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giovedì 26 gennaio 2012

Digital Agenda, Neelie Kroes: ‘Norme equilibrate contro la pirateria ed entro l’estate strategia sul cloud e Paper sulla connected Tv’

[Key4biz 25/01/2012]
Torna a parla di diritto d’autore e pirateria il Commissario Ue alla Digital Agenda, Neelie Kroes, in occasione del Forum sulla proprietà intellettuale dell’Europarlamento.

Il Commissario ha sottolineato ancora una volta i vantaggi dell’era digitale per la diffusione dei contenuti, ribadendo la necessità di trovare le giuste soluzioni contro il downloading illegale.

“Dobbiamo fermare quei siti che intenzionalmente consentono la massiccia violazione del copyright e guadagnano laute somme a spese dei creatori”, ha detto la Kroes.

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martedì 12 aprile 2011

Report demolito dal web: allarmisti Milena Gabanelli replica all'Unità

[L'Unità 11/04/2011] L'avrebbe mai immaginato Milena Gabanelli che la sua puntata di Report andata in onda domenica sera avrebbe alzato un polverone su Internet, provocando una rivolta dei suoi fan in rete? Il caso è scoppiato sul servizio di Stefania Rimini intitolato “Il prodotto sei tu”, dedicato al marketing online di società come Google, ai social network come Facebook e Twitter e alle insidie della rete. Una puntata – a detta degli internauti “competenti” - “confusa e disfattista”, ha scritto Luca Mele su Twitter, e così "superficiale" - accusano i detrattori - da beccarsi addirittura un "#fail" dai fan su Internet. Il "fail" è una parola chiave che segnala persone o argomenti negativi. Ha scritto Paolo: «Mai avrei pensato di accostare un #fail a Gabanelli, di solito lo metto accanto a Gasparri». “Il presupposto era che le società che fanno business e pensano alla Borsa sono il male: era luddismo!”, ha commentato Antongiulio Bua sullo stesso social network, che ha catalizzato le proteste dei telespettatori durante e dopo la messa in onda della trasmissione. E sono state le “imprecisioni e la confusione della puntata” - così le ha definite Valentina Tolomelli - a scatenare il popolo della rete, devotissimo alla conduttrice di Raitre.

A fronte del silenzio dei cittadini su altre puntate più scomode, come ad esempio quella di due settimane fa incentrata sugli insuccessi di Fiat (“...ma non è che quei Report fossero migliori, erano gli spettatori a saperne meno”, spiega Calamity Jane), la ribellione della gente di Internet che si è sentita delusa da Gabanelli si è fatta sentire. Una delusione che Marco Zilberstein ha analizzato così: “Report, ovvero come rovinare un brand: mai prendere in giro la Rete”.
Ecco, forse a questo la conduttrice non aveva pensato, sottovalutando l'affidabilità che il “brand Report” era riuscito a costruirsi in rete, e soprattutto “grazie” alla rete. Le abbiamo chiesto di rispondere alle domande dei lettori (GUARDA IL VIDEO).

«Noi non abbiamo fatto una puntata per la rete, che conosce benissimo e sa tutto - ha replicato a l'Unità Milena Gabanelli -noi abbiamo portato in una tv generalista un argomento che di solito viene discusso in rete tra competenti. Abbiamo dovuto ovviamente adattare il linguaggio, semplificare, ma penso che il servizio sia stato molto utile per tanti genitori e per tanti frequentatori che molte informazioni non le hanno. Mai detto che bisogna prendere le distanze dai social network, che non sono giochini, questo no – ha chiosato – io più volte ho detto che la democrazia e la libertà in rete sono valori assoluti. Ma la puntata, andata in onda su una tv , era rivolta a tutti, e non solo agli addetti ai lavori». E questo alla fine lo hanno capito anche gli internauti: “Evidentemente non eravamo l'audience di riferimento - ha notato Emiliano De Matteis – ma per i miei genitori è stata istruttiva”.

