venerdì 4 giugno 2010

Ma-residence: il social network condominiale

[Newsdelweb 04/06/2010] Un social network in ogni palazzo. Questo potrebbe essere il sottotitolo del nuovo social network made in France. Il suo nome è Ma-residence, ed ha lo scopo di riunire tutti condomini di uno stabile, sul web. E’ possibile, su questo nuovo social network, chiedere le amicizie, scrivere messaggi o chattare, inviarsi a vicenda regali di benvenuto (virtuali ma anche reali se si vuole conquistare maggiormente le simpatie dei vostri vicini), oppure realizzare eventi e feste: solo ed esclusivamente con gli stessi condomini o al massimo con i vicini di casa.
A primo impatto sono due le caratteristiche ‘pro’ di Ma-residence. La prima è sicuramente quella di poter organizzare delle assemblee condominiali sul web, quindi stop ad agguerrite e interminabili assemblee dal vivo. Tutto questo si può evitare grazie alla bacheca che ogni palazzo ha a disposizione, nella quale ogni condomino avrà modo di inserire le proprie idee o di dissentire da quello che dicono gli altri. La seconda caratteristica a favore del social network condominiale riguarda il modo di conoscere i propri vicini: tutti potranno vedere, senza il minimo sforzo, chi abita nell’appartamento di fianco al nostro (senza alcuna violazione di privacy).
L’ideatore del progetto Gilles Feingold ha dichiarato a Le Parisien che: “Oggi già duemila palazzi, con i loro diecimila abitanti si sono iscritti a ma-residence.fr e ogni giorno tra i 10 e 50 condomini vi si iscrivono”.

USA, elezioni social e trasparenti

[Punto Informatico 04/06/2010]

Nel Maryland vogliono tenere sotto controllo i social network e -Internet. Per impedire che i politici ne abusino. Ai candidati sarà chiesto di fare attenzione a quello che dicono, e dove

Roma - Si tratta di regole che, una volta approvate in via definitiva, potrebbero fare del Maryland il primo stato a stelle e strisce a regolamentare l'uso dei social network in campagna elettorale. Intenzioni in realtà già mostrate in Florida, solo con esiti praticamente opposti a quello generato recentemente dalla Maryland State Board of Elections.

4 voti a favore, 0 contrari. Dunque un plebiscito all'interno della stessa commissione che regola le attività di campagna elettorale, che avevano in precedenza fatto scattare l'allarme, sottolineando come i social media avessero abbassato drasticamente la soglia distintiva tra annunci elettorali autentici e campagne del tutto fasulle.

"Credo che queste regole possano portare grande chiarezza in tutto il processo - ha spiegato Jared DeMarinis, a capo della Board of Elections dello stato statunitense - Il pubblico potrà così comprendere l'esatta provenienza di un messaggio di comunicazione elettorale, senza preoccuparsi che sia fasullo. In questo modo sarà possibile decidere alle urne sulla base di informazioni autentiche".
Secondo i principali dettami delle nuove regole, i vari candidati dovranno indicare la provenienza dei rispettivi finanziamenti oltre che assicurare gli utenti dell'autenticità del proprio messaggio. In questo modo, i vari social network verrebbero equiparati alla carta stampata. Su Twitter, ad esempio, il meccanismo imposto nel Maryland porterebbe ad una serie di account verificati, sulla scia di quelli già esistenti per celebrità e personaggi pubblici.

Ovviamente, si tratta di regole che non avranno valore sia per quanto concerne siti non ufficiali gestiti da privati cittadini, sia per spazi web gestiti dal governo a stelle e strisce. Ma piattaforme come Facebook verranno invece regolamentate, con l'obbligo per i candidati di pubblicare una sorta di disclaimer ad avvertire gli utenti che si tratti di una comunicazione genuina.

E violare queste norme - che verranno ora sottoposte al vaglio dei legislatori - potrebbe costar caro ad organizzatori e candidati. Si parla di mille dollari di multa e un periodo di reclusione fino ad un anno. Una soluzione molto differente da quella in Florida, dove le autorità hanno preferito sollevare la campagna elettorale dall'obbligo di certificare i propri messaggi su bacheche e piattaforme cinguettanti.

