[Punto Informatico 23/06/2010] Roma - Secondo uno studio commissionato da McAfee circa la metà dei teeenager che passano del tempo online ha condiviso informazioni personali con sconosciuti.
"Anche se i ragazzi sanno che non devono parlare con estranei, online si viene a creare un senso di fiducia e anonimato che fa loro abbassare la guardia", spiega Tracy Mooney, responsabile di cybersicurezza di McAfee.
Lo studio, condotto negli Stati Uniti su 955 ragazzi tra i 13 e i 17 anni, ha cristallizzato le paure dei nuovi genitori, quelli che si trovano a crescere ragazzi in un tempo in cui oltre alle consuete apprensioni, dilaga anche la paura del mondo connesso. In cui spesso i figli si muovono più velocemente dei genitori, evitandone il controllo.
La ricerca ha mostrato infatti che il 69 per cento degli adolescenti statunitensi effettua aggiornamenti del proprio stato presso i social network divulgando anche la propria posizione esatta, il 28 per cento chatta con persone che non conosce nel mondo offline, il 43 per cento rivela il proprio nome, il 24 l'email, il 18 foto, il 12 addirittura arriva a dare il proprio numero di cellulare.
Il 14 per cento, inoltre, ammette di aver adottato qualche tipo di comportamento da "cyberbullo" nel corso del 2010. E quasi la metà non sa come difendersi e reagire se diventasse vittime di cyberbullismo o di molestie. A consolare, il fatto che tale dato, in effetti, mostra un lieve miglioramento rispetto agli anni precedenti e che una linea viene tracciata dai giovani circa le informazioni aggiuntive come l'indirizzo, il cognome, la scuola e il Social Security number, di cui si mantiene la riservatezza.
Inoltre i controlli da parte dei genitori non sono semplici, anche perché più della metà (il 55 per cento) dei teenager nasconde loro la propria attività in Rete: il 23 per cento chiude o nasconde il browser appena i genitori entrano in stanza, il 32 cancella la cronologia. L'87 per cento, poi, si collega anche da postazioni fuori da casa.
Claudio Tamburrino
mercoledì 23 giugno 2010
lunedì 21 giugno 2010
A Montelupo, prima aula hi-tech Debutta il banco di scuola touch screen
[La Repubblica 21/07/2010] Parte a settembre, da una scuola elementare di Montelupo (in provincia di Firenze), la sperimentazione del primo banco hi-tech. Si tratta di un particolare banco attrezzato con uno schermo inserito nel piano orizzontale e studiato apposta per far lavorare in gruppo i ragazzi in aula. Il banco con video touch screen verrà inserito in un'aula hi-tech con la lavagna interattiva e netbook speciali per gli alunni: il progetto presentato a Firenze, verrà provato da tre classi dell'istituto comprensivo di Montelupo Fiorentino (Firenze), due terze e una quarta della scuola primaria. E' promosso dall'Ansas (Agenzia nazionale per lo sviluppo dell'autonomia scolastica, ex Indire) in collaborazione con Intel Italia, Smart Technologies, Microsoft Italia, Fondazione Asphi Onlus e il dipartimento di Scienze umane per la formazione dell'Università di Milano-Bicocca.
Dall'osservazione delle lezioni, un gruppo di ricercatori, valuterà "sul campo" in aula, l'impatto delle nuove tecnologie sulla didattica per comprendere anche la qualità dell'apprendimento. Insieme alla lavagna interattiva, già presente in alcune scuole italiane, il progetto hi-tech prevede il debutto del banco interattivo, al primo utilizzo in Italia.
Ogni alunno avrà un netbook chiamato 'Classmate' (compagno di classe) su cui svolgere gli esercizi, come un quaderno multimediale: gli insegnanti possono creare gruppi di lavoro 'virtuali' all'interno della classe, monitorare quello che appare sullo schermo dei singoli Classmate, e all'occorrenza visualizzarne uno sulla lavagna interattiva, sulla quale si può scrivere sia in modalità touch screen, sia con una tavoletta grafica wireless. Le aziende hanno fornito l'attrezzatura gratis in attesa dei risultati della ricerca: oggi una classe high-tech costerebbe fra i 12mila e i 15mila euro. Cifre importanti per una scuola che ha appena varato una politica di tagli sulla spesa, ma che, è stato ricordato da Giovanni Biondi, capo dipartimento per la programmazione delle risorse umane del ministero "punta sull'innovazione della didattica e sull'utilizzo della tecnologia. Guardiano con attenzione alla trasformazione dei modi di apprendimento". Biondi ha anche ricordato il ruolo fondamentale di chi sta in cattedra, spiegando che nessuna tecnologia può essere efficace senza una brava insegnante.
