[Il velino 10/09/2013]
“Sono mutate le condizioni storiche che hanno portato al varo del Codice
Tv e Minori, pertanto ne chiediamo l’abolizione”: è quanto dichiara,
sorprendentemente, il sociologo Antonio Marziale, presidente
dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, che ha affiancato l’allora
ministro delle comunicazioni, Maurizio Gasparri, nella fase di stesura
del protocollo recepito dalla Legge per il riordino dell’assetto
radiotelevisivo. “L’offerta televisiva, in termini di canali, è
aumentata a dismisura – spiega Marziale – ed il monitoraggio è diventato
impossibile. Da qui il rischio, empiricamente dimostrabile, che alcune
reti sono chiamate a pagare le sanzioni previste e altre la fanno
franca. Tutto ciò rende ridicolo e parziale lo strumento, concepito non
già per censurare, bensì per richiamare culturalmente i responsabili dei
palinsesti e i genitori al dovere di attenzionarsi in particolari
momenti della giornata rispetto alle esigenze dei fruitori più piccoli”.
Per il presidente dell’Osservatorio “sono maturi i tempi per
sostituire uno strumento ormai vetusto con un tavolo da costituirsi
presso il Dipartimento comunicazioni del governo, contemplante la
rappresentanza di editori e della società civile impegnata nella tutela
dei minori, allo scopo di concepire un nuovo codice di autodisciplina,
più aderente alle condizioni storiche e sociali contemporanee.
L’assunzione di responsabilità diretta da parte degli editori e della
società civile, con l’arbitrato del governo – conclude Marziale –
garantirebbe sicuramente risultati di gran lunga superiori rispetto a
quelli attuali e, anzi, costituirebbe un motivo di confronto più serrato
e sinergicamente in grado di agevolare il compito ai primi ed
insostituibili garanti del benessere psicofisico dei bambini, ossia i
genitori”.
martedì 17 settembre 2013
giovedì 12 settembre 2013
Internet e bambini: ricerca a Pisa
Internet e bambini: ricerca a Pisa
„[PisaToday 07/09/2013]
Duecentottanta bambini pisani su 420 (il 67% del campione) usano internet, guardano video e ascoltano musica da soli, mentre oltre 200 alunni affermano di conoscere abbastanza bene internet e il 57% sa cos’è un virus informatico. In 201 hanno scaricato musica e film da internet e in 198 (24%) hanno un profilo su un social network. Alla domanda se internet possa essere pericoloso, hanno risposto 'Sì' in 264 (66%) mentre in 109 (27%) hanno risposto 'Non so'.
L’indagine, svolta durante l’anno scolastico 2012-2013, si basa sulle risposte di 420 alunni di età compresa tra gli otto ed i dieci anni. I questionari sono stati proposti durante le lezioni svolte dalla Ludoteca del Registro .it, in sette scuole pisane (21 classi dalla III° alla V° elementare). Il progetto, gratuito e aperto a tutte le scuole italiane, è stato ideato dal Registro .it, gestito dall’Istituto di Informatica e Telematica (IIT) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per affiancare l’opera degli educatori con un contributo che aiuti i più piccoli a prendere coscienza del funzionamento, delle problematiche e delle opportunità connesse al mondo di Internet.
Domenico Laforenza, direttore del Registro .it e presidente dell’Area della ricerca del Cnr pisano afferma: “I risultati ottenuti dal questionario confermano la necessità di una maggiore consapevolezza nell’utilizzo della Rete da parte dei minori. Questa indagine è solo una delle iniziative della Ludoteca del Registro .it, che ha ricevuto proprio in questi giorni il prestigioso riconoscimento del patrocinio dell’Autorità garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza”.
Il questionario è stato compilato nel più assoluto rispetto dell’anonimato e della privacy. Le scuole interessate dall’indagine sono state: Scuola Toti, Scuola Cambini, Scuola Oberdan, Scuola Parmini, Scuola Gereschi, Scuola Pisano e Scuola Chiesa. La scelta di far partire questa prima indagine conoscitiva del rapporto tra internet, il web ed i minori, è caduta su Pisa dove ha sede lo stesso Registro .it ed è città 'culla dell’informatica' per antonomasia visto che a Pisa fu registrato il primo dominio internet a livello nazionale. Indagini simili a quella pisana sono in corso in altre città come Genova, Lido d’Ostia e Padova.
Il Prefetto di Pisa Francesco Tagliente commenta: “Il fatto che, come evidenziato dal risultato della ricerca condotta della Ludoteca del Registro.it, il 67% dei bambini pisani tra gli 8 e i 10 anni usa Internet senza ausilio di genitori o insegnanti, non può che destare una certa preoccupazione. Se poi consideriamo che molti bambini hanno un profilo sui social network nonostante sia vietato ai minori di anni 13, il pericolo di adescamento online diventa concreto. Sarebbe opportuno che le famiglie orientassero i propri ragazzi nella navigazione web, prendendo misure per tutelarli, anche mediante l’ausilio di programmi informatici ad hoc”.
