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sabato 25 settembre 2010

Foursquare, l'app per scoprire e condividere i luoghi della tua città

[LaStampa.it 25/09/2010] MILANO
Una piattaforma di microblogging e una guida per orientarsi. Sono questi gli elementi che contraddistinguono Foursquare, servizio di geolocalizzazione che consente di condividere con il proprio smart phone il luogo in cui ci si trova, che si tratti di un ristorante, di una piazza, o della stazione della metro. «Tanti più luoghi si scoprono e si condividono con i propri amici, alimentando una sorta di sfida tra i partecipanti al social network, tanti più riconoscimenti si ricevono», afferma Naveen Selvadurai, co-fondatore di Foursquare, ospite dell'ultima giornata del Social Media Week, evento che raccoglie e racconta i trend più importanti che emergono dalle rete. La componente del gioco, sottolinea Selvadurai, è l'elemento essenziale per poter favorire la condivisione di idee e spingere le persone ad utilizzare un determinato servizio.

Federico Ferrazza, coordinatore di Wired.it, sottolinea il fatto che entro quattro anni il mercato della geolocalizzazione negli Stati Uniti avrà raggiunto i dodici miliardi di euro. A questo aspetto si lega inoltre la crescita esponenziale che negli ultimi anni ha coinvolto il mercato pubblicitario locale, a dispetto di quello nazionale. Che cosa accadrà, si chiede Ferrazza, quando Foursquare, che oggi conta circa tre milioni di utenti, avrà raggiunto una vera e propria massa critica? E come verranno sfruttati dalle aziende questo genere di servizi?

Alla questione ha provato a rispondere Alessandra De Carlo, responsabile del Marketing Mobile Data di Vodafone Italia. «Foursquare ci piace molto, ha sostenuto De Carlo, soprattutto nei suoi aspetti di mobilità e condivisione». Ciò che Vodafone intende attuare in questa direzione, consiste nell'agevolare la connettività degli utenti e nel fornire un contributo decisivo all'eliminazione del “digital divide” che oramai da troppo tempo affligge il nostro Paese. Il passo successivo sarà quello di portare su mobile sempre più applicazioni, «puntando sulla qualità dei contenuti e lavorando sui social network per poter imparare ad ascoltare i feedback dei nostri utenti».

Dello stesso avviso è Daniela Cerrato, direttore della Business Unit Femminili Mass Market del Digital Publishing di Mondadori, che ricorda la necessità di veicolare il giusto messaggio a un pubblico attivo che reagisce a determinati stimoli e interagisce di conseguenza. In occasione della Fashion Week, spiega Cerrato, Foursquare verrà utilizzato della redazione di Donnamoderna.com per poter aprire ulteriori canali di dialogo con le nostre lettrici.

Malgrado gli sviluppi interessanti che un servizio di questo genere è in grado di proporre, restano da risolvere alcuni punti delicati legati alla privacy degli utenti, all'interoperabilità del servizio e soprattutto ai modelli di business che in questo contesto potrebbero nascere. Nel caso dei primi due, Selvadurai non ha dubbi: «La condivisione delle informazioni avviene tra persone che hanno stretto amicizia in maniera reciproca e sul nostro sito sono disponibili le API della nostra applicazione», ovvero tutti gli strumenti per poter integrare Foursquare con qualunque tipo di servizio. Sul terzo aspetto, pare ci sia qualche perplessità in più. «In quest'ultimo anno abbiamo imparato molto, afferma Selvadurai, e i nostri sforzi oggi sono orientati a capire quali sono i modelli di business che verranno».

GIUSEPPE FUTIA

venerdì 6 agosto 2010

Con Foursquare, sulle strade della California, alla scoperta del Boy Scout che c'è in noi

[IL Sole24Ore 06/08/2010] In principio la promessa era il gioco ma presto ci si è accorti che era solo un pretesto. Foursquare, il "geo"social network del momento, ha festeggiato pochi giorni fa i 100 milioni di chek-in e ora non può più nascondersi. Con la scusa del gioco è riuscito dove altri hanno fallito stimolando il boy scout che c'è in noi. Il meccanismo è diabolico in sé ma sorprendentemente semplice perché fa leva sull'innato piacere che proviamo nell'esplorare e nel raccontare dove siamo, cosa abbiamo visto e se ci è piaciuto.

