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lunedì 20 gennaio 2014

Gli adolescenti italiani secondo Telefono Azzurro e Eurispes

[Nanopress 13/01/2014]
Sexting e cyberbullismo: gli adolescenti italiani sono stati fotografati nell'indagine di Telefono Azzurro e Eurispes appena pubblicata. Lo studio sui giovani è stato condotto su 1.523 ragazzi di età compresa tra i 12 ed i 18 anni, frequentanti la seconda e la terza classe della scuola secondaria di primo grado o una delle cinque classi della scuola secondaria di secondo grado. Alcuni dati sono stati messi a confronto con quelli degli anni precedenti.

LA CRISI
Nel 2010 più di un adolescente su quattro riteneva che la crisi economica avesse colpito la propria famiglia (29%), oggi ben la metà dei ragazzi (50,1%) si dice consapevole della difficile situazione economica che vive in prima persona nella propria famiglia. Sebbene nel 64,9% la situazione professionale dei genitori complessivamente appaia invariata, in quasi una famiglia su tre (30,9%) la crisi economica ha costretto a dei cambiamenti nella condizione lavorativa. Il 59,2%, riferisce che la propria famiglia ha dovuto prestare negli ultimi mesi maggiore attenzione alle spese tagliando quelle extra come le cene fuori e i divertimenti. Moltissime famiglie (48,4%) hanno effettuato addirittura tagli sui beni alimentari e sul vestiario oppure hanno deciso di rinunciare alle vacanze (23,9%). Nel 26,1%  dei casi gli adolescenti segnalano una situazione economica così grave che la propria famiglia ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese.

DIPENDENZA DA INTERNET
Alla domanda “ti capita, quando sei connesso a Internet, di non riuscire a staccarti, anche se ti sei riproposto di farlo?” quasi metà degli adolescenti (47%) risponde “qualche volta”, al 14,5% accade spesso e al 7,2% sempre. Solo il 30,3% dei ragazzi non mai messo in atto comportamenti di dipendenza, anche se con diverse gradazioni, dalla Rete. Un terzo dei ragazzi (33,9%) ha navigato in siti di  immagini pornografiche e che esaltano un  corpo palestrato (32%); il 19,3% ha visitato siti che incitano alla violenza, all’odio contro gli stranieri  (13,1%) e a commettere un reato (12,1%); hanno inoltre navigato all’interno dei siti che esaltano l’anoressia (9,9%) o il suicidio  (4,9%), con consigli annessi.

SEXTING
Oltre 1 adolescente su 4 (25,9%) afferma di aver ricevuto sms/mms/video a sfondo sessuale ; al 73,7%, al contrario, non è mai capitato.  Il fenomeno ha subito un aumento sorprendente : dal 10,2% del 2011 al 25,9%. Ad inviare i messaggi sono principalmente amici (38,6%), partner (27,1%) e sconosciuti (22,7%). Il 12,3% degli adolescenti ammette infine di aver inviato sms/mms/video a sfondo sessuale. Le reazioni dei ragazzi al sexting: tra divertimento e indifferenza. Le reazioni degli adolescenti alla ricezione di invio o filmati a sfondo pornografico (sexting) sono prevalentemente positive. Il 30,1% dice che gli ha fatto piacere, il 29,1% che lo ha divertito. Le reazioni negative ammontano complessivamente al 23,1%: il 10,7% si è sentito infastidito, il 6,6% imbarazzato, il 2,9% spaventato ed il 2,9% angosciato. Il 16% è invece rimasto indifferente. 

DATING VIOLENCE
La dating violence (violenza fisica o psicologica all’interno dei rapporti di coppia) è estremamente diffusa tra gli adolescenti, soprattutto nella forma del rapportarsi con il proprio ragazzo/ragazza urlando (29,1%); segue l’insulto (20,9%). Tra le opzioni inerenti le varie forme di minaccia , quella subita più spesso è l’essere lasciati dal proprio ragazzo/ragazza nel caso non si faccia ciò che viene detto (8,7%). Il 5,4% degli adolescenti dichiara che il proprio partner ha minacciato di picchiarlo.

