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martedì 11 febbraio 2014

Gli adolescenti e la rete 10 passi per renderla sicura

[Corriere.it 11/02/2014]


    • I genitori devono accompagnare i figli, essere per loro interlocutori attivi. Non saranno mai al passo con generazioni che sono nate in Internet, ma possono dimostrarsi capaci di affrontare e condividere esperimenti/dubbi nelle situazioni più delicate.

  •  La scuola non può escludere dai propri spazi la cultura digitale. Anche gli insegnanti devono essere (in)formati.

      •  I provider e le aziende che operano nella Rete devono continuare a cercare modi di agire in modo responsabile. Stabilire una strategia di autoregolamentazione che venga costantemente aggiornata.

      •  La libertà nella Rete, di cui i nickname fanno parte, è una conquista e non va demolita a colpi di legge. Ma tutti, soprattutto i giovani, siano al corrente del fatto che l’anonimato – in caso di denunce – può essere smontato dalla polizia postale.

      • Denunciare un cyberbullo è possibile. Ma uno strumento poco conosciuto è l’ammonimento del questore: a lui il compito di chiamare l’interessato e avvertirlo che è sotto osservazione. Spesso questa strada, che esclude azioni penali, risulta efficace.

      •  Usare il gruppo come strumento per contrastare i cyberbulli. Aiutare i ragazzi a creare un contro movimento che dia sostengo a chi è stato preso di mira.

      •  Creare consapevolezza tra i ragazzi: portarli a chiedersi, prima di pubblicare una frase o una foto, se la vorrebbero leggere/vedere se fosse riferita a loro.
      • Mostrare ai più giovani i rischi di un uso disinvolto della Rete che lascia tracce difficilmente cancellabili nel tempo.

      •  Mostrare di condividere con i ragazzi le potenzialità positive della Rete. Di conoscenza, esperienza, vicinanza. Non cedere all’equazione della paura per cui rischio = danno.

      • Avanzare a piccoli passi, consapevoli che siamo davanti a un cambio di paradigma. Che vecchie parole come regole, leggi, codice si sono svuotate. I rischi nella Rete costituiscono un problema aperto che va affrontato senza ideologie.

Quanto incide la Rete sulle nuove generazioni? Moltissimo.
Ai nostri tempi per fare una ricerca andavamo in biblioteca o dalla compagna di classe che aveva l’enciclopedia universale; agli amici di penna scrivevamo sporadiche lettere in un corsivo incerto; e per incontrare qualcuno andavamo in parrocchia. Oggi tutte queste cose si possono fare restando nella propria cameretta con il computer o lo smartphone accesi.
È di sicuro una opportunità, con un potenziale sterminato. Ma bisogna mettere in conto i rischi. Un adolescente/bambino che naviga da solo su Internet può incorrere nel Gatto e la Volpe versione 2.0. «Adescamento online, gioco d’azzardo, furto della personalità, cyberbullismo, addiction»: ieri il presidente di Telefono Azzurro Ernesto Caffo ha illustrato il peggio del Web per lanciare un appello alla vigilia del «Safer Internet Day 2014», la giornata voluta dieci anni fa dalla Commissione europea e da Inhope (International Association of Internet Hotlines) per promuovere un uso responsabile dei nuovi media.
Caffo ha anticipato l’appuntamento con un convegno che si è svolto nella Sala Montanelli del Corriere della Sera a Milano, dove docenti, esponenti delle istituzioni, insegnanti, tecnici si sono confrontati con degli interlocutori molto particolari: gli studenti delle medie e delle superiori. A loro è stato chiesto che cosa li spaventa di più della Rete e come possiamo aiutarli a sfruttarne le potenzialità. La risposta più forte è stata una: non lasciateci soli. Ed è stato questo il filo conduttore di tutti gli interventi improntati all’autocritica, che hanno portato a definire una sorta di decalogo per creare, davvero, #laretechecipiace.
Sul palco si sono avvicendati parlamentari italiani ed europei, esponenti di Prefettura e Questura, psicologi, pedagogisti, manager delle aziende che operano sul Web. Il viceministro allo Sviluppo economico Antonio Catricalà ha messo in evidenza che Internet non è «gratis» come si pensa: «Tutte le informazioni che digitiamo le paghiamo di persona, sono la nostra ricchezza e dobbiamo vigilare perché nessuno ce la sottragga».
L’ex ministro Michela Vittoria Brambilla ha proposto di rendere obbligatoria l’educazione digitale nella scuola dell’obbligo. Il procuratore aggiunto di Milano Pietro Forno ha ricordato che ci sono degli strumenti per liberarsi dei «molestatori» online, siano cyberbulli o altro, e sono la denuncia o, prima ancora, l’ammonimento del questore. «Bisogna procedere per gradi, e il vostro primo punto di riferimento devono essere i genitori e la scuola», ha detto.
Esistono anche modelli di Rete che funziona, ha evidenziato il direttore di Wired, Massimo Russo, nelle vesti del moderatore. Un esperimento a tema è quello di Twigis, community per bimbi, di cui ha parlato Enrico Fili, direttore Rcs E-commerce New Digital Business

Sicurezza dei minori in internet. Una denuncia per cento reati

[Corriere di Mantova 11/02/2014]

di Cinzia Lucchelli
E’ sul divano, solo. Ha un telefonino tra le mani. Apparentemente è al sicuro. Ma per uscire nel mondo non c’è solo la porta d’ingresso di casa. Adescamenti online e cyberbullismo oggi coinvolgono anche i bambini. Dietro un caso denunciato ce ne sono cento che non vengono a galla. Esistono norme e strumenti per rendere la navigazione in Rete dei minori più sicura. Ma fatica a prendere piede nelle scuole la formazione di una cultura digitale e non sempre i genitori sanno spiegare ai propri figli come sfruttare i mezzi e le opportunità di internet chiarendone anche i limiti. Sono loro, a volte, a registrarli su un social network troppo presto. Bambini e ragazzi non sempre percepiscono il pericolo nascosto dietro un messaggio, un’immagine o una condivisione. E quando sono presi di mira non ne parlano con un adulto per vergogna oppure per il timore di perdere le chiavi di accesso di un luogo dove si è spostata una buona fetta della loro vita sociale.
Le storie. A. ha appena compiuto 10 anni quando subisce un furto di identità digitale: una compagna di classe  si iscrive a suo nome sulla chat Stardoll e con questo profilo fittizio manda messaggi denigratori alle comuni amiche. La madre se ne accorge, trova un muro di gomma con i genitori dell’autrice del furto. Interpella la polizia postale che le sconsiglia la strada della denuncia, anche solo per sopprimere quel profilo finto: la sede legale sella società che gestisce la chat si trova in Gran Bretagna, troppo lungo e costoso l’iter per identificare legalmente l’autore dei messaggi.  Da quel giorno il controllo di quello che la bambina scrive e riceve dalle sue amiche si fa serrato e costante. “Se usi Internet senza permesso - dice alla piccola- è come se uscissi da sola di notte”.
B. a 11 anni riceve in dono un lettore multimediale. Ha un sistema operativo android ed è dotato di wifi, quindi a tutti gli effetti è un tablet senza l'uso del telefono. Dà anche la possibilità di scaricare applicazione tra cui chat. In alcune registrarsi è facile, basta un nickname e una mail, poco importa che il limite d’età per farlo sono i 13 anni. Il padre è consapevole delle potenzialità del mezzo, è attento e attiva l’opzione di ricevere, via email, un resoconto delle interazioni della figlia con Internet. Non si accorge però che la bambina, che nel frattempo si è creata un altro account di posta elettronica, scarica una decina di chat. Fino a quando viene contattato da un altro padre, preoccupato: “Sua figlia ha fatto vedere delle foto con evidenti scene sessuali tra uomo e donna alla mia”, gli spiega. Ricostruiscono i fatti e scoprono che mentre chattavano sono state contattate da uno sconosciuto che ha inviato foto di sesso. Nome e foto del profilo dell’uomo erano inequivocabili ma le ragazze non hanno percepito il pericolo che si nascondeva dietro.
“Ogni volta che apro la casella di e-mail leggo sempre gli stessi insulti, ogni volta che accedo al mio blog lo trovo invaso dalle parolacce, ogni volta che vado su Facebook scopro che qualcuno ha messo sulla mia bacheca informazioni false e che mi fanno sembrare una poco di buono…io credo di  sapere chi sia ma quello che davvero mi pesa è vedere che non la smette, che ormai su Internet mi contattano solo per darmi della prostituta e quando cammino in corridoio a scuola mi sento tutti gli occhi addosso e le risatine degli altri cominciano davvero a farmi passare la voglia di andare a scuola…” E’ il messaggio di  una dodicenne vittima di cyberbullismo che ha trova il coraggio di rivolgersi alla polizia postale.
La strategia dell’Europa. Internet non è stato concepito per i più piccoli, ricorda la Commissione europea, eppure oggi il 75% ne fa uso, un terzo tramite la telefonia mobile. I contenuti vanno allora adeguati, devono essere interattivi, creativi ed educativi, e va garantita la sicurezza dei minori che si muovono in questo mondo. "Viviamo ormai nell'era digitale e le generazioni più giovani sono anche le più attive online – ha detto Cecilia Malmström, commissaria europea per gli affari interni-. Questi giovani hanno una grande dimestichezza con l'uso di internet, ma rimangono vulnerabili alle minacce online. È nostro dovere di genitori tutelare la sicurezza dei nostri figli anche sulla Rete". Verso questa direzione si muove oggi l’Agenda digitale europea, che si propone di sfruttare il potenziale delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione, la crescita economica e il progresso; obiettivi da raggiungere entro il 2020. “L’agenda europea è fondamentale – dice Andrea Rigoni, direttore generale della fondazione GCSEC (Global Cyber Security Center) ed esperto della presidenza del Consiglio dei ministri sui temi di sicurezza digitale - poiché molti dei problemi da risolvere sono globali, così come le aziende e le infrastrutture che possono cooperare”. L’Italia, in questo contesto, “ha portato avanti alcune iniziative di grande successo, come il contrasto alla pedopornografia e al cyberbullismo. Ma molto resta da fare, c’è ampio spazio per inserire meccanismi e tutele nei confronti dei minori. Le lacune maggiori sono sulla formazione di competenze digitali nelle scuole”.
Intervista integrale ad Andrea Rigoni
I casi di cronaca più recenti. Da una parte le strategie europee, dall’altra i casi calati nella quotidianità. Tragici a volte: a Cittadella una ragazza di quattordici anni presa di mira dagli insulti sulla chat Ask.fm si è uccisa.A Mantova una quattordicenne si è allontanata da casa irretita da uno sconosciuto che l’aveva adescata tramite un social network. E’ stata trovata dai carabinieri di notte in un paese in compagnia dell’uomo, trentenne. A Reggio Emilia due adolescenti hanno scoperto un blog che rimandava ai loro profili Facebook rendendo nota la loro disponibilità ad avere rapporti sessuali con chi le avesse contattate.  A Catania un’insegnante ha scoperto che un’alunna di dodici anni aveva ricevuto proposte sessuali in chat da un uomo che si era fatto credere più giovane e si era fatto inviare foto sexy dopo averla aiutata a fare i compiti. Storia finita con l’arresto dell’uomo.
I rischi più frequenti. “Essere adescati da sconosciuti è uno dei rischi più diffusi. I primi casi si verificano alle scuole elementari”, dice Marco Valerio Cervellini, responsabile progetti educativi sulla navigazione dei minori sulla rete internet della polizia postale e delle comunicazioni. Racconta il caso di alcuni ragazzi di 17-18 anni che di recente hanno preso di mira bambini di 8. Ne hanno studiato i profili, privi di impostazioni di sicurezza, per poi crearne di analoghi. Nascosti da un’identità fittizia, costruite ad arte, li hanno contattati e hanno intessuto un rapporto di amicizia, fino a farsi consegnare i numeri di telefono. Le conversazioni si sono spostate dai social network a whatsapp, servizio di messaggistica, agli mms, dunque ai messaggi telefonici corredati da immagini. Alcuni bambini alla fine sono stati convinti a inviare foto in cui comparivano nudi. “Ma sono frequenti anche i casi di violazione della privacy con pubblicazione di foto, video, dati personali in spazi web equivoci – dice Cervellini-. E poi i furti d’identità digitale”.
Sempre connessi. I ragazzi passano buona parte del loro tempo in Rete. Un ragazzo su tre è sempre connesso, uno su quattro afferma di aver incontrato una persona conosciuta sul web, uno su quattro confessa di aver preso in giro qualcuno condividendo contenuti imbarazzanti su di lui. Sono alcuni dei dati che emergono da una ricerca a cura si skuola.net (campione di 2000 persone, 57% femmine, 43% maschi tra gli 11 e i 20 anni, con prevalenza di ragazzi tra i 14 e i 17 anni, pari al 54,5% del campione). I giovani, che dicono di usare i social network per risparmiare sulle telefonate e per fare nuove conoscenze, solo nel 25% dei casi usando questi mezzi si relazionano con i genitori o con qualche adulto della famiglia: il 46,9% non lo fa mai. Il 53%ha fatto nuove conoscenze su Internet: da questi incontri virtuali è passato a incontri reali nel 27,2% dei casi. Avvenuti, nel 23,3% dei casi, senza che nessun amico o parente ne fosse stato informato. Condividono pezzi della loro vita con generosità e senza paura postando foto o video che li riguardano senza alcun pensiero delle eventuali conseguenze nell’8,3% dei casi; solo il 29,1% delle volte restringono le impostazioni di privacy.
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Quanti sono i minori in Rete. Nel 2013 (dati Audiweb) l’accesso a Internet da qualsiasi luogo e strumento ha raggiunto l’82% della popolazione italiana tra gli 11 e i 74 anni, pari a 39 milioni di individui (22 milioni da smartphone e 7 milioni da tablet). Di pari passo aumentano i minori online, soprattutto i più piccoli. L’Agcom, nel Libro bianco Media e Minori, riporta che nel 2011 rispetto al 2010 è stato registrato un incremento del 16,2% per la fascia 2-11 anni, e del 7% per la classe d’età 12-17 anni. Nel giorno medio nel mese di marzo 2011, gli utenti attivi dai 2 agli 11 anni erano 222mila (collegati almeno una volta a internet tramite computer, per 49 minuti); 746mila quelli dai 12 ai 17 anni (per un'ora e 12 minuti).
Facebook il social network più amato dagli adolescenti
Cosa cercano. Secondo i genitori a 4-5 anni sul Web per lo più i bambini giocano con videogiochi individuali (34,1%), guardano siti, vanno su Youtube; tra i 6 e i 10 anni l’attività preferita rimane quella di giocare (56,7%) ma cominciano anche a fare ricerche per la scuola (31%) e a frequentare social network come Facebook e Twitter (20%); tra gli 11 e i 13 anni si ritrovano su social network (45,3%) e chat (24%). (Fonte: Libro bianco Media e Minori, Agcom-Censis).
(L'articolo continua dopo la tabella)

