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lunedì 20 gennaio 2014

Bambini e ragazzi, il tablet nuovo oggetto inseparabile

[ANSA 15/01/2014]
Bambini e ragazzi  'sempre connessi'. Inseparabili dai loro tablet, un oggetto quotidiano con cui hanno familiarità alla gran parte dei genitori sconosciuta. Li usano per giocare, per chattare con gli amici e anche per studiare. Il tablet fa da telefono (con What's app e similari), da passatempo, da enciclopedia per le ricerche, da tv e da terminale didattico.
  Per le scuole è ormai sempre più uno strumento che entra nei percorsi di istruzione canonici. Sono nati l'anno scorso progetti come lo Smart Future, promosso dalla Samsung per favorire lo sviluppo della digitalizzazione nelle scuole primarie e secondarie di primo grado (partito a ottobre in Lombardia, punta a coinvolgere in due anni 200 classi in varie regioni d'Italia) o il ParnAsus, realizzato dalla Asus con il Liceo 'A. Maffei' di Riva del Garda, dove, anche per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro, il libro di testo è stato sostituito in aula da contenuti già disponibili in rete e dalla costruzione di risorse ad hoc.
Un cambiamento di abitudini riflesso dalla ricerca realizzata da Imaginarium, la catena spagnola specializzata nell’infanzia, su un panel di 10.000 membri del Club Imaginarium, provenienti da 5 Paesi (Italia, Spagna, Portogallo, Germania e Messico). Il 65,4% degli intervistati afferma di possedere un tablet, e il 94,58% dei genitori permette ai propri figli di farne uso. Anche se ne controllano il tempo di utilizzo (l’82,59% degli intervistati glielo fa usare meno di un’ora al giorno) e i contenuti: il 54,48% dei genitori, infatti, limita l’accesso solo ad alcune funzioni e 'monitora' le app scaricate .Inoltre il 75,99% del campione considera l'uso di tablet nelle scuole, come un mezzo certamente non indispensabile, ma importante per la formazione dei figli.
Il mercato reagisce al boom tablet continuando a sformare novità. Fra le ultime annunciate, il Dreamtab, per i più piccoli in arrivo, in primavera creato dalla Dreamworks con la Fuhu. Oltre a una serie di contenuti esclusivi e originali sui personaggi creati dalla casa di produzione, che li aggiornerà costantemente, da Kung Fu Panda al nuovo Dragon Trainer 2, la possibilità di vedere in streaming cartoon e show di vari canali per bambini (anche quelli Disney), si offriranno esperienze 'artistico/didattiche'. Tra le decine di dispositivi già in vendita, con controllo parentale schermi super-resistenti, involucri colorati e cover antiurto, personalizzabili e da arricchire con centinaia di app scaricabili, la scelta si è moltiplicata anche nelle versioni con i personaggi delle serie più amate, da Mio Tab Peppa Pig (Lisciani) a Monster High Tablet Premium 7 (Ingo Devices). Inoltre nel 2013, anche la Samsung ha pensato a un modello per bambini (utilizzabile però come un normale tablet anche dagli adulti), il Samsung Galaxy Tab 3 Kids, anche in versione Disney. Tra le prime case di giocattoli a scommettere sul settore c'è la Imaginarium, con le linee Superpaquito e il nuovo Paquito mini, che ha fra le utility, l'agenda che aiuta il bambino ad organizzarsi, la tabella delle ricompense per prefiggersi obiettivi, il lettore di libri, 2 videocamere. In prima linea anche la Clementoni , con prodotti come Il mio primo Clempad, per i più piccoli, e, per chi è fra i sei ai 12 anni, ilClemPad XL. Fra le tavolette che puntano su potenza di sistema operativo, connettibilità, e numero di app, ci sono anche il Meep X2 (Oregon Scientific) e Polaroid Kids Tablet 2. Inoltre si iniziano a pensare tablet per chi ha difficoltà di apprendimento, come l'EdiTouch, studiato a supporto dei bambini dislessici e utile ai bambini con bisogni educativi epeciali o 'Blue' un comunicatore tablet visivo e uditivo per persone affette da disturbi che coinvolgono il linguaggio e la comunicazione, come l’autismo e l’afasia. Infine, si rifà alla pura inventiva dei bambini, l'Iwood Mini della Donkey, piccola lavagna nera, con cornice in legno, a forma di tablet, 'compatibile' con tutti i tipi di gessetti (da conservare nell'apposito vano) e presa jack, dove al posto delle cuffie, sono attaccati due cancellini.
Francesca Pierleoni

lunedì 4 novembre 2013

I bambini amano i tablet

[La Stampa 29/10/2013]
New York, I bambini, si sa, seguono l’esempio dei genitori. Così, in un’epoca segnata dall’uso smodato di smartphone e tablet da parte degli adulti, anche i loro figli passano il tempo sulle nuove tecnologie. Da quelle educative a quelle sui personaggi tv, dai giochi (Angry Birds il favorito a tutte le età) a quelle di musica e arte, ci sono ormai tantissime app per i bambini, anche per i più piccoli, disponibili gratis o a basso prezzo.  

