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lunedì 4 novembre 2013

USA: il 70 per cento degli Smartphone sono usati da adolescenti

[Pianeta cellulare 30/10/2013]
Non è un segreto che il mercato dei featurephone è in rapido declino, con sempre più persone che preferiscono avere in mano uno smartphone, prodotto che continua a dominare il mercato dei dispositivi mobili. E' però ormai arrivato al punto di saturazione il mercato degli smartphone tra gli adolescenti e tra i giovani adulti negli Stati Uniti, secondo un nuovo studio pubblicato da Nielsen.
Secondo il rapporto, il 70 per cento dei ragazzi di età compresa tra 13 a 17 anni utilizzano uno smartphone, e il 79 per cento dei giovani adulti di età compresa tra 18 e 24 anni usa uno smartphone. Nel 2012, il 58 per cento dei ragazzi americani possedeva uno smartphone, e nel 2011 solo il 36 per cento.
Nielsen Q3 2013 smartphone
Al terzo trimestre di quest'anno, l'11 per cento degli utenti di telefonia cellulare degli Stati Uniti ha cambiato il proprio telefono cellulare e quasi quattro quinti di questi hanno cambiato preferendo uno smartphone. Con questo aumento, il livello di penetrazione di smartphone è ora al 64,7 per cento per tutti gli utenti di telefonia mobile degli Stati Uniti, contro il 62 per cento nel secondo trimestre di quest'anno.
Su quali tipi di smartphone ricade la scelta di queste persone? La stragrande maggioranza compra un dispositivo di Apple o Samsung: l'iPhone di Apple ha conquistato il 41 per cento della quota di mercato e Samsung ha il 26 per cento di quota. HTC e Motorola hanno entrambe l'8 per cento di quota, seguite da LG con il 7 per cento. La quota di mercato del 3 per cento va a BlackBerry, ma il numero è in continua diminuzione, secondo Nielsen.
Nielsen Q3 2013 smartphone
Mentre Apple domina in termini di numero di dispositivi venduti, Android domina come piattaforma più diffusa. Negli Stati Uniti, il 52 per cento dei possessori di smartphone usano Android, mentre il 41 per cento usa iOS. A seguire troviamo BlackBerry OS al 3 per cento e Windows Phone al 2 per cento.
Nielsen rileva che, mentre l'uso dello smartphone è in forte espansione negli Stati Uniti, il mercato è ormai saturo, soprattutto perchè i 'pochi' utenti di featurephone rimasti sono gli utenti che Nielse dice essere 'duri a morire': "Come il mercato degli smartphone matura negli Stati Uniti, l'adozione di smartphone sta raggiungendo la fase di saturazione, con i consumatori di questo mercato che possono essere riluttanti al pensiero di sostituire i loro telefoni funzionanti", Nielsen ha scritto in un post sul blog. "I produttori di dispositivi potrebbero voler spostare la loro attenzione di marketing per attrarre questo nuovo pubblico [i clienti 'duri a morire' di featurephone], pur lavorando nel cercare di non perdere le loro basi esistenti di possessori di smartphone".

lunedì 23 settembre 2013

Tra i teenagers gli smartphone sorpassano i pc

[Ansa 20/09/2013]
Tra i ragazzi italiani lo smartphone 'sorpassa' il Pc fisso o portatile nel mix di strumenti utilizzati per navigare, diventando il più diffuso. Il dato emerge dall'indagine su 'Adolescenti e stili di vita' della Società italiana di pediatria (Sip).