Fonte: Libro Bianco Media e Minori, Agcom-Censis
Quante sono le denunce. I dati delle denunce danno solo in parte la misura del fenomeno perché molti casi rimangono sommersi. “Come polizia postale per quanto riguarda adescamento online e commercio produzione e diffusione di materiale pedo pornografico nel 2013 abbiamo arrestato 55 persone  - dice Marco Valerio Cervellini-; denunciate 344; monitorato 28.063 siti web presunti pedopornografici e di questi ne abbiamo inseriti in una black list 165. I dati sono in aumento ma per ogni denuncia fatta ce ne sono 100 sommerse”. Informare direttamente i giovani, spiegando loro rischi e opportunità della Rete aiuta. “Abbiamo notato che da quando entriamo nelle scuole per parlare di pericoli e comportamenti da evitare quando si naviga, le denunce legate al cyberbullismo sono aumentate”.
Di quali reati si tratta. “Cyberbullismo” è un termine che si usa per indicare un insieme di azioni di prevaricazione, violenza, ingiuria, diffamazione reiterate nel tempo e messe in atto da un minore nei confronti di altri minori attraverso mezzi elettronici.. “Il bullo insegue la vittima ogni volta che si collega in Rete. Per un nativo digitale Internet equivale al mondo reale ed essere escluso, ad esempio, da una chat equivale ad essere cacciato dal gruppo del muretto”, spiega il dirigente di polizia postale. A differenza del bullismo tradizionale, non si ha di fronte la propria vittima e questo può rendere la persecuzione più dura. La polizia distingue due fasce d’età: tra gli 8 e i 12 anni prevaricazioni e molestie sono inconsapevoli; tra i 13 e 17 subentra la consapevolezza di fare del male. “Il cyberbullismo in sé non esiste come reato, ma sotto questo nome si configurano reati come violenza privata, stalking, diffamazione, ingiuria, minacce, molestie, furto di identità, diffusione di materiale pedo pornografico, violazione della privacy.”, spiega il dirigente della polizia postale e delle comunicazioni. Per alcuni reati si procede d’ufficio, altri invece solo su querela di parte. Spesso si patteggia al primo grado.
Intervista integrale a Marco Valerio Cervellini
Quello che non si dice. Ma perché tante storie rimangono sommerse? “Vince la vergogna di raccontare oppure il timore che per punizione i genitori possano proibire l’accesso a internet”. Spesso manca anche la consapevolezza di quello che si fa, di cosa sia un reato. Vince la smania di apparire. “Abbiamo notato che bambini e ragazzi riconoscono i furti di identità ma non comprendono, ad esempio, la gravità della pubblicazione di dati privati associati a inviti a contattare la vittima, credono si tratti di un atto scherzoso”, dice Cervellini.
Cosa fare. Filtri nella navigazione. “Esistono filtri che limitano l’accesso a contenuti non adatti (“parental control”) e si possono applicare restrizioni nella privacy dei singoli social network in cui i minori si sono iscritti per limitare il numero di persone con cui condividono informazioni personali”, spiega Andrea Rigoni. Esistono, ma il punto è che non si applicano se manca la consapevolezza del pericolo. “L’unico filtro che funziona davvero è di tipo cognitivo-culturale”, dice Andrea Rigoni. E’ prima di tutto una questione educativa. Occorre ripartire da famiglia e scuola.
Cosa fare. Regole nelle famiglie. Strategie, norme, strumenti per una navigazione più sicura possono non essere sufficienti se manca il supporto della famiglia. Sono 15 milioni (dati Audiweb) le famiglie che dispongono di un accesso a Internet da casa attraverso computer. “I genitori devono dare ai figli e far rispettare regole certe”, dice Marco Valerio Cervellini. Non lasciarli soli con uno smartphone in mano troppo a lungo ad esempio, applicare sui loro smarthpone e pc filtri per la navigazione. “Alcuni genitori non realizzano che bambini e ragazzi corrono rischi reali. Lo dimostra il fatto che talvolta sono loro a registrarli su un social network”. Soli in Rete equivale ad essere soli in casa con la porta d’ingresso aperta.
Cosa fare. Informazione nelle scuole. L’attenzione della famiglia va integrata nelle aule. “Vanno insegnati gli strumenti giusti a partire dalle scuole – dice Andrea Rigoni -. Non si tratta di nozioni di informatica: cultura digitale non significa usare le lavagne elettroniche. Cultura digitale è comprendere come sfruttare al meglio i meravigliosi mezzi messi a disposizione dalla tecnologia conoscendone i limiti e i rischi”.
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Il progetto: “Una vita da social”. Si inserisce in questo contesto “Una vita da social”, campagna di informazione della polizia dedicate proprio alla sicurezza in Rete dei ragazzi. Il progetto, che entra nelle scuole di trenta città italiane, nasce per far capire ai più giovani i rischi che si possono correre in Internet e nei social network, spiegare le regole con cui navigare sicuri on line, evitare violazioni della privacy, difendersi da bulli ed adescatori. Esiste anche un commissariato online, per informarsi e porgere denuncia. Il capo della polizia Alessandro Pansa, tra le priorità del suo mandato ha messo proprio la tutela dei minori e delle fasce più deboli.
Pesciolini nella rete. Ma a dieci, undici anni si è in grado di distinguere tra positivo e negativo, di riconoscere un messaggio ambiguo? “ in un certo senso sì – dice la psicologa Silvia Vegetti Finzi.- ma si è attratti da chi cerca di adescare in rete perché si presenta, in modo abilissimo, come alternativo alla famiglia, come emancipatore: “ormai sei grande, basta fare tutto quello che vogliono papà e mamma”. Spetta ai genitori intervenire individuando la strategia adatta. Le strade sono diverse: “rinviare il collegamento internet, attivare filtri creati proprio per tutelare i bambini; entrare nella loro posta e controllare i contatti che stabiliscono; chattare insieme; responsabilizzare i piccoli internauti insieme agli insegnanti scolastici”. Solo all’inizio delle scuole superiori hanno la maturità per iscriversi ai social network creando profili online. Prima si possono anche adottare soluzioni miste come aprire un profilo condiviso genitori-figlio o farsi consegnare le password. Ma il successo non è garantito, anzi. “Dipende dal rapporto di fiducia che si è instaurato e vale sole nei primi tempi. Poi si rischia il doppio regime: ufficiale e segreto”. Rimane essenziale, comunqeu, rendere consapevoli i ragazzi dei rischi cui possono andare incontro quando mettono il naso fuori di casa, virtuale o materiale che sia. “I ragazzi dovrebbero essere già stati messi inguardia per quanto riguarda la realtà esterna (il tragitto casa-scuola, le docce della palestra i cortili dell’oratorio, etc.”) La realtà virtuale è più subdola e intrigante, ma altrettanto pericolosa. Gli adolescenti amano “ errare” nel doppio senso della parola: gironzolare e trasgredire”.
L’intervista integrale a Silvia Vegetti Finzi

lunedì 4 novembre 2013

Per un uso corretto dei social, senza incorrere nei rischi

[News Rimini 25/10/2013]
Il meeting sociale del progetto IOR (Impact of Relationship) si è tenuto a Rimini ieri e oggi, aperto dal saluto di benvenuto del presidente della provincia Stefano Vitali, e chiuso con la relazione e sui numeri del rapporto tra giovani e social network.
Ventisei i partner presenti da tutta Europa a Rimini (ente promotore e capofila): Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Rep. Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria

Durante il meeting, che si è chiuso oggi, sono emersi alcuni aspetti che accomunano i diversi paesi: oltre il 90 per cento degli adolescenti europei ha un profilo su Facebook ma la popolarità del social è in calo, in molti paesi è molto più di moda WhatsApp perché permette di scambiare foto, video e commenti in modo molto più rapido; altra cosa riscontrata è la difficoltà di fare statistiche reali perché molti delle persone che si iscrivono sui social fornisce dati falsi, sia di età sia di genere; le più attive in rete sono le ragazze; i commenti nella maggior parte dei casi non vanno al di là del “mi piace” e aumentano esponenzialmente quando viene postato un video rispetto ad un testo; in molti paesi risulta difficile entrare nelle scuole a parlare di social network mentre funzionano bene workshop che coinvolgono le famiglie in cui si parla del tema in modo indiretto.
L’obiettivo di tutti i partner per i prossimi mesi (il progetto si chiuderà a maggio del 2014) è aumentare la conoscenza dei profili sui diversi social network e fare azioni di sensibilizzazione diretta con genitori e ragazzi.