A parlarne è un nuovo studio, “Zero to Eight: Children’s Media Use in America, 2013”, condotto da Common Sense Media, una nonprofit di San Francisco che esamina il rapporto tra la tecnologia e i bambini, citato dal New York Times.

Lo studio è stato condotto su 1.463 genitori con bambini fino a 8 anni. Quello che emerge è un notevole cambiamento negli ultimi 24 mesi: tra i bambini con meno di due anni, il 38% ha usato iPhone, tablet o Kindle; la stessa percentuale, invece, si registrava due anni fa tra i bambini under 8. Molto più comuni sono diventati, in questo periodo, i tablet: il 40% delle famiglie ora ne possiede uno, contro l’8% di due anni fa; il sondaggio di quest’anno ha inoltre evidenziato che il 7% dei bambini ha un proprio tablet.

«Sono rimasta impressionata dalla rapidità del cambiamento - ha detto Vicky Rideout, autrice di entrambi i rapporti -Tablet e iPhones sono dei ”game changers” perché sono così facili da usare».

Non è quindi merito delle capacità dei bambini, come amano pensare molti genitori, ma soprattutto dell’uso facile e intuitivo dei nuovi dispositivi, spesso usati dagli adulti per godere di una pausa rilassante: «So che se ho bisogno che Zoe stia tranquilla per un’ora, posso darle l’iPad e non la sentirò» ha detto la dottoressa Laurel Glaser, che ha due figlie di 5 (Zoe) e un anno (Maya).

Glaser è una dei pochi genitori intervistati che segue il consiglio dell’associazione dei pediatri americani di non mettere davanti a uno schermo i bambini nei primi due anni di vita. «Non sono così rigida e qualche volta guardiamo la tv con entrambe le bambine - ha detto - ma non abbiamo delle “baby apps” per Maya».

Ma la raccomandazione è in gran parte ignorata: secondo il sondaggio, i bambini con meno di due anni trascorrono in media un’ora al giorno davanti allo schermo, guardando la tv, usando il computer o giocando con le app su smartphone e tablet. La media raddoppia per i bambini tra i due e i quattro anni, mentre quelli tra i 5 e gli 8 anni passano 2 ore e 20 minuti davanti allo schermo. 

martedì 17 settembre 2013

I bambini che usano tablet si distruggono il cervello? Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/tablet-bambini#ixzz2f95chAGu