Per collegarsi in rete, dunque, il 51% degli adolescenti utilizza lo smartphone, il 50% il PC fisso, il 28% il notebook e il 24% il tablet. Questa 'rivoluzione', avverte la Sip, ''rende ancora più problematico il controllo da parte dei genitori, perché si è svincolata la possibilità di connettersi in rete dalla permanenza fisica davanti ad un PC''. Inoltre, l'aver osservato che tra gli adolescenti è sempre più diffusa l'abitudine di avviare una conoscenza in rete e trasferirla poi nella realtà, affermano i pediatri, ''pone sempre di più il problema dei contatti con sconosciuti''. La ''preoccupazione maggiore - commenta Maurizio Tucci, presidente dell'Associazione Laboratorio Adolescenza - è che con il passare degli anni e con la sempre maggiore dimestichezza che gli adolescenti acquisiscono con questi strumenti, diminuisca la percezione del rischio e siano indotti a comportamenti sempre meno prudenti".

L'indagine evidenzia, ad esempio, che per il 56% dei ragazzi intervistati dare l'amicizia su Facebook ad uno sconosciuto non è pericoloso, per il 35% non è pericoloso scambiarsi il numero di telefono e per il 26% non è pericoloso neanche accettare un incontro. Il 59% dei ragazzi, inoltre, ha dichiarato di aver dato l'amicizia Facebook ad uno sconosciuto; il 22% di avergli detto la scuola che frequenta; il 29% di aver scambiato il numero di telefono; il 18% (22% delle femmine) di avergli inviato una propria foto; il 20% di aver accettato un incontro al quale è andato insieme ad amici e il 9% di aver accettato un incontro al quale è andato da solo.

lunedì 5 agosto 2013

Smartphone e Bambini, attenzione!

[Webnotizie 05/08/2013]
I genitori dovrebbero stare ben attenti a far giocare i propri bambini con il loro smartphone.
Secondo una notizia di CBS News, infatti, sembra che i bambini che giocano con un telefonino sin dalla più tenera età potrebbero avere dei problemi nello sviluppo di alcune aree del cervello. Negli Stati Uniti, addirittura, il 25% dei bambini da 1 a 3 anni hanno il loro smartphone, con i genitori che lo vedono come un mezzo di apprendimento.

Smartphone, per i bambini sono una distrazione nociva

Gli esperti dicono tuttavia che i bambini non sono in grado di imparare dagli smartphone, ma li usano solo come “distrazione”. La preoccupazione maggiore è quella legata all’impatto del telefono su alcune aree del cervello che tipicamente si sviluppano nel corso dell’infanzia.

Smartphone e bambini, attenzione allo sviluppo del cervello

L’uso del telefono potrebbe provocare nei bambini dei seri problemi sociali, verbali e di apprendimento che si porterebbero dietro per tutta la vita.
La psichiatra americana Gail Saltz avrebbe infatti detto durante una recente puntata di “CBS This Morning: Saturday” che l’uso degli smartphone che attualmente i genitori permettono ai loro bambini è molto dannoso per l’infante. I più grandi vedono lo smartphone come un sostituto del “babysitting”, per evitare che il bambino si annoi.
Da 1 a 3 anni un bimbo dovrebbe invece imparare ad ascoltare e a parlare, dovrebbe toccare le cose e lavorare di fantasia e creatività, non dovrebbe invece vedere video su Youtube o giocare con un telefono, dato che questo minimizza l’importanza di questa fase dell’apprendimento.
Via | timesofindia.indiatimes.com

lunedì 16 aprile 2012

Sogni sullo smartphone? Ma il garante Pizzetti avvisa: “Sui social network occhio alla privacy, è a rischio”

[15/04/2012 affaritaliani]

Già solo a riferire la notizia si rischia di provocare un vero trauma. Figuriamoci cosa accadrà quando i risultati della ricerca andranno a buon fine. Secondo quanto riferisce il portale www.sanitaincifre.it esiste “una nuova frontiera delle App per smartphone” che potrebbe viaggiare all’interno della coscienza umana. Ne è convinto lo psicologo inglese Richard Wiseman dell’Università di Hertfordshire che “ritiene di poter manipolare i sogni a piacere attraverso un’applicazione. Wiseman sta lanciando un esperimento di manipolazione dei sogni che coinvolgerà migliaia di volontari. I partecipanti potranno scaricare un’applicazione che renderà il loro smartphone capace di individuare e bloccare i sogni negativi. Posato sul letto il cellulare sarà infatti in grado di rilevare l’immobilità del proprietario, che ne segnala lo stato di sonno, per far partire sottofondi piacevoli, con lo scopo di influenzare il sognatore, orientandolo verso situazioni oniriche positive”.