Interessanti, soprattutto i dati emersi dal convegno:

Alcuni dati regionali
Circa 2/3 degli adolescenti dichiara di possedere uno smartphone (65,6%) che negli ultimi anni sembra avere sostituito il cellulare tradizionale. Il 10,6% degli adolescenti dichiara di navigare in rete tra le 3 e le 5 ore al giorno. Mentre la televisione nel 61,5 per cento dei casi è vista in compagnia dei genitori, internet è per lo più utilizzato in solitudine (92,8 per cento) o insieme ad amici (41,1 per cento). Solo il 16,5 per cento chiara di navigare insieme ai genitori. Circa le attività svolte su internet sono per il 48 per cento su social network  e per il 46 per cento chat.

Alcuni dati nazionali
 Secondo un’indagine nazionale condotta da “Save the children” a gennaio 2013 tra ragazzi dai 12 ai17 anni: Il 79% possiede o usa un suo computer personale, il 56 % passa su internet dalle 2 alle 4 ore al giorno, all’85 % capita spesso di chattare con amici e conoscenti, il 57% posta proprie fotografie in internet. Il 92 % (con più di 16 anni) dichiara di avere un profilo su Facebook e il 74 % di questi lo aggiorna quasi quotidianamente.
Secondo un’indagine di Telefono Azzurro del 2012, i ragazzi dai 12 ai 18 anni dichiarano di trovare on line: foto o video imbarazzanti che ritraggono loro coetanei (40 %), loro foto che per quanto non imbarazzanti non avevano ricevuto un’autorizzazione ad essere messe online (32%), pettegolezzi o falsità sul proprio conto (23%), foto o video imbarazzanti che ritraggono adulti di loro conoscenza (20%), foto personali che hanno creato loro imbarazzo (20%), frasi che rivelano dei loro fatti personali (17%), video spiacevoli in cui erano presenti (11%).
Secondo un’indagine nazionale condotta nel 2012 dalla Società Italiana di pediatria su un campione di ragazzi della scuola secondaria di primo grado si evidenzia che: il 68 % dei ragazzi ha il pc in camera, il 65% può collegarsi a Internet dal proprio cellulare, l’11% ha pubblicato in internet un’immagine provocante e il 52% conosce qualcuno che l’ha fatto.

Prossimi appuntamenti:
Per quanto riguarda la Provincia di Rimini sono in programma due incontri aperti agli adulti in contatto coi i ragazzi (genitori, insegnanti, educatori, ecc) allo scopo di informare anche loro sui possibili rischi e su come tutelare i giovani: il 19 novembre a Cattolica alle 21, in collaborazione con il Centro per le famiglie, presso la sede della biblioteca comunale in piazza della Repubblica e il 14 dicembre a Rimini, in collaborazione con Università Aperta, dalle 9 alle 13 presso la sede della Provincia in via Campana 64.

mercoledì 23 ottobre 2013

Qwert: la palestra per l’uso consapevole dei social network

[Che futuro! 19/10/2013]
Si chiama Qwert ed è il primo social network che non spaventa docenti e genitori. Anzi è stato pensato e ideato per i più giovani, per i ragazzi nati e cresciuti nell’epoca delle chat. A progettare il Facebook senza rischi ci hanno pensato l’Azienda Ulss 9 di Treviso con il Comune, il Lions Club e l’ufficio scolastico provinciale. Di fronte al problema del cyber bullismo e all’allarme Ask.fm, Treviso ha provato a dare una risposta: un social network per i ragazzi degli istituti scolastici secondari di primo grado del territorio dell’azienda sanitaria 9; un bacino potenziale di 2500 studenti in tutte le nove scuole, sia pubbliche e private, della città (oltre ad altre tre in provincia). Una sperimentazione che punta ad estendere il modello a tutti i distretti arrivando a coinvolgere dieci mila studenti. Il tutto è nato con l’intenzione di dare ai ragazzi la possibilità di usare un social network dove potersi presentare, scambiare e conoscere pensieri, chattare, taggare in sicurezza. Non solo.
L’idea di H-Farm, che ha sviluppato tecnicamente il progetto, è quella di aiutare  i giovani all’uso corretto di questi strumenti con adulti che si “impicciano” online e offline (in contesto scolastico) favorendo il pensiero critico.
“Qwert – ci spiega il capo progetto Francesco Marini che con il direttore Enrico Di Giorgi hanno seguito il tutto dall’inizio – è stato modulato dalla parola “qwerty” che sta ad indicare la posizione dei tasti nella tastiera dei personal computer occidentali. In realtà il suono richiama la parola trevigiana “coperto” come se i ragazzi potessero trovare nel social network pensato per loro un riparo, una tettoia sotto cui stare e dialogare. Al sistema si accede tramite password e username e tramite la sottoscrizione dei genitori di una liberatoria. La password è consegnata manualmente al ragazzo”.
Una vera e propria sfida educativa in un momento in cui sembra che l’anonimato assicurato da Ask sia l’unica cosa che affascina i giovani. I risultati sono confortanti: ad oggi sono iscritti a Qwert più di 1630 ragazzi con una media di 350 attivi al giorno e oltre 2000 discussioni. Gli utenti hanno creato più di 5.800 gruppi e si sono scambiati 2500 messaggi privati al giorno. Ma non basta. Il social network di Treviso non si è limitato a coinvolgere i ragazzi solo dietro lo schermo ma è riuscito a strappare dal pc gli adolescenti e a creare momenti di aggregazione. Dal 2011 al 2013 sono stati organizzati ben sei eventi: dal raduno promosso dagli stessi giovani in piazza dei Signori, al flash mob su tematiche scelte dagli stessi utenti del social network, alla caccia al tesoro, al mercatino di Natale.
Ma che succede dentro Qwert? Si chatta, ci si tagga, si scrive pubblicamente ma oltre a lasciare che i ragazzi si scrivano liberamente sono state create delle “stanze” tematiche sui temi della sessualità e dell’affettività con “esperti” dietro ai quali si celano i professionisti dell’Ulss 9.
Ora Qwert punta sugli smartphone. In un’Italia dove la maggior parte dei ragazzi usa i cellulari di ultima generazione per dialogare con gli amici della rete, il social network trevigiano sta pensando di adattarsi alla lettura device mobile. Tra i progetti futuri c’è anche la creazione di una mappa del territorio di Qwert dove i ragazzi potranno taggarsi o geo referenziarsi tramite cellulare e arricchire la stessa cartina con immagini e video.
A Treviso hanno puntato in alto. Ci stanno provando. Una sperimentazione per dare una risposta alla richiesta dei giovani, senza dare giudizi su Facebook o Ask.fm. Anzi: siamo di fronte ad un vero tentativo d’educare, senza paura, all’uso dei social network. “Non siamo in concorrenza – aggiunge Marini – ad altro social ma vogliamo essere una palestra per l’uso consapevole di essi”.
Un progetto che forse è eccessivamente protettivo come un buon padre di famiglia ma che attrae i giovani. Un’idea che è riuscita a coinvolgere anche le scuole che spesso parlano solo con toni negativi di ciò che accede nella rete. Una proposta che il Ministero della Pubblica Istruzione dovrebbe promuovere e adottare per gli istituti scolastici di tutto il Paese, magari offrendo un’opportunità formativa anche ai docenti ancora troppo analfabetizzati sulla didattica 2.0.
Alex Corlazzoli

"Minori alla tastiera, minori alla sbarra" voluta da Telecom nella Fondazione Edoardo Garrone

[17/10/2013 Newsfood.com]
Genova, 17 ottobre 2013, Fondazione Edoardo Garrone, via San Luca

Ci siamo appassionati a questa "Missione" che sta entrando nel cuore di chi si rende conto della grande pericolosità della Rete: una grande macchina che dispensa a piene mani informazioni e tutto il sapere dell'universo ma è spietata perchè può mettere a nudo situazioni imbarazzanti, essere teatro di truffe e reati, invischiarti nelle sue spire del gioco d'azzardo, della pedopornografia, della prostituzione e della droga.

Tutti i naviganti del Web sono potenziali vittime ma soprattutto lo sono i nostri ragazzi che spesso non sanno distinguere bene tra finzione e realtà.
La famiglia ha ben poche possibilità di controllo, specie se l'unico "informatico" in casa è proprio il/la giovane.


Il professor Andrea Aparo, docente alla Sapienza di Roma e all'Università di Milano, manager di Ansaldo Energia ed autore del primo volume su Internet (Il libro delle Reti, manuale di saggezza telematica - Adn Kronos Libri - 1995),  ha illustrato le possibili "marachelle" e disastri dei minori ed ha snocciolato una serie di dati (ricavati da uno studio del 2010)

- il 13 per cento dei ragazzi italiani consulta siti per pubblico adulto

- il 33 per cento dei ragazzi ha effettuato acquisti in rete senza il consenso dei genitori

- l'1 per cento dei genitori dichiara di non sapere cosa faccia il proprio figlio in rete

- l'11 per cento dei ragazzi afferma che i loro genitori non sanno cosa facciano in rete

- il 19 per cento dei genitori sospettano che i figli cambiano il loro comportamento in rete quando sono nelle vicinanze

- il 36 per cento dei ragazzi ammette di comportarsi diversamente quando i genitori sono nelle vicinanze.

- Quasi due terzi dei giovani intervistati hanno avuto un'esperienza negativa online, ma solo il 45% dei
genitori ne è informato.

I genitori temono che i figli possano accedere a materiale indecente o diffondano i propri dati personali online, ma sottovalutano l'entità dell'attività di download di giochi, musica e video.

