo Wonderbook. Per gli hardcore gamers abbiamo tutto un mondo di entertainment puro. Poi ci sono titoli che permettono di immergersi nella storia anche a livello emotivo, in questo senso “Heavy Rain” ha dato una direzione. E da questo punto di vista credo che nel 2013 Sony avrà una lineup molto interessante, molto sperimentale, che guarda a lungo termine anche per gli anni a venire. E speriamo che ci siano novità anche per l’hardware…

Speriamo, anche, di no…
Perché no? In realtà in questo momento si sente la necessità di nuove console, perché il consumatore videoludico, dopo sette anni, di Xbox 360 e PS3, inizia ad avvertire il bisogno di qualcosa di nuovo. E per nuovo si intende grafica che, sembra impossibile, ma a quanto pare, non è mai abbastanza.
Mentre spengo il registratore non posso che immaginare “Call of Duty 30”.
Alessandra C

martedì 23 agosto 2011

Libri? Meglio Facebook e Twitter

[Corriere della Sera 23/08/2011] MILANO - Meglio la rete dei libri: un bimbo su sei passa sempre più tempo a messaggiare con gli amici e a spedire mail o a chattare sui social netwotk come Facebook e Twitter. A lanciare l’ennesimo allarme è uno studio dell’inglese National Literacy Trust su oltre 18mila bambini fra gli 8 e i 17 anni di 111 scuole della Gran Bretagna, che pare confermare i risultati di un sondaggio internazionale dell’anno scorso, che aveva visto la Gran Bretagna scendere miseramente dal 17° al 25° posto nella classifica mondiale dei libri letti dai lettori più piccoli.

NEANCHE UN LIBRO - E a guardare i numeri di questa nuova ricerca, la preoccupazione degli esperti sembrerebbe fondata, visto che il 13% del campione ha ammesso di non aver aperto libro il mese scorso (sebbene il 28,9% dica di averne da 11 a 50 in casa) e che quasi un bambino su cinque ha raccontato di non aver mai ricevuto un libro in regalo, mentre uno su otto non è mai entrato in una libreria e oltre il 7% non ha mai visitato una biblioteca. «Le persone che non leggono in giovane età rischiano di trasformarsi in adulti con gravi problemi di alfabetizzazione – ha detto il direttore dell’ente, Jonathan Douglas, alla Bbc – ecco perché fare in modo che questi ragazzi amino la lettura è il modo migliore per trasformare le loro vite e per dare loro opportunità ed aspirazioni».

COLPA DELLA TECNOLOGIA - Stando ai risultati dello studio, la frequenza di lettura diminuirebbe sensibilmente con l’aumentare dell’età, al punto che i 14-16enni eviterebbero i libri dieci volte in più dei ragazzini delle elementari. E la spiegazione al trend sarebbe presto trovata: «La tecnologia ha ormai invaso la vita degli adolescenti – ha spiegato ancora Douglas - condizionandone così anche le scelte di lettura. Non a caso gli sms sono la forma di comunicazione scritta più letta dai bambini di ogni età, seguiti dalle mail e dai social network».

CARTA ED EBOOK - Ma a ribaltare il pessimismo inglese ha pensato l’ultimo Kids & Family Reading Report della casa editrice Scholastic: lo studio, condotto tra i ragazzi americani fra i 5 e i 17 anni, voleva analizzare la diffusione dell’ebook fra i giovanissimi e se il 60% degli intervistati ha ammesso interesse per questo genere di dispositivo di lettura, ben il 62% ha comunque sottolineato di preferire sempre la lettura «su carta».

L'AIUTO DEL WEB - Ma c’è di più. Proprio la facilità di navigazione sul web permetterebbe ai ragazzi di cercare e trovare online le informazioni relative ai libri che stanno leggendo: pensate alla saga di Harry Potter e ai forum ad essa dedicata, dove i lettori si scambiano impressioni e giudizi via chat. E il web offre anche lo spunto per nuovi acquisti in libreria, senza dimenticare il proliferare di siti specializzati nella vendita di libri. Cartacei. Eppure la rete continua a non piacere a tanti, fra questi al 91enne autore di Fahrenheit 451, Ray Bradbury, che nel luglio del 2009 tuonava contro Internet, accusandolo di essere «senza senso e una grossa distrazione, perché non è una cosa reale come un libro». Insomma, il dibattito resta sempre aperto.

