mercoledì 16 ottobre 2013
I bambini scoprono la natura con l'aiuto della tecnologia
Uno strumento che aiuta i più piccoli a scoprire la natura ha vinto il primo premio della settima edizione del Samsung Young Design Award. Il concorso, patrocinato dall'Associazione design industriale e rivolto agli under 30, ha premiato Geng Kun che ha ideato il progetto “Wikid”.
Osservare la natura per imparare - Si tratta di un dispositivo che stimola i bambini a esplorare l'ambiente e a salvare informazioni, foto e contenuti sul sistema. Il progetto si basa sull'esperienza diretta, la parte più importante del processo di apprendimento dei bambini, che attraverso la tecnologia possono raccogliere e condividere le loro avventure con i genitori e gli altri coetanei.
lunedì 23 aprile 2012
Facebook for Parents, genitori e social network
I social network sono ormai di uso quotidiano e la generazione dedita a Facebook si è estesa a vista d’occhio. Genitori, nonni, insegnanti, educatori si trovano a interagire con giovani sempre più internauti, che navigano abilmente tra social media e siti web. Per accorciare le distanze tra le due generazioni, Digital Accademia ha lanciato Facebook for Parents. Si tratta di un corso divulgativo, realizzato dalla prima scuola per la diffusione della conoscenza del digitale in Italia, e mirato ad aiutare gli adulti a prendere confidenza con il popolare social network.
Il corso, scandito da tre appuntamenti (4, 28 maggio e 11 giugno) ha l’obiettivo di insegnare ai genitori che si avvicinano al mondo digitale per la prima volta come interagire con Facebook. Forte focus sulle opportunità che può offrire l’utilizzo di questo strumento, fino a capire come interagire con i propri figli, convertendo il social network in un canale di dialogo.
“Non pretendiamo di rispondere a tutte le domande, ma vogliamo aprire un tavolo di confronto con tutti quei genitori, nonni ed educatori che si trovino di fronte ad una realtà che cambia ogni giorno e a cui i ragazzi sono istintivamente abituati ed immersi – ha dichiarato Valentina Paruzzi, Direttore Training di Digital Accademia – Ci auguriamo innanzitutto di riuscire a incuriosire e stimolare la comprensione degli strumenti, a partire da Facebook, e, perché no, a dissipare qualche piccola preoccupazione, naturalmente legata a ciò che si conosce poco.”
Olimpia Bartalini
giovedì 2 febbraio 2012
Arrivano i genitori su Facebook? I giovani passano a Twitter
Mamma, papà e nonni arrivano su Facebook? Allora me ne vado su Twitter. Sembra essere proprio questo il modo di ragionare di molti adolescenti americani che secondo un sondaggio dell'organizzazione no-profit Pew Internet & American Life Project, hanno iniziato a migrare in maniera consistente sulla piattaforma di microblogging. In quanti scelgono di spostarsi? Almeno il 16% dei giovani, dai 12 ai 17 anni, dichiara di utilizzare Twitter. Percentuale che potrebbe essere ritoccata verso l'alto in base alle proiezioni più aggiornate.
Da due anni a questa parte il trend è in forte crescita. L'esodo avviene in maniera lenta ma costante. Nella fascia di età dai 18 ai 29 anni la popolarità di Twitter è ancora maggiore. Del resto, la creatura di Jack Dorsey, Evan Williams e Biz Stone ha nel giro di poco tempo, superando la cifra di 300 milioni nel 2011, moltiplicato il numero di utenti registrati, i quali pubblicano giornalmente milioni di tweet o cinguettii, in più paesi via sms. In un primo momento, quando Twitter fu lanciato nel 2006, si pensava che le sue caratteristiche non si potessero conciliare con le abitudini mostrate online dai teenager, oltre la metà dei quali già faceva uso di Facebook o di altri social network. Ai suoi esordi, il servizio di scambio messaggi fondato negli Stati Uniti sembrava uno strumento per pochi privilegiati, spazio riservato di un ristretto gruppo di esperti del settore, come sottolinea Alice Marwick, ricercatrice senior di Microsoft Research, specializzata nel monitorare i comportamenti degli adolescenti su Internet.