- Il modo più efficace per garantire la sicurezza online dei propri figli è mantenere un dialogo costante con loro

 Per leggere tutto il report clicca qui e poi scarica il pdf

E' poi intervenuto lo stesso Rapetto, già comandante del Gruppo Anticrimine Tecnologico GdF e autore nel 1997 del libro "Genitori occhio a Internet!", che ha descritto i metodi investigativi e le tecniche per la ricostruzione di un non facile luogo del delitto commesso da minorenni da casa, e la dottoressa Cristina Maggia, procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minori di Genova, che ha raccontato la fase giudiziaria facendo tesoro della sua intensa attività.


C'è molto da fare e tutti dobbiamo darci da fare concretamente,
Il progetto di Telecom per la tutela dei minori nel web è di grande importanza ed è una pietra miliare che porterà altre iniziative positive.
Ma bisogna combattere contro i burocrati, i parrucconi, il mondo dei conservatori che non vuole rendersi conto che il mondo è cambiato. Anzi, sono proprio costoro che non vogliono cambiare le regole per non perdere i loro privilegi.
Non sono i ragazzi che non vogliono studiare o lavorare (Don Orione e altri grandi educatori lo hanno dimostrato anche in altri tempi), non è la scuola che non va, non è la Giustizia nei tribunali o la Sanità negli ospedali che non vanno.
Bisogna adeguare i metodi, non ci sono più risorse da sprecare.
Le regole sono vecchie, i metodi di insegnamento ufficiali sono vecchi e, se non fosse per gli insegnanti che amano il loro lavoro e l'esercito silente dei volontari nei luoghi di sofferenza e in vari altri campi, sarebbe veramente una società al collasso.


NOTA IMPORTANTE
Chi vuole dare il suo contributo e diventare protagonista di questa avventura, può inviare una email a
         iniziative.speciali@telecomitalia.it
 indicando l'argomento e allegando un proprio curriculum vitae evidenziando particolari competenze, esperienze, interessi professionali. L'obiettivo è quello di individuare decine e decine di persone pronte a parlare dinanzi al pubblico, a presentare uno studio o una relazione, a pubblicarne il testo su Internet sul sito degli Stati Generali della Tutela dei Minori Online. Anche le istituzioni, enti, scuole e parrocchie giocano un importante ruolo, offrendo la disponibilità degli spazi pubblici e privati dove attivare gli incontri.



Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com

lunedì 26 novembre 2012

Disconnessi digitali: quando i figli oscurano il web

[23/11/2012 La Voce]
Milano – Una ricerca europea commissionata da McAfee ha rivelato un preoccupante gap tra quello che gli adolescenti fanno online e quello che ne sanno i loro genitori. In tutta Europa, molti ragazzi accedono online a contenuti non appropriati, nonostante quasi i tre quarti (71,2%) degli adolescenti e anche di più nel nostro Paese (76.5%) affermino di avere la fiducia dei propri genitori a proposito di ciò che fanno durante la navigazione sul web.

Quasi un terzo dei genitori europei (31,8%) e il 44% di quelli italiani è convinto che il proprio figlio adolescente dica tutto ciò che fa su internet, e il 63,6% dei genitori ha fiducia nel fatto che non acceda a contenuti non appropriati. Tuttavia, questa disconnessione digitale tra figli e genitori fa sì che molti adolescenti intraprendano attività discutibili, pericolose e addirittura illegali: Il 41,7% di adolescenti europei (43% in Italia) ammette i propri genitori disapproverebbero i siti che visitano; Il 43,6% degli adolescenti europei, e quasi la metà in Italia (47,5%) ha visto almeno un video con contenuti che i genitori non approverebbero.

Il 34,1% degli adolescenti europei - cifra che in Italia raggiunge quasi la metà degli intervistati (47,5) - ha ammesso di aver acquistato musica pirata online mentre un preoccupante 6% ha ammesso di aver comprato alcolici o farmaci su Internet; il 26,5% degli adolescenti italiani ha inviato o pubblicato su Internet una propria foto osé, rispetto a una media europea del’11,6%; il 25,6% dei ragazzi intervistati ha ammesso di cercare online le soluzioni delle verifiche scolastiche; nell’ordine, i più scorretti sono risultati gli adolescenti spagnoli (34%), quelli tedeschi (33,5%) e quelli italiani (30%).

Il 23,5% degli adolescenti europei ricerca intenzionalmente online immagini di nudo o esplicitamente pornografiche - e più di un terzo (37,7%) visualizza questo tipo di immagini fino a un paio di volte al mese (54% nel Regno Unito); il 15% dei ragazzi europei ha dichiarato di essersi effettivamente incontrato di persona con qualcuno che aveva conosciuto online.

Il 44,2% dei genitori si è dimostrato convinto di sapere come scoprire che cosa il loro bambino sta facendo on-line, ma solo un quarto dei ragazzi ha dichiarato di non sapere come nascondere il proprio comportamento ai propri genitori.
La ricerca europea ha svelato che la maggior parte degli adolescenti adotta una serie di misure per nascondere il proprio comportamento online: Il 47,5% degli adolescenti minimizza la finestra del browser quando un genitore entra nella stanza; in Italia lo fa il 54%.

Il 38,8% cancella la cronologia del proprio browser; Il 28,7% degli adolescenti ha visualizzato qualcosa fuori casa; il 28% nasconde o elimina contenuti video non appropriati; il 17,7% dei ragazzi ha creato un indirizzo di posta elettronica privato sconosciuto ai propri genitori.

I pericoli online questi sconosciuti.
Nonostante i tanto pubblicizzati pericoli associati con il furto di dati e di identità, molti adolescenti di tutta Europa non temono di pubblicare dati personali on-line. Ancor più preoccupante, la maggior parte dei genitori non si rende conto di quanto può essere pericoloso lasciare queste informazioni online alla portata di tutti:

Il 27% degli adolescenti e il 32% dei genitori hanno dichiarato di essere indifferenti sulla pubblicazione on-line dei nomi utente utilizzati nei programmi di instant messaging; Il 23% dei ragazzi è indifferente alla pubblicazione online del proprio indirizzo di posta elettronica, con quasi un quarto dei genitori che non ci vede nulla di male.

Poco più di un terzo degli adolescenti (34,8%) ha dichiarato di essere indifferente circa la pubblicazione di una propria foto online e il 35,3% ha dichiarato di non trovare nulla di male nel pubblicare una descrizione di quello che appare nelle foto; il 20,9% degli adolescenti ha pubblicato online la propria data di nascita, con gli adolescenti in Germania e nei Paesi Bassi che tendono a farlo più spesso (28,5% in ciascun paese).

Il 12% dei ragazzi ritiene che pubblicare propri dati personali intimi non sia un rischio, con i genitori ancora più indifferenti su questo punto (16,8%); il dato più inquietante è che il 9,5% dei ragazzi non ci penserebbe due volte prima di pubblicare i dettagli di luogo e data di un appuntamento. E anche il 16,7% degli adulti non se ne preoccuperebbe.

Come affrontare il problema: "Sono dati che arriveranno come una doccia gelata per molti genitori, e speriamo che questo li incoraggi a prendere misure immediate per proteggere i loro figli", ha dichiarato Ombretta Comi, marketing manager per l'Italia di McAfee. "È emerso con tutta evidenza l’enorme divario tra quello che i genitori pensano che i figli facciano su internet e quello che i figli adolescenti fanno veramente".

I genitori devono assumere un ruolo attivo per garantire ai loro ragazzi un’esperienza online sicura e protetta".
I genitori dovrebbero avere frequenti conversazioni con i ragazzi ed entrare in sintonia con loro su quello che stanno facendo online e avvisarli dei rischi e delle conseguenze delle loro azioni;
I genitori devono anche imparare a configurare i programmi di parental control, oltre a tenere un occhio vigile e sapere se/e quando e come gli adolescenti scoprono il modo intorno a loro;
I genitori dovrebbero essere onesti con gli adolescenti a proposito dei metodi per tenere sotto controllo e monitorare le loro attività online; in questo modo molti ragazzi ci penserebbero due volte prima i fare certe cose online, sapendo che i genitori possono vederli.

"Essendo cresciuti nel mondo online, gli adolescenti spesso hanno più dimestichezza dei loro genitori nell’approccio a Internet, rendendo difficile per i genitori fornire le indicazioni necessarie, e questo li rende ancora più vulnerabili', conclude Ombretta Comi. "Ma i genitori non devono arrendersi - devono superare i limiti per acquisire familiarità con la complessità dell'universo online ed essere sempre informati ed aggiornati sulle varie minacce che attendono i loro ragazzi online."

R.R.

lunedì 15 ottobre 2012

Bambini sicuri sui social media

[14/10/2012 Città Nuova Online]
I bambini sono oggi nativi digitali. Sembrano conoscere il mondo virtuale del web e cosa farci quasi di default. Ma questo spazio non sempre è un luogo adatto a loro, alle loro giovani menti, alla loro età, alla loro inesperienza del mondo, quello reale. Spesso i genitori temono quello che possono fare in Rete tutto il giorno. Ma da una parte non riescono, o non vogliono, staccarli dagli schermi e dall’altra, troppo spesso, non sanno come difenderli durante la navigazione.

Sensibilizzare figli e genitori a un uso consapevole di questi strumenti si può. È l’ambizioso obiettivo che si pone il progetto "Safe Social Media". Abbiamo incontrato la dott.ssa Francesca Ranni, coordinatrice del progetto per l’associazione "Davide.it Onlus", capofila del progetto, che ci ha spiegato meglio in cosa consiste.

In cosa consiste "Safe Social Media"?
«Safe Social Media è un progetto finanziato dal programma dell'Unione europea Daphne III e mira a prevenire e combattere la violenza presente nei social media, strumenti oggi sempre più utilizzati da bambini e ragazzi. Iniziato a gennaio 2011, è promosso da tre organizzazioni: l'associazione "Davide.it", che da anni si occupa di tutela dei minori online, con sede a Torino, "Intermedia consulting", con sede a Roma e l'organizzazione spagnola "Cece". Finora ha visto coinvolti 6 mila adolescenti di oltre cinquanta scuole medie e superiori italiane, con i loro genitori e insegnanti. Un percorso analogo è stato fatto in Spagna».

Parliamo dei pericoli online: quali sono quelli più prossimi ai bambini e come evitarli?
«Le nuove tecnologie sono una grande risorsa, ma comportano anche dei rischi, perché è più semplice entrare in contatto con contenuti violenti, nocivi, per i quali i ragazzi non possiedono ancora i giusti strumenti d'interpretazione. Il discorso vale sia per Internet che per i videogiochi. Sui social network occorre scegliere con cura le persone con cui entrare in relazione e pensare bene prima di postare foto o commenti: tutto ciò che si mette su Internet rimane per sempre! Attenzione anche alle azioni di cyberbullismo: i ragazzi non devono contribuire alla loro diffusione, ma “spezzare la catena” e parlare con gli adulti di cui si fidano». 