Simona Marchetti

giovedì 31 marzo 2011

Ziade, creatore di Readability: "Così leggi sul Web senza sforzo"

[Daily Wired 30/03/2011]

La web app per trasformare gli articoli in Rete e renderli più facili da scorrere diventa freemium e inaugura un'applicazione per iPhone. I proventi? Il 70 % va agli editori. Wired.it ha intervistato il suo ideatore di Gianni Sibila



Ormai ci siamo abituati. Troppe cose da leggere, troppo poco tempo: è il Web 2.0, bellezza. Stimoli e link che ti arrivano da ogni dove, e in pochi secondi devi decidere se vale la pena leggere quel pezzo o andare oltre. Così in Rete si moltiplicano servizi e app di time management della lettura, che ti permettono di mettere da parte quell’articolo e leggerlo quando hai tempo e concentrazione. Ma anche così, spesso manca qualcosa. Anzi, non manca, qualcosa è di troppo: se si cerca un’esperienza di lettura rilassante, le pagine web sono faticose e piene di distrazioni. Readabilty è la risposta: una web app che permette di semplificare le pagine sullo schermo, rendendole simili a quelle di un libro. Basta installare un Bookmarlet - ovvero una linea di JavaScript - sulla barra del proprio browser e ci si ritrova con un tastino quasi magico, che rende leggibile ogni pagina.

Readabilty esiste da due anni, ma recentemente è diventato un servizio freemium: la funzione base continua ad essere gratuita. Ma se volete un’app per iOs– sviluppata assieme a Marco Arment, la mente di Instapaper, il più popolare servizio di ReadLater in circolazione – e se volete un servizio con funzioni avanzate, potete pagare dai 5 dollari in su. E il 70% di questi soldi verrà ridistribuito ad autori e lettori di ciò che avete letto. Ci siamo fatti spiegare il sistema da Rich Ziade, l’ideatore di Readabilty.

Ci puoi raccontare come è nato Readabilty?
"Due anni fa, mi resi conto che la mia esperienza di lettura in Rete era frustrante. Continuavo a cercare il tasto ' Stampa' o a fare copia e incolla del testo per leggere. Così, durante un paio di weekend, ho creato la prima versione di Readabilty. Era un semplice tool per pulire una pagina per legggere più comodamente".

Da allora, come è cambiato il servizio?
"Nel tempo, abbiamo migliorato l’algoritmo, e semplicemente aggiunto alcune caratteristiche qua e là. Il cambiamento importante è dello scorso febbraio: abbiamo lanciato un nuovo servizio che non solo rende più comodo leggere in qualsiasi momento nel browser, ma permette anche di salvare articoli in un secondo tempo, per leggerli su un device mobile o ovunque. Abbiamo anche creato un modello per sostenere chi scrive: il 70% del costo del servizio va a chi crea i contenuti".

Secondo te, a che tipo di bisogni risponde Readabilty?
"Credo che risponda a diversi bisogni. La comodità e l’affaticamento della vista quando leggere è una necessità indispensabile, per esempio. Ma anche la flessibilità di leggere quando ti pare. Infine, come dicevo prima, sostenere la scrittura e la pubblicazione fa parte di ciò in cui Readabilty crede".

Recentemente siete passati ad un modello Freemium, con alcuni servizi a pagamento…
"I lettori possono sempre sfruttare le funzionalità classiche e istantanee di Readability.
Chi paga il servizio ottiene la funzione ' Read later', le applicazioni e il supporto per il mobile e sostiene gli scrittori e gli editori che ama".

Il servizio “ Read later” è simile a quello che offre Instapaper… Tra l’altro avete collaborato proprio con Marco Arment, che ne è il creatore e l’anima. In cosa consiste questa collaborazione?
"Marco è diventato un nostro partner per aiutarci nel rendere Readabilty efficace su iOS. La nostra applicazione per iPhone e iPad è basata sul codice di quella di Instapaper. Dal canto suo, Marco ha integrato Readability in Instapaper, di modo che i suoi utenti possano sostenere dal canto loro gli autori".

Ci dicevi che il 70% del costo mensile del servizio viene ridistribuito tra autori ed editori. Come funziona?
"Readabilty tiene un log di tutto ciò che ogni utente legge. Alla fine del mese, distribuisce quello che l’utente pagato – da 5 dollari a quanto decide – sulla base della frequenza di visite di ogni sito".

