martedì 3 settembre 2013

Cyberbullismo: quando la violenza è sempre online

[Novi online 26/08/2013]
Che cos’è il cyberbullismo?
Il cyberbullismo consiste in atti di derisione, diffamazione, minaccia e violenza verbale e psicologica compiuti tra adolescenti attraverso sms, e-mail, youtube, blog o social network. Il bullo ha lo scopo di insultare la vittima oppure diffonderne video o immagini imbarazzanti per umiliarla e ferirla pubblicamente, cercando di condividere lo scherno con più utenti possibili sul web. Purtroppo si tratta di un fenomeno in continua crescita, poiché l’aumento del numero di profili su social media “giovani” e la possibilità di rimanere anonimi rendono complicato l’intervento da parte degli adulti e la segnalazione degli autori di tali atti denigratori.

Che differenza c’è tra bullismo e cyberbullismo?
Nell’attuale dibattito scientifico alcuni studiosi considerano il cyberbullismo come qualcosa di diverso rispetto al bullismo tradizionale, ma la maggior parte dei ricercatori sostiene che il web sia un nuovo strumento a disposizione del bullo per continuare a perseguitare la vittima al di fuori della scuola o della piazza. Tale ipotesi è confermata dagli studi che rivelano una continuità tra il coinvolgimento nel bullismo tradizionale e nel cyberbullismo.

Esistono comunque alcune caratteristiche che distinguono il cyberbullismo dal bullismo tradizionale:
  • tra bullo e vittima può non esserci alcuna relazione nella vita reale: paradossalmente potrebbero non conoscersi, vivere in regioni diverse e non incontrarsi mai;
  • il bullo può compiere gli atti denigratori in forma anonima o con uno pseudonimo: la disinibizione legata alla sicurezza che la propria identità non sia scoperta contribuisce notevolmente alla diffusione del fenomeno;
  • il bullo non prova alcuna remora dal punto di vista etico: l’identità nascosta e l’utilizzo di strumenti informatici disinibiscono notevolmente l’artefice delle violenze, portandolo a minimizzare i propri atti come se fosse soltanto uno scherzo
  • il cyberbullismo non ha limiti spazio-temporali: il bullo può colpire la vittima in qualsiasi momento nello spazio virtuale, senza concessione di un luogo sicuro e privato in cui vivere serenamente
Si può contrastare il cyberbullismo?
La risposta è sì! I programmi specifici per le scuole finalizzati a prevenire e a gestire il problema del cyberbullismo dimostrano ottimi risultati relativamente alla responsabilizzazione dei ragazzi; in particolare, la partecipazione attiva dei coetanei nel contrastare i bulli e difendere le vittime sembra offrire un contributo fondamentale alla diminuzione del fenomeno.
In generale, l’arma migliore per contrastare il cyberbullismo è la prevenzione che sensibilizza genitori e insegnanti sull’importanza di educare gli adolescenti ad un uso responsabile degli strumenti web e alla promozione delle relazioni positive con i compagni. Attualmente Internet costituisce un canale comunicativo usato quotidianamente per entrare in contatto con altre persone; per questo motivo gli adulti sono chiamati a guidare e monitorare l’utilizzo che i giovani fanno di tale strumento con suggerimenti, regole e limitazioni, al pari dell’educazione che offrirebbero riguardo agli approcci relazionali diretti con gli altri. Intervenire contro il bullismo significa intervenire anche contro il cyberbullismo, per questo è fondamentale aiutare i ragazzi a responsabilizzarsi ed acquisire un senso critico dei propri atteggiamenti nei confronti dell’altro, anche quando l’approccio avviene virtualmente attraverso la tastiera di un computer o di un telefono cellulare.
Chi è il cyberbullo?
Volendo costruire l’identikit del cyberbullo, egli può essere descritto come un adolescente che vuole essere popolare, ricerca il divertimento o fugge dalla noia, e pensa di ottenere il suo scopo attraverso atti di prepotenza nei confronti di chi è diverso da lui e dal suo gruppo di riferimento, rivolgendo attacchi su aspetto fisico (anche contro ragazze molto carine), timidezza, disabilità, orientamento sessuale o etnia. Tuttavia spesso si tratta di ragazzi che non si rendono conto di essere cyberbulli, bensì sono convinti di fare un semplice scherzo o un dispetto, forse pesante ma innocente, a chi ha fatto loro un presunto torto. Hanno maggiori probabilità di esercitare cyberbullismo coloro che utilizzano internet in modo eccessivo e autonomo, sono iscritti a social network che favoriscono la diffusione di immagini e informazioni personali, partecipano a gruppi online prettamente giovani in cui manca completamente il controllo delle figure adulte, insultano via internet attraverso messaggi volgari e offensivi, utilizzano frequentemente videogiochi violenti che rafforzano l’idea che la violenza esercitata con un click sia solo virtuale.