Immaginatevi la scena: torniamo a casa dopo una giornata pesantissima. Magari dopo un po’ di litigate miste a stress. Visto che si dice che i problemi del lavoro si lasciano fuori dell’uscio di casa entriamo sorridenti, ceniamo, poi andiamo a letto, dopo aver fatto una chattatina su Facebook, o aver visto un po’ di tv ed ecco che parte la musichetta dallo smartphone. Se facciamo brutti sogni o ancor peggio incubi, il cellulare cancella tutto. Se invece grazie alla musichetta ci dilettiamo in sogni positivi tutto viene incamerato e magari possiamo anche rivederli.

In realtà l’esperimento prevede che catturato il sogno positivo, propiziato dalla musica leggera….l’App “emette un allarme delicato per svegliare il partecipante, che potrà descrivere il sogno fatto ad uno speciale database”.
Lo psicologo è convinto : “si può ottenere una buona notte di sonno e fare sogni piacevoli. Questo aumenta la produttività delle persone ed è essenziale per il benessere psico-fisico. Nonostante questo – ha spiegato Wiseman al quotidiano britannico The Guardian online – sappiamo molto poco su come influenzare i sogni. Ma questo esperimento mira a cambiare le cose”.
Ora il problema nasce, ammesso che si riesca ad orientare i sogni in belli e cacciare quelli brutti, su cosa noi inseriamo sul database, perché ad esempio se una moglie sogna un uomo che non è suo marito o viceversa, può verificarsi qualche problema in famiglia.

Altro che privacy. E questo proprio nelle ore in cui il Garante della Privacy, professor Francesco Pizzetti, ha raccomandato in un’intervista al blog nuvola.corriere.it di stare molto attenti in particolare sui social network in relazione a quello che si scrive, accentuando la differenza tra comunicazione e diffusione.
“Bisogna distinguere -sostiene il Garante Pizzetti – la comunicazione è interpersonale, può anche interessare un numero elevato di persone ma identificabili: la diffusione invece riguarda opinioni e informazioni rese accessibili a un numero indeterminato di persone. Nei social network il rischio di diffusione è molto alto. Si possono impostare politiche di privacy protettive per scegliere di comunicare solo con quel determinato gruppo di amici, ma sappiamo tutti che i social network consentono la ritrasmissione ad opera di altri e sono sempre potenzialmente strumenti di diffusione. Il consiglio da dare è sempre lo stesso: attenzione utilizzate i social network immaginando sempre che quello che state comunicando possa essere conosciuto da chiunque per un tempo indeterminato”.

Ora, non abbiate paura di sognare quello che vi pare, perché se non avete lo smartphone con l’applicazione del professore Wiseman siete a posto. Ma quando postate qualcosa su Facebook o Twitter o inserite qualche video su YouTube, occhio perché quello rimane…secondo Pizzetti per sempre…
Una volta si diceva che l’unica cosa che esisteva per sempre era l’amore. Oggi ci sono seri dubbi. Abbiamo però la certezza che i nostri post rimangono sul Web …per sempre...
Sempre una volta si diceva che è bello sognare…Ora che i sogni si potranno condizionare, caricare sullo smartphone e orientare con un’applicazione…anche quelli li mettiamo in seria discussione. Resta una possibilità: sognare ad occhi aperti. Fino a quando non collegheranno un’applicazione dello smartphone alla pupilla…siamo liberi…
Francesco Pira

mercoledì 21 marzo 2012

Cellulari, tablet e applicazioni trainano la crescita del digitale

[Il Sole24Ore 21/03/2012]
Cellulari e tablet superstar. Se nel complesso il mercato dei media continua a calare, il «nuovo internet» fatto di smartphone, app, social network e tv «connesse» fa intravedere un nuovo possibile modello di sviluppo. E in un periodo di recessione cronica anche per l'editoria è questa la speranza che arriva dalla ricerca presentata dell'Osservatorio New media & new internet della School of management del Politecnico di Milano.
[Leggi tutto]

martedì 20 dicembre 2011

Smart Tutor, l’applicazione Android che protegge i minori lanciata da Vodafone

[Sos Tariffe 16/12/2011]