“Internet è una straordinaria opportunità di accesso a fantastilioni di dati e di saperi liberi - sottolinea Marilù Chiofalo, assessore alle Politiche Socioeducative e Scolastiche del Comune di Pisa - lo è per tutti e in particolare per i più giovani che nello spazio virtuale si muovono con agilità e naturalezza. Una tale enorme potenzialità implica una grande responsabilità d'uso, che a sua volta richiede conoscenza dei valori oltre a quella tecnica, spirito critico e consapevolezza. Il lavoro di educazione e ricognizione fatto da Registro.it a beneficio delle nostre scuole e dunque della nostra comunità è stato estremamente prezioso: è auspicabile che diventi un'esperienza nazionale".
Ulteriori informazioni sull’attività della Ludoteca sono reperibili sul sito www.ludotecaregistro.it“
Potrebbe interessarti: http://www.pisatoday.it/cronaca/internet-bambini-ricerca-pisa.html
Seguici su Facebook: http://www.facebook.com/pages/PisaToday/163307690398788
„[PisaToday 07/09/2013]
Duecentottanta bambini pisani su 420 (il 67% del campione) usano internet, guardano video e ascoltano musica da soli, mentre oltre 200 alunni affermano di conoscere abbastanza bene internet e il 57% sa cos’è un virus informatico. In 201 hanno scaricato musica e film da internet e in 198 (24%) hanno un profilo su un social network. Alla domanda se internet possa essere pericoloso, hanno risposto 'Sì' in 264 (66%) mentre in 109 (27%) hanno risposto 'Non so'.
L’indagine, svolta durante l’anno scolastico 2012-2013, si basa sulle risposte di 420 alunni di età compresa tra gli otto ed i dieci anni. I questionari sono stati proposti durante le lezioni svolte dalla Ludoteca del Registro .it, in sette scuole pisane (21 classi dalla III° alla V° elementare). Il progetto, gratuito e aperto a tutte le scuole italiane, è stato ideato dal Registro .it, gestito dall’Istituto di Informatica e Telematica (IIT) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) per affiancare l’opera degli educatori con un contributo che aiuti i più piccoli a prendere coscienza del funzionamento, delle problematiche e delle opportunità connesse al mondo di Internet.
Domenico Laforenza, direttore del Registro .it e presidente dell’Area della ricerca del Cnr pisano afferma: “I risultati ottenuti dal questionario confermano la necessità di una maggiore consapevolezza nell’utilizzo della Rete da parte dei minori. Questa indagine è solo una delle iniziative della Ludoteca del Registro .it, che ha ricevuto proprio in questi giorni il prestigioso riconoscimento del patrocinio dell’Autorità garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza”.
Il questionario è stato compilato nel più assoluto rispetto dell’anonimato e della privacy. Le scuole interessate dall’indagine sono state: Scuola Toti, Scuola Cambini, Scuola Oberdan, Scuola Parmini, Scuola Gereschi, Scuola Pisano e Scuola Chiesa. La scelta di far partire questa prima indagine conoscitiva del rapporto tra internet, il web ed i minori, è caduta su Pisa dove ha sede lo stesso Registro .it ed è città 'culla dell’informatica' per antonomasia visto che a Pisa fu registrato il primo dominio internet a livello nazionale. Indagini simili a quella pisana sono in corso in altre città come Genova, Lido d’Ostia e Padova.
Il Prefetto di Pisa Francesco Tagliente commenta: “Il fatto che, come evidenziato dal risultato della ricerca condotta della Ludoteca del Registro.it, il 67% dei bambini pisani tra gli 8 e i 10 anni usa Internet senza ausilio di genitori o insegnanti, non può che destare una certa preoccupazione. Se poi consideriamo che molti bambini hanno un profilo sui social network nonostante sia vietato ai minori di anni 13, il pericolo di adescamento online diventa concreto. Sarebbe opportuno che le famiglie orientassero i propri ragazzi nella navigazione web, prendendo misure per tutelarli, anche mediante l’ausilio di programmi informatici ad hoc”.
“Internet è una straordinaria opportunità di accesso a fantastilioni di dati e di saperi liberi - sottolinea Marilù Chiofalo, assessore alle Politiche Socioeducative e Scolastiche del Comune di Pisa - lo è per tutti e in particolare per i più giovani che nello spazio virtuale si muovono con agilità e naturalezza. Una tale enorme potenzialità implica una grande responsabilità d'uso, che a sua volta richiede conoscenza dei valori oltre a quella tecnica, spirito critico e consapevolezza. Il lavoro di educazione e ricognizione fatto da Registro.it a beneficio delle nostre scuole e dunque della nostra comunità è stato estremamente prezioso: è auspicabile che diventi un'esperienza nazionale".
Ulteriori informazioni sull’attività della Ludoteca sono reperibili sul sito www.ludotecaregistro.it“
Potrebbe interessarti: http://www.pisatoday.it/cronaca/internet-bambini-ricerca-pisa.html
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mercoledì 4 settembre 2013
Apprendere nel web 2.0
[Unascuola.it ]
L’autrice, Arisa Dedey, di questo blog, “Apprenderenelweb2.0“, si occupa di educazione, di formazione e utilizza quotidianamente gli strumenti web 2.0 e le nuove strategie di apprendimento.