[Linkiesta 14/09/2013]
Ogni volta che si diffonde una nuova moda basta poco tempo perché qualcuno inizi a interrogarsi sui possibili effetti negativi per la gioventù. “Mio figlio che ascolta la musica rock diventerà un adoratore di Satana?”, “La mia bambina che ora mette la minigonna si avvia al meretricio?”, “Quei giovani che si piastrano i capelli e ascoltano lamenti strazianti spacciati per musica avranno tendenze suicide collettive manco fossero dei lemming?”.
Se poi la moda riguarda una tecnologia precedentemente ignota è facile che le preoccupazioni parentali abbiano come comune denominatore il rischio di danni permanenti al cervello dei figli. Se già nell’Ottocento c’era chi criticava la diffusione dei romanzi, che avrebbero ridotto la capacità di concentrazione dei giovani, quando nel secolo successivo si sono diffuse le radio, la tv e i computer (con annessi videogame), gli apocalittici dell’evoluzione tecnologica hanno avuto molto materiale su cui discettare.
Comportamenti antisociali, morte della fantasia, disprezzo per l’autorità e inclinazione alla violenza sono solo alcuni degli effetti collaterali che deriverebbero da un’eccessiva esposizione a una “certa” tv e a “certi” videogame. I casi di cronaca in cui i colpevoli ammettono di essersi ispirati a film o videogiochi – ad esempio è successo vicino a Udine lo scorso aprile – sembrano la dimostrazione scientifica della fondatezza dei peggiori sospetti.
Dopo la straordinaria diffusione di smartphone e tablet – nel 2013 Gartner stima che saranno attivati 1,2 miliardi di mobile device – era solo questione di tempo prima che iniziassero gli interrogativi anche riguardo questi strumenti. In particolare la preoccupazione si è concentrata sui più piccoli, i bambini in età pre-scolastica. Chiunque abbia avuto modo di osservare l’interazione tra un bambino piccolo e un tablet non potrà che parlare di amore a prima vista. Lo schermo luccicante che, se toccato, cambia colori ed emette suoni esercita un’attrazione irresistibile rispetto a qualsiasi altro giocattolo che pure possa essere presente nella stessa stanza.
E qui sta il problema: la dipendenza. Secondo alcuni scienziati americani il cervello del bambino che gioca con tablet o smartphone rilascia dopamina, un neurotrasmettitore associato al piacere. Nel momento in cui i genitori provano a sottrarre al figlio il suo personale spacciatore di felicità – “ci hai già giocato cinque ore di fila” – il bambino tende a dare in escandescenze.
La dipendenza è poi il presupposto di una serie di altre conseguenze spiacevoli legate ad un eccessivo utilizzo di mobile device. Secondo l’associazione dei pediatri americani rimanendo esposti per numerose ore ai nuovi media si rischiano problemi di attenzione, difficoltà scolastiche, disordini alimentari e del sonno, obesità e predisposizione a comportamenti illegali o rischiosi.
Non tutti sono d’accordo con questa visione giudicata eccessivamente allarmista. Il Joan Ganz Cooney Center, un’associazione che si occupa di apprendimento dei bambini nell’era digitale, ad esempio ha concluso che i bambini dai quattro ai sette anni hanno molto migliorato il loro vocabolario (+27%), usando una app educativa chiamata “Martha speaks”. Altri studi analoghi testimoniano come, essendo la tecnologia touch molto interattiva (a differenza ad esempio della tv), i bambini siano in grado di sviluppare abilità e ampliare le proprie conoscenze grazie ad essa.
«Bisogna evitare gli approcci ideologici, in un senso o nell’altro», afferma Alba Marcoli, psicologa esperta di infanzia e scrittrice. «È chiaro che l’uomo si deve adattare all’evoluzione della società. Ciò che apprendono i bambini poi lo utilizzano nel resto della vita». Quindi se immaginiamo che nel futuro questo tipo di tecnologie avranno sempre più spazio non è assurdo lasciare che i bambini familiarizzino con esse fin da subito.
«Il pericolo che va evitato – prosegue la dottoressa Marcoli – è che l’eccesso di tecnologia impedisca ai bambini di costruire i propri contenitori mentali, cioè la capacità, che si costruisce lentamente nell’infanzia, di adattarsi alle situazioni difficili della vita senza esserne distrutti. Faccio un esempio: un ragazzo che in tenera età abbia potuto costruire i suoi contenitori mentali, anche accecato da un momento di rabbia, saprà dare uno sfogo evolutivo alle sue emozioni. Al contrario se quei contenitori mancano è più facile avere comportamenti esagerati o autolesivi. Purtroppo si vedono sempre più spesso bambini che sono cognitivamente molto grandi, ma emotivamente ancora piccoli».
Non esiste una regola aurea con cui evitare che la tecnologia danneggi la formazione di questi contenitori. «Ognuno – afferma la dottoressa Marcoli - trova il proprio sistema. Non si può avere la pretesa di avere una sola soluzione unica e valida per tutti. Ciò che rende pericoloso l’eccesso di tecnologia è che spesso va a scapito delle relazioni, che sono il contesto in cui i contenitori mentali di cui parlavo si creano. Invece anche in questo ambito è fondamentale che ci sia una relazione - conclude la dottoressa - specialmente tra genitori e figli».
Il consiglio insomma è sempre quello: non lasciare soli i bambini con questi strumenti, guidarli nella scoperta e nell’apprendimento, evitare che entrino nel tunnel (nel caso, evitare di arredarglielo), limitare le ore di esposizione agli schermi e insegnargli anche a divertirsi in altro modo. Se poi ci fossero conseguenze ulteriori e imprevedibili legate all’utilizzo di questa tecnologia lo scopriremo a breve. Secondo un articolo pubblicato sul Wall Street Journal i bambini di due-cinque anni che oggi usano l’Ipad (o altri apparecchi touch-screen) devono essere considerati delle “cavie”. La tecnologia touch-screen ha iniziato a diffondersi sul mercato da un paio d’anni mentre per studi scientifici rigorosi è necessario un periodo di osservazione di tre-cinque anni. Nel frattempo la scelta tra lassismo e paranoia, con un generico buon senso nel mezzo, è lasciata ai genitori.

