| I social network sono la nuova frontiera del crimine informatico. Secondo l’ultimo rapporto della società di sicurezza Sophos, gli attacchi di questo tipo nel 2010 sono raddoppiati rispetto all’anno precedente. Con 500 milioni di utenti, Facebook è di gran lunga il sito più bersagliato; il 43 % degli internauti intervistati da Sophos ha lamentato di essere stato oggetto di tentativi di phishing (nel 2009 erano il 21 per cento), il 67 % ha ricevuto spam e virus e altri tipi di software maligni hanno minacciato il 40 % degli utenti. C’è poi il fenomeno degli account compromessi, che si verifica quando qualcuno riesce ad accedere al profilo di un iscritto a un social network, rubandogli le credenziali di accesso. “Qualche mese qualcuno – racconta l’ethical hacker Raoul Chiesa - ha offerto sul mercato nero le password per accedere a tre milioni di account Facebook, ed era un’offerta reale, tanto che poco dopo è cominciata un’ondata di attacchi di phishing”. Come afferma l’esperto di sicurezza di Sophos, Graham Cluley, “una volta che si è penetrati in un account Facebook è come aver scoperto una miniera d’oro: l’utente ha immesso tutte le sue informazioni personali, che sono a tua disposizione”. Non solo, ma impadronendosi di un account si ha spesso accesso a data di nascita, indirizzo email e spesso anche numero di cellulare degli “amici”. Partendo da questa base, trovare poi altre informazioni utili a completare il profilo di un utente – da rivendere poi a società di marketing o da utilizzare magari per svuotare il suo conto bancario – è un gioco da ragazzi. E se, come spesso accade, l’utente utilizzava per accedere al suo profilo la stessa password usata per altri siti, ad esempio, per la mail, il furto dell’identità su Facebook è solo il primo passo per accedere a tutti i suoi profili online. Un problema che potrebbe aggravarsi se il progetto di Zuckerberg del “single sign on” via cellulare - quello per cui, dopo aver effettuato l’accesso a Facebook in mobilità si potranno utilizzare varie altre applicazioni installate sul telefonino (per esempio, molti giochi), senza doversi autenticare di nuovo - dovesse prendere piede. “È un’arma a doppio taglio – commenta Chiesa – se usata con cognizione, tramite una connessione criptata e una password robusta, può essere vincente. Altrimenti rischia di peggiorare le cose”. Uno degli attacchi che si stanno maggiormente diffondendo sui social network è il “clickjacking”, che consiste nell’ingannare il navigatore inducendole a cliccare su un pulsante apparentemente innocuo, che dovrebbe servire a condividere o a esprimere il proprio apprezzamento ( “mi piace) verso un certo contenuto. Di solito si tratta di inviti accattivanti – qualche tempo fa circolava su Facebook un messaggio con un link che prometteva di far comparire un filmato “hot” di Belen. Gli esperti di Sophos hanno però constatato negli ultimi tempi il moltiplicarsi di link morbosi o grotteschi: storie di suicidi, di incidenti stradali, di persone attaccate da degli squali. In realtà, quella che il navigatore visualizza è solo una specie di “maschera”, che nasconde il vero link: cliccandoci su, si viene indirizzati verso un sito contenente di solito del codice maligno, che serve a “iniettare” nel Pc del malcapitato un virus o uno spyware. Come se non bastasse, l’azione effettuata appare sulla propria bacheca e nello stream dei propri contatti, inducendoli a cliccare anch’essi e propagando così l’infezione. Un altro dei pericoli di Facebook deriva dalle applicazioni di terze parti che, nonostante tutte le precauzioni prese, sono a volte costruite appositamente per catturare i dati degli utenti attraverso dei falsi sondaggi e che, una volta installato, procedono a spammare tutti i propri contatti per raccogliere ulteriori informazioni. “Le dimensioni delle attività fraudolente sul network sono ormai fuori controllo – sostiene Cluley – Il sito sembra essere incapace o non intenzionato a investire le risorse necessarie per bloccare il fenomeno”. I responsabili del network sono soliti ribattere di avere a cuore la privacy e la sicurezza dei loro utenti; certi recenti scelte, come la decisione (poi rientrata) di autorizzare le applicazioni ad accedere al numero di telefono e indirizzo di casa degli utenti, o l’introduzione del “tagging” automatico delle foto, lasciano però più di un dubbio sulle loro reali intenzioni. La ricetta migliore è forse quella di difendersi da soli: scegliere password lunghe, fatte di simboli, lettere e numeri; non usare mai la stessa password per più siti, perlomeno per quelli importanti, e non installare applicazioni non necessarie. E soprattutto, usare un minimo di buon senso e ricordare sempre che, se una cosa è troppo bella per essere vera, o troppo invitante, è facile che ci sia sotto qualche fregatura. | |
venerdì 21 gennaio 2011
Il nuovo paradiso dei cyber criminali? I social network
giovedì 22 luglio 2010
Svezia, rivoluzione web arriva il provider pirata
Rete Libera. Il "Provider Pirata" non funzionerà proprio come un normale servizio di connessione. Sarà un affare più complicato che chiamare Alice, Libero o Fastweb e chiedere un allaccio Adsl. All'utente sarà chiesto di occuparsi di eventuali malfunzionamenti del proprio collegamento. Dopotutto si tratta di una rete pirata e nessun altro al di fuori dei pirati deve metterci le mani. Gustav Nipe, membro del PiratPartiet e responsabile del provider con le tibie, è chiaro: "Questo è uno dei modi per non soccombere al Grande Fratello. Un provider pirata è necessario, non fosse altro che per mettere il sale sulla coda ai provider 'ufficiali'. Se non si comportano come dovrebbero, ci sarà sempre qualcuno pronto a prendere il loro posto". Il Provider Pirata ha già iniziato la sua attività, al momento in fase di test nell'area di Lund. Arrivare al resto del paese è un'operazione che dovrebbe richiedere non più di qualche mese.