Grazie alla collaborazione tra la compagnia telefonica Vodafone Italia e la Polizia di Stato (Polizia Postale e delle Comunicazione) nasce l’applicazione Vodafone Smart Tutor, un tool gratuito che consentirà di proteggere lo smartphone nel momento in cui viene utilizzato dai minori.

Grazie all’applicazione, infatti, i genitori potranno non solo bloccare chiamate e messaggi, ma anche limitare l’uso di alcune funzionalità del cellulare, come ad esempio il browser Web, il Bluetooth o anche la fotocamera.

Si potranno settare delle modalità di utilizzo a seconda delle fasce orarie (ad esempio per evitare che venga utilizzato durante le ore di scuola), gestire le applicazioni (consentire o vietare l’installazione o la disinstallazione di alcuni programmi) etc…Insomma, un’app molto utile e, come ha affermato Maria Cristina Ferradini, Head of Sustainability & Foundation di Vodafone Italia “uno strumento a disposizione per i genitori adatto a guidare i propri figli in un percorso educativo verso tematiche importanti come la privacy, la condivisione dei contenuti in rete e le molestie telefoniche“.

L’app, scaricabile gratuitamente dall’Android Market, dal sito smart.vodafone.it o dal portale InFamiglia, viene incontro ai cambiamenti della società e dell’utilizzo sempre più frequente dei telefonini da parte dei minori. Ecco la lista degli smartphone supportati ufficialmente:

  • HTC Desire
  • HTC Desire HD
  • HTC Explorer
  • HTC Magic
  • HTC Sensation (Z710e)
  • HTC Tattoo
  • HTC Wildfire
  • HTC Wildfire (A3333)
  • Huawei U8150 IDEOS
  • Huawei Vodafone 845
  • Samsung Galaxy 3 (GT-i5800)
  • Samsung Galaxy Europa (GT-i5500)
  • Samsung Galaxy Gio (S5660)
  • Samsung Galaxy Mini (S5570)
  • Samsung Galaxy S (GTi9000)
  • Samsung Ace (GT-S5830)
  • Sony Ericsson Arc
  • Sony Ericsson X10 Mini Pro
  • Sony Ericsson X10i
  • Sony Ericsson Xperia X8
Silvio Spina

Gli adolescenti si scambiano più di 3.000 SMS al mese

[Telefonino.net 17/12/2011]
Secondo i dati di una ricerca effettuata dalla Nielsen, i teenager sono la categoria che ha maggiormente incrementato l'utilizzo di connettività dati.

Ricerca Nielsen
Analizzando il periodo che va dal terzo quarto del 2010 allo stesso periodo del 2011, i ragazzi con età compresa tra i 13 ed i 17 anni sono passati mensilmente da 90MB a 321MB utilizzati, il che rappresenta una crescita del 256%. La fascia d'età compresa tra 18 e 24 anni, fa registrare invece un incremento del 147% con un consumo medio mensione che passa da 216 a 534MB. Crescita meno sostenuta per la fascia d'età compresa tra i 25 ed i 34 anni che passa da 264MB a 578MB. Sale del 133% la fascia d'eta compresa tra 35 e 44 anni, del 91% quella 45-54 e 126% per la fascia 55-64. Gli over 65 sono passati da 30MB a 70MB.

