lunedì 4 novembre 2013

USA: il 70 per cento degli Smartphone sono usati da adolescenti

[Pianeta cellulare 30/10/2013]
Non è un segreto che il mercato dei featurephone è in rapido declino, con sempre più persone che preferiscono avere in mano uno smartphone, prodotto che continua a dominare il mercato dei dispositivi mobili. E' però ormai arrivato al punto di saturazione il mercato degli smartphone tra gli adolescenti e tra i giovani adulti negli Stati Uniti, secondo un nuovo studio pubblicato da Nielsen.
Secondo il rapporto, il 70 per cento dei ragazzi di età compresa tra 13 a 17 anni utilizzano uno smartphone, e il 79 per cento dei giovani adulti di età compresa tra 18 e 24 anni usa uno smartphone. Nel 2012, il 58 per cento dei ragazzi americani possedeva uno smartphone, e nel 2011 solo il 36 per cento.
Nielsen Q3 2013 smartphone
Al terzo trimestre di quest'anno, l'11 per cento degli utenti di telefonia cellulare degli Stati Uniti ha cambiato il proprio telefono cellulare e quasi quattro quinti di questi hanno cambiato preferendo uno smartphone. Con questo aumento, il livello di penetrazione di smartphone è ora al 64,7 per cento per tutti gli utenti di telefonia mobile degli Stati Uniti, contro il 62 per cento nel secondo trimestre di quest'anno.
Su quali tipi di smartphone ricade la scelta di queste persone? La stragrande maggioranza compra un dispositivo di Apple o Samsung: l'iPhone di Apple ha conquistato il 41 per cento della quota di mercato e Samsung ha il 26 per cento di quota. HTC e Motorola hanno entrambe l'8 per cento di quota, seguite da LG con il 7 per cento. La quota di mercato del 3 per cento va a BlackBerry, ma il numero è in continua diminuzione, secondo Nielsen.
Nielsen Q3 2013 smartphone
Mentre Apple domina in termini di numero di dispositivi venduti, Android domina come piattaforma più diffusa. Negli Stati Uniti, il 52 per cento dei possessori di smartphone usano Android, mentre il 41 per cento usa iOS. A seguire troviamo BlackBerry OS al 3 per cento e Windows Phone al 2 per cento.
Nielsen rileva che, mentre l'uso dello smartphone è in forte espansione negli Stati Uniti, il mercato è ormai saturo, soprattutto perchè i 'pochi' utenti di featurephone rimasti sono gli utenti che Nielse dice essere 'duri a morire': "Come il mercato degli smartphone matura negli Stati Uniti, l'adozione di smartphone sta raggiungendo la fase di saturazione, con i consumatori di questo mercato che possono essere riluttanti al pensiero di sostituire i loro telefoni funzionanti", Nielsen ha scritto in un post sul blog. "I produttori di dispositivi potrebbero voler spostare la loro attenzione di marketing per attrarre questo nuovo pubblico [i clienti 'duri a morire' di featurephone], pur lavorando nel cercare di non perdere le loro basi esistenti di possessori di smartphone".

I bambini amano i tablet

[La Stampa 29/10/2013]
New York, I bambini, si sa, seguono l’esempio dei genitori. Così, in un’epoca segnata dall’uso smodato di smartphone e tablet da parte degli adulti, anche i loro figli passano il tempo sulle nuove tecnologie. Da quelle educative a quelle sui personaggi tv, dai giochi (Angry Birds il favorito a tutte le età) a quelle di musica e arte, ci sono ormai tantissime app per i bambini, anche per i più piccoli, disponibili gratis o a basso prezzo.  

A parlarne è un nuovo studio, “Zero to Eight: Children’s Media Use in America, 2013”, condotto da Common Sense Media, una nonprofit di San Francisco che esamina il rapporto tra la tecnologia e i bambini, citato dal New York Times.

