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lunedì 20 gennaio 2014

Hooked: ecco come app e social network creano dipendenza

[Wired 15/01/2014]

Hooked: ecco come app e social network creano dipendenza

Da Pinterest a Candy Crush, da Ruzzle a Tinder, Nir Eyal spiega come si fa ad entrare nella vita quotidiana degli utenti.

Abbiamo tutti sperimentato un’addiction tecnologica. Nir Eyal è un autore e consulente esperto sull’intersezione tra business, tecnologia e psicologia. Ha da poco pubblicato un libro in grado di spiegare – agli startupper ed a chi crea prodotti digital – come fabbricare motori di desidero in grado di trasformarsi in abitudini.
Hooked è un manuale che spiega quelle fasi costanti ed universali che sono dietro al successo di Farmville, Instagram, Pinterest, Twitter. Di app e siti web ai quali siamo ormai ritualmente “agganciati” nelle nostre routine quotidiane, fedeli e di ritorno più o meno consapevolmente.
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lunedì 4 novembre 2013

Negli Usa bambini connessi 24 ore a settimana: i pediatri prescrivono una dieta da pc e smartphone

[Blasting news 02/11/2013]
I bambini statunitensi vivono davanti a una tv, uno smartphone o un pc 24 ore alla settimana. I ragazzini tra gli 8 e i 10 anni arrivano a 8 ore in un solo giorno per salire a 11 ore nell'adolescenza.
Secondo i pediatri dell'American Academy of Pediatrics (Aad) tutte quelle ore passate sotto i bombardamenti di tutti i dispositivi oggi a disposizione dei più giovani sono troppe. Sono necessarie secondo loro nuove regole perché se ne faccia un uso più ragionato e lanciano così una "dieta dei media".
L'obiettivo dei pediatri americani è di ridurre i danni potenziali che l'uso spasmodico di tv, pc, tablet e smartphone può procurare in età preadolescenziale: dalla obesità alla perdita di sonno, fino a comportamenti aggressivi. Il dott. Marjorie Hogan, fra gli autori del documento pubblicato anche sull'edizione online di Pediatrics è convinto che: "Una dieta dei media è possibile solo con il coinvolgimento di genitori, educatori e gli stessi pediatri", soggetti che si spera non eccedano più dei ragazzi nel controllare di continuo posta elettronica e profilo sui social network.
La guida dei pediatri americani invita i genitori a non far navigare da soli i propri figli. L'ideale sarebbe pianificare l'uso dei vari mezzi per non più di 1 o 2 ore al giorno, mantenendo lontane le ore dei pasti e la sera prima di andare a dormire. Decisamente vietato l'uso di tablet e smartphone ai bimbi sotto i 2 anni.
La battaglia per promuovere la dieta digitale per i pediatri americani non è una crociata contro le nuove tecnologie. Evitare le cattive abitudini e gli stimoli eccessivi nell'età della crescita sono principi basilari che, dicono nel documento, ogni pediatra dovrebbe ricordare alle famiglie dei propri pazienti: un uso fatto con regole precise aiuta a sfruttare meglio le opportunità che portano le nuove tecnologie stesse.
Giovanni Ruggero

martedì 17 settembre 2013

Dipendenza da internet: apre negli Usa il primo centro per la disintossicazione

[Keyforbiz 06/09/2013]
Aprirà lunedì prossimo presso il Bradford Regional Medical Center in Pennsylvania il primo centro americano per la cura della dipendenza da internet.
I primi 4 volontari che si sottoporranno al trattamento intensivo, della durata di 10 giorni, sono affetti da quella che gli psichiatri definiscono una vera e propria ‘dipendenza patologica da internet’ – un’ossessione che si differenzia dalla dipendenza psicologica dalle nuove tecnologie e che condiziona la vita di chi ne soffre in maniera del tutto simile alla dipendenza da eroina.
La patologia si manifesta con diversi disturbi, che vanno dal bisogno di trascorrere un tempo sempre maggiore online per ottenere soddisfazione, alla mancanza di interesse per altre attività che non ruotano attorno al web, provocando agitazione, ansia, depressione, pensieri ossessivi dopo la diminuzione o la sospensione dell’uso della rete. [Leggi tutto...]

venerdì 13 luglio 2012

Internet ci rende pazzi?

