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lunedì 13 gennaio 2014

Social network usati da narcisisti, lo dice una ricerca

[Webisland.net 12/01/2013]
e sono il luogo ideale – come tutti i – per i . Se molti di noi già lo sapevano, ora a confermarlo arriva la ricerca condotta dal professor Shaun Davenport della High Point University della North Carolina, ricerca su un campione di 515 studenti universitari e 669 adulti.
Lo studio, pubblicato sulla rivista specializzata «Computers in Human Behavior» , ha dimostrato «come il desiderio narcisista sia una molla primaria per gli utenti social», allo scopo di ottenere sempre nuovi follower o amici, a seconda del social a cui ci riferiamo. Così gli utenti sono spinti a twittare sempre di più e sempre più spesso, e a condividere continuamente status online.
Ci sono però differenze generazionali: se i più adulti preferiscono Facebook, i giovani amano soprattutto Twitter. «Il nostro studio ha evidenziato la mancanza di significative relazioni dirette o indirette fra gli studenti e la loro attività Facebook – si legge nella ricerca -  mentre, al contrario, il narcisismo è risultato essere sia direttamente che indirettamente collegato alla presenza su Facebook degli adulti, sebbene questa sia solo una delle ragioni (ma non certo l’unica) che li spinge ad aggiornare in continuazione la loro pagina».

mercoledì 20 novembre 2013

Adolescenti ‘app-generation’, sempre meno capaci di scrivere

[Ansa.it 18/11/2013]
Rispetto agli adolescenti degli ultimi venti anni i ragazzi 'app-generation' di oggi hanno una grande quantità di mezzi digitali e dimostrano di avere un livello superiore di creatività nelle arti grafiche e visive ma, di pari passo, zoppicano nella scrittura che, negli anni, si è appiattita, ha perso sfumature, è diventata più semplice e banale. Lo dimostrano i ricercatori della University of Washington e della Harvard university che hanno analizzato 354 campioni di arti visive e 30 esempi di scrittura creativa degli adolescenti americani, confrontandoli con ciò che creavano e scrivevano i ragazzi delle precedenti generazioni a ritroso fino al 1964. Lo studio sarà pubblicato a dicembre su Creativity research journal. "I giovani oggi dimostrano di sapersi giostrare meglio nell'uso dei mezzi informatici per la produzione di disegni e arti visive dimostrando un alto livello di sofisticazione e complessità nei loro lavori, insieme ad un uso più ridotto delle illustrazioni a penna" spiega Katie Davis, coautrice del libro 'The App-generation" uscito a fine ottobre, e direttore dello studio. "Al contrario la scrittura negli ultimi 20 anni è diventata più convenzionale, con un trend di appiattimento, mancanza di sfumature e maggiore banalità, con un linguaggio più semplice".

I ricercatori evidenziano che negli anni osservati c'è stato un aumento notevole dell'innovazione in ambito dell'arte digitale e i ragazzi della 'app-generation' hanno molti strumenti in più per la produzione artistica creativa. "Rimane una questione aperta se il declino nelle capacità letterarie sia la conseguenza di questa grande offerta di mezzi digitali negli ultimi 20 anni. La questione andrebbe approfondita meglio e merita più attenzione" ha precisato Davis.

mercoledì 16 ottobre 2013

Internet e social network, uso e abitudini dei ragazzi padovani

[PadovaOggi 08/10/2013]
Internet e social network, ricerca sui ragazzi di Padova

Uno studio per mettere a fuoco il rapporto dei giovanissimi con internet e i social network. "Crescere" - questo il nome della ricerca promossa dalla fondazione Emanuela Zancan onlus e dal De Leo Fund, in collaborazione con il Comune, la fondazione Cassa di risparmio di Padova e Rovigo, l’azienda Ulss 16 e la Fondazione Città della Speranza - si propone di raggiungere un migliaio di ragazzi della provincia di Padova e le loro famiglie, accompagnandoli in un percorso di monitoraggio dagli 11 ai 18 anni.
PRIMI DATI. Lo studio è in pieno svolgimento negli 80 comuni della provincia di Padova che collaborano a questo importante progetto, che gode del patrocinio dell'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza e il sostegno dell’Ufficio del pubblico tutore dei minori del Veneto. Dai primi dati, calcolati su un sottogruppo di 300 ragazzi dodicenni che frequentano la scuola secondaria inferiore, emerge che 7 su 10 usano internet almeno una volta alla settimana, 1 su 4 naviga in rete ogni giorno. Quasi tutti ormai hanno un collegamento a internet in casa. Navigano in rete anche attraverso il cellulare, il tablet o la consolle dei videogames.
SOCIAL NETWORK. Dallo studio emerge che le attività principali che i ragazzi fanno al computer sono: ricerche per la scuola, videogiochi, musica, film, cartoni animati e video musicali. Il 16% dei dodicenni dice di usare social network (Facebook, Twitter ecc.), anche se si tratta di un fenomeno in continuo aumento tra i preadolescenti padovani e quasi il 90% riferisce di avere amici che li utilizzano.
GENITORI. Coinvolti nella ricerca anche i genitori, che affermano di mettere in atto diverse strategie per monitorare le attività online dei loro figli. La maggior parte impone limiti di tempo o seleziona i siti a cui i figli possono accedere (61%). Molti specificano che la navigazione in rete è permessa soltanto in presenza di un adulto. Alcuni vietano espressamente l’uso dei social network.


Potrebbe interessarti: http://www.padovaoggi.it/cronaca/internet-social-network-ragazzi-padova-ricerca-zancan.html
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Scuola e internazionalizzazione, un’Italia a due velocità. Le tecnologie consentono di recuperare il gap

[Key4biz 03/1072013]

Gli adolescenti italiani sono meno internazionali dei coetanei europei a scuola e nella vita: indice di apertura all’estero pari a 27,5 punti, battuti da polacchi, francesi, tedeschi, spagnoli e svedesi (media europea: 31,9).
E’ quanto emerge dalla ricerca “Generazione I…n Europa” edizione 2013 dell’Osservatorio nazionale sull’internazionalizzazione delle scuole e la mobilità studentesca, promosso da Fondazione Intercultura e Fondazione Telecom Italia (dati elaborati da Ipsos), è stata presentata oggi a Torino presso l’Unione Industriale davanti ad una platea di addetti ai lavori della scuola e 500 studenti degli istituti superiori. In particolare, l’Osservatorio ha per questo anno intervistato un campione di 2.275 studenti di Francia, Germania, Polonia, Spagna e Svezia in merito alle attività di internazionalizzazione delle loro scuole e sulla percezione che hanno di sé e dell’ambiente che li circonda relativamente alla loro apertura verso altre lingue e culture. I risultati del campione sono stati confrontati con quelli degli 800 studenti italiani intervistati lo scorso anno sugli stessi temi. [Leggi tutto...]

lunedì 23 settembre 2013

Internet e social media, ecco come navigano gli studenti lombardi

[Data Manager Online 19/09/2013]


I liceali usano internet per informarsi, gli studenti degli istituti professionali pubblicano musica e video. Ma tutti sono sui social network. Ecco quanto rivela uno studio dell’Università di Milano-Bicocca condotto su oltre duemila studenti delle scuole superiori lombarde. Secondo i dati, un uso intenso di internet si associa negativamente al rendimento scolastico

Trascorrono circa tre ore al giorno in Rete, principalmente chattando sui social network (83 per cento) e cercando informazioni e approfondimenti (53 per cento). Ma per ogni ora passata in più su Internet, l’apprendimento (calcolato utilizzando i dati INVALSI) cala di 0,8 punti in italiano e di 1,2 punti in matematica.