L’idea è quella di “condividere“ con tutti, educatori e docenti, strumenti all’avanguardia per realizzare una nuova didattica di qualità.
Nel suo blog quindi troviamo nuovi programmi, software, applicazioni, relativi alla didattica, tutorial, e degli esempi di risorse che potete utilizzare con i vostri studenti.
Un esempio per tutti: Text Compactor, un utilissimo programma di videoscrittura che, però, fa tutto da solo: permette di sintetizzare un testo in modo automatico online. All’occorrenza crea addirittura l’MP3 del testo sintetizzato.
Sicuramente da provare. Fatemi sapere.
L’idea è quella di “condividere“ con tutti, educatori e docenti, strumenti all’avanguardia per realizzare una nuova didattica di qualità.
Nel suo blog quindi troviamo nuovi programmi, software, applicazioni, relativi alla didattica, tutorial, e degli esempi di risorse che potete utilizzare con i vostri studenti.
Un esempio per tutti: Text Compactor, un utilissimo programma di videoscrittura che, però, fa tutto da solo: permette di sintetizzare un testo in modo automatico online. All’occorrenza crea addirittura l’MP3 del testo sintetizzato.
Sicuramente da provare. Fatemi sapere.
martedì 3 settembre 2013
L’uso dei social network tra adulti e adolescenti in un’infografica
[PMI servizi 30/08/2013]
I social media sono potenti strumenti di comunicazione entrati nella quotidianità della maggior parte delle persone, indipendentemente dall’età.
L’uso che viene fatto dei diversi social network offerti dalla rete è però diverso in base all’età dell’utente, probabilmente a causa delle diverse esigenze ma anche perché i più giovani sono cresciuti a stretto contatto con le nuove tecnologie a differenza di chi, già adulto, si è confrontato con nuovi modi di comunicare online attraverso mezzi quali Facebook e Twitter.
L’infografica che segue, realizzata per NextAdvisor.com, mette a confronto l’utilizzo dei più diffusi social network da parte di ragazzi e adulti, sulla base di recenti studi del Pew Research Center, ponendo l’accento sulle preferenze dei diversi target per le piattaforme social più diffuse sul web: Tumblr, instagram, Pinterest, Twitter e Facebook.
I dati mostrati dell’infografica analizzano essenzialmente tre aspetti:
Per quel che riguarda nello specifico le piattaforme scopriamo che i teenager rimangono fedeli ai social network più consolidati, ovvero Facebook (94% contro il 67% degli adulti) e Twitter (26% contro il 18% degli adulti), mentre sono gli adulti che si avvicinano con maggiore frequenza a nuove reti, soprattutto nel caso di Pinterest, ma anche per Instagram e Tumblr, anche se con una percentuale di poco maggiore rispetto ai ragazzi.
La fascia d’eta di utenti più coinvolti dai social media è quella che va dai 18 ai 29 anni (89%), subito a seguire i giovanissimi di età compresa tra i 13 e i 18 anni (81%).
I social media sono potenti strumenti di comunicazione entrati nella quotidianità della maggior parte delle persone, indipendentemente dall’età.
L’uso che viene fatto dei diversi social network offerti dalla rete è però diverso in base all’età dell’utente, probabilmente a causa delle diverse esigenze ma anche perché i più giovani sono cresciuti a stretto contatto con le nuove tecnologie a differenza di chi, già adulto, si è confrontato con nuovi modi di comunicare online attraverso mezzi quali Facebook e Twitter.
L’infografica che segue, realizzata per NextAdvisor.com, mette a confronto l’utilizzo dei più diffusi social network da parte di ragazzi e adulti, sulla base di recenti studi del Pew Research Center, ponendo l’accento sulle preferenze dei diversi target per le piattaforme social più diffuse sul web: Tumblr, instagram, Pinterest, Twitter e Facebook.
I dati mostrati dell’infografica analizzano essenzialmente tre aspetti:
- In che percentuale adulti e ragazzi utilizzano i social media
- Quali sono i social network preferiti dai due diversi target
- Quali le percentuali in base alle fasce d’età degli utenti social
Per quel che riguarda nello specifico le piattaforme scopriamo che i teenager rimangono fedeli ai social network più consolidati, ovvero Facebook (94% contro il 67% degli adulti) e Twitter (26% contro il 18% degli adulti), mentre sono gli adulti che si avvicinano con maggiore frequenza a nuove reti, soprattutto nel caso di Pinterest, ma anche per Instagram e Tumblr, anche se con una percentuale di poco maggiore rispetto ai ragazzi.
La fascia d’eta di utenti più coinvolti dai social media è quella che va dai 18 ai 29 anni (89%), subito a seguire i giovanissimi di età compresa tra i 13 e i 18 anni (81%).