Quali sono le conseguenze del cyberbullismo?
I danni del cyberbullismo sulla vittima sono simili a quelli del bullismo tradizionale: bassa autostima, depressione, ansia, paura, difficoltà scolastiche, problemi relazionali, pensieri di suicidio. Tuttavia ciò che rende ancora più devastante questo fenomeno rispetto al bullismo tradizionale è la diffusione pubblica dell’umiliazione, che in un solo click annienta l’immagine sociale che la vittima ha di sé, scatenando sentimenti di estrema vergogna e inadeguatezza. Inoltre, mentre un episodio di bullismo è circoscritto nel tempo e nello spazio e resta solo nella memoria e nei racconti, l’episodio di cyberbullismo è difficilmente cancellabile da alcuni spazi web: la vittima è dunque costretta a subire la molestia senza fine con la consapevolezza che il mondo del web sta assistendo alla sua umiliazione con chissà quali giudizi. Questo potrebbe spiegare i dati della ricerca Ipsos realizzata per Save the Children secondo cui il 72% degli adolescenti e giovanissimi italiani considera il cyberbullismo come il fenomeno sociale più pericoloso del proprio tempo.
Il fenomeno del cyberbullismo è oggi al centro di un’ampia polemica legata a fatti di cronaca molto gravi. Considerando solo gli ultimi mesi possiamo tristemente ricordare il suicidio del 15enne sbeffeggiato come “il ragazzo con i pantaloni rosa” e deriso su Facebook dai compagni perchè omosessuale; o il caso di Carolina, 14enne che si è suicidata dopo che alcuni coetanei avevano diffuso su internet fotografie e video imbarazzanti che la ritraevano; o Hannah Smith, 14 enne che si è uccisa dopo aver ricevuto insulti per mesi sul sito Ask.fm, ora al centro di numerose polemiche per l’assenza di dispositivi antiabuso; o le attuali vicende drammatiche in Russia, che vedono le persone omosessuali vittime di pestaggi, torture e cyberbullismo da parte degli esponenti del movimento neonazista Occupy Pedofilyaj.
Che cosa fare quando si è presi di mira da un cyberbullo?
Le associazioni che si occupano di cyberbullismo concordano nel consigliare alle vittime un atteggiamento fermo nei confronti del bullo:
  • non rispondere ai messaggi offensivi o intimidatori ricevuti da qualsiasi fonte (sms, e-mail, chat);
  • mai mandare messaggi offensivi o volgari, nemmeno per rispondere a ingiurie ricevute;
  • salvare tutti i messaggi molesti ricevuti annotandone data e ora;
  • cambiare il proprio nickname o il numero di cellulare comunicandolo solo agli amici;
  • utilizzare i filtri per bloccare gli indirizzi e-mail o gli account di chi molesta;
  • non fornire mai i dati personali (nome, cognome, indirizzo, nome della scuola o degli amici) a chi si conosce sul web;
  • non condividere le password, nemmeno con gli amici;
  • parlare immediatamente dei messaggi offensivi ricevuti a un adulto;
  • segnalare il comportamento inappropriato ai moderatori della chat o del forum chiedendo di cancellare i messaggi offensivi e bannare (cioè escludere a vita) l’utente molesto;
  • in caso di minacce fisiche o sessuali contattare anche la Polizia.
Grazie all’intervento della Commissione europea, alcune compagnie del web hanno introdotto dispositivi per segnalare eventuali abusi o comportamenti inappropriati di altri utenti. Tuttavia altre compagnie web ampiamente utilizzate dagli adolescenti sono ancora prive di moderatore, e tale assenza è associata a numerosi comportamenti inappropriati. È il caso del sito Ask.fm, il social network con sede in Lettonia ritenuto da molti il regno del cyberbullismo e a rischio di chiusura in seguito a più casi di suicidio.

Chi si può contattare per avere sostegno?
Dal 2007 il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha attivato il numero verde nazionale 800 669696 e l’indirizzo e-mail bullismo@istruzione.it per segnalare casi, chiedere consigli o ricevere supporto (per info visita il sito web della campagna nazionale contro il bullismo “Smonta il bullo”: www.smontailbullo.it).
Si può anche chiedere un consiglio personale o per un amico vittima di cyberbullismo a Telefono Azzurro, tramite il numero gratuito 19696 o via chat (accedi al sito www.azzurro.it e clicca su “ch@tt@ con Telefono Azzurro!”).
In caso di situazione potenzialmente pericolosa per l’incolumità della vita di un adolescente non esitare a contattare la linea telefonica gratuita 114 – Emergenza Infanzia. Il servizio, gestito da Telefono Azzurro e promosso dal Dipartimento per le Pari Opportunità, è attivo 24 ore su 24 e mette direttamente in contatto con un operatore pronto ad offrire sostegno psicologico, inoltre attiva nell’immediato le istituzioni presenti sul territorio (forze dell’ordine, servizi socio-sanitari, tribunali, ecc.) per rispondere nel modo più adeguato all’emergenza segnalata.