Tommaso Canetta

lunedì 5 agosto 2013

I bambini preferiscono leggere su eReader

[Libreriamo 02/08/2013]
MILANO – L’eterna lotta tra eReader e libro classico, soprattutto per quanto concerne la lettura per bambini, risulta essere ancora un terreno di confronto sul quale si avvicendano pareri totalmente opposti. Su questo tema si è pronunciato anche Jordan Shapiro, studioso che si occupa di psicologia, apprendimento e tecnologia. Su Forbes, rivista per la quale collabora, è apparso recentemente un interessante articolo il quale, attraverso una dettagliata argomentazione, spiega come l'eReader si sia rivelato il nuovo strumento utile a stimolare la voglia di leggere tra i bambini. Nonostante questo, eBook e libro cartaceo sono due forme diverse che non si escludono ma possono convivere fianco a fianco contribuendo ognuno a sviluppare particolari abilità nei bambini.

I BAMBINI E LA LETTURA – I bambini, soprattutto quando finisce la scuola, se non hanno come compito assegnato dalle insegnanti la lettura di uno o più libri, tendono a trascorrere la maggior parte del loro tempo davanti a videogiochi, tralasciando i più salutari libri. Focalizzandosi in particolar modo sulla sua esperienza di padre ed appassionato di lettura, Shapiro spiega come il segreto per riuscire a far leggere un bambino sia presentargli in modo differente l’attività: “Non ho mai detto a mio figlio che, tecnicamente, lui stava leggendo. Per proporgli un libro gli dico sempre ‘controlla un po’. Mi sembra bello.’ ”

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lunedì 26 novembre 2012

L’iPad è il dispositivo più richiesto dagli adolescenti per Natale


[23/11/2012 iPaddisti]




Si avvicina il Natale e i bambini iniziano a chiedere i primi regali da poter ricevere da parenti e genitori. Una classifica stilata tramite dei sondaggi a campione ha permesso di comprendere quali sono i prodotti più richiesti dagli adolescenti: in cima, ovviamente, esclusivamente prodotti tecnologici e dispositivi d’alto costo e prezzo.
Al primo posto non poteva mancare l’iPad, che è il dispositivo hi-tech più desiderato dagli adolescenti. Secondo, poi, il sondaggio condotto dalla Nielsen i ragazzi vogliono, al secondo posto, il nuovo device della Nintendo, il Wii U. A seguire l’iPod Touch, l’iPad mini o un iPhone. Il 40% di loro desidera avere la console della grande N, per mantenere salta la cultura del videogioco in Italia, invece il 31% vuole un Kinect per l’Xbox360, per provare ancora il sensore di movimento di Microsoft, nonostante siano passati due anni dal lancio della periferica. Naturalmente non vi sono tantissimi ragazzi che chiedono PlayStation 3 e Xbox360, essendo oramai console che sono già entrate nelle case di tutti. All’ultimo posto risultato abbastanza poco soddisfacente per la Apple TV e Microsoft Surface, che non raccolgono grandi numeri. Anche la PlayStation Vita, la neonata console portatile dlela Sony, non riscontra un buon successo.

lunedì 15 ottobre 2012

Vietare la tivù ai bambini?

[09/10/2012 My Tube Enrico Franceschini - Repubblica.it]
Uno studio pubblicato in Gran Bretagna dà l’allarme con accenti ancora più gravi del solito su un tema ampiamente dibattuto: i danni che la televisione può causare ai bambini. Nella ricerca condotta dal professor Aric Sigman, un noto psicologo, per la rivista Archives of Disease in Childhood, si afferma che la crescente ossessione dell’infanza per tivù, computer e video giochi può causare danni allo sviluppo mentale e problemi fisici a lungo termine. Secondo dati citati dall’autore, un adolescente inglese passa sei ore al giorno davanti a uno schermo, senza contare la scuola; negli Stati Uniti la media è otto ore al giorno. Lo studioso ritiene che in particolare nei primi tre anni di vita di un bambino, quando per uno sviluppo sano del cervello occorre interagire “faccia a faccia” con i genitori (non con uno schermo), la televisione e altri mezzi di intrattenimento digitali dovrebbero essere messi completamente al bando, cioè portati a zero ore; e che il tempo dedicato a tivù, computer, tablet e telefonini debba poi crescere gradualmente fino a un massimo di due ore al giorno per i ragazzi al di sopra dei 16 anni. La sua ricerca calcola che quando un bambino inglese compie 7 anni di età, avrà già trascorso un anno intero di 24 ore al giorno guardando tivù, computer o videogames, e quando ne compie 18 avrà trascorso davanti a uno schermo tre interi anni della sua vita. Non tutti gli esperti concordano con la preoccupazione espressa da Sigman (e riportata oggi in prima pagina dal quotidiano Guardian di Londra): per esempio Dorothy Bishop, docente di sviluppo neurospicologico all’università di Oxford, sostiene che le sue tesi non contengono nuovi dati e che l’impatto dello schermo sullo sviluppo cerebrale da lui descritto è soltanto una supposizione, “si potrebbe concludere in modo analogo che i bambini non dovrebbero leggere libri”. Ma tutti concordano che uno stile di vita sedentario per bambini e adolescenti è tra le principali cause di obesità e disturbi cardiaci.