Questo sistema dei pagamenti etici è già stato sperimentato in passato - per esempio nella musica - con risultati non sempre esaltanti e reazioni discordanti. Tu cosa ne pensi?
"Bella questione. Ciò che credo distingua Readabilty è che non chiede alla gente di pagare attivamente ogni volta che accede a un sito. Il nostro è un servizio passivo: la gente usa un’app, legge e il contributo avviene automaticamente ed in modo invisibile. Crediamo sia una distinzione importante, perché non vogliamo che la percezione sia di fare un’elemosina. Vogliamo offrire un servizio che valga il suo costo e vogliamo che il sostegno che si dà a chi scrive sia un effetto indiretto del servizio stesso".

martedì 18 gennaio 2011

Ultime letture: La mente accresciuta, Cyberstalking e Nuvole di byte

[Pandemia.info 18/01/2011] Il 2011 è cominciato sotto il segno delle letture. Autori ed editori italiani moltiplicano gli sforzi per divulgare l’evoluzione della tecnologia nella società e gli ultimi ebook letti vanno proprio in questa direzione.

La mente accresciuta

Derrick de Kerckhove offre un breve saggio a chi non ha avuto modo di ascoltarlo recentemente dal vivo. Un condensato di riflessioni sull’evoluzione della nostra mente in una società in cui la tecnologia è sempre più pervasiva e i mezzi di comunicazione diventano personali e sono sempre con noi. Una immersione totale che ha conseguenze reali sulle opportunità di comprendere il presente, di relazionarsi con il prossimo, di ragionare con un insieme di informazioni vasto e in espansione. La mente accresciuta è la nostra mente in contatto con la conoscenza condivisa della rete, che la espande e la arricchisce. Da non perdere!

Il Cyberstalking

Francesco Marinuzzi cerca di sensibilizzarci al fenomeno del cyberstalking e di fornirci qualche strumento pratico per difenderci. Da una panoramica del fenomeno, di come si sviluppa, su quali canali e con quali vittime potenziali, il libro analizza alcuni casi simbolo, raccontati in forma romanzata. Questa è la parte debole del libro, chiuso poi da una appendice sulla legislazione e sulla normativa più recente.

I racconti esemplificativi sono efficaci nel rappresentare i casi di cyberstalking ma sono carenti sotto molti altri punti di vista, non ultima la forma stessa del racconto. Più che da parola scritta, i racconti sembrano mettere su carta una conversazione con una forma più da parlato, più da docufiction televisiva, non efficace a mio avviso e meno credibile. Il libro sul lato opposto eccede in alcuni schematismi riassunti sotto forma di tabella, tutto sommato senza grande valore aggiunto per il lettore. Il mio consiglio sarebbe di rivedere la forma della parte centrale del libro, eliminando le tabelle a supporto dei casi, a favore di una conversazione sugli stessi contenuti, senza schemi.

Bella l’idea di fornire insieme al libro, in un’altra versione premium, un pacchetto comprensivo di una consulenza base personalizzata sul lettore che ne dovesse sentire la necessità.

Nuvole di byte

Il libro di Alessandro Prunesti edito da Edizioni della Sera è particolarmente indicato a chi, a digiuno o quasi, abbia bisogno di capire in maniera sintetica cosa si muove sotto il magma pulsante del social web e delle tecnologie emergenti, soprattutto da un punto di vista aziendale. Nelle tre parti in cui idealmente suddivido il volumetto, si parla di Web 2.0, Enterprise 2.0 e open source e tecnologie per l’impresa.

Pur con buone intenzioni e dovizia di statistiche recenti a supporto dello scenario, il libro pecca di mancanza di uniformità, volendo mettere insieme tre argomenti che non hanno un vero e proprio filo conduttore. La parte finale sull’open source contiene inoltre punti di vista che credo non rendano giustizia alla complessità di quel mondo, non un mero sistema per usare software risparmiando sulle licenze. Il libro non riesce ad approfondire l’argomento come avrei auspicato.

Resta un testo valido per muovere i primi passi a chi vuole avere qualche punto di riferimento sui tre macrotemi, da approfondire poi con altri volumi, considerando che lo stesso autore ne ha pubblicati due su social media marketing ed enterprise 2.0 (o impresa 2.0 che dir si voglia).