È quanto emerge dall’Indagine sull’uso dei nuovi media tra gli studenti delle scuole superiori lombarde (scarica il report completo), condotta dal Gruppo di Ricerca sui Nuovi Media del Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università di Milano-Bicocca, coordinata da Marco Gui, ricercatore in Sociologia dei media e con la supervisione scientifica di Giorgio Grossi, ordinario di Sociologia della comunicazione. Alla ricerca ha collaborato anche l’Osservatorio sulla Comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

La ricerca è stata svolta su un campione di 2.327 studenti delle seconde superiori in Lombardia, e ha analizzato le dotazioni tecnologiche, l’uso dei nuovi media e le competenze digitali degli studenti. Per la prima volta in Italia, inoltre, ha associato l’utilizzo dei media digitali ai livelli di apprendimento, utilizzando i dati dei test SNV/INVALSI. Il campione è rappresentativo per tipo di scuola e area geografica.
Internet, social media e apprendimento

Dai dati emerge una relazione negativa tra alcune pratiche di uso della rete e l’apprendimento in italiano e in matematica. In una scala da 0 a 100, per ogni ora passata in più su internet a casa l’apprendimento cala di 0,8 punti in italiano e di 1,2 punti in matematica. Tale calo è ancora più marcato se si considera solo la quota di tempo che gli studenti trascorrono online per motivi di studio: meno 2,2 punti in italiano e meno 3,2 punti in matematica. Inoltre, gli usi poco frequenti e molto frequenti della rete sono associati alle performance peggiori, mentre gli utilizzi moderati sono associati a quelle migliori.
L’identikit dello studente online

La posizione sociale dei ragazzi non si associa più direttamente all'intensità del loro uso di Internet, anzi i ragazzi dei centri di formazione professionale hanno superato quelli dei licei e dei tecnici nel tempo speso online. La permanenza online dello studente medio è infatti di circa 3 ore giornaliere, ma i ragazzi dei licei stanno online in media circa 2 ore e 48 minuti, quelli dei centri di formazione professionale circa 3 ore e un quarto.

Per quanto riguarda invece l’utilizzo dei social network, Facebook è protagonista: l’82 per cento degli intervistati possiede un profilo e il 57 per cento lo tiene addirittura aperto mentre fa i compiti. Tuttavia emergono due stili d’uso: uno più chiuso con poche informazioni condivise online, profilo privato e con contatto prevalentemente con persone conosciute offline (tipico dei ragazzi dei licei e di chi ha genitori istruiti) e uno più aperto alle nuove conoscenze online con molte info messe a disposizione e profilo aperto (più frequente tra gli studenti con meno risorse culturali ed economiche: il 35 per cento degli studenti dei Centri di formazione professionale hanno un profilo completamente pubblico contro il 18 per cento dei liceali).

I genitori sono percepiti dai ragazzi come meno competenti di loro e sembrano non essere in grado di fornire competenze digitali avanzate. Un po’ più competenti i genitori dei liceali che sono anche quelli che controllano maggiormente i tempi di utilizzo del computer dei figli.

L'uso di Internet per la scuola appare diffuso (il 32,4 per cento cerca informazioni che non trova nei testi, il 41 per cento scambia informazioni con i compagni) ma poco guidato da genitori e insegnanti, cosa che spiega probabilmente anche la relazione non incoraggiante di queste attività con l’apprendimento.

Il livello di competenza digitale critica (inteso come capacità di valutare le fonti, capire i rischi, comprendere la natura dei contenuti) mostra disuguaglianze per tipo di scuola e tra italiani e figli di immigrati (i liceali rispondono correttamente al 69 per cento delle domande del test, gli studenti dei Centri di formazione professionale solo al 56 per cento; simile divario si nota tra figli di italiani e figli di genitori immigrati). In generale, i deficit più importanti si riscontrano nel riconoscimento critico di indirizzi web, la consapevolezza dei meccanismi commerciali del web e la valutazione del livello di affidabilità dei contenuti. Ad esempio solo il 32,7% ha risposto correttamente a una domanda dettagliata sul modo in cui funziona Wikipedia, un’analoga percentuale (34,8%) riesce a riconoscere una pagina di login falsificata a partire dall’indirizzo web, e il 33% si rende conto dello scopo di lucro dietro a siti commerciali di uso comune.

«Quelli che vengono definiti nativi digitali appaiono invece bisognosi di guida rispetto agli usi significativi della Rete», afferma Marco Gui. «C’è oggi un grande spazio di intervento per scuola, istituzioni e ricerca nell’identificazione e promozione di “diete mediali” che supportino lo sviluppo scolastico e personale dei ragazzi».

L’indagine, supportata da Regione Lombardia e dall’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, si iscrive nell’insieme di iniziative della Regione allo scopo di facilitare l’interazione tra studenti e scuole sul tema delle nuove tecnologie della comunicazione.

Tra i teenagers gli smartphone sorpassano i pc

[Ansa 20/09/2013]
Tra i ragazzi italiani lo smartphone 'sorpassa' il Pc fisso o portatile nel mix di strumenti utilizzati per navigare, diventando il più diffuso. Il dato emerge dall'indagine su 'Adolescenti e stili di vita' della Società italiana di pediatria (Sip).

Per collegarsi in rete, dunque, il 51% degli adolescenti utilizza lo smartphone, il 50% il PC fisso, il 28% il notebook e il 24% il tablet. Questa 'rivoluzione', avverte la Sip, ''rende ancora più problematico il controllo da parte dei genitori, perché si è svincolata la possibilità di connettersi in rete dalla permanenza fisica davanti ad un PC''. Inoltre, l'aver osservato che tra gli adolescenti è sempre più diffusa l'abitudine di avviare una conoscenza in rete e trasferirla poi nella realtà, affermano i pediatri, ''pone sempre di più il problema dei contatti con sconosciuti''. La ''preoccupazione maggiore - commenta Maurizio Tucci, presidente dell'Associazione Laboratorio Adolescenza - è che con il passare degli anni e con la sempre maggiore dimestichezza che gli adolescenti acquisiscono con questi strumenti, diminuisca la percezione del rischio e siano indotti a comportamenti sempre meno prudenti".

