[Libreriamo 16/01/2014]
MILANO – Circa due terzi dei ragazzini fino a 13 anni leggono libri
digitali e il 92% di questi legge su ereader almeno una volta a
settimana. È quanto emerge dall’ultimo report di uno studio sul rapporto
tra bambini e lettura digitale condotto negli Stati Uniti nel corso del
2013 da PlayScience, la divisione ricerche della compagnia PlayCollective, in collaborazione con Digital Book World, la conferenza internazionale che si tiene annualmente a New York dedicata all’analisi del mondo dell’editoria digitale.
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lunedì 20 gennaio 2014
Bambini e ragazzi, il tablet nuovo oggetto inseparabile
[ANSA 15/01/2014]
Bambini e ragazzi 'sempre connessi'. Inseparabili dai loro tablet, un oggetto quotidiano con cui hanno familiarità alla gran parte dei genitori sconosciuta. Li usano per giocare, per chattare con gli amici e anche per studiare. Il tablet fa da telefono (con What's app e similari), da passatempo, da enciclopedia per le ricerche, da tv e da terminale didattico.
Per le scuole è ormai sempre più uno strumento che entra nei percorsi di istruzione canonici. Sono nati l'anno scorso progetti come lo Smart Future, promosso dalla Samsung per favorire lo sviluppo della digitalizzazione nelle scuole primarie e secondarie di primo grado (partito a ottobre in Lombardia, punta a coinvolgere in due anni 200 classi in varie regioni d'Italia) o il ParnAsus, realizzato dalla Asus con il Liceo 'A. Maffei' di Riva del Garda, dove, anche per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro, il libro di testo è stato sostituito in aula da contenuti già disponibili in rete e dalla costruzione di risorse ad hoc.
Un cambiamento di abitudini riflesso dalla ricerca realizzata da Imaginarium, la catena spagnola specializzata nell’infanzia, su un panel di 10.000 membri del Club Imaginarium, provenienti da 5 Paesi (Italia, Spagna, Portogallo, Germania e Messico). Il 65,4% degli intervistati afferma di possedere un tablet, e il 94,58% dei genitori permette ai propri figli di farne uso. Anche se ne controllano il tempo di utilizzo (l’82,59% degli intervistati glielo fa usare meno di un’ora al giorno) e i contenuti: il 54,48% dei genitori, infatti, limita l’accesso solo ad alcune funzioni e 'monitora' le app scaricate .Inoltre il 75,99% del campione considera l'uso di tablet nelle scuole, come un mezzo certamente non indispensabile, ma importante per la formazione dei figli.
Il mercato reagisce al boom tablet continuando a sformare novità. Fra le ultime annunciate, il Dreamtab, per i più piccoli in arrivo, in primavera creato dalla Dreamworks con la Fuhu. Oltre a una serie di contenuti esclusivi e originali sui personaggi creati dalla casa di produzione, che li aggiornerà costantemente, da Kung Fu Panda al nuovo Dragon Trainer 2, la possibilità di vedere in streaming cartoon e show di vari canali per bambini (anche quelli Disney), si offriranno esperienze 'artistico/didattiche'. Tra le decine di dispositivi già in vendita, con controllo parentale schermi super-resistenti, involucri colorati e cover antiurto, personalizzabili e da arricchire con centinaia di app scaricabili, la scelta si è moltiplicata anche nelle versioni con i personaggi delle serie più amate, da Mio Tab Peppa Pig (Lisciani) a Monster High Tablet Premium 7 (Ingo Devices). Inoltre nel 2013, anche la Samsung ha pensato a un modello per bambini (utilizzabile però come un normale tablet anche dagli adulti), il Samsung Galaxy Tab 3 Kids, anche in versione Disney. Tra le prime case di giocattoli a scommettere sul settore c'è la Imaginarium, con le linee Superpaquito e il nuovo Paquito mini, che ha fra le utility, l'agenda che aiuta il bambino ad organizzarsi, la tabella delle ricompense per prefiggersi obiettivi, il lettore di libri, 2 videocamere. In prima linea anche la Clementoni , con prodotti come Il mio primo Clempad, per i più piccoli, e, per chi è fra i sei ai 12 anni, ilClemPad XL. Fra le tavolette che puntano su potenza di sistema operativo, connettibilità, e numero di app, ci sono anche il Meep X2 (Oregon Scientific) e Polaroid Kids Tablet 2. Inoltre si iniziano a pensare tablet per chi ha difficoltà di apprendimento, come l'EdiTouch, studiato a supporto dei bambini dislessici e utile ai bambini con bisogni educativi epeciali o 'Blue' un comunicatore tablet visivo e uditivo per persone affette da disturbi che coinvolgono il linguaggio e la comunicazione, come l’autismo e l’afasia. Infine, si rifà alla pura inventiva dei bambini, l'Iwood Mini della Donkey, piccola lavagna nera, con cornice in legno, a forma di tablet, 'compatibile' con tutti i tipi di gessetti (da conservare nell'apposito vano) e presa jack, dove al posto delle cuffie, sono attaccati due cancellini.
Francesca Pierleoni
Bambini e ragazzi 'sempre connessi'. Inseparabili dai loro tablet, un oggetto quotidiano con cui hanno familiarità alla gran parte dei genitori sconosciuta. Li usano per giocare, per chattare con gli amici e anche per studiare. Il tablet fa da telefono (con What's app e similari), da passatempo, da enciclopedia per le ricerche, da tv e da terminale didattico.
Per le scuole è ormai sempre più uno strumento che entra nei percorsi di istruzione canonici. Sono nati l'anno scorso progetti come lo Smart Future, promosso dalla Samsung per favorire lo sviluppo della digitalizzazione nelle scuole primarie e secondarie di primo grado (partito a ottobre in Lombardia, punta a coinvolgere in due anni 200 classi in varie regioni d'Italia) o il ParnAsus, realizzato dalla Asus con il Liceo 'A. Maffei' di Riva del Garda, dove, anche per favorire l'ingresso nel mondo del lavoro, il libro di testo è stato sostituito in aula da contenuti già disponibili in rete e dalla costruzione di risorse ad hoc.
Un cambiamento di abitudini riflesso dalla ricerca realizzata da Imaginarium, la catena spagnola specializzata nell’infanzia, su un panel di 10.000 membri del Club Imaginarium, provenienti da 5 Paesi (Italia, Spagna, Portogallo, Germania e Messico). Il 65,4% degli intervistati afferma di possedere un tablet, e il 94,58% dei genitori permette ai propri figli di farne uso. Anche se ne controllano il tempo di utilizzo (l’82,59% degli intervistati glielo fa usare meno di un’ora al giorno) e i contenuti: il 54,48% dei genitori, infatti, limita l’accesso solo ad alcune funzioni e 'monitora' le app scaricate .Inoltre il 75,99% del campione considera l'uso di tablet nelle scuole, come un mezzo certamente non indispensabile, ma importante per la formazione dei figli.
Il mercato reagisce al boom tablet continuando a sformare novità. Fra le ultime annunciate, il Dreamtab, per i più piccoli in arrivo, in primavera creato dalla Dreamworks con la Fuhu. Oltre a una serie di contenuti esclusivi e originali sui personaggi creati dalla casa di produzione, che li aggiornerà costantemente, da Kung Fu Panda al nuovo Dragon Trainer 2, la possibilità di vedere in streaming cartoon e show di vari canali per bambini (anche quelli Disney), si offriranno esperienze 'artistico/didattiche'. Tra le decine di dispositivi già in vendita, con controllo parentale schermi super-resistenti, involucri colorati e cover antiurto, personalizzabili e da arricchire con centinaia di app scaricabili, la scelta si è moltiplicata anche nelle versioni con i personaggi delle serie più amate, da Mio Tab Peppa Pig (Lisciani) a Monster High Tablet Premium 7 (Ingo Devices). Inoltre nel 2013, anche la Samsung ha pensato a un modello per bambini (utilizzabile però come un normale tablet anche dagli adulti), il Samsung Galaxy Tab 3 Kids, anche in versione Disney. Tra le prime case di giocattoli a scommettere sul settore c'è la Imaginarium, con le linee Superpaquito e il nuovo Paquito mini, che ha fra le utility, l'agenda che aiuta il bambino ad organizzarsi, la tabella delle ricompense per prefiggersi obiettivi, il lettore di libri, 2 videocamere. In prima linea anche la Clementoni , con prodotti come Il mio primo Clempad, per i più piccoli, e, per chi è fra i sei ai 12 anni, ilClemPad XL. Fra le tavolette che puntano su potenza di sistema operativo, connettibilità, e numero di app, ci sono anche il Meep X2 (Oregon Scientific) e Polaroid Kids Tablet 2. Inoltre si iniziano a pensare tablet per chi ha difficoltà di apprendimento, come l'EdiTouch, studiato a supporto dei bambini dislessici e utile ai bambini con bisogni educativi epeciali o 'Blue' un comunicatore tablet visivo e uditivo per persone affette da disturbi che coinvolgono il linguaggio e la comunicazione, come l’autismo e l’afasia. Infine, si rifà alla pura inventiva dei bambini, l'Iwood Mini della Donkey, piccola lavagna nera, con cornice in legno, a forma di tablet, 'compatibile' con tutti i tipi di gessetti (da conservare nell'apposito vano) e presa jack, dove al posto delle cuffie, sono attaccati due cancellini.
Francesca Pierleoni
Gli adolescenti italiani secondo Telefono Azzurro e Eurispes
[Nanopress 13/01/2014]
Sexting e cyberbullismo: gli adolescenti italiani sono stati fotografati nell'indagine di Telefono Azzurro e Eurispes appena pubblicata. Lo studio sui giovani è stato condotto su 1.523 ragazzi di età compresa tra i 12 ed i 18 anni, frequentanti la seconda e la terza classe della scuola secondaria di primo grado o una delle cinque classi della scuola secondaria di secondo grado. Alcuni dati sono stati messi a confronto con quelli degli anni precedenti.
LA CRISI
Nel 2010 più di un adolescente su quattro riteneva che la crisi economica avesse colpito la propria famiglia (29%), oggi ben la metà dei ragazzi (50,1%) si dice consapevole della difficile situazione economica che vive in prima persona nella propria famiglia. Sebbene nel 64,9% la situazione professionale dei genitori complessivamente appaia invariata, in quasi una famiglia su tre (30,9%) la crisi economica ha costretto a dei cambiamenti nella condizione lavorativa. Il 59,2%, riferisce che la propria famiglia ha dovuto prestare negli ultimi mesi maggiore attenzione alle spese tagliando quelle extra come le cene fuori e i divertimenti. Moltissime famiglie (48,4%) hanno effettuato addirittura tagli sui beni alimentari e sul vestiario oppure hanno deciso di rinunciare alle vacanze (23,9%). Nel 26,1% dei casi gli adolescenti segnalano una situazione economica così grave che la propria famiglia ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese.
DIPENDENZA DA INTERNET
Alla domanda “ti capita, quando sei connesso a Internet, di non riuscire a staccarti, anche se ti sei riproposto di farlo?” quasi metà degli adolescenti (47%) risponde “qualche volta”, al 14,5% accade spesso e al 7,2% sempre. Solo il 30,3% dei ragazzi non mai messo in atto comportamenti di dipendenza, anche se con diverse gradazioni, dalla Rete. Un terzo dei ragazzi (33,9%) ha navigato in siti di immagini pornografiche e che esaltano un corpo palestrato (32%); il 19,3% ha visitato siti che incitano alla violenza, all’odio contro gli stranieri (13,1%) e a commettere un reato (12,1%); hanno inoltre navigato all’interno dei siti che esaltano l’anoressia (9,9%) o il suicidio (4,9%), con consigli annessi.