Pian piano però le cose sono cambiate. Il suo sviluppo e allargamento ha significato il modificarsi delle modalità di utilizzo da parte delle varie persone e comunità attratte nel suo circuito. Per tantissimi giovani, che apprezzano una comunicazione ridotta al limite di 140 caratteri, Facebook ha cominciato a perdere appeal perché giudicato troppo dispersivo. Stare su Facebook è come gridare in una folla mentre su Twitter si ricrea un ambiente più raccolto, come se ci si trovasse a chiacchierare in una stanza. Una volta fatto ingresso nel network molti adolescenti spesso usano account protetti o pseudonimi in modo da autorizzare o mettere al corrente esclusivamente i loro amici. Le conversazioni su Twitter possono divenire private mediante i direct message e in generale le sue impostazioni sono più flessibili consentendo anche l'anonimato. Davanti a Facebook alcuni ragazzi confessano di subire una sorta di pressione sociale che li spinge a sentirsi in dovere di stabilire amicizie con chi è nella propria scuola o nella cerchia di propri amici. Twitter è invece meno impegnativo e permette maggiore libertà di manovra.
Naturalmente si twitta per una infinità di ragioni. Alcuni vogliono seguire da fun le celebrità favorite per restare al corrente sulla loro attività aspettando che un personaggio famoso, loro beniamino, magari risponda al tweet inviato. Qualche teenager desidera al massimo avere visibilità o semplicemente ottenere e condividere informazioni mantenendo pubblico l'account non diversamente dagli adulti. Altri ancora sono alla ricerca di un luogo dove esprimersi, raccontarsi e sfogarsi in forma privata, nel chiuso del piccolo mondo delle amicizie, al riparo dagli occhi indiscreti e intrusivi dei genitori. Per questi comunque le insidie e le minacce dei predatori che circolano nel cyberspazio restano un fondato motivo di preoccupazione, valido per rivendicare un diritto al controllo. I timori dei più grandi a volte però sono esagerati se si considera il contenuto innocente dei messaggi twittati.
CARLO LAVALLE
mercoledì 20 luglio 2011
Se mamma ti spia su Facebook
MILANO - Oltre la metà dei genitori inglesi spia i propri figli su Facebook per capire cosa fanno in rete e monitorare gli eventuali pericoli, ma anche per conoscerli meglio, perché si sentono «tagliati fuori» dalla loro vita. Questo il risultato dell’indagine promossa dalla Bullguard Internet Security che ha evidenziato che il 55% di papà e mamme d’Oltremanica guarda abitualmente i profili Facebook della prole, con il 41% che ne monitora gli aggiornamenti di status, il 39% la bacheca e il 29% che tiene d’occhio le foto caricate. Quanto alle motivazioni alla base dei controlli, queste spaziano dall’istinto iperprotettivo (6%) alla curiosità (14%) e se un quarto del campione genitoriale ammette di ricorrere a tale sistema per cercare di conoscere meglio i figli, un buon 40% si rifiuta di usare simili trucchetti, mentre il 5% dice che lo farebbe anche, se solo sapesse come si fa. E proprio per evitare di essere beccati a fare gli spioni al primo login, i genitori si stanno facendo furbi e uno su 20 ora accede a Facebook o Twitter dall’account di un amico.
Ma la presenza online di mamma e papà non infastidisce i ragazzi solo per il rischio-controlli, ma anche perché, a loro dire, «Facebook non è un posto per vecchi», come è spiegato nella descrizione del gruppo For the love of god–don’t let parents join Facebook («Per amor di Dio, non lasciate che i genitori arrivino su Facebook») fondato su Fb nel 2007 e che conta già oltre 7.700 iscritti. Ma il fenomeno dei genitori ficcanaso sembra perlopiù circoscritto all’Inghilterra, visto che da un recente studio commissionato dal Moige (il Movimento italiano genitori) a Trend Micro sui pericoli della rete è emerso che solo 6 genitori italiani su 10 mettono in guardia i propri figli sui rischi del web, mentre la maggior parte preferisce agire «sulla fiducia». Nove ragazzi su 10 usano regolarmente Facebook, pur conoscendone il corretto settaggio della privacy solo nel 40% dei casi. Dati che tutto sommato confermano quelli del Norton Online Family Report di Symantec, che nel 2010 aveva puntato il dito contro la scarsa attenzione mostrata dai genitori italiani sui pericoli della rete, visto che ben il 65% preferisce lasciare la libertà ai figli di esplorare il web, così da poter decidere in autonomia quale sia il comportamento più adeguato da adottare online. Non a caso, anche se il 58% dei giovani intervistati ha ammesso di aver avuto un’esperienza negativa in rete, solo il 40% degli adulti ha detto di esserne a conoscenza.
