lunedì 3 maggio 2010

Social network & Internet vs Tv

[Ninja Marketing 03/05/2010] Secondo la ricerca Arbitron and Edison (risultato di un intervista telefonica svolta su un campione di 1753 consumatori) il 48% degli americani, di età compresa fra i 12 anni e gli over 65, è attualmente membro di un rete sociale ed il 30% di loro utilizza i social network più volte la giorno.

Che per le nuove generazioni internet sia “vitale” è un dato di fatto. Così come è un dato di fatto l’elevato uso che le generazione più giovani fanno dei social network. Il dato rilevante di questa ricerca è che anche le generazioni di età più avanzata registrano in maniera costatante, negli ultimi anni, una crescita nell’uso dei social network.

Il grafico che segue mostra infatti come le percentuali di utilizzo fra gli under 34 e gli over 35 siano molto differenti, ma non altrettanto sbilanciate appaiono le percentuali di crescita di utilizzo. E il dato è molto importante se consideriamo l’aspetto più importante per le imprese, ovvero che queste generazioni rappresentano il panel con più potere di acquisto.

La ricerca mostra poi quanto secondo i consumatori americani internet sia


essenziale per le loro vite, più di tv, radio e giornali. Queste le percentuali: internet 42%, tv 37%, la radio 14%, quotidiani 5%.

Infine l’altro dato molto significativo riguarda la differente importanza che tv e internet ricoprono per le diverse generazioni. Mentre per i giovani dai 12 ai 34 anni è quasi impensabile immaginare di rinunciare ad internet, per le fasce di età fra i 45 anni e gli over 65 e inverosimile l’esatto contrario, ovvero di rinunciare alla tv. E più sono anziane le persone che rispondono alla domanda, “a quale media rinunceresti fra tv ed internet”, più è evidente il forte legame che queste hanno con la tv, percepita quasi come un’istituzione.

Questa tendenza osservata nelle generazioni più giovani può essere compresa prendendo in esame altri dati complementari e tenendo conto che per le nuove generazioni internet è un media che racchiude tutti gli altri: radio, press e tv. Secondo un altro studio infatti, un sondaggio condotto su 1000 consumatori americani, il 29% degli under 25 intervistati guarda sempre o quasi sempre la tv on line, mentre solo il 13% delle generazioni più mature guarda la tv on line sempre o quasi sempre.

* * mag * * Come i social networks cambiano le abitudini dei nostri figli

[IoChatto 03/05/2010]

I social networks, in particolare Facebook e MySpace, stanno lentamente modificando le abitudini di socializzazione dei teenagers di tutto il mondo. Ma al contrario di quanto è lecito supporre, l’utilizzo continuo di questi strumenti non aiuta i ragazzi a uscire dal tipico riserbo adolescenziale, semmai tende a rinchiuderli sempre di più nel loro guscio.

Le ore trascorse a telefono, le uscite con gli amici la domenica, sono consuetudini in via di estinzione per milioni di adolescenti, ma anche pre-adolescenti: questo è quanto emerge dal sondaggio condotto dal Pew Research Center. Il sondaggio ha rivelato che quasi la metà dei teenager americani, di età compresa tra i 12 e i 17 anni scrive all’incirca 50 messaggi di testo al giorno, tra SMS, chat, e messaggi in bacheca, ma solo il 33 per cento ha un contatto diretto quotidiano con i propri amici. Solo pochi mesi prima la Kaiser Family Foundation aveva rivelato i risultati di un’altra ricerca, su un campione di ragazzi di età fra gli 8 e i 18 anni. I dati mostravano che questi adolescenti trascorrevano circa 7 ore al giorno sempre connessi, grazie a smart phones e computer.

I dati sono circoscritti agli Stati Uniti, ma è lecito supporre che conducendo una ricerca su un campione più vasto, che includa anche i paesi europei, i risultati non sarebbero molto diversi. La tecnologia può cambiare la natura stessa delle amicizie: questa è la conclusione a cui sono giunti gli psicologi interpellati. Ma sarebbe solo il primo passo di un cambiamento più radicale, che porterebbe addirittura a cancellare figure formative per la crescita, come quella dell’amico di infanzia o del compagno di studi, a favore di una nuova forma di comunicazione più immediata, ma anche più fredda e distante.