Disclaimer: i tre volumi mi sono stati girati gratuitamente dai rispettivi editori/autori.

lunedì 17 gennaio 2011

Ecco Yoursocialbook: come creare un libro dal proprio profilo Facebook

[Corriere della Sera 17/01/2011] MILANO – L'editoria fai-da-te non era ancora arrivata a tanto: far diventare opera letteraria, da distribuire ad amici e parenti o da regalare a Natale, anche i movimenti più interessanti sulla bacheca dell'account di Facebook. Trasformando in libro quel che già alcune applicazioni del social network (come «My year in status») permettono di fare, ma solo online. Da febbraio invece ci sarà una nuova opportunità – accanto ai libri delle nostre foto, o al romanzo tenuto nel cassetto – e ordinando su internet a una cifra che parte da 18 euro circa si può ricevere direttamente a casa il Social book, il libro tratto dal nostro «Facebook».

IL PROGETTO – In verità tutto il progetto di Yoursocialbook è ancora una scommessa. La start-up americana che l'ha pensato è a caccia di fondi e per raccogliere i 10mila dollari necessari a far decollare il servizio si è rivolta a uno dei siti più popolari di fund raising per idee geniali o meno, ma certo innovative. Su Kickstarter c'è tempo fino al 5 febbraio per fare una donazione, o ancor meglio per prenotare la propria pubblicazione e pagarla anticipatamente, aiutando così ad arrivare alla cifra minima per far partire l'impresa. A oggi il progetto ha raccolto poco più di 300 dollari e per donare è anche possibile fare un'offerta minima di 1 dollaro, oppure appunto comprare una copia del proprio personale Social book: 18 euro per la versione-base in modello tascabile ed economico, 26 per quella patinata con copertina rigida (in entrambe i casi si parla di una pubblicazione di circa 50 pagine, che racchiude 6 mesi di vita sul social network), anche 75 euro per un tomo da 400 pagine.

IL LIBRO – Eccoli, i contenuti: niente di più che una cronistoria delle proprie azioni su Facebook, ben infiocchettate e impaginate per poterle sfogliare e consultare agevolmente. Per esempio un «aggiornamento di stato» particolarmente interessante, che ha ricevuto i commenti di molti amici virtuali, avrà tanta dignità da occupare un'intera pagina di libro. Così come gli album fotografici e le conversazioni con i migliori amici di Facebook: gli editor scelgono i 10 contatti più assidui e pubblicano i botta e risposta, gli scambi di link, i commenti alle azioni, le condivisioni di materiali tra noi e loro. A seconda del budget, si può poi scegliere se scavare nel tempo e dare dignità di stampa agli ultimi due anni di Facebook (la versione fino a 400 pagine), oppure se limitarsi a un più sobrio racconto degli ultimi 6 mesi (50 pagine), buttandosi il passato – almeno quello virtuale – tutto alle spalle.

Eva Perasso

mercoledì 12 gennaio 2011

[Esplora il significato del termine: Arriva la letteratura elettronica] Arriva la letteratura elettronica

[Corriere della Sera 12/01/2011] MILANO - Versi e frasi da leggere tra le immagini di un video, parole in movimento sullo schermo al ritmo di una colonna sonora, romanzi collettivi scritti su blog e social network. Mentre gli autori «tradizionali» hanno avviato da pochi mesi in Italia una riflessione sugli ebook e sulla nuova prospettiva di una scrittura digitale, c'è già chi si è spinto oltre. Aprendo ulteriori scenari su quali potrebbero essere, in futuro, gli sviluppi del binomio cultura-tecnologia. Si tratta degli esponenti della cosiddetta eLiterature (Letteratura elettronica), una forma espressiva per cui i supporti informatici - dal computer a Internet, ai singoli software - non rappresentano solo un mezzo di lettura dell'opera ma lo strumento stesso della sua creazione.