Ecco come funziona: l'utente dal cellulare dotato di Gps può segnalare dove si trova e volendo anche cosa sta facendo. Gli iscitti a Forsquare possono così sapere dove è l'amico ma anche semplicemente cosa dicono gli altri iscritti. A rendere il tutto più stimolante si inserisce il gioco inteso come sistema di incentivi. Il meccanismo è perverso ma funziona. Più chek-in, ovvero più segnalazioni si effettuano e più talloncini (badge) si vincono. Un po' come le spillette dei boy scout.

Se poi si è il primo a segnalare un luogo allora si viene eletti sindaci. Per ora due milioni di utenti giocano con Forsquare "colonizzando" a colpi di check-in il globo terrestre. Pochini rispetto al mezzo miliardi di utenti di Facebook (cento milioni i profili aperti). Ma il confronto è ingiusto e irrispettoso perché i due social network fanno mestieri diversi. L'idea segreta del fondatore Dennis Crowley è quella di trasformare il suo social network in una sorta di guida turistica per cellulari aperta, dove i tutti i partecipanti possono segnalare e recensire locali, ristoranti, alberghi, cinema insomma tutto. Per poi, una volta raggiunta la massa critica, vendere tutto il pacchetto - dati degli utenti inclusi "possibilmente in forma anonima"- a motori di ricerca interessati a mappare il territorio con i consigli e recensioni di appartenenti al network. Detto in altri termini, i candidati potrebbe essere venduti a Google, Microsoft insomma i big del web interessati a dati geolocalizzati. Almeno sulla carta. Ma a che punto è la redazione di questa Lonely Planet aperta e condivisa? Perché non provarla direttamente negli Stati Uniti, dove risiede il 60% di quei due milioni di fousqueristi? E precisamente perché non provarla direttamente in California terra di valli al silicio e imprenditori del 2.0?
Il viaggio inizia a Los Angeles. Scesi dall'aereo la prima cosa da fare è accendere il cellulare, collegarsi e vedere un po' che cosa c'è in giro. Si scopre che esistono locali che, in cambio di pubblictà gratuita, offrono birre o ingressi omaggi a chi si presenta e effettua un check-in. Iniziative che durano una giornata per puristi della geolocalizzazione. Ma, promozioni a parte, l'aspettativa è un'altra.

Ovvero trovare qualche cosa che non c'è nelle guide cartacee come la "dritta" sulla specialità dello chef, l'ora giusta per visitare un Museo, eccetera. Ecco, da questo punto di vista il network non ha ancora le idee troppo chiare. Mike A., per esempio, segnala che all'ultimo piano della libreria di Barner & Nobles dentro a The Grove, una cittadella per lo shopping bene a Los Angeles, si gode la migliore vista. Rachel J mette in guardia da non andare nel centro di sabato perché troppo affollato (che scoperta!), mentre la maggior parte dei 4square-scout si limita a segnalare quanto è bello lo shopping. Meglio sui ristoranti: collegando a Foursquare da Harry's a San Francisco si scopre che Erict T. consiglia il manzo Kobe anche se ammette che è due volte più caro degli altri ristoranti. La stessa informazione si può però trovare in una guida normale. Come anche il fatto che all'Hotel Luxor di Las Vegas ci sono stanze poco luminose e che non bisogna fidarsi di tutte le reti Wi-fi aperte. Insomma, nulla di eclatante.

Più interessante invece è l'interazione con possibili nuovi amici. Il sistema in tempo reale segnala se per esempio qualcuno intorno a te sta effettuando un check-in. Si scopre così che magari a pochi metri di distanza qualcuno come te con un cellulare in mano è connesso a Foursquare. La sensazione è intrigante ma anche inquietante. Dipende naturalmente dal carattere. Qualcuno potrebbe sentirsi violato nella proprie prerogative di anonimato (privacy). Altri potrebbero cogliere l'occasione per nuove conoscenze. Del resto, se si sceglie di giocare a Foursquare se ne devono anche accetare le regole. Altrimenti che gioco è?

Luca Tremolada

venerdì 16 luglio 2010

Fenomeno Foursquare

[L'Espresso 16/07/2010]Ad esempio: "In questo bar fanno un ottimo caffè. E c'è uno sconto per i clienti più fedeli". Oppure: "I tumulti tra manifestanti e polizia sono arrivati fino a qui, attenzione". O ancora: "Sono entrato in un negozietto con prodotti etici ed ecologici. Da evitare invece quello di fronte: ha solo cosmetici sperimentati sugli animali".