Le amicizie che si formano nell’età adolescenziale contribuiscono a porre le basi per creare rapporti sani, una volta diventati adulti. Il contatto diretto è essenziale per aiutare i bambini a sviluppare il loro equilibrio, e permette loro di giocare con le emozioni in maniera formativa. Il pericolo è di vedere appassire queste figure tipiche dell’infanzia, e con loro svanirebbero anche tutte le funzioni di sostegno che guidano i bambini attraverso il passaggio nell’età adulta.

domenica 2 maggio 2010

Facebook, uno studio indaga su ricerca e navigazione sociale

[Diretta News 02/05/2010]La popolarità di siti web di social networking è cresciuta notevolmente negli ultimi anni. Uno dei siti più popolari, Facebook.com, oggi vanta più di 350 milioni di utenti in tutto il mondo. Con così tante persone che interagiscono tra loro in linea ogni giorno, Kevin Wise, un ricercatore assistente professore di comunicazione strategica alla University of Missouri School of Journalism, si è interessato alle implicazioni cognitive ed emotive della navigazione sociale versus la ricerca sociale.

Ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta e cosa intende Wise con questi due concetti. Quando siamo su Facebook e navighiamo sul sito, tra l’homepage ed i profili senza una mèta specifica e senza cercare un’informazione particolare in quel caso stiamo realizzando il processo che Wise denomina navigazione sociale. Quando invece andiamo alla ricerca di informazioni specifiche su una persona, un prodotto, un gruppo, un evento, cercando foto, dettagli e indagando nel profilo altrui, allora ci troviamo nel processo di ricerca sociale.

Kevin Wise ha studiato le abitudini delle persone quando navigano su Facebook, spiegando la limitazione di studi precedenti su siti di social networking sostenuti unicamente sulla base delle informazioni spontanee fornite dai partecipanti allo studio. Il suo studio è stato condotto in modo totalmente diverso e molto più diretto:

“Invece di chiedere alla gente di riferire i loro usi di Facebook, abbiamo voluto vederli in azione”, ha spiegato Wise. “Abbiamo voluto vedere se c’è un modo per categorizzare il modo di usare Facebook, non basato su cosa dicono gli utenti del social network, ma su quello che realmente fanno quando lo utilizzano.”

Durante lo studio, i partecipanti sono rimasti seduti ad un computer a navigare su Facebook per una determinata quantità di tempo. I partecipanti potevano vedere tutto quello che volevano in quel periodo. Utilizzando un software che cattura lo schermo, Wise è stato in grado di visualizzare tutte le azioni che ogni partecipante ha compiuto navigando sul sito. I ricercatori hanno attaccato sensori in varie parti del corpo dei partecipanti per misurare le risposte emotive mentre i partecipanti navigavano e in base a quello che facevano nello specifico.

Wise ha così scoperto che i partecipanti tendevano a spendere molto più tempo nella ricerca sociale rispetto alla navigazione sociale. Non solo le persone trascorrerebbero più tempo nella ricerca sociale, ma sembrerebbero anche più felici mentre lo fanno, rispetto alla semplice navigazione senza scopo.

“Abbiamo osservato una risposta più positiva da parte dei partecipanti durante la ricerca sociale, o quando erano indirizzati ad un obiettivo particolare. In definitiva, sembra che l’uso di Facebook sia in gran parte di una serie di transizioni tra la navigazione generica, per poi mettere subito a fuoco qualcosa di interessante o rilevante”.

sabato 1 maggio 2010

"Salvatore Siciliano sono io" ecco svelato il suicida del web

[La Repubblica 01/05/2010] "SALVATORE Siciliano sono io. Ma sono anche Alessandro Rossi, la mente dei misteriosi gruppi pro-Berlusconi nati su Facebook in una notte dopo l'aggressione di Tartaglia. Sono un web marketing manager, ma sono anche un manipolatore della rete che lavora da anni sul web con decine di nomi diversi". A parlare, dopo mesi di interrogativi, è Salvatore Cobuzio, classe 1978 di origine siciliana, controverso autore del libro Il testamento di Salvatore Siciliano, Fazi Editore, un caso mediatico preceduto da una potente campagna virale. Tutto ha inizio il primo marzo con la pubblicazione online di un'accorata ultima lettera nella quale un giovane lascia amici, familiari, fidanzata, beni immobili e denaro sotto le pressioni di un gruppo di "potenti che hanno vissuto tranquilli dietro la sua ombra". Poche righe per annunciare al mondo che quelle sono le ultime ore della sua vita. La firma è a nome di Salvatore Siciliano. Subito il testamento rimbalza dai blog alle caselle di posta elettronica, finisce sui social network. Per alcuni dietro a quel mistero si nasconde un pentito di mafia, per altri è un politico di sinistra manovrato dai "grillini", per altri ancora è Travaglio. Ma chi è veramente Salvatore Siciliano?