SEXTING
Oltre 1 adolescente su 4 (25,9%) afferma di aver ricevuto sms/mms/video a sfondo sessuale ; al 73,7%, al contrario, non è mai capitato. Il fenomeno ha subito un aumento sorprendente : dal 10,2% del 2011 al 25,9%. Ad inviare i messaggi sono principalmente amici (38,6%), partner (27,1%) e sconosciuti (22,7%). Il 12,3% degli adolescenti ammette infine di aver inviato sms/mms/video a sfondo sessuale. Le reazioni dei ragazzi al sexting: tra divertimento e indifferenza. Le reazioni degli adolescenti alla ricezione di invio o filmati a sfondo pornografico (sexting) sono prevalentemente positive. Il 30,1% dice che gli ha fatto piacere, il 29,1% che lo ha divertito. Le reazioni negative ammontano complessivamente al 23,1%: il 10,7% si è sentito infastidito, il 6,6% imbarazzato, il 2,9% spaventato ed il 2,9% angosciato. Il 16% è invece rimasto indifferente.
DATING VIOLENCE
La dating violence (violenza fisica o psicologica all’interno dei rapporti di coppia) è estremamente diffusa tra gli adolescenti, soprattutto nella forma del rapportarsi con il proprio ragazzo/ragazza urlando (29,1%); segue l’insulto (20,9%). Tra le opzioni inerenti le varie forme di minaccia , quella subita più spesso è l’essere lasciati dal proprio ragazzo/ragazza nel caso non si faccia ciò che viene detto (8,7%). Il 5,4% degli adolescenti dichiara che il proprio partner ha minacciato di picchiarlo.
ALCOL
Il 64% dei ragazzi di 12-18 anni raggiunti dall’indagine dichiara di bere alcolici . Si tratta quasi di un’abitudine per il 10,6% e per il 2,5% che ne fa un uso quotidiano, mentre sceglie qualche volta questo genere di bibite il 50,9%. Solo il 35,2% dei ragazzi afferma di non essere interessato all’alcol. Il consumo di alcolici sembra avere inizio soprattutto nel periodo della scuola media.
Sexting e cyberbullismo: gli adolescenti italiani sono stati fotografati nell'indagine di Telefono Azzurro e Eurispes appena pubblicata. Lo studio sui giovani è stato condotto su 1.523 ragazzi di età compresa tra i 12 ed i 18 anni, frequentanti la seconda e la terza classe della scuola secondaria di primo grado o una delle cinque classi della scuola secondaria di secondo grado. Alcuni dati sono stati messi a confronto con quelli degli anni precedenti.
LA CRISI
Nel 2010 più di un adolescente su quattro riteneva che la crisi economica avesse colpito la propria famiglia (29%), oggi ben la metà dei ragazzi (50,1%) si dice consapevole della difficile situazione economica che vive in prima persona nella propria famiglia. Sebbene nel 64,9% la situazione professionale dei genitori complessivamente appaia invariata, in quasi una famiglia su tre (30,9%) la crisi economica ha costretto a dei cambiamenti nella condizione lavorativa. Il 59,2%, riferisce che la propria famiglia ha dovuto prestare negli ultimi mesi maggiore attenzione alle spese tagliando quelle extra come le cene fuori e i divertimenti. Moltissime famiglie (48,4%) hanno effettuato addirittura tagli sui beni alimentari e sul vestiario oppure hanno deciso di rinunciare alle vacanze (23,9%). Nel 26,1% dei casi gli adolescenti segnalano una situazione economica così grave che la propria famiglia ha difficoltà ad arrivare alla fine del mese.
DIPENDENZA DA INTERNET
Alla domanda “ti capita, quando sei connesso a Internet, di non riuscire a staccarti, anche se ti sei riproposto di farlo?” quasi metà degli adolescenti (47%) risponde “qualche volta”, al 14,5% accade spesso e al 7,2% sempre. Solo il 30,3% dei ragazzi non mai messo in atto comportamenti di dipendenza, anche se con diverse gradazioni, dalla Rete. Un terzo dei ragazzi (33,9%) ha navigato in siti di immagini pornografiche e che esaltano un corpo palestrato (32%); il 19,3% ha visitato siti che incitano alla violenza, all’odio contro gli stranieri (13,1%) e a commettere un reato (12,1%); hanno inoltre navigato all’interno dei siti che esaltano l’anoressia (9,9%) o il suicidio (4,9%), con consigli annessi.
SEXTING
Oltre 1 adolescente su 4 (25,9%) afferma di aver ricevuto sms/mms/video a sfondo sessuale ; al 73,7%, al contrario, non è mai capitato. Il fenomeno ha subito un aumento sorprendente : dal 10,2% del 2011 al 25,9%. Ad inviare i messaggi sono principalmente amici (38,6%), partner (27,1%) e sconosciuti (22,7%). Il 12,3% degli adolescenti ammette infine di aver inviato sms/mms/video a sfondo sessuale. Le reazioni dei ragazzi al sexting: tra divertimento e indifferenza. Le reazioni degli adolescenti alla ricezione di invio o filmati a sfondo pornografico (sexting) sono prevalentemente positive. Il 30,1% dice che gli ha fatto piacere, il 29,1% che lo ha divertito. Le reazioni negative ammontano complessivamente al 23,1%: il 10,7% si è sentito infastidito, il 6,6% imbarazzato, il 2,9% spaventato ed il 2,9% angosciato. Il 16% è invece rimasto indifferente.
DATING VIOLENCE
La dating violence (violenza fisica o psicologica all’interno dei rapporti di coppia) è estremamente diffusa tra gli adolescenti, soprattutto nella forma del rapportarsi con il proprio ragazzo/ragazza urlando (29,1%); segue l’insulto (20,9%). Tra le opzioni inerenti le varie forme di minaccia , quella subita più spesso è l’essere lasciati dal proprio ragazzo/ragazza nel caso non si faccia ciò che viene detto (8,7%). Il 5,4% degli adolescenti dichiara che il proprio partner ha minacciato di picchiarlo.
ALCOL
Il 64% dei ragazzi di 12-18 anni raggiunti dall’indagine dichiara di bere alcolici . Si tratta quasi di un’abitudine per il 10,6% e per il 2,5% che ne fa un uso quotidiano, mentre sceglie qualche volta questo genere di bibite il 50,9%. Solo il 35,2% dei ragazzi afferma di non essere interessato all’alcol. Il consumo di alcolici sembra avere inizio soprattutto nel periodo della scuola media.
giovedì 19 dicembre 2013
Internet, connesse sei famiglie su dieci. Ed è sempre alta la febbre social
[Repubblica.it 19/12/2013]
SEMPRE più vicini a Internet e ai social network, un po' meno a videocamere ed ebook. A rivelare questi cambiamenti nelle abitudini degli italiani è il rapporto dell'Istat su cittadini e nuove tecnologie 2013. Il primo dato che colpisce è che le famiglie italiane con accesso a Internet dalla propria abitazione sono ormai sei su dieci, passate dal 55,5 per cento dello scorso anno al 60,7 per cento del 2013. In aumento anche il numero di chi possiede un personal computer: nel 2012 lo si trovava nel 59,3 per cento delle famiglie mentre ora siamo arrivati al 62,8. Al web sono collegati in totale 15 milioni e 138 mila nuclei familiari, di cui ben 14 milioni e 893 mila possiedono una connessione a banda larga. [Leggi tutto...]
SEMPRE più vicini a Internet e ai social network, un po' meno a videocamere ed ebook. A rivelare questi cambiamenti nelle abitudini degli italiani è il rapporto dell'Istat su cittadini e nuove tecnologie 2013. Il primo dato che colpisce è che le famiglie italiane con accesso a Internet dalla propria abitazione sono ormai sei su dieci, passate dal 55,5 per cento dello scorso anno al 60,7 per cento del 2013. In aumento anche il numero di chi possiede un personal computer: nel 2012 lo si trovava nel 59,3 per cento delle famiglie mentre ora siamo arrivati al 62,8. Al web sono collegati in totale 15 milioni e 138 mila nuclei familiari, di cui ben 14 milioni e 893 mila possiedono una connessione a banda larga. [Leggi tutto...]
mercoledì 18 dicembre 2013
Social network:pericoli per adolescenti
[CellulareMagazine 16/12/2013]
L'invito agli adolescenti è "occhi aperti" su Internet, per non cadere in trappola di cyber-bullismo e gradite sorprese. A dimostrare le pericolosità del Web è l'indagine condotta da Federconsumatori e Adusbef, che ha analizzato il comportamento on-line dei ragazzi da 12 a 17 anni. Ben 8 adolescenti su 10 navigano in Rete per più di un'ora al giorno e 9 su 10 vanta un profilo sul social network, utilizzati per il 75% dei casi per leggere notizie e postare foto personali.
Questi comportamenti, si legge nel documento proposto dalle associazioni, genera una mole "rilevante di dati riversati in rete" che "se non gestita in modo responsabile e accorto, espone i ragazzi al rischio delle molestie e del bullismo". Non è un caso che 4 intervistati su 10 ritengono di essere rimasti in qualche modo vittime di diffusione di notizie false o riservate pur senza che questo sia sfociato in veri e propri episodi di bullismo o di stolkeraggio.
E ancora: il 41% del campione ritiene di essere rimasto vittima di atteggiamenti scorretti. Essere presi di mira è un pericolo reale sentito dal 71% dei ragazzi. Il 90% ritiene che "le vessazioni, le molestie, il bullismo messi in campo attraverso i canali di Internet possano aver avuto un ruolo significativo nei casi dolorosi di cronaca sfociati nel suicidio di giovani vittime".
Tutto ciò è ancora più complicato nell'era dei dispositivi mobili, che permettono un collegamento costante ai social e al Web. Ecco perché Federconsumatori e Adusbef hanno deciso offrire assistenza gratuita ai minori vittime di bullismo e molestie in Rete attraverso un apposito progetto per sensibilizzare sul tema della web reputation.
Luca Figini
L'invito agli adolescenti è "occhi aperti" su Internet, per non cadere in trappola di cyber-bullismo e gradite sorprese. A dimostrare le pericolosità del Web è l'indagine condotta da Federconsumatori e Adusbef, che ha analizzato il comportamento on-line dei ragazzi da 12 a 17 anni. Ben 8 adolescenti su 10 navigano in Rete per più di un'ora al giorno e 9 su 10 vanta un profilo sul social network, utilizzati per il 75% dei casi per leggere notizie e postare foto personali.
Questi comportamenti, si legge nel documento proposto dalle associazioni, genera una mole "rilevante di dati riversati in rete" che "se non gestita in modo responsabile e accorto, espone i ragazzi al rischio delle molestie e del bullismo". Non è un caso che 4 intervistati su 10 ritengono di essere rimasti in qualche modo vittime di diffusione di notizie false o riservate pur senza che questo sia sfociato in veri e propri episodi di bullismo o di stolkeraggio.
E ancora: il 41% del campione ritiene di essere rimasto vittima di atteggiamenti scorretti. Essere presi di mira è un pericolo reale sentito dal 71% dei ragazzi. Il 90% ritiene che "le vessazioni, le molestie, il bullismo messi in campo attraverso i canali di Internet possano aver avuto un ruolo significativo nei casi dolorosi di cronaca sfociati nel suicidio di giovani vittime".
Tutto ciò è ancora più complicato nell'era dei dispositivi mobili, che permettono un collegamento costante ai social e al Web. Ecco perché Federconsumatori e Adusbef hanno deciso offrire assistenza gratuita ai minori vittime di bullismo e molestie in Rete attraverso un apposito progetto per sensibilizzare sul tema della web reputation.
Luca Figini
martedì 3 dicembre 2013
Nativi digitali, odio-amore per l'hi-tech: il 76% pensa che li renda meno umani
[Key4Biz 22/11/2013]
Gli italiani sono tra i primi al mondo per passione tecnologica, la metà, infatti, non vede l'ora di mettere le mani sull'ultimo dispositivo hi-tech arrivato sul mercato, ma ultimi per innovazione. Un dato poco lusinghiero, considerando anche che Il 77% degli intervistati in Italia crede che la propensione all'innovazione di una nazione sia un fattore importante di benessere sociale.
All'Italia
spetta un altro primato negativo: solo 7 italiani su 100 riconoscono
nel Governo una forza trainante per l'innovazione tecnologica nel Paese.
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Gli italiani sono tra i primi al mondo per passione tecnologica, la metà, infatti, non vede l'ora di mettere le mani sull'ultimo dispositivo hi-tech arrivato sul mercato, ma ultimi per innovazione. Un dato poco lusinghiero, considerando anche che Il 77% degli intervistati in Italia crede che la propensione all'innovazione di una nazione sia un fattore importante di benessere sociale.