Massimo Faggioli, coordinatore scientifico del progetto sperimentato a Montelupo, ha aggiunto che il ministero ha ordinato 8.000 lavagne interattive da distribuire nelle scuole italiane (costo di una lavagna circa 2mila euro).
di LAURA MONTANARI
Dall'osservazione delle lezioni, un gruppo di ricercatori, valuterà "sul campo" in aula, l'impatto delle nuove tecnologie sulla didattica per comprendere anche la qualità dell'apprendimento. Insieme alla lavagna interattiva, già presente in alcune scuole italiane, il progetto hi-tech prevede il debutto del banco interattivo, al primo utilizzo in Italia.
Ogni alunno avrà un netbook chiamato 'Classmate' (compagno di classe) su cui svolgere gli esercizi, come un quaderno multimediale: gli insegnanti possono creare gruppi di lavoro 'virtuali' all'interno della classe, monitorare quello che appare sullo schermo dei singoli Classmate, e all'occorrenza visualizzarne uno sulla lavagna interattiva, sulla quale si può scrivere sia in modalità touch screen, sia con una tavoletta grafica wireless. Le aziende hanno fornito l'attrezzatura gratis in attesa dei risultati della ricerca: oggi una classe high-tech costerebbe fra i 12mila e i 15mila euro. Cifre importanti per una scuola che ha appena varato una politica di tagli sulla spesa, ma che, è stato ricordato da Giovanni Biondi, capo dipartimento per la programmazione delle risorse umane del ministero "punta sull'innovazione della didattica e sull'utilizzo della tecnologia. Guardiano con attenzione alla trasformazione dei modi di apprendimento". Biondi ha anche ricordato il ruolo fondamentale di chi sta in cattedra, spiegando che nessuna tecnologia può essere efficace senza una brava insegnante.
Massimo Faggioli, coordinatore scientifico del progetto sperimentato a Montelupo, ha aggiunto che il ministero ha ordinato 8.000 lavagne interattive da distribuire nelle scuole italiane (costo di una lavagna circa 2mila euro).
di LAURA MONTANARI
venerdì 18 giugno 2010
Storybird: Raccontare e illustrare storie digitali – Smart Digital Storytelling
[Didattica col web 2.0 18/06/2010] Oggi ho casualmente scoperto un sito che promette assai bene, ovviamente gratuito : Storybird. Storybird è un tipico servizio del Web 2.0, o sociale, che usa il racconto collaborativo di storie (in inglese: storytelling) per connettere i bambini e le famiglie. Due o più persone creano una Storybird scrivendo da sé i propri testi e inserendo tutte le immagini a proprio piacimento. A questo punto c’è la possibilità di condividere la Storybird creata e renderla privata o pubblica nella comunità del sito. Il prodotto che otterremo sarà a breve stampabile (a pagamento, nella versione Premium), lo potremo vedere sullo schermo, costruito in modo tale da utilizzarlo come “gioco”, oppure condiviso come se fosse parte di una grande biblioteca.
Storybird è anche una semplice piattaforma per scrittori e artisti che vogliano sperimentare, pubblicare le loro storie, tenersi in contatto con i loro fan.
Storybird è anche una semplice piattaforma per scrittori e artisti che vogliano sperimentare, pubblicare le loro storie, tenersi in contatto con i loro fan.
