lunedì 10 settembre 2012
Dai 3 anni bambini immersi nel digitale
Era il 1984 quando Steve Jobs arrivò da Cupertino a Reggio Emilia per conoscere di persona l'azienda distributrice dei suoi prodotti, appena rilevata e diventata sede di Apple Italia (lo rimase ancora per qualche tempo). Proprio in quello stesso anno, nella città emiliana, il primo Mac entrò nelle scuole dell'infanzia, che «Newsweek» consacrerà nel 1991 come le migliori del mondo. Una sincronicità significativa se si conosce il progetto educativo di Reggio Emilia: «Il bambino ha cento lingue, cento mani, cento pensieri, cento modi di pensare, di giocare e di parlare» scriveva in forma di poesia Loris Malaguzzi. [Leggi tutto...]
lunedì 5 settembre 2011
La svolta social dell'hi-tech accelera
BERLINO - Sarà ricordata come la Fiera che ha dato vita alla svolta social dell’elettronica. Computer e smartphone, si sa, sono da tempo i mezzi principe per tenere i contatti con amici e conoscenti attraverso i social network. Ora però alcuni prodotti presentati all’Ifa 2011 la più importante fiera europea dell’elettronica di consumo in corso a Berlino, dimostrano come la connessione con i social network diventa possibile attraverso mezzi prima impensabili.
TV SOCIAL – La trasformazione della tv da apparecchio passivo in strumento attivo di comunicazione non poteva non coinvolgere anche il mondo dei social network. Ad esempio nuovi tv come il 55LZ2 di Toshiba consentono di accedere ad un nuovo servizio offerto dalla casa giapponese chiamato My places, servizio disponibile anche sui laptop e i tablet di ultima generazione della casa nipponica. L’acquirente verrà dotato da Toshiba di un ID che gli permetterà di accedere ad uno spazio informatico da personalizzare con foto, documenti e video creati da ciascuno o scambiati con altri utenti attraverso servizi come Flickr e Dailymotion. Successivamente si potranno portare foto e video personali e non direttamente dalla tv sulla propria pagina Facebook.
NAVIGATORI COMUNICATIVI - La possibilità di accedere ai social network diventa come detto una caratteristica di sempre nuovi strumenti. Ecco quindi che Tom Tom azienda leader mondiale nel settore della navigazione ha inglobato all’interno del suo ultimo prodotto il Go live 1015 anche la possibilità di connettersi a Twitter. Attraverso la scheda sim presente all’interno del navigatore,è possibile anche accedere alle App di Expedia e TripAdvisor per avere non solo le indicazioni per scegliere alberghi e ristoranti durante il viaggio ma per conoscere anche il giudizio del popolo della rete sui luoghi che ci si appresta a visitare. E lasciare magari attraverso Twitter anche il proprio giudizio. Go live 1015 costerà intorno ai 350 euro e sarà disponibile inizialmente solo negli Usa, in Germania e Nuova Zelanda a partire da ottobre. Per poi arrivare anche in Italia successivamente.Marco Letizia
martedì 19 ottobre 2010
Web 2.0 e Y-Gen, le verita' nascoste
Abbiamo così deciso, al Learning Lab di Sda Bocconi, di condurre uno studio per verificare il livello di conoscenza del fenomeno “2.0” posseduto dai giovani della Y-gen.
Un'analisi preliminare dei dati raccolti fornisce qualche riflessione interessante.
In primo luogo emerge come i rispondenti abbiano una conoscenza del 2.0 più di tipo superficiale che di dettaglio. Infatti, ad esempio, riconoscere il logo di alcuni famosi social network e altri strumenti 2.0 è stato semplice per quasi tutti i rispondenti. Così come altrettanto semplice è stato definire qual è la differenza tra 1.0 e 2.0, cosa si intende per cloud computing, cos’è un ambiente di collaborazione wiki. Ma indagando la loro conoscenza su alcune funzionalità degli strumenti 2.0, come gli RSS feed e Google Docs, la percentuale delle risposte esatte si riduce al di sotto del 20%.
Abbiamo poi indagato quanto i rispondenti siano dotati di tecnologia.
In particolare è stato loro chiesto di indicare quali tecnologie possiedano tra quelle da noi suggerite (tra parentesi è riportata la frequenza delle risposte): Internet ad alta velocità (81,5%), telefono 3G/Umts (74%), chiavetta Internet Usb (63%), tv lcd/plasma (67%), TV pay-per-view (48%).
C’è una relazione tra “quante tecnologie si possiedono” e il livello di conoscenza del 2.0?