L'indagine evidenzia, ad esempio, che per il 56% dei ragazzi intervistati dare l'amicizia su Facebook ad uno sconosciuto non è pericoloso, per il 35% non è pericoloso scambiarsi il numero di telefono e per il 26% non è pericoloso neanche accettare un incontro. Il 59% dei ragazzi, inoltre, ha dichiarato di aver dato l'amicizia Facebook ad uno sconosciuto; il 22% di avergli detto la scuola che frequenta; il 29% di aver scambiato il numero di telefono; il 18% (22% delle femmine) di avergli inviato una propria foto; il 20% di aver accettato un incontro al quale è andato insieme ad amici e il 9% di aver accettato un incontro al quale è andato da solo.

lunedì 15 ottobre 2012

Adolescenti e tecnologia, senza regole fisse

[12/10/2012 Techcorner]
I teenager di tutto il mondo usano la tecnologia per tenersi in contatto con gli amici. Dietro a tale certezza, si celano però diversi dubbi, per esempio su quali siano le regole o chi decide in famiglia cosa sia permesso. Per scoprire questo e altro, Ericsson ConsumerLab ha condotto una ricerca su un campione di duemila giovani americani tra i 13 e i 17 anni.
Lo studio rivela che se gli adolescenti hanno sempre più voce in capitolo sul funzionamento delle nuove tecnologie, sono i genitori ad avere ancora molto controllo su come e quando i loro figli possono utilizzare computer, telefono cellulare e Facebook. Proprio "Facebook" e "come usare il computer" sono le due voci rispetto alle quali i genitori sembrano avere le regole più rigide, soprattutto per i giovani tra i 13 e i 14 anni. Circa il 30% dei genitori prende le decisioni per i figli a questa età. Secondo lo studio, i genitori prendono questo tipo di decisioni sugli adolescenti in base all'età dei propri figli e allo stile educativo adottato.
Ed è proprio attraverso la comprensione di quest'ultimo che si può prevedere come verranno prese le decisioni relative all'uso della tecnologia. In particolare, i teenager americani classificano i genitori secondo cinque tipologie di stili educativi. Si va dall'Autoritario (9%), dove i genitori hanno regole molto rigide, con limitazioni non solo sul come ma anche sul quando poter utilizzare determinati dispositivi, al Direttivo (14%) con mamme e papà esigenti ma anche in grado di adeguarsi.
Non può mancare il Democratico (50%) che a larga maggioranza coinvolge i propri figli nel processo decisionale, così come il Permissivo (15%), dove i genitori che danno maggiore autonomia ai figli e che evitano il confronto. Infine, il basso coinvolgimento (12%), con genitori poco esigenti che lasciano i figli decidere da soli. Nella maggior parte dei casi teenager e genitori decidono insieme – prevale quindi lo stile educativo "democratico" – e non c'è quasi nessuna differenza di genere.
Per quanto riguarda invece ciò che i teenager possono tenere nelle proprie camere, 85-90% del campione è autorizzato ad avere con sé il proprio telefono cellulare e iPod touch. La grande maggioranza degli adolescenti intervistati, inoltre, ha nella propria stanza un televisore. Anche in questo caso non ci sono differenze di età o genere.
Le cose cambiano quando invece si parla di computer: solo al 50% dei tredicenni infatti è consentito avere un computer nella propria camera. Anche a 17 anni, il 34% dei ragazzi e il 28% delle ragazze non sono autorizzati ad avere un computer sulla scrivania della propria cameretta. Segnale evidente che c'è una differenza su come i genitori percepiscono il telefono cellulare e il computer.
In sintesi dallo studio emerge che l'utilizzo della tecnologia da parte degli adolescenti non dipende solo dalla loro età ma anche dallo stile educativo dei propri genitori. Un altro importante fattore è la conoscenza che i genitori stessi hanno della tecnologia, che contribuisce a farsi un'opinione e, a sua volta, influenza l'utilizzo della tecnologia da parte dei figli.
Anche se Internet è utilizzato a tutte le età, dal report emerge una differenza sostanziale sull'importanza che le diverse generazioni gli attribuiscono : il 57% dei teenager infatti considera importante avere accesso a Internet in qualsiasi luogo ci si trovi, la percentuale dei genitori scende al 35% , quella degli anziani si ferma al 24%. Infine, lo studio rivela che il 40% dei teenager americani tra i 13 e i 17 anni possiede uno smartphone - che può essere usato come un computer - e, coloro che non lo usano, ne vorrebbero uno.

Vietare la tivù ai bambini?

[09/10/2012 My Tube Enrico Franceschini - Repubblica.it]
Uno studio pubblicato in Gran Bretagna dà l’allarme con accenti ancora più gravi del solito su un tema ampiamente dibattuto: i danni che la televisione può causare ai bambini. Nella ricerca condotta dal professor Aric Sigman, un noto psicologo, per la rivista Archives of Disease in Childhood, si afferma che la crescente ossessione dell’infanza per tivù, computer e video giochi può causare danni allo sviluppo mentale e problemi fisici a lungo termine. Secondo dati citati dall’autore, un adolescente inglese passa sei ore al giorno davanti a uno schermo, senza contare la scuola; negli Stati Uniti la media è otto ore al giorno. Lo studioso ritiene che in particolare nei primi tre anni di vita di un bambino, quando per uno sviluppo sano del cervello occorre interagire “faccia a faccia” con i genitori (non con uno schermo), la televisione e altri mezzi di intrattenimento digitali dovrebbero essere messi completamente al bando, cioè portati a zero ore; e che il tempo dedicato a tivù, computer, tablet e telefonini debba poi crescere gradualmente fino a un massimo di due ore al giorno per i ragazzi al di sopra dei 16 anni. La sua ricerca calcola che quando un bambino inglese compie 7 anni di età, avrà già trascorso un anno intero di 24 ore al giorno guardando tivù, computer o videogames, e quando ne compie 18 avrà trascorso davanti a uno schermo tre interi anni della sua vita. Non tutti gli esperti concordano con la preoccupazione espressa da Sigman (e riportata oggi in prima pagina dal quotidiano Guardian di Londra): per esempio Dorothy Bishop, docente di sviluppo neurospicologico all’università di Oxford, sostiene che le sue tesi non contengono nuovi dati e che l’impatto dello schermo sullo sviluppo cerebrale da lui descritto è soltanto una supposizione, “si potrebbe concludere in modo analogo che i bambini non dovrebbero leggere libri”. Ma tutti concordano che uno stile di vita sedentario per bambini e adolescenti è tra le principali cause di obesità e disturbi cardiaci.