Simona Marchettilunedì 18 luglio 2011
Quando la famiglia è hi-tech
In questa grande fetta di famiglie si osserva la sparizione dei confini tra una generazione e l'altra: gli adulti si lasciano andare a passatempi più ludici e giovanili, i ragazzi si responsabilizzano e sviluppano senso critico più in fretta. I punti d'incontro dei due universi hanno tanti nomi: Skype, semplice da usare e tremendamente efficace anche dove il telefono fallisce per costi di collegamento o arretratezza tecnologica; Facebook, capace di attirare giovani dai 18 ai 70 anni; la Wii, la prima console ad aver aperto il mondo dei videogiochi ai cosiddetti casual gamer; Netflix, che porta con successo nel mondo informatico la passione transgenerazionale per il cinema.
Condividere nella quotidianità gli esempi e i contenuti di un progresso così promettente e accessibile sembra unire in qualche modo i membri del nucleo famigliare sul terreno dei gusti personali, dei valori, delle questioni sociali. I genitori di questa fascia per la prima volta smettono di parlare di “ generazioni allo sbando” e abbandonano il vecchio “ si stava meglio quando si stava peggio”. I genitori appartenenti al 42% di cui sopra sono addirittura tre volte più inclini rispetto agli altri a consegnare il futuro del pianeta in mano ai propri figli.
Illusione da social network o qualcosa sta cambiando davvero?
Lorenzo Longhitano
martedì 28 giugno 2011
Il gap generazionale sul web
Così sembra difficile agli adulti tenere lontani i ragazzi dalla dipendenza tecnologica e dai rischi della rete. Tra i dati della ricerca “Bambini e nuovi media”, condotta nel 2010 per conto della onlus Terre des Hommes, emerge che solo il 18% dei genitori intervistati (con figli tra gli 8 e i 13 anni) ha una buona competenza e consapevolezza dei rischi e delle potenzialità dei nuovi strumenti di comunicazione. E solo questi riescono a dialogare meglio e insegnare ad avere un rapporto equilibrato con i media.
E tutti gli altri, più ansiosi o meno all'avanguardia? Antonella Peschechera, blogger esperta di cultura digitale e mamma di due bambini piccoli, rassicura: «Il mondo online non è diverso da quello “offline”. Se non posso evitare tutti i pericoli che si corrono uscendo da casa, non posso nemmeno essere troppo in ansia per ciò che potrebbe capitare navigando online». Peschechera è intervenuta all'incontro milanese per il portale In famiglia di Vodafone, lanciato a marzo. Una piazza virtuale aperta a tutti, per scambiarsi informazioni sulla gestione della vita multimediale: dalla salvaguardia della privacy (l'argomento più cliccato) al cyberbullismo, passando per i video dei comici Luca e Paolo. «Abbiamo scelto di mettere a fattore comune le nostre competenze, creare uno spazio di dialogo con esperti che risolvano i dubbi degli internauti. E aiutare i giovani a essere consapevoli delle opportunità date dalle tecnologie e dai social network», dice Manlio Costantini, direttore customer operations dell'azienda di telefonia.
E i meno giovani? Come aiutarli a vivere con meno ansie e fobie la spensierata navigazione online dei propri figli?
Ecco alcune regole base per superare il gap generazionale. Dai giovani ai meno giovani... E viceversa.
Con i figli: come aiutarli ad attraversare la strada (digitale)
Come detto dalla blogger Antonella, per insegnare ai figli a navigare su Internet basta ragionare allo stesso modo di quando insegnate loro ad attraversare la strada. In pratica:
1. Siate graduali. Si comincia portandoli per mano nel mondo digitale, con la necessaria pazienza.
2. Fiducia innanzitutto: non si può chiudere al traffico una strada per evitare gli attraversamenti pericolosi. Allo stesso modo imporre divieti nell'utilizzo dei social network o del web in generale non è realistico né produttivo.