Bambini e famiglie divisi dalla guerra si ritrovano grazie a un'app mobile
[La Repubblica 28/08/2013]
DA SEI SETTIMANE a poche ore. Chiedetelo a Rosete, Birungiste e Samuel, tre dei piccoli congolesi arrivati soli e senza documenti al Bubukwanga Transit Centre di Bundibugyo, in Uganda, se non fa differenza poter riabbracciare prima possibile i propri cari. Evitando giorni di separazione che si aggiungono ai già terribili shock del fuoco e del sangue. Laggiù, in quel campo-profughi dimenticato dal mondo come tanti altri a ogni latitudine, approdano ogni giorno bambini e giovani separati dalle proprie famiglie a causa dei combattimenti fra truppe governative della Repubblica Democratica del Congo e ribelli. Non è ovviamente l'unico caso: in tutti i punti caldi del pianeta sorgono enormi accampamenti e siti dove rifugiati e profughi provenienti dai più diversi Paesi, dal Sudan alla Palestina, dal Ruanda al Kenya passando per l'Etiopia, cercano di sfuggire a guerre e persecuzioni. È un'autentica diaspora: ricongiungere figli e genitori o parenti è infatti spesso un'impresa complessa se non titanica. Basti pensare, solo per rimanere alla più stretta attualità, alla situazione siriana: secondo l'Onu il numero di piccoli profughi ha toccato, dopo tre anni di guerra civile, la cifra-monstre di un milione. Adesso una semplice app, battezzata RapidFTR, promette di cambiare le cose. Almeno un po'.
[Leggi tutto...]
DA SEI SETTIMANE a poche ore. Chiedetelo a Rosete, Birungiste e Samuel, tre dei piccoli congolesi arrivati soli e senza documenti al Bubukwanga Transit Centre di Bundibugyo, in Uganda, se non fa differenza poter riabbracciare prima possibile i propri cari. Evitando giorni di separazione che si aggiungono ai già terribili shock del fuoco e del sangue. Laggiù, in quel campo-profughi dimenticato dal mondo come tanti altri a ogni latitudine, approdano ogni giorno bambini e giovani separati dalle proprie famiglie a causa dei combattimenti fra truppe governative della Repubblica Democratica del Congo e ribelli. Non è ovviamente l'unico caso: in tutti i punti caldi del pianeta sorgono enormi accampamenti e siti dove rifugiati e profughi provenienti dai più diversi Paesi, dal Sudan alla Palestina, dal Ruanda al Kenya passando per l'Etiopia, cercano di sfuggire a guerre e persecuzioni. È un'autentica diaspora: ricongiungere figli e genitori o parenti è infatti spesso un'impresa complessa se non titanica. Basti pensare, solo per rimanere alla più stretta attualità, alla situazione siriana: secondo l'Onu il numero di piccoli profughi ha toccato, dopo tre anni di guerra civile, la cifra-monstre di un milione. Adesso una semplice app, battezzata RapidFTR, promette di cambiare le cose. Almeno un po'.
[Leggi tutto...]
BAMBINI E VIDEOGIOCHI: SVAGO O PERICOLO?
[Legnano news 28/08/2013]
Stefano Landoni
Psicologo Psicoterapeuta
I bambini e videogiochi: uno svago o un pericolo?
Sembrerà strano, ma già verso la fine degli anni ‘70 si era iniziato a discutere su quanto l’utilizzo di videogiochi fosse o meno diseducativo.
Sembrerà strano, ma già verso la fine degli anni ‘70 si era iniziato a discutere su quanto l’utilizzo di videogiochi fosse o meno diseducativo.
La questione è quindi abbastanza antica ma è innegabile che sempre più giovani e giovanissimi
hanno accesso a mezzi informatici e la domanda, circa quale sia il limite entro cui definire il loro utilizzo “sano”, è sempre più impellente.
hanno accesso a mezzi informatici e la domanda, circa quale sia il limite entro cui definire il loro utilizzo “sano”, è sempre più impellente.
Inoltre vengono creati videogiochi adatti ad ogni fascia di età, anche per i più piccoli e i mezzi per accedervi sono ormai di uso molto comune: basta un telefono!
Che tantissimi bambini possano utilizzare (e utilizzino) videogiochi è ormai un dato di fatto e demonizzare l’avvento della tecnologia potrebbe essere al limite controproducente.
La rivoluzione tecnologica porta con sé, secondo le ricerche, variazioni sociologiche e psicologiche importanti. Si
è per esempio notato che l’uso eccessivo di videogiochi ha un effetto
sulle capacità relazionali del bambino. Ovvero passare troppo tempo di
fronte allo schermo riduce il tempo dedicato alle
relazioni interpersonali, privando il bambino delle occasioni di
socializzazione con i coetanei.
Certo sono lontani i tempi in cui ci si trovava dall’unico amico che aveva le prime rudimentali forme
di console! Oggi il videogioco è perlopiù un momento trascorso in
solitudine. A tutto ciò si deve aggiungere che giocare di fronte ad uno
schermo è un’attività perlopiù sedentaria.