Come ridurre i contenuti violenti non adatti ai più piccoli?
«
Installare un buon filtro per la navigazione, che protegga da contenuti nocivi e non adatti è un buon punto di partenza, ma è poi fondamentale agire dal punto di vista educativo. Nell'indagine condotta per "Safe Social Media" emerge che appena il 35 pe cento dei ragazzi parla in famiglia di cosa succede online: un dato allarmante. I genitori devono essere vicini ai propri figli anche in questo aspetto così importante della loro vita, che occupa gran parte della giornata. Devono parlare con loro, capire cosa fanno su Internet, quali siti frequentano, come usano i social network e poi dare alcune semplici regole, come fanno già nella vita reale. Per il mondo virtuale spesso valgono gli stessi princìpi: non dare confidenza agli sconosciuti, trattare con rispetto i propri amici, essere responsabili nel prendere decisioni sono alcuni di questi».

Discrepanze generazionali. Come aiutare genitori e insegnanti a trasformarsi in protagonisti digitali?
«Siamo convinti che coinvolgere genitori e insegnanti, cioè le figure di riferimento più importanti nell'educazione e nella crescita dei ragazzi, sia fondamentale. Per questo "Safe Social Media" tenta un approccio educativo congiunto, con incontri formativi destinati agli adulti e materiale di approfondimento che è possibile reperire anche sul sito web del progetto».

Il vostro è un progetto ambizioso. Quali sviluppi futuri prevede?
«Questa edizione del progetto durerà fino a gennaio 2013 e vedrà la pubblicazione dei risultati dello studio che stiamo conducendo sugli stili di vita digitali degli adolescenti italiani e spagnoli. Per il futuro ci auguriamo, in presenza di adeguate risorse, di poter coinvolgere sempre più ragazzi e offrire a sempre più famiglie l'opportunità di una formazione su temi così importanti ma ancora trascurati dai curricula scolastici tradizionali».
Eloisa De Felice

Europarlamento: passo per protezione minori in rete

[09/10/2012 ANSA]
''Internet sta diventando sempre piu' pervasivo nella vita dei minori e, se da un lato offre nuove e inedite opportunita' ai bambini e ai ragazzi di far sentire la loro voce, dall'altro li espone a rischi elevati e richiede un intervento su almeno tre fronti: accesso ed educazione, protezione, e cittadinanza digitale''. E' quanto ha detto Silvia Costa, eurodeputata del Pd la relatrice del rapporto approvato oggi in commissione cultura sulla protezione dei minori nel mondo digitale.


La relazione contiene specifiche indicazioni rivolte alla Commissione sulle modalita' con cui la protezione dei minori nel mondo digitale puo' essere incorporata nelle sue azioni e provvedimenti secondo una metodologia piu' efficace, potenziando i meccanismi gia' esistenti come le hotlines nazionali, secondo gli standard INHOPE, i red buttons, gli alert per i genitori e gli altri, per assicurare un approccio coerente e coordinato nei confronti della sicurezza online del bambino.


Quattro, quindi, i cardini della proposta di Silvia Costa: una cornice generale di diritti e di governance, il diritto di accesso e di educazione nei media e nei nuovi media, il diritto alla protezione, il diritto alla cittadinanza digitale.


In materia di protezione, la relazione chiede a Commissione e Stati membri di valutare l'opportunita' di iniziative specifiche da parte dei servizi preposti alla sicurezza e alla tutela, come quello giudiziario e di polizia, con l'obiettivo di realizzare tempestivi interventi sui contenuti pericolosi, in accordo con le legislazioni nazionali, anche di Paesi terzi.


TUTELARE MINORI, SCURRIA (PDL) - Il Parlamento europeo mira a proteggere i giovani che navigano in rete proteggendoli dai ''rischi di azioni criminali'' ed eliminando il digital divide che colpisce in particolare i minori soprattutto in ambito scolastico. E' questo il senso della relazione approvata oggi in commissione cultura sulla ''tutela dei giovani nel mondo digitale''. ''Il primo tema da affrontare - ha detto l'eurodeputato Pdl Marco Scurria, coordinatore Ppe in commissione cultura - e' sicuramente quello del divario digitale, e in particolare la tutela delle fasce meno protette, tra le quali i minori''. La relazione approvata oggi contiene impegni o codici di condotta che predevono la visualizzazione di un'apposita etichetta sui siti internet per combattere le discriminazioni e gli altri contenuti illeciti o nocivi online.


''Vanno indubbiamente incoraggiate le azioni di contrasto alla criminalita' online messe a punto con successo da alcuni Stati membri - ha segnalato Scurria - ma le differenze culturali e giuridiche esistenti tra essi, non permettono di stabilire con chiarezza i contenuti da sanzionare''. I contenuti illeciti o nocivi provengono anche da paesi terzi e quindi la relazione mira a ''un approccio coordinato sia a livello europeo che internazionale per permettere di armonizzare la tutela contro questo tipo di contenuti''.

lunedì 10 settembre 2012

Come proteggere i minori online: i suggerimenti degli esperti McAfee

[Bitcity 06/09/2012]
"Chi ha figli che utilizzano Internet si sente come intrappolato in un paradosso tecnologico." dichiara Giorgio Bramati, Consumer Partner Manager, McAfee "Da un lato sappiamo bene quanto sia importante per i nostri figli poter familiarizzare con le nuove tecnologie e con i fantastici vantaggi che offrono. Dall'altro non possiamo non essere preoccupati dei pericoli presenti su Internet".
Per questo motivo McAfee ha reso disponibile un decalogo per aiutare i genitori a proteggere i propri figli online. "Sedersi con i ragazzi per leggere insieme queste 10 regole aiuterà i genitori a lasciar addentrare tranquillamente i propri figli nell'universo di Internet per imparare, esplorare e comunicare" aggiunge Bramati. "In molti casi, poi, i ragazzi sono tecnologicamente più preparati rispetto agli adulti, pertanto alcuni genitori potrebbero sentirsi intimiditi e restii a imporre regole che sono fondamentali per la protezione dei propri figli quando navigano e socializzano online, ma fortunatamente, sono disponibili software per la sicurezza che possono limitare le attività online dei ragazzi e allentare la pressione sui genitori che tentano di restare al passo con i nuovi rischi".

Ecco il decalogo di McAfee:

  1. Controllare l'utilizzo di Internet da parte dei minori. Installare il computer in una zona molto frequentata della casa e limitarne l'uso notturno. E' consigliabile prendere anche in considerazione un software di monitoraggio della sicurezza dei minori come IMSafer.
  2. Proteggere il computer con un software di protezione efficace e mantenerlo aggiornato. 
  3. Assicurarsi che i propri figli capiscano le regole di base per l'utilizzo dei siti di socializzazione come Facebook e i blog. I ragazzi devono custodire le proprie password e non pubblicare mai dati personali o foto inappropriate. I blog e i siti di socializzazione offrono strumenti per la tutela della privacy che possono essere attivati per bloccare l'ingresso a utenti potenzialmente pericolosi (forniti automaticamente ai ragazzi di età inferiore ai 15 anni).
  4. E' indispensabile che i ragazzi informino i genitori se organizzano appuntamenti di persona con gli utenti conosciuti online. Prima di eventuali incontri di questo genere, accertarsi dell'identità di queste persone e accompagnare i ragazzi all'appuntamento in un luogo pubblico.
  5. Quando utilizzano i programmi P2P di condivisione dei file, i ragazzi non devono mai scaricare file provenienti da sconosciuti. E' possibile che scarichino file infetti, immagini, giochi e musica inadatti o file multimediali protetti da leggi sul copyright. I ragazzi non devono consentire agli utenti di caricare i loro file musicali a meno che non siano certi di disporre dell'autorizzazione alla condivisione.
  6. Non consentire ai propri figli di compilare moduli su sondaggi online. Se desiderano iscriversi a siti legittimi come Disney o simili, dovranno prima rivolgersi a uno dei genitori che potrà leggere l'informativa sulla privacy del sito e le relative norme di condotta.
  7. Consentire ai propri figli di utilizzare solo chat room monitorate e fare in modo che utilizzino uno screen name che non consenta di risalire alla loro vera identità. Come nel caso dei blog e di Facebook, i ragazzi non devono mai rivelare informazioni personali o condividere foto. I ragazzi devono sapere che le persone possono mentire riguardo alla propria identità e che gli amici conosciuti online sono pur sempre degli estranei.
  8. Spiegare ai ragazzi che devono ignorare messaggi di e-mail e instant messaging provenienti da sconosciuti. Non devono mai aprire allegati che non si aspettavano di ricevere nè fare clic sui collegamenti inclusi nei messaggi. Come nel caso dei blog e di Facebook, non devono mai inviare informazioni personali. Configurare correttamente l'applicazione di messaggistica immediata utilizzata dai ragazzi e accertarsi che non si avvii automaticamente all'accensione del computer. Fare in modo che spengano il computer e chiudano la connessione quando il PC non viene utilizzato
  9. Utilizzare browser per ragazzi e motori di ricerca creati appositamente per i minori. I browser per i ragazzi come Il Veliero non visualizzano parole o immagini inappropriate. Questo tipo di browser offre siti web precaricati adatti ai minori e filtri terminologici preimpostati. E' necessario solo accertarsi di esaminare e approvare i siti web e le parole predefiniti. I motori di ricerca per i bambini come il nocchiero effettuano ricerche e mostrano risultati limitati.
  10. Consentire ai propri figli di trovare siti web idonei e utili utilizzando gli elenchi creati da esperti del settore. L'American Library Association mette a disposizione un ottimo elenco: The ALA Great Web Sites for KidsFirst Gov for Kids pubblica siti per bambini con contenuti di educazione civica ed elenca gruppi di siti adatti ai minori.

lunedì 27 agosto 2012

Web, adescamento dei minori: “Bimbi a rischio se non hanno strumenti”