3. A ognuno il suo tempo: non c'è un'età giusta per uscire da soli, così come non esiste per essere autonomi nel navigare.
Con gli adulti: è l'hardware che fa la differenza
Insegnare a spedire una mail o utilizzare una tecnologia mai usata prima a un adulto che ha sempre avuto uno stile di vita “analogico” può presentare degli ostacoli. Ma se fosse un problema di confidenza con la “macchina”?
La soluzione è: semplificare. Utilizzando tecnologie più intuitive e immediate, come i touch screen.
«Quando mio padre ha comprato un laptop per imparare da solo a navigare in Internet», racconta Antonella Peschechera, «mi sono resa conto che forse la tastiera e il mouse erano delle barriere».
Così, i tablet come iPad e simili diventano alleati non solo dei professionisti e dei manager, ma anche di chi, saltando il passaggio del computer, accede al web per la prima volta.
mercoledì 8 giugno 2011
Dipendenza dal Web, un libro aiuta i genitori "pre-digitali"
L’autore, dirigente medico presso il Day Hospital di Psichiatria e tossicodipendenze del Policlinico Gemelli, in questo volume spiega le patologie che, soprattutto nel mondo degli adolescenti, sono legate alla diffusione di Internet. Queste pagine sono anche uno strumento per aiutare i genitori che, appartenendo a generazioni "pre-digitali", spesso non sono abituati a navigare in rete, e si scoprono impreparati alla comprensione dei disturbi che il mondo del Web può arrecare ai loro figli.
Sotto i riflettori finisce anche dimensione online del gioco d’azzardo e dei siti per adulti, patologie compulsive che coinvolgono persone di ogni età. «Ho avuto modo di ascoltare e condividere storie sofferte -spiega Tonioni- rivelazioni sconcertanti, idee deliranti. Ho imparato che chi manifesta una dipendenza patologica non vuole soffrire per forza ma vuole soffrire di meno. E che la droga per il tossicodipendente, come la cioccolata per la bulimica o il video poker per il giocatore d’azzardo, non sono desideri ma bisogni, che a volte travalicano la forza di volontà e la logica del pensiero».
Il volume passa in rassegna tutto il mondo di Internet: si va dai giochi di ruolo online ai social network, dal gioco d’azzardo on line ai siti per adulti. Ma si analizza anche la dipendenza da internet, descrivendo come cogliere i primi segnali di allarme, passando per la storia di ragazzi che si misurano ogni giorno con un mondo che «può sorprenderci da un momento all’altro perchè non ha confini e nessuno lo possiede del tutto». Inevitabile che stare davanti a un pc sottragga tempo alle relazioni vissute in famiglia.
«Ho ascoltato la mamma di una ragazza pronta a rompere il computer di sua figlia pur di tornare la sera a vedere un film tutti insieme -scrive Tonioni- o un papà che ha regalato a suo figlio, appena adolescente, una motocicletta in cambio della promessa, ovviamente non mantenuta, di diminuire il tempo trascorso su Internet». Ma ci sono anche genitori che, celandosi dietro nickname, contattano i figli su Facebook per conoscere e capire chi fossero veramente i loro amici.
Sul versante dei numeri, gli italiani on line sono passati da circa 13 milioni nel 2.000 a oltre 30 milioni nel 2.010, con una crescita di più del 50 per cento in soli dieci anni. Internet ha creato il «paradosso» di darci in tempo reale informazioni da ogni parte del mondo «e allo stesso modo di generare un sentimento di estraneità rispetto alla vita autenticamente vissuta».
Il fenomeno di riprendersi o essere ripresi con il cellulare o la webcam, con il fine di essere visibili agli altri attraverso la rete, è molto sviluppato e di moda. Anzi, «sembra essere un modo nuovo -rimarca Tonioni- per affermare e a volte ricercare la propria identità e il proprio diritto di esserci nel mondo. In altri termini: se sto su Internet esistò. Manifestazioni simile a quella delle scritte sui muri che si trovano in ogni città, segnali di presenza o di possibile malessere, che comunque sia, dovrebbero essere recepiti dagli adulti».