Lo studio è stato condotto su 1.463 genitori con bambini fino a 8 anni. Quello che emerge è un notevole cambiamento negli ultimi 24 mesi: tra i bambini con meno di due anni, il 38% ha usato iPhone, tablet o Kindle; la stessa percentuale, invece, si registrava due anni fa tra i bambini under 8. Molto più comuni sono diventati, in questo periodo, i tablet: il 40% delle famiglie ora ne possiede uno, contro l’8% di due anni fa; il sondaggio di quest’anno ha inoltre evidenziato che il 7% dei bambini ha un proprio tablet.

«Sono rimasta impressionata dalla rapidità del cambiamento - ha detto Vicky Rideout, autrice di entrambi i rapporti -Tablet e iPhones sono dei ”game changers” perché sono così facili da usare».

Non è quindi merito delle capacità dei bambini, come amano pensare molti genitori, ma soprattutto dell’uso facile e intuitivo dei nuovi dispositivi, spesso usati dagli adulti per godere di una pausa rilassante: «So che se ho bisogno che Zoe stia tranquilla per un’ora, posso darle l’iPad e non la sentirò» ha detto la dottoressa Laurel Glaser, che ha due figlie di 5 (Zoe) e un anno (Maya).

Glaser è una dei pochi genitori intervistati che segue il consiglio dell’associazione dei pediatri americani di non mettere davanti a uno schermo i bambini nei primi due anni di vita. «Non sono così rigida e qualche volta guardiamo la tv con entrambe le bambine - ha detto - ma non abbiamo delle “baby apps” per Maya».

Ma la raccomandazione è in gran parte ignorata: secondo il sondaggio, i bambini con meno di due anni trascorrono in media un’ora al giorno davanti allo schermo, guardando la tv, usando il computer o giocando con le app su smartphone e tablet. La media raddoppia per i bambini tra i due e i quattro anni, mentre quelli tra i 5 e gli 8 anni passano 2 ore e 20 minuti davanti allo schermo. 

Cultura e Società: Media e minori: i "nativi digitali" costringono a riscrivere il Codice

[Roma Sette 28/10/2013]
Il nuovo presidente Maurizio Mensi ricorda le innovazioni tecnologiche intervenute in questi anni nelle modalità di fruizione della tv: «Al Comitato si affianchio famiglia e scuola» di Vincenzo Corrado (Agenzia Sir)

Quindici membri in rappresentanza di emittenti radiotelevisive, associazioni di utenti e Istituzioni. È composto così il Comitato Media e Minori, che si è insediato il 23 ottobre a Roma, dopo quasi due anni di assenza. Ricostituito con decreto del 17 luglio scorso su iniziativa del viceministro dello Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni, Antonio Catricalà, il Comitato ha il compito di assicurare, attraverso un’attività di monitoraggio e di controllo, l’applicazione del Codice di autoregolamentazione «Tv e Minori», nato nel 2002 come atto di autodisciplina delle emittenti radiotelevisive e successivamente diventato oggetto di un obbligo di legge per tutte le emittenti attive in Italia. Ma compito del Comitato è anche promuovere iniziative di educazione e sensibilizzazione all’uso corretto dei media, rivolte a scuole, famiglie e al pubblico in generale. E non solo... Ne parliamo con il nuovo presidente Maurizio Mensi, già avvocato dello Stato, funzionario della Commissione europea e direttore del Servizio giuridico dell’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, ora professore di diritto pubblico dell’economia e di diritto dell’informazione e della comunicazione all’Università Luiss Guido Carli di Roma.

Quali sono le principali questioni sul tappeto oggi per il Comitato?
«Il primo compito sarà quello di esaminare le segnalazioni pendenti e, al contempo, promuovere l’adeguamento e la revisione delle regole del Codice al mutato quadro di riferimento tecnologico. Il Comitato deve, infatti, diventare sempre più uno strumento al servizio del cittadino e delle Istituzioni, in stretto raccordo con l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni e i Comitati regionali delle comunicazioni, che sia tale da assicurare una risposta tempestiva a tutte le segnalazioni, attraverso un meccanismo d’interazione con il cittadino che sia trasparente, rapido ed efficace».