ALCOL
Il 64% dei ragazzi di 12-18 anni raggiunti dall’indagine dichiara di bere alcolici . Si tratta quasi di un’abitudine per il 10,6% e per il 2,5% che ne fa un uso quotidiano, mentre sceglie qualche volta questo genere di bibite il 50,9%. Solo il 35,2% dei ragazzi afferma di non essere interessato all’alcol. Il consumo di alcolici sembra avere inizio soprattutto nel periodo della scuola media.

lunedì 13 gennaio 2014

Social network usati da narcisisti, lo dice una ricerca

[Webisland.net 12/01/2013]
e sono il luogo ideale – come tutti i – per i . Se molti di noi già lo sapevano, ora a confermarlo arriva la ricerca condotta dal professor Shaun Davenport della High Point University della North Carolina, ricerca su un campione di 515 studenti universitari e 669 adulti.
Lo studio, pubblicato sulla rivista specializzata «Computers in Human Behavior» , ha dimostrato «come il desiderio narcisista sia una molla primaria per gli utenti social», allo scopo di ottenere sempre nuovi follower o amici, a seconda del social a cui ci riferiamo. Così gli utenti sono spinti a twittare sempre di più e sempre più spesso, e a condividere continuamente status online.
Ci sono però differenze generazionali: se i più adulti preferiscono Facebook, i giovani amano soprattutto Twitter. «Il nostro studio ha evidenziato la mancanza di significative relazioni dirette o indirette fra gli studenti e la loro attività Facebook – si legge nella ricerca -  mentre, al contrario, il narcisismo è risultato essere sia direttamente che indirettamente collegato alla presenza su Facebook degli adulti, sebbene questa sia solo una delle ragioni (ma non certo l’unica) che li spinge ad aggiornare in continuazione la loro pagina».

venerdì 10 gennaio 2014

“Spam Totale”, ecco cosa fanno i ragazzini su Facebook

[Wired 08/01/2014]
Selfie come piovesse, cuoricini elargiti in cambio di un giudizio, provocazioni (finte) a profusione. Benvenuti in Spam Totale, gruppo chiuso di Facebook con oltre 995mila partecipanti (numero che varia costantemente tra defezioni e aggiunte). Cos’hanno in comune tutte queste persone? L’approccio comunicativo. Le regole nei gruppi prendono subito piede, e l’uniformazione diventa automatismo. Fatta la tara sui fake, e preso in considerazione il nome – una dichiarazione d’intenti –  le dinamiche sono piuttosto abitudinarie. [Leggi tutto...]

mercoledì 18 dicembre 2013

Social network:pericoli per adolescenti

[CellulareMagazine 16/12/2013]
L'invito agli adolescenti è "occhi aperti" su Internet, per non cadere in trappola di cyber-bullismo e gradite sorprese. A dimostrare le pericolosità del Web è l'indagine condotta da Federconsumatori e Adusbef, che ha analizzato il comportamento on-line dei ragazzi da 12 a 17 anni. Ben 8 adolescenti su 10 navigano in Rete per più di un'ora al giorno e 9 su 10 vanta un profilo sul social network, utilizzati per il 75% dei casi per leggere notizie e postare foto personali.

Questi comportamenti, si legge nel documento proposto dalle associazioni, genera una mole "rilevante di dati riversati in rete" che "se non gestita in modo responsabile e accorto, espone i ragazzi al rischio delle molestie e del bullismo". Non è un caso che 4 intervistati su 10 ritengono di essere rimasti in qualche modo vittime di diffusione di notizie false o riservate pur senza che questo sia sfociato in veri e propri episodi di bullismo o di stolkeraggio.

E ancora: il 41% del campione ritiene di essere rimasto vittima di atteggiamenti scorretti. Essere presi di mira è un pericolo reale sentito dal 71% dei ragazzi. Il 90% ritiene che "le vessazioni, le molestie, il bullismo messi in campo attraverso i canali di Internet possano aver avuto un ruolo significativo nei casi dolorosi di cronaca sfociati nel suicidio di giovani vittime".

Tutto ciò è ancora più complicato nell'era dei dispositivi mobili, che permettono un collegamento costante ai social e al Web. Ecco perché Federconsumatori e Adusbef hanno deciso offrire assistenza gratuita ai minori vittime di bullismo e molestie in Rete attraverso un apposito progetto per sensibilizzare sul tema della web reputation

Luca Figini

lunedì 4 novembre 2013

I social network possono aiutare i giovani depressi

[West 31/10/2013]
Chattare su internet può avere effetti positivi sui giovani che pensano di suicidarsi. Una ricerca condotta dalla Oxford University su 4.313 soggetti under 25 sottolinea, infatti, quanto i social network possano incoraggiare gli individui stressati ad avere un atteggiamento positivo e a ricercare il supporto degli altri. Infatti, su 3219 messaggi inviati da ragazzi depressi tramite web, circa il 28,3% ha utilizzato il dispositivo informatico per chiedere aiuto informalmente. Per questo motivo ci si augura che le chat interattive possano diventare strumenti utili agli operatori socio-sanitari per raggiungere quanti si trovano in condizioni di fragilità emotiva, al fine di informarli e sostenerli.
 