Europarlamento: passo per protezione minori in rete

[09/10/2012 ANSA]
''Internet sta diventando sempre piu' pervasivo nella vita dei minori e, se da un lato offre nuove e inedite opportunita' ai bambini e ai ragazzi di far sentire la loro voce, dall'altro li espone a rischi elevati e richiede un intervento su almeno tre fronti: accesso ed educazione, protezione, e cittadinanza digitale''. E' quanto ha detto Silvia Costa, eurodeputata del Pd la relatrice del rapporto approvato oggi in commissione cultura sulla protezione dei minori nel mondo digitale.


La relazione contiene specifiche indicazioni rivolte alla Commissione sulle modalita' con cui la protezione dei minori nel mondo digitale puo' essere incorporata nelle sue azioni e provvedimenti secondo una metodologia piu' efficace, potenziando i meccanismi gia' esistenti come le hotlines nazionali, secondo gli standard INHOPE, i red buttons, gli alert per i genitori e gli altri, per assicurare un approccio coerente e coordinato nei confronti della sicurezza online del bambino.


Quattro, quindi, i cardini della proposta di Silvia Costa: una cornice generale di diritti e di governance, il diritto di accesso e di educazione nei media e nei nuovi media, il diritto alla protezione, il diritto alla cittadinanza digitale.


In materia di protezione, la relazione chiede a Commissione e Stati membri di valutare l'opportunita' di iniziative specifiche da parte dei servizi preposti alla sicurezza e alla tutela, come quello giudiziario e di polizia, con l'obiettivo di realizzare tempestivi interventi sui contenuti pericolosi, in accordo con le legislazioni nazionali, anche di Paesi terzi.


TUTELARE MINORI, SCURRIA (PDL) - Il Parlamento europeo mira a proteggere i giovani che navigano in rete proteggendoli dai ''rischi di azioni criminali'' ed eliminando il digital divide che colpisce in particolare i minori soprattutto in ambito scolastico. E' questo il senso della relazione approvata oggi in commissione cultura sulla ''tutela dei giovani nel mondo digitale''. ''Il primo tema da affrontare - ha detto l'eurodeputato Pdl Marco Scurria, coordinatore Ppe in commissione cultura - e' sicuramente quello del divario digitale, e in particolare la tutela delle fasce meno protette, tra le quali i minori''. La relazione approvata oggi contiene impegni o codici di condotta che predevono la visualizzazione di un'apposita etichetta sui siti internet per combattere le discriminazioni e gli altri contenuti illeciti o nocivi online.


''Vanno indubbiamente incoraggiate le azioni di contrasto alla criminalita' online messe a punto con successo da alcuni Stati membri - ha segnalato Scurria - ma le differenze culturali e giuridiche esistenti tra essi, non permettono di stabilire con chiarezza i contenuti da sanzionare''. I contenuti illeciti o nocivi provengono anche da paesi terzi e quindi la relazione mira a ''un approccio coordinato sia a livello europeo che internazionale per permettere di armonizzare la tutela contro questo tipo di contenuti''.

lunedì 10 settembre 2012

Internet e sviluppo socio-economico: Italia 23esima nel Web Index, ma il 60% della popolazione mondiale ancora senza accesso

[Key4biz 06/09/2012]
La Svezia si colloca in prima posizione del Web Index, la classifica mondiale dei paesi in cui internet è usato al meglio delle sue potenzialità. Lo studio è stato condotto dalla World Wide Web Foundation di Sir Tim Berners-Lee, uno degli inventori di internet, e vede l’Italia in 23esima posizione mondiale (12esima in Europa). Al secondo e terzo posto troviamo Usa e Regno Unito.
Il Web Index è la prima analisi multi-dimensionale del Web e valuta il suo utilizzo, l'utilità e l'impatto sulle persone e le nazioni. Lo studio copre 61 paesi sviluppati e in via di sviluppo e incorpora indicatori che determinano l'impatto politico, economico e sociale del Web, così come indicatori della qualità della connettività e delle infrastrutture. [Leggi tutto...]

lunedì 27 agosto 2012

Web, adescamento dei minori: “Bimbi a rischio se non hanno strumenti”

[Il Fatto quotidiano 26/08/2012]
Da simbolo di libertà ed espressione a strumento di adescamento. La rete continua ad avviluppare i soggetti deboli, primi fra tutti i bambini. È quanto testimonia una recente ricerca dal titolo “Sessualità e Internet: i comportamenti dei teenager italiani”, commissionata da Save the children. Questi i dati: il 31% dei ragazzi tra i 16 e 17 anni ammette di avere avuto incontri, anche intimi, con persone conosciute in rete. Sul fronte della pedopornografia, il 78% delle vittime ha meno di 12 anni, il 4% meno di 3-4 anni.
“Un bambino che utilizza il web privo degli strumenti per capire e gestire un mezzo che ha molte potenzialità ma altrettanti rischi, è un bambino che è potenzialmente sottoposto a rischio di abuso. I fatti di cronaca sono densi di episodi che lo attestano”, afferma Valerio Neri, direttore generale di Save the children Italia. “Può apparire banale che il 32% di teenager dia il suo numero di cellulare a qualcuno conosciuto online, ma questo implica che potenzialmente il rapporto virtuale possa proseguire nel mondo reale. Non a caso 10,5% dei ragazzi tra i 12 e i 13 anni si dà appuntamento con una persona incontrata in rete, percentuale che cresce fino al 31% fra i 16 e i 17 anni. E ben il 6,5% dei primi e 16% dei secondi invia video e immagini di sé nudi”.
E una volta scaricate queste immagini rimangono online, perché rimuovere i siti pedoponografici è ancora oggi difficilissimo: uno studio dell’Università di Cambridge ha messo in evidenza come la rimozione dei siti dediti a operazioni bancarie illegali abbia richiesto da 3,5 a 4,5 ore, mentre il tempo medio necessario per la rimozione di siti pedopornografici è stato di 719 ore. “È assurdo pensare che una transazione finanziaria illecita sia considerata oggi più “urgente” che una violenza perpetrata su un bambino”, spiega ancora Neri.
Il Moige (Movimento italiano genitori) promuove la campagna “Ogni genitore dovrebbe sapere che…”, contro l’adescamento pedofilo sul web. Un minore su due è stato contattato via web più volte con proposte “indecenti” da sconosciuti. A 3 minori su 10 è stato chiesto un appuntamento al buio. Il 30% di chi ha subito un tentativo di adescamento ha meno di 15 anni. Più di 200mila minori hanno accettato proposte oscene in cambio di una ricarica telefonica. Sono questi alcuni dei dati emersi dalla ricerca condotta nel mese di aprile 2012 dall’Istituto demoscopico Swg ed elaborati dal Moige su un campione di 600 ragazzi utilizzatori di internet, di età compresa tra i 16 e i 21 anni, di entrambi i sessi e di tutte le regioni italiane. Dai risultati emerge che il tempo di navigazione medio si attesta tra le 3 e le 4 ore giornaliere, ma più di un terzo (soprattutto maschi) lo fa per oltre 5 ore. Ben 6 ragazzi su 10 non hanno computer dotati di sistemi di sicurezza e filtri per il controllo di accesso a siti dai contenuti pedopornografici e violenti.
Ma cosa possono fare i genitori per tenere lontani i propri figli dai pericoli del web? Mariateresa Ingenito, psicoterapeuta dell’età evolutiva spiega: “Tutto dipende da come s’imposta il dialogo educativo col figlio. Ogni bambino è curioso della sessualità e del mondo che c’è fuori, ma dovrebbe poterlo condividere con i genitori”. Il consiglio è quindi quello di “parlare tanto all’interno della famiglia”. Bisogna quindi “creare una ‘relazione conversativa’, che porta a vivere i conflitti in maniera non occultata”. Secondo Ingenito, quando il figlio torna da scuola è più utile chiedere: “Come stai? Ti sei divertito oggi?”, piuttosto che “sei stato interrogato? Quanto hai avuto?”. Occorre cioè “conoscere come il bambino gode della vita e trae benessere dalle cose”. E continua: “Anche la scelta di un programma tv o di un sito web dovrebbe essere condivisa”. Il genitore deve cioè “esercitare un controllo indiretto che non risulti come tale”.