giovedì 17 giugno 2010
Radio: e' nata 'Dynamo', emittente web realizzata dai bambini con gravi patologie
[Adnkronos 17/06/2010]Una radio che aiuta a star bene. E' nata Radio Dynamo, la web radio realizzata con il contributo di bambini affetti da patologie gravi e croniche, che si ascolta via web all'indirizzo www.radiodynamo.it. L'idea e' di Associazione Dynamo Camp Onlus, primo Camp di Terapia Ricreativa in Italia, che ospita gratuitamente per periodi di vacanza e svago bambini e ragazzi affetti principalmente da malattie oncoematologiche e neurologiche. Radio Dynamo nasce grazie alla collaborazione di Radio DeeJay, per la direzione artistica e la programmazione musicale, e Telecom Italia, per le soluzioni tecnologiche che rendono possibile la diffusione sul web e il collegamento di tutti gli ospedali pediatrici coinvolti. Radio Dynamo realizza programmi di Terapia Ricreativa negli ospedali pediatrici, day hospital e case famiglia coinvolgendo bambini e ragazzi malati nella creazione di programmi radio, con l'aiuto di volontari, musicisti e conduttori radiofonici professionisti. L'obiettivo del progetto e' consolidare l'Outreach programme di Dynamo Camp: portare i programmi di Dynamo Camp anche fuori dal Camp, coinvolgere i bambini che non possono essere fisicamente nella struttura, e i bambini che sono stati ospiti, nei periodi in cui sono a casa o in ospedale. Offrendo loro i vantaggi della Terapia Ricreativa, Radio Dynamo li fara' divertire nella fase di produzione dei contenuti e nella fase di ascolto negli ospedali, nelle case famiglia che li ospitano e naturalmente a casa tramite il web. La radio e' quindi pensata come spazio dedicato ai giovani ascoltatori che possono sentirsi parte di un progetto costruito per loro; e' intrattenimento e terapia, basata sul potere della parola e della musica come espressione e condivisione. La scelta musicale e' divertente e giovanile, con musica di qualita'.
Bambini e sicurezza: biometria per il Web
[RFID Italia 17/06/2010] Netiquette, neologismo che viene dall'inglese net (rete) e dal francese étiquette (buona educazione), significa l'insieme delle regole che disciplinano il comportamento di un utente di Internet nel rapportarsi agli altri utenti attraverso risorse quali newsgroup, mailing list, forum, blog o e-mail in genere.
Secondo una ricerca condotta da Symantec, a fronte di un atteggiamento molto libertario dei genitori italiani che nel 65% dei casi lasciano i propri figli liberi di esplorare i contenuti della rete e impostare autonomamente la propria condotta, il 95% dei bambini del Bel Paese riesce a gestirsi in maniera responsabile, non solo impostando da sé le proprie regole di netiquette basandosi sul buonsenso, ma anche dimostrando di essere informato su quali sono i possibili rischi della navigazione. Secondo i ricercatori, solo raramente i teen ager italiani cederebbero a comportamenti che fuori dal Web sarebbero inaccettabili.
“Agli adulti, che spesso sono meno esperti dei ragazzi – ha spiegato Ida Setti, Consumer Marketing Manager, Symantec Italia & Iberica - spetta un compito importante in termini di approfondimento della propria conoscenza di Internet e del ruolo che svolgono nella vita dei figli”.
I pericoli di un accesso incondizionato al Web non sono solo legati alla cybercriminalità che produce virus e malware.
Come emerge dal “Quattordicesimo rapporto annuale sulla pedofilia on line” ogni giorno nascono 135 nuovi siti e 3 gruppi pedofili nei social network, ossia un incremento del 16,5% solo nel 2009.
Il report diffuso dall'Osservatorio Internazionale di Telefono Arcobaleno, indica inoltre che nelo scorso anno sono stati scoperti 49.393 siti pedopornografici, provenienti da 35 paesi in tutto il mondo. Da una classifica del rapporto emerge che il 22,3% dei pedofili è di origine americana e il quinto posto appartiene all'Italia con il 5%.
I dati sono preoccupanti considerando che ogni giorno sono 100milale visite medie per ogni sito pedofilo. A contribuire alla diffusione di questi fenomeni vi sono una serie di fattori.
Da un lato vi è la mancanza di cooperazione fra diversi stati e le soluzioni locali mirate a contrastare la pedofilia non permettono di raggiungere soluzioni efficaci in diversi territori. Dall'altra parte, internet di sicuro non contempla a pieno la riservatezza delle informazioni personali e ne tanto meno esistono metodi infallibili di prevenzione che contrastano tali fenomeni.
Vittime, purtroppo, di questo sistema poco sorvegliato sono i minori, che il più delle volte, vengono ingenuamente adescati sui vari social network, da falsi profili di coetanei.
Secondo la ricerca Symantec, però, il dato positivo è che i ragazzi italiani si lasciano ingannare più facilmente dal download dei virus (36%), e meno dalle richieste di amicizia di sconosciuti sui social network (26%), principale rischio che corrono invece i loro coetanei nel mondo. Rispetto agli altri paesi, infatti, i ragazzi italiani usano il web più per giocare che per socializzare e instaurano relazioni prevalentemente con persone che conoscono già e, in media, hanno 56 amici virtuali, contro i 66 dei ragazzi britannici e i 117 dei brasiliani.