Mariangela D'Ambrosio

Facebook non è più il sito preferito dai teenager americani. La competizione tra i social network è aperta

[ Prima On Line 26/10/2013]
Facebook non è più il social network più apprezzato dai teenager degli Stati Uniti. Lo comunica il rapporto semestrale sulle abitudini dei teenager americani di Piper  Jaffray, riportato dall’Huffington Post Usa. Ora è il sito preferito solo dal 23% degli under 20, mentre nel 2012 era la pagina più visitata dal 42% dei teenager.
“Ho creato un account Facebook al mio sesto anno della scuola primaria, per un po’ ne sono stata ossessionata. Poi ho scoperto Twitter e Instagram e ho dimenticato Facebook”, così una ragazza di 14 anni ha dichiarato al centro di ricerca Pew Research durante un’intervista del sondaggio Teens, Social Media and Privacy. Dal rapporto di Piper Jaffray però emerge che anche Twitter è in calo (ha perso 4 punti negli ultimi sei mesi).
Secondo Pew Research il social network di Zuckerberg è ancora il social network con il maggior numero di utenti registrati: il 94% dei ragazzi statunitensi ha un profilo Facebook, il 24% ha un account Twitter e l’11% è registrato a Instagram (che è di proprietà dello stesso Facebook).
Utilizzo dei social network tra i teenager americani
Dal rapporto di Piper Jaffray però non emerge un nuovo vincitore: Twitter supera (di poco) Facebook, mentre Instagram è quello che registra la crescita più rapida. Il dato più significativo è la categoria “altri”: si riferisce a servizi sociali neonati come Vine e Snapchat che, nel sondaggio, non hanno una categoria precisa. Si può concludere che, se fino ad ora, i social network hanno avuto un re, Facebook, adesso c’è una reale competizione nel mercato. E conquistare quote tra i teenager sembra un obiettivo chiave.
La strategia di Facebook (che non ammette di avere un problema con i giovani) consiste nel rassicurare gli investitori. Zuckerberg infatti ribadisce che la quasi totalità dei teenager americani ha un profilo sul suo social network. Ma essere registrati è diverso dall’utilizzare un sito in modo attivo (ed è ciò che interessa agli investitori pubblicitari). L’Huffington Post Usa commenta: “Registrarsi a Facebook è una cosa, cliccare ‘Mi piace’ è un’altra”.

mercoledì 16 ottobre 2013

Internet e social network, uso e abitudini dei ragazzi padovani

[PadovaOggi 08/10/2013]
Internet e social network, ricerca sui ragazzi di Padova

Uno studio per mettere a fuoco il rapporto dei giovanissimi con internet e i social network. "Crescere" - questo il nome della ricerca promossa dalla fondazione Emanuela Zancan onlus e dal De Leo Fund, in collaborazione con il Comune, la fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, l’azienda Ulss 16 e la Fondazione Città della Speranza - si propone di raggiungere un migliaio di ragazzi della provincia di Padova e le loro famiglie, accompagnandoli in un percorso di monitoraggio dagli 11 ai 18 anni.
PRIMI DATI. Lo studio è in pieno svolgimento negli 80 comuni della provincia di Padova che collaborano a questo importante progetto, che gode del patrocinio dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza e il sostegno dell’Ufficio del pubblico tutore dei minori del Veneto. Dai primi dati, calcolati su un sottogruppo di 300 ragazzi dodicenni che frequentano la scuola secondaria inferiore, emerge che 7 su 10 usano internet almeno una volta alla settimana, 1 su 4 naviga in rete ogni giorno. Quasi tutti ormai hanno un collegamento a internet in casa. Navigano in rete anche attraverso il cellulare, il tablet o la consolle dei videogames.
SOCIAL NETWORK. Dallo studio emerge che le attività principali che i ragazzi fanno al computer sono: ricerche per la scuola, videogiochi, musica, film, cartoni animati e video musicali. Il 16% dei dodicenni dice di usare social network (Facebook, Twitter ecc.), anche se si tratta di un fenomeno in continuo aumento tra i preadolescenti padovani e quasi il 90% riferisce di avere amici che li utilizzano.
GENITORI. Coinvolti nella ricerca anche i genitori, che affermano di mettere in atto diverse strategie per monitorare le attività online dei loro figli. La maggior parte impone limiti di tempo o seleziona i siti a cui i figli possono accedere (61%). Molti specificano che la navigazione in rete è permessa soltanto in presenza di un adulto. Alcuni vietano espressamente l’uso dei social network.