Angela Cotticelli

martedì 24 luglio 2012

Internet: ogni italiano resta "connesso" due ore al giorno

[AGI 19/07/2012]
E' la "connessione" il nuovo paradigma della socialita': gli italiani passano in media quasi due ore al giorno (i giovani due ore e mezza) al telefono, collegati ad un social network o in chat. E' quanto emerge da "Comunicazione digitale - i nuovi stili della comunicazione", lo studio condotto dall'Eures - Ricerche economiche e sociali su un campione rappresentativo di 618 cittadini maggiorenni. E' una larga maggioranza (il 58,3%) ad essere convinta che proprio grazie alla diffusione delle nuove tecnologie la qualita' delle proprie comunicazioni sia aumentata. E che le ragioni principali di questo saldo positivo siano rappresentate dall'immediatezza (83,7%) e dalla maggiore continuita' (35,9%).
  C'e anche chi, al contrario, imputa ai nuovi media una diminuzione della qualita' delle proprie comunicazioni lamentando minore partecipazione emotiva (54,3%), rischio di fraintendimenti e perdita di sfumature (43,4%, che sale al 54,2% tra le donne), interazione piu' bassa (37,2%), perdita di spontaneita' (22,5%) e rischi per la privacy (19,4%). Ciascun intervistato trascorre in media oltre un'ora al giorno al telefono (61 minuti, che salgono a 67 tra le donne), oltre mezz'ora collegato ad un social network (37 minuti, che diventano 42 tra le donne contro i 31 degli uomini) ed un tempo di poco inferiore (25 minuti) in chat. Inoltre ciascun intervistato afferma di inviare in media 16 sms al giorno e 20 e-mail: naturalmente, sono i piu' giovani a vivere maggiormente il tempo della connessione, che risulta prevedibilmente piu' esteso per i social network (49 minuti nella fascia 18-39 anni e 27 in quella di eta' superiore), per le chat (33 minuti giornalieri contro 19) e per gli sms inviati (21 contro 13).
  Sostanzialmente uguale, invece, l'utilizzo quotidiano del telefono. Cresce, e non potrebbe essere altrimenti, lo spazio dei social network, che per il 18,9% del campione sono divenuti lo strumento abituale per aggiornarsi sulle novita' interne alla sfera amicale (26,2% nella fascia 18-39 anni), mentre per un altro 15,1% costituiscono il canale principale per confrontarsi su questioni di attualita', politica e cultura (18,1% tra gli under 39). Nella vita di coppia le comunicazioni avvengono per lo piu' attraverso scambi diretti (44% delle risposte) o conversazioni telefoniche (38,5%), evidenziando una scarsa attenzione ai richiami e alle opportunita' di comunicazione offerte dalle nuove tecnologie: uno spazio importante, seppur decisamente inferiore, e' preso dagli sms (16,2%) e dalle e-mail (7,6%), mentre i social network veicolano solo il 4,6% dei contenuti. Tra gli altri contesti considerati, la famiglia risulta senza dubbio quello piu' legato a forme e strumenti di comunicazione "tradizionali" (diretta e telefonica), con spazi e ruoli marginali per i nuovi media (la vera competizione sembra verificarsi tra la conversazione telefonica, al 54,3%, e la comunicazione diretta, al 31,8%) mentre sul lavoro e' l'e-mail l'asse portante della comunicazione, abitualmente utilizzata dal 68,6% degli intervistati, molto di piu' della posta cartacea (15,3%). Il ricorso abituale alla posta elettronica presenta i valori piu' alti nella gestione dei curriculum vitae (86,4%), dei preventivi (78,2%), delle attivita' promozionali (72,8%) e dell'organizzazione interna (73,8%); inferiore l'utilizzo per comunicare l'interruzione di un rapporto di lavoro (31,5%), dove affianca la classica "raccomandata" postale (29,9%) e la comunicazione diretta (29%). (AGI) .

venerdì 13 luglio 2012

Internet ci rende pazzi?