Giocare troppo a lungo con i videogiochi potrebbe influire anche sulla crescita cognitiva e scolastica
dei giovani, dal momento in cui limita il tempo dedicato ad altre
attività educative. In contrasto a ciò è stata sottolineata la valenza
positiva sull’apprendimento quando il materiale didattico viene
presentato attraverso un videogioco.
Il tempo e ricerche future ci diranno se l’utilizzo della tecnologia comporterà effetti sulla cognizione,
ovvero sul modo di apprendere dalla realtà, sulle capacità di
riflessione e di attenzione. Tutto ciò appare già oggi
plausibile. Inoltre si dibatte anche ora su quanto alcuni videogiochi
possano essere diseducativi. In particolare l’opinione degli esperti si è
divisa sui giochi in cui era presente violenza “gratuita”.
Va notato che se alcune ricerche concludono che questa tipologia di stimoli possa avere un effetto sull’aggressività
dei più giovani, altre concludono in modo del tutto opposto, ovvero
che l’espressione video - ludica delle pulsioni aggressive renda esse
più elaborabili nel quotidiano.
Ma i videogiochi inibiscono o sviluppano la fantasia?
Anche qui le opinioni sono del tutto discordi, tra chi ritiene che la tecnologia possa essere nociva e chi dice possa favorire questa capacità umana.
Come avrete capito non è semplice orientarsi nel panorama del dibattito sull’utilizzo dei videogiochi. Ma potrebbe esiste un limite entro il quale il videogioco rimane uno strumento di svago e oltre il quale corre il rischio di essere uno svantaggio per la crescita del bambino. Il limite è l’impatto che l’utilizzo della tecnologia ha sulla vita quotidiana.
Anche qui le opinioni sono del tutto discordi, tra chi ritiene che la tecnologia possa essere nociva e chi dice possa favorire questa capacità umana.
Come avrete capito non è semplice orientarsi nel panorama del dibattito sull’utilizzo dei videogiochi. Ma potrebbe esiste un limite entro il quale il videogioco rimane uno strumento di svago e oltre il quale corre il rischio di essere uno svantaggio per la crescita del bambino. Il limite è l’impatto che l’utilizzo della tecnologia ha sulla vita quotidiana.
In definitiva il videogioco non può
sostituire le occasioni di socializzazione fondamentali per la crescita
di un bambino, così come non è (per il momento) il principale mezzo di
formazione educativa e scolastica. Non ha quindi senso vietare, quanto
controllare che l’utilizzo di videogiochi resti nei limiti
dello svago. Ancora meglio sarebbe non abbandonare i più piccoli davanti
ad uno schermo, ma giocare con loro,
avvicinarsi ai loro interessi, anche tecnologici.
avvicinarsi ai loro interessi, anche tecnologici.
Il vaccino adeguato è solo uno: il buon senso dell’adulto che non deve perdere la sua funzione di guida nei confronti dei bambini.
Come sempre per qualsiasi domanda o commento vi invito a scrivermi.Stefano Landoni
Psicologo Psicoterapeuta
Cyberbullismo: quando la violenza è sempre online
[Novi online 26/08/2013]
Che cos’è il cyberbullismo?
La risposta è sì! I programmi specifici per le scuole finalizzati a prevenire e a gestire il problema del cyberbullismo dimostrano ottimi risultati relativamente alla responsabilizzazione dei ragazzi; in particolare, la partecipazione attiva dei coetanei nel contrastare i bulli e difendere le vittime sembra offrire un contributo fondamentale alla diminuzione del fenomeno.
In generale, l’arma migliore per contrastare il cyberbullismo è la prevenzione che sensibilizza genitori e insegnanti sull’importanza di educare gli adolescenti ad un uso responsabile degli strumenti web e alla promozione delle relazioni positive con i compagni. Attualmente Internet costituisce un canale comunicativo usato quotidianamente per entrare in contatto con altre persone; per questo motivo gli adulti sono chiamati a guidare e monitorare l’utilizzo che i giovani fanno di tale strumento con suggerimenti, regole e limitazioni, al pari dell’educazione che offrirebbero riguardo agli approcci relazionali diretti con gli altri. Intervenire contro il bullismo significa intervenire anche contro il cyberbullismo, per questo è fondamentale aiutare i ragazzi a responsabilizzarsi ed acquisire un senso critico dei propri atteggiamenti nei confronti dell’altro, anche quando l’approccio avviene virtualmente attraverso la tastiera di un computer o di un telefono cellulare.
Chi è il cyberbullo?