Dopo la prima valanga di commenti negativi a caldo, qualcuno oggi ha cominciato a fare autocritica: “Perchè tutti contro Report??? La gente non conosce i rischi dei social network?”, ha scritto marcosansalone. “Report ieri sera è stato superficiale. Ma le reazioni degli utenti assomigliano alla difesa di una casta che alimenta il Digital Divide”, ha notato Daniele Lombardi. Ha dunque ragione la conduttrice quando, rispondendo alle domande de l'Unità, ha detto che “una cosa approfondita in rete, su quelli della rete, si fa in rete”, e non in tv? “Mi guarda anche la Signora Cesira”, ossia la vecchia casalinga di Voghera - ha sottolineato Gabanelli “e io devo essere in grado di spiegare il prodotto strutturato alla Signora Cesira. La tv generalista non è la rete, e quindi il popolo della rete deve portare pazienza se abbiamo usato un linguaggio semplice per spiegare cose da addetti ai lavori, mi sembra che dobbiamo fare questo sforzo, se no ci sono dei soggetti che parlano solo tra loro, e il resto del mondo è fuori”. “Volevamo capire un po' di meccanismi – ha concluso la conduttrice - ho capito che tanta gente non li sa e abbiamo dedicato mesi a indagare su questo mondo e a raccontarlo su una tv generalista. Già il fatto che se ne discuta e la discussione non rimanga confinata in rete mi sembra una buona cosa”.

Capitolo chiuso? No: la giornalista che ha curato la puntata, Stefania Rimini, ha deciso di aprire una videochat nel pomeriggio per commentare la puntata. Ma le risposte che sono state date, sempre a detta degli utenti Twitter che hanno fatto una diretta LIVE della videochat, non sono state esaurienti.

Forse è vero che il popolo della rete è esigente. Forse è anche giusto non pretendere che una televisione che ha un target non di nicchia affronti alcuni temi troppo nello specifico, sebbene siano stati in molti a ribattere che il problema non era nel linguaggio ma nei contenuti. Ciò che resta è che la puntata di Report è comunque servita a comprendere che questo "popolo di Internet", in fin dei conti, non è più una minoranza, come in molti (troppi) continuano a credere. E riesce a farsi sentire. Lo tengano a mente i giornalisti, ma soprattutto i politici, che spesso non sanno di cosa stiamo parlando.
Maddalena Loy

sabato 12 febbraio 2011

Social tv. La televisione interattiva passa per nuove applicazioni iPad

[Mediapolitika 12/02/2011]

Cosa sta succedendo alla nostra TV? Tutto ruota intorno ai social network e alle applicazioni ormai. Negli Stati Uniti si sta già diffondendo la tv interattiva. IPhone, iPad o altri smartphone con sistema operativo Android possono oggi essere sincronizzati con la tv, sincronizzazione che passa per applicazioni tramite cui è possibile ottenere informazioni in real time sui contenuti trasmessi. Una funzionalità simile è fornita anche dal digitale terrestre, ma in una versione base. Invece le applicazioni di cui parliamo offrono una maggiorazione dell’interattività televisiva.

Infatti, le applicazioni in questione permettono di conoscere chi altro è connesso e guarda lo stesso programma, di interagire con il network votando, commentando e confrontandosi con la rete, di ottenere informazioni sui personaggi, attori ambienti.

Un caso di successo che in USA sta riscuotendo un incremento di interazione sempre crescente è la ABC’s Grey’s Anatomy Sync che fornisce un esperienza visiva a doppio schermo nei giovedì sera americani, quando va in onda la serie televisiva; sullo schermo più grande, è possibile guardare lo spettacolo dal vivo come si farebbe normalmente mentre sull’iPad, sincronizzato alla tv e su cui è installata la app, si possono guardare in tempo reale tutti i contenuti interattivi relativi alla serie, contemporaneamente ai frame che vanno in onda.

La tecnologia di media sync funziona in combinazione con il microfono tramite il quale utilizzando il watermark audio (utile per il monitoraggio rating tv) l’app può intercettare tutti i contenuti corrispondenti e trasmetterli sull’iPad. In questo modo la app può essere utilizzata in real time ma anche in differita.

Il download dell’app ABC’s Grey’s Anatomy Sync sembrerebbe gratuito per i possessori di iPad. L’app permette di accedere con un semplice click al mondo di Grey’s Anatomy e svela tutto ciò che che c’è da sapere sui vari personaggi. Ovviamente molto iteressati sono subito sembrati i fan del serie tv.

Pensiamo se in Italia serie tipo “Romanzo Criminale” potessero disporre di tale funzionalità interattiva. Per ora possiamo solo dire “immaginiamo”! In attesa che il nostro Belpaese si omologhi al resto del mondo tecnologizzato.

Elio Lacavalla

domenica 28 marzo 2010

Contrappunti/ L'insostenibile leggerezza del web

[Punto Informatico 28/03/2010] Roma - Nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un nuovo interesse della televisione verso le rete Internet. Il tutto condito di numerosi aggettivi roboanti. Il critico televisivo per eccellenza, Aldo Grasso, per esempio, ha descritto l'esordio di MentanaCondicio, talk show politico condotto da Enrico Mentana traghettato sul web di corriere.it per sfuggire alle censure della par condicio, come "una data storica, che verrà ricordata nei libri di comunicazione".