Link utili:
Campagna nazionale contro il bullismo: www.smontailbullo.it
Telefono azzurro: www.azzurro.it
Bullismo elettronico: www.cyberbullismo.com
Progetti europei di contrasto e prevenzione: http://www.bullyingandcyber.net/it/
Dati della ricerca Ipsos realizzata per Save the Children

Sara Bosatra - psicologa clinica - redazione@alessandrianews.it

lunedì 5 agosto 2013

Smartphone e Bambini, attenzione!

[Webnotizie 05/08/2013]
I genitori dovrebbero stare ben attenti a far giocare i propri bambini con il loro smartphone.
Secondo una notizia di CBS News, infatti, sembra che i bambini che giocano con un telefonino sin dalla più tenera età potrebbero avere dei problemi nello sviluppo di alcune aree del cervello. Negli Stati Uniti, addirittura, il 25% dei bambini da 1 a 3 anni hanno il loro smartphone, con i genitori che lo vedono come un mezzo di apprendimento.

Smartphone, per i bambini sono una distrazione nociva

Gli esperti dicono tuttavia che i bambini non sono in grado di imparare dagli smartphone, ma li usano solo come “distrazione”. La preoccupazione maggiore è quella legata all’impatto del telefono su alcune aree del cervello che tipicamente si sviluppano nel corso dell’infanzia.

Smartphone e bambini, attenzione allo sviluppo del cervello

L’uso del telefono potrebbe provocare nei bambini dei seri problemi sociali, verbali e di apprendimento che si porterebbero dietro per tutta la vita.
La psichiatra americana Gail Saltz avrebbe infatti detto durante una recente puntata di “CBS This Morning: Saturday” che l’uso degli smartphone che attualmente i genitori permettono ai loro bambini è molto dannoso per l’infante. I più grandi vedono lo smartphone come un sostituto del “babysitting”, per evitare che il bambino si annoi.
Da 1 a 3 anni un bimbo dovrebbe invece imparare ad ascoltare e a parlare, dovrebbe toccare le cose e lavorare di fantasia e creatività, non dovrebbe invece vedere video su Youtube o giocare con un telefono, dato che questo minimizza l’importanza di questa fase dell’apprendimento.
Via | timesofindia.indiatimes.com

Twitter vara nuove regole contro abusi e minacce

[La Repubblica 03/08/2013]
LONDRA - Twitter, il servizio di microblogging del momento, ha introdotto nuove regole per mettere un freno agli abusi compiuti attraverso il social network. L'azienda californiana ha annunciato di avere aggiornato la propria policy per far capire chiaramente agli utenti che i comportamenti offensivi non verranno più tollerati. "La gente merita di sentirsi al sicuro su Twitter", hanno annunciato la responsabile della sicurezza Del Harvey e Tony Wang, direttore generale per il Regno Unito. [Leggi tutto...]

Un’app per bambini fatta dai bambini

[Wired 02/08/2013]
Che succede se lo staff di una delle più originali riviste per bambini su iPad, Timbuktu, incontra 25 ragazzi e li mette al lavoro intorno al tema La scuola dei sogni? Facile: nel giro di una settimana, dall’8 al 12 luglio scorsi, salta fuori un’app per tablet. “Non volevamo insegnare ai bambini quali sono i programmi per fare un’app", racconta Elena Favilli, Ceo di Timbuktu. "Il nostro ambizioso obiettivo era quello di lavorare insieme a loro come una grande redazione: condividendo obiettivi, dividendosi i compiti, assumendosi responsabilità, sperimentando fallimenti e gioie”.

Il Digital Summer Camp di Timbuktu alla H-Farm di Roncade, Treviso, ha dato dunque i suoi frutti: il programmino, ribattezzato Scuola Luna – i ragazzi hanno deciso che la loro suola dei sogni è proprio sul nostro satellite – sarà infatti disponibile sull’App Store alla fine di agosto. È la prima app realizzata dai bambini per i loro coetanei.

Tutto il team di Timbuktu ha lavorato ogni giorno dalle 9.30 alle 15.30 suddividendo i bambini in vari gruppi", continua Favilli, che in questa avventura è affiancata dall’art director Samuele Motta, dalla musicista Elettra Bargiacchi, dalla marketing director Erica Capanni e dalla creative director Francesca Cavallo. "Ogni gruppo si è occupato di un aspetto della costruzione dell'app: design, illustrazioni, registrazione suoni, realizzazione video. La cosa fantastica è che tutto è emerso dai loro spunti e dalla loro immaginazione. L’iPad è solo l’approdo finale di un lavoro creativo in cui i bambini raccolgono gli spunti dal contesto che hanno intorno, foglie, sassi, colori, scope, erba, carta, spaghi colorati, suoni”.