TESTI INTERATTIVI - Nessun contenuto ha origine sulla carta e viene trasferito in digitale, come sta invece accadendo, nella maggior parte dei casi, in questa prima fase di vita dell'ebook. I testi della eLiterature nascono già elettronici, quasi sempre interattivi, arricchiti da audio e video oppure animati da algoritmi che spostano singole lettere o interi capitoli sotto gli occhi di chi li guarda. Così la letteratura si spinge ai confini con l'arte e la fruizione sembra di volta in volta irripetibile. Grazie a un apposito programma, ad esempio, la mescolanza di suoni, immagini e testo varia a ogni riproduzione in The set of the U del francese Philippe Bootz, uno dei padri del sottogenere della poesia elettronica. Oltre cinquecento combinazioni, invece, in Bromeliads, opera in prosa dell'americano Loss Pequeño Glazier, ritenuto con Bootz e lo statunitense Michael Joyce (scrittore di ipertesti) tra i principali autori di eLiterature. Fatta risalire dagli studiosi al 1959, quando il linguista tedesco Max Bense creò i primi versi usando un calcolatore, la letteratura elettronica fu coltivata intorno agli anni Ottanta e Novanta come sperimentazione di nicchia in Francia e nel mondo anglo-americano.

Il 20 e 21 gennaio Napoli ospiterà 'Officina di Letteratura elettronica': il logo di Lello Masucci
Il 20 e 21 gennaio Napoli ospiterà "Officina di Letteratura elettronica": il logo di Lello Masucci
IL CONVEGNO A NAPOLI - Agli albori del nuovo millennio, invece, con la diffusione di Internet, la produzione divenne più ampia, accompagnata dalla riflessione teorica sullo statuto della nuova letteratura. Nel 2005 la prima definizione, seppure ancora generica, riconosciuta a livello internazionale, secondo cui la eLiterature include «lavori con importanti aspetti letterari che sfruttano le capacità e i contesti forniti dal singolo computer o da una rete di computer». Negli ultimi tempi l'interesse si è acceso anche in Italia. Ricerche sono in corso all'Università di Macerata con il dottorando Fabio De Vivo, che al tema ha dedicato un forum, un blog e una pagina su Facebook e che presto pubblicherà lo studio eLiterature. Analisi critica, strumenti interpretativi, potenzialità e possibilità applicative. Il 20 e 21 gennaio, inoltre, al Palazzo delle Arti di Napoli si terrà il convegno «Officina di Letteratura elettronica», il primo incontro internazionale sulla eLiterature che si svolge in Italia. A organizzarlo l'artista Lello Masucci e Giovanna di Rosario, docente di Letteratura elettronica all'Università di Jyväskylä (Finlandia) e membro del gruppo di ricerca Hermeneia a Barcellona.

CULTURA-TECNOLOGIA - «La tradizione letteraria "alta" e la minore accessibilità di Internet rispetto ad altri Paesi hanno fatto sì che in Italia la eLiterature sia stata finora ignorata - spiega la studiosa -. Adesso invece, per effetto della nascente editoria digitale e della diffusione di nuovi strumenti di lettura come gli ebook reader e l'iPad, il connubio cultura-tecnologia viene avvertito come più familiare». Basti pensare ai recenti esperimenti multimediali e interattivi di libri in forma di applicazioni, ovvero i software che consentono di unire il testo ad audio e video (un esempio: B. per i posteri, la versione per iPad e iPhone dell'ultimo saggio di Beppe Severgnini). D'accordo sulla crescita di popolarità della eLiterature l'artista italiana Caterina Davinio, pioniere nella poesia animata al computer già negli anni Novanta. Daniela Calisi, Filippo Rosso e Roberto Gilli, oltre a Lello Masucci, i nomi degli altri principali autori di casa nostra che hanno scommesso sul nuovo filone. «Perché la tecnologia è oggi il tessuto delle relazioni umane e lo diventerà sempre più - sostiene la Davinio -. Si pensi solo alla telefonia mobile e a Internet. Per quale ragione la letteratura dovrebbe rimanerne esclusa?».