Un giudizio forse esagerato, visto che il programma in questione era un banale format giornalistico di quelli che vanno in onda sul web (anche sul sito di corriere.it) da qualche anno a questa parte. Ma il trionfo della retorica televisiva applicata alla rete è stato riservato da critici ed editorialisti a Raiperunanotte, versione alternativa di Annozero organizzata da Michele Santoro in accordo con la Federazione della Stampa ed il sindacato dei giornalisti al PalaDozza di Bologna: un programma in aperta contrapposizione con i diktat Rai, colpevole di aver allontanato i talk show politici dalla televisione pubblica nel mese precedente alle elezioni. Anche in questo caso abbiamo letto analisi ampie sulla grande novità della TV che diventa web, e parole come "rivoluzione" ed "evento web" hanno riempito le pagine dei quotidiani.

Raiperunanotte è stato un esperimento interessante. Interessante e riuscito, al di là delle cifre sulla sua diffusione che circolano in questi giorni. E le ragioni del suo interesse sono in primo luogo ambientali: nel giro di poche settimane è stato possibile allestire "un luogo" alternativo a quello usuale dal quale trasmettere un programma televisivo. È la presa di coscienza di un ecosistema che del resto esiste già da qualche anno, ma che è sempre stato considerato ininfluente nella logica verticale del mainstream. Così i milioni di telespettatori di Annozero, per una volta, hanno seguito il proprio programma preferito dentro nuove stanze. Fondamentalmente due: alcuni canali satellitari di nicchia o TV locali che hanno ritrasmesso l'evento, e attraverso uno streaming Internet localizzato in molti siti differenti (da RepubblicaTV a moltissimi blog).
Resta inteso che stiamo parlando di televisione, ci stiamo riferendo ad un formato riconosciuto, con attori noti che il pubblico identifica come abituali. Non è successo nient'altro. E allora cosa c'entra Internet con tutto questo?

Esiste una retorica spicciola, per altro molto utilizzata in questi giorni, secondo la quale la rete libera salva la TV in pericolo. Ne abbiamo sentito parlare molto. Non a caso il sottotitolo del talk show di Mentana è "Vietati in TV liberi sul web", non a caso Michele Serra commentando il programma di Santoro dice "è quella fascia di pubblico, in larga parte giovane, che ritiene di non avere più rappresentanza televisiva. Il suo esilio, prima ancora che politico, è culturale: il linguaggio della tivù, in gran parte calibrato su un'idea corriva e classista dei gusti popolari, non gli appartiene da anni". Serra confonde una audience usuale e televisiva con qualcosa che ancora di fatto non esiste se non nelle sue (e nelle nostre) aspirazioni. Il web che libera la TV è insomma un progetto ancora tutto da costruire.

Chi ha osservato Raiperunanotte conoscendo la Rete ha in genere punti di vista ugualmente positivi, anche se meno romantici e più informati rispetto a chi, come Grasso e Serra, esaurisce la propria visione del mondo dentro l'analisi degli old media. Per esempio Davide Bennato scrive "che in questa alleanza tra televisione e media digitali hanno vinto entrambi delineando un'ecologia dei media assolutamente interessante"; mentre Giovanni Boccia Artieri parla di "Un modo di fare televisione che ha saputo, insomma, sfruttare la dimensione dei pubblici connessi". Personalmente sospetto qualche entusiasmo di troppo e vorrei sottolineare alcuni altri aspetti e qualche rischio.

Il primo traspare dalla apologia dei risultati che ha accompagnato e seguito la trasmissione. La logica dello share, l'unico criterio dominante in ambito broadcast è stato, quello sì per la prima volta, trascinato a forza in Rete. A tale proposito sarà utile ricordare che il "celolunghismo" da Auditel è uno dei peggiori figli della televisione mainstream e rappresenta, in ultima analisi, anche la causa della sua decadenza. Questo per almeno due importanti ragioni. La prima è che riducendo la comunicazione a mero scambio economico si allontana ogni afflato di libertà: una rapida occhiata ai palinsesti televisivi dei principali network potrà in tal senso essere d'aiuto. In secondo luogo, è forse antipatico sottolinearlo, ma le agitazioni democratiche che hanno portato a Raiperunanotte sono occasionali e in parte interessate, e non hanno dato grande segno di sé quando, per esempio, il cattivo amministratore dai pruriti censori solo qualche mese fa ha defenestrato senza ragione il bravo (e poco allineato) direttore di Rai3 Paolo Ruffini. Nessuno che abbia pensato ad un RaiperRuffini sul web fino a che il giochetto dei troppi interessi incrociati è rimasto in piedi.