Per meglio rispondere a questa domanda, abbiamo diviso i rispondenti in due gruppi, in base al numero di risposte corrette fornite, e cioè in “pionieri” e “tradizionalisti”.
Il dato interessante è che non emerge una specifica associazione, come forse ci si potrebbe aspettare, tra il gruppo di appartenenza (pionieri o tradizionalisti) e la numerosità delle tecnologie possedute. In altri termini, possedere tanta tecnologia non implica necessariamente un elevato livello di conoscenza del fenomeno 2.0.
Questo risultato è in linea con uno studio condotto da Nielsen nel 2009, secondo il quale il giovane della Y-gen sempre connesso e cresciuto tra i computer altri non è che un mito piuttosto diffuso. Inoltre, lo stesso studio afferma che i giovani statunitensi compresi nella fascia d’età 12-24 anni, pur possedendo per la maggior parte (90%) una connessione Internet domestica a banda larga, trascorrono una quantità di tempo online notevolmente inferiore (circa 13 ore al mese) alle ore trascorse in rete dagli utenti compresi nella fascia d’età 35-54 (circa 40 ore al mese). La figura del giovane sempre connesso sembra, pertanto, non trovare un effettivo riscontro nella realtà.
Altro risultato interessante riguarda la relazione tra l’essere 2.0 e gli interessi personali.
Abbiamo riclassificato le risposte raccolte in merito agli interessi in quattro principali categorie: viaggiare, spettacolo e cultura, sport, hobby e tempo libero. Ciò che emerge è che gli appartenenti al gruppo dei pionieri hanno una più ampia gamma di interessi. Infatti, mentre tutti i rispondenti amano viaggiare, fare sport e interessarsi di spettacolo ed eventi culturali, solo gli appartenenti al gruppo dei pionieri mostrano una predilezione nei confronti di hobby e tempo libero.
Queste prime evidenze sembrano confermare quanto detto in apertura: essere 2.0 indica più un “comportamento” basato sull'interazione che una conoscenza degli strumenti 2.0 e il possesso delle più moderne tecnologie.
Il tipico ventenne dotato di iPhone e perennemente connesso a Facebook potrebbe essere molto meno 2.0 di quanto si creda.
Leonardo Caporarello e Giacomo Sarchioni, rispettivamente, direttore e collaboratore del Learning lab della SDA Bocconi
lunedì 19 luglio 2010
Chris Anderson : «Cosa vuole la generazione iPad»
MILANO - «Il futuro è già qui, è solo mal distribuito» dice William Gibson, che di lavoro fa lo scrittore di fantascienza. Il problema (o la fortuna) è che questa stessa frase la usa per spiegare cosa sta accadendo nel mondo dell’informazione anche Chris Anderson, che di lavoro fa il direttore di Wired, la rivista californiana conosciuta come la «Bibbia di Internet». Quello che serve all’editoria (e non solo) è capire come distribuire meglio questo futuro presente: informazione gratuita, bilanci da far quadrare, rivoluzione iPad, social media e community, aumenti di lettori e calo di vendite.
«La gente ha sempre paura del cambiamento — dice Anderson a CorriereTv in occasione del suo viaggio in Italia per Reply XChange 2010, evento sulle nuove tecnologie organizzato da Reply all’Università Bocconi di Milano —. La tecnologia digitale distrugge i settori prima di crearne altri, ma offre anche molte più opportunità. Tempi difficili e entusiasmanti».
In termini economici come possono i media gestire la rivoluzione digitale?
«I media sopravvivono grazie alla formula di sovvenzione pubblicitaria. In quella online non ci sono abbastanza soldi per indennizzare le perdite dei media tradizionali. Si sta migrando verso un nuovo modello di business, il : l’uso di prodotti gratuiti per commercializzare quelli a pagamento. L’aumento di pay wall (varchi di accesso a pagamento e applicazioni per iPad non rappresentano un rifiuto del concetto di gratuito, quanto di gratuito e sponsorizzato dalla pubblicità. Alla scadenza del periodo una parte del contenuto resta gratis e una parte va a pagamento, per i lettori più fedeli. L’esempio del online è semplice: 10 storie al mese gratis, il resto lo paghi. Se lo visiti molto è chiaro che lo apprezzi e sei disposto a pagare. Diventa possibile generare un introito diretto dai clienti, anziché indiretto tramite gli inserzionisti. Non è chiaro ancora con quale equilibri avverrà la divisione tra gratis e a pagamento, con quali meccanismi e a che prezzi; credo però che questa soluzione possa funzionare per testate di spicco, non per tutte».