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martedì 19 novembre 2013
Giovani in rete: iperconnessi, narcisisti e mammoni
[13 novembre 2013 Corriere.it]
Iperconnessi e sempre più narcisisti. Ma, con una caratteristica tutta italiana, legati alla famiglia anche sui social network. È il ritratto degli adolescenti lombardi tracciato dalla ricerca dell’Università Cattolica «Family.tag –Technology Across Generations» condotta su un campione di 693 ragazzi tra i 13 e i 23 anni e 867 genitori.
Ritrovarsi in famiglia su Facebook: potrebbe essere questo il titolo dell’indagine, coordinata da Camillo Regalia, psicologo sociale e da Pier Cesare Rivoltella, pedagogista, e realizzata con l’obiettivo di studiare la presenza e gli effetti dei social network nelle relazioni familiari.
Innanzitutto, l’uso degli smartphone ha reso ancora più diffuso l’accesso a internet e ai social: il 99,1% degli adolescenti intervistati ha uno o più cellulari in famiglia, connessi al web nel 76,3% dei casi. Inoltre, nel 39,5% delle case è presente almeno un portatile e nel 61,9% almeno un pc.
Gli scambi su Facebook tra genitori e figli sono comunque limitati. Con padre e madre, precisa Pier Cesare Rivoltella, «il legame sembra debole. Anche se presenti nella rete, i genitori sono raramente emittenti/destinatari di informazioni». Soltanto quando i rapporti familiari sono problematici nella vita reale, i social network diventano uno strumento di comunicazione alternativo e quindi prezioso. In generale, i genitori vedono i social network più come pericoli che risorse e dichiarano di essere preoccupati dall’isolamento che possono provocare (37,8%), dalla possibilità che i figli ricevano informazioni rischiose (65%). Per questo un quarto di loro dichiara di essersi impegnato per parlare con i figli di cosa è giusto fare o non fare sul web, con particolare attenzione per il divieto di contattare sconosciuti (29,8%). In realtà, la maggior parte dei figli intervistati sostiene di non discutere di questi argomenti con i genitori.
Olivia Manola
Iperconnessi e sempre più narcisisti. Ma, con una caratteristica tutta italiana, legati alla famiglia anche sui social network. È il ritratto degli adolescenti lombardi tracciato dalla ricerca dell’Università Cattolica «Family.tag –Technology Across Generations» condotta su un campione di 693 ragazzi tra i 13 e i 23 anni e 867 genitori.
Ritrovarsi in famiglia su Facebook: potrebbe essere questo il titolo dell’indagine, coordinata da Camillo Regalia, psicologo sociale e da Pier Cesare Rivoltella, pedagogista, e realizzata con l’obiettivo di studiare la presenza e gli effetti dei social network nelle relazioni familiari.
Innanzitutto, l’uso degli smartphone ha reso ancora più diffuso l’accesso a internet e ai social: il 99,1% degli adolescenti intervistati ha uno o più cellulari in famiglia, connessi al web nel 76,3% dei casi. Inoltre, nel 39,5% delle case è presente almeno un portatile e nel 61,9% almeno un pc.
È proprio la rete creata da Mark Zuckerberg il social network più usato dai ragazzi lombardi: l’83% ha un profilo attivo e utilizza Facebook per comunicare con fratelli e sorelle (il 58% dichiara di averli nella rete di amici), con i cugini (85,7%) o con altri parenti (40,2%).Più controverso il rapporto – anche digitale – con i genitori. Soltanto un quarto dei ragazzi intervistati, infatti, dichiara di aver stretto amicizia sul social con la mamma (25,8%) o il papà (24%). In questo senso, con l’aumentare dell’età diminuisce, come è abbastanza ovvio, il desiderio di aver i propri genitori tra gli amici di Facebook. Anche perché la funzione di controllo spesso svolta dai genitori oltre che nella vita reale anche sulla bacheca dei propri figli inizia a stare stretta. Lo confermano i dati: nella prima adolescenza,
tra i 13 e i 17 anni, sono i figli a richiedere per primi l’amicizia ai genitori (65% dei casi), mentre con il passare del tempo, la percentuale scende al 40%.Per quanto riguarda il tempo di connessione, il 55% dei ragazzi naviga da 1 a 3 ore al giorno (lo fa anche il 23,6% dei genitori). L’uso del social è però diverso in molti aspetti. Il più evidente è la scelta dell’immagine del profilo, dove emerge il desiderio degli adolescenti di dare un’immagine di sé che colpisca: il 28% posta una propria foto “artistica”, il 23,3% sceglie un’immagine di sé nella vita quotidiana e il 21,5% si ritrae con gli amici.
Gli scambi su Facebook tra genitori e figli sono comunque limitati. Con padre e madre, precisa Pier Cesare Rivoltella, «il legame sembra debole. Anche se presenti nella rete, i genitori sono raramente emittenti/destinatari di informazioni». Soltanto quando i rapporti familiari sono problematici nella vita reale, i social network diventano uno strumento di comunicazione alternativo e quindi prezioso. In generale, i genitori vedono i social network più come pericoli che risorse e dichiarano di essere preoccupati dall’isolamento che possono provocare (37,8%), dalla possibilità che i figli ricevano informazioni rischiose (65%). Per questo un quarto di loro dichiara di essersi impegnato per parlare con i figli di cosa è giusto fare o non fare sul web, con particolare attenzione per il divieto di contattare sconosciuti (29,8%). In realtà, la maggior parte dei figli intervistati sostiene di non discutere di questi argomenti con i genitori.
Olivia Manola
lunedì 11 novembre 2013
Adolescenti in Piemonte, il bullismo dilaga anche su chat e social network
[La Stampa.it 07/11/2013]
Torino -
Un adolescente su tre diffonde su Internet notizie false e
offensive sui coetanei. Uno su cinque ha ricevuto l’invito a far parte
di un gruppo nato per prendere di mira qualcuno. Il 14 per cento è stato
vittima di un messaggio minaccioso o offensivo.
Nelle chat sempre online e sempre più veloci cresce il rischio del cyberbullismo. I tempi cambiano con la tecnologia nel modo di essere verbalmente e psicologicamente violenti.
L’allarme degli esperti
L’allarme arriva dall’Ordine degli Psicologi del Piemonte, e i segnali ci sono tutti: un’indagine condotta da Ipsos rivela che il 4 per cento degli intervistati, nella nostra regione, ha addirittura scoperto su Internet una propria immagine imbarazzante postata senza permesso. Il 9 per cento dei ragazzi intervistati, infine, si è visto «rubare» una mail riservata o fatta leggere con fiducia, e ritrovata poi su un profilo pubblico.
«Il dato più sconcertante - spiegano le dottoresse Alessandra Simonetto e Patrizia Cavani, presidente e segretaria dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte - riguarda i pericoli percepiti dai ragazzi: il 72 per cento dei giovanissimi riconosce oggi nel cyberbullismo la più grande minaccia da cui difendersi. E questa «aggressione», che può giungere in ogni momento e in qualunque luogo attraverso i nuovi mezzi tecnologici, viene ritenuta più pericolosa della droga (55%), del rischio di subire una molestia da un adulto (44%), o della possibilità di contrarre una malattia sessualmente trasmessa (24%)». Nel tritacarne delle chat si diventa vittime soprattutto perché considerati «diversi» per l’aspetto fisico (67%), per l’orientamento sessuale (56%) o perché di un’altra nazionalità (43%). Discriminazione, omofobia e razzismo si diffondono più rapidamente di un tempo.
Consulenza gratuita ai genitori
Anche per questo, anche per i genitori, da lunedì prossimo, gli psicologi piemontesi aprono i loro studi a una consulenza gratuita durante il «Mese del benessere psicologico»: «L’obiettivo è prevenire, intervenire sulla salute individuale e delle organizzazioni, riconoscere le criticità prima che assumano caratteristiche conflittuali o patologiche». Il malessere che può derivare dal cyberbullismo è solo una delle minacce per cui gli psicologi offrono una prima consulenza gratis. Ma è talmente attuale che l’ordine ha deciso di aprire il lungo elenco di incontri aperti al pubblico a Torino e in altre città piemontesi proprio affrontando il tema dell’adolescenza: «Il cyberbullismo - sottolinea la dottoressa Simonetto - accomuna ragazzi e ragazze, gli studenti delle diverse tipologie di scuola secondaria, italiani e stranieri». Un fenomeno «particolarmente evidente nel passaggio dalla scuola media a quella di secondo grado».
Le chat fanno male alla scuola
Per 38 ragazzi su cento il bullismo che passa attraverso chat come WhatsApp e social network come Facebook arriva a compromettere il rendimento scolastico, nel 65 per cento dei casi - rivela un’indagine di Save the Children - porta all’isolamento distruggendo la volontà di aggregazione della «vittima», fino ai casi più gravi che arrivano a veri e propri disturbi psicologici.
Nelle chat sempre online e sempre più veloci cresce il rischio del cyberbullismo. I tempi cambiano con la tecnologia nel modo di essere verbalmente e psicologicamente violenti.
L’allarme degli esperti
L’allarme arriva dall’Ordine degli Psicologi del Piemonte, e i segnali ci sono tutti: un’indagine condotta da Ipsos rivela che il 4 per cento degli intervistati, nella nostra regione, ha addirittura scoperto su Internet una propria immagine imbarazzante postata senza permesso. Il 9 per cento dei ragazzi intervistati, infine, si è visto «rubare» una mail riservata o fatta leggere con fiducia, e ritrovata poi su un profilo pubblico.
«Il dato più sconcertante - spiegano le dottoresse Alessandra Simonetto e Patrizia Cavani, presidente e segretaria dell’Ordine degli Psicologi del Piemonte - riguarda i pericoli percepiti dai ragazzi: il 72 per cento dei giovanissimi riconosce oggi nel cyberbullismo la più grande minaccia da cui difendersi. E questa «aggressione», che può giungere in ogni momento e in qualunque luogo attraverso i nuovi mezzi tecnologici, viene ritenuta più pericolosa della droga (55%), del rischio di subire una molestia da un adulto (44%), o della possibilità di contrarre una malattia sessualmente trasmessa (24%)». Nel tritacarne delle chat si diventa vittime soprattutto perché considerati «diversi» per l’aspetto fisico (67%), per l’orientamento sessuale (56%) o perché di un’altra nazionalità (43%). Discriminazione, omofobia e razzismo si diffondono più rapidamente di un tempo.
Consulenza gratuita ai genitori
Anche per questo, anche per i genitori, da lunedì prossimo, gli psicologi piemontesi aprono i loro studi a una consulenza gratuita durante il «Mese del benessere psicologico»: «L’obiettivo è prevenire, intervenire sulla salute individuale e delle organizzazioni, riconoscere le criticità prima che assumano caratteristiche conflittuali o patologiche». Il malessere che può derivare dal cyberbullismo è solo una delle minacce per cui gli psicologi offrono una prima consulenza gratis. Ma è talmente attuale che l’ordine ha deciso di aprire il lungo elenco di incontri aperti al pubblico a Torino e in altre città piemontesi proprio affrontando il tema dell’adolescenza: «Il cyberbullismo - sottolinea la dottoressa Simonetto - accomuna ragazzi e ragazze, gli studenti delle diverse tipologie di scuola secondaria, italiani e stranieri». Un fenomeno «particolarmente evidente nel passaggio dalla scuola media a quella di secondo grado».
Le chat fanno male alla scuola
Per 38 ragazzi su cento il bullismo che passa attraverso chat come WhatsApp e social network come Facebook arriva a compromettere il rendimento scolastico, nel 65 per cento dei casi - rivela un’indagine di Save the Children - porta all’isolamento distruggendo la volontà di aggregazione della «vittima», fino ai casi più gravi che arrivano a veri e propri disturbi psicologici.
lunedì 4 novembre 2013
Negli Usa bambini connessi 24 ore a settimana: i pediatri prescrivono una dieta da pc e smartphone
[Blasting news 02/11/2013]
I bambini statunitensi vivono davanti a una tv, uno smartphone o un pc 24 ore alla settimana. I ragazzini tra gli 8 e i 10 anni arrivano a 8 ore in un solo giorno per salire a 11 ore nell'adolescenza.