Ma ancora più convincente è la constatazione che la logica dell'audience non può essere trascinata in Rete così com'è. II successo di Raiperunanotte, come è evidente, dipende solo in parte dal numero di spettatori che hanno seguito il programma in real time: una volta digerita dal web, la reputazione di quei contenuti è determinata da molte altre variabili. Dagli spezzoni su YouTube, alle citazioni ed alle conversazioni sui social network e ad una miriade di altri canali secondari dei quali è difficile tenere traccia. In altre parole, quando Santoro annuncia trionfante che al "più grande evento web della storia italiana" hanno partecipato tot migliaia di persone, racconta solo una parte marginale del tutto.

I rischi dicevo. I rischi e qualche speranza. I rischi sono modesti, per esempio una banalizzazione dell'idea di Rete che renda vano il traghettamento di una quota di pubblico televisivo verso nuovi strumenti. Esattamente come avviene con Facebook, la migrazione dei contenuti televisivi sul web apre una possibilità di svelamento tecnologico rivolta ad un numero ampio di soggetti capitati lì quasi per caso. Mentre gli esperti di Rete si titillano con idee formidabili ma di nicchia come il social zapping (vale a dire la tendenza sempre più diffusa di aprire conversazioni in tempo reale sulle reti sociali a margine di uno streaming TV) o l'analisi degli hashtag di Twitter (in occasione di Raiperunanotte Luca Alagna ha fatto un bel lavoro al riguardo) il tema davvero importante è capire se e come un numero ampio di cittadini può approdare a strumenti informativi migliori di quelli di cui attualmente dispone. Più ampi, meno ancorati ai tanti legacci della TV lottizzata o commerciale, in definitiva più liberi e personali.

Il punto è usare Santoro per andare oltre Santoro, uscendo dalla logica imperante del "più grande evento web della storia" o da quella altrettanto deprimente del giornalismo eroico che percorre i sentieri di montagna visto che l'autostrada è momentaneamente occupata. C'è tutta una nuova televisione da immaginare che non ha grandi punti di contatto con quella che conosciamo, una TV che, osservata da qua, vede già adesso fenomenali autostrade là dove altri continuano ad riconoscere solo impervi sentieri di montagna.

Massimo Mantellini
Manteblog

lunedì 15 febbraio 2010

Una Web TV fatta da e per i clochards

[Ciaoblog 15/02/2010]

Sta accadendo a Torre Annunziata. Il comune campano ha deciso – in seguito ad una proposta dell’artista multimediale Salavtore Sparavigna – di coinvolgere i senza tetto in un articolato progetto editoriale, il cui culmine consiste – per l’appunto – in una Web TV realizzata da e per i clochards.

Il re-inserimento nel mondo “ordinario” di donne e uomini che – per diverse ragioni – si sono allontanati dalle dinamiche che connettono gli esseri umani alla società in cui vivono, deve partire necessariamente dall’educazione al multimediale. Il nostro mondo è fortemente caratterizzato dalla presenza della Rete, con tutto ciò che essa implica e comporta; per tanto non solo è giusto, ma è necessario relazionarsi ai clochards consegnando nelle loro mani i nuovi mezzi di cui il mondo si serve; perché imparino ad utilizzarli e – magari – a rientrare attraverso di essi nelle dinamiche sociali.

Al giorno d’oggi, non sapere cos’è Internet, come si usa, quali sono le caratteristiche preponderanti del mezzo, equivale ad essere dei disadattati, degli esuli in patria. E non perché sia Internet sia di fondamentale importanza per la sopravvivenza, ma perché non si può prescindere dalla conoscenza del mezzo, così come non si poteva prescindere dalla consapevolezza di cosa fosse il “telefono” dopo la sua invenzione.

A monte di quest’iniziativa, c’è una percorso fotografico – ideato dallo stesso Sparavigna – in risposta ad una provocazione: Se la mia strada fosse stata un’altra?

Negli scatti del fotografo torrese si riconoscono, travestiti da clochards, volti noti della televisione, del teatro, della musica e dello sport napoletano.

Da Rispo a Carpentieri, da Colasurdo a Peppino di Capri, da Rosolino a Gragnianiello, sono in 12 ad essersi prestati a vestire – per qualche ora – i panni di un senza tetto.