Che poi sembrano aver preso sempre più piede all'interno delle strategie politiche dei candidati, quasi a dimostrazione dell'importanza avvertita dai regolatori del Maryland. Facebook ha infatti appena lanciato una speciale pagina dedicata ai politici statunitensi, da Barack Obama a Sarah Palin. Un modo cioè per tenere sotto controllo le varie attività social dei politici a stelle e strisce.

Proprio mentre Google ha svelato nuovi strumenti a disposizione dei candidati per far meglio arrivare i propri messaggi alle audience statunitensi. A partire dal servizio You Choose 2010 Campaign Toolkit, che offre la possibilità di creare un proprio canale con video più lunghi, statistiche e strumenti di moderazione. E, almeno nel Maryland, un certificato di garanzia in bella vista.

Mauro Vecchio

giovedì 3 giugno 2010

Frontiers of Interaction. Donne e tecnologie: la cultura dell’innovazione per superare discriminazioni e disuguaglianze

[03/06/2010]

Se per l’82% degli italiani la qualità della vita delle donne è oggi migliore di quella delle loro madri, ciò si deve soprattutto all’innovazione tecnologia. È questo uno dei dati che emerge dal secondo rapporto “La cultura dell’innovazione in Italia”, presentato oggi a Roma, nel corso della sesta edizione di Frontiers of Interaction, alla presenza del ministro Renato Brunetta.

Si tratta di un’indagine promossa da Fondazione Cotec, Cnr e Wired con il sostegno di futuro@lfemminile, il progetto di responsabilità sociale per le pari opportunità di Microsoft Italia e Acer. La ricerca evidenzia anche dati non esaltanti sul persistere di certi stereotipi di genere, contingenti alla crisi economica: il 29% degli italiani (sia uomini che donne) ritiene infatti che in un momento di crisi sia preferibile che siano gli uomini a conservare il posto di lavoro piuttosto che le donne (dato in crescita del 10% rispetto a quello ottenuto cinque anni fa nell’indagine “Social Value, Science & Technology” condotta dalla Commissione europea).
Dal rapporto emerge anche come gli italiani ritengano che per favorire l’occupazione sia necessario aiutare le imprese, considerando sia la loro capacità innovativa, sia l’intervento dello Stato a loro sostegno. Gli intervistati concordano nel ritenere che per lo sviluppo del Paese servano innovazione e formazione permanente.


Dall’indagine – effettuata su un campione di 4.000 persone tra i 30 e i 44 anni - non affiora una disparità tra i generi per l’utilizzo delle tecnologie e internet; entrambi utilizzano la Rete per cercare informazioni, leggere la posta elettronica, lavorare e fare acquisti. Alla domanda “Che cosa sareste disposti a rinunciare per una settimana?”, il 56,3% degli italiani non rinuncerebbe ad incontrare gli amici di persona, e se il 29,3% delle donne non può fare a meno della telefonata con gli amici (contro 16,8) , gli uomini invece sono molto più affezionati a Facebook e ad altri social network (4% contro 3,2%), così come agli sms (5,9% contro 4,4%).


La tecnologia ci aiuta anche a superare le discriminazioni e le disuguaglianze tra i generi. È un cambiamento culturale in atto di cui anche noi, come Microsoft, con le nostre tecnologie e innovazioni, siamo interpreti. Orgogliosi di esserlo, poiché una vita migliore per tante donne, anche sul piano professionale, assicurerà una società migliore per tutti e ambienti di lavoro più produttivi”. È quanto ha dichiarato l’amministratore delegato di Microsoft Italia, Pietro Scott Jovane che si è pure detto ‘preoccupato’ per la mancanza di investimenti per l’innovazione nella Pubblica amministrazione.

La crisi ha impattato di più nel nostro Paese, rispetto ai comparabili Francia e Germania, perché siamo meno produttivi: siamo meno ricchi e meno veloci, in quanto meno produttivi. La tecnologia in questo potrebbe aiutarci”. Ciononostante ha sottolineato un dato ‘interessante’: l’Italia è tra i primi paesi europei per il tasso di adozione di tecnologie nella PA. È importante donare tecnologie al pubblico? “Io sono disponibilissimo – ha dichiarato Scott Jovane – l’abbiamo fatto in diverse scuole italiane, perché è opportuno investire in maniera diretta”.