I nuovi media fanno aumentare i lettori ma le entrate delle aziende editoriali sono in calo. Cosa si può fare?
«Il web sa far bene tante cose: è perfetto per potenziare la versione cartacea con contenuto a maggior frequenza e interazione. Il modello di business non si è rivelato però altrettanto redditizio di quello dei media tradizionali per una semplice questione economica: non c'è carenza. C'è invece competizione infinita. È essenziale che i media abbiano un sito web. Ma è bello sapere che non si tratta dell’unico modello di distribuzione. L'avvento di media complessi, come l’iPhone o l’iPad, rappresenta un modo per prendere il meglio della distribuzione digitale, come il basso costo e l'ampia raggiungibilità, insieme a un modello economico che verte molto di più attorno alle qualità diversificate di un contenuto articolato ed elevato».
Quale sarà l’impatto dell’iPad nell’editoria?
« Molto grande. È la terza grande piattaforma informatica: pc, cellulare e ora il tablet. È un dispositivo molto diverso: tattile, esperienza quasi sensuale, con applicazioni "immersive". In più l’iPad è personale: dà sensazione più di intrattenimento che di lavoro. Noi scommettiamo che se ne venderanno decine di milioni; che la gente vorrà leggere i media su questi dispositivi e che sarà disposta a pagare. Non tutti, ma una quantità sufficiente di lettori».
Sarebbe una bella scommessa vinta.
«Per ora è così. In Usa l’iPad ha un successo enorme. è stato uno dei primi a lanciare la rivista su iPad: la gente ha pagato 5 dollari, abbiamo venduto 100mila copie il primo mese».
Ma pagano per un prodotto diverso?
«La domanda infatti è: che cos’è una rivista su iPad? Quando converti un giornale dalla stampa al tablet alcune cose restano uguali, come le parole o le foto, altre sono molto diverse: video, interattività, animazione, alternativa di visualizzazione, . Siamo agli inizi per quel che riguarda la sfida creativa di re-immaginare un giornale con questo nuovo modello di distribuzione e interazione».
Lei non è direttore della versione web di Wired ma di quella cartacea e su iPad: perché?
«La versione su iPad ha origine da quella cartacea. Noi non l’abbiamo appaltata ad altri team, ma creata in parallelo. I nostri designer, fotografi e scrittori sviluppano tre edizioni contemporaneamente: cartacea, portrait e landscape. Raccontiamo storie in una maniera nuova. La versione cartacea è incredibilmente efficace: io preferisco i libri su carta. Ma amo anche l’iPad. Fin quando la versione di carta porterà dei valori sarà richiesta da una parte del nostro pubblico. Forse non dai nuovi lettori. Io continuerò a promuovere entrambe le versioni».
Lei si sente un giornalista?
«Oggi il direttore di una rivista diventa un manager. Il mio bigliettino da visita dice "Direttore", ma se imiei figli seguissero imiei passi, sui loro ci sarebbe scritto "Community Manager". Al contempo, il mio mestiere consiste nel fare il produttore multimediale. Siamo dei brand manager, ma senza scordarci di fare i direttori».
Essere un community manager è la nuova qualità del giornalista?
«L’editoria avrà bisogno di una nuova classe di professionisti con forti capacità di ascolto, guida, gratificazione e punizione: qualità necessarie per tenere insieme community e non tradizionalmente giornalistiche».
Tra dieci anni i ragazzi leggeranno i quotidiani?
«Non come oggi. Ne leggeranno svariati, probabilmente su dispositivi complessi. E i quotidiani potrebbero essere più simili a riviste giornaliere che non a notiziari. Per riuscire a fare, in 12 ore, qualcosa che il web non abbia già fatto. Anziché avere 30 giornalisti che seguono una storia, meglio 30 che trovano le proprie storie. I nostri figli avranno di sicuro un rapporto coi quotidiani: forse non cartacei, ma l'istituzione, la testata che dà autorevolezza, resterà e fornirà valore».
martedì 30 marzo 2010
L'Italia perde posti in innovazione "In pieno ritardo tecnologico"
Da notare che invece, secondo l'indice di competitività (pubblicato da World Economic Forum, l'Italia ha guadagnato un punto (ora 48esima), quindi il problema è proprio nell'innovazione e nelle nuove tecnologie. "Il motivo è che il Paese non investe in questi campi, a differenza degli altri in Europa e persino di molti di quelli in via di sviluppo", dice a Repubblica.it Maurizio Dècina, ordinario di reti e comunicazioni al Politecnico di Milano e uno dei massimi esperti di tecnologia in Italia. "Sono tre i punti dove lo Stato dovrebbe investire: l'alfabetizzazione informatica, la copertura banda larga e le nuove reti in fibra ottica", continua. "Per il primo punto ha appena stanziato la "strabiliante" cifra di 20 milioni di euro per dare un contributo di 50 euro ai giovani che comprano un'Adsl. Per il secondo punto andiamo avanti ancora con i fondi delle precedenti legislature.