Dieci milioni di persone se lo sono domandato visitando sui social network il suo profilo. Su Google al suo nome rispondono 250mila risultati e su YouTube sono decine i video che si ispirano alla sua vicenda. La verità si scopre solo a fine aprile, con la pubblicazione del libro: Salvatore Siciliano è un discusso personaggio, inventato dallo scrittore Salvatore Cobuzio, nato tre anni fa e che ha vissuto e operato online per raccontare che quello che esiste su internet, e soprattutto su Facebook, non sempre corrisponde alla realtà. Difficile però stabilire dove finisca la provocazione mediatica e dove inizi la manipolazione. Tanto che ora il popolo di Facebook sta organizzando un'intervista collettiva all'autore.

Il ragazzo lavora da anni come esperto di marketing e sua è la firma su alcune discusse operazioni web. Come nel caso di Miss Facebook Italia, apparentemente un concorso di bellezza sorto sul social network per premiare la più bella delle iscritte. In verità si scopre che dietro quel gruppo di 15mila utenti si nasconde proprio lui, Cobuzio, contattato in qualità di esperto del web marketing da Zoomarine, un parco acquatico nei pressi di Roma. "L'azienda mi disse: devo andare al tg, ma non ho soldi - racconta Cobuzio - allora io ho inventato Miss Facebook". Salvatore apre un gruppo, le ragazze si iscrivono in massa e in meno di un mese le telecamere di tutti i telegiornali nazionali finiscono nel parco giochi. Lì si terrà la finale del concorso Miss Facebook.

Altra impresa è quella realizzata su richiesta della Kirby Company: Cobuzio e un team di collaboratori si occupano di "ripulire" l'immagine dell'azienda produttrice di elettrodomestici facendo sparire dal web i commenti negativi degli utenti insoddisfatti dall'acquisto di un tristemente noto aspirapolvere. "Non ho mai fatto cose illegali però - spiega Cobuzio - ho solo sfruttato meccanismi di programmazione informatica. In operazioni del genere ad esempio posso far confluire, su un sito da 'abbattere', centomila visualizzazioni nello stesso momento. I server non ce la fanno a sopportare tutto quel traffico e crollano. Il sito può rimanere offline fino a due settimane. In altre operazioni invece ci limitiamo a creare commenti positivi su un determinato prodotto o azienda e così su Google i commenti negativi scendono in favore di quelli positivi".

Una delle incursioni più controverse arriva però lo scorso 14 dicembre, poche ore dopo l'aggressione di Massimo Tartaglia ai danni Silvio Berlusconi durante un comizio a Milano. In una sola notte spuntano su Facebook 1 gruppi da 2 milioni di iscritti a sostegno del presidente del Consiglio. Si scopre presto che dietro a quel giallo si nasconde una sorta di tratta degli utenti. Quelle che prima erano pagine a sostegno dei terremotati d'Abruzzo, sono diventate spazi di solidarietà per Berlusconi con un semplice cambio di nome del gruppo da parte degli amministratori. Si pensa ad hacker assoldati dal Pdl, a estremisti di destra e tutti si domandano chi ci sia dietro alla scandalosa operazione. Il mistero lo rivela di nuovo lui, Cobuzio o se volete Alessandro Rossi, ovvero lo pseudonimo scelto per amministrare quegli spazi. "Non avevo alcun tipo di intento politico ma credevo, insieme ai miei collaboratori, che da quella vicenda l'Italia uscisse molto male agli occhi dell'opinione pubblica internazionale. Il fatto che fossero sorti gruppi a sostegno di Tartaglia dava un'immagine politicamente e umanamente distorta del nostro paese. Così abbiamo cambiato nome a un gruppo con 700mila iscritti per dimostrare che il gesto andava condannato. Poi però l'operazione è stata politicamente strumentalizzata e uno dei miei collaboratori ha ricevuto anche minacce di morte".