Potrebbe interessarti: http://www.padovaoggi.it/cronaca/internet-social-network-ragazzi-padova-ricerca-zancan.html
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lunedì 23 settembre 2013

Internet e social media, ecco come navigano gli studenti lombardi

[Data Manager Online 19/09/2013]


I liceali usano internet per informarsi, gli studenti degli istituti professionali pubblicano musica e video. Ma tutti sono sui social network. Ecco quanto rivela uno studio dell’Università di Milano-Bicocca condotto su oltre duemila studenti delle scuole superiori lombarde. Secondo i dati, un uso intenso di internet si associa negativamente al rendimento scolastico

Trascorrono circa tre ore al giorno in Rete, principalmente chattando sui social network (83 per cento) e cercando informazioni e approfondimenti (53 per cento). Ma per ogni ora passata in più su Internet, l’apprendimento (calcolato utilizzando i dati INVALSI) cala di 0,8 punti in italiano e di 1,2 punti in matematica.

È quanto emerge dall’Indagine sull’uso dei nuovi media tra gli studenti delle scuole superiori lombarde (scarica il report completo), condotta dal Gruppo di Ricerca sui Nuovi Media del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, coordinata da Marco Gui, ricercatore in Sociologia dei media e con la supervisione scientifica di Giorgio Grossi, ordinario di Sociologia della comunicazione. Alla ricerca ha collaborato anche l’Osservatorio sulla Comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

La ricerca è stata svolta su un campione di 2.327 studenti delle seconde superiori in Lombardia, e ha analizzato le dotazioni tecnologiche, l’uso dei nuovi media e le competenze digitali degli studenti. Per la prima volta in Italia, inoltre, ha associato l’utilizzo dei media digitali ai livelli di apprendimento, utilizzando i dati dei test SNV/INVALSI. Il campione è rappresentativo per tipo di scuola e area geografica.
Internet, social media e apprendimento

Dai dati emerge una relazione negativa tra alcune pratiche di uso della rete e l’apprendimento in italiano e in matematica. In una scala da 0 a 100, per ogni ora passata in più su internet a casa l’apprendimento cala di 0,8 punti in italiano e di 1,2 punti in matematica. Tale calo è ancora più marcato se si considera solo la quota di tempo che gli studenti trascorrono online per motivi di studio: meno 2,2 punti in italiano e meno 3,2 punti in matematica. Inoltre, gli usi poco frequenti e molto frequenti della rete sono associati alle performance peggiori, mentre gli utilizzi moderati sono associati a quelle migliori.
L’identikit dello studente online

La posizione sociale dei ragazzi non si associa più direttamente all'intensità del loro uso di Internet, anzi i ragazzi dei centri di formazione professionale hanno superato quelli dei licei e dei tecnici nel tempo speso online. La permanenza online dello studente medio è infatti di circa 3 ore giornaliere, ma i ragazzi dei licei stanno online in media circa 2 ore e 48 minuti, quelli dei centri di formazione professionale circa 3 ore e un quarto.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo dei social network, Facebook è protagonista: l’82 per cento degli intervistati possiede un profilo e il 57 per cento lo tiene addirittura aperto mentre fa i compiti. Tuttavia emergono due stili d’uso: uno più chiuso con poche informazioni condivise online, profilo privato e con contatto prevalentemente con persone conosciute offline (tipico dei ragazzi dei licei e di chi ha genitori istruiti) e uno più aperto alle nuove conoscenze online con molte info messe a disposizione e profilo aperto (più frequente tra gli studenti con meno risorse culturali ed economiche: il 35 per cento degli studenti dei Centri di formazione professionale hanno un profilo completamente pubblico contro il 18 per cento dei liceali).