Molti sono i soggetti che costantemente scandagliano la rete e che tentano di sanare la piaga digitale più grave. Enti governativi di sorveglianza, associazioni no profit, e istituzioni combattono da sempre il fenomeno ma ciò evidentemente non scoraggia i criminali.
Il campione analizzato da Symantec, costituito da circa 10 mila persone (oltre 7000 adulti e 2800 minori tra gli 8 e i 17 anni), di 14 paesi diversi, il 62% degli interpellati ammette di avere avuto almeno un'esperienza negativa in rete, ma solo il 45% ne parla. Un campanello d'allarme che sposta l'attenzione sui genitori e apre la discussione sul tema del controllo.
Un sistema biometrico potrebbe essere una valida soluzione a questo problema. La proposta viene dall'americana Dolphin Surf, che ha messo a punto un piccolo lettore di impronte digitali, rivolto ai web surfer più giovani.
Dolphin Secure è un lettore di impronte digitali che promette la massima protezione per i bambini che navigano su internet. Questa soluzione, infatti, differisce da molte altre in quanto limita la navigazione ad una lista di siti e permette ai piccoli internauti di interagire con altri coetanei iscritti a un social network dedicato agli utenti Dolphin Secure.
Il prodotto è completamente personalizzabile, i genitori infatti possono includere o escludere determinati domini, possono visualizzare tutte le attività effettuate e possono impostare il range di età in modo tale che i bambini possono chattare con altri coetanei.
Il sistema prevede un abbonamento annuale al servizio dal costo di 60 $ e il lettore biometrico di 15 $.
Dolphin Surf, per default, limita l'accesso ad ogni dominio non contenuto nella lista ed è prevista anche la possibilità di limitare l'accesso alle impronte digitali dei pedofili già schedati.
A meno che un genitore cambi le impostazioni di default, i minori saranno completamente protetti da ogni sito che ha un elevato rischio di contenuto illegale o non adatto.
Le sessioni di chat potranno essere effettuate dai minori, in quanto sono costantemente presidiate da unità di sorveglianza interna all'azienda.
“Il nostro intento è quello di creare una rete sociale per i minori simile a Facebook – ha spiegato Bill O'Dowd, Ceo di Dolphin Secure-. Ciò che distingue il nostro prodotto da altre soluzioni di parental control è che non contempliamo l'uso di password per accedere ai servizi”.
Infatti, da uno studio del Florida Atlantic University's Cyberbullying Research Center è emerso che, i minori in possesso di una password, tendono a condividerla con un amico e questo comporta ad alimentare il cyberbullismo in rete.
La società che ha proposto tale sistema, è avvantaggiata rispetto alla concorrenza, in quanto Dolphin ha già conquistato il consenso del sistema scolastico della contea di Miami-Dade in Florida.
Il sistema viene proposto in prova per 30 giorni a tutti i genitori del distretto scolastico e inoltre verrà presto integrato nel per la navigazione nel portale del distretto scolastico Miami-Dade.
Michel Kaiser, direttore esecutivo della National Cyber Security Alliance ha dichiarato che anche i sistemi di accesso biometrici possono non garantire la massima sicurezza. Infatti, fa notare Kaiser, la tendenza dei minori a non esporre un problema del genere ai genitori è il problema più difficile da risolvere. Necessita quindi una giusta educazione su come comportarsi in questi casi in cui un minore è vittima di bullismo o fenomeni di pedofilia.
Per limitare questi crimini quindi c'è la necessità di un maggiore sforzo di cooperazione fra diversi soggetti, una valida educazione comportamentale, sistemi di limitazione efficaci e regolamentazioni di carattere globale. Tecnologia e responsabilità. Un binomio interessante perché se la biometria può essere una soluzione sul breve termine la netiquette è la soluzione sul lungo termine.
Secondo una ricerca condotta da Symantec, a fronte di un atteggiamento molto libertario dei genitori italiani che nel 65% dei casi lasciano i propri figli liberi di esplorare i contenuti della rete e impostare autonomamente la propria condotta, il 95% dei bambini del Bel Paese riesce a gestirsi in maniera responsabile, non solo impostando da sé le proprie regole di netiquette basandosi sul buonsenso, ma anche dimostrando di essere informato su quali sono i possibili rischi della navigazione. Secondo i ricercatori, solo raramente i teen ager italiani cederebbero a comportamenti che fuori dal Web sarebbero inaccettabili.