In particolare l’amministratore delegato ha citato l’esempio di Galatina, in Puglia, considerata l’area con il massimo grado di digital divide. “Qui abbiamo introdotto il wi-fi, lavagne elettroniche e un network di contenuti. I risultati a lunga durata li vedremo tra cinque anni, ma abbiamo già osservato un innalzamento dell’85% delle iscrizioni alla scuola pubblica in questione, nonché feedback strepitosi da parte degli studenti. Le maggiori resistenze e richieste di aiuto ci vengono, invece, dagli insegnanti, che hanno difficoltà a modificare il proprio metodo di insegnamento”.


Frontiers of Interaction ha anche fornito l’occasione per presentare Working Capital, il progetto di Telecom Italia per la valorizzazione del talento imprenditoriale web 2.0 nel nostro Paese.

Salvo Mizzi, responsabile del progetto, ha spiegato come Working Capital si rivolga a universitari, ricercatori e imprenditori futuri e attuali che vogliono sviluppare progetti di ricerca o idee di impresa per l’innovazione della comunicazione digitale. Quest’anno saranno assegnate 20 borse di studio da 20mila euro l’una. “L’innovazione, in questo Paese, può diventare sistema se riusciremo a costituire un network di innovatori, tra imprese e persone. Per farlo occorre, molto probabilmente, un progetto che metta insieme tutto questo e lo proponga a chi governa i processi decisionali”.


Cinzia Guadagnuolo

mercoledì 2 giugno 2010

Conti: «L'uso dei social network? Naturale come respirare»

[FareFuturo WebMagazine 02/06/2010] di Floriana Bulfon Luca Conti, di professione conversational media consultant. Luca, un ragazzo di Senigallia, che ha fatto della sua passione per internet una professione. Fa consulenza per tante aziende sul mondo del web, insegna all’università, scrive per Il Sole 24 Ore e ha pubblicato vari libri sull’uso di Skype, sul business online, su Facebook e Twitter. L’abbiamo incontrato per parlare di social media, blog, web 2.0 nel nostro paese.Ultimamente molti politici hanno scelto di utilizzare i social media. Pensi che finalmente abbiano capito le potenzialità di internet o che la cultura politica italiana sia ancora lontana dalle nuove tecnologie?
Temo che la cultura politica italiana sia ancora lontana, molto lontana. Non si spiegherebbero altrimenti disegni di legge e regolamenti inapplicabili per la rete. Fare attività sul web solo in campagna elettorale è controproducente e ancora pochi l'hanno capito. Il bello comincia dopo le elezioni, soprattutto per chi è stato eletto. Se vediamo già solo cosa succede nel Regno Unito, ci rendiamo conto come siamo indietro anni luce. Eppure basterebbe poco: farsi consigliare da persone competenti e giovani.