[Corriere.it 13/07/2012]
Internet ci sta facendo diventare matti. L'ultimo esempio di follia legata al web è il creatore della campagna Stop Kony - quella contro il generale ugandese che sfrutta i bambini soldato. Il video di Jason Russell in pochi giorni ha fatto il giro del mondo e i suoi account Twitter e Facebook sono stati letteralmente presi d'assalto. Lui è stato sveglio per giorni interi oer rispondere e rimirare il suo successo, finché ha dato letteralmente di matto, è sceso per le strade di San Diego completamente nudo gridando frasi senza senso. «Psicosi reattiva», hanno diagnosticato i medici che l'hanno preso in cura. Poi, come terapia, un mese di silenzio sul web.
COME IL CAMBIAMENTO CLIMATICO - A dedicare una copertina a uno dei problemi dei nostri tempi, ossia alla dipendenza da web, («E' una piaga come il cambiamento climatico», ha detto una docente di farmacologia di Oxford) è il settimanale statunitense Newsweek. Titolo azzeccatissimo: «iCrazy». Secondo alcuni studi, l’eccessiva dipendenza dal web è ormai una patologia simile all’alcolismo o alla depressione. «Il computer è una specie di cocaina elettrica», spiega il direttore dell’Istituto di neuroscienza dell’università di Los Angeles Peter Whybrow. E ancora, il candidato al premio Pulitzer Nicholas Carr, autore di The Shallows, scrive: «È la nostra ossessione, la nostra dipendenza e la nostra fonte di stress». Secondo altri studi, un eccessivo uso di Internet potrebbe aumentare il rischio di contrarre la sindrome ADHD (quella che dà problemi di apprendimento e difficoltà di concentrazione e che si cura con il Ritalin, per intendersi). Ma la correlazione è ancora tutta da dimostrare. Per alcuni studiosi di Taiwan ad aumentare la dipendenza sono i telefonini, come gli iPhone. Un'ossessione compulsiva ci porterebbe a guardare continuamente lo schermo del nostro smartphone, a controllare se qualcuno ci ha mandato un messaggio su Facebook o su Twitter. Come se ci stessimo facendo una dose, insomma.
CENTRI DI TRATTAMENTO E CAMPAGNE - E se gli scienziati sono al lavoro per capire come realmente la rete ci causi problemi, il problema è talmente sentito che il prossimo DSM (il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders che raccoglie tutti i disturbi psichici e psichiatrici) per la prima volta conterrà la voce Internet Addiction Disorder, scrive il Newsweek. E non solo. Il disagio si fa sentire anche nei Paesi asiatici, Cina e Corea in testa. Qui 10 milioni di persone sono considerate "internet addicted", con il governo nordcoreano che sta aprendo centri di trattamento della dipendenza e la Cina che sta lanciando campagne per un uso di internet consapevole. E la diffusione del "virus" non si ferma qui. Israele, India, Brasile: medici, pediatri, psicologi e psichiatri sono al lavoro. Per capire come mai il web ci rende pazzi. Ma sarà vero?
Marta Serafini

martedì 15 maggio 2012

Facebook: donne e giovanissimi a rischio dipendenza

[10/05/2012 Key4biz]
La rapida crescita dell’utilizzo dei social network ha generato una nuova forma di dipendenza da internet che colpisce, prevalentemente, le donne e i più giovani. E’ questa la conclusione cui giunge uno studio condotto dalla psicologa Cecilie Schou Andreassen dell’Università di Bergen e pubblicato sull’autorevole rivista Psychological Reports.
Si tratta del primo studio di questo tipo ed è stato condotto su 423 studenti - 227 donne e 196 uomini - sulla base del Bergen Facebook Addiction Scale (BFAS) che racchiude 18 elementi, 3 per ognuna delle sei condizioni fondamentali della dipendenza (salienza, modifica dell'umore, tolleranza, ritiro, conflitto e ricaduta), insieme ad altri parametri di autovalutazione.
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giovedì 12 gennaio 2012

La dipendenza dal Web? Modifica il cervello

[Wired 12/01/2012]
Non solo estranea dalla vita sociale, si ripercuote negativamente sulle performance lavorative e di studio, ma modifica anche il cervello. Letteralmente: l’ uso patologico di Internet (Iad, dall’inglese Internet Addiction Disorder, l’impossibilità di staccarsi dal Web senza avvertire ansia da astinenza) altera l’integrità della sostanza bianca (fibre nervose ricoperte di mielina), e questo a sua volta determinerebbe dei disturbi nel comportamento. A dirlo è un gruppo di ricercatori guidati da Hao Lei della Chinese Academy of Sciences di Wuhan, che mostrano i risultati della loro ricerca condotta su un gruppo di adolescenti con la dipendenza dal Web su Plos One.