In molti casi, il dipendente da internet non usa il computer come uno strumento capace di ottimizzare le attività della vita, del lavoro o della scuola ma «come la soluzione a problemi spesso seri, che vengono aggirati ma non risolti». Navigando per ore e ore ci si allontana il più possibile dalla terra ferma, quasi senza accorgersene, come impigliati in una rete, attratti da «qualcosa di eccitante che di solito -spiega l’esperto- occupa la mente anche quando non si è connessi».
Il consiglio è non spezzare il filo del dialogo: «Non si può pensare di arginare i fenomeni di crescita dei figli, si può solo sperare di indirizzarli. Imporre un limite ha un senso solo se contemporaneamente si propone un’altra soluzione; per fare questo è necessario capire quali sono le esigenze che ci propongono i figli». Preoccupiamoci e interveniamo senza giudicare: «I figli non necessitano di essere spiati per essere capiti».
martedì 12 aprile 2011
'Comportamenti digitali': "vecchie" e nuove generazioni a confronto
I più forse non lo ricordano, ma fino a qualche anno fa le vacanze si prenotavano basandosi sui racconti degli amici e sulle loro segnalazioni, si poteva cucinare con il ricettario della nonna, le riunioni e gli appuntamenti si ricordavano a memoria. Con l'avvento di Internet tutto questo è una visione lontana. Anche se, in realtà, la tecnologia, e la rete in particolare, hanno agito in modo più profondo, cambiando non solo le routine, ma modificando il comportamento stesso delle persone.
Da questa evoluzione sono nati 'comportamenti digitali', che fanno da spartiacque e distinguono chi è nato con e nella rete, la generazione Y, e chi alla rete si è dovuto abituare. Due mondi a volte non distanti anagraficamente, ma decisamente lontani quanto a bisogni e modi di agire, come emerge nel libro appena pubblicato di Luigi Proserpio, professore associato di management e tecnologia all'Università Bocconi di Milano.
Il mondo elettronico, infatti, porta con sé nuove forme di vita digitali: ne è un esempio il cervello umano che, come spiega Proserpio è diventato 'orizzontale', ossia "memorizza meno informazioni rispetto al passato, ma è in grado di connettere un maggior numero di dati e di persone". Un cervello diverso rispetto a quello di chi si è formato prima dell'avvento di internet, "il quale è tendenzialmente 'verticale' ", cioè caratterizzato da "un limitato, autosufficiente e preciso corpus di nozioni; con molte informazioni su pochi argomenti". Il rovescio della medaglia, aggiunge l'autore, è che "quando è disconnesso dalla rete, il cervello digitale si sente un poco sperduto, gli manca una componente ormai essenziale dei suoi processi cognitivi".Per capire come e quanto profondamente internet abbia modificato abitudini e comportamenti, il docente della Bocconi passa in rassegna le caratteristiche sulle quali si fonda la rete di oggi. Non quelle tecnologiche, ma quelle legate ai contenuti e ai loro modi di utilizzo. Dalla enorme capacità di memoria di internet, alla difficoltà, in questo mare di informazioni, di ricavare quelle effettivamente rilevanti e di qualità. Fino alla nascita, sul web, di nuovi concetti di amicizia, di atmosfera e di rapporti sociali, veicolati da social media come Facebook o Twitter o da blog e forum di discussione.
Con tutto ciò che ne consegue in positivo (rapidità e diffusione dei contatti, possibilità di trovare comunità di appassionati per quasi ogni argomento di interesse, capacità di emozionarsi anche in un mondo sintetico), ma anche in negativo. Se l'identità fisica di una persona, ad esempio, è destinata a cambiare e scomparire, non così avviene per quella digitale, che non ha scadenza: le foto che ci ritraevano in pose sconvenienti dieci anni fa possono non essere più rappresentative del nostro modo di essere di oggi, eppure tali rimangono.
"Una volta che si è lasciata una traccia digitale", spiega Proserpio, "quella tende a rimanere e ad avere una patina di 'recentezza' che è causa di preoccupazione per chi l'ha lasciata quando era giovane e vorrebbe cancellarla ora che è adulto". Una immagine potenzialmente distorta dell'individuo che già oggi rischia di produrre danni: "Ci sono aziende", sottolinea l'autore, "che iniziano a considerare i profili dei candidati all'assunzione sui social network, o a fare ricerche approfondite in Internet, per scremare quelli con comportamenti lontani dall'etica aziendale".