Alessia Rastelli

sabato 25 dicembre 2010

Bookliners: la comunità italiana degli amanti dei libri e altro

[DIdattica col web 2.0 25/12/2010] Questo post nasce il giorno di Natale, anche se siamo tutti alle prese con pranzi familiari e canti natalizi, tra un giorno qualsiasi e nuove idee. Per essere più precisi e onesti, ho letto la segnalazione di Bookliners su Downloadblog, cui vi rimando per correttezza e completezza. Io qui desidero valorizzare e diffondere un’idea che mi pare interessante, meritevole. Bookliners si innesta nella tendenza sempre più presente del “libro digitale”, fra strumenti di lettura e contenuti. Chi è cliente Telecom, per esempio, può doversi sorbire la pubblicità del nuovo reader Biblet (nomen omen), alla conquista del mercato del libro digitale attraverso la collaborazione con Rcs Libri. Tuttavia, c’è da chiedersi perché mai Telecom non provveda a migliorare la propria rete di comunicazione e rendere l’Adsl veramente patrimonio di tutta Italia e non di pochi fortunati. C’è da chiedersi perché mai Telecom, che è pur sempre un “vettore”, diventi “ideatore” di contenuti digitali e culturali, specialmente in base a quali criteri, se non di monopolio: è il caso successo a Garamond, società da tempo presente nella didattica digitale e antesignana di elaborazione di contenuti culturali, che si è vista “fottere” (scusate il termine, ma è appropriato al caso) da Telecom la possibilità di dotare le LIM (Lavagne Interattive Multimediali) di contenuti didattici appropriati, pur avendo in catalogo un ricco campionario di offerte. In breve, l’Ansas ha scelto Telecom (e Mondadori) rispetto a Garamond. Chissà perché. Ecco perché anche la cultura è politica e sottende a un disegno complessivo di società



Ritornando a Bookliners, ricordo che esso è stato presentato al Salone del Libro di Torino 2010. Secondo Clelia Caldesi Valeri e Luca Novarino, ideatori di Bookliners, “il progetto nasce dalla convinzione che editoria e web siano troppo distanti tra loro e che dalla loro unione sia possibile trarre grandi vantaggi per tutti. L’idea è quella di ricreare in rete quell’esperienza di vendita e di lettura a cui i lettori sono già abituati. È infatti dimostrato come i lettori siano molto sensibili ai consigli e al passaparola diretto, ma queste possibilità attualmente non ci vengono fornite in quanto né gli store on-line, né i social network stile Anobii (dove manca il rapporto con la parte editoriale) sono in grado di fornirci interazioni efficaci. Bookliners è un sito web costruito per offrire un punto di incontro tra tutto ciò, un modo di arricchire la lettura usando il web per divertirsi a commentare il testo anche attraverso link a canzoni, immagini e video. I commenti possono poi essere inseriti come appunti personali o in gruppi di lettura pubblici o privati – facendo diventare il libro un punto d’incontro pagina dopo pagina.

domenica 25 luglio 2010

Il magazine diventa 2.0 E' il fenomeno Flipboard

[La Repubblica.it 25/07/2010] Si chiama Flipboard ed è un'applicazione per iPad che si potrebbe facilmente liquidare con la definizione di "magazine digitale", come ce ne sono già tanti. Ma, se così fosse, sarebbe difficile spiegare perché questo software, appena lanciato, sia già un culto su web. In realtà, Flipboard è molto di più: una rivista di carta inizia e finisce, e poi il lettore aspetta il numero successivo. Flipboard scardina il concetto di periodicità portando sul tablet Apple un magazine fluido, che prende i suoi contenuti dal web sociale, li spoglia della loro tecnicità estetica e funzionale e li impagina in un layout da periodico patinato. Ancora meglio: Flipboard capisce cosa piace al lettore dal suo flusso di scambi e preferenze sui social network, seleziona temi, articoli e aggiornamenti e li presenta al lettore sotto forma di rivista. Da sfogliare in digitale, come già si fa sull'iPad con altri prodotti editoriali.

Un vero magazine. Flipboard non è un semplice aggregatore di fonti sparse per il web. All'origine c'è una selezione dei contenuti, operata da Flipboard.com, che va a pescare tra i blog più autorevoli e di tendenza, divisi per argomenti. La sezioni in questa fase dell'applicazione comprendono politica, news, tech, photo, style, gossip, cinema, un po' di tutto come un vero magazine generalista. All'apertura dell'applicazione, Flipboard mostra quella che chiameremmo una "copertina". Ma anche questa è mutevole, e si compone di un'immagine presa da internet e un titolo principale, estratti da una delle fonti attive. Girando pagina si trova il sommario, completamente modulare, composto da un insieme di box manipolabili dall'utente-lettore. Flipboard presenta delle sezioni tematiche e delle fonti specifiche, e si può scegliere come organizzare l'indice in base alle proprie preferenze di lettura.