Ricerca Nielsen
Per quanto riguarda l'utilizzo degli SMS, i teenager la fanno da padroni con la fascia d'età compresa tra i 13 e 15 che fa registrare ben 3.417 messaggi scambiati al mese. Il numero scende progressivamente con il crescere della fascia d'età.
Antonio Monaco

lunedì 17 ottobre 2011

Privacy: dai social network agli smartphone, siamo sempre più tracciati

[AgoraVOX 14/10/2011]

Una nuova ricerca scientifica conferma i timori inerenti la tutela dei dati personali on line: la maggioranza dei siti esaminati da uno studio condotto dall'Università di Stanford monitora i propri utenti e passa i dati a soggetti terzi che possono utilizzarli per crearne un profilo molto dettagliato. E con la diffusione degli smartphone la situazione va peggiorando

Il 61% dei 185 siti web analizzati, invia informazioni personali come username e indirizzo e-mail a soggetti terzi, chiaramente senza un consenso esplicito e consapevole degli utenti stessi. E non è escluso che queste informazioni, soprattutto in paesi extra europei con una legislazione più lasca sulla tutela dei dati personali, possano arrivare ad enti e agenzie goverative. La motivazione di tutto ciò sta nella possibilità di avere una conoscenza più approfondita dei navigatori, per proporre offerte commerciali più adeguate ai loro gusti.

Il presidente della Federal Trade Commission (ente Usa per la concorrenza e la tutela dei diritti dei consumatori), Jon Leibowitz, ha coniato il termine "cyberazzi", per identificare questa specie di paparazzi digitali che "scattano" fotografie di quella che è la nostra "data immagine", le impronte che ci lasciamo dietro durante le nostre navigazioni o durante tutte le attività che facciamo on line, dal prenotare il biglietto di un treno al comprare un libro su Amazon, fino a quando clicchiamo sul pulsante "mi piace" sotto il video del nostro musicista preferito.

Precedenti ricerche, come quelle condotte dall'italiano Alessandro Acquisti, hanno dimostrato come sia facile arrivare ad una serie di dati sensibili, partendo da alcune foto pubblicate on line e utilizzando un software di riconoscimento facciale.

Dal Pc ai mobile devices come smartphone e tablet, il monitoraggio e la profilazione degli utenti è un prcesso pressoché ininterrotto, anche grazie all'intervento delle compagnie telefoniche. Verizon, ad esempio, ha effettuato una modifica nelle sue privacy policy, in base alla quale, di default, gli url che vengono visitati, così come le informazioni di geolocalizzazione (ovvero, dove si trova il cellulare che si connette) verranno automaticatamente inviate ad aziende partner. Bisogna dunque intervenire per cambiare le proprie impostazioni di base se si vuole evitare tutto ciò. Ma quanti ne sono a conoscenza?

Ogni nostra attività on line va ad ingrassare la mole di dati archiviati da aziende come Facebook e Google. Facebook ad esempio mantiene traccia dei differenti computer dai quali ci logghiamo, "ricorda" gli eventi ai quali siamo invitati, conserva le nostre chat e i messaggi che cancelliamo. La storia di un utente medio, iscritto nel 2007, sta in un pdf di 880 pagine. Come ha dimostrato il gruppo austriaco Europe Vs Facebook, nel vecchio continente abbiamo il diritto di accedere alle informazioni possedute dal re dei social network (così come dagli altri). Ma non necessariamente a tutte. L'azienda di Zuckerberg infatti, si è rifiutata di comunicare alcuni dati, adducendo la ragione che la loro pubblicazione violerebbe il segreto industriale e i diritti di proprietà intellettuale.

Il problema della tracciabilità delle nostre navigazioni è di fatto una forma di controllo, paradossalmente accettata ben volentieri dai controllati.

"Pensate che è come quando in seguito a un acquisto il commesso di un centro commerciale comincia a seguirci e ad annotare quello che compriamo negli altri negozi per aspettarci all’uscita e farci un’offerta che proprio non possiamo rifiutare. Inquietante, no?", scrive Arturo Di Corinto, giornalista, blogger e ricercatore che da tempo tratta queste tematiche.