Il Comitato è nato per un settore radiotelevisivo analogico, dopo undici anni è chiamato ad aggiornarsi, adeguandosi al mutato quadro tecnologico. In che modo intervenire con strumenti efficaci e adeguati alle nuove tecnologie?
«Da quando il Codice è stato sottoscritto sono trascorsi undici anni di profonde innovazioni tecnologiche che consentono ora ai giovani di costruire il proprio palinsesto in maniera del tutto autonoma e indipendente dalla programmazione proposta dalle grandi reti generaliste e tematiche. Otto milioni di ragazzi e bambini, circa il 13% della popolazione, sono “nativi digitali” per i quali è soprattutto Internet lo strumento di maggior utilizzo. Tuttavia, come emerge dai risultati di una recente ricerca dell’organismo di regolamentazione inglese (“Children and Parents: Media Use and Attitudes”), anche se la fruizione di contenuti avviene attraverso nuovi dispositivi e non più attraverso lo schermo tradizionale, la programmazione televisiva riveste un ruolo fondamentale per i bambini di età compresa tra i 5 e i 15 anni. Ecco perché, per non trovarsi a combattere una battaglia “di retroguardia”, il Comitato dovrà sollecitare fin da ora l’aggiornamento delle regole del Codice del 2002, per renderlo applicabile alle piattaforme dei ‘nuovi media’ e più in generale alla multimedialità, affinando tecniche e modalità d’intervento in linea con i migliori esempi internazionali e alla luce dei contenuti del Libro Verde comunitario sulla convergenza d’imminente adozione».

I pronunciamenti del Comitato sono quasi sempre visti come qualcosa di negativo, “in difesa di...”. È possibile ribaltare il quadro e guardare al positivo che c’è?
«Sono convinto che un impegno serio e realmente proficuo, non possa fondarsi soltanto sull’impianto repressivo, ma su un’azione di promozione e sensibilizzazione di una cultura che promuove e tutela l’infanzia. Non è, infatti, sufficiente che la programmazione sia sicura, ma è importante che sia anche di qualità. Occorre svolgere un’azione di sostegno a programmi che propongano esempi positivi, stimolando i giovani all’approfondimento, incentivando la cultura del ‘bello’ e del ‘buono’, e che siano portatori di valori positivi: la solidarietà, il dialogo, il rispetto degli altri, l’educazione a una cittadinanza responsabile. Soltanto in tal modo si potrà fornire un utile ausilio alla famiglia, a cui è affidata la principale responsabilità educativa».

L’azione del Comitato s’intreccia, per certi versi, con la “preoccupazione” cui la Chiesa italiana sta dedicando questo decennio: l’educazione. Negli Orientamenti pastorali viene chiesto, peraltro, di stringere «un’alleanza fra i diversi soggetti». È uno sforzo condiviso?
«Senza dubbio. Uno degli elementi qualificanti e distintivi dell’azione del Comitato dovrà essere la promozione d’iniziative di educazione e sensibilizzazione all’uso corretto dei media, straordinario ‘ambiente di vita’ abitato soprattutto da giovani, da avviare e realizzare insieme alla scuola e con il contributo di tutti gli attori del sistema. È questa la sfida con la quale si misurerà il Comitato».

In sintesi, quali sono gli elementi-cardine per il lavoro futuro del Comitato?
«Il Comitato orienterà la sua azione secondo tre principali elementi: responsabilità, innovazione, educazione. Sono le famiglie, insieme alla scuola, ad avere la fondamentale responsabilità di guidare e orientare i propri figli al rispetto dei valori e delle regole, per un’educazione e una formazione costruita su solide fondamenta. In tal senso, il Comitato si concentrerà in particolare su azioni mirate, rivolte ai minori, ai genitori e al pubblico in generale per l’uso corretto dei media, da avviare e realizzare sul territorio insieme alle istituzioni scolastiche»

Web: l’Italia e' piu' Social degli Stati Uniti

[La Voce 25/10/2013]