Obama lancia in questi giorni il blob west wing week, scene "rubate ad hoc" del dietro le quinte per avere un contatto diretto con gli elettori, senza il filtro dei giornalisti. Che ne pensi?
Penso che i social media nascano come media personali e siano perfetti per la comunicazione non mediata tra politico e cittadino. Chi ci investe su, in energie e tempo, è destinato a trarne grandi benefici nel medio termine. I salotti di Porta a Porta sono destinati a perdere la loro influenza, soprattutto sul pubblico più giovane. È solo questione di tempo. Il tuo ultimo libro è Comunicare con Twitter. Il web è sempre più informazione prodotta dal basso e con percorsi di fruizione differenti. Qual è la tua opinione sul futuro dell'informazione nel nostro paese?
Penso che i giornali di oggi siano destinati a cambiare profondamente. Redazioni di 400 persone che scrivono un articolo al giorno non si reggono più col travaso di risorse, di attenzione e di pubblicità dalla carta al web. È una questione di numeri. Sta agli editori e ai giornalisti cogliere questa come una opportunità di rinnovamento e non un ostacolo verso la pensione. La tv è destinata comunque a mantenere la sua leadership, considerando il basso livello di alfabetizzazione informatica dei nostri concittadini. Certamente quelli più attivi, più dinamici e più influenti usano già massicciamente il web. I pubblicitari se ne stanno accorgendo, vedi calo di risorse sui periodici e sui giornali verso il web. Vedo un pluralismo che cresce al di fuori della tv ed è una buona notizia, anche se non basta per essere ottimisti. Tu hai scritto anche Fare business con Facebook. Come entrano il marketing e l'economia nei social network?
Entrano o dovrebbero entrare in punta di piedi, come facilitatori di conversazioni e non interruzioni pubblicitarie. È inevitabile che sia così, altrimenti chi paga le bollette dei network a fine mese? Le aziende più lungimiranti hanno cominciato ad investire su questi canali nel modo giusto, ottenendo grandi benefici in termini di reputazione, passaparola, fidelizzazione dei clienti. Un ritorno alle origini del mercato, verso la conversazione. Niente di nuovo, se ci pensiamo bene.Quale pensi sarà il futuro dei social network?
Citando Charlene Li, nota analista del settore, i social network sono destinati a diventare come l'aria. Li respiriamo e neanche ci pensiamo. È già così per milioni di persone, che pubblicano contenuti, commentano contenuti altrui, dal pc o dal telefonino. Organizzano eventi in rete e si incontrano fisicamente. È già realtà per molti, non solo giovani e giovanissimi. I numeri del fenomeno Facebook, con quasi mezzo miliardo di persone attive nel mondo, ne è una controprova. Cosa pensi della bozza del nuovo codice di autodisciplina a tutela della dignità della persona sulla rete internet?
Penso sia corretto affrontare i problemi della rete con regolamenti che nascano dal basso, coinvolgendo le persone e le aziende che vivono quotidianamente in questi spazi. Il successo di queste iniziative passa per norme volontarie e attraverso l'educazione delle persone a usare la rete in maniera consapevole. Vietare o punire, su Internet, non funziona. Spero possiamo andare avanti su questa strada.1 giugno 2010

Mappe concettuali visive online per esami

[Didattica col web 2.0 02/06/2010]

Non mi va (quasi mai) di installare continuamente nuovi programmi nel computer, neanche fosse per prova, anche perché ogni passaggio lascia sempre qualche traccia nel computer, fosse anche un buon iMac.
Oggi siamo persino alle ultime battute di scuola e l’anno scolastico sta per finire: chi insegna nella scuola secondaria superiore potrebbe approfittare di questo post per suggerire ai prossimi studenti d’esame possibili strumenti online per costruire e presentare informazioni visivamente, attraverso mappe concettuali online, senza installazione alcuna e senza costo di sorta. Vi domanderete perché mai si debba visionare altri due servizi online, come già abbiamo visto nei mesi scorsi. Tuttavia, vale la pena dare un’occhiata a Mind42, a WiseMapping, PersonalBrain e ThinkFold.

Ricordo sempre che una mappa mentale (o concettuale, relativa differenza) è simile a una rete semantica o a una mappa cognitiva, ma non vi sono restrizioni circa il genere di link usati.

  • Mind42 – E’ un’applicazione basata sul web, ma ciò non significa roba da poco. Mind42 è un editor di mappe mentali WYSIWYG (What You See Is What You Get) che supporta abbreaviazioni da tastiera, il trascina e incolla, lo zooming e molto altro. Non ci sono moduli e/o passaggi obbligati tipici delle applicazioni web. Mind42 si definisce “A real application – within your browser” (una vera applicazione, solo dentro il proprio browser). Da notare che Mind42 funziona da community, quindi potremo visionare decine di mappe elaborate da altri utenti, sempre gratis.
  • WiseMapping – Come la precedente, anche WiseMapping è un servizio online e rappresenta un tipico esempio di applicazione basata sul Web 2.0. A differenza di Mind42, WiseMapping mette insieme nuove tecnologie come i linguaggi vettoriali (SVG e VML) con la potenza concettuale dell’intero Web 2.0. Come prima, non si richiede alcun plug-in o installazione.
  • PersonalBrain – Sì, l’ammetto: è l’unico software o programma da scaricare, sempre con versione gratuita. PersonalBrain è un programma che permette di creare mappe concettuali d’effetto, con possibilità di inserire note, link esterni e “saltare” letteralmente da un nodo all’altro con la possibilità di creare un vero e proprio percorso cognitivo, non la semplice accumulazione di informazioni. A mio modesto parere, PersonalBrain è il miglior software per mappe concettuali ed è disponibile per tutti i sistemi operativi.
  • Infine, voglio presentare ThinkFold – ThinkFold rappresenta la possibilità di pensare e lavorare in real-time, in tempo reale, sia singolarmente che in gruppo. Con ThinkFold potremo inserire idee, immagini, documenti, presentazioni, programmi, pagine wiki ancora da strutturare, ecc.