Questa è solo una parte del curriculum di Salvatore Cobuzio, web marketing manager e manipolatore della rete per professione, scrittore esordiente per denuncia. Nel suo libro racconta, in versione romanzata e con molti inserti biografici (ma non tutti), come sia facile per chi più possiede - economicamente e tecnicamente - muovere l'opinione pubblica, contaminare l'informazione, alterare la verità. Di uno così c'è da fidarsi quando dice: "Non sono un moralista e non ho paura di Facebook ma agli utenti dico di fare attenzione. Quando c'è da creare una password provate ad usare più di otto caratteri, inserite spazi e numeri. Pensate sempre con la vostra testa e leggete tutto quello che trovate online con spirito critico. Internet - conclude - non è un'invenzione come la lavatrice".
BENEDETTA PERILLI

giovedì 29 aprile 2010

Social Network? Ecco la guida alla privacy

[Re write 30/04/2010]Web 2.0 significa nuove possibilità di condividere informazioni ma bisogna fare anche molta attenzione a divulgare i propri dati personali. Ecco le cose da sapere per proteggere la propria identità su internet.
Le autorità che tutelano la privacy hanno da tempo concentrato la loro attenzione su siti e servizi del web sociale. La notizia è di qualche giorno fa, dieci paesi, tra cui l’Italia, hanno invitato Google a rispettare le regole in materia di trattamento dei dati personali, soprattutto alla luce di quanto visto con il social network Google Buzz. Certo è che questa non è la prima volta che Google non tiene in adeguata considerazione la tutela della privacy quando lancia nuovi servizi, ma c’è da dire che Google non è l'unica società ad avere introdotto servizi online senza prevedere tutele adeguate per gli utenti.
Ma come difendere la propria privacy online? Per iniziare può essere utile scaricare dal sito del garante italiano una breve guida con i comportamenti da tenere in rete. Premesso questo devo dire che le informazioni contenute in questo post sono in gran parte dettate dal buon senso e sono abbastanza facili da mettere in atto.
I termini di condizioni del servizio, i contratti e l’informativa sulla privacy sono spesso noiosi e lunghi da leggere tuttavia la regola numero uno resta comunque l’autotutela, e cioè: evitate di dare informazioni troppo personali, non condividete foto imbarazzanti, non fidatevi di qualcuno solo perché vi chiede l’amicizia. E poi ricordate che ciò che mettete online è a disposizione di tutti e non è sempre così facile da cancellare. Cancellarsi da servizi come Facebook, FriendFeed, Google Buzz, Twitter e YouTube non è così facile o definitivo come si crede.
Ad esempio: Facebook ha due livelli di cancellazione, uno dei quali è quasi introvabile. Buzz non elimina i commenti e i like lasciati sui profili altrui, YouTube non cancella i video e il canale ma bisogna farlo manualmente. Più definitivi sono invece Twitter e FriendFeed.

mercoledì 28 aprile 2010

Social network e situazioni sgradevoli: la raccolta del Telegraph

[OneWeb 2.0 28/04/2010] Il 73% degli utenti interpellati da una recente indagine, così come riporta il sito del Telegraph, non aggiunge i propri datori di lavoro tra gli amici Facebook, per timore che questi possano scovare informazioni potenzialmente destabilizzanti per la loro posizione professionale.

Ma davvero quanto condiviso sui social network può costare così caro? A quanto pare sì. Ecco alcune delle situazioni più buffe o sgradevoli verificatesi sulle sempre più cliccate pagine dei portali Web 2.0.

Amanda Bonnen ha descritto, con un breve messaggio lasciato su Twitter, il suo appartamento come “ammuffito”, senza immaginare che l’agenzia indicata dal padrone di casa per la sua gestione (la Horizon Group Management) l’avrebbe per questo citata in giudizio per una somma pari a 50.000 dollari. Fortunatamente per la ragazza, il giudice che si è occupato del caso ha ritenuto le prove non sufficienti e l’accusa nei suoi confronti è caduta.

In occasione delle recenti e contestatissime elezioni iraniane, i gestori del profilo Twitter appartenente all’azienda Habitat, che si occupa dell’arredamento di locali di ristorazione in tutta Europa, hanno pensato bene di inserire messaggi contenenti parole chiave relative alla delicata situazione politica attraversata dal paese, così da incrementare il volume di click sulle pagine contenenti informazioni relative ai prodotti commercializzati. Ovviamente, questo non ha fatto piacere alla community di utenti. In seguito alle proteste, Habitat si è scusata ufficialmente, definendo la pratica un errore.

Nella città di Aurora, in Colorado, un bambino di tre anni è stato travolto e ucciso da un automobilista mentre si trovava in coda per acquistare un gelato. Il quotidiano locale Rocky Mountain News ha inviato Berny Morson ad assistere al funerale, dove tutta la comunità si è stretta attorno al dolore della famiglia. Il giornalista ha scelto di raccontare in tempo reale gli avvenimenti della cerimonia e della sepoltura, con sintetici tweet da 140 caratteri. I lettori non l’hanno presa nel migliore dei modi.