[Corriere.it 13/07/2012]
Internet ci sta facendo diventare matti. L'ultimo esempio di follia legata al web è il creatore della campagna Stop Kony - quella contro il generale ugandese che sfrutta i bambini soldato. Il video di Jason Russell in pochi giorni ha fatto il giro del mondo e i suoi account Twitter e Facebook sono stati letteralmente presi d'assalto. Lui è stato sveglio per giorni interi oer rispondere e rimirare il suo successo, finché ha dato letteralmente di matto, è sceso per le strade di San Diego completamente nudo gridando frasi senza senso. «Psicosi reattiva», hanno diagnosticato i medici che l'hanno preso in cura. Poi, come terapia, un mese di silenzio sul web.
COME IL CAMBIAMENTO CLIMATICO - A dedicare una copertina a uno dei problemi dei nostri tempi, ossia alla dipendenza da web, («E' una piaga come il cambiamento climatico», ha detto una docente di farmacologia di Oxford) è il settimanale statunitense Newsweek. Titolo azzeccatissimo: «iCrazy». Secondo alcuni studi, l’eccessiva dipendenza dal web è ormai una patologia simile all’alcolismo o alla depressione. «Il computer è una specie di cocaina elettrica», spiega il direttore dell’Istituto di neuroscienza dell’università di Los Angeles Peter Whybrow. E ancora, il candidato al premio Pulitzer Nicholas Carr, autore di The Shallows, scrive: «È la nostra ossessione, la nostra dipendenza e la nostra fonte di stress». Secondo altri studi, un eccessivo uso di Internet potrebbe aumentare il rischio di contrarre la sindrome ADHD (quella che dà problemi di apprendimento e difficoltà di concentrazione e che si cura con il Ritalin, per intendersi). Ma la correlazione è ancora tutta da dimostrare. Per alcuni studiosi di Taiwan ad aumentare la dipendenza sono i telefonini, come gli iPhone. Un'ossessione compulsiva ci porterebbe a guardare continuamente lo schermo del nostro smartphone, a controllare se qualcuno ci ha mandato un messaggio su Facebook o su Twitter. Come se ci stessimo facendo una dose, insomma.
CENTRI DI TRATTAMENTO E CAMPAGNE - E se gli scienziati sono al lavoro per capire come realmente la rete ci causi problemi, il problema è talmente sentito che il prossimo DSM (il Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders che raccoglie tutti i disturbi psichici e psichiatrici) per la prima volta conterrà la voce Internet Addiction Disorder, scrive il Newsweek. E non solo. Il disagio si fa sentire anche nei Paesi asiatici, Cina e Corea in testa. Qui 10 milioni di persone sono considerate "internet addicted", con il governo nordcoreano che sta aprendo centri di trattamento della dipendenza e la Cina che sta lanciando campagne per un uso di internet consapevole. E la diffusione del "virus" non si ferma qui. Israele, India, Brasile: medici, pediatri, psicologi e psichiatri sono al lavoro. Per capire come mai il web ci rende pazzi. Ma sarà vero?
Marta Serafini

Stare ore su Facebook non porta a depressione

[LaStampa.it 11/07/2012]
WASHINGTON
E' infondato il timore di un legame tra depressione e numero di ore trascorse su Facebook o altri siti di social network. E' quanto è emerso da uno studio condotto dall'Università del Wisconsin per verificare il rapporto pubblicato nel 2011 dall'Organizzazione dei pediatri americani(Aap), secondo cui una lunga esposizione a Facebook aumentava il rischio di depressione tra gli adolescenti.

«Il nostro studio è il primo a presentare prove scientifiche sul presunto legame tra l'uso dei social media e il rischio di depressione», ha sottolineato la ricercatrice Lauren Jelenchick. I risultati, pubblicati sul Giornale della salute dell'adolescente, «hanno implicazioni importanti per i medici che potrebbero aver allarmato troppo presto i genitori sull'uso dei social media e sui rischi di depressione».

Jelenchick e il docente Megan Moreno hanno seguito 190 studenti dell'Università, di età compresa tra i 18 e i 23 anni, che trascorrevano oltre metà del loro tempo su Facebook; e non hanno rinvenuto alcun nesso importante tra l'uso dei social media e il rischio di depressione. Tuttavia, Moreno, pediatra che studia il consumo dei social media tra bambini e adolescenti, ha sottolineato: «Seppure il numero di ore trascorso su Facebook non è associato alla depressione, noi invitiamo i genitori ad essere modelli attivi e insegnanti su un uso corretto ed equilibrato dei media per i loro figli».
(TMNews)

martedì 15 maggio 2012

Facebook: donne e giovanissimi a rischio dipendenza

[10/05/2012 Key4biz]
La rapida crescita dell’utilizzo dei social network ha generato una nuova forma di dipendenza da internet che colpisce, prevalentemente, le donne e i più giovani. E’ questa la conclusione cui giunge uno studio condotto dalla psicologa Cecilie Schou Andreassen dell’Università di Bergen e pubblicato sull’autorevole rivista Psychological Reports.
Si tratta del primo studio di questo tipo ed è stato condotto su 423 studenti - 227 donne e 196 uomini - sulla base del Bergen Facebook Addiction Scale (BFAS) che racchiude 18 elementi, 3 per ognuna delle sei condizioni fondamentali della dipendenza (salienza, modifica dell'umore, tolleranza, ritiro, conflitto e ricaduta), insieme ad altri parametri di autovalutazione.
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martedì 27 settembre 2011

La Rete come strumento per la scoperta di sé

[La Stampa 27/09/2011]
Non più solo a caccia di amici, incollati per ore alla tastiera con grande allarme di mamma e papà. Oggi gli adolescenti su Facebook cercano se stessi. Lo rivela uno studio condotto dai ricercatori della Tel Aviv University (Israele), pubblicato sul Journal of Adolescence, che dunque in parte tranquillizza i genitori incapaci di «staccare» i figli da Twitter, YouTube e Facebook e sempre più allarmati per le insidie celate dal web.

Il team di Moshe Israelashvili ha analizzato 278 studenti, maschi e femmine, appartenenti a scuole di tutto il Paese, alle prese con i social network. Scoprendo così che molti adolescenti usano Internet come un mezzo per esplorare questioni relative alla propria identità, alla personalità, al modo per costruire con successo il proprio futuro. E questo proprio grazie alle informazioni trovate sul web. Anche per questo motivo l’esperto incoraggia genitori e insegnanti a «non diffidare troppo dai social network».

L’impegno online non è tutto uguale. In certi casi il tempo passato in Rete è utile agli adolescenti. «L’uso di Facebook non può essere inserito nella stessa categoria del gioco d’azzardo o degli Internet game». Di conseguenza, i ricercatori dovrebbero ridefinire le caratteristiche della «dipendenza da Internet» negli adolescenti.

I ricercatori, intervistando i ragazzi, hanno però scoperto anche una correlazione negativa tra l’uso eccessivo di Internet e la chiarezza nella percezione di sè. Dunque secondo gli studiosi non si può fare di tutta l’erba un fascio: un certo tipo di utilizzo è distruttivo e isola, mentre un altro ha l’effetto opposto. In pratica, è istruttivo: aiuta a socializzare e a costruire la propria identità rispetto agli altri.

Oggi si tende a definire affetto da Internet-dipendenza una persona che «passa più di 38 ore sul web ogni settimana. Ma è la qualità, non la quantità che conta», sostiene Israelashvili. I ricercatori, infatti, hanno visto che molti dei ragazzi coinvolti nella ricerca rientravano nello standard della «dipendenza da Internet», ma in realtà usavano la Rete come strumento per la scoperta di sé.