Ecco allora che è saltata fuori la stanza delle bidelle con le scope lunghe per volare, l’aula della ricreazione con una finestra con cui calarsi sulla Terra con una corda, il salotto spaziale con le sedie di gelatina e le pareti di erba spaziale (sempre per non farsi male) e una stanza in cui i rinoceronti imparano a danzare perché, giustamente, con l’assenza di gravità anche sulla Luna i rinoceronti possono essere leggiadri e gentili. E ovviamente lassù dev’esserci anche un bel parcheggio per i missili, inediti scuolabus.

“Educare i bambini a una cultura dell’innovazione non vuol dire insegnargli a usare le nuove tecnologie, non hanno bisogno del nostro aiuto per quello: vuol dire insegnargli il gusto dei problemi impossibili, e incoraggiarli a immaginare nuovi mondi e solo allora aiutarli a capire come Google e l’iPad possono aiutarli a costruire questi nuovi mondi”.(Simone Cosimi)

I bambini preferiscono leggere su eReader

[Libreriamo 02/08/2013]
MILANO – L’eterna lotta tra eReader e libro classico, soprattutto per quanto concerne la lettura per bambini, risulta essere ancora un terreno di confronto sul quale si avvicendano pareri totalmente opposti. Su questo tema si è pronunciato anche Jordan Shapiro, studioso che si occupa di psicologia, apprendimento e tecnologia. Su Forbes, rivista per la quale collabora, è apparso recentemente un interessante articolo il quale, attraverso una dettagliata argomentazione, spiega come l'eReader si sia rivelato il nuovo strumento utile a stimolare la voglia di leggere tra i bambini. Nonostante questo, eBook e libro cartaceo sono due forme diverse che non si escludono ma possono convivere fianco a fianco contribuendo ognuno a sviluppare particolari abilità nei bambini.

I BAMBINI E LA LETTURA – I bambini, soprattutto quando finisce la scuola, se non hanno come compito assegnato dalle insegnanti la lettura di uno o più libri, tendono a trascorrere la maggior parte del loro tempo davanti a videogiochi, tralasciando i più salutari libri. Focalizzandosi in particolar modo sulla sua esperienza di padre ed appassionato di lettura, Shapiro spiega come il segreto per riuscire a far leggere un bambino sia presentargli in modo differente l’attività: “Non ho mai detto a mio figlio che, tecnicamente, lui stava leggendo. Per proporgli un libro gli dico sempre ‘controlla un po’. Mi sembra bello.’ ”

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Business Insider, in Usa social network sempre più "mobili"

[Corriere delle comunicazione 02/08/2013]
Il collegamento ai social network sta avvenendo sempre più in mobilità negli Usa. Come riporta una recente ricerca di Business Insider, in media gli utenti dei social media si collegano per il 40% del loro tempo da dispositivi mobili, ma Twitter e Facebook hanno già sorpassato la soglia del 50% e Foursquare e Instagram toccano il picco del 99%.
Le “regine” del mobile sono proprio la rete sociale basata sulla geolocalizzazione, disponibile tramite web e applicazioni per dispositivi mobili, e la piattaforma per condivisione immagini acquistata da Facebook (da poco lanciatasi anche nei video). [Leggi tutto...]

Happier è il social network della felicità, già 100mila iscritti e un milione di post

[Downloadblog 27/07/2013]
Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di Happier! Si tratta di un social network molto particolare, che risponde a esigenze ben precise: siete stanchi di leggere messaggi tristi e infelici sulla vostra bacheca? Proprio non riuscite a sopportare chi usa Facebook come un diario a cui confessare tutti i momenti più brutti della giornata? Questa rete sociale fa proprio al caso vostro.
Non si tratta di discriminare i più tristi, per carità: è che certe volte ottimisti e pessimisti non vanno affatto d’accordo; e lo spirito del team fondatore è proprio questo: quello di permettere agli utenti di condividere solo i momenti più belli della giornata ed evitare che i meno felici contagino tutto il resto.
Com’è il risultato di una tale scelta? Per il momento è buono, anzi: ottimo. Stando a quanto comunicato da una start up di Boston, la stessa che ha lanciato il progetto lo scorso febbraio, gli iscritti sono circa 100mila e crescono in modo vertiginoso: certo, non siamo ai livelli di Facebook e Twitter (su Google Plus ci sarebbe da aprire una parentesi troppo lunga), ma, se il buon giorno si vede dal mattino, Happier ne farà di strada. Anche perché, pensate, è stato un milione il numero dei post condivisi: un risultato davvero niente male, che, ovviamente, rende onore al merito.