[Il Fatto quotidiano 26/08/2012]
Da simbolo di libertà ed espressione a strumento di adescamento. La rete continua ad avviluppare i soggetti deboli, primi fra tutti i bambini. È quanto testimonia una recente ricerca dal titolo “Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani”, commissionata da Save the children. Questi i dati: il 31% dei ragazzi tra i 16 e 17 anni ammette di avere avuto incontri, anche intimi, con persone conosciute in rete. Sul fronte della pedopornografia, il 78% delle vittime ha meno di 12 anni, il 4% meno di 3-4 anni.
“Un bambino che utilizza il web privo degli strumenti per capire e gestire un mezzo che ha molte potenzialità ma altrettanti rischi, è un bambino che è potenzialmente sottoposto a rischio di abuso. I fatti di cronaca sono densi di episodi che lo attestano”, afferma Valerio Neri, direttore generale di Save the children Italia. “Può apparire banale che il 32% di teenager dia il suo numero di cellulare a qualcuno conosciuto online, ma questo implica che potenzialmente il rapporto virtuale possa proseguire nel mondo reale. Non a caso 10,5% dei ragazzi tra i 12 e i 13 anni si dà appuntamento con una persona incontrata in rete, percentuale che cresce fino al 31% fra i 16 e i 17 anni. E ben il 6,5% dei primi e 16% dei secondi invia video e immagini di sé nudi”.
E una volta scaricate queste immagini rimangono online, perché rimuovere i siti pedoponografici è ancora oggi difficilissimo: uno studio dell’Università di Cambridge ha messo in evidenza come la rimozione dei siti dediti a operazioni bancarie illegali abbia richiesto da 3,5 a 4,5 ore, mentre il tempo medio necessario per la rimozione di siti pedopornografici è stato di 719 ore. “È assurdo pensare che una transazione finanziaria illecita sia considerata oggi più “urgente” che una violenza perpetrata su un bambino”, spiega ancora Neri.
Il Moige (Movimento italiano genitori) promuove la campagna “Ogni genitore dovrebbe sapere che…”, contro l’adescamento pedofilo sul web. Un minore su due è stato contattato via web più volte con proposte “indecenti” da sconosciuti. A 3 minori su 10 è stato chiesto un appuntamento al buio. Il 30% di chi ha subito un tentativo di adescamento ha meno di 15 anni. Più di 200mila minori hanno accettato proposte oscene in cambio di una ricarica telefonica. Sono questi alcuni dei dati emersi dalla ricerca condotta nel mese di aprile 2012 dall’Istituto demoscopico Swg ed elaborati dal Moige su un campione di 600 ragazzi utilizzatori di internet, di età compresa tra i 16 e i 21 anni, di entrambi i sessi e di tutte le regioni italiane. Dai risultati emerge che il tempo di navigazione medio si attesta tra le 3 e le 4 ore giornaliere, ma più di un terzo (soprattutto maschi) lo fa per oltre 5 ore. Ben 6 ragazzi su 10 non hanno computer dotati di sistemi di sicurezza e filtri per il controllo di accesso a siti dai contenuti pedopornografici e violenti.
Ma cosa possono fare i genitori per tenere lontani i propri figli dai pericoli del web? Mariateresa Ingenito, psicoterapeuta dell’età evolutiva spiega: “Tutto dipende da come s’imposta il dialogo educativo col figlio. Ogni bambino è curioso della sessualità e del mondo che c’è fuori, ma dovrebbe poterlo condividere con i genitori”. Il consiglio è quindi quello di “parlare tanto all’interno della famiglia”. Bisogna quindi “creare una ‘relazione conversativa’, che porta a vivere i conflitti in maniera non occultata”. Secondo Ingenito, quando il figlio torna da scuola è più utile chiedere: “Come stai? Ti sei divertito oggi?”, piuttosto che “sei stato interrogato? Quanto hai avuto?”. Occorre cioè “conoscere come il bambino gode della vita e trae benessere dalle cose”. E continua: “Anche la scelta di un programma tv o di un sito web dovrebbe essere condivisa”. Il genitore deve cioè “esercitare un controllo indiretto che non risulti come tale”.

Angela Cotticelli

martedì 10 aprile 2012

Consiglio d'Europa, consigli per la Rete

[06/04/2012 PuntoInformatico]
Tutelare al massimo principi fondamentali come il libero accesso all'informazione e il diritto al rispetto della privacy di milioni di netizen nel Vecchio Continente. I membri del Consiglio d'Europa hanno così diramato due diverse raccomandazioni per la protezione dei diritti umani su motori di ricerca e piattaforme di social networking.

Il primo pacchetto di linee guida riguarda tutti quegli operatori web che forniscono agli utenti servizi di ricerca. In particolare, i vari search engine dovrebbero aumentare il livello di trasparenza nel modo in cui viene garantito l'accesso alle informazioni attraverso le cosiddette query.

Quali sono gli effettivi criteri adottati per il ranking dei risultati di ricerca? E ancora, su quali basi un motore di ricerca stabilisce la rimozione di un determinato link? Interrogativi cruciali - almeno secondo il Consiglio d'Europa - per la tutela del libero accesso alle informazioni su Internet.
Ma c'è anche la delicata questione della privacy. La Commissione dei Ministri d'Europa ha inviato tutti gli stati membri a rispettare i diritti degli utenti nella gestione dei dati personali. Con maggiore trasparenza per quanto concerne lo sfruttamento dei cookie, degli indirizzi IP, delle varie cronologie di ricerca.

Nella seconda raccomandazione, il coinvolgimento dei social network. Strasburgo ha invitato gli stati membri a collaborare attivamente con le varie piattaforme di condivisione, per una efficace campagna informativa sui rischi per la privacy. E sempre utilizzando un linguaggio chiaro nelle policy a disposizione degli utenti.

Particolare attenzione dovrà poi essere posta sui minori, per evitare ogni contatto con contenuti e persone pericolose. I social network dovrebbero garantire meccanismi automatici per la segnalazione di materiale inappropriato, tutelando gli iscritti con opzioni chiare ed immediate per la gestione della propria identità virtuale.

Mauro Vecchio

lunedì 2 aprile 2012

Facebook, le app sanno tutto di te i dati rimangono in quelle degli amici

[31/03/2012 La Repubblica]
IL NUMERO DELLE APP su Facebook è in crescita continua. Difficile per gli iscritti al social network non provarne nemmeno una, e così per i loro amici. Ma una volta che si decide di disattivarle, non è detto che gli amici facciano altrettanto. E le informazioni raccolte sul di voi da quella applicazione rimangono custodite nel codice, perché sia l'utente che gli amici dell'utente hanno accettato, attivandole, che queste app prelevassero dati "social" dai profili personali e collegati. [Leggi tutto...]

Microsoft e Polizia Postale contro gli abusi online sui minori

[30/03/2012 Pubblica Amministrazione.net]

Dalla collaborazione tra Microsoft e Polizia Postale nasce un nuovo strumento finalizzato a combattere gli abusi sui minori nel Web: si chiama PhotoDNA, ideato da Microsoft e NetClean e basato su una sofisticata tecnologia di corrispondenza delle immagini.

Uno strumento indispensabile per combattere la pedopornografia online, sempre più dilagante, analizzando le immagini in Rete e identificando le vittime al fine di prestare assistenza nel minor tempo possibile. PhotoDNA è infatti reso disponibile gratuitamente per le forze dell’ordine, e attraverso il programma CETS (Child Exploitation Tracking System) aiuta a indagare sui casi sospetti di abusi sui minori online, che possono essere tracciati dalla Polizia Postale e delle Comunicazioni.

Una tecnologia che rappresenta, ancora una volta, la volontà di Microsoft di impegnarsi nella tutela dei minori e di collaborare attivamente con le forze dell’ordine, nell’ottica di rendere il Web molto più sicuro soprattutto per i piccoli utenti.

«Microsoft è da sempre impegnata in iniziative volte a rendere la Rete un luogo sicuro. La nostra azienda sente infatti la responsabilità di garantire soluzioni sicure e, grazie allo sviluppo di questa tecnologia innovativa, dispone di una nuova opportunità per aiutare le forze dell’ordine a contrastare uno dei crimini più odiosi che esistano, la pedopornografia. Le forze dell'ordine svolgono quotidianamente un lavoro straordinario per combattere lo sfruttamento dei minori e noi siamo orgogliosi di contribuire oggi con un nuovo strumento gratuito, PhotoDNA.»

Pietro Scott Jovane, AD e Presidente Microsoft Italia, ha illustrato il progetto mettendo in evidenza come anche la tecnologi possa mettersi al servizio delle forze dell’ordine, soprattutto quanto si parla di sicurezza Web per i minori. Anche da parte della Polizia postale c’è stata piena approvazione del progetto, che rappresenta un passo in avanti nella lotta contro gli abusi online e si aggiunge alle altre iniziative messe in atto dalle grandi aziende che operano nel settore tecnologico, come ha ribadito Antonio Apruzzese, Direttore della Polizia Postale e delle Comunicazioni.

«La lotta agli abusi sui minori e l’impegno per la sicurezza in Rete sono i nostri obiettivi primari in un ambiente in cui le insidie possono essere numerose. La nostra attenzione è costantemente alta e grazie alla disponibilità di PhotoDNA, da oggi disponiamo di un nuovo strumento per condurre le nostre indagini in maniera ancora più efficace. La collaborazione con Microsoft, che dal 2006 ad oggi ha già prodotto ottimi risultati, garantirà ancora ulteriori traguardi nella lotta contro la pedofilia. Grazie anche al sistema CETS sono state coordinate oltre 10.000 indagini con i seguenti risultati investigativi: persone arrestate 422; persone denunciate 7584; perquisizioni 6548; siti web attestati e oscurati in Italia 179; siti pedopornografici inseriti nella black list 1086; siti web monitorati 361787.»

Teresa Barone

lunedì 5 marzo 2012

Consigli per 'navigare sicuri'

[Giornale RADIO Rai 02/03/2012] ROMA -Navigare in rete senza pericoli. Come? Grazie ad alcuni consigli pratici che possono aiutare adulti e ragazzi ad utilizzare in modo corretto e sicuro Internet. A lanciare la campagna sono ECPAT e FASTWEB: dal primo marzo tutti i clienti FASTWEB riceveranno consigli utili e informazioni allegati alla fattura. I suggerimenti saranno consultabili anche dal sito di ECPAT, che dal 1990 combatte tutte le forme di mercificazione del sesso con bambini, tra cui la pedopornografia.


L’uso superficiale dei nuovi media, aggiunto al divario di conoscenze tra genitori e figli in ambito tecnologico, hanno generato l’aumento di modi pericolosi di navigare in rete. Accanto al problema della pornografia minorile (video e foto in cui sono ritratti minorenni coinvolti in atti sessuali, svestiti o in atteggiamenti erotici), oggi ci sono nuove forme di violenza in cui sono coinvolti bambini e adolescenti: dall’adescamento on line al fenomeno del sexiting.

Spesso sono gli stessi ragazzi i protagonisti di alcune azioni moleste, è il caso del cyberbullismo. Bassa percezione del rischio e poca selettività nella scelte delle amicizie on line soprattutto nell’utilizzo di social network. Questo il comportamento dei minori in rete, sempre più facili vittime di malintenzionati che sfruttano le nuove tecnologie per i loro scopi. Già nel Convegno “Nuove tecnologie: i reati sessuali sui minori” promosso da ECPAT Italia in collaborazione con Roma Capitale, Fastweb e Associazione Familiaristi Italiani, il 29 novembre 2011, era emersa quest’analisi grazie all’intervento delle Forze di Polizia.

FASTWEB ed ECPAT, con la campagna “Navigare in rete senza pericoli” vogliono offrire una serie di consigli utili per rendere i nuovi mezzi di comunicazione “luoghi” sempre più sicuri. Ecco un esempio: “Ribadisci ai minori che devono immediatamente segnalare a te o a una persona di cui si fidano, se ignoti, conosciuti in rete, cercano di fissare un incontro oppure offrono gratuitamente qualcosa”. Tra tutti spicca il suggerimento più importante: “Ricorda che nessuno di questi consigli potrà sostituirsi al ruolo guida di genitore, insegnante ed educatore”.