Volendo costruire l’identikit del cyberbullo, egli può essere descritto come un adolescente che vuole essere popolare, ricerca il divertimento o fugge dalla noia, e pensa di ottenere il suo scopo attraverso atti di prepotenza nei confronti di chi è diverso da lui e dal suo gruppo di riferimento, rivolgendo attacchi su aspetto fisico (anche contro ragazze molto carine), timidezza, disabilità, orientamento sessuale o etnia. Tuttavia spesso si tratta di ragazzi che non si rendono conto di essere cyberbulli, bensì sono convinti di fare un semplice scherzo o un dispetto, forse pesante ma innocente, a chi ha fatto loro un presunto torto. Hanno maggiori probabilità di esercitare cyberbullismo coloro che utilizzano internet in modo eccessivo e autonomo, sono iscritti a social network che favoriscono la diffusione di immagini e informazioni personali, partecipano a gruppi online prettamente giovani in cui manca completamente il controllo delle figure adulte, insultano via internet attraverso messaggi volgari e offensivi, utilizzano frequentemente videogiochi violenti che rafforzano l’idea che la violenza esercitata con un click sia solo virtuale.
Quali sono le conseguenze del cyberbullismo?
I danni del cyberbullismo sulla vittima sono simili a quelli del bullismo tradizionale: bassa autostima, depressione, ansia, paura, difficoltà scolastiche, problemi relazionali, pensieri di suicidio. Tuttavia ciò che rende ancora più devastante questo fenomeno rispetto al bullismo tradizionale è la diffusione pubblica dell’umiliazione, che in un solo click annienta l’immagine sociale che la vittima ha di sé, scatenando sentimenti di estrema vergogna e inadeguatezza. Inoltre, mentre un episodio di bullismo è circoscritto nel tempo e nello spazio e resta solo nella memoria e nei racconti, l’episodio di cyberbullismo è difficilmente cancellabile da alcuni spazi web: la vittima è dunque costretta a subire la molestia senza fine con la consapevolezza che il mondo del web sta assistendo alla sua umiliazione con chissà quali giudizi. Questo potrebbe spiegare i dati della ricerca Ipsos realizzata per Save the Children secondo cui il 72% degli adolescenti e giovanissimi italiani considera il cyberbullismo come il fenomeno sociale più pericoloso del proprio tempo.
Il fenomeno del cyberbullismo è oggi al centro di un’ampia polemica legata a fatti di cronaca molto gravi. Considerando solo gli ultimi mesi possiamo tristemente ricordare il suicidio del 15enne sbeffeggiato come “il ragazzo con i pantaloni rosa” e deriso su Facebook dai compagni perchè omosessuale; o il caso di Carolina, 14enne che si è suicidata dopo che alcuni coetanei avevano diffuso su internet fotografie e video imbarazzanti che la ritraevano; o Hannah Smith, 14 enne che si è uccisa dopo aver ricevuto insulti per mesi sul sito Ask.fm, ora al centro di numerose polemiche per l’assenza di dispositivi antiabuso; o le attuali vicende drammatiche in Russia, che vedono le persone omosessuali vittime di pestaggi, torture e cyberbullismo da parte degli esponenti del movimento neonazista Occupy Pedofilyaj.
Che cosa fare quando si è presi di mira da un cyberbullo?
Le associazioni che si occupano di cyberbullismo concordano nel consigliare alle vittime un atteggiamento fermo nei confronti del bullo:
Che cos’è il cyberbullismo?
Il cyberbullismo consiste in atti di
derisione, diffamazione, minaccia e violenza verbale e psicologica
compiuti tra adolescenti attraverso sms, e-mail, youtube, blog o social
network. Il bullo ha lo scopo di insultare la vittima oppure diffonderne
video o immagini imbarazzanti per umiliarla e ferirla pubblicamente,
cercando di condividere lo scherno con più utenti possibili sul web.
Purtroppo si tratta di un fenomeno in continua crescita, poiché
l’aumento del numero di profili su social media “giovani” e la
possibilità di rimanere anonimi rendono complicato l’intervento da parte
degli adulti e la segnalazione degli autori di tali atti denigratori.
Che differenza c’è tra bullismo e cyberbullismo?
Nell’attuale dibattito scientifico alcuni studiosi considerano il cyberbullismo come qualcosa di diverso rispetto al bullismo tradizionale, ma la maggior parte dei ricercatori sostiene che il web sia un nuovo strumento a disposizione del bullo per continuare a perseguitare la vittima al di fuori della scuola o della piazza. Tale ipotesi è confermata dagli studi che rivelano una continuità tra il coinvolgimento nel bullismo tradizionale e nel cyberbullismo.
Esistono comunque alcune caratteristiche che distinguono il cyberbullismo dal bullismo tradizionale:
Che differenza c’è tra bullismo e cyberbullismo?
Nell’attuale dibattito scientifico alcuni studiosi considerano il cyberbullismo come qualcosa di diverso rispetto al bullismo tradizionale, ma la maggior parte dei ricercatori sostiene che il web sia un nuovo strumento a disposizione del bullo per continuare a perseguitare la vittima al di fuori della scuola o della piazza. Tale ipotesi è confermata dagli studi che rivelano una continuità tra il coinvolgimento nel bullismo tradizionale e nel cyberbullismo.