Anonimi. ViaEuropa è la struttura alla base dell'ISP pirata, la stessa dietro il servizio iPredator, la rete privata collegata The Pirate Bay. E questo significa una cosa precisa: gli utenti non avranno nome e storia. Gli indirizzi Ip non saranno conservati, né il provider permetterà al governo svedese di monitorarli. In più non ci saranno "log" delle attività di rete, nessun registro di quello che accade attraverso i server del Provider Pirata. Un grattacapo per chi si occupa di sicurezza informatica e anche della commissione antipirateria svedese. Gustav Nipe non sembra curarsene, anche se Henrik Pontén, membro della commissione, dichiara che il Provider Pirata dovrà comportarsi come ogni altro fornitore di servizio e in caso di richieste da parte delle autorità fornire dati e dettagli sugli utenti. Ma dalla parte di Nipe, il toro ha già la testa tagliata: se non verranno tenuti registri, questi dati non esisteranno mai.
di TIZIANO TONIUTTI
mercoledì 17 marzo 2010
Rete Libera, i “pirati” si danno appuntamento a Roma per il 20 marzo
È passato un anno dalla prima edizione della Festa dei Pirati – tenutasi il 28 marzo 2009 al Teatro delle Arti nel quartiere Garbatella di Roma.
La manifestazione ha riscosso un successo tale da “meritarsi” un altro giro di giostra.
L’obiettivo dell’incontro e è quello di dar voce ad una vera e propria corrente culturale, quella che ritiene la “pirateria telematica” un consapevole atto di disobbedienza civile e non un atto di inciviltà che teso a “derubare” gli autori delle loro opere.
Il movimento – che riscuote consensi negli USA come in Europa – ritiene che il diritto d’autore sia una gabbia che impedisce la reale innovazione creativa, i cui effetti procurerebbero proventi agli stessi autori.
Sono moltissimi gli attivisti italiani e stranieri che promuovono il libero scambio di beni intellettuali, le loro ragioni non sono quelle tipiche dell’egoismo criminale, ma piuttosto quelle del bene comune.
Invece di restare in casa a vergognarsi per aver “rubato” brani musicali, film, libri o quant’altro, i pirati si ritroveranno – ancora una volta – a Roma, il 20 marzo al teatro Capranica; per incontrarsi, dibattere e difendere il diritto alla conoscenza. Tra le novità di quest’anno, troviamo l’istituzione di corsi pratici anti-censura.
Il dato da cui nessun commento può prescindere è che i due terzi del traffico internet sono generati dal peer-to-peer; tentare di ignorare la realtà o di contrastarla è di certo molto più faticoso e dispendioso rispetto a quanto lo sia sforzarsi di capire innanzitutto perché e come si è arrivati a questo stato di cose e – in secondo luogo – cominciare a chiedersi: è davvero così terribile?
Il Movimento ScambioEtico – fautore della manifestazione – intende dimostrare che “la difesa a oltranza della proprietà intellettuale, non solo è tecnicamente impossibile, ma incompatibile con il futuro della libera informazione e della creatività in rete“.
Nel corso della Festa dei Pirati verranno analizzate al microscopio le misure adottate dal governo in materia di Internet, si indagheranno le nuove possibilità offerte dal passaggio al web 2.0, si presenteranno software capaci di garantire l’anonimato e la libertà di navigazione – in particolare per gli utenti che vivono in paesi dove Internet viene censurato.
Fra i partecipanti segnaliamo alcuni rappresentanti del Partito Pirata svedese, gli ideatori del sito – fuorilegge in quasi tutta Europa – “The Pirate Bay”, blogger di fama internazionale e artisti di avanguardia.
Alla luce di tutto questo, si può ben dire che – al di là delle posizioni – i “pirati telematici” sono più i membri di un movimento culturale che quelli di un’associazione a delinquere.
Anna Coluccino