“Agli adulti, che spesso sono meno esperti dei ragazzi – ha spiegato Ida Setti, Consumer Marketing Manager, Symantec Italia & Iberica - spetta un compito importante in termini di approfondimento della propria conoscenza di Internet e del ruolo che svolgono nella vita dei figli”.
I pericoli di un accesso incondizionato al Web non sono solo legati alla cybercriminalità che produce virus e malware.
Come emerge dal “Quattordicesimo rapporto annuale sulla pedofilia on line” ogni giorno nascono 135 nuovi siti e 3 gruppi pedofili nei social network, ossia un incremento del 16,5% solo nel 2009.
Il report diffuso dall'Osservatorio Internazionale di Telefono Arcobaleno, indica inoltre che nelo scorso anno sono stati scoperti 49.393 siti pedopornografici, provenienti da 35 paesi in tutto il mondo. Da una classifica del rapporto emerge che il 22,3% dei pedofili è di origine americana e il quinto posto appartiene all'Italia con il 5%.
I dati sono preoccupanti considerando che ogni giorno sono 100milale visite medie per ogni sito pedofilo. A contribuire alla diffusione di questi fenomeni vi sono una serie di fattori.
Da un lato vi è la mancanza di cooperazione fra diversi stati e le soluzioni locali mirate a contrastare la pedofilia non permettono di raggiungere soluzioni efficaci in diversi territori. Dall'altra parte, internet di sicuro non contempla a pieno la riservatezza delle informazioni personali e ne tanto meno esistono metodi infallibili di prevenzione che contrastano tali fenomeni.
Vittime, purtroppo, di questo sistema poco sorvegliato sono i minori, che il più delle volte, vengono ingenuamente adescati sui vari social network, da falsi profili di coetanei.
Secondo la ricerca Symantec, però, il dato positivo è che i ragazzi italiani si lasciano ingannare più facilmente dal download dei virus (36%), e meno dalle richieste di amicizia di sconosciuti sui social network (26%), principale rischio che corrono invece i loro coetanei nel mondo. Rispetto agli altri paesi, infatti, i ragazzi italiani usano il web più per giocare che per socializzare e instaurano relazioni prevalentemente con persone che conoscono già e, in media, hanno 56 amici virtuali, contro i 66 dei ragazzi britannici e i 117 dei brasiliani.
Molti sono i soggetti che costantemente scandagliano la rete e che tentano di sanare la piaga digitale più grave. Enti governativi di sorveglianza, associazioni no profit, e istituzioni combattono da sempre il fenomeno ma ciò evidentemente non scoraggia i criminali.
Il campione analizzato da Symantec, costituito da circa 10 mila persone (oltre 7000 adulti e 2800 minori tra gli 8 e i 17 anni), di 14 paesi diversi, il 62% degli interpellati ammette di avere avuto almeno un'esperienza negativa in rete, ma solo il 45% ne parla. Un campanello d'allarme che sposta l'attenzione sui genitori e apre la discussione sul tema del controllo.
Un sistema biometrico potrebbe essere una valida soluzione a questo problema. La proposta viene dall'americana Dolphin Surf, che ha messo a punto un piccolo lettore di impronte digitali, rivolto ai web surfer più giovani.
Dolphin Secure è un lettore di impronte digitali che promette la massima protezione per i bambini che navigano su internet. Questa soluzione, infatti, differisce da molte altre in quanto limita la navigazione ad una lista di siti e permette ai piccoli internauti di interagire con altri coetanei iscritti a un social network dedicato agli utenti Dolphin Secure.
Il prodotto è completamente personalizzabile, i genitori infatti possono includere o escludere determinati domini, possono visualizzare tutte le attività effettuate e possono impostare il range di età in modo tale che i bambini possono chattare con altri coetanei.
Il sistema prevede un abbonamento annuale al servizio dal costo di 60 $ e il lettore biometrico di 15 $.
Dolphin Surf, per default, limita l'accesso ad ogni dominio non contenuto nella lista ed è prevista anche la possibilità di limitare l'accesso alle impronte digitali dei pedofili già schedati.
A meno che un genitore cambi le impostazioni di default, i minori saranno completamente protetti da ogni sito che ha un elevato rischio di contenuto illegale o non adatto.
Le sessioni di chat potranno essere effettuate dai minori, in quanto sono costantemente presidiate da unità di sorveglianza interna all'azienda.