Sono messaggi che raccontano un nuovo modo di usare il cellulare e di abitare la città. Qualsiasi utente può lasciarli, visibili a tutti o solo ai propri amici. Basta scriverli dal posto dove ci si trova, usando un servizio ad hoc: una specie di social network fatto apposta per l'uso in mobilità. È il fenomeno del geo-tagging, che significa qualcosa come "dare un'etichetta a un luogo".
E' l'ultima moda del Web. Si basa su cellulari con Gps, che ormai sono comuni. Ce ne sono 5 milioni in Italia. Ed è un fenomeno con molte facce, tanto che sta già attirando l'attenzione di sociologi, grandi marchi, esperti di marketing e comunicazione. Oltre a big del settore Internet e telefonico, ovviamente: ci stanno puntando Google, Yahoo! e Nokia, tra gli altri.

L'epicentro di questa tendenza si chiama Foursquare, servizio che ormai sta diventando sinonimo di geotagging. A metà luglio ha raggiunto i due milioni di utenti attivi nel mondo, mentre a marzo erano solo 500 mila. Pochi giorni fa, la Andreesen-Horowitz vi ha investito 20 milioni di dollari, portando la valutazione di Foursquare a circa 100 milioni di dollari. L'idea di creare Foursquare è venuta a due ragazzi, Dennis Crowley e Naveen Selvadurai, un americano e un londinese.

Dennis è stato inserito dal Mit (Massachussets institute of technology) nella lista dei principali 35 innovatori con meno di 35 anni: un bel salto per questo ragazzo nato in una sperduta cittadina del Massachussets, Medway, con meno di 13 mila abitanti. Adesso è corteggiato da molti big del Web, tra cui Facebook e da Yahoo!: hanno cercato di comprare la sua Foursquare, ma per ora hanno ricevuto solo rifiuti.

Crowley infatti ha capito che il fenomeno è solo agli inizi. Perché Foursquare da una parte rispecchia nuove esigenze di business e di socializzazione, dall'altra è molto semplice da usare. Basta installare il software sul cellulare, arrivare in un posto e poi scrivere un messaggio. Così otteniamo due risultati: creiamo una mappa delle nostre frequentazioni e condividiamo con gli amici informazioni o consigli sui nostri posti preferiti (o detestati).
"In questo modo funzionano molti servizi simili a Foursquare, che però ha aggiunto un aspetto molto interessante", spiega Thomas Husson, analista di Forrester Research. "Gli utenti che collezionano molti ingressi in un certo posto ricevono un distintivo, che appare su Foursquare. Sono insomma riconosciuti come clienti fedeli, il che apre grosse opportunità di business e di marketing", aggiunge. Il locale o uno sponsor può fare offerte, sconti o mandare pubblicità mirate all'utente, per esempio.

Spiega Edoardo Fleischner, docente di Nuovi Media all'università Statale di Milano. "Ormai lo scopo delle aziende è avere non solo semplici clienti, ma fan del proprio marchio: persone che vi si identifichino. Con Foursquare per la prima volta possono misurare in modo preciso questa fedeltà, grazie alla partecipazione e a un contatto reale con lo stesso utente. È uno strumento di marketing eccezionale".Tra quelli che hanno fatto accordi con i servizi di geolocalizzazione, per campagne mirate, ci sono Starbucks, Mtv, Hbo, Condé Nast. I ricavi di questi servizi saranno 420 milioni di dollari in Europa, nel 2015, contro i 220 milioni del 2009, secondo Berg Insight.

Un boom che riguarda anche l'Italia, come conferma Monica Fabris, sociologa e presidente dell'istituto di ricerca Gpf (fondato da Gian Paolo Fabris), che ha un osservatorio permanente sui social network: "Foursquare piace perché sposa due cose che piacciono agli italiani: mobilità e socializzazione. E poi simbolizza la nuova fase del Web 2.0: la contaminazione tra reale e virtuale. La socializzazione on line entra nella vita reale. Le due dimensioni della persona si ricompongono".
di Alessandro Longo

mercoledì 14 luglio 2010

Geosocial network o mobile 2.0?