Marco Scarpati, presidente di ECPAT-Italia, afferma “ECPAT ha promosso le leggi che contengono la normativa sul contrasto a tutti i fenomeni dello sfruttamento sessuale a danno di minori, tra cui la pedopornografia. Leggi approvate nel 1998 e nel 2006". Continua "ora bisogna fare di più. Affiancare gli insegnanti, i genitori, i ragazzi. Accorciare le distanze e aiutarli con consigli utili per la vita di tutti i giorni. Non dobbiamo però perdere di vista né la società, cui va mossa una forte critica, per una eccessiva erotizzazione e gioco con i corpi di adolescenti e bambini, né le leggi: attendiamo da tempo la ratifica della Convenzione di Lanzarote."

Sergio Scalpelli, Direttore delle Relazioni Esterne e Istituzionali di FASTWEB, dichiara: “FASTWEB appoggia la battaglia di ECPAT per un uso più sicuro dei nuovi media, a tutela dei minori. Crediamo infatti che vada promosso un utilizzo più consapevole delle tecnologie anche nelle famiglie. Con questa e altre iniziative vogliamo contribuire a colmare la distanza di conoscenza fra i giovani nativi digitali e i genitori”.Non solo consigli nella pagina “Navigare in rete senza pericoli” del sito www.ecpat.it. A partire dal 1° marzo genitori, ragazzi, insegnanti…chiunque potrà capire cosa significano le parole chat o social network, leggere alcuni fatti di cronaca emblematici, capire attraverso alcune stime le caratteristiche del fenomeno.

mercoledì 8 febbraio 2012

Adolescenti in rete, per 8 genitori su 10 non corrono pericoli

[Corriere della Sera.it 08/02/2012]

Antonio Brighenti ha 49 anni e due figli adolescenti: «La raccomandazione che faccio loro più di frequente quando escono di casa? Casco in testa e se fate tardi telefonate». Scusi, e quanto a Internet? «Beh, cosa devo raccomandare? Di non starci troppo, forse».

La strada virtuale fa meno paura di quella reale. Almeno ai genitori italiani. Illusi, analfabeti digitali o solo meno apprensivi rispetto agli altri europei? Otto su dieci (e qualcosa di più, l’82% rispetto a una media comunitaria di circa il 70%) lo hanno dichiarato ai ricercatori del progetto Eu Kids Online (leggete qui la sintesi della ricerca):

«È altamente improbabile che mio figlio possa imbattersi in una situazione spiacevole su Internet».

L’indagine, finanziata dall’Unione europea e coordinata dalla London School of Economics and Political Science, ha fotografato il rapporto con Internet di oltre 25 mila ragazzi (e loro genitori) di 25 Paesi Ue. Abitudini e rischi presentati ieri per il Safer Internet Day: dalla pornografia al bullismo, dal sexting (l’invio di messaggi a sfondo sessuale) agli incontri con persone conosciute online. Sei ragazzi italiani su dieci, tra i 9 e i 16 anni, navigano tutti i giorni in Internet o quasi. Per fare i compiti (85%), giocare (83), guardare video (76) o «parlare» con gli amici (62): il 57% ha un profilo su un social network. E navigare è spesso un’esperienza privata: il 62% (media Ue del 49) lo fa nella propria camera.

Giovanna Mascheroni, referente italiana del progetto Eu Kids Online e ricercatrice dell’Università Cattolica, spiega: «Il 63% dei genitori si autopromuove sostenendo di suggerire ai ragazzi come comportarsi su Internet, parlando di quello che può turbarli (56%) o li ha turbati (26%)». Il 70% ha fiducia nelle capacità di autodifesa dei propri ragazzi anche se il 39% di loro ignora però ogni consiglio. «Ma quello che più ci allontana dal resto d’Europa è proprio la convinzione che su Internet non possa capitare nulla di male. Non solo: molti genitori sovrastimano i rischi legati alla pornografia e ne ignorano altri come il bullismo online (sconosciuto all’81%), giudicato esperienza molto dolorosa dai due terzi dei ragazzi».

Il direttore generale di Save the Children Italia, Valerio Neri, pone l’accento sulla scarsa alfabetizzazione dei genitori e sui numeri degli adescamenti online: «Se solo sapessero… Dalla ricerca Eu Kids Online emerge che il 4% dei nostri ragazzi (9% la media Ue) incontra persone conosciute online. I nostri dati Ipsos parlano di un 14%: anche se solo la verità sta nel mezzo, sono tantissimi. I genitori devono parlare di più ma anche il governo deve inserire nell’agenda digitale percorsi di tutela».

Negli Usa sono stati inseriti filtri antiporno nelle scuole e biblioteche. Nel Regno Unito David Cameron ha proposto un filtraggio preventivo, quando si sottoscrive dell’abbonamento ad Internet. «In Italia sistemi di controllo parentale esistono da anni ma non c’è una grande cultura in questo senso, soprattutto per i social network», afferma Antonio Apruzzese, direttore della polizia postale.

«Anche perché in Italia bisogna fare attenzione a non ridurre l’accesso a Internet — aggiunge Giovanna Mascheroni —: i nostri ragazzi hanno meno competenze rispetto ai coetanei europei: solo i giovani turchi sono meno alfabetizzati». Contro l’«incompetenza» anche dei genitori punta il dito Gianni Nicolì, pedagogista e responsabile scuola e università dell’Age (Associazione italiana genitori): «Vent’anni fa abbiamo iniziato con i primi corsi per genitori e figli, poi abbiamo stretto accordi con le aziende per ottenere dei filtri dinamici per la navigazione differenziata: per conoscere i rischi i genitori devono conoscere Internet».

Aggiunge lo psicoterapeuta Gustavo Pietropolli Charmet: «I genitori sono convinti che i loro ragazzi sanno fare meglio di loro sulla Rete ma la loro tranquillità nasce anche dal modello educativo che punta tutto sulla socializzazione precoce: hanno bisogno di credere che i loro figli sanno cavarsela.

Video al posto degli spintoni, così va in rete il bullismo

[DireGiovani.it 07/02/2012]
BOLOGNA - Insulti e video (o foto) offensivi affidati al web al posto di botte e spintoni. Con l'aumentare della dimestichezza nell'uso delle nuove tecnologie, il cosiddetto cyberbullismo sta lentamente rimpiazzando il fenomeno tradizionale. E' questo il dato più importante che emerge dal progetto europeo 'Cyberbullying in adolescence: investigation and intervention in six european countries', finanziato dal programma Daphne III della Ue. Il progetto è coordinato da Maria Luisa Genta, Antonella Brighi e Annalisa Guarini, ricercatrici del Dipartimento di Psicologia dell'Alma Mater di Bologna, che riunisce diversi partner da tutta Europa ed è stato realizzato in collaborazione con l'Ufficio scolastico regionale dell'Emilia-Romagna, per volontà del vicedirettore generale Stefano Versari. Il progetto, che fa il paio con quello analogo realizzato nel 2007, ha l'obiettivo di studiare le caratteristiche e la diffusione del cyberbullismo in Europa (Italia, in Emilia Romagna e Calabria, Spagna, Inghilterra, Grecia, Germania e Polonia) tra gli adolescenti delle scuole secondarie di secondo grado, per poi pianificare interventi di prevenzione del fenomeno. Il focus sui risultati emiliano-romagnoli sarà presentato durante il convegno 'Cyberbullismo in adolescenza' l'8 e il 9 febbraio prossimi nel Dipartimento di Psicologia a Bologna, a cui seguirà una seconda presentazione durante l'Agorà del programma Arte e Scienza in Piazza, il 12 febbraio alle 16 a Palazzo Re Enzo.

Dottoressa Guarini, qual è il dato più importante che emerge dalla ricerca in Emilia-Romagna?

Un primo studio che abbiamo condotto è stato valutare il cambiamento dei fenomeni di bullismo tradizionale e cyberbullismo dopo tre anni in alcune scuole secondarie di primo e secondo grado della provincia di Bologna, Ferrara e Forlì. Grazie al primo progetto europeo, avevamo raccolto circa 2.000 questionari anonimi compilati da studenti nell'anno scolastico 2007-2008, i cui risultati erano stati presentati in una conferenza al Dipartimento di Psicologia nel febbraio 2009. Dopo tre anni abbiamo somministrato nelle stesse scuole il questionario coinvolgendo circa 1.650 studenti. I risultati hanno mostrato un maggior uso delle nuove tecnologie da parte degli adolescenti. Se infatti la percentuale di adolescenti che possiede un cellulare personale è stabile (96%), quella che dichiara di avere una connessione a internet nella propria casa sale dall'83% al 95%. Chi ha una connessione nella propria camera passa dal 48% al 59%. Inoltre, i risultati mostrano una migliore percezione da parte degli adolescenti del clima scolastico e una diminuzione dei fenomeni di bullismo tradizionale. In particolare, rispetto a botte, spinte, prepotenze, insulti, ingiurie e intimidazioni, le percentuali di vittime scendono dal 15% all'11% e di bulli dal 15% al 10%. Lo stesso andamento si ritrova nel bullismo tradizionale indiretto (pettegolezzi offensivi, esclusione sistematica dal gruppo) le vittime calano dal 23% al 18% e i bulli dal 23% al 15%. Per il cyberbullismo, invece, si è riscontrato un andamento più complesso. Se l'aggressione avviene tramite cellulare, vi è un decremento nel ruolo di bullo dal 9% al 5%, mentre le percentuali di studenti che si dichiarano vittima restano stabili (circa 8-9%). Al contrario, se si usa internet le percentuali di vittime crescono dal 7% al 9%, mentre restano stabili le percentuali di bulli (circa 6%-7%).

Chi è il bullo per antonomasia e quale la vittima preferita?

In primo luogo, i nostri dati mostrano una forte continuità tra il ruolo di bullo o vittima online e offline. In altre parole, i bulli tradizionali aggrediscono spesso le loro vittime attraverso le nuove tecnologie diventando cyberbulli e anche per le vittime c'è una certa continuità tra le aggressioni online e offline. Inoltre, i nostri dati mostrano una percentuale significativa di 'trasposizioni di ruolo': ovvero, alcune vittime del bullismo tradizionale possono diventare cyberbulli. In questo senso, il cyberbullismo sembra dare potere a chi, nella vita reale, si sente meno forte degli altri o è costretto a subire aggressioni senza poter reagire, grazie all'anonimato e alla possibilità di colpire con azioni che difficilmente espongono il responsabile a conseguenze dirette. Per quanto riguarda i ragazzi che subiscono le aggressioni, invece, la percezione di solitudine nelle relazioni con i pari e nel rapporto con i propri genitori sono fattori di rischio per la vittimizzazione on line.

Cosa spinge a praticare il cyberbullismo? Perchè lo fanno?

In alcuni casi, il diventare un protagonista attraverso la diffusione di video diffamatori o che ridicolizzano la vittima, postati ad esempio su Youtube, può essere un mezzo per costruire un'identità 'vincente' nel gruppo dei pari. La psicologia sociale, in questo senso, parla di comportamenti devianti come funzionali alla 'gestione della reputazione'. Ci sono poi altre motivazioni legate alle opportunità offerte dalle nuove tecnologie: la possibilità di offendere o attaccare senza vincoli legati allo spazio e al tempo, la percezione dell'anonimato e una (errata) idea di impunità dei reati che si commettono online, la possibilità di attaccare la vittima senza dover necessariamente possedere una superiorità fisica, numerica o psicologica. Tra le motivazioni elencate nei questionari dagli aggressori, poi, risultano più frequentemente risposte legate alle caratteristiche della vittima, ad esempio 'è uno sfigato', e a motivi di ritorsione o vendetta.