Benché aumenti la consapevolezza su questi temi, sembra che la stragrande maggioranza degli utenti sia disposta a rinunciare a parte della propria riservatezza per poter condividere facilmente foto, documenti con amici e conoscenti, o addirittura per aver pubblicità mirate ai propri interessi. E come se on line cadessero alcune naturali diffidenze che ci impediscono ad esempio di rivelare il nostro numero di codice fiscale al primo sconosciuto che incrociamo.

Alcune aziende riescono a definire in maniera abbastanza circoscritta chi siamo, quali sono i nostri gusti, le attitudini al consumo, ma anche le nostre idee politiche, gli orientamenti sessuali, le informazioni sanitarie e sull'appartenenza etnica. lo ha ben dimostrato il giornalista del Time Magazine, Joel Stein, che con un'inchiesta sui propri dati sparsi on line, ha scoperto su di sé cose che neanche lui sapeva...

Francesco Sellari

lunedì 8 agosto 2011

Toglietemi tutto, ma non il mio smartphone

[Wired.it 05/08/2011] Non chiedete mai a un ragazzo di Londra di rinunciare alla connessione Wi-Fi o alle notifiche live di Facebook mentre è in giro per la City. Per i giovani inglesi, i cellulari ultimo modello sono diventati un bisogno di cui non possono più fare a meno. Chiamatela dipendenza da smartphone o 'connettivite' acuta, ma resta pur sempre vero il fatto che l'isola di Sua Maestà si sta digitalizzando ad un ritmo sfrenato: nei primi sei mesi del 2011 sono stati venduti più di 6 milioni di cellulari di nuova generazione.

A dimostrarlo è l'ultimo rapporto pubblicato ad agosto dall'inglese Ofcom, l'autorità indipendente per il controllo del mercato delle comunicazioni. Secondo i dati raccolti, inoltre, su un campione di 521 ragazzi (12 - 15 anni) e 2073 'adulti' over 16, più del 60% dei teen-ager intervistati si è definito 'fortemente dipendente' dagli smartphone, contro il 37% dei connazional ipiù maturi. I più giovani sono stati letteralmente stregati dai nuovi gingilli tecnologici, a tal punto che un ragazzo su due non può fare a meno di portarlo con sé al bagno. Inoltre, il 47% di loro possiede un cellulare con connessione a alla rete, contro il 27% degli adulti.

" Il nostro studio”, spiega al Guardian il direttore di Ofcom James Thickett, “ dimostra come le persone abbiano acquisito rapidamente fiducia negli smartphone, a tal punto da provare una sensazione di dipendenza. Più il numero di questi dispositivi aumenta, più le persone pensano di avere tra le mani un oggetto di cui non possono fare a meno, soprattutto nella vita sociale”. Non a caso, la app più utilizzata dai possessori di smartphone è Facebook mobile, su cui gli utenti britannici passano circa 4 volte più tempo rispetto a Google o qualsiasi altro servizio Web.

Come se non bastasse molti tra i giovani intervistati da Ofcom preferiscono addirittura snobbare le consolle di videogiochi in favore dei più piccoli smartphone. Peccato che non valga lo stesso per la lettura, visto che ben pochi inglesi si azzarderebbero a sfogliare un libro in formato mignon sullo schermo di un dispositivo mobile.

Questa dipendenza, tuttavia, è limitata alle generazioni più giovani: anche se il 90% degli adulti di età compresa tra i 35 - 44 anni ha internet a casa, c'è ancora una buona parte di cittadini anziani che vive offline. Tra gli over 75, solo un inglese su 4 ha accesso alla rete. C'è però una speranza anche per i nonni, visto che tra di loro ben la metà possiede già un cellulare. Basterebbe che i nipoti regalassero loro uno smartphone, e tutti sarebbero finalmente connessi, felici e contenti.
Lorenzo Mannella

mercoledì 27 luglio 2011

Smartphone e social network addicted? E' l'abitudine al controllo

[Benessere blog 26/07/2011]

Psicologia. Si chiama abitudine al controllo (checking habits) una delle patologie legate all’uso compulsivo dei social network. Già. Se abbiamo raccontato che Twitter può essere un’importante banca dati per conoscere i comportamenti che hanno a che fare con la salute, per il singolo utente il social network - e, più in generale, il web - può tradursi in una vera e propria patologia, complici gli smartphone.