Secondo una ricerca di LiveXtension, agenzia di marketing e comunicazione dell’incubatore Digital Magics, l’Italia è più social degli USA. l’Italia avrebbe infatti un tasso di penetrazione dei social network maggiore rispetto agli USA, soprattutto fra gli over 50

Incrociando i dati sull’utenza internet americana del report Pew Research 2013 (aprile-maggio) e quelli italiani di Audiweb (giugno 2013) è emerso che la penetrazione americana – rispetto a coloro che usano la rete – dei social network è del 72%, in Italia è invece del 75% (20.597.000 milioni di italiani utilizzano almeno un sito di social networking), sfiorando nei mesi scorsi l'80%.

Un segnale inatteso è dato dall’analisi della diffusione dei social network per fascia d’età: se in Italia la popolazione più anziana è decisamente meno digitale che altrove, quando utilizza internet è invece super social: oltre il 60% degli utenti internet italiani over 64 usa anche i social network. Negli Stati Uniti sono solo il 43%.

Per quanto riguarda invece la fascia d’età 50-64:
il 60% degli americani usa i social, mentre in Italia è il 75%.1

Una verifica ulteriore di questo fenomeno è stata effettuata confrontando i dati relativi al mese di luglio 2013 di Nielsen USA e di Audiweb per quanto riguarda l’uso dei social network. Pur con qualche differenza rispetto ai dati di Pew Research, il “vantaggio” italiano rimane.
La penetrazione complessiva dei social network in America è del 63,4% e sui 50-64 del 65,4%. In entrambi i casi siamo lontani dai dati del nostro Paese, gli Italiani che navigano sui social network corrispondono al 73% e al 74,5% nella fascia 50-64 anni. Per quanto riguarda gli over 64 gli USA si allineano al dato italiano del 60%.2.
Sono gli italiani over 50, insomma, che rendono l’Italia più social rispetto al Paese che ha inventato i social network! Questi siti rappresentano un fenomeno assolutamente di massa, che coinvolge ormai larghissime fette degli utenti internet di tutte le età, non solo quelle più giovani.

Per un uso corretto dei social, senza incorrere nei rischi

[News Rimini 25/10/2013]
Il meeting sociale del progetto IOR (Impact of Relationship) si è tenuto a Rimini ieri e oggi, aperto dal saluto di benvenuto del presidente della provincia Stefano Vitali, e chiuso con la relazione e sui numeri del rapporto tra giovani e social network.
Ventisei i partner presenti da tutta Europa a Rimini (ente promotore e capofila): Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Inghilterra, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Malta, Olanda, Polonia, Portogallo, Rep. Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria

Durante il meeting, che si è chiuso oggi, sono emersi alcuni aspetti che accomunano i diversi paesi: oltre il 90 per cento degli adolescenti europei ha un profilo su Facebook ma la popolarità del social è in calo, in molti paesi è molto più di moda WhatsApp perché permette di scambiare foto, video e commenti in modo molto più rapido; altra cosa riscontrata è la difficoltà di fare statistiche reali perché molti delle persone che si iscrivono sui social fornisce dati falsi, sia di età sia di genere; le più attive in rete sono le ragazze; i commenti nella maggior parte dei casi non vanno al di là del “mi piace” e aumentano esponenzialmente quando viene postato un video rispetto ad un testo; in molti paesi risulta difficile entrare nelle scuole a parlare di social network mentre funzionano bene workshop che coinvolgono le famiglie in cui si parla del tema in modo indiretto.
L’obiettivo di tutti i partner per i prossimi mesi (il progetto si chiuderà a maggio del 2014) è aumentare la conoscenza dei profili sui diversi social network e fare azioni di sensibilizzazione diretta con genitori e ragazzi.