lunedì 1 ottobre 2012

New Media: a scuola con iPad. Vetrya e 3 Italia lanciano una sperimentazione con la Scuola Media Signorelli di Orvieto

[Key4Biz 21/09/2012]
Se gli studenti pensano ed apprendono in modo diverso, la scuola prova strade nuove. Da queste considerazioni è nato l'accordo tra Vetrya, società leader nello sviluppo dei nuovi media, l’operatore mobile 3 e la Scuola Media Luca Signorelli di Orvieto. L’obiettivo della sperimentazione di tecnologie innovative per la didattica digitale è quello di valutare l’impatto che possono avere sui metodi di insegnamento e sul processo di apprendimento.
Il progetto, che partirà il 24 settembre, è rivolto ai ragazzi nati negli anni novanta, i cosiddetti nativi digitali.
Il progetto sperimentale di Vetrya persegue l’idea del Ministro Francesco Profumo: un tablet per ogni studente.
Vetrya fornirà, infatti, a titolo gratuito 30 tablet Apple iPad retina display ai ragazzi, con specifiche applicazioni sviluppate in accordo con il personale docente della Scuola. Le applicazioni prevedono non solo il supporto digitale dei “libri di testo” realizzati dai docenti in collaborazione con gli allievi, ma anche moduli didattici del corso di studi e soluzioni interattive per sessioni di formazione e comunicazione verso i genitori.
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martedì 11 settembre 2012

Toys R Us Tabeo, il tablet per bambini

[WebNews 10/09/2012]
Se in passato le lettere per Babbo Natale comprendevano giocattoli di ogni genere, da diverso tempo a questa parte l’elenco si è allargato anche all’elettronica di consumo. I più piccoli sono sempre più interessati alla tecnologia, come confermato dalle ultime novità in arrivo presso le catene di negozi Toys R Us: la celebre società che si occupa di produrre giochi per l’infanzia ha infatti annunciato l’arrivo di un tablet dedicato ai bambini, la cui immissione sul mercato avverrà il prossimo 1 ottobre.

Battezzato Tabeo, il dispositivo offre un display da 7 pollici, una CPU da 1 GHz, 4 GB di spazio per l’archiviazione con la possibilità di giungere fino a 32 GB mediante schede di memoria ed un design che si allontana da quello dei dispositivi elettronici per i più piccoli, avvicinandosi invece a quelli presenti sugli scaffali dei negozi di elettronica. Ad animare il tablet sarà Android, con uno store di app sviluppato dalla stessa Toys R Us e che ad oggi annovera oltre 6000 titoli.
Distribuito con oltre 50 app installate di default, il Tabeo garantirà la dovuta protezione mediante sistemi di controllo parentale appositamente realizzati per filtrare i contenuti non idonei. Una fotocamera frontale consentirà di scattare foto e registrare video, mentre un’uscita HDMI permetterà di collegare il dispositivo ad un TV. Per accedere ad Internet sarà possibile utilizzare le reti Wi-Fi, con il Flash Player che consentirà di riprodurre anche contenuti non accessibili mediante altri tablet.
Il Tabeo sarà in vendita soltanto nei negozi della catena Toys R Us, ad un prezzo di 149,99 dollari per unità, a partire dal 1 ottobre, con l’obiettivo di tendere la mano ai più piccini, sempre più attratti dai dispositivi elettronici e dunque in un certo senso bisognosi di soluzioni su misura.
Davide Falanga

lunedì 10 settembre 2012

Scuola, nuova campagna della privacy: sì a cellulari e tablet, no alle foto sui social network