Secondo i pediatri dell'American Academy
of Pediatrics (Aad) tutte quelle ore passate sotto i bombardamenti di
tutti i dispositivi oggi a disposizione dei più giovani sono troppe.
Sono necessarie secondo loro nuove regole perché se ne faccia un uso più
ragionato e lanciano così una "dieta dei media".
L'obiettivo dei pediatri americani è di ridurre i danni potenziali
che l'uso spasmodico di tv, pc, tablet e smartphone può procurare in
età preadolescenziale: dalla obesità alla perdita di sonno, fino a
comportamenti aggressivi. Il dott. Marjorie Hogan, fra gli autori del
documento pubblicato anche sull'edizione online di Pediatrics è convinto
che: "Una dieta dei media è possibile solo con il coinvolgimento di
genitori, educatori e gli stessi pediatri", soggetti che si spera non
eccedano più dei ragazzi nel controllare di continuo posta elettronica e
profilo sui social network.
La guida dei pediatri americani invita i genitori
a non far navigare da soli i propri figli. L'ideale sarebbe pianificare
l'uso dei vari mezzi per non più di 1 o 2 ore al giorno, mantenendo
lontane le ore dei pasti e la sera prima di andare a dormire.
Decisamente vietato l'uso di tablet e smartphone ai bimbi sotto i 2
anni.
La battaglia per promuovere la dieta digitale
per i pediatri americani non è una crociata contro le nuove tecnologie.
Evitare le cattive abitudini e gli stimoli eccessivi nell'età della
crescita sono principi basilari che, dicono nel documento, ogni pediatra
dovrebbe ricordare alle famiglie dei propri pazienti: un uso fatto con
regole precise aiuta a sfruttare meglio le opportunità che portano le
nuove tecnologie stesse.
Giovanni Ruggero
I social network possono aiutare i giovani depressi
[West 31/10/2013]
Chattare su internet può avere effetti positivi sui giovani che pensano di suicidarsi. Una ricerca condotta dalla Oxford University
su 4.313 soggetti under 25 sottolinea, infatti, quanto i social network
possano incoraggiare gli individui stressati ad avere un atteggiamento
positivo e a ricercare il supporto degli altri. Infatti, su 3219
messaggi inviati da ragazzi depressi tramite web, circa il 28,3% ha
utilizzato il dispositivo informatico per chiedere aiuto informalmente.
Per questo motivo ci si augura che le chat interattive possano diventare
strumenti utili agli operatori socio-sanitari per raggiungere quanti si
trovano in condizioni di fragilità emotiva, al fine di informarli e
sostenerli.
Mariangela D'Ambrosio
USA: il 70 per cento degli Smartphone sono usati da adolescenti
[Pianeta cellulare 30/10/2013]
Non è un segreto che il mercato dei featurephone è in rapido declino, con sempre più persone che preferiscono avere in mano uno smartphone, prodotto che continua a dominare il mercato dei dispositivi mobili. E' però ormai arrivato al punto di saturazione il mercato degli smartphone tra gli adolescenti e tra i giovani adulti negli Stati Uniti, secondo un nuovo studio pubblicato da Nielsen.
Secondo il rapporto, il 70 per cento dei ragazzi di età compresa tra 13 a 17 anni utilizzano uno smartphone, e il 79 per cento dei giovani adulti di età compresa tra 18 e 24 anni usa uno smartphone. Nel 2012, il 58 per cento dei ragazzi americani possedeva uno smartphone, e nel 2011 solo il 36 per cento.
Al terzo trimestre di quest'anno, l'11 per cento degli utenti di
telefonia cellulare degli Stati Uniti ha cambiato il proprio telefono
cellulare e quasi quattro quinti di questi hanno cambiato preferendo uno
smartphone. Con questo aumento, il livello di penetrazione di
smartphone è ora al 64,7 per cento per tutti gli utenti di telefonia
mobile degli Stati Uniti, contro il 62 per cento nel secondo trimestre
di quest'anno.
Su quali tipi di smartphone ricade la scelta di queste persone? La stragrande maggioranza compra un dispositivo di Apple o Samsung: l'iPhone di Apple ha conquistato il 41 per cento della quota di mercato e Samsung ha il 26 per cento di quota. HTC e Motorola hanno entrambe l'8 per cento di quota, seguite da LG con il 7 per cento. La quota di mercato del 3 per cento va a BlackBerry, ma il numero è in continua diminuzione, secondo Nielsen.
Mentre Apple domina in termini di numero di dispositivi venduti, Android domina
come piattaforma più diffusa. Negli Stati Uniti, il 52 per cento dei
possessori di smartphone usano Android, mentre il 41 per cento usa iOS. A seguire troviamo BlackBerry OS al 3 per cento e Windows Phone al 2 per cento.
Nielsen rileva che, mentre l'uso dello smartphone è in forte espansione negli Stati Uniti, il mercato è ormai saturo, soprattutto perchè i 'pochi' utenti di featurephone rimasti sono gli utenti che Nielse dice essere 'duri a morire': "Come il mercato degli smartphone matura negli Stati Uniti, l'adozione di smartphone sta raggiungendo la fase di saturazione, con i consumatori di questo mercato che possono essere riluttanti al pensiero di sostituire i loro telefoni funzionanti", Nielsen ha scritto in un post sul blog. "I produttori di dispositivi potrebbero voler spostare la loro attenzione di marketing per attrarre questo nuovo pubblico [i clienti 'duri a morire' di featurephone], pur lavorando nel cercare di non perdere le loro basi esistenti di possessori di smartphone".
Simone Ziggiotto
Non è un segreto che il mercato dei featurephone è in rapido declino, con sempre più persone che preferiscono avere in mano uno smartphone, prodotto che continua a dominare il mercato dei dispositivi mobili. E' però ormai arrivato al punto di saturazione il mercato degli smartphone tra gli adolescenti e tra i giovani adulti negli Stati Uniti, secondo un nuovo studio pubblicato da Nielsen.
Secondo il rapporto, il 70 per cento dei ragazzi di età compresa tra 13 a 17 anni utilizzano uno smartphone, e il 79 per cento dei giovani adulti di età compresa tra 18 e 24 anni usa uno smartphone. Nel 2012, il 58 per cento dei ragazzi americani possedeva uno smartphone, e nel 2011 solo il 36 per cento.
Su quali tipi di smartphone ricade la scelta di queste persone? La stragrande maggioranza compra un dispositivo di Apple o Samsung: l'iPhone di Apple ha conquistato il 41 per cento della quota di mercato e Samsung ha il 26 per cento di quota. HTC e Motorola hanno entrambe l'8 per cento di quota, seguite da LG con il 7 per cento. La quota di mercato del 3 per cento va a BlackBerry, ma il numero è in continua diminuzione, secondo Nielsen.
Nielsen rileva che, mentre l'uso dello smartphone è in forte espansione negli Stati Uniti, il mercato è ormai saturo, soprattutto perchè i 'pochi' utenti di featurephone rimasti sono gli utenti che Nielse dice essere 'duri a morire': "Come il mercato degli smartphone matura negli Stati Uniti, l'adozione di smartphone sta raggiungendo la fase di saturazione, con i consumatori di questo mercato che possono essere riluttanti al pensiero di sostituire i loro telefoni funzionanti", Nielsen ha scritto in un post sul blog. "I produttori di dispositivi potrebbero voler spostare la loro attenzione di marketing per attrarre questo nuovo pubblico [i clienti 'duri a morire' di featurephone], pur lavorando nel cercare di non perdere le loro basi esistenti di possessori di smartphone".
Simone Ziggiotto
I bambini amano i tablet
[La Stampa 29/10/2013]
A parlarne è un nuovo studio, “Zero to Eight: Children’s Media Use in America, 2013”, condotto da Common Sense Media, una nonprofit di San Francisco che esamina il rapporto tra la tecnologia e i bambini, citato dal New York Times.
Lo studio è stato condotto su 1.463 genitori con bambini fino a 8 anni. Quello che emerge è un notevole cambiamento negli ultimi 24 mesi: tra i bambini con meno di due anni, il 38% ha usato iPhone, tablet o Kindle; la stessa percentuale, invece, si registrava due anni fa tra i bambini under 8. Molto più comuni sono diventati, in questo periodo, i tablet: il 40% delle famiglie ora ne possiede uno, contro l’8% di due anni fa; il sondaggio di quest’anno ha inoltre evidenziato che il 7% dei bambini ha un proprio tablet.
«Sono rimasta impressionata dalla rapidità del cambiamento - ha detto Vicky Rideout, autrice di entrambi i rapporti -Tablet e iPhones sono dei ”game changers” perché sono così facili da usare».
Non è quindi merito delle capacità dei bambini, come amano pensare molti genitori, ma soprattutto dell’uso facile e intuitivo dei nuovi dispositivi, spesso usati dagli adulti per godere di una pausa rilassante: «So che se ho bisogno che Zoe stia tranquilla per un’ora, posso darle l’iPad e non la sentirò» ha detto la dottoressa Laurel Glaser, che ha due figlie di 5 (Zoe) e un anno (Maya).
Glaser è una dei pochi genitori intervistati che segue il consiglio dell’associazione dei pediatri americani di non mettere davanti a uno schermo i bambini nei primi due anni di vita. «Non sono così rigida e qualche volta guardiamo la tv con entrambe le bambine - ha detto - ma non abbiamo delle “baby apps” per Maya».
Ma la raccomandazione è in gran parte ignorata: secondo il sondaggio, i bambini con meno di due anni trascorrono in media un’ora al giorno davanti allo schermo, guardando la tv, usando il computer o giocando con le app su smartphone e tablet. La media raddoppia per i bambini tra i due e i quattro anni, mentre quelli tra i 5 e gli 8 anni passano 2 ore e 20 minuti davanti allo schermo.
New York, I bambini, si sa, seguono l’esempio dei genitori. Così, in
un’epoca segnata dall’uso smodato di smartphone e tablet da parte degli
adulti, anche i loro figli passano il tempo sulle nuove tecnologie. Da
quelle educative a quelle sui personaggi tv, dai giochi (Angry Birds il
favorito a tutte le età) a quelle di musica e arte, ci sono ormai
tantissime app per i bambini, anche per i più piccoli, disponibili
gratis o a basso prezzo.
A parlarne è un nuovo studio, “Zero to Eight: Children’s Media Use in America, 2013”, condotto da Common Sense Media, una nonprofit di San Francisco che esamina il rapporto tra la tecnologia e i bambini, citato dal New York Times.
Lo studio è stato condotto su 1.463 genitori con bambini fino a 8 anni. Quello che emerge è un notevole cambiamento negli ultimi 24 mesi: tra i bambini con meno di due anni, il 38% ha usato iPhone, tablet o Kindle; la stessa percentuale, invece, si registrava due anni fa tra i bambini under 8. Molto più comuni sono diventati, in questo periodo, i tablet: il 40% delle famiglie ora ne possiede uno, contro l’8% di due anni fa; il sondaggio di quest’anno ha inoltre evidenziato che il 7% dei bambini ha un proprio tablet.
«Sono rimasta impressionata dalla rapidità del cambiamento - ha detto Vicky Rideout, autrice di entrambi i rapporti -Tablet e iPhones sono dei ”game changers” perché sono così facili da usare».
Non è quindi merito delle capacità dei bambini, come amano pensare molti genitori, ma soprattutto dell’uso facile e intuitivo dei nuovi dispositivi, spesso usati dagli adulti per godere di una pausa rilassante: «So che se ho bisogno che Zoe stia tranquilla per un’ora, posso darle l’iPad e non la sentirò» ha detto la dottoressa Laurel Glaser, che ha due figlie di 5 (Zoe) e un anno (Maya).
Glaser è una dei pochi genitori intervistati che segue il consiglio dell’associazione dei pediatri americani di non mettere davanti a uno schermo i bambini nei primi due anni di vita. «Non sono così rigida e qualche volta guardiamo la tv con entrambe le bambine - ha detto - ma non abbiamo delle “baby apps” per Maya».