Interessanti, soprattutto i dati emersi dal convegno:

Alcuni dati regionali
Circa 2/3 degli adolescenti dichiara di possedere uno smartphone (65,6%) che negli ultimi anni sembra avere sostituito il cellulare tradizionale. Il 10,6% degli adolescenti dichiara di navigare in rete tra le 3 e le 5 ore al giorno. Mentre la televisione nel 61,5 per cento dei casi è vista in compagnia dei genitori, internet è per lo più utilizzato in solitudine (92,8 per cento) o insieme ad amici (41,1 per cento). Solo il 16,5 per cento chiara di navigare insieme ai genitori. Circa le attività svolte su internet sono per il 48 per cento su social network  e per il 46 per cento chat.

Alcuni dati nazionali
 Secondo un’indagine nazionale condotta da “Save the children” a gennaio 2013 tra ragazzi dai 12 ai17 anni: Il 79% possiede o usa un suo computer personale, il 56 % passa su internet dalle 2 alle 4 ore al giorno, all’85 % capita spesso di chattare con amici e conoscenti, il 57% posta proprie fotografie in internet. Il 92 % (con più di 16 anni) dichiara di avere un profilo su Facebook e il 74 % di questi lo aggiorna quasi quotidianamente.
Secondo un’indagine di Telefono Azzurro del 2012, i ragazzi dai 12 ai 18 anni dichiarano di trovare on line: foto o video imbarazzanti che ritraggono loro coetanei (40 %), loro foto che per quanto non imbarazzanti non avevano ricevuto un’autorizzazione ad essere messe online (32%), pettegolezzi o falsità sul proprio conto (23%), foto o video imbarazzanti che ritraggono adulti di loro conoscenza (20%), foto personali che hanno creato loro imbarazzo (20%), frasi che rivelano dei loro fatti personali (17%), video spiacevoli in cui erano presenti (11%).
Secondo un’indagine nazionale condotta nel 2012 dalla Società Italiana di pediatria su un campione di ragazzi della scuola secondaria di primo grado si evidenzia che: il 68 % dei ragazzi ha il pc in camera, il 65% può collegarsi a Internet dal proprio cellulare, l’11% ha pubblicato in internet un’immagine provocante e il 52% conosce qualcuno che l’ha fatto.

Prossimi appuntamenti:
Per quanto riguarda la Provincia di Rimini sono in programma due incontri aperti agli adulti in contatto coi i ragazzi (genitori, insegnanti, educatori, ecc) allo scopo di informare anche loro sui possibili rischi e su come tutelare i giovani: il 19 novembre a Cattolica alle 21, in collaborazione con il Centro per le famiglie, presso la sede della biblioteca comunale in piazza della Repubblica e il 14 dicembre a Rimini, in collaborazione con Università Aperta, dalle 9 alle 13 presso la sede della Provincia in via Campana 64.

Facebook non è più il sito preferito dai teenager americani. La competizione tra i social network è aperta

[ Prima On Line 26/10/2013]
Facebook non è più il social network più apprezzato dai teenager degli Stati Uniti. Lo comunica il rapporto semestrale sulle abitudini dei teenager americani di Piper  Jaffray, riportato dall’Huffington Post Usa. Ora è il sito preferito solo dal 23% degli under 20, mentre nel 2012 era la pagina più visitata dal 42% dei teenager.
“Ho creato un account Facebook al mio sesto anno della scuola primaria, per un po’ ne sono stata ossessionata. Poi ho scoperto Twitter e Instagram e ho dimenticato Facebook”, così una ragazza di 14 anni ha dichiarato al centro di ricerca Pew Research durante un’intervista del sondaggio Teens, Social Media and Privacy. Dal rapporto di Piper Jaffray però emerge che anche Twitter è in calo (ha perso 4 punti negli ultimi sei mesi).
Secondo Pew Research il social network di Zuckerberg è ancora il social network con il maggior numero di utenti registrati: il 94% dei ragazzi statunitensi ha un profilo Facebook, il 24% ha un account Twitter e l’11% è registrato a Instagram (che è di proprietà dello stesso Facebook).
Utilizzo dei social network tra i teenager americani
Dal rapporto di Piper Jaffray però non emerge un nuovo vincitore: Twitter supera (di poco) Facebook, mentre Instagram è quello che registra la crescita più rapida. Il dato più significativo è la categoria “altri”: si riferisce a servizi sociali neonati come Vine e Snapchat che, nel sondaggio, non hanno una categoria precisa. Si può concludere che, se fino ad ora, i social network hanno avuto un re, Facebook, adesso c’è una reale competizione nel mercato. E conquistare quote tra i teenager sembra un obiettivo chiave.
La strategia di Facebook (che non ammette di avere un problema con i giovani) consiste nel rassicurare gli investitori. Zuckerberg infatti ribadisce che la quasi totalità dei teenager americani ha un profilo sul suo social network. Ma essere registrati è diverso dall’utilizzare un sito in modo attivo (ed è ciò che interessa agli investitori pubblicitari). L’Huffington Post Usa commenta: “Registrarsi a Facebook è una cosa, cliccare ‘Mi piace’ è un’altra”.