Ci sono due tipi diversi di adolescenti «drogati di Internet», spiegano gli studiosi. Il primo gruppo è composto veri maniaci, che si concedono maratone di giochi online, giochi d’azzardo, siti hot e chat erotiche, isolandosi dal mondo reale. L’altro è composto da «cercatori», che usano Internet per definire la propria identità e il proprio posto nel mondo. Questi ragazzi, spiegano gli studiosi, tendono a utilizzare i social network e a raccogliere informazioni, su siti di notizie o Twitter.

Insomma, ciò che è importante è il modo in cui si naviga, non solo le ore passate online. I ragazzi «devono imparare a usare Internet in modo sano, come fonte di conoscenza di se stessi in relazione ai loro coetanei di tutto il mondo», suggerisce Israelashvili. Cosa che qualcuno di loro già fa. Se i genitori sono ancora preoccupati dalla quantità di tempo che i loro ragazzi passano davanti al computer, piuttosto che strepitare o vietare, dovrebbero diventare una fonte di informazione per i loro figli adolescenti, favorendo una sana conversazione in casa.

«Molti genitori sono troppo preoccupati per alcune cose, e poco per altre - dice Israelashvili - Puntano sui successi accademici e trascurano di insegnare ai ragazzi come affrontare il mondo». Cambiando atteggiamento, prevede lo studioso, i ragazzi passeranno meno tempo nel mondo virtuale, visto che possono trovare risposte anche in quello reale. Se hanno trascorso la loro adolescenza preoccuparsi solo del rendimento scolastico o dei divertimenti, potrebbero avere difficoltà nel prendere decisioni personali e di relazionarsi bene con il mondo, una volta adulti.

giovedì 1 settembre 2011

Salute: adolescenti più equilibrate se giocano ai videogames con papà

[Salute 24 31/08/2011] Le adolescenti che giocano ai videogames si comportano meglio, si sentono più legate alle loro famiglie e hanno una maggiore stabilità mentale: il trucco, spiegano i ricercatori della Brigham Young University's School of Family Life guidati da Sarah Coyne che hanno pubblicato lo studio sul Journal of Adolescent Health, è nella partecipazione di uno dei genitori agli stessi videogiochi. Il genitore maggiormente coinvolto sembra essere il papà: "È principalmente una cosa papà-figlia, perché poche mamme tra quelle intervistate hanno confermato di giocare ai videogiochi", spiega Laura Padilla-Walker, coautrice della ricerca. I papà che ancora non hanno rinunciato ai videogames, scrivono i ricercatori, ora hanno anche la scusa per continuare a giocare: "tenere compagnia" alle loro figlie.
Lo studio ha coinvolto 287 famiglie con un figlio adolescente tra gli 11 e i 16 anni. Dopo averli sottoposti a sessioni di videogiochi con e senza genitore vicino, i ricercatori hanno poi valutato i comportamenti positivi, il livello di connessione con la famiglia e lo stato di equilibrio mentale: ed è emerso che mentre per i ragazzi il giocare con un genitore non è risultato un fattore statisticamente significativo per nessuno degli indicatori misurati, le ragazze hanno invece fatto registrare ben il 20% della variazione sugli indicatori presi in considerazione. "La cosa sorprendente - spiega Coyne - è che le ragazze giocano con i videogiochi meno dei ragazzi, ma spendono circa la stessa quantità di tempo giocando in collaborazione con un genitore".

martedì 23 agosto 2011

Libri? Meglio Facebook e Twitter

[Corriere della Sera 23/08/2011] MILANO - Meglio la rete dei libri: un bimbo su sei passa sempre più tempo a messaggiare con gli amici e a spedire mail o a chattare sui social netwotk come Facebook e Twitter. A lanciare l’ennesimo allarme è uno studio dell’inglese National Literacy Trust su oltre 18mila bambini fra gli 8 e i 17 anni di 111 scuole della Gran Bretagna, che pare confermare i risultati di un sondaggio internazionale dell’anno scorso, che aveva visto la Gran Bretagna scendere miseramente dal 17° al 25° posto nella classifica mondiale dei libri letti dai lettori più piccoli.

NEANCHE UN LIBRO - E a guardare i numeri di questa nuova ricerca, la preoccupazione degli esperti sembrerebbe fondata, visto che il 13% del campione ha ammesso di non aver aperto libro il mese scorso (sebbene il 28,9% dica di averne da 11 a 50 in casa) e che quasi un bambino su cinque ha raccontato di non aver mai ricevuto un libro in regalo, mentre uno su otto non è mai entrato in una libreria e oltre il 7% non ha mai visitato una biblioteca. «Le persone che non leggono in giovane età rischiano di trasformarsi in adulti con gravi problemi di alfabetizzazione – ha detto il direttore dell’ente, Jonathan Douglas, alla Bbc – ecco perché fare in modo che questi ragazzi amino la lettura è il modo migliore per trasformare le loro vite e per dare loro opportunità ed aspirazioni».

COLPA DELLA TECNOLOGIA - Stando ai risultati dello studio, la frequenza di lettura diminuirebbe sensibilmente con l’aumentare dell’età, al punto che i 14-16enni eviterebbero i libri dieci volte in più dei ragazzini delle elementari. E la spiegazione al trend sarebbe presto trovata: «La tecnologia ha ormai invaso la vita degli adolescenti – ha spiegato ancora Douglas - condizionandone così anche le scelte di lettura. Non a caso gli sms sono la forma di comunicazione scritta più letta dai bambini di ogni età, seguiti dalle mail e dai social network».

CARTA ED EBOOK - Ma a ribaltare il pessimismo inglese ha pensato l’ultimo Kids & Family Reading Report della casa editrice Scholastic: lo studio, condotto tra i ragazzi americani fra i 5 e i 17 anni, voleva analizzare la diffusione dell’ebook fra i giovanissimi e se il 60% degli intervistati ha ammesso interesse per questo genere di dispositivo di lettura, ben il 62% ha comunque sottolineato di preferire sempre la lettura «su carta».

L'AIUTO DEL WEB - Ma c’è di più. Proprio la facilità di navigazione sul web permetterebbe ai ragazzi di cercare e trovare online le informazioni relative ai libri che stanno leggendo: pensate alla saga di Harry Potter e ai forum ad essa dedicata, dove i lettori si scambiano impressioni e giudizi via chat. E il web offre anche lo spunto per nuovi acquisti in libreria, senza dimenticare il proliferare di siti specializzati nella vendita di libri. Cartacei. Eppure la rete continua a non piacere a tanti, fra questi al 91enne autore di Fahrenheit 451, Ray Bradbury, che nel luglio del 2009 tuonava contro Internet, accusandolo di essere «senza senso e una grossa distrazione, perché non è una cosa reale come un libro». Insomma, il dibattito resta sempre aperto.