[Giornale Il referendum 08/09/2012]
Settembre, tempo di bilanci e di novità. Con l’inizio della scuola ormai alle porte (l’apertura dei cancelli è prevista per il 12 settembre), le commissioni si riuniscono e decidono le regole per i prossimi nove mesi. L’argomento più caldo è sempre lo stesso: la tutela dei dati personali di genitori ed alunni. Il presidente dell’Organo Garante per la Privacy, Antonello Soro, parla delle nuove decisioni per l’anno scolastico e fornisce un vero e proprio “decalogo” di nuove regole per presidi, insegnanti e studenti: nessuno è esente dalle norme già in vigore.
Spicca, fra tutti, un provvedimento che fa discutere. Sono ormai lontani i tempi delle bacchettate, dei giornalini sotto il banco e degli oggetti personali ritirati: ora, a scuola, si può perfino portare il cellulare o il tablet. L’utilizzo di questi strumenti tecnologici è infatti previsto nella nuova normativa: uno studente ha diritto a portare il proprio iPad e a servirsene durante la lezione “per motivi strettamente personali”. È, questa, una decisione controversa. Gli smartphone, infatti, hanno sicuramente delle potenzialità interessanti ai fini dell’ascolto e dell’apprendimento (con un semplice telefono si può registrare la lezione per memorizzarla a casa, oppure avere a disposizione un vocabolario ed un’enciclopedia per meglio comprendere concetti difficili), ma sono anche una fonte di distrazione. Solo cinque o sei anni fa, in classe, ogni cellulare doveva essere introdotto spento, e il massimo svago fornito era di mandare un sms: oggi, la decisione di tenere accesi anche dei supporti elettronici che lasciano un libero accesso al mondo informatico e scattano foto e video fa sicuramente discutere. In difesa del nuovo provvedimento, c’è da dire che la libertà lasciata alle singole scuole è molta: l’ultima parola spetta quindi al preside e al consiglio degli insegnanti di ogni istituto.
Giro di vite, invece, sulla pubblicazione di foto e video su Internet, anche attraverso qualsiasi social network: senza il consenso dei diretti interessati, non sarà più possibile nemmeno condividere attraverso Facebook le immagini di una gita scolastica o il video di una recita. Avranno vita breve, quindi, i filmati effettuati di nascosto e poi caricati attraverso siti come YouTube o ScuolaZoo: chi viene sorpreso può essere passibile di denuncia.
Un tema caldo è anche quello della pubblicazione dei nomi e dei dati degli studenti: sono ufficialmente dichiarati pubblici gli scrutini e gli esiti di interrogazioni ed esami. Il risparmio di carta ha avuto la meglio: approvate le pagelle online e i registri elettronici, anche se il Garante si riserva di tornare sull’argomento in un secondo tempo. Tutti, di conseguenza, potranno visionare le valutazioni proprie e dei compagni; vietato, in compenso, lasciar trapelare informazioni su condizioni di salute o possibilità economiche delle famiglie. Voti sì, ulteriori comunicazioni no: a questo punto, ci si chiede se la cosa migliore non sia uno spazio in Internet dove ogni studente può visionare la propria cartella personale, lasciando al singolo la decisione di diffondere o meno risultati e condizioni. La scuola dovrà anche prestare estrema attenzione all’utilizzo delle informazioni di allievi e famiglie, comunicando ogni movimento ed ogni pubblicazione: i genitori hanno sempre diritto di ricorso. Anche i questionari per sondaggi o raccolta di opinioni dovranno sempre essere proposti previa approvazione del singolo studente.
Per quanto riguarda le consegne dei temi in classe, invece, non è stato considerato lesivo della privacy assegnare dei compiti con riferimenti al “mondo personale” degli alunni. Sta ovviamente al buonsenso dell’insegnante l’evitare alcuni argomenti delicati, senza introdursi prepotentemente nella riservatezza della persona. Di sapore orwelliano è l’ultima regola, ossia quella riguardante le telecamere nell’edificio scolastico: esse però potranno essere accese solo negli orari extra-scolastici, quando insegnanti e studenti non saranno presenti nell’edificio. Per la prima volta viene consentita una sorveglianza telematica negli istituti, mirata più ad evitare intrusioni nell’edificio che al controllo della disciplina studentesca. Un po’ assurdo il cavillo che segue: tutte le immagini dovranno essere cancellate dopo ventiquattro ore.
Nuove regole per la privacy, dunque, che guardano verso il mondo informatico e sociale. La scuola comincerà già con queste nuove norme; alcune, tuttavia, risultano un po’ contraddittorie. Gli alunni possono registrare la lezione con un tablet, ma finiranno nei guai se diffondono foto o video della scuola; gli studenti devono rispettare la consegna di un tema in classe un po’ troppo approfondito, ma possono rifiutare un questionario i cui dati verranno utilizzati solo dal consiglio di istituto; è proibito mettere su Internet i video della gita scolastica, ma a fine anno i voti di ogni persona sono ben visibili sui tabelloni. In fin dei conti, la situazione non è cambiata di molto: ci vorrebbero delle regole più omogenee ma soprattutto decise, volte a promuovere il saggio uso della tecnologia e a limitarne il più possibile, fra le mura di scuola, lo scopo ludico oppure offensivo. Oltretutto, è in qualche modo triste vedere imposte per legge le regole del vivere civile e del buonsenso: c’è veramente bisogno di una norma che vieti la pubblicazione di dati sulla salute degli studenti e sul loro status economico? E’ il momento che spariscano le gogne sulla pubblica piazza, e si torni a un atteggiamento meno schematico e rigido, ma sicuramente più umano.
Chiara Gagliardi

martedì 10 gennaio 2012

CES 2012: Nicholas Negroponte presenta il tablet dal 100 dollari per i paesi in via di sviluppo

[Key4biz 10/01/2012]
Internet - One Laptop Per Child, l’organizzazione non-profit che si batte da diversi anni per diffondere i computer tra i bambini dei paesi emergenti, ha deciso di virare sui tablet, seguendo il trend che caratterizza l’industria.