[RFID italia 14/07/2010]

Mobile, Gps, social network: la convergenza tecnologica è già un modello e si chiama geo-social network. Un mercato che, secondo gli analisti di Juniper Research, varrà 12,7 miliardi di dollari entro il 2014.

Questo perché il nuovo modello di sviluppo raccoglie tutti gli utenti di smartphone, iPhone e cellulari di ultima generazione, unendo il gioco al business, trasformando la user experience degli internauti.
E così, a dispetto delle cassandre che avevano pronosticato una vita da dissociati per tutti gli appassionati del Web, chiamato popolo di Interdet o di vidioti, oggi si sta profilando una modalità di interazione che, proprio grazie al social network e alle tecnologie di georeferenziazione (o geolocalizzazione), satellitare o Wi-Fi, sta dando vita a un nuovo trend che dal virtuale riporta i contatti nel mondo fisico.

Secondo gli osservatori, si sta infatti passando dal "cosa stai pensando?" di Facebook al "cosa succede?" di Twitter per arrivare al "dove ti trovi ora?" di applicazioni come Yelp, Gowalla o FourSquare (che conta oggi più di un milione e mezzo di utenti nel mondo e sta crescendo di circa 15mila unità al giorno).

Il meccanismo di funzionamento è semplice e triangola l’utilizzo di un qualsiasi smartphone con l’uso del Gps e di un processo di identificazione.

Per Flickr, Yahoo, proprietaria dal 2005 della piattaforma di condivisione delle foto, è stata di recente rinnovata l'interfaccia con nuove funzionzionalità ma, soprattutto, con una nuova modalità di interazione integrata al Gps. Quando un utente inserisce i dati della foto, dove e quando è stata scattata, per esempio in automatico tramite cellulare, viene creata una mappa sulla parte destra della pagina che visualizza il punto esatto dove la foto è stata scattata, con quale macchina e persino quale lente è stata usata.
“Abbiamo sempre avuto i dati di localizzazione – Matthew Rothenberg, a capo della piattaforma - ha spiegato e li abbiamo sempre considerati importanti, ma soltanto ora stiamo provando a renderli preminenti. Più semplicemente vogliamo raccontare l’intera storia di una immagine ed eventualmente integrare Flickr ad altri servizi basati sulla geolocalizzazione”.

Twitter Places è il nuovo servizio di geolocalizzazione offerto da Twitter e, guarda caso, lanciato proprio durante i mondiali di calcio. La nuova funzione consente di riconoscere in ben 65 paesi la provenienza geografica di ogni tweet ed è accessibile attraverso le interfacce Twitter Web e Twitter's Mobile Web. I tweet sono raggruppati in base alle località dalle quali provengono: una mappa consentirà di visualizzare tutti gli utenti che stanno cinguettando dallo stesso luogo, accrescendo in tal maniera le possibilità di incontro e di aggregazione tra utenti che stanno partecipando al medesimo evento.

Diverso l'utilizzo della geolocalizzazione di Foursquare. L'utente dichiara di stare accedendo in un luogo fisico (in gergo “check-in”), che si tratti di un cinema o di una piazza, di un museo o di un ufficio. I più estrosi possono segnalarsi in metropolitana o in un qualunque altro posto gli venga in mente. A questo puntro scatta il gioco che funziona tramite punteggio: ogni check-in permette di guadagnare punti e chi fa più check-in nello stesso posto, ne divento Sindaco.

Il percorso di gioco su Foursquare prevede inoltre tutta una serie di bonus, costituiti da medagliette virtuali o distintivi, da “sbloccare” durante l'iter. Tutto questo avviene in competizione con le persone che si dichiara di conoscere e a cui si permette di sapere dove ci si trova. Ogni settimana la classifica comparativa con gli amici si azzera e la sfida ricomincia.

Il fenomeno sta creando proseliti e il 17 luglio si terrà la prima riunione dei sindaci italiani di FourSquare. Che si sono dati appuntamento per iniziare a discutere delle potenzialità legate a questa nuova piattaforma.

Le domande che fanno parte della tavola rotonda che si sta organizzando sono le seguenti:

- Quali sono le potenzialità in chiave marketing?

- Come può il business avvalersi dei geo-social network?

- Quali le prospettive future, quali gli scenari possibili?

- Come cambierà il panorama dei geo-social network quando anche Facebook si aprirà a questa nuova modalità social?