I genitori sono percepiti dai ragazzi come meno competenti di loro e sembrano non essere in grado di fornire competenze digitali avanzate. Un po’ più competenti i genitori dei liceali che sono anche quelli che controllano maggiormente i tempi di utilizzo del computer dei figli.

L'uso di Internet per la scuola appare diffuso (il 32,4 per cento cerca informazioni che non trova nei testi, il 41 per cento scambia informazioni con i compagni) ma poco guidato da genitori e insegnanti, cosa che spiega probabilmente anche la relazione non incoraggiante di queste attività con l’apprendimento.

Il livello di competenza digitale critica (inteso come capacità di valutare le fonti, capire i rischi, comprendere la natura dei contenuti) mostra disuguaglianze per tipo di scuola e tra italiani e figli di immigrati (i liceali rispondono correttamente al 69 per cento delle domande del test, gli studenti dei Centri di formazione professionale solo al 56 per cento; simile divario si nota tra figli di italiani e figli di genitori immigrati). In generale, i deficit più importanti si riscontrano nel riconoscimento critico di indirizzi web, la consapevolezza dei meccanismi commerciali del web e la valutazione del livello di affidabilità dei contenuti. Ad esempio solo il 32,7% ha risposto correttamente a una domanda dettagliata sul modo in cui funziona Wikipedia, un’analoga percentuale (34,8%) riesce a riconoscere una pagina di login falsificata a partire dall’indirizzo web, e il 33% si rende conto dello scopo di lucro dietro a siti commerciali di uso comune.

«Quelli che vengono definiti nativi digitali appaiono invece bisognosi di guida rispetto agli usi significativi della Rete», afferma Marco Gui. «C’è oggi un grande spazio di intervento per scuola, istituzioni e ricerca nell’identificazione e promozione di “diete mediali” che supportino lo sviluppo scolastico e personale dei ragazzi».

L’indagine, supportata da Regione Lombardia e dall’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, si iscrive nell’insieme di iniziative della Regione allo scopo di facilitare l’interazione tra studenti e scuole sul tema delle nuove tecnologie della comunicazione.

Tra i teenagers gli smartphone sorpassano i pc

[Ansa 20/09/2013]
Tra i ragazzi italiani lo smartphone 'sorpassa' il Pc fisso o portatile nel mix di strumenti utilizzati per navigare, diventando il più diffuso. Il dato emerge dall'indagine su 'Adolescenti e stili di vita' della Società italiana di pediatria (Sip).

Per collegarsi in rete, dunque, il 51% degli adolescenti utilizza lo smartphone, il 50% il PC fisso, il 28% il notebook e il 24% il tablet. Questa 'rivoluzione', avverte la Sip, ''rende ancora più problematico il controllo da parte dei genitori, perché si è svincolata la possibilità di connettersi in rete dalla permanenza fisica davanti ad un PC''. Inoltre, l'aver osservato che tra gli adolescenti è sempre più diffusa l'abitudine di avviare una conoscenza in rete e trasferirla poi nella realtà, affermano i pediatri, ''pone sempre di più il problema dei contatti con sconosciuti''. La ''preoccupazione maggiore - commenta Maurizio Tucci, presidente dell'Associazione Laboratorio Adolescenza - è che con il passare degli anni e con la sempre maggiore dimestichezza che gli adolescenti acquisiscono con questi strumenti, diminuisca la percezione del rischio e siano indotti a comportamenti sempre meno prudenti".

L'indagine evidenzia, ad esempio, che per il 56% dei ragazzi intervistati dare l'amicizia su Facebook ad uno sconosciuto non è pericoloso, per il 35% non è pericoloso scambiarsi il numero di telefono e per il 26% non è pericoloso neanche accettare un incontro. Il 59% dei ragazzi, inoltre, ha dichiarato di aver dato l'amicizia Facebook ad uno sconosciuto; il 22% di avergli detto la scuola che frequenta; il 29% di aver scambiato il numero di telefono; il 18% (22% delle femmine) di avergli inviato una propria foto; il 20% di aver accettato un incontro al quale è andato insieme ad amici e il 9% di aver accettato un incontro al quale è andato da solo.