OLPC e Marvell Technology dimostreranno al CES il tablet XO 3.0, progettato per scopi didattici in quelle aree del pianeta in cui l’elettricità scarseggia.

Il tablet presente al CES è dotato di display Pixel Qi da 8 pollici che rende agevole la lettura anche in condizioni di luce ambientale intensa - processore Marvell Armada PXA618 e 512 MB di memoria Ram. Due le versioni del dispositivo: una con sistema operativo Android e un’altra con Sugar OS, una versione personalizzata di Linux come quella pensata per il laptop XO originario.

La versione più completa di XO 3.0 costerà circa 200 dollari. Il tablet potrà essere alimentato oltre che con il cavo anche a manovella e con un pannello solare da 4 Watt.

One Laptop per Child è un’organizzazione non-profit creata nel 2005 da Nicholas Negroponte e altri membri del prestigioso MIT media lab, con l’obiettivo di progettare, costruire e distribuire laptop abbastanza economici da permettere a tutti i bambini del mondo di accedere alla conoscenza e alle nuove forme di educazione, date per scontate nei paesi industrializzati.

Il sogno del professor Negroponte, nonché guru tra i più influenti dell’industria informatica mondiale, era quello di rendere i computer ubiqui come i telefonini, in quelle aree del mondo che sono prive delle tecnologie basilari e trasformare i bambini – diretti destinatari dell’iniziativa - in “agenti del cambiamento”.

Fornire un Pc a ogni bambino disagiato del mondo, spiegava infatti Negroponte, permetterebbe non solo di rivoluzionare la loro educazione, ma anche di trasferirla agli adulti nel modo più semplice e immediato.

La produzione in serie dei computer è iniziata nel luglio del 2007 anche se i laptop sono stati distribuiti a un prezzo superiore al prezzo preventivato.

A marzo 2012, hanno annunciato OLPC e Marvell, oltre 75 mila laptop XO 1.75 verranno distribuiti in Uruguay e Nicaragua.

lunedì 17 ottobre 2011

Bambini che non capiscono la carta

[La Stampa 15/10/2011]
Nei giorni scorsi ha circolato moltissimo un video (che puoi guardare qui sotto) in cui una bambina di un anno cerca di manipolare delle riviste cartacee come se fossero un iPad.
Si intitola: «Una rivista di carta è solo un iPad che non funziona».
Il video è montato sapientemente e l'autore, il padre della bimba, commenta -tra il serio e il faceto- dicendo che per la piccola ormai è molto più intuitivo capire come funziona un tablet piuttosto che capire come funziona la carta.
«Qui si vede», dice l'autore, «come i nativi digitali abbiano difficoltà a comprendere la logica di una rivista»



L'impatto è forte. In pochissime immagini ci fornisce un esempio (molto emotivo) di come stia cambiando il nostro rapporto con gli strumenti e con i supporti. Ma ci racconta anche tanto su come oggi si siano abbassate completamente o quasi le barriere di accesso alla tecnologia. Il computer, tradizionalmente, è sempre stato un oggetto difficile, che richiedeva la risalita di una lunga curva di apprendimento per poter essere utilizzato. Le generazioni che hanno imparato a conviverci nel ventesimo secolo hanno dovuto confrontarsi con molte complicazioni per addomesticare programmi e sistemi operativi.
Questa nuova generazione di «aggeggi», invece, ci dà un accesso immediato e molto più semplice ed intuitivo al mondo (di contenuti, di relazioni, di conoscenza) che la tecnologia apre.

I commenti sono forse la parte più interessante, perchè raccolgono reazioni diverse anche quasi tutte di meraviglia. Mediabistro rilancia il video in un post intitolato Quello che una bambina moderna pensa della lettura. «Il video è molto bello» scrive invece Ysolt Usigan su TechTalk, «ma devo essere onesto. Da amante dei libri e delle riviste di carta, mi intristisce un po'».
«Questi sono i bambini del futuro», argomenta Brian Moylan su Gawker, «non vivranno mai più in un mondo senza iPad. I bambini della sua generazione potrebbero davvero vedere la fine dei supporti di carta, perchè non sapranno come usarli, come farli funzionare nel modo efficace che si aspettano».