Ma la raccomandazione è in gran parte ignorata: secondo il sondaggio, i bambini con meno di due anni trascorrono in media un’ora al giorno davanti allo schermo, guardando la tv, usando il computer o giocando con le app su smartphone e tablet. La media raddoppia per i bambini tra i due e i quattro anni, mentre quelli tra i 5 e gli 8 anni passano 2 ore e 20 minuti davanti allo schermo.
Web: l’Italia e' piu' Social degli Stati Uniti
[La Voce 25/10/2013]
Secondo una ricerca di LiveXtension, agenzia di marketing e comunicazione dell’incubatore Digital Magics, l’Italia è più social degli USA. l’Italia avrebbe infatti un tasso di penetrazione dei social network maggiore rispetto agli USA, soprattutto fra gli over 50
Incrociando i dati sull’utenza internet americana del report Pew Research 2013 (aprile-maggio) e quelli italiani di Audiweb (giugno 2013) è emerso che la penetrazione americana – rispetto a coloro che usano la rete – dei social network è del 72%, in Italia è invece del 75% (20.597.000 milioni di italiani utilizzano almeno un sito di social networking), sfiorando nei mesi scorsi l'80%.
Un segnale inatteso è dato dall’analisi della diffusione dei social network per fascia d’età: se in Italia la popolazione più anziana è decisamente meno digitale che altrove, quando utilizza internet è invece super social: oltre il 60% degli utenti internet italiani over 64 usa anche i social network. Negli Stati Uniti sono solo il 43%.
Per quanto riguarda invece la fascia d’età 50-64: il 60% degli americani usa i social, mentre in Italia è il 75%.1
Una verifica ulteriore di questo fenomeno è stata effettuata confrontando i dati relativi al mese di luglio 2013 di Nielsen USA e di Audiweb per quanto riguarda l’uso dei social network. Pur con qualche differenza rispetto ai dati di Pew Research, il “vantaggio” italiano rimane.
La penetrazione complessiva dei social network in America è del 63,4% e sui 50-64 del 65,4%. In entrambi i casi siamo lontani dai dati del nostro Paese, gli Italiani che navigano sui social network corrispondono al 73% e al 74,5% nella fascia 50-64 anni. Per quanto riguarda gli over 64 gli USA si allineano al dato italiano del 60%.2.
Sono gli italiani over 50, insomma, che rendono l’Italia più social rispetto al Paese che ha inventato i social network! Questi siti rappresentano un fenomeno assolutamente di massa, che coinvolge ormai larghissime fette degli utenti internet di tutte le età, non solo quelle più giovani.
Secondo una ricerca di LiveXtension, agenzia di marketing e comunicazione dell’incubatore Digital Magics, l’Italia è più social degli USA. l’Italia avrebbe infatti un tasso di penetrazione dei social network maggiore rispetto agli USA, soprattutto fra gli over 50
Incrociando i dati sull’utenza internet americana del report Pew Research 2013 (aprile-maggio) e quelli italiani di Audiweb (giugno 2013) è emerso che la penetrazione americana – rispetto a coloro che usano la rete – dei social network è del 72%, in Italia è invece del 75% (20.597.000 milioni di italiani utilizzano almeno un sito di social networking), sfiorando nei mesi scorsi l'80%.
Un segnale inatteso è dato dall’analisi della diffusione dei social network per fascia d’età: se in Italia la popolazione più anziana è decisamente meno digitale che altrove, quando utilizza internet è invece super social: oltre il 60% degli utenti internet italiani over 64 usa anche i social network. Negli Stati Uniti sono solo il 43%.
Per quanto riguarda invece la fascia d’età 50-64: il 60% degli americani usa i social, mentre in Italia è il 75%.1
Una verifica ulteriore di questo fenomeno è stata effettuata confrontando i dati relativi al mese di luglio 2013 di Nielsen USA e di Audiweb per quanto riguarda l’uso dei social network. Pur con qualche differenza rispetto ai dati di Pew Research, il “vantaggio” italiano rimane.
La penetrazione complessiva dei social network in America è del 63,4% e sui 50-64 del 65,4%. In entrambi i casi siamo lontani dai dati del nostro Paese, gli Italiani che navigano sui social network corrispondono al 73% e al 74,5% nella fascia 50-64 anni. Per quanto riguarda gli over 64 gli USA si allineano al dato italiano del 60%.2.
Sono gli italiani over 50, insomma, che rendono l’Italia più social rispetto al Paese che ha inventato i social network! Questi siti rappresentano un fenomeno assolutamente di massa, che coinvolge ormai larghissime fette degli utenti internet di tutte le età, non solo quelle più giovani.
Per un uso corretto dei social, senza incorrere nei rischi
[News Rimini 25/10/2013]
Il meeting sociale del progetto IOR (Impact of Relationship) si è tenuto a Rimini ieri e oggi, aperto dal saluto di benvenuto del presidente della provincia Stefano Vitali, e chiuso con la relazione e sui numeri del rapporto tra giovani e social network.
Ventisei i partner presenti da tutta Europa a Rimini (ente promotore e capofila): Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Rep. Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria
Durante il meeting, che si è chiuso oggi, sono emersi alcuni aspetti che accomunano i diversi paesi: oltre il 90 per cento degli adolescenti europei ha un profilo su Facebook ma la popolarità del social è in calo, in molti paesi è molto più di moda WhatsApp perché permette di scambiare foto, video e commenti in modo molto più rapido; altra cosa riscontrata è la difficoltà di fare statistiche reali perché molti delle persone che si iscrivono sui social fornisce dati falsi, sia di età sia di genere; le più attive in rete sono le ragazze; i commenti nella maggior parte dei casi non vanno al di là del “mi piace” e aumentano esponenzialmente quando viene postato un video rispetto ad un testo; in molti paesi risulta difficile entrare nelle scuole a parlare di social network mentre funzionano bene workshop che coinvolgono le famiglie in cui si parla del tema in modo indiretto.
L’obiettivo di tutti i partner per i prossimi mesi (il progetto si chiuderà a maggio del 2014) è aumentare la conoscenza dei profili sui diversi social network e fare azioni di sensibilizzazione diretta con genitori e ragazzi.
Interessanti, soprattutto i dati emersi dal convegno:
Alcuni dati regionali
Circa 2/3 degli adolescenti dichiara di possedere uno smartphone (65,6%) che negli ultimi anni sembra avere sostituito il cellulare tradizionale. Il 10,6% degli adolescenti dichiara di navigare in rete tra le 3 e le 5 ore al giorno. Mentre la televisione nel 61,5 per cento dei casi è vista in compagnia dei genitori, internet è per lo più utilizzato in solitudine (92,8 per cento) o insieme ad amici (41,1 per cento). Solo il 16,5 per cento chiara di navigare insieme ai genitori. Circa le attività svolte su internet sono per il 48 per cento su social network e per il 46 per cento chat.
Alcuni dati nazionali
Secondo un’indagine nazionale condotta da “Save the children” a gennaio 2013 tra ragazzi dai 12 ai17 anni: Il 79% possiede o usa un suo computer personale, il 56 % passa su internet dalle 2 alle 4 ore al giorno, all’85 % capita spesso di chattare con amici e conoscenti, il 57% posta proprie fotografie in internet. Il 92 % (con più di 16 anni) dichiara di avere un profilo su Facebook e il 74 % di questi lo aggiorna quasi quotidianamente.
Secondo un’indagine di Telefono Azzurro del 2012, i ragazzi dai 12 ai 18 anni dichiarano di trovare on line: foto o video imbarazzanti che ritraggono loro coetanei (40 %), loro foto che per quanto non imbarazzanti non avevano ricevuto un’autorizzazione ad essere messe online (32%), pettegolezzi o falsità sul proprio conto (23%), foto o video imbarazzanti che ritraggono adulti di loro conoscenza (20%), foto personali che hanno creato loro imbarazzo (20%), frasi che rivelano dei loro fatti personali (17%), video spiacevoli in cui erano presenti (11%).
Secondo un’indagine nazionale condotta nel 2012 dalla Società Italiana di pediatria su un campione di ragazzi della scuola secondaria di primo grado si evidenzia che: il 68 % dei ragazzi ha il pc in camera, il 65% può collegarsi a Internet dal proprio cellulare, l’11% ha pubblicato in internet un’immagine provocante e il 52% conosce qualcuno che l’ha fatto.
Prossimi appuntamenti:
Per quanto riguarda la Provincia di Rimini sono in programma due incontri aperti agli adulti in contatto coi i ragazzi (genitori, insegnanti, educatori, ecc) allo scopo di informare anche loro sui possibili rischi e su come tutelare i giovani: il 19 novembre a Cattolica alle 21, in collaborazione con il Centro per le famiglie, presso la sede della biblioteca comunale in piazza della Repubblica e il 14 dicembre a Rimini, in collaborazione con Università Aperta, dalle 9 alle 13 presso la sede della Provincia in via Campana 64.
Il meeting sociale del progetto IOR (Impact of Relationship) si è tenuto a Rimini ieri e oggi, aperto dal saluto di benvenuto del presidente della provincia Stefano Vitali, e chiuso con la relazione e sui numeri del rapporto tra giovani e social network.
Ventisei i partner presenti da tutta Europa a Rimini (ente promotore e capofila): Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Rep. Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria
Durante il meeting, che si è chiuso oggi, sono emersi alcuni aspetti che accomunano i diversi paesi: oltre il 90 per cento degli adolescenti europei ha un profilo su Facebook ma la popolarità del social è in calo, in molti paesi è molto più di moda WhatsApp perché permette di scambiare foto, video e commenti in modo molto più rapido; altra cosa riscontrata è la difficoltà di fare statistiche reali perché molti delle persone che si iscrivono sui social fornisce dati falsi, sia di età sia di genere; le più attive in rete sono le ragazze; i commenti nella maggior parte dei casi non vanno al di là del “mi piace” e aumentano esponenzialmente quando viene postato un video rispetto ad un testo; in molti paesi risulta difficile entrare nelle scuole a parlare di social network mentre funzionano bene workshop che coinvolgono le famiglie in cui si parla del tema in modo indiretto.
L’obiettivo di tutti i partner per i prossimi mesi (il progetto si chiuderà a maggio del 2014) è aumentare la conoscenza dei profili sui diversi social network e fare azioni di sensibilizzazione diretta con genitori e ragazzi.
Interessanti, soprattutto i dati emersi dal convegno:
Alcuni dati regionali
Circa 2/3 degli adolescenti dichiara di possedere uno smartphone (65,6%) che negli ultimi anni sembra avere sostituito il cellulare tradizionale. Il 10,6% degli adolescenti dichiara di navigare in rete tra le 3 e le 5 ore al giorno. Mentre la televisione nel 61,5 per cento dei casi è vista in compagnia dei genitori, internet è per lo più utilizzato in solitudine (92,8 per cento) o insieme ad amici (41,1 per cento). Solo il 16,5 per cento chiara di navigare insieme ai genitori. Circa le attività svolte su internet sono per il 48 per cento su social network e per il 46 per cento chat.
Alcuni dati nazionali
Secondo un’indagine nazionale condotta da “Save the children” a gennaio 2013 tra ragazzi dai 12 ai17 anni: Il 79% possiede o usa un suo computer personale, il 56 % passa su internet dalle 2 alle 4 ore al giorno, all’85 % capita spesso di chattare con amici e conoscenti, il 57% posta proprie fotografie in internet. Il 92 % (con più di 16 anni) dichiara di avere un profilo su Facebook e il 74 % di questi lo aggiorna quasi quotidianamente.
Secondo un’indagine di Telefono Azzurro del 2012, i ragazzi dai 12 ai 18 anni dichiarano di trovare on line: foto o video imbarazzanti che ritraggono loro coetanei (40 %), loro foto che per quanto non imbarazzanti non avevano ricevuto un’autorizzazione ad essere messe online (32%), pettegolezzi o falsità sul proprio conto (23%), foto o video imbarazzanti che ritraggono adulti di loro conoscenza (20%), foto personali che hanno creato loro imbarazzo (20%), frasi che rivelano dei loro fatti personali (17%), video spiacevoli in cui erano presenti (11%).
Secondo un’indagine nazionale condotta nel 2012 dalla Società Italiana di pediatria su un campione di ragazzi della scuola secondaria di primo grado si evidenzia che: il 68 % dei ragazzi ha il pc in camera, il 65% può collegarsi a Internet dal proprio cellulare, l’11% ha pubblicato in internet un’immagine provocante e il 52% conosce qualcuno che l’ha fatto.