Che Facebook stia pensando di aprire un canale di business associato alla piattaforma si sa da alcuni rumore che sostengono come il primo accordo di collaborazione sia stato stretto con McDonald: un apposita applicazione, infatti, consentirà i check-in nei vari punti vendita. In tal modo i clienti potranno stare su Facebook e, contemporaneamente, essere sempre aggiornati sull’esatta posizione dei vari McDonald vicino a loro.

Secondo gli esperti, insomma, se è vero che i social network non hanno scopi di monetizzazione, è vero anche che i location based media si prestano all’inserzione di pubblicità locali. C'è chi sostiene che attraverso Twitter è possibile costruire grosse community, fare customer care avanzato per i grandi brand, catalizzare l’attenzione attorno a personaggi pubblici, fare informazione e addirittura vendere libri.
In futuro, le cose potrebbero cambiare, proprio com'è già avvenuto in passato con la nascita di Internet.

Da questi mashup georeferenziati possono nascere una pluralità di servizi che consentono di indicare agli altri la propria posizione geografica in qualsiasi momento della giornata, permettendo, al contempo di segnalare quali sono i posti più frequentati dagli amici, di incontrarli, fare recensioni dei locali che frequentano, di pubblicare foto in tempo reale associandole a una mappa, grazie ad eventi fare passaparola e condividere non solo informazioni ma anche esperienze reali.

Insomma, è chiaro che si sta creando un nuovo fenomeno sociale che sta contribuendo a cambiare i nostri usi e costumi. Come chiamare questa evoluzione? Per ora, visti i mezzi e le tecnologie in campo, ci viene in mentre mobile 2.0.

venerdì 7 maggio 2010

Localizzazione, Facebook lancerà nuove funzionalità questo mese

[DG Mag.it 07/05/2010]Secondo Mashable, che riporta Advertising Age, Facebook si appresta a lanciare i servizi di localizzazione integrandoli direttamente nel social network.

Non si sa se sarà Facebook stesso a geolocalizzare contenuti e contenitori in base all'utente connesso sul social network o se il singolo utente potrà aggiungere e customizzare questo servizio ma pare proprio che la mossa del social network sia legata alla volontà di far immediatamente fuori dal mercato nuovi servizi emergenti per la geolocalizzazione come Foursquare, Brightkite e Gowalla.

Ovviamente questi competitor, ad oggi, sono molto meno agguerriti oltre che economicamente e socialmente forti di Facebook e questo li mette in una posizione di netto svantaggio rispetto al social network nei servizi di geolocalizzazione che secondo gli esperti rappresenteranno il futuro della Rete.

Scrive sempre Mashable che Facebook dovrà vagliare correttamente i termini del servizio di localizzazione sul social network per non incappare in problemi di privacy e questioni legal-burocratiche difficili da sbrogliare.

Allo stesso tempo, è chiaro come la geolocalizzazione diventerà fondamentale per le aziende che vorranno iniziare (o continuare) a fare business tramite Facebook in quanto permetterà aki soggetti interessati di produrre una pubblicità mirata e dirigerla direttamente agli utenti finali in base alla loro area di provenienza geografica.

Pare che la prima azienda a testare il servizio di geolocalizzazione di Facebook sarà McDonald's che offrirà agli utenti del social network la possibilità di visualizzare annunci pubblicitari in base a dove sono collocati in un determinato istante.

La sfida con Google è apertissima visto che proprio il motore di ricerca ha deciso di puntare sulla localizzazione dei contenuti allo scopo di inglobare sempre più pubblicità profilata e attirare inserzionisti mirati.

mercoledì 31 marzo 2010

Il web cambia: Nils Andrei e Alex Giordano a confronto sul 3.0

[Wired.it 30/03/2010]Hey, tu, devo dirti una cosa! Nel passaparola sta il segreto del successo di una campagna sui social network. L’abbiamo sentito dire nel corso della Marketing Conference 2.0 a Parigi, organizzata dal della ESCP Europe Business School. Una due giorni di incontri dedicati a definire, analizzare, studiare, la bussola del web. Niels Andres, Brand Science Institute, la racconta così “questa conferenza è diversa, per i contenuti. I relatori non sono higt executive, ma i responsabili diretti dei progetti che qui vengono illustrati e condivisi”.