Perché la possibilità di essere connessi costantemente proprio grazie agli smartphone - come dimostrano dati raccolti in Finlandia e negli U.S.A. - può causare un vero e proprio comportamento patologico, caratterizzato da un controllo ossessivo di notizie, email, contatti e social network grazie alle app. Controlli che durano meno di 30 secondi l’uno.

I dati non lasciano dubbi: c’è un uso significativo degli smartphone che riguarda solamente questi controlli continui, associati alla lettura di email durante i viaggi per i pendolari, oppure la ricerca di news durante i momenti di inattività o noia. E la percezione di chi attua questo tipo di comportamenti non è quella di una sorta di dipendenza, naturalmente. Lo studio è stato pubblicato sul Personal and Ubiquitous Computing Journal e proviene dall’Helsinki Institute for Information Technology.

Antti Oulasvirta, la ricercatrice che ha condotto lo studio, racconta:

La cosa interessane è che se prendete lo smartphone per trovare stimoli interessanti e rispondere, in questo modo, alla noia, si viene sistematicamente distratti da cose più importanti che accadono intorno a voi. Le abitudini, poi, diventano automaticamente comportamenti, e compromettono il controllo consapevole delleLe abitudini sono automaticamente attivati ​​comportamenti e compromettere il controllo conscio che alcune situazioni richiedono. Gli studi cominciano ad associare l’uso dello smartphone a conseguenze disastrose, come ad esempio gli incidenti d’auto o scarso rendimento sul lavoro. Purtroppo, come dimostrano decenni di lavoro di psicologia, le abitudini non sono facili da cambiare


Francesco Gaggiotti

martedì 22 marzo 2011

«Più smartphone che computer: cambiano i linguaggi digitali»

[Corriere.it 22/03/2011]

Donald A. Norman presenta «Vivere con la complessità»: «Dobbiamo essere comprensibili, non semplici»

L'ingegnere e psicologo A MILANO

«Più smartphone che computer:
cambiano i linguaggi digitali»

Donald A. Norman presenta «Vivere con la complessità»: «Dobbiamo essere comprensibili, non semplici»

«Il design italiano? Bello ma poco funzionale»
L'incontro a Milano con il «Corriere» - Il video

«Lo predissi oltre dieci anni fa. E avevo ragione: i computer stanno diventando invisibili». Donald A. Norman, ingegnere e psicologo, studioso di Scienze cognitive, tra i nomi più illustri nel campo del design, aggiorna la tesi enunciata nel 1998 nel suo The Invisible Computer (Apogeo). Lo anticipa al «Corriere» in occasione dell'uscita in Italia del nuovo libro, Vivere con la complessità (Pearson) e della partecipazione, questa sera, al ciclo di incontri Meet the media guru a Milano (ore 19, Mediateca Santa Teresa).

La copertina di «Vivere con la complessità» (Pearson)
La copertina di «Vivere con la complessità» (Pearson)
Il computer però è ancora molto diffuso...
«Non dappertutto: in Cina e Giappone, ad esempio, si usano già oggi più smartphone che pc. Le funzioni del computer verranno sempre più inglobate dentro altri dispositivi, come le cosiddette "tavolette". Userà il pc in senso classico solo chi, come gli scrittori o gli ingegneri, non potrà fare a meno dello schermo e della tastiera. Per tutti gli altri, non sarà più così necessario».