Il ruolo dei social network. La sorpresa sta nei primi due box, che sono Facebook e Twitter. Flipboard è in grado di integrare l'offerta di contenuti con le attività svolte dall'utente sui social network. Temi, discussioni e contenuti audiovisivi diventano così parte del sommario della rivista, che di fatto offre un "timone aumentato", realizzato su misura per il lettore. Al momento non è possibile inserire i propri feed preferiti. La selezione editorale è curata da Flipboard.com, che comunque sembra sempre "sul pezzo". Quando arriverà la versione italiana, ci saranno con ogni probabilità contenuti rilevanti per gli utenti locali. Scelti i contenuti, sfogliare Flipboard è semplice come compiere la stessa azione sui vari magazine per iPad. Quando si sceglie un articolo, c'è una bella sorpresa per il lettore che ama l'approfondimento: la pagina si allarga a tutto schermo, e su un lato appaiono tutti i post di Twitter inerenti all'argomento. Per non perdere un articolo, è sufficiente inviarselo per e-mail da Flipboard stesso.

Successo nonostante i limiti. Flipboard è stato appena aggiornato alla versione 1.0.1, dopo una serie di problemi riscontrati dagli utenti nell'agganciare i contenuti sui social network. Difficoltà tecniche che l'azienda ha imputato allo straordinario numero di download dell'applicazione e relative centinaia di migliaia di reindirizzamenti ai server di Flipboard. Un carico di richieste che ha fatto oscillare la qualità del servizio. Dopo l'aggiornamento, l'applicazione appare stabile e funzionante.

Qualche limite non manca, al momento è possibile leggere solo i primi due paragrafi di ogni articolo. Per leggerne uno interamente però basta sfiorare il tasto "Guarda sul web", che apre direttamente la pagina della fonte. Un limite, ma anche un accettabile escamotage per rendere l'applicazione più snella e non togliere visibilità ai contenuti originali. Più rilevante tra i difetti l'impossibilità di scegliere e aggiungere le proprie fonti, ma probabilmente è un impedimento destinato a sparire.

di TIZIANO TONIUTTI

mercoledì 21 luglio 2010

Il primo sorpasso degli e-book su Amazon la carta resta dietro

[La Repubblica 21/07/2010] È IL PRIMO esempio di sorpasso compiuto dagli e-book sui libri di carta. Amazon ha annunciato che negli ultimi tre mesi ha venduti più libri digitali (e-book) che cartacei "hardcover", in un rapporto di 143 a 100. E nell'ultimo mese il rapporto è salito ancora: per ogni 100 hardcover ci sono stati 180 e-book. Gli hardcover sono i libri con copertina rilegata, com'è tipico delle prime edizioni. È un indizio secondo cui, per le nuove uscite, gli utenti di Amazon preferiscono la versione e-book. Non solo: Jeff Bezos, il numero uno di Amazon, ha aggiunto che le vendite di e-book sono triplicate nel primo semestre 2010, rispetto allo stesso periodo del 2009.

Il merito è il calo dei prezzi 1
del lettore Kindle, nota Bezos, "è stato il punto di svolta". È la conferma che il fattore prezzo è molto importante per fare uscire i libri digitali dalla nicchia e spingerli sul mercato di massa. Ci sono già e-book reader a 150 dollari e in Italia la fascia di prezzo di molti nuovi modelli sarà intorno ai 200 euro in autunno.

"L'annuncio di Amazon è di certo importante, ma bisogna metterlo nel gusto contesto", dice a Repubblica.it Cristina Mussinelli, esperta di ebook e il solo rappresentante europeo nel board di Idpf, il principale osservatorio internazionale dell'editoria digitale. È vero che Amazon è il principale negozio e-commerce al mondo e quindi il suo annuncio ha un certo peso, "ma i suoi utenti sono comunque più evoluti della media dei lettori di libri. È ancora presto per prevedere quando ci sarà definitivamente il sorpasso dell'e-book sul cartaceo nelle vendite complessive". Il mercato è agli albori, soprattutto in Europa. Prova ne è che "ancora nessuno ha stime affidabili degli e-book venduti nel mondo. Anche per l'Europa ci sono difficoltà di misurazione, poiché i vari Paesi membri conteggiano le vendite in modo diverso". Negli Usa, il mercato valeva 91 milioni di dollari nel primo trimestre 2010 e 56,7 milioni ad aprile-maggio, secondo Idpf. Nel 2010 le vendite saranno pari al 5 per cento del mercato dei libri. L'Italia è molto lontana da queste cifre, "anche se abbastanza in linea con il resto dell'Europa", nota Mussinelli.