La Marketing and Social Media Conference 2.0 nasce sei anni fa, ad Amburgo, in Germania, proprio dedicata al nascente fenomeno del Word Of Mouth, il passa parola. Si chiamava allora "International Word of Mouth Marketing Conference", per diventare oggi un forum aperto agli esperti di social media ed advertising di tutto il mondo.

Il Web 3.0 si è affacciato a Parigi, in diversi interventi dei relatori, che hanno cominciato a puntare l’attenzione su quello che il web sarà domani. "Il web 3.0 è tutto cio che è “location based”, " dice Nils Andres. E le teorie a riguardo sono tante, e non sempre in linea fra loro. Sarà perché siamo all’alba di questo nuovo giorno del web? "Io credo che la vera forza del 3.0 sia la sua capacità di puntare al coinvolgimento diretto delle persone " a darci questa chiave di lettura è Alex Giordano, fondatore di NinjaMarketing x, unico media partner italiano della MC 2.0 "Mi riferisco alla possibilità che ciascuno ha di farsi imprenditore di se stesso, proprio sfruttando le risorse offerte dalla rete. Le piccole e micro imprese possono utilizzare il web per crescere in maniera concreta, per me questo è il web 3.0, fare di ogni individuo un soggetto attivo " quisque faber fortune sue, per dirla con i latini.

"Noi non comunichiamo con le persone, noi comunichiamo con delle social people lo dice Joshua Benton, professore ad Harvard, scende più nel dettaglio, e definisce i termini della relazione che anima il web 3.0. Le "social people” a cui il web comunica lui le vede come dei giovani Neo, degli abitanti della Matrix, a cui viene concesso di togliere il velo alla realtà, per vedere le connessioni che la reggono. Nel futuro che lui preconizza, e che vede nel web lo strumento essenziale, il mondo virtuale e quello reale saranno comunicanti, perché l’uno avrà mappato e referenziato l’altro. “il web 4.0 avrà nei cellulari lo strumento principale, per la sua capacità di connettere data e mediadata con le persone, ed i posti, le cose, il tempo. E’ questo il cambiamento a cui dobbiamo prepararci”

lunedì 22 marzo 2010

Localizzazione, nasce la folla elettronica

[L'espresso 22/03/2010] Andate sul sito di Gowalla e osservate che cos’hanno fatto negli ultimi giorni le persone iscritte al servizio: un elenco vi dice i locali che hanno frequentato, le stazioni, gli aeroporti… Ci sono le foto, qualche commento… Si chiama “localizzazione” e sarà la protagonista di una nuova ondata di innovazioni in arrivo. Significa che il cellulare vi suggerisce i ristoranti, i cinema, i musei nelle vicinanze, ma soprattutto se in un locale dove state entrando, o in una piazza, un parco, un aeroporto, ci sono vostri amici da qualche parte. La localizzazione è la prossima scommessa del web perché si porta dietro un ricco business pubblicitario. Google sta migliorando la sua applicazione Latitude per l’iPhone, Apple sta mettendo a punto iGroup e così via. È il web 2.0 portato agli estremi sul cellulare: il desiderio delle aziende (in particolare i negozi) di identificare i clienti che passano nei dintorni si sposa con il desiderio delle persone di comunicare. Oggi il New York Times se ne occupa (l’articolo è qui) raccontando una serata ad Austin: alla fine di un concerto, migliaia di giovani decidono di muoversi seguendo i suggerimenti di Foursquare e Gowalla due applicazioni che ti segnalano non solo i centri di attrazione della zona, ma anche dove stanno andando i vostri amici. Non si segue più il flusso umano, ma quello elettronico. Certo è comodo scoprire con un clic se nei dintorni c’è qualche amico con cui chiacchierare o esiste qualche negozio che vende le scarpe che stiamo cercando e a che prezzo. Quello che preoccupa è la violenza con cui il “mercato” spinge verso l’abbattimento di ogni forma di privacy. Se l’ecologia della comunicazione evolverà nella direzione descritta sulla rete resterà traccia di ogni spostamento, di ogni acquisto, di ogni incontro dei milioni di abbonati che accetteranno questo tipo di servizi. Certo, il senso della privacy sta cambiando e non ci si può opporre a questa tendenza storica, anche se talvolta appare allarmante. Ma forse si può obbligare i detentori di certi servizi a cancellare i dati entro un tempo ragionevole. La rete è libera, ma non deve diventare il far west.