E proprio alle aziende e alle istituzioni è dedicato il capitolo finale del volume, che sonda il riflesso dell'era digitale sulle organizzazioni. Una considerazione amara: l'Italia, nel suo insieme, subisce un digital divide enorme rispetto ad altri paesi, come gli Stati Uniti, il Giappone o la Svezia. "Digital divide che non gioca a favore del nostro paese - commenta Proserpio - l'Italia deve infatti lottare ancor più duramente degli altri per integrare i nuovi comportamenti nelle realtà delle aziende, e usarli per ottenere vantaggio competitivo".
Inoltre, istituzioni e imprese faticano ancora a comprendere che la rivoluzione digitale non è nelle tecnologie, disponibili a tutti senza sforzo. La differenza è nei comportamenti e nelle abitudini delle persone. "Ed è la parte più difficile", spiega Proserpio, "perché è la più astratta. Ragionare di comportamenti invece che di tecniche o di prodotti o di tecnologie da integrare è più complesso per le abitudini aziendali". È facile costruire un canale di vendita via Internet, è difficile usare il lessico giusto per comunicare con i giovani della rete. Ed è qui che normalmente le imprese falliscono l'ingresso nella rete.
In conclusione, per comprendere la natura della rete bisogna studiare i comportamenti dei suoi abitanti. Così è più semplice capire quali effetti della rete possano essere considerati transitori e quali altri siano destinati a durare a lungo. Con un auspicio, conclude Proserpio: "Internet può crescere in modo anarchico e guidato dal basso, stimolando creatività e innovazione, oppure si può decidere che il caos che spesso caratterizza l'informazione e la sua ricerca non sia il modo migliore per lo sviluppo futuro della rete e agire in modo che una regolazione dall'alto si affianchi all'autoregolazione dal basso". "Indipendentemente dall'approccio (io preferisco il primo), è nostro dovere guardare alla rete come a uno dei motori più potenti di generazione di abitudini, regole, opportunità, stili di vita e nuovi comportamenti digitali di cui dobbiamo tenere conto".
INFORMAZIONI
Titolo: 'Comportamenti digitali. Essere giovani ed essere vecchi ai tempi di Internet'
Autore: Luigi Proserpio
Editore: Egea
Anno: 2011
Pagine: 176
Prezzo: 22 euro
mercoledì 23 marzo 2011
Tuo figlio usa pc e telefonino? Un portale per l'uso consapevole
[Repubblica.it 23/03/2011] Vodafone lancia InFamiglia, sito-community dedicato a genitori, figli e maestri. Guide e interattività per avvicinare i più grandi alle nuove tecnologie e insegnare i più piccoli a usarle senza correre pericoli. E, in video, i comici Luca e Paolo spiegano come postare responsabilmente
Ecco perché nel portale infamiglia.vodafone.it 1 genitori e nonni possono trovare tutte le informazioni per conoscere ed utilizzare le nuove tecnologie e il telefono cellulare. Ma non si tratta di una mera guida, sarà la stessa community ad approfondire i temi e a suggerirne di nuovi: uno spazio di discussione aperto in cui si potranno condividere le proprie esperienze e confrontarsi con un team di esperti che si occupa dei temi legati alla genitorialità, alla tecnologia e l'approfondimento dei principali temi legati all'uso dei nuovi media. Il web - spiega Vodafone - sarà utilizzato per dialogare anche con i ragazzi attraverso l'utilizzo del linguaggio video ed un forum dove potranno scambiare opinioni ed esperienze. Posta con la testa è il primo dei video realizzati dai comici Luca e Paolo che saranno dedicati all'uso responsabile dei new media.
"Internet e le nuove tecnologie rappresentano un'opportunità di crescita per le nuove generazioni", dice Manlio Costantini, direttore costumer operations di Vodafone Italia. "È fondamentale intervenire per consentire loro di utilizzare i new media in maniera corretta e al massimo delle potenzialità. Un obiettivo che riteniamo sia possibile intervenendo per ridurre la distanza che separa i genitori-nonni dai propri figli-nipoti nella comprensione e gestione delle nuove tecnologie. Oggi lanciamo il portale infamiglia con l'obiettivo di fornire uno strumento utile e di stimolare la discussione anche direttamente nel sito web. Presto lanceremo altre iniziative per testimoniare ulteriormente la nostra concreta vicinanza ai clienti".