Più critico invece Daniel Donahoo su Wired. Rileva infatti che il messaggio centrale del video, quello secondo cui la tecnologia codifica le nostri menti e cambia il nostro modo di pensare, è falso. Il video mostra una bambina che sviluppa le sue capacità motorie e di contatto con il mondo attraverso un iPad invece che con i tradizionali Lego o con i consueti giochini per bimbi.
«La questione vera», scrive, «non è capire se le riviste significhino qualcosa o meno per i bambini. Piuttosto bisogna ragionare su quanto la tecnologia sta avendo un impatto nello sviluppo di queste abilità. E su come cambierà le aspettative e su cosa questo significherà per il futuro». Il blog di Donahoo su Wired si intitola, non a caso, Geek dad e il post (che merita una lettura integrale) chiarisce subito il punto di vista: Why the A Magazine Is an iPad That Does Not Work Video Is Ridiculous

Sembra difficile trarre delle conclusioni. Da un lato è molto interessante osservare come si sia quasi azzerata la difficoltà di accesso alla tecnologia. Prima delle interfacce touch, anche i genitori più tecnologici, aspettavano che i bambini raggiungessero i sette o gli otto anni almeno per farli avvicinare ad un computer. Oggi moltissimi bambini, anche piccolissimi, trovano intuitive le gestualità che goveranno un iPad e un iPhone. E questo ha significati profondi, perchè la tecnologia non è un fine, ma un mezzo per accedere a delle gratificazioni, che ci vengono dalla lettura (di libri, di news), dalle relazioni con gli altri, da un mondo che si apre. Sul piano delle gratificazioni si combatte la battaglia tra i supporti: l'accesso rapido ai contenuti, i benefici che si ottengono, eccetera. Da questo punto di vista, lo ricordavamo spesso, la carta ha terminato il suo ciclo di innovazione. Mentre quello del digitale è appena agli inizi.
Dall'altro lato, invece, è chiaro che non si può dare a questo video alcun significato generale. I veri nativi digitali non sono necessariamente gli individui di una o più generazioni anagrafiche. Sono, piuttosto, le persone -giovani o meno giovani- che hanno accesso alla tecnologia, che vivono in un contesto culturale adatto per capirla, che hanno gli strumenti concettuali per usarla nel modo corretto.

Ma non c'è dubbio che l'annosa opposizione 'carta versus digitale' sia solo una delle questioni che dobbiamo affrontare, una tra le mille in un contesto molto più ampio: quello di un grande mutamento del modo in cui la cultura funziona e del modo in cui pensiamo a noi stessi in rapporto al mondo esterno.
E da questo punto di vista è utilissimo osservare come si comporta chi non ha imparato a vivere in un mondo che funzionava in modo diverso.

mercoledì 20 aprile 2011

iPad alla conquista dei bambini: in Usa sarà venduto come giocattolo

[Il Quotidiano italiano 20/04/2011] Dopo aver conquistato il mercato di tutto il mondo, Asia compresa, l’iPad 2 della Apple di Steve Jobs conquista il mondo dei più piccoli. Obiettivo del direttore dell’industria della “mela” americana è quello di mettere in commercio il nuovo modello dell’iPad ma in una versione del tutto speciale: per i bambini.

La tavoletta elettronica più conosciuta del mondo vuole conquistare i bambini, con un particolare uso didattico e divertente. Non a caso alcune ricerche effettuate negli Stati Uniti dimostrano che i bambini dai 6 ai 12 anni preferiscono ricevere in regalo il nuovo iPad invece del tradizionale videogioco, computer o telefonino.

L’Apple sta riuscendo nel suo intento portando la commercializzazione della tavoletta elettronica nei negozi di giocattoli americani, in particolare nella catena di negozi Toy R Us. Così l’intelligenza e il divertimento si potranno riunire in un unico dispositivo in grado di far convivere giochi e studio in unico strumento, divertente e molto avanzato.

Ma la notizia che stupisce di più agli occhi di tutto il mondo è la decisione di alcuni asili del Maine, una regione americana, che hanno adottato come strumento di lavoro didattico l’iPad. Così i bambini, sin dall’età del gioco, potranno districarsi nella moderna tecnologia e giocarci come se fosse un libro o una costruzione.

Che l’iPad o gli altri strumenti elettronici fossero il futuro per gli studi nelle scuole lo sapevamo, ma mai nessuno avrebbe pensato di ritrovare su un banco di un asilo di un bambino di 3 anni, un “concentrato” altamente elettronico. Del resto è notizia di poche settimane fa che in Italia, anche l’università si sta fornendo di materiale elettronico, sostituendo i manuali cartacei a comodi ebook, inquinando meno l’ambiente e risparmiando qualche soldino per l’acquisto dei libri.

Daniele Fox