A differenza di Regno Unito, Francia, Germania, Stati Uniti. "Questo è il solo governo a non avere dato fondi per le infrastrutture banda larga", rincara la dose Paolo Gentiloni, responsabile Comunicazione per il Pd. "La copertura banda larga nei comuni in digital divide avanza solo con i fondi pubblici stanziati dalla nostra precedente legislatura", aggiunge. Se non arriveranno i fondi del Cipe, i piani di copertura contro il digital divide potrebbero fermarsi a dicembre 2010, ultimo orizzonte temporale degli annunci del governo.
Alessandro Longo
martedì 2 febbraio 2010
Internet più economica e veloce Scoperta di un ricercatore pisano
PISA. Connettersi a internet con un risparmio energetico del 50% e allo stesso tempo avere un'altissima potenza di trasmissione. Si tratta di una scoperta - ancora all'inizio, ma di cui si sono gettate le basi - cui ha lavorato un'équipe di ricercatori fra cui il pisano Luca Valcarenghi della Scuola Superiore Sant'Anna.
Prende forma la "green internet", che permette connessioni superveloci e "risparmiose" dal punto di vista dei consumi, grazie a uno speciale sistema di "stand by". In pratica, una specie di "interruttore" in grado di attivarsi quando il sistema non richiede trasmissione o ricezione di dati.
Questa scoperta, cui ha contribuito in maniera significativa il giovane ingegnere Luca Valcarenghi del Ceiicp (Centro di eccellenza l'ingegneria dell'informazione, della comunicazione e della percezione) della Scuola Sant'Anna, durante i sei mesi come "Fulbright Research Scholar" alla Stanford University, ha appena ottenuto un significativo riconoscimento a livello internazionale.
La relativa pubblicazione ha ricevuto il "Best Paper Award" al secondo "Ieee International Workshop on Green Communications" all'interno di Globecom 2009, conferenza internazionale dove, nell'ultima edizione, si sono dati appuntamento più di 2mila esperti del mondo delle telecomunicazioni.
Le architetture per rendere più efficienti, dal punto di vista energetico, le reti di accesso ottiche sono una delle linee di ricerca che si stanno sviluppando presso il "Centro di Eccellenza" della Scuola Superiore Sant'Anna. Le reti di accesso ottiche, note con il nome di "Passive optical networks (Pon), permettono agli utenti finali di raggiungere velocità di trasmissione e di ricezione fino al gigabit al secondo: ciò significa trasferire, ad esempio, il contenuto di un dvd a due lati e a doppio strato - 17 GB - in poco più di 2 minuti. Tuttavia le reti di accesso sono attualmente responsabili di una significativa parte, più del 50 per cento, del consumo energetico delle reti.
In particolare, i dispositivi lato utente (le cosiddette Optical network units - Onu) sono tra i dispositivi presenti nelle reti di comunicazione che richiedono il maggior consumo energetico per unità di informazione trasmessa. Durante la ricerca, Luca Valcarenghi ha posto le basi, insieme ai colleghi della Stanford University e della Fujitsu Laboratories Ltd., per sviluppare architetture e protocolli in grado di migliorare l'efficienza energetica delle "Pon". L'idea consiste nell'attivare uno "sleep-mode" (simile allo stand-by dei televisori) nelle "Onu" quando non richiedano ricezione né trasmissione di dati. Uno studio iniziale ha mostrato che la realizzazione dello "sleep-mode" fa diminuire di oltre il 50% il consumo energetico delle attuali "Pon".
giovedì 28 gennaio 2010
Geo-Social, tutta la Rete è un gioco
Fenomeno destinato a segnare il web o sbandata momentanea? Lo vedremo, ma per ora i social network geo-referenziati sono uno dei trend da tenere d'occhio nel 2010. Approfittando dei rilevatori gps installati negli smartphone o della semplice connessione, le applicazioni create per questi siti permettono di aggiornare gli amici su dove ci troviamo fisicamente e consigliare loro posti da visitare o informarli su quello che ci passa per la mente. Alcuni dei nomi più noti nel settore sono Loopt, Brightkite, l'italiana MobNotese, naturalmente, Google Latitude.