Prossimi appuntamenti:
Per quanto riguarda la Provincia di Rimini sono in programma due incontri aperti agli adulti in contatto coi i ragazzi (genitori, insegnanti, educatori, ecc) allo scopo di informare anche loro sui possibili rischi e su come tutelare i giovani: il 19 novembre a Cattolica alle 21, in collaborazione con il Centro per le famiglie, presso la sede della biblioteca comunale in piazza della Repubblica e il 14 dicembre a Rimini, in collaborazione con Università Aperta, dalle 9 alle 13 presso la sede della Provincia in via Campana 64.
Facebook non è più il sito preferito dai teenager americani. La competizione tra i social network è aperta
[ Prima On Line 26/10/2013]
Facebook non è più il social network più apprezzato dai teenager degli Stati Uniti. Lo comunica il rapporto semestrale sulle abitudini dei teenager americani di Piper Jaffray, riportato dall’Huffington Post Usa. Ora è il sito preferito solo dal 23% degli under 20, mentre nel 2012 era la pagina più visitata dal 42% dei teenager.
“Ho creato un account Facebook al mio sesto anno della scuola primaria, per un po’ ne sono stata ossessionata. Poi ho scoperto Twitter e Instagram e ho dimenticato Facebook”, così una ragazza di 14 anni ha dichiarato al centro di ricerca Pew Research durante un’intervista del sondaggio Teens, Social Media and Privacy. Dal rapporto di Piper Jaffray però emerge che anche Twitter è in calo (ha perso 4 punti negli ultimi sei mesi).
Secondo Pew Research il social network di Zuckerberg è ancora il social network con il maggior numero di utenti registrati: il 94% dei ragazzi statunitensi ha un profilo Facebook, il 24% ha un account Twitter e l’11% è registrato a Instagram (che è di proprietà dello stesso Facebook).
Dal rapporto di Piper Jaffray però non emerge un nuovo vincitore: Twitter supera (di poco) Facebook, mentre Instagram è quello che registra la crescita più rapida. Il dato più significativo è la categoria “altri”: si riferisce a servizi sociali neonati come Vine e Snapchat che, nel sondaggio, non hanno una categoria precisa. Si può concludere che, se fino ad ora, i social network hanno avuto un re, Facebook, adesso c’è una reale competizione nel mercato. E conquistare quote tra i teenager sembra un obiettivo chiave.
La strategia di Facebook (che non ammette di avere un problema con i giovani) consiste nel rassicurare gli investitori. Zuckerberg infatti ribadisce che la quasi totalità dei teenager americani ha un profilo sul suo social network. Ma essere registrati è diverso dall’utilizzare un sito in modo attivo (ed è ciò che interessa agli investitori pubblicitari). L’Huffington Post Usa commenta: “Registrarsi a Facebook è una cosa, cliccare ‘Mi piace’ è un’altra”.
Facebook non è più il social network più apprezzato dai teenager degli Stati Uniti. Lo comunica il rapporto semestrale sulle abitudini dei teenager americani di Piper Jaffray, riportato dall’Huffington Post Usa. Ora è il sito preferito solo dal 23% degli under 20, mentre nel 2012 era la pagina più visitata dal 42% dei teenager.
“Ho creato un account Facebook al mio sesto anno della scuola primaria, per un po’ ne sono stata ossessionata. Poi ho scoperto Twitter e Instagram e ho dimenticato Facebook”, così una ragazza di 14 anni ha dichiarato al centro di ricerca Pew Research durante un’intervista del sondaggio Teens, Social Media and Privacy. Dal rapporto di Piper Jaffray però emerge che anche Twitter è in calo (ha perso 4 punti negli ultimi sei mesi).
Secondo Pew Research il social network di Zuckerberg è ancora il social network con il maggior numero di utenti registrati: il 94% dei ragazzi statunitensi ha un profilo Facebook, il 24% ha un account Twitter e l’11% è registrato a Instagram (che è di proprietà dello stesso Facebook).
Dal rapporto di Piper Jaffray però non emerge un nuovo vincitore: Twitter supera (di poco) Facebook, mentre Instagram è quello che registra la crescita più rapida. Il dato più significativo è la categoria “altri”: si riferisce a servizi sociali neonati come Vine e Snapchat che, nel sondaggio, non hanno una categoria precisa. Si può concludere che, se fino ad ora, i social network hanno avuto un re, Facebook, adesso c’è una reale competizione nel mercato. E conquistare quote tra i teenager sembra un obiettivo chiave.
La strategia di Facebook (che non ammette di avere un problema con i giovani) consiste nel rassicurare gli investitori. Zuckerberg infatti ribadisce che la quasi totalità dei teenager americani ha un profilo sul suo social network. Ma essere registrati è diverso dall’utilizzare un sito in modo attivo (ed è ciò che interessa agli investitori pubblicitari). L’Huffington Post Usa commenta: “Registrarsi a Facebook è una cosa, cliccare ‘Mi piace’ è un’altra”.
mercoledì 16 ottobre 2013
Internet: Censis, 63,5% italiani connessi. Dilagano i social network
[Asca 11/10/2013]
Gli utenti di internet si assestano al 63,5% della popolazione (+1,4% rispetto a un anno fa). La percentuale sale nettamente nel caso dei giovani (90,4%), delle persone piu' istruite, diplomate o laureate (84,3%), e dei residenti nelle grandi citta', con piu' di 500mila abitanti (83,5%). L'adsl e' il tipo di connessione a internet al momento piu' diffuso: la utilizza il 62,9% degli internauti. Questo quanto emerge dall'11* Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, promosso da 3 Italia, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia e presentato oggi a Roma. Secondo il Censis, inoltre, il wifi cresce notevolmente (40,9%, tra i giovani il 46,7%) e la connessione mobile ha ormai raggiunto una quota significativa (23,5%). Spopolano i social network: e' infatti iscritto a Facebook il 69,8% delle persone che hanno accesso a internet (erano il 63,5% lo scorso anno), che corrispondono al 44,3% dell'intera popolazione e al 75,6% dei giovani. YouTube arriva al 61% di utilizzatori (pari al 38,7% della popolazione complessiva e al 68,2% dei giovani). E il 15,2% degli internauti (pari al 9,6% degli italiani) usa Twitter. red/rus
Gli utenti di internet si assestano al 63,5% della popolazione (+1,4% rispetto a un anno fa). La percentuale sale nettamente nel caso dei giovani (90,4%), delle persone piu' istruite, diplomate o laureate (84,3%), e dei residenti nelle grandi citta', con piu' di 500mila abitanti (83,5%). L'adsl e' il tipo di connessione a internet al momento piu' diffuso: la utilizza il 62,9% degli internauti. Questo quanto emerge dall'11* Rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione, promosso da 3 Italia, Mediaset, Mondadori, Rai e Telecom Italia e presentato oggi a Roma. Secondo il Censis, inoltre, il wifi cresce notevolmente (40,9%, tra i giovani il 46,7%) e la connessione mobile ha ormai raggiunto una quota significativa (23,5%). Spopolano i social network: e' infatti iscritto a Facebook il 69,8% delle persone che hanno accesso a internet (erano il 63,5% lo scorso anno), che corrispondono al 44,3% dell'intera popolazione e al 75,6% dei giovani. YouTube arriva al 61% di utilizzatori (pari al 38,7% della popolazione complessiva e al 68,2% dei giovani). E il 15,2% degli internauti (pari al 9,6% degli italiani) usa Twitter. red/rus
Internet e social network, uso e abitudini dei ragazzi padovani
[PadovaOggi 08/10/2013]
Internet e social network, ricerca sui ragazzi di Padova
„
Uno studio per mettere a fuoco il rapporto dei giovanissimi con internet e i social network. "Crescere" - questo il nome della ricerca promossa dalla fondazione Emanuela Zancan onlus e dal De Leo Fund, in collaborazione con il Comune, la fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, l’azienda Ulss 16 e la Fondazione Città della Speranza - si propone di raggiungere un migliaio di ragazzi della provincia di Padova e le loro famiglie, accompagnandoli in un percorso di monitoraggio dagli 11 ai 18 anni.
PRIMI DATI. Lo studio è in pieno svolgimento negli 80 comuni della provincia di Padova che collaborano a questo importante progetto, che gode del patrocinio dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza e il sostegno dell’Ufficio del pubblico tutore dei minori del Veneto. Dai primi dati, calcolati su un sottogruppo di 300 ragazzi dodicenni che frequentano la scuola secondaria inferiore, emerge che 7 su 10 usano internet almeno una volta alla settimana, 1 su 4 naviga in rete ogni giorno. Quasi tutti ormai hanno un collegamento a internet in casa. Navigano in rete anche attraverso il cellulare, il tablet o la consolle dei videogames.
SOCIAL NETWORK. Dallo studio emerge che le attività principali che i ragazzi fanno al computer sono: ricerche per la scuola, videogiochi, musica, film, cartoni animati e video musicali. Il 16% dei dodicenni dice di usare social network (Facebook, Twitter ecc.), anche se si tratta di un fenomeno in continuo aumento tra i preadolescenti padovani e quasi il 90% riferisce di avere amici che li utilizzano.
GENITORI. Coinvolti nella ricerca anche i genitori, che affermano di mettere in atto diverse strategie per monitorare le attività online dei loro figli. La maggior parte impone limiti di tempo o seleziona i siti a cui i figli possono accedere (61%). Molti specificano che la navigazione in rete è permessa soltanto in presenza di un adulto. Alcuni vietano espressamente l’uso dei social network.
“
Potrebbe interessarti: http://www.padovaoggi.it/cronaca/internet-social-network-ragazzi-padova-ricerca-zancan.html
Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/pages/PadovaOggi/199447200092925
Internet e social network, ricerca sui ragazzi di Padova
„
Uno studio per mettere a fuoco il rapporto dei giovanissimi con internet e i social network. "Crescere" - questo il nome della ricerca promossa dalla fondazione Emanuela Zancan onlus e dal De Leo Fund, in collaborazione con il Comune, la fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, l’azienda Ulss 16 e la Fondazione Città della Speranza - si propone di raggiungere un migliaio di ragazzi della provincia di Padova e le loro famiglie, accompagnandoli in un percorso di monitoraggio dagli 11 ai 18 anni.
PRIMI DATI. Lo studio è in pieno svolgimento negli 80 comuni della provincia di Padova che collaborano a questo importante progetto, che gode del patrocinio dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza e il sostegno dell’Ufficio del pubblico tutore dei minori del Veneto. Dai primi dati, calcolati su un sottogruppo di 300 ragazzi dodicenni che frequentano la scuola secondaria inferiore, emerge che 7 su 10 usano internet almeno una volta alla settimana, 1 su 4 naviga in rete ogni giorno. Quasi tutti ormai hanno un collegamento a internet in casa. Navigano in rete anche attraverso il cellulare, il tablet o la consolle dei videogames.
SOCIAL NETWORK. Dallo studio emerge che le attività principali che i ragazzi fanno al computer sono: ricerche per la scuola, videogiochi, musica, film, cartoni animati e video musicali. Il 16% dei dodicenni dice di usare social network (Facebook, Twitter ecc.), anche se si tratta di un fenomeno in continuo aumento tra i preadolescenti padovani e quasi il 90% riferisce di avere amici che li utilizzano.
GENITORI. Coinvolti nella ricerca anche i genitori, che affermano di mettere in atto diverse strategie per monitorare le attività online dei loro figli. La maggior parte impone limiti di tempo o seleziona i siti a cui i figli possono accedere (61%). Molti specificano che la navigazione in rete è permessa soltanto in presenza di un adulto. Alcuni vietano espressamente l’uso dei social network.
“
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Scuola e internazionalizzazione, un’Italia a due velocità. Le tecnologie consentono di recuperare il gap
[Key4biz 03/1072013]
Gli adolescenti italiani sono meno internazionali dei coetanei europei a scuola e nella vita: indice di apertura all’estero pari a 27,5 punti, battuti da polacchi, francesi, tedeschi, spagnoli e svedesi (media europea: 31,9).