Esistono comunque alcune caratteristiche che distinguono il cyberbullismo dal bullismo tradizionale:
- tra bullo e vittima può non esserci alcuna relazione nella vita reale: paradossalmente potrebbero non conoscersi, vivere in regioni diverse e non incontrarsi mai;
- il bullo può compiere gli atti denigratori in forma anonima o con uno pseudonimo: la disinibizione legata alla sicurezza che la propria identità non sia scoperta contribuisce notevolmente alla diffusione del fenomeno;
- il bullo non prova alcuna remora dal punto di vista etico: l’identità nascosta e l’utilizzo di strumenti informatici disinibiscono notevolmente l’artefice delle violenze, portandolo a minimizzare i propri atti come se fosse soltanto uno scherzo
- il cyberbullismo non ha limiti spazio-temporali: il bullo può colpire la vittima in qualsiasi momento nello spazio virtuale, senza concessione di un luogo sicuro e privato in cui vivere serenamente
La risposta è sì! I programmi specifici per le scuole finalizzati a prevenire e a gestire il problema del cyberbullismo dimostrano ottimi risultati relativamente alla responsabilizzazione dei ragazzi; in particolare, la partecipazione attiva dei coetanei nel contrastare i bulli e difendere le vittime sembra offrire un contributo fondamentale alla diminuzione del fenomeno.
In generale, l’arma migliore per contrastare il cyberbullismo è la prevenzione che sensibilizza genitori e insegnanti sull’importanza di educare gli adolescenti ad un uso responsabile degli strumenti web e alla promozione delle relazioni positive con i compagni. Attualmente Internet costituisce un canale comunicativo usato quotidianamente per entrare in contatto con altre persone; per questo motivo gli adulti sono chiamati a guidare e monitorare l’utilizzo che i giovani fanno di tale strumento con suggerimenti, regole e limitazioni, al pari dell’educazione che offrirebbero riguardo agli approcci relazionali diretti con gli altri. Intervenire contro il bullismo significa intervenire anche contro il cyberbullismo, per questo è fondamentale aiutare i ragazzi a responsabilizzarsi ed acquisire un senso critico dei propri atteggiamenti nei confronti dell’altro, anche quando l’approccio avviene virtualmente attraverso la tastiera di un computer o di un telefono cellulare.
Chi è il cyberbullo?
Volendo costruire l’identikit del cyberbullo, egli può essere descritto come un adolescente che vuole essere popolare, ricerca il divertimento o fugge dalla noia, e pensa di ottenere il suo scopo attraverso atti di prepotenza nei confronti di chi è diverso da lui e dal suo gruppo di riferimento, rivolgendo attacchi su aspetto fisico (anche contro ragazze molto carine), timidezza, disabilità, orientamento sessuale o etnia. Tuttavia spesso si tratta di ragazzi che non si rendono conto di essere cyberbulli, bensì sono convinti di fare un semplice scherzo o un dispetto, forse pesante ma innocente, a chi ha fatto loro un presunto torto. Hanno maggiori probabilità di esercitare cyberbullismo coloro che utilizzano internet in modo eccessivo e autonomo, sono iscritti a social network che favoriscono la diffusione di immagini e informazioni personali, partecipano a gruppi online prettamente giovani in cui manca completamente il controllo delle figure adulte, insultano via internet attraverso messaggi volgari e offensivi, utilizzano frequentemente videogiochi violenti che rafforzano l’idea che la violenza esercitata con un click sia solo virtuale.
Quali sono le conseguenze del cyberbullismo?
I danni del cyberbullismo sulla vittima sono simili a quelli del bullismo tradizionale: bassa autostima, depressione, ansia, paura, difficoltà scolastiche, problemi relazionali, pensieri di suicidio. Tuttavia ciò che rende ancora più devastante questo fenomeno rispetto al bullismo tradizionale è la diffusione pubblica dell’umiliazione, che in un solo click annienta l’immagine sociale che la vittima ha di sé, scatenando sentimenti di estrema vergogna e inadeguatezza. Inoltre, mentre un episodio di bullismo è circoscritto nel tempo e nello spazio e resta solo nella memoria e nei racconti, l’episodio di cyberbullismo è difficilmente cancellabile da alcuni spazi web: la vittima è dunque costretta a subire la molestia senza fine con la consapevolezza che il mondo del web sta assistendo alla sua umiliazione con chissà quali giudizi. Questo potrebbe spiegare i dati della ricerca Ipsos realizzata per Save the Children secondo cui il 72% degli adolescenti e giovanissimi italiani considera il cyberbullismo come il fenomeno sociale più pericoloso del proprio tempo.
Il fenomeno del cyberbullismo è oggi al centro di un’ampia polemica legata a fatti di cronaca molto gravi. Considerando solo gli ultimi mesi possiamo tristemente ricordare il suicidio del 15enne sbeffeggiato come “il ragazzo con i pantaloni rosa” e deriso su Facebook dai compagni perchè omosessuale; o il caso di Carolina, 14enne che si è suicidata dopo che alcuni coetanei avevano diffuso su internet fotografie e video imbarazzanti che la ritraevano; o Hannah Smith, 14 enne che si è uccisa dopo aver ricevuto insulti per mesi sul sito Ask.fm, ora al centro di numerose polemiche per l’assenza di dispositivi antiabuso; o le attuali vicende drammatiche in Russia, che vedono le persone omosessuali vittime di pestaggi, torture e cyberbullismo da parte degli esponenti del movimento neonazista Occupy Pedofilyaj.