“Il nostro intento è quello di creare una rete sociale per i minori simile a Facebook – ha spiegato Bill O'Dowd, Ceo di Dolphin Secure-. Ciò che distingue il nostro prodotto da altre soluzioni di parental control è che non contempliamo l'uso di password per accedere ai servizi”.
Infatti, da uno studio del Florida Atlantic University's Cyberbullying Research Center è emerso che, i minori in possesso di una password, tendono a condividerla con un amico e questo comporta ad alimentare il cyberbullismo in rete.
La società che ha proposto tale sistema, è avvantaggiata rispetto alla concorrenza, in quanto Dolphin ha già conquistato il consenso del sistema scolastico della contea di Miami-Dade in Florida.
Il sistema viene proposto in prova per 30 giorni a tutti i genitori del distretto scolastico e inoltre verrà presto integrato nel per la navigazione nel portale del distretto scolastico Miami-Dade.
Michel Kaiser, direttore esecutivo della National Cyber Security Alliance ha dichiarato che anche i sistemi di accesso biometrici possono non garantire la massima sicurezza. Infatti, fa notare Kaiser, la tendenza dei minori a non esporre un problema del genere ai genitori è il problema più difficile da risolvere. Necessita quindi una giusta educazione su come comportarsi in questi casi in cui un minore è vittima di bullismo o fenomeni di pedofilia.
Per limitare questi crimini quindi c'è la necessità di un maggiore sforzo di cooperazione fra diversi soggetti, una valida educazione comportamentale, sistemi di limitazione efficaci e regolamentazioni di carattere globale. Tecnologia e responsabilità. Un binomio interessante perché se la biometria può essere una soluzione sul breve termine la netiquette è la soluzione sul lungo termine.
mercoledì 16 giugno 2010
L'esame del futuro? E' interattivo
[Corriere della Sera 16/06/2010]MILANO - Per Ludovico e Yasmin, maturandi della 5C al liceo Severi di Milano, la preparazione procede a ritmi serrati. Soprattutto per quanto riguarda la stesura finale della tesina. Loro saranno tra i primi in Italia ad illustrala ai prof della commissione attraverso gli strumenti digitali del Web 2.0. In particolare useranno una Lim, acronimo che sta per “lavagna interattiva multimediale”.
I PARERI - Collegata a proiettore e computer, la lavagna consente di memorizzare file e creare collegamenti diretti con Internet. Per arricchire di contenuti le spiegazione e confutare in tempo reale gli argomenti. Un nuovo modo di fare didattica che semplifica la vita ai docenti durante le lezioni, ma anche agli studenti al momento di essere interrogati. Ludovico ha capito i vantaggi della nuova tecnologia, così ha deciso di presentare una tesina sulla riqualifica di una ex miniera nei pressi Sant'Antioco, corredata da due ricerche di mercato sulla tecnologia del solare fotovoltaico e sulle nuove procedure del conto energia. Integrando il testo con grafici e tabelle, una situazione ideale per le presentazioni con Lim. «Penso che noi studenti siamo avvantaggiati dalle potenzialità interattive della nuova lavagna, perché le tradizionali slide realizzate in PowerPoint si possono spiegare live e usare link a siti Internet per completare l’esposizione». Yasmin porta invece un lavoro su Pirandello con collegamenti tra il drammaturgo siciliano e il cubismo. Anche per lei l’aiuto dello strumento digitale consentirà, in tempo reale, di illustrare la tesina con arricchimenti multimediali. Navigando sul web per un’esposizione completa del lavoro. Non solo. La Lim si è rivelata utile nel corso dell’anno scolastico, perché spiega: «l’abbiamo usata spesso per fisica e matematica, un supporto utile per le lezioni di geometria dello spazio, perché la prof aveva figure dettagliate su cui operare». Un vantaggio rispetto all'uso delle lavagne tradizionali, su cui i disegni fatti a mano, anche se con l’ausilio di righello e compasso, risultano approssimativi. Specie nel caso di figure complesse.
30MILA - La Lim in uso al liceo Severi è prodotta da Promethean, un’azienda inglese specializzata in strumenti per formazione. E proprio la didattica ne ricaverà in futuro i maggiori vantaggi. «In termini di chiarezza e completezza per l’esposizione degli argomenti – dice Mara Andreini, la prof. di matematica e fisica della 5C – ma anche per creare un archivio digitale delle lezioni, da stampare in diretta per gli studenti». Con in più la possibilità di spedire per e.mail il materiale agli studenti assenti dalle lezioni per malattia o motivi di famiglia. Il ministro Gelmini col programma delle Cl@ssi 2.0 metterà nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado circa 30 mila Lim nei prossimi due anni. Non sono le 140 mila già presenti nel Regno Unito, ma si tratta comunque di un primo segnale.