E’ quanto emerge dalla ricerca “Generazione I…n Europa” edizione 2013 dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca, promosso da Fondazione Intercultura e Fondazione Telecom Italia
(dati elaborati da Ipsos), è stata presentata oggi a Torino presso
l’Unione Industriale davanti ad una platea di addetti ai lavori della
scuola e 500 studenti degli istituti superiori. In particolare,
l’Osservatorio ha per questo anno intervistato un campione di 2.275
studenti di Francia, Germania, Polonia, Spagna e Svezia in merito alle
attività di internazionalizzazione delle loro scuole e sulla percezione
che hanno di sé e dell’ambiente che li circonda relativamente alla loro
apertura verso altre lingue e culture. I risultati del campione sono
stati confrontati con quelli degli 800 studenti italiani intervistati lo
scorso anno sugli stessi temi. [Leggi tutto...]
Gli adolescenti italiani sono meno internazionali dei coetanei europei a scuola e nella vita: indice di apertura all’estero pari a 27,5 punti, battuti da polacchi, francesi, tedeschi, spagnoli e svedesi (media europea: 31,9).
lunedì 23 settembre 2013
Internet e social media, ecco come navigano gli studenti lombardi
[Data Manager Online 19/09/2013]
I liceali usano internet per informarsi, gli studenti degli istituti professionali pubblicano musica e video. Ma tutti sono sui social network. Ecco quanto rivela uno studio dell’Università di Milano-Bicocca condotto su oltre duemila studenti delle scuole superiori lombarde. Secondo i dati, un uso intenso di internet si associa negativamente al rendimento scolastico
Trascorrono circa tre ore al giorno in Rete, principalmente chattando sui social network (83 per cento) e cercando informazioni e approfondimenti (53 per cento). Ma per ogni ora passata in più su Internet, l’apprendimento (calcolato utilizzando i dati INVALSI) cala di 0,8 punti in italiano e di 1,2 punti in matematica.
È quanto emerge dall’Indagine sull’uso dei nuovi media tra gli studenti delle scuole superiori lombarde (scarica il report completo), condotta dal Gruppo di Ricerca sui Nuovi Media del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, coordinata da Marco Gui, ricercatore in Sociologia dei media e con la supervisione scientifica di Giorgio Grossi, ordinario di Sociologia della comunicazione. Alla ricerca ha collaborato anche l’Osservatorio sulla Comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
La ricerca è stata svolta su un campione di 2.327 studenti delle seconde superiori in Lombardia, e ha analizzato le dotazioni tecnologiche, l’uso dei nuovi media e le competenze digitali degli studenti. Per la prima volta in Italia, inoltre, ha associato l’utilizzo dei media digitali ai livelli di apprendimento, utilizzando i dati dei test SNV/INVALSI. Il campione è rappresentativo per tipo di scuola e area geografica.
Internet, social media e apprendimento
Dai dati emerge una relazione negativa tra alcune pratiche di uso della rete e l’apprendimento in italiano e in matematica. In una scala da 0 a 100, per ogni ora passata in più su internet a casa l’apprendimento cala di 0,8 punti in italiano e di 1,2 punti in matematica. Tale calo è ancora più marcato se si considera solo la quota di tempo che gli studenti trascorrono online per motivi di studio: meno 2,2 punti in italiano e meno 3,2 punti in matematica. Inoltre, gli usi poco frequenti e molto frequenti della rete sono associati alle performance peggiori, mentre gli utilizzi moderati sono associati a quelle migliori.
L’identikit dello studente online
La posizione sociale dei ragazzi non si associa più direttamente all'intensità del loro uso di Internet, anzi i ragazzi dei centri di formazione professionale hanno superato quelli dei licei e dei tecnici nel tempo speso online. La permanenza online dello studente medio è infatti di circa 3 ore giornaliere, ma i ragazzi dei licei stanno online in media circa 2 ore e 48 minuti, quelli dei centri di formazione professionale circa 3 ore e un quarto.
Per quanto riguarda invece l’utilizzo dei social network, Facebook è protagonista: l’82 per cento degli intervistati possiede un profilo e il 57 per cento lo tiene addirittura aperto mentre fa i compiti. Tuttavia emergono due stili d’uso: uno più chiuso con poche informazioni condivise online, profilo privato e con contatto prevalentemente con persone conosciute offline (tipico dei ragazzi dei licei e di chi ha genitori istruiti) e uno più aperto alle nuove conoscenze online con molte info messe a disposizione e profilo aperto (più frequente tra gli studenti con meno risorse culturali ed economiche: il 35 per cento degli studenti dei Centri di formazione professionale hanno un profilo completamente pubblico contro il 18 per cento dei liceali).
I genitori sono percepiti dai ragazzi come meno competenti di loro e sembrano non essere in grado di fornire competenze digitali avanzate. Un po’ più competenti i genitori dei liceali che sono anche quelli che controllano maggiormente i tempi di utilizzo del computer dei figli.
L'uso di Internet per la scuola appare diffuso (il 32,4 per cento cerca informazioni che non trova nei testi, il 41 per cento scambia informazioni con i compagni) ma poco guidato da genitori e insegnanti, cosa che spiega probabilmente anche la relazione non incoraggiante di queste attività con l’apprendimento.
Il livello di competenza digitale critica (inteso come capacità di valutare le fonti, capire i rischi, comprendere la natura dei contenuti) mostra disuguaglianze per tipo di scuola e tra italiani e figli di immigrati (i liceali rispondono correttamente al 69 per cento delle domande del test, gli studenti dei Centri di formazione professionale solo al 56 per cento; simile divario si nota tra figli di italiani e figli di genitori immigrati). In generale, i deficit più importanti si riscontrano nel riconoscimento critico di indirizzi web, la consapevolezza dei meccanismi commerciali del web e la valutazione del livello di affidabilità dei contenuti. Ad esempio solo il 32,7% ha risposto correttamente a una domanda dettagliata sul modo in cui funziona Wikipedia, un’analoga percentuale (34,8%) riesce a riconoscere una pagina di login falsificata a partire dall’indirizzo web, e il 33% si rende conto dello scopo di lucro dietro a siti commerciali di uso comune.
«Quelli che vengono definiti nativi digitali appaiono invece bisognosi di guida rispetto agli usi significativi della Rete», afferma Marco Gui. «C’è oggi un grande spazio di intervento per scuola, istituzioni e ricerca nell’identificazione e promozione di “diete mediali” che supportino lo sviluppo scolastico e personale dei ragazzi».
L’indagine, supportata da Regione Lombardia e dall’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, si iscrive nell’insieme di iniziative della Regione allo scopo di facilitare l’interazione tra studenti e scuole sul tema delle nuove tecnologie della comunicazione.
I liceali usano internet per informarsi, gli studenti degli istituti professionali pubblicano musica e video. Ma tutti sono sui social network. Ecco quanto rivela uno studio dell’Università di Milano-Bicocca condotto su oltre duemila studenti delle scuole superiori lombarde. Secondo i dati, un uso intenso di internet si associa negativamente al rendimento scolastico
Trascorrono circa tre ore al giorno in Rete, principalmente chattando sui social network (83 per cento) e cercando informazioni e approfondimenti (53 per cento). Ma per ogni ora passata in più su Internet, l’apprendimento (calcolato utilizzando i dati INVALSI) cala di 0,8 punti in italiano e di 1,2 punti in matematica.
È quanto emerge dall’Indagine sull’uso dei nuovi media tra gli studenti delle scuole superiori lombarde (scarica il report completo), condotta dal Gruppo di Ricerca sui Nuovi Media del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, coordinata da Marco Gui, ricercatore in Sociologia dei media e con la supervisione scientifica di Giorgio Grossi, ordinario di Sociologia della comunicazione. Alla ricerca ha collaborato anche l’Osservatorio sulla Comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
La ricerca è stata svolta su un campione di 2.327 studenti delle seconde superiori in Lombardia, e ha analizzato le dotazioni tecnologiche, l’uso dei nuovi media e le competenze digitali degli studenti. Per la prima volta in Italia, inoltre, ha associato l’utilizzo dei media digitali ai livelli di apprendimento, utilizzando i dati dei test SNV/INVALSI. Il campione è rappresentativo per tipo di scuola e area geografica.
Internet, social media e apprendimento
Dai dati emerge una relazione negativa tra alcune pratiche di uso della rete e l’apprendimento in italiano e in matematica. In una scala da 0 a 100, per ogni ora passata in più su internet a casa l’apprendimento cala di 0,8 punti in italiano e di 1,2 punti in matematica. Tale calo è ancora più marcato se si considera solo la quota di tempo che gli studenti trascorrono online per motivi di studio: meno 2,2 punti in italiano e meno 3,2 punti in matematica. Inoltre, gli usi poco frequenti e molto frequenti della rete sono associati alle performance peggiori, mentre gli utilizzi moderati sono associati a quelle migliori.
L’identikit dello studente online
La posizione sociale dei ragazzi non si associa più direttamente all'intensità del loro uso di Internet, anzi i ragazzi dei centri di formazione professionale hanno superato quelli dei licei e dei tecnici nel tempo speso online. La permanenza online dello studente medio è infatti di circa 3 ore giornaliere, ma i ragazzi dei licei stanno online in media circa 2 ore e 48 minuti, quelli dei centri di formazione professionale circa 3 ore e un quarto.
Per quanto riguarda invece l’utilizzo dei social network, Facebook è protagonista: l’82 per cento degli intervistati possiede un profilo e il 57 per cento lo tiene addirittura aperto mentre fa i compiti. Tuttavia emergono due stili d’uso: uno più chiuso con poche informazioni condivise online, profilo privato e con contatto prevalentemente con persone conosciute offline (tipico dei ragazzi dei licei e di chi ha genitori istruiti) e uno più aperto alle nuove conoscenze online con molte info messe a disposizione e profilo aperto (più frequente tra gli studenti con meno risorse culturali ed economiche: il 35 per cento degli studenti dei Centri di formazione professionale hanno un profilo completamente pubblico contro il 18 per cento dei liceali).
I genitori sono percepiti dai ragazzi come meno competenti di loro e sembrano non essere in grado di fornire competenze digitali avanzate. Un po’ più competenti i genitori dei liceali che sono anche quelli che controllano maggiormente i tempi di utilizzo del computer dei figli.
L'uso di Internet per la scuola appare diffuso (il 32,4 per cento cerca informazioni che non trova nei testi, il 41 per cento scambia informazioni con i compagni) ma poco guidato da genitori e insegnanti, cosa che spiega probabilmente anche la relazione non incoraggiante di queste attività con l’apprendimento.
Il livello di competenza digitale critica (inteso come capacità di valutare le fonti, capire i rischi, comprendere la natura dei contenuti) mostra disuguaglianze per tipo di scuola e tra italiani e figli di immigrati (i liceali rispondono correttamente al 69 per cento delle domande del test, gli studenti dei Centri di formazione professionale solo al 56 per cento; simile divario si nota tra figli di italiani e figli di genitori immigrati). In generale, i deficit più importanti si riscontrano nel riconoscimento critico di indirizzi web, la consapevolezza dei meccanismi commerciali del web e la valutazione del livello di affidabilità dei contenuti. Ad esempio solo il 32,7% ha risposto correttamente a una domanda dettagliata sul modo in cui funziona Wikipedia, un’analoga percentuale (34,8%) riesce a riconoscere una pagina di login falsificata a partire dall’indirizzo web, e il 33% si rende conto dello scopo di lucro dietro a siti commerciali di uso comune.
«Quelli che vengono definiti nativi digitali appaiono invece bisognosi di guida rispetto agli usi significativi della Rete», afferma Marco Gui. «C’è oggi un grande spazio di intervento per scuola, istituzioni e ricerca nell’identificazione e promozione di “diete mediali” che supportino lo sviluppo scolastico e personale dei ragazzi».