Ecco il cyber-poliziotto: va a caccia di bulli e pedofili sui social network

[La Stampa 25/10/2013]
Un commissariato aperto 24 ore su 24 per dare la caccia a cyber-bulli, hacker, pedofili e truffatori svelti con il mouse. La polizia sbarca sui social network ed entra nei computer degli italiani. Dietro l’ultimo restyling del sito ufficiale, infatti, si nasconde un cambio di passo: dal poliziotto di strada a quello di Facebook. L’obiettivo è prevenire il cyber-crimine, che in Italia fa 22mila vittime al giorno.

«Il servizio è pensato soprattutto per i ragazzi - dice Marcovalerio Cervellini, responsabile dei progetti educativi della Polizia Postale e delle Comunicazioni -. Scopriamo che i nostri figli sono su Facebook solo quando abbiamo ricevuto la loro richiesta di amicizia. Dobbiamo proteggerli, per noi intervenire dopo un abuso è una sconfitta».
Gli uomini coordinati da Alessandra Belardini hanno stampato in mente il caso di Carolina, la ragazza di Novara che si è tolta la vita dopo le minacce dei bulli. La rissa scoppiata a Bologna, nata sul sito Ask e degenerata ai giardini. E le migliaia di file pedo-pornografici sequestrati a Trapani, con otto arresti e 109 denunce. Il direttore della Polizia Postale Apruzzese aveva annunciato la svolta mesi fa. Da oggi debutta uno spazio che, spiega, «rappresenta la presenza fisica della polizia in questo ambiente virtuale». 
Alla centrale di Roma, una spianata di computer collegati ai grandi monitor appesi alle pareti, lavorano in 17. Sono smanettoni, esperti di informatica. Si alternano davanti ai siti e alle pagine dei forum, filtrano le segnalazioni che provengono dagli utenti. «Il picco delle segnalazioni arriva la notte», spiega Cervellini. Anche nei commenti ai post sul social network. Quando gli investigatori si imbattono in una ipotesi di reato girano la pratica alla Postale, attiva sul territorio con 20 compartimenti e 80 sezioni speciali. «Il bisogno di sicurezza cambia nelle diverse fasi storiche: la sicurezza prima di internet è diversa dalla sicurezza che va garantita oggi» ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano all’inaugurazione del servizio.

Anche gli spunti per le indagini passano dal Web. Con i giganti dell’hi-tech che gestiscono i portali, Facebook in primis, c’è un canale privilegiato. Su segnalazione italiana, per la prima volta, il sito di Zuckerberg ha aperto i server centrali. Ora i tentativi di adescamento svelati dalle chat sono nelle mani dei magistrati milanesi. Ma quali sono i rischi più concreti per chi naviga? «Il pericolo numero 1 arriva dai social e dal mobile. Poi ci sono la navigazione e le mail - è la tesi di Raoul Chiesa, hacker etico -. L’attacco più diffuso resta il phishing, che dalla mail si è spostato ai social. Su queste piattaforme le connessioni sono maggiori e non c’è la stessa attenzione riservata alla mail».