Umberto Torelli
I PARERI - Collegata a proiettore e computer, la lavagna consente di memorizzare file e creare collegamenti diretti con Internet. Per arricchire di contenuti le spiegazione e confutare in tempo reale gli argomenti. Un nuovo modo di fare didattica che semplifica la vita ai docenti durante le lezioni, ma anche agli studenti al momento di essere interrogati. Ludovico ha capito i vantaggi della nuova tecnologia, così ha deciso di presentare una tesina sulla riqualifica di una ex miniera nei pressi Sant'Antioco, corredata da due ricerche di mercato sulla tecnologia del solare fotovoltaico e sulle nuove procedure del conto energia. Integrando il testo con grafici e tabelle, una situazione ideale per le presentazioni con Lim. «Penso che noi studenti siamo avvantaggiati dalle potenzialità interattive della nuova lavagna, perché le tradizionali slide realizzate in PowerPoint si possono spiegare live e usare link a siti Internet per completare l’esposizione». Yasmin porta invece un lavoro su Pirandello con collegamenti tra il drammaturgo siciliano e il cubismo. Anche per lei l’aiuto dello strumento digitale consentirà, in tempo reale, di illustrare la tesina con arricchimenti multimediali. Navigando sul web per un’esposizione completa del lavoro. Non solo. La Lim si è rivelata utile nel corso dell’anno scolastico, perché spiega: «l’abbiamo usata spesso per fisica e matematica, un supporto utile per le lezioni di geometria dello spazio, perché la prof aveva figure dettagliate su cui operare». Un vantaggio rispetto all'uso delle lavagne tradizionali, su cui i disegni fatti a mano, anche se con l’ausilio di righello e compasso, risultano approssimativi. Specie nel caso di figure complesse.
30MILA - La Lim in uso al liceo Severi è prodotta da Promethean, un’azienda inglese specializzata in strumenti per formazione. E proprio la didattica ne ricaverà in futuro i maggiori vantaggi. «In termini di chiarezza e completezza per l’esposizione degli argomenti – dice Mara Andreini, la prof. di matematica e fisica della 5C – ma anche per creare un archivio digitale delle lezioni, da stampare in diretta per gli studenti». Con in più la possibilità di spedire per e.mail il materiale agli studenti assenti dalle lezioni per malattia o motivi di famiglia. Il ministro Gelmini col programma delle Cl@ssi 2.0 metterà nelle aule delle scuole di ogni ordine e grado circa 30 mila Lim nei prossimi due anni. Non sono le 140 mila già presenti nel Regno Unito, ma si tratta comunque di un primo segnale.
Umberto Torelli
Bimbi online: consigli ai genitori per un'estate più sicura
[La Stampa 16/06/2010]Siamo realmente consapevoli di quante ore i nostri bambini trascorrono su Internet? Stanno davvero cercando informazioni per i loro compiti, chattando in un social network, oppure hanno accesso ad informazioni che sono inappropriate per la loro età? Sfortunatamente Internet non è scevra da pericoli ed i bambini possono essere facile obbiettivo per truffatori online e persone disoneste. È dunque opportuno che i genitori supervisionino l’attività web dei propri figli, soprattutto ora che, con la fine delle scuole, il tempo libero da trascorrere online aumenta.
Spesso succede che i bambini, quando navigano, siano lontani dai loro genitori e molte volte non siano in grado di riconoscere truffe o inganni fatte a loro danno. Essi partecipano a chat, social network e hanno acceso ai più svariati contenuti senza purtroppo sapere se questi sono appropriati oppure no. I social network e i giochi online, due dei passatempi che assorbono la maggior parte del tempo libero degli adolescenti, sono da molto tempo oggetto delle mire dei cyber criminali che troppo spesso ottengono l’inconsapevole collaborazione dei giovani utenti i quali, senza rendersene conto, consegnano loro i propri dati personali.
Il Parental control è una soluzione semplice per sapere come i propri figli utilizzano Internet ed è inclusa nei pacchetti di sicurezza antivirus. Nonostante questo, uno degli ultimi studi condotti al riguardo nel Febbraio 2010 in Spagna da Aimc (Associazione per l’investigazione dei medie della comunicazione) ha rilevato come ben il 63% del campione analizzato (10.666 persone con bambini sotto i 14 anni) non utilizzi né il Parental Control, né qualsiasi altro tipo di filtro Web.