lunedì 31 maggio 2010

Raccolta delle migliori risorse didattiche dal WEB

[Maestro Roberto 31/05/2010]

Best of web 1

Condivido questi 3 slideshow che recensiscono una serie di programmi ed applicazioni in versione web 2.0, particolarmente adatti per un utilizzo didattico.
I vari programmi sono corredati di link al sito per l'uso più immediato

Best of the Web V. II

Best of the Web V. III


giovedì 27 maggio 2010

USA, la reputazione non è abbandonata alla rete

[Punto Informatico 27/05/2010]

Una ricerca a stelle e strisce sottolinea come la fascia d'età tra i 18 e i 29 anni sia decisamente più accorta nella gestione dell'identità connessa. A partire dalla fiducia concessa con parsimonia per finire con ripetute rimozioni di contenuti

Roma - Significative percentuali, a disegnare uno scenario statistico che potrebbe confutare una delle più comuni credenze del popolo online. Ad introdurle, l'analista statunitense Mary Madden, alla guida di una recente ricerca del Pew Internet & American Life Project, uno studio intitolato Reputation Management and Social Media, che ha esplorato le varie modalità con cui gli abitanti della Rete gestiscono la propria identità connessa.

Coloro che hanno più volte visto i giovani come sprovveduti - nonché particolarmente inclini alla bella mostra della propria identità online - dovranno ricredersi. Secondo i dati pubblicati dagli analisti a stelle e strisce, il 71 per cento dei cosiddetti giovani adulti (18-29 anni) ha apportato serie modifiche alle impostazioni sulla privacy interne ai vari social network.

Una percentuale non riscontrabile in altri gruppi anagrafici, almeno all'interno del campione di più di 2mila utenti maggiorenni scelto dall'istituto Pew Internet. I giovani adulti hanno dunque mostrato particolare accortezza nella gestione della propria identità online, scegliendo di rimuovere commenti sgraditi o tag d'identificazione collegabili a fotografie poco opportune.
Ad esempio, il 44 per cento degli utenti tra 18 e 29 anni ha dichiarato di aver fortemente limitato il numero di informazioni personali pubblicate online. Una percentuale che scende di ben 11 punti relativamente alla categoria degli adulti, ovvero tra 30 e 49 anni. Differenze rilevate anche nel livello generale di fiducia nei confronti degli attuali tool social. Il 28 per cento dei giovani adulti ha infatti dichiarato di non fidarsi in alcun modo di piattaforme come Facebook e LinkedIn.

Anche se presi nel loro complesso, gli utenti della Rete hanno dimostrato di conoscere bene la situazione generale della propria identità online. Grazie a sondaggi a mezzo motore di ricerca sui dati personali compiuti da un numero sempre maggiore di utenti, lo studio ha evidenziato che quasi la metà del campione è consapevole della presenza online di informazioni e fotografie che possano interessare i datori di lavoro e fotografie, ovviamente diffuse attraverso i vari social network.

Ma sembrano appunto i più giovani a fare effettivamente qualcosa per limitare questa diffusione a mezzo web delle informazioni personali. "Contrariamente a quanto si crede - ha spiegato Mary Madden - i giovani non hanno un atteggiamento lassista e incurante nei confronti della loro reputazione online. Anzi, sono decisamente più attenti degli adulti quando si tratta di gestire con cura la propria identità su Internet".

Mauro Vecchio