Simona Marchetti

lunedì 8 agosto 2011

Toglietemi tutto, ma non il mio smartphone

[Wired.it 05/08/2011] Non chiedete mai a un ragazzo di Londra di rinunciare alla connessione Wi-Fi o alle notifiche live di Facebook mentre è in giro per la City. Per i giovani inglesi, i cellulari ultimo modello sono diventati un bisogno di cui non possono più fare a meno. Chiamatela dipendenza da smartphone o 'connettivite' acuta, ma resta pur sempre vero il fatto che l'isola di Sua Maestà si sta digitalizzando ad un ritmo sfrenato: nei primi sei mesi del 2011 sono stati venduti più di 6 milioni di cellulari di nuova generazione.

A dimostrarlo è l'ultimo rapporto pubblicato ad agosto dall'inglese Ofcom, l'autorità indipendente per il controllo del mercato delle comunicazioni. Secondo i dati raccolti, inoltre, su un campione di 521 ragazzi (12 - 15 anni) e 2073 'adulti' over 16, più del 60% dei teen-ager intervistati si è definito 'fortemente dipendente' dagli smartphone, contro il 37% dei connazional ipiù maturi. I più giovani sono stati letteralmente stregati dai nuovi gingilli tecnologici, a tal punto che un ragazzo su due non può fare a meno di portarlo con sé al bagno. Inoltre, il 47% di loro possiede un cellulare con connessione a alla rete, contro il 27% degli adulti.

" Il nostro studio”, spiega al Guardian il direttore di Ofcom James Thickett, “ dimostra come le persone abbiano acquisito rapidamente fiducia negli smartphone, a tal punto da provare una sensazione di dipendenza. Più il numero di questi dispositivi aumenta, più le persone pensano di avere tra le mani un oggetto di cui non possono fare a meno, soprattutto nella vita sociale”. Non a caso, la app più utilizzata dai possessori di smartphone è Facebook mobile, su cui gli utenti britannici passano circa 4 volte più tempo rispetto a Google o qualsiasi altro servizio Web.

Come se non bastasse molti tra i giovani intervistati da Ofcom preferiscono addirittura snobbare le consolle di videogiochi in favore dei più piccoli smartphone. Peccato che non valga lo stesso per la lettura, visto che ben pochi inglesi si azzarderebbero a sfogliare un libro in formato mignon sullo schermo di un dispositivo mobile.

Questa dipendenza, tuttavia, è limitata alle generazioni più giovani: anche se il 90% degli adulti di età compresa tra i 35 - 44 anni ha internet a casa, c'è ancora una buona parte di cittadini anziani che vive offline. Tra gli over 75, solo un inglese su 4 ha accesso alla rete. C'è però una speranza anche per i nonni, visto che tra di loro ben la metà possiede già un cellulare. Basterebbe che i nipoti regalassero loro uno smartphone, e tutti sarebbero finalmente connessi, felici e contenti.
Lorenzo Mannella

martedì 2 agosto 2011

Il gergo della Rete contagia il linguaggio dei giovani

[La Stampa 01/08/2011] «Cliccare», «scrollare», «nickname», «rippare». Ma anche «zippare», «account» e «cybernauta». Nell’era di Internet il vocabolario del web contagia la conversazione dei giovani fino a creare un vero e proprio gergo del net-dipendente. È quanto emerge dalla «Ricerca sull’impatto dell’uso di Internet sul linguaggio degli adolescenti», realizzata da Giuseppe Lavenia, docente universitario e responsabile dell’Area nuove dipendenze del Centro studi e ricerche ’Nostos’.

La ricerca è stata condotta su un campione di 500 soggetti, 358 maschi e 142 femmine, tutti adolescenti, studenti delle scuole superiori e in particolare di scuole d’informatica e licei scientifici, tra i 14 e i 18 anni. Ai giovani è stato somministrato un questionario dove gli è stato chiesto di indicare la frequenza d’uso di un determinato termine del linguaggio informatico e telematico in una conversazione: su 25 vocaboli ben 12 sono usati, singolarmente, in una normale conversazione da più del 50% del campione.

Termini come hacker, cliccare e crakkare, ma soprattutto scrollare e nickname. «Hacker» è tra le parole più conosciute: usata dal 67% dei soggetti da raramente a sempre, ben il 64,44% afferma di usarla in una conversazione off-line. «Scrollare»è è utilizzato dal 51% e ben il 71,57% finisce per adoperarlo nel comune parlare. Vale anche per ’cadutò, che il 61% adopera e il 59,2% lo fa anche nelle comuni conversazioni.

In percentuali superiori al 70% vengono usate da raramente a sempre termini come ’ipertestò, ’zipparè e vanno forte anche nelle conversazioni non virtuali visto che, rispettivamente, il 50,3% e il 50,6% afferma di utilizzarlo anche nel parlare faccia a faccia. Parole come ’nicknamè, ’on-line e off-linè e ’cliccarè superano, per utilizzo, oltre il 90% e comunque oltre la metà lo adopera anche nelle normali conversazioni.

Dallo studio emerge che i termini più usati off-line sono quelli da più tempo sulla scena, quelli che è più facile sentire anche in tv. Ciò lascia immaginare che le parole, per ora meno usate, abbiano solo bisogno di un pò di tempo in più per allargarsi a macchia d’olio anche nel linguaggio quotidiano.

Ma lo studio è andato oltre: la ricerca ha puntato a capire quanto la frequenza nell’uso di internet incida sulla conoscenza ottimale del linguaggio telematico. Dai risultati emerge che proprio gli utenti (1%) classificabili come «dipendenti» sono quelli che conoscono nel dettaglio tutti i termini e li usano correttamente e comunemente nelle conversazioni off-line.

Il 16% degli adolescenti analizzati è risultato ’abusatorè: vive gravi problemi nelle relazioni affettive e disturbi psicofisici. Ha una buona conoscenza del linguaggio telematico e un uso discreto anche nelle normali conversazioni. Il 28% degli utenti è ’a rischiò: sono quelli che su internet si sono costruiti un nuovo mondo in sostituzione di quello reale e mostrano una sufficiente conoscenza dei termini e un uso assiduo anche off-line.

Ancora, il 42% del campione è definito ’problematicò perchè evidenzia i primi problemi causati dall’uso di internet. In questo caso i questionari rivelano una discreta conoscenza del vocabolario ’internettesè ma un uso scarso nelle conversazioni non virtuali.

Infine, il 13% degli utenti è ’regolarè perchè pur facendo uso della rete riesce a mantenere il controllo della situazione. Ha una mediocre conoscenza dei termini e un uso assiduo nelle conversazioni off-line. Più si usa internet più si conoscono e adoperano le parole chiave del linguaggio telematico. Ciò dimostra, secondo la ricerca di Lavenia, che la net-dipendenza come la tossicodipendenza porta all’acquisizione e all’utilizzo di un proprio gergo specifico.