martedì 17 settembre 2013

Dipendenza da internet: apre negli Usa il primo centro per la disintossicazione

[Keyforbiz 06/09/2013]
Aprirà lunedì prossimo presso il Bradford Regional Medical Center in Pennsylvania il primo centro americano per la cura della dipendenza da internet.
I primi 4 volontari che si sottoporranno al trattamento intensivo, della durata di 10 giorni, sono affetti da quella che gli psichiatri definiscono una vera e propria ‘dipendenza patologica da internet’ – un’ossessione che si differenzia dalla dipendenza psicologica dalle nuove tecnologie e che condiziona la vita di chi ne soffre in maniera del tutto simile alla dipendenza da eroina.
La patologia si manifesta con diversi disturbi, che vanno dal bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore online per ottenere soddisfazione, alla mancanza di interesse per altre attività che non ruotano attorno al web, provocando agitazione, ansia, depressione, pensieri ossessivi dopo la diminuzione o la sospensione dell’uso della rete. [Leggi tutto...]

martedì 3 settembre 2013

L’uso dei social network tra adulti e adolescenti in un’infografica

[PMI servizi 30/08/2013]

I social media sono potenti strumenti di comunicazione entrati nella quotidianità della maggior parte delle persone, indipendentemente dall’età.
L’uso che viene fatto dei diversi social network offerti dalla rete è però diverso in base all’età dell’utente, probabilmente a causa delle diverse esigenze ma anche perché i più giovani sono cresciuti a stretto contatto con le nuove tecnologie a differenza di chi, già adulto, si è confrontato con nuovi modi di comunicare online attraverso mezzi quali Facebook e Twitter.
L’infografica che segue, realizzata per NextAdvisor.com, mette a confronto l’utilizzo dei più diffusi social network da parte di ragazzi e adulti, sulla base di recenti studi del Pew Research Center, ponendo l’accento sulle preferenze dei diversi target per le piattaforme social più diffuse sul web: Tumblr, instagram, Pinterest, Twitter e Facebook.
I dati mostrati dell’infografica analizzano essenzialmente tre aspetti:
  • In che percentuale adulti e ragazzi utilizzano i social media
  • Quali sono i social network preferiti dai due diversi target
  • Quali le percentuali in base alle fasce d’età degli utenti social
I dati mostrano che l’81% degli adolescenti utilizza i social network ma anche che gli adulti non sono poi così distanti da questo mondo aggiudicandosi una percentuale di utilizzo di tutto rispetto: il 72%.
Per quel che riguarda nello specifico le piattaforme scopriamo che i teenager rimangono fedeli ai social network più consolidati, ovvero Facebook (94% contro il 67% degli adulti) e Twitter (26% contro il 18% degli adulti), mentre sono gli adulti che si avvicinano con maggiore frequenza a nuove reti, soprattutto nel caso di Pinterest, ma anche per Instagram e Tumblr, anche se con una percentuale di poco maggiore rispetto ai ragazzi.
La fascia d’eta di utenti più coinvolti dai social media è quella che va dai 18 ai 29 anni (89%), subito a seguire i giovanissimi di età compresa tra i 13 e i 18 anni (81%).
Infografica social media adulti e ragazzi

lunedì 26 novembre 2012

L’iPad è il dispositivo più richiesto dagli adolescenti per Natale


[23/11/2012 iPaddisti]




Si avvicina il Natale e i bambini iniziano a chiedere i primi regali da poter ricevere da parenti e genitori. Una classifica stilata tramite dei sondaggi a campione ha permesso di comprendere quali sono i prodotti più richiesti dagli adolescenti: in cima, ovviamente, esclusivamente prodotti tecnologici e dispositivi d’alto costo e prezzo.
Al primo posto non poteva mancare l’iPad, che è il dispositivo hi-tech più desiderato dagli adolescenti. Secondo, poi, il sondaggio condotto dalla Nielsen i ragazzi vogliono, al secondo posto, il nuovo device della Nintendo, il Wii U. A seguire l’iPod Touch, l’iPad mini o un iPhone. Il 40% di loro desidera avere la console della grande N, per mantenere salta la cultura del videogioco in Italia, invece il 31% vuole un Kinect per l’Xbox360, per provare ancora il sensore di movimento di Microsoft, nonostante siano passati due anni dal lancio della periferica. Naturalmente non vi sono tantissimi ragazzi che chiedono PlayStation 3 e Xbox360, essendo oramai console che sono già entrate nelle case di tutti. All’ultimo posto risultato abbastanza poco soddisfacente per la Apple TV e Microsoft Surface, che non raccolgono grandi numeri. Anche la PlayStation Vita, la neonata console portatile dlela Sony, non riscontra un buon successo.

mercoledì 8 febbraio 2012

Adolescenti in rete, per 8 genitori su 10 non corrono pericoli

[Corriere della Sera.it 08/02/2012]

Antonio Brighenti ha 49 anni e due figli adolescenti: «La raccomandazione che faccio loro più di frequente quando escono di casa? Casco in testa e se fate tardi telefonate». Scusi, e quanto a Internet? «Beh, cosa devo raccomandare? Di non starci troppo, forse».