L’indagine, supportata da Regione Lombardia e dall’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, si iscrive nell’insieme di iniziative della Regione allo scopo di facilitare l’interazione tra studenti e scuole sul tema delle nuove tecnologie della comunicazione.
lunedì 26 novembre 2012
Disconnessi digitali: quando i figli oscurano il web
[23/11/2012 La Voce]
Milano – Una ricerca europea commissionata da McAfee ha rivelato un preoccupante gap tra quello che gli adolescenti fanno online e quello che ne sanno i loro genitori. In tutta Europa, molti ragazzi accedono online a contenuti non appropriati, nonostante quasi i tre quarti (71,2%) degli adolescenti e anche di più nel nostro Paese (76.5%) affermino di avere la fiducia dei propri genitori a proposito di ciò che fanno durante la navigazione sul web.
Quasi un terzo dei genitori europei (31,8%) e il 44% di quelli italiani è convinto che il proprio figlio adolescente dica tutto ciò che fa su internet, e il 63,6% dei genitori ha fiducia nel fatto che non acceda a contenuti non appropriati. Tuttavia, questa disconnessione digitale tra figli e genitori fa sì che molti adolescenti intraprendano attività discutibili, pericolose e addirittura illegali: Il 41,7% di adolescenti europei (43% in Italia) ammette i propri genitori disapproverebbero i siti che visitano; Il 43,6% degli adolescenti europei, e quasi la metà in Italia (47,5%) ha visto almeno un video con contenuti che i genitori non approverebbero.
Il 34,1% degli adolescenti europei - cifra che in Italia raggiunge quasi la metà degli intervistati (47,5) - ha ammesso di aver acquistato musica pirata online mentre un preoccupante 6% ha ammesso di aver comprato alcolici o farmaci su Internet; il 26,5% degli adolescenti italiani ha inviato o pubblicato su Internet una propria foto osé, rispetto a una media europea del’11,6%; il 25,6% dei ragazzi intervistati ha ammesso di cercare online le soluzioni delle verifiche scolastiche; nell’ordine, i più scorretti sono risultati gli adolescenti spagnoli (34%), quelli tedeschi (33,5%) e quelli italiani (30%).
Il 23,5% degli adolescenti europei ricerca intenzionalmente online immagini di nudo o esplicitamente pornografiche - e più di un terzo (37,7%) visualizza questo tipo di immagini fino a un paio di volte al mese (54% nel Regno Unito); il 15% dei ragazzi europei ha dichiarato di essersi effettivamente incontrato di persona con qualcuno che aveva conosciuto online.
Il 44,2% dei genitori si è dimostrato convinto di sapere come scoprire che cosa il loro bambino sta facendo on-line, ma solo un quarto dei ragazzi ha dichiarato di non sapere come nascondere il proprio comportamento ai propri genitori.
La ricerca europea ha svelato che la maggior parte degli adolescenti adotta una serie di misure per nascondere il proprio comportamento online: Il 47,5% degli adolescenti minimizza la finestra del browser quando un genitore entra nella stanza; in Italia lo fa il 54%.
Il 38,8% cancella la cronologia del proprio browser; Il 28,7% degli adolescenti ha visualizzato qualcosa fuori casa; il 28% nasconde o elimina contenuti video non appropriati; il 17,7% dei ragazzi ha creato un indirizzo di posta elettronica privato sconosciuto ai propri genitori.
I pericoli online questi sconosciuti. Nonostante i tanto pubblicizzati pericoli associati con il furto di dati e di identità, molti adolescenti di tutta Europa non temono di pubblicare dati personali on-line. Ancor più preoccupante, la maggior parte dei genitori non si rende conto di quanto può essere pericoloso lasciare queste informazioni online alla portata di tutti:
Il 27% degli adolescenti e il 32% dei genitori hanno dichiarato di essere indifferenti sulla pubblicazione on-line dei nomi utente utilizzati nei programmi di instant messaging; Il 23% dei ragazzi è indifferente alla pubblicazione online del proprio indirizzo di posta elettronica, con quasi un quarto dei genitori che non ci vede nulla di male.
Poco più di un terzo degli adolescenti (34,8%) ha dichiarato di essere indifferente circa la pubblicazione di una propria foto online e il 35,3% ha dichiarato di non trovare nulla di male nel pubblicare una descrizione di quello che appare nelle foto; il 20,9% degli adolescenti ha pubblicato online la propria data di nascita, con gli adolescenti in Germania e nei Paesi Bassi che tendono a farlo più spesso (28,5% in ciascun paese).
Il 12% dei ragazzi ritiene che pubblicare propri dati personali intimi non sia un rischio, con i genitori ancora più indifferenti su questo punto (16,8%); il dato più inquietante è che il 9,5% dei ragazzi non ci penserebbe due volte prima di pubblicare i dettagli di luogo e data di un appuntamento. E anche il 16,7% degli adulti non se ne preoccuperebbe.
Come affrontare il problema: "Sono dati che arriveranno come una doccia gelata per molti genitori, e speriamo che questo li incoraggi a prendere misure immediate per proteggere i loro figli", ha dichiarato Ombretta Comi, marketing manager per l'Italia di McAfee. "È emerso con tutta evidenza l’enorme divario tra quello che i genitori pensano che i figli facciano su internet e quello che i figli adolescenti fanno veramente".
I genitori devono assumere un ruolo attivo per garantire ai loro ragazzi un’esperienza online sicura e protetta".
I genitori dovrebbero avere frequenti conversazioni con i ragazzi ed entrare in sintonia con loro su quello che stanno facendo online e avvisarli dei rischi e delle conseguenze delle loro azioni;
I genitori devono anche imparare a configurare i programmi di parental control, oltre a tenere un occhio vigile e sapere se/e quando e come gli adolescenti scoprono il modo intorno a loro;
I genitori dovrebbero essere onesti con gli adolescenti a proposito dei metodi per tenere sotto controllo e monitorare le loro attività online; in questo modo molti ragazzi ci penserebbero due volte prima i fare certe cose online, sapendo che i genitori possono vederli.
"Essendo cresciuti nel mondo online, gli adolescenti spesso hanno più dimestichezza dei loro genitori nell’approccio a Internet, rendendo difficile per i genitori fornire le indicazioni necessarie, e questo li rende ancora più vulnerabili', conclude Ombretta Comi. "Ma i genitori non devono arrendersi - devono superare i limiti per acquisire familiarità con la complessità dell'universo online ed essere sempre informati ed aggiornati sulle varie minacce che attendono i loro ragazzi online."
R.R.
Milano – Una ricerca europea commissionata da McAfee ha rivelato un preoccupante gap tra quello che gli adolescenti fanno online e quello che ne sanno i loro genitori. In tutta Europa, molti ragazzi accedono online a contenuti non appropriati, nonostante quasi i tre quarti (71,2%) degli adolescenti e anche di più nel nostro Paese (76.5%) affermino di avere la fiducia dei propri genitori a proposito di ciò che fanno durante la navigazione sul web.
Quasi un terzo dei genitori europei (31,8%) e il 44% di quelli italiani è convinto che il proprio figlio adolescente dica tutto ciò che fa su internet, e il 63,6% dei genitori ha fiducia nel fatto che non acceda a contenuti non appropriati. Tuttavia, questa disconnessione digitale tra figli e genitori fa sì che molti adolescenti intraprendano attività discutibili, pericolose e addirittura illegali: Il 41,7% di adolescenti europei (43% in Italia) ammette i propri genitori disapproverebbero i siti che visitano; Il 43,6% degli adolescenti europei, e quasi la metà in Italia (47,5%) ha visto almeno un video con contenuti che i genitori non approverebbero.
Il 34,1% degli adolescenti europei - cifra che in Italia raggiunge quasi la metà degli intervistati (47,5) - ha ammesso di aver acquistato musica pirata online mentre un preoccupante 6% ha ammesso di aver comprato alcolici o farmaci su Internet; il 26,5% degli adolescenti italiani ha inviato o pubblicato su Internet una propria foto osé, rispetto a una media europea del’11,6%; il 25,6% dei ragazzi intervistati ha ammesso di cercare online le soluzioni delle verifiche scolastiche; nell’ordine, i più scorretti sono risultati gli adolescenti spagnoli (34%), quelli tedeschi (33,5%) e quelli italiani (30%).
Il 23,5% degli adolescenti europei ricerca intenzionalmente online immagini di nudo o esplicitamente pornografiche - e più di un terzo (37,7%) visualizza questo tipo di immagini fino a un paio di volte al mese (54% nel Regno Unito); il 15% dei ragazzi europei ha dichiarato di essersi effettivamente incontrato di persona con qualcuno che aveva conosciuto online.
Il 44,2% dei genitori si è dimostrato convinto di sapere come scoprire che cosa il loro bambino sta facendo on-line, ma solo un quarto dei ragazzi ha dichiarato di non sapere come nascondere il proprio comportamento ai propri genitori.
La ricerca europea ha svelato che la maggior parte degli adolescenti adotta una serie di misure per nascondere il proprio comportamento online: Il 47,5% degli adolescenti minimizza la finestra del browser quando un genitore entra nella stanza; in Italia lo fa il 54%.
Il 38,8% cancella la cronologia del proprio browser; Il 28,7% degli adolescenti ha visualizzato qualcosa fuori casa; il 28% nasconde o elimina contenuti video non appropriati; il 17,7% dei ragazzi ha creato un indirizzo di posta elettronica privato sconosciuto ai propri genitori.
I pericoli online questi sconosciuti. Nonostante i tanto pubblicizzati pericoli associati con il furto di dati e di identità, molti adolescenti di tutta Europa non temono di pubblicare dati personali on-line. Ancor più preoccupante, la maggior parte dei genitori non si rende conto di quanto può essere pericoloso lasciare queste informazioni online alla portata di tutti:
Il 27% degli adolescenti e il 32% dei genitori hanno dichiarato di essere indifferenti sulla pubblicazione on-line dei nomi utente utilizzati nei programmi di instant messaging; Il 23% dei ragazzi è indifferente alla pubblicazione online del proprio indirizzo di posta elettronica, con quasi un quarto dei genitori che non ci vede nulla di male.
Poco più di un terzo degli adolescenti (34,8%) ha dichiarato di essere indifferente circa la pubblicazione di una propria foto online e il 35,3% ha dichiarato di non trovare nulla di male nel pubblicare una descrizione di quello che appare nelle foto; il 20,9% degli adolescenti ha pubblicato online la propria data di nascita, con gli adolescenti in Germania e nei Paesi Bassi che tendono a farlo più spesso (28,5% in ciascun paese).
Il 12% dei ragazzi ritiene che pubblicare propri dati personali intimi non sia un rischio, con i genitori ancora più indifferenti su questo punto (16,8%); il dato più inquietante è che il 9,5% dei ragazzi non ci penserebbe due volte prima di pubblicare i dettagli di luogo e data di un appuntamento. E anche il 16,7% degli adulti non se ne preoccuperebbe.
Come affrontare il problema: "Sono dati che arriveranno come una doccia gelata per molti genitori, e speriamo che questo li incoraggi a prendere misure immediate per proteggere i loro figli", ha dichiarato Ombretta Comi, marketing manager per l'Italia di McAfee. "È emerso con tutta evidenza l’enorme divario tra quello che i genitori pensano che i figli facciano su internet e quello che i figli adolescenti fanno veramente".
I genitori devono assumere un ruolo attivo per garantire ai loro ragazzi un’esperienza online sicura e protetta".
I genitori dovrebbero avere frequenti conversazioni con i ragazzi ed entrare in sintonia con loro su quello che stanno facendo online e avvisarli dei rischi e delle conseguenze delle loro azioni;
I genitori devono anche imparare a configurare i programmi di parental control, oltre a tenere un occhio vigile e sapere se/e quando e come gli adolescenti scoprono il modo intorno a loro;
I genitori dovrebbero essere onesti con gli adolescenti a proposito dei metodi per tenere sotto controllo e monitorare le loro attività online; in questo modo molti ragazzi ci penserebbero due volte prima i fare certe cose online, sapendo che i genitori possono vederli.
"Essendo cresciuti nel mondo online, gli adolescenti spesso hanno più dimestichezza dei loro genitori nell’approccio a Internet, rendendo difficile per i genitori fornire le indicazioni necessarie, e questo li rende ancora più vulnerabili', conclude Ombretta Comi. "Ma i genitori non devono arrendersi - devono superare i limiti per acquisire familiarità con la complessità dell'universo online ed essere sempre informati ed aggiornati sulle varie minacce che attendono i loro ragazzi online."
R.R.
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