Che cosa fare quando si è presi di mira da un cyberbullo?
Le associazioni che si occupano di cyberbullismo concordano nel consigliare alle vittime un atteggiamento fermo nei confronti del bullo:
- non rispondere ai messaggi offensivi o intimidatori ricevuti da qualsiasi fonte (sms, e-mail, chat);
- mai mandare messaggi offensivi o volgari, nemmeno per rispondere a ingiurie ricevute;
- salvare tutti i messaggi molesti ricevuti annotandone data e ora;
- cambiare il proprio nickname o il numero di cellulare comunicandolo solo agli amici;
- utilizzare i filtri per bloccare gli indirizzi e-mail o gli account di chi molesta;
- non fornire mai i dati personali (nome, cognome, indirizzo, nome della scuola o degli amici) a chi si conosce sul web;
- non condividere le password, nemmeno con gli amici;
- parlare immediatamente dei messaggi offensivi ricevuti a un adulto;
- segnalare il comportamento inappropriato ai moderatori della chat o del forum chiedendo di cancellare i messaggi offensivi e bannare (cioè escludere a vita) l’utente molesto;
- in caso di minacce fisiche o sessuali contattare anche la Polizia.
Grazie all’intervento della
Commissione europea, alcune compagnie del web hanno introdotto
dispositivi per segnalare eventuali abusi o comportamenti inappropriati
di altri utenti. Tuttavia altre compagnie web ampiamente utilizzate
dagli adolescenti sono ancora prive di moderatore, e tale assenza è
associata a numerosi comportamenti inappropriati. È il caso del sito
Ask.fm, il social network con sede in Lettonia ritenuto da molti il regno del cyberbullismo e a rischio di chiusura in seguito a più casi di suicidio.
Chi si può contattare per avere sostegno?
Dal 2007 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha attivato il numero verde nazionale 800 669696 e l’indirizzo e-mail bullismo@istruzione.it per segnalare casi, chiedere consigli o ricevere supporto (per info visita il sito web della campagna nazionale contro il bullismo “Smonta il bullo”: www.smontailbullo.it).
Si può anche chiedere un consiglio personale o per un amico vittima di cyberbullismo a Telefono Azzurro, tramite il numero gratuito 19696 o via chat (accedi al sito www.azzurro.it e clicca su “ch@tt@ con Telefono Azzurro!”).
In caso di situazione potenzialmente pericolosa per l’incolumità della vita di un adolescente non esitare a contattare la linea telefonica gratuita 114 – Emergenza Infanzia. Il servizio, gestito da Telefono Azzurro e promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità, è attivo 24 ore su 24 e mette direttamente in contatto con un operatore pronto ad offrire sostegno psicologico, inoltre attiva nell’immediato le istituzioni presenti sul territorio (forze dell’ordine, servizi socio-sanitari, tribunali, ecc.) per rispondere nel modo più adeguato all’emergenza segnalata.
Link utili:
Campagna nazionale contro il bullismo: www.smontailbullo.it
Telefono azzurro: www.azzurro.it
Bullismo elettronico: www.cyberbullismo.com
Progetti europei di contrasto e prevenzione: http://www.bullyingandcyber.net/it/
Dati della ricerca Ipsos realizzata per Save the Children
Chi si può contattare per avere sostegno?
Dal 2007 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha attivato il numero verde nazionale 800 669696 e l’indirizzo e-mail bullismo@istruzione.it per segnalare casi, chiedere consigli o ricevere supporto (per info visita il sito web della campagna nazionale contro il bullismo “Smonta il bullo”: www.smontailbullo.it).
Si può anche chiedere un consiglio personale o per un amico vittima di cyberbullismo a Telefono Azzurro, tramite il numero gratuito 19696 o via chat (accedi al sito www.azzurro.it e clicca su “ch@tt@ con Telefono Azzurro!”).
In caso di situazione potenzialmente pericolosa per l’incolumità della vita di un adolescente non esitare a contattare la linea telefonica gratuita 114 – Emergenza Infanzia. Il servizio, gestito da Telefono Azzurro e promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità, è attivo 24 ore su 24 e mette direttamente in contatto con un operatore pronto ad offrire sostegno psicologico, inoltre attiva nell’immediato le istituzioni presenti sul territorio (forze dell’ordine, servizi socio-sanitari, tribunali, ecc.) per rispondere nel modo più adeguato all’emergenza segnalata.
Link utili:
Campagna nazionale contro il bullismo: www.smontailbullo.it
Telefono azzurro: www.azzurro.it
Bullismo elettronico: www.cyberbullismo.com
Progetti europei di contrasto e prevenzione: http://www.bullyingandcyber.net/it/
Dati della ricerca Ipsos realizzata per Save the Children
Sara Bosatra - psicologa clinica - redazione@alessandrianews.it
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