La strada virtuale fa meno paura di quella reale. Almeno ai genitori italiani. Illusi, analfabeti digitali o solo meno apprensivi rispetto agli altri europei? Otto su dieci (e qualcosa di più, l’82% rispetto a una media comunitaria di circa il 70%) lo hanno dichiarato ai ricercatori del progetto Eu Kids Online (leggete qui la sintesi della ricerca):

«È altamente improbabile che mio figlio possa imbattersi in una situazione spiacevole su Internet».

L’indagine, finanziata dall’Unione europea e coordinata dalla London School of Economics and Political Science, ha fotografato il rapporto con Internet di oltre 25 mila ragazzi (e loro genitori) di 25 Paesi Ue. Abitudini e rischi presentati ieri per il Safer Internet Day: dalla pornografia al bullismo, dal sexting (l’invio di messaggi a sfondo sessuale) agli incontri con persone conosciute online. Sei ragazzi italiani su dieci, tra i 9 e i 16 anni, navigano tutti i giorni in Internet o quasi. Per fare i compiti (85%), giocare (83), guardare video (76) o «parlare» con gli amici (62): il 57% ha un profilo su un social network. E navigare è spesso un’esperienza privata: il 62% (media Ue del 49) lo fa nella propria camera.

Giovanna Mascheroni, referente italiana del progetto Eu Kids Online e ricercatrice dell’Università Cattolica, spiega: «Il 63% dei genitori si autopromuove sostenendo di suggerire ai ragazzi come comportarsi su Internet, parlando di quello che può turbarli (56%) o li ha turbati (26%)». Il 70% ha fiducia nelle capacità di autodifesa dei propri ragazzi anche se il 39% di loro ignora però ogni consiglio. «Ma quello che più ci allontana dal resto d’Europa è proprio la convinzione che su Internet non possa capitare nulla di male. Non solo: molti genitori sovrastimano i rischi legati alla pornografia e ne ignorano altri come il bullismo online (sconosciuto all’81%), giudicato esperienza molto dolorosa dai due terzi dei ragazzi».

Il direttore generale di Save the Children Italia, Valerio Neri, pone l’accento sulla scarsa alfabetizzazione dei genitori e sui numeri degli adescamenti online: «Se solo sapessero… Dalla ricerca Eu Kids Online emerge che il 4% dei nostri ragazzi (9% la media Ue) incontra persone conosciute online. I nostri dati Ipsos parlano di un 14%: anche se solo la verità sta nel mezzo, sono tantissimi. I genitori devono parlare di più ma anche il governo deve inserire nell’agenda digitale percorsi di tutela».

Negli Usa sono stati inseriti filtri antiporno nelle scuole e biblioteche. Nel Regno Unito David Cameron ha proposto un filtraggio preventivo, quando si sottoscrive dell’abbonamento ad Internet. «In Italia sistemi di controllo parentale esistono da anni ma non c’è una grande cultura in questo senso, soprattutto per i social network», afferma Antonio Apruzzese, direttore della polizia postale.

«Anche perché in Italia bisogna fare attenzione a non ridurre l’accesso a Internet — aggiunge Giovanna Mascheroni —: i nostri ragazzi hanno meno competenze rispetto ai coetanei europei: solo i giovani turchi sono meno alfabetizzati». Contro l’«incompetenza» anche dei genitori punta il dito Gianni Nicolì, pedagogista e responsabile scuola e università dell’Age (Associazione italiana genitori): «Vent’anni fa abbiamo iniziato con i primi corsi per genitori e figli, poi abbiamo stretto accordi con le aziende per ottenere dei filtri dinamici per la navigazione differenziata: per conoscere i rischi i genitori devono conoscere Internet».

Aggiunge lo psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet: «I genitori sono convinti che i loro ragazzi sanno fare meglio di loro sulla Rete ma la loro tranquillità nasce anche dal modello educativo che punta tutto sulla socializzazione precoce: hanno bisogno di credere che i loro figli sanno cavarsela.