Anche i libri e i giornali saranno letti sui supporti elettronici?
«Il futuro è digitale. Io uso il Kindle, dove posso raccogliere tantissimi saggi e romanzi dentro un unico strumento. Anche il giornale non ha più bisogno di essere stampato: scaricando un'applicazione su un dispositivo elettronico si hanno le notizie del giorno e delle settimane precedenti, con più foto, filmati e mappe interattive».

Fin da «La caffettiera del masochista» (1988, edito in Italia da Giunti), si è battuto contro le tecnologie troppo elaborate che non consentono la facilità d'uso. In «Vivere con la complessità» sostiene che quest'ultima è inevitabile. Ha cambiato idea?
«Il mio messaggio è solo diventato più sofisticato. Ho capito che la complessità è necessaria in un mondo sempre più articolato e interconnesso. Per questo agli utenti non bisogna offrire semplicità ma comprensibilità: oggetti, cioè, con molte funzioni ma intellegibili già dopo la prima lettura delle istruzioni. A questo scopo, designer e ingegneri devono praticare l'empatia e studiare le scienze sociali. I singoli individui devono applicarsi nell'apprendimento, come fecero in passato con il telefono o la televisione».

È stato vicepresidente del settore Tecnologie avanzate alla Apple. Nel suo libro racconta il passaggio dell'azienda dal mouse a un tasto a quello a due tasti: è stata una buona scelta?
«Suggerii la soluzione a più tasti già negli anni 90. Il mouse con un pulsante infatti era una proposta corretta negli anni 80, per favorire la facilità d'uso. Una volta che gli utenti avevano capito il funzionamento del nuovo strumento, però, non serviva aspettare il 2005 per il design a più tasti».

Da sempre sostiene le nuove iniziative imprenditoriali. Si può rischiare nell'attuale situazione economica?
«Dipende dai luoghi. Sì negli Stati Uniti, dove anche un fallimento è giudicato positivamente, perché segue un'idea e un tentativo. No in Italia: i vostri migliori designer sono costretti ad andare all'estero; i vostri prodotti sono belli ma non sempre funzionali».

L'emergenza nucleare in Giappone, le rivolte in Nord Africa e la guerra in Libia. Quali saranno le conseguenze, dal punto di vista cognitivo e tecnologico, nel mondo interconnesso?
«La catastrofe di Fukushima comprometterà per qualche tempo la fiducia degli individui nelle macchine, ma il genere umano è abbastanza arrogante per superare lo choc. Ciò che tutti questi eventi dovrebbero infondere, invece, è l'umiltà: la natura trionfa sulla tecnologia; le esigenze politiche e culturali possono vincere sulla logica e la razionalità».

Alessia Rastelli

mercoledì 2 febbraio 2011

Indagine Nielsen: l'86% degli utenti utilizza i social network mentre guarda la TV

[02/02/2011 Hi-Tech Italia] Nielsen e Yahoo hanno condotto una ricerca basata sulle abitudini di coloro che possiedono uno smartphone; l'86% degli utenti intervistati ha dichiarato che, se non utilizzano un'applicazione precisa, controllano il loro stato su Facebook o Twitter durante la visione di un programma TV.

L'inchiesta ha esaminato un campione di 8000 utenti con un età compresa fra i 13 ed i 64 anni; su un totale di 8000 più della metà di loro (5313) possiede uno smartphone connesso ad internet grazie alla rete dati e di questi 5313 utilizzatori di un cellulare di ultima generazione, il 33% utilizza applicazioni, il 37% naviga e il 40% contatta gli amici sui social network.

Statistiche relative all'indagine Nielsen Yahoo
La percentuale di utenti che utilizzano i social network mentre guardano la TV aumenta però se si prende in considerazione la fascia d'età che va dai 13 ai 24 anni; la percentuale infatti sale dall'86% al 93%.

Sono dati che fanno capire quanto oramai la nostra vita sia legata ai social network e sul fatto che proprio quest'ultimi, sopratutto da parte dei ragazzi, vengono utilizzati anche mentre si è impegnati in altre attività.