Meno conosciuti in Italia, ma in forte crescita negli Stati Uniti, sono invece i network che intorno alla geo-referenziazione hanno creato dei giochi. Gli esempi più interessanti sono Foursquare, Gowalla e Rummble in cui, con le dovute differenze, gli utenti sono incentivati a visitare il maggior numero di posti possibile per acquisire premi o titoli da sfoggiare con gli amici. Tutti questi siti sfruttano delle applicazioni per cellulari di nuova generazione e per utilizzarli non serve una registrazione specifica, ma si può usare Facebook Connect, la funzione del "libro delle facce" che permette di portarsi in giro per la rete i propri dati e, soprattutto, gli amici.
Mauro Munafò
sabato 16 gennaio 2010
Always on
Cellulari, smartbook e tablet pc
In attesa, per le connessioni «fisse», di una maggiore diffusione della banda larga anche da noi (solo il 34,5% della popolazione italiana vi ha accesso), e dell’arrivo della connettività 4G per cellulari, portare la Rete sempre con sé è ormai un’abitudine consolidata. Grazie per esempio a telefonini sempre più intelligenti e dagli schermi sempre più grandi. Come il GW990 presentato in Nevada dalla LG: con uno schermo da 4,8 pollici è difficile non solo da portare, ma anche capire quanto sia distante da un tablet pc vero e proprio. Questi ultimi, minicomputer con schermi rigorosamente touch — e che, senza tastiera, diventano slate pc — sono stati i veri protagonisti del Ces 2010. Concepiti appositamente per navigare e usufruire ovunque ci troviamo dei contenuti online, siano essi video, musica o libri e giornali, secondo gli esperti sono i nostri futuri oggetti del desiderio. Dal modello della Hp con Windows 7 che è stato presentato dal presidente di Microsoft, Steve Ballmer, all’iSlate di Apple, verosimilmente il futuro riferimento per tutta la categoria, la cui presentazione a opera di Steve Jobs è invece attesa (con trepidazione) a fine mese. Nel mezzo dei due colossi, tante le novità presenti negli stand della fiera. Lo smartbook della Freescale, per esempio, colorato e con dimensioni ridotte, e il curioso Ideapad U1 Hybrid della Lenovo: un netbook da cui è possibile «staccare» lo schermo che diventa così un vero tablet indipendente. Un grande ruolo verrà giocato per questo tipo di terminali i portatili che monteranno il sistema operativo Android, concepito da Google proprio per lavorare in costante collegamento online. Al Ces sono state fatte due anticipazioni che hanno creato grande attesa: l’elegante slate pc della Dell e il laptop low cost (da meno di 200 euro) della Hp.
Tv intelligenti e connesse
Sempre più «smart», a differenza spesso dei programmi che poi trasmettono, lo stanno diventando anche le nostre tv di casa, altro — nuovo — terminale della nostra vita online. Sony in testa con la serie Bravia, poi Sanyo, Philips, Toshiba, tutti vogliono portarci l’Internet semplificata grazie all’uso del telecomando. Ma il Web da salotto non vuole tanto essere legato alla pura navigazione, quanto al portare sullo schermo che ci è più famigliare i contenuti e i servizi della Rete. Così Lg e Panasonic hanno presentato un’applicazione di Skype che ci permetterà di videotelefonare a basso costo stando seduti sul divano. Il leader di settore Samsung, da parte sua, con il progetto «Internet@Tv» ha annunciato invece un vero negozio online di programmi da utilizzare sulla propria tv, per crearsi i propri palinsesti, videogiocare online o ascoltare le web-radio.
Internet da cruscotto
Ma le vie della Rete non sono ancora finite. Con una parte sempre più rilevante della giornata spesa in macchina, le nostre auto non potevano che essere la nuova frontiera dell’online. Ci si stanno buttando tutte le principali case autmobilistiche, da Honda a Bmw, da Audi a Toyota. Seguendo il successo del pioniere «Blue&me» di Fiat (un milione di auto vendute), progetto maggiormente legato all’intrattenimento, Microsoft ha annunciato le partnership con Ford e Kia. L’azienda americana aggiungerà al Sync un nuovo schermo a tocco da cui navigare, vedere video in alta defnizione e — volendo — utilizzare Twitter. Progetto simile, dal nome Uvo, per le vetture coreane. Il tutto in barba, a dire il vero, ai crescenti allarmi per le distrazioni eccessive per i guidatori.
Federico Cella