Ecco i consigli di G Data, pioniere nel campo della protezione contro i virus informatici, per una navigazione più sicura dei minori:
1) Utilizzare sempre il Parental Control. È un modo facile e conveniente per supervisionare l’utilizzo di Internet da parte dei propri figli. È inclusi in molti pacchetti di sicurezza presenti sul mercato a cifre abbordabili
2) Fissare e limitate l’utilizzo di Internet per un tempo ragionevole
3) Insegnare ai bambini di non prendere Internet come oro colato. Nessuna informazione o pubblicità va ritenuta vera solo perché appare sullo schermo del computer
4) Insegnare ai bambini come identificare le e-mail che contengono spam (pubblicità e messaggi non richiesti), phishing e contenuti sospetti (premi allettanti, esagerate richieste di aiuto, regali da estranei, ecc.) e, come nella vita reale, far loro capire che non ci si deve fidare degli amici “digitali” conosciuti attraverso il computer
5) Fare capire ai bambini l’importanza di non lasciare mai i dati personali ad altre persone ed incoraggiateli a pensarci due volte prima di condividere foto sul web
6) Aiutare i vostri bamibini ad utilizzare i livelli di privacy presenti nei vari social network, chat e online game
7) Insegnare loro come usare password sicure. È importante non utilizzare informazioni personali come la data del proprio compleanno, il proprio nome, numero di telefono e così via. È poi opportuno evitare applicazioni che richiedono l’utilizzo di password quando si usano computer pubblici (nei cybercafè, in biblioteca, ecc.).
Spesso succede che i bambini, quando navigano, siano lontani dai loro genitori e molte volte non siano in grado di riconoscere truffe o inganni fatte a loro danno. Essi partecipano a chat, social network e hanno acceso ai più svariati contenuti senza purtroppo sapere se questi sono appropriati oppure no. I social network e i giochi online, due dei passatempi che assorbono la maggior parte del tempo libero degli adolescenti, sono da molto tempo oggetto delle mire dei cyber criminali che troppo spesso ottengono l’inconsapevole collaborazione dei giovani utenti i quali, senza rendersene conto, consegnano loro i propri dati personali.
Il Parental control è una soluzione semplice per sapere come i propri figli utilizzano Internet ed è inclusa nei pacchetti di sicurezza antivirus. Nonostante questo, uno degli ultimi studi condotti al riguardo nel Febbraio 2010 in Spagna da Aimc (Associazione per l’investigazione dei medie della comunicazione) ha rilevato come ben il 63% del campione analizzato (10.666 persone con bambini sotto i 14 anni) non utilizzi né il Parental Control, né qualsiasi altro tipo di filtro Web.
Ecco i consigli di G Data, pioniere nel campo della protezione contro i virus informatici, per una navigazione più sicura dei minori:
1) Utilizzare sempre il Parental Control. È un modo facile e conveniente per supervisionare l’utilizzo di Internet da parte dei propri figli. È inclusi in molti pacchetti di sicurezza presenti sul mercato a cifre abbordabili
2) Fissare e limitate l’utilizzo di Internet per un tempo ragionevole
3) Insegnare ai bambini di non prendere Internet come oro colato. Nessuna informazione o pubblicità va ritenuta vera solo perché appare sullo schermo del computer
4) Insegnare ai bambini come identificare le e-mail che contengono spam (pubblicità e messaggi non richiesti), phishing e contenuti sospetti (premi allettanti, esagerate richieste di aiuto, regali da estranei, ecc.) e, come nella vita reale, far loro capire che non ci si deve fidare degli amici “digitali” conosciuti attraverso il computer
5) Fare capire ai bambini l’importanza di non lasciare mai i dati personali ad altre persone ed incoraggiateli a pensarci due volte prima di condividere foto sul web
6) Aiutare i vostri bamibini ad utilizzare i livelli di privacy presenti nei vari social network, chat e online game
7) Insegnare loro come usare password sicure. È importante non utilizzare informazioni personali come la data del proprio compleanno, il proprio nome, numero di telefono e così via. È poi opportuno evitare applicazioni che richiedono l’utilizzo di password quando si usano computer pubblici (nei cybercafè, in biblioteca, ecc.).
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