C’è poi chi, come Harriet Jacobs, ha puntato il dito contro il metodo con cui Google ha integrato il servizio Google Buzz nelle caselle di posta GMail, rimettendola automaticamente in contatto con il proprio ex marito, con conseguenze decisamente poco piacevoli. Kimberley Swann ha invece perso il posto di lavoro, per aver definito “noiosa” una giornata in ufficio con un update dello stato su Facebook.

Alzi ora la mano chi non ha mai esitato prima di cliccare sui pulsanti “Tweet” o “Condividi”, magari passando velocemente in rassegna nelle propria mente la lista dei contatti, in cerca di qualcuno che potrebbe ritenersi chiamato in causa o infastidito da quanto scritto.
Cristiano Ghidotti

venerdì 23 aprile 2010

Angelucci: il primo digital divide è sottovalutare l'It

[Il Sole24Ore 23/04/2010] Carenze e best practice nell'utilizzo dell'It in Italia analizzate nel nuovo osservatorio Assinform su industria, Pa, banche, Università e ricerca
Le potenzialità dell'information technology in Italia sono tuttora molto sottostimate. Sono più di dieci anni che gli operatori e le aziende del settore recitano questo mantra ma lo sforzo non sembra essere stato premiato. Al punto che secondo il presidente di Assinform Paolo Angelucci “la sottovalutazione del ruolo decisivo che l'It gioca nel processi di crescita della competitività, produttività e sviluppo del Paese è il primo digital divide da superare”.
Nel mondo gli investimenti in It stanno riprendendo con decisione: in Stati Uniti, Giappone e nei Paesei emergenti, sostiene Angelucci, vi sono punte di crescita del 24%. L'Italia viene dal - 8,1% del 2009 ed è ben lontana da tali performance. Fondamentalmente, c'è ancora bisogno di tanta cultura e anche per questo motivo Assinform ha dato vita a “It per lo sviluppo”, un concentrato di analisi dello stato di fatto e proposte per migliorarlo. Si tratta di un osservatorio permanente che ha già prodotto un quadro dei pregi e difetti del ruolo dell'It in quattro macro aree del nostro Paese: settore pubblico, distretti industriali e made in Italy, settore bancario, Università e ricerca.
Partiamo dai difetti. Sebbene i quattro settori presentino livelli di adozione molto diversi, osserva Assinform, esistono alcuni fattori comuni che generano il deficit dell'innovazione in Italia. In questo registro rispondono all'appello: disomogeneità delle infrastrutture digitali, alfabetizzazione informatica scarsa, mancanza di consapevolezza (appunto) sulla capacità dell'It di migliorare le performance, scarsa attenzione alla formazione continua, mancanza di sinergie tra mondo della ricerca e imprese, basso utilizzo delle forme di collaborazione offerte dal Web 2.0.
Veniamo ora ai pregi, cioè a quelle best practice che lo studio di Assinform ha individuato negli oltre 200 casi di successo censiti e che dovrebbero fungere da modelli replicabili. Nell'industria, un settore che nel 2008 ha speso 7.377 milioni di euro in It, gli investimenti più azzeccati sono stati quelli fatti per la filiera, per la messa a fattor comune di competenze, infrastrutture e per l'integrazione dei processi, anche con l'obiettivo di creare offerte congiunte di prodotti/servizi. Nel settore pubblico (3.780 milioni la spesa nel 2008), le esperienze più significative degli ultimi anni Assinform le ha trovate nella dematerializzazione dei documenti e nella gestione integrata delle comunicazioni interne. L'Osservatorio ha poi censito applicazioni innovative nell'ambito di Giustizia, Scuola, Beni Culturali, Sanità, Previdenza.
Nel comparto bancario, storicamente il “big spender” dell'It italiana (7.736 milioni di euro nel 2008 su un totale di 20.243) e uno dei pochi a forte penetrazione tecnologica, le best practice riguardano la banca paperless, nuovi modelli di comunicazione, la gestione di processi i e informazioni con applicazioni di tipo Enterprise 2.0 Quanto al settore Università e ricerca, qualche best practice c'è (per esempio i consorzi e le associazioni tra Istituti, come il Cineca) ma Assinform sfodera qui una sorta di bandiera bianca: oltre al ristagno dello sviluppo e dell'innovazione (non a caso, nell'acquisto di tecnologia vince sempre l'offerta più bassa) c'è un nodo fondamentale: non si riesce a intravedere il modello giusto per far sì che formazione e ricerca possano aiutare la competitività del nostro Paese.