Quali sono le angherie più diffuse e gli strumenti più utilizzati?

Rispetto al ruolo di bullo e di vittima nel cyberbullismo, i maggiori comportamenti rilevati dai questionari risultano essere il dire cose spiacevoli e l'offendere qualcuno tramite sms o su internet, direttamente o inviando queste informazioni a terzi. Oppure si decide di escludere qualcuno in un social network o in una chat room, entrare di nascosto nell'account di altri, pubblicare foto o video imbarazzanti. Meno frequenti, anche se presenti, risultano comportamenti come attaccare o insultare qualcuno in un gioco on line, modificare le foto altrui giù pubblicate on line e diffondere informazioni personali.

Come si combatte il cyberbullismo e chi se ne deve occupare?

Adolescenti, famiglia e scuola sono i tre soggetti principali a cui è rivolto l'intervento che abbiamo proposto all'interno del progetto europeo. A livello dell'intera scuola, proponiamo azioni di formazione e supervisione degli insegnanti e azioni volte al coinvolgimento delle famiglie. In particolare, ai genitori si propone un incontro informativo sul fenomeno del bullismo elettronico e sui rischi che l'utilizzo di internet comporta. Con gli insegnanti, invece, si pensa a cinque incontri basati su un training interattivo che utilizza tecniche cooperative e di supporto reciproco tra insegnanti, unito a un programma di costante supervisione. A livello della singola classe, invece, il ricercatore dovrebbe fare sette incontri, con l'obiettivo di fornire maggiore informazione che possa tradursi in aumentata sensibilità rispetto al fenomeno del cyberbullying. Si tratta di programmi specifici rivolti agli alunni, perché possano apprendere strategie utilizzabili in caso di cyberbullismo e perché possano sviluppare le competenze relazionali necessarie per instaurare rapporti basati sul rispetto di sé e degli altri, su empatia e prosocialità e non su credenze normative che approvano la violenza.

Che consiglio dare a un genitore il cui figlio pratica il cyberbullismo?

La strategia adottata dai genitori deve variare in funzione dell'età del figlio. E' infatti consigliabile un attento monitoraggio dell'uso di internet, soprattutto in fase preadolescenziale, con semplici comportamenti negoziati con il figlio, ad esempio assistere alla navigazione o mettere il computer in un luogo visibile. I genitori devono inoltre essere consapevoli che i ragazzi spesso sottostimano l'effetto dei loro comportamenti online grazie alla natura delle tecnologie stesse, come l'impossibilità nel vedere le reazioni delle vittime, la mancanza di risposta empatica, la giustificazione morale e la distorsione delle conseguenze, del tipo: 'tutti in rete lo fanno'. E' cruciale mantenere un dialogo aperto con i figli e, soprattutto in questo ambito, i genitori possono fare molto, aiutando i ragazzi a riflettere sulle conseguenze psicologiche e morali, ma anche legali di certi comportamenti. L'importante è che i genitori non abdichino al loro ruolo genitoriale, pensando che le esperienze online siano meno importanti di quelle offline. Per molti adolescenti l'online rappresenta un'integrazione delle esperienze del mondo reale e l'agire con comportamenti aggressivi online dovrebbe accendere un campanello d'allarme anche per comportamenti simili offline.

di Andrea Sangermano

Minori: pediatri Sip lanciano consigli per sicurezza sul web

[Asca 07/02/2012]
Roma, 7 feb - Dopo gli Stati Generali della Pediatria, dedicati al tema ''il bambino, l'adolescente e il web'', continua l'impegno della Societa' Italiana di Pediatria per promuovere un uso positivo e corretto del web.

In occasione del Safer Internet Day 2012, che si celebra oggi, la Sip ha infatti messo in campo alcune iniziative.

In collaborazione con Google e con il sostegno della Polizia Postale e delle Comunicazioni, la Sip ha elaborato il documento ''Consigli per tutelare la sicurezza online delle Famiglie''. Se e' fondamentale che i giovani acquisiscano le competenze necessarie per sfruttare al meglio e senza incorrere in rischi le opportunita' offerte da Internet, spiegano i pediatri in una nota, ''e' altrettanto importante fornire a genitori ed educatori strumenti e suggerimenti che consentano loro di accompagnare figli e studenti nell'esperienza di navigazione online. Solo il 10% dei genitori, secondo l'indagine europea Eu Kids on line, non sente la necessita' di avere maggiori informazioni sulla sicurezza on line dei propri figli''. Il documento congiunto Sip- Google - Polizia Postale sara' distribuito a tutti gli associati Sip, perche' se ne facciano promotori presso le famiglie.

La Sip ha inoltre elaborato il documento ''Facebook e Twitter, come navigare in sicurezza'' . I Social Network sono infatti ''popolarissimi tra i giovanissimi, anche tra i piu' piccoli, tanto da costituire uno dei principali usi della rete. Ma come impostare la privacy? Come eliminare amici non graditi? Come proteggere le foto? Come usare le tag? Queste e altre domande trovano risposta nel documento rivolto ai giovanissimi e ai loro genitori''.

martedì 7 febbraio 2012

Un minore su tre incontra gente conosciuta online: Save the Children lancia l'allarme

[Il Sole24Ore 07/02/2012]
l divario generazionale passa attraverso la rete. E porta con sé una serie di rischi per i minori, compreso l'abuso online. Il 63% dei genitori afferma di suggerire ai figli come comportarsi quando naviga in rete, ma il 39% dei ragazzi confessa di non tenere conto dei consigli dei genitori in queste occasioni. Sono i dati diffusi nell'ambito del Safer internet day, la giornata europea dedicata a una rete internet più sicura per i minori. Giunta al settimo appuntamento, l'edizione 2012 ha scelto lo slogan "Insieme. Più connessi. Più sicuri" e in Italia si è concretizzata con la stipula di un'alleanza strategica fra 50 associazioni, aziende e istituzioni per promuovere il tema della prevenzione degli abusi.
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Tutelare i minori dalle insidie del web arrivano i software a prova di furbo

[La Repubblica 06/02/2012]

Nella loro camerette davanti allo schermo del pc o al nostro fianco smanettando sul loro cellulare, i ragazzi corrono rischi tutt’altro che virtuali. La pedopornofilia non è l’unica piaga: forum che incitano alla violenza, chat erotiche, siti che incoraggiano l’assunzione di droghe, blog proanoressia. Adescamento sessuale, frodi, bullismo: sono le potenziali minacce a cui si espongono i giovani internauti di età sempre più acerba. Secondo la Commissione Europea si inizia a navigare a 7 anni e il 38% degli utilizzatori di Internet tra i 9 e 12 anni ammette di avere un profilo su un social network nonostante le restrizioni di età (13 anni). In Italia un’indagine Istat ha svelato che ragazzi riservano a Internet oltre il 60% del tempo trascorso al computer (il doppio rispetto a 10 anni fa). Nella classe di età 1117 si passa a 82,7%. Il problema non è Internet ma gli abusi. Per questo, 27 aziende del settore Ict e media cooperano per un accesso a internet sicuro, sottoscrivendo codici di condotta, normative più stringenti sulla privacy adeguate all’età, attività di sensibilizzazione. Come la giornata di domani 7 febbraio, il "Safer Internet Day", promossa da Insafe (rete europea per l’uso responsabile di Internet) e dal 2004 organizzata ogni anno in 70 paesi.
Per proteggere i figli da contenuti non adatti, i comportamenti dei genitori variano secondo gli stili educativi. Da un’indagine dell’osservatorio sui media dell’Università Cattolica di Milano, emerge che molti si rassicurano sulla base del rapporto fiduciario mentre buona parte affianca i figli nelle prime fasi di navigazione. Sul mercato non mancano le integrazioni tecniche alla tutorship parentale. La più semplice è la registrazione dell’attività svolta memorizzando il flusso di battitura sulla tastiera del pc. Fra i software disponibili anche gratuitamente, Kidlogger registra i tasti premuti, le applicazioni usate, le cartelle aperte. Rileva anche la digitazione di parole preselezionate e invia una segnalazione al controllore via email attraverso la cattura delle schermate.
Quanto alla protezione preventiva, programmi di filtro degli indirizzi bloccano nei risultati dei motori di ricerca, gli Url di siti giudicati inadatti. L’imperfezione di questi sistemi controbilanciati dalla loro semplicità di installazione, è che sono impostati su una blacklist predefinita che, per quanto aggiornata dallo sviluppatore, deve rincorrere il continuo proliferare di indirizzi che occultano la loro reale natura sotto mentite spoglie. Se troppo rigorosi, i filtri bloccano siti accettabili: per personalizzare il profilo di protezione, McAfee Family Protection permette di scremare le pagine offlimit in base un indirizzario precompilato ma anche secondo 35 categorie e temi più mirati come "imbrogliare a scuola".
Più efficaci sono i programmi che oltre agli indirizzi valutano dinamicamente il contenuto delle pagine web attraverso l’analisi del linguaggio dell’ipertesto o, novità sul mercato, con l’analisi delle immagini come fa Profil Parental Filter 2. Decano tra il programmi di mediazione parentale, Net Nanny giudicato il più adatto per filtrare le pagine di YouTube, consente nelle chat di oscurare con un asterisco le parolacce. Per un monitoraggio flessibile a distanza, Windows Live Family Safety, integrazione gratuita di Windows7, concede al genitore di selezionare i videogiochi secondo le fasce di età, stabilire con chi può comunicare il figlio nelle chat e riconfigurare in tempo reale le restrizioni ricevendo sul proprio computer un’anteprima della pagina richiesta dal minore per decidere se sbloccarla. Per attivare un filtro di contenuti a costo zero, si scarica K9 Web Protection registrandosi al sito di Blue Coat, sviluppatore del programma. Quando il pc è condiviso, siccome K9Web non è configurabile per più utenti, c’è bisogno di una password per ogni pagina bloccata o perlomeno per quelle a potenziale rischio. Filtro di indirizzi e analisi del testo al volo per il software opensource DansGuardian configurabile con filosofia ancora più restrittiva: bloccare tutto tranne ciò che viene definito nella white list.
Nei pacchetti antivirus e antispam, Norton incorpora la funzionalità di controllo parentale, così fa Kasperty, altro big della sicurezza. Il pc non è più il principale strumento per esplorare la Rete: il 30% dei navigatori junior lo fa con smartphone e tablet. Lanciata quest’anno in Italia, Vodafone Smart Tutor, app scaricabile gratis dal portale del gestore indipendentemente dall’abbonamento, permette di scegliere i numeri fidati, bloccare i contatti indesiderati, selezionare le applicazioni più adatte e limitare il tempo dell’uso del terminale o la navigazione sul web in certe ore.

PATRIZIA FELETIG