Come spiegano gli scienziati, la maggior parte degli studi condotti finora sulle persone colpite da Internet addiction si sono per lo più concentrati sulle ripercussioni che un uso sregolato della Rete ha sulla sfera emotiva e lavorativa, basandosi su questionari psicologici. Senza, quindi, indagare su possibili effetti diretti della dipendenza sull’ anatomia cerebrale (e sulle conseguenze sul funzionamento del cervello stesso). I ricercatori cinesi, invece, hanno pensato di analizzare, tramite risonanza magnetica per immagini, 17 adolescenti con diagnosi di Iad.

La diagnosi di Interned addicted è stata effettuata sottoponendo i giovani a una versione modificata dello Young’s Diagnostic Questionnaire for Internet Addiction secondo i criteri di Beard e Wolf. Si tratta in pratica di un test di otto domande che richiedono una risposta negativa o affermativa, del tipo: " Ti senti agitato, lunatico, depresso o irritabile quando cerchi di ridurre o interrompere l’uso di Internet?" O ancora " Ti trattieni online più di quanto avresti voluto?". La diagnosi di Iad dipende dal numero e dal tipo di domande alle quali si è risposto sì. Nello studio, sono stati reclutati anche 16 ragazzi senza dipendenza, come controllo.

Analizzando i risultati della risonanza magnetica, gli scienziati hanno osservato come negli adolescenti con dipendenza si ritrovino delle anomalie strutturali nella materia bianca di alcune zone cerebrali (come la regione orbito-frontale, il cingolo anteriore e il corpo calloso). Alterazioni in alcuni casi già osservate in altri tipi di dipendenze (come quelle da alcool o sostanze stupefacenti).

Queste zone, come spiegano i ricercatori, sono coinvolte in diversi aspetti comportamentali: dall’attenzione, al controllo cognitivo, alla capacità di prendere decisioni, all’elaborazione delle emozioni. Il campione è piccolo ma, sostengono i ricercatori, aver identificato delle possibili anomalie potrebbe permettere, in futuro, di comprendere meglio (e quindi trattare) la dipendenza da Internet.

Anna Lisa Bonfranceschi

lunedì 8 agosto 2011

Fazio ed internet-dipendenza: social network come una droga per i giovani

[Italia news 08/08/2011] Ore ed ore passate davanti ad un pc a chiacchierare con amici vicini e lontani o che forse mai si conosceranno. I social network si evolvono e si diffondono a macchia d'olio tra i giovani tanto che il fenomeno se non controllato, può portare ad una vera e propria dipendenza con sintomatologie molto simili a quelle che si verificano in soggetti che fanno uso di sostanze psicoattive. Lo ha affermato il ministro della Salute, Ferruccio Fazio, durante un'interrogazione parlamentare. L'astinenza dall'uso di questi nuovi strumenti, che tanto affascinano i giovani, e non solo loro ultimamente, può causare una sindrome depressiva che necessiterà di cure farmacologiche. Facebook, i giochi on line e tutti gli altri social network che si stanno imponendo su internet sembrano essere la nuova droga del secolo. A chi non è venuto l'impulso anche mentre si fa una semplice passeggiata di collegarsi e navigare sul web alla prima per rete libera a portata di click?
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Questo impulso, nei casi in cui se ne fa un abuso, può essere la causa di isolamento sociale, dipendenza psicopatologia, sentimenti compulsivi, perdita di contatto con la realtà fino ad arrivare a sentimenti di vera e propria onnipotenza. Fazio denomina questo fenomeno allarmante come il nuovo morbo psichico, annunciando che nel piano sanitario 2011-2013 sarà previsto un intervento straordinario per fronteggiare la dipendenza dei giovani dal mondo del web. Bastano dieci ore al giorno davanti al computer, afferma Fazio, per subirne le devastanti conseguenze. Il consiglio è ovviamente quello di non arrivare ad un livello di abuso, specie per i più giovani.
Eravano nel 1995 quando lo psichiatra Ivan Goldberg propose provocatoriamente l’introduzione nel DSM (il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) di una nuova sindrome, denominata Internet Addiction Disorder. Oggi l’esistenza del disturbo non è più in dubbio e la diagnosi viene posta utilizzando un test specifico. Lo stato attuale delle conoscenze non permette di indicare con certezza quali siano le alterazioni neurochimiche coinvolte nell’insorgenza del disturbo, e quali ne siano le conseguenze. Le ipotesi più accreditate suggeriscono l’esistenza di uno squilibrio tra il sistema della serotonina, della dopamina e degli oppioidi endogeni, sostanze fondamentali per il funzionamento del sistema nervoso, la cui modifica determinerebbe un alterato funzionamento dei cosiddetti 'centri del piacere'. Con il passare del tempo, questa alterazione tenderebbe a cronicizzarsi, causando una sorta di anomalo 'reset' cerebrale.