Secondo Aie (Associazione italiana editori), nel 2010 le vendite e-book saranno pari a 3,4 milioni di euro, pari allo 0,1 per cento del mercato del libro. Entro fine anno, 2 titoli su 100 pubblicati saranno e-book (ce ne saranno circa 8 mila tra novità e di catalogo): una forte crescita rispetto allo 0,7 per cento di giugno 2009. "A giudicare da quanto si legge e dal modo in cui si cominciano a raccontare le cose, non c'è dubbio che ormai negli Usa l'accettazione culturale degli e-book sia a buon punto. Resta da vedere quanto sarà rapida in Europa", ha commentato Giuseppe Granieri, guru di nuove tecnologie ed e-book.

Un momento di accelerazione è previsto per l'autunno, in Italia, visto che stanno per arrivare i primi titoli dei principali tre poli di distribuzione e-book in Italia: Bol.it (Mondadori), Edigita e BookRepublic (di Digitpub).
Un passo avanti del mercato europeo potrebbe venire con il taglio dell'Iva, dall'attuale 20 per cento al 4 per cento (cioè la stessa quota che si applica ai libri cartacei). È quanto sostiene una campagna lanciata oggi da Key4Biz, in occasione del lancio del sito ebook. it, per la promozione e la diffusione del libro elettronico. Vi hanno aderito per il Pd il senatore Vincenzo Vita e il responsabile comunicazioni Paolo Gentiloni. L'Iva è fissata dalle istituzioni europee. A queste si rivolge quindi la campagna.

di ALESSANDRO LONGO

martedì 4 maggio 2010

Su Twitter la lettura è collettiva

[La Stampa.it 04/05/2010] Il club del libro sbarca su Twitter. Nell'era di internet e dei social network, in molti avevano previsto la morte della letteratura e invece proprio attraverso il web potrebbe avere nuova vita. L operazione One Book One Twitter è il primo esperimento al mondo di lettura collettiva: per la sua prima puntata è stato scelto American Gods di Neil Gaiman. L'iniziativa è stata pensata e promossa da Jeff Howe, collaboratore del mensile americano Wired. Si legge tutti insieme e si commenta al ritmo di 140 caratteri per volta. Il libro è stato scelto attraverso agguerrite selezioni tra gli utenti del social network e ha battuto campioni del calibro di Fahrenheit 451 di Ray Bradbury, 1984 di George Orwell a Mattatoio n.5 di Kurt Vonnegut.

martedì 2 marzo 2010

Una (buona) lettura dei nuovi media e del web 2.0

[Nove100 01/03/2010]

Tra il 1992 e il 1994, venne creata la struttura portante di internet. Nell'arco dei successivi quindici anni, sono avvenuti molti cambiamenti nel mondo della rete. Uno dei fatti più significativi è la rapida diffusione di quell'insieme di tecnologie informatiche e di comunicazione che al giorno d'oggi fanno ormai parte della vita di molte persone.

In questi ultimi anni, molto è stato detto e scritto sui nuovi media e sul web. In tal senso, è recentemente uscito un testo che si concentra sulle trasformazioni di tre aspetti fondamentali della società digitale: la comunicazione, la formazione e l'economia. Si tratta del libro "I nuovi media e il web 2.0. Comunicazione, formazione ed economia nella società digitale" (Guerini ed Associati Editore, Milano 2009). Gli autori sono Paolo Ferri, professore di teoria e tecniche dei nuovi media e tecnologie didattiche all'Università degli Studi di Milano "Bicocca", dove dirige l'Osservatorio Nuovi Media; Stefano Mizzella, ricercatore all'Osservatorio Nuovi Media dell'Università di Milano "Bicocca", co-direttore del Social Media Lab all'Università IULM di Milano e consulente sui new media, Francesca Scenini, dottoranda in "Tecnologie per la comunicazione e l'informazione applicate alla società della conoscenza e ai processi educativi" all'Università di Milano "Bicocca".

Il pregio del libro è nella sua trasversalità: ha un lato saggistico, poiché fornisce una chiave interpretativa dell'impatto del web e del social networking nelle pratiche comunicative, sociali e professionali, ed offre una prospettiva manualistica, in quanto presenta le teorie di base sui nuovi media e sulle tecnologie didattiche.

Qui c'è l'introduzione del volume, gratuitamente scaricabile.