mercoledì 14 settembre 2011

Responsa, la piattaforma italiana per condividere domande e risposte

[NinjaMarketing 12/09/2011] Quando non si conosce qualcosa, non resta che chiedere. Domandare è infatti il modo più semplice e tradizionale per trovare risposte e lo si fa quotidianamente. Tuttavia non sempre le risposte soddisfano i nostri dubbi, probabilmente perchè non formuliamo bene la questione o ci rivolgiamo alle persone sbagliate.

Sul web, invece, trovare risposte giuste alle nostre domande è molto più semplice ed immediato grazie a Responsa, nuovo prodotto H-Farm che si propone come la risposta italiana a Quora posizionandosi come ”uno spazio collaborativo per accumulare conoscenza nel modo più semplice: chiedere“.

I motori di ricerca quasi non bastano più, e si apre una nuova era nelle ricerche on-line che, grazie al Web 2.0 ed ai contenuti user-generated, sono orientate sempre di più verso il segmento Q&A (Question&Answer). Un strada già intrapresa da alcuni big come Ask.com, Yahoo! Answer e anche Facebook, che ha implementato “Questions” da pochi mesi.

Il punto di forza di Responsa è la presenza di community qualificate, riconosciute e referenziate e l’integrazione con i social network che rende immediato l’accesso alla home page senza bisogno di dover effettuare ulteriori registrazioni, ma anche la possibilità di condividere ogni singola domanda e risposta. Ogni utente ha un profilo che riassume una serie di informazioni (descrizione e foto, follower e following, numero di domande e risposte, argomenti seguiti ed i voti ricevuti) e visualizza il proprio feed che comprende contenuti, persone, argomenti e domande d’interesse. Chiedere è semplice, come nella realtà: basta porre la domanda alla community ed aspettare le risposte: è importante scegliere l’argomento e votare la risposta migliore per renderla più evidente. E’ possibile anche inserire commenti o “ringraziare”. Una domanda tira l’altra, grazie anche alla segnalazione di domande correlate e quindi se si è esperti su un certo argomento (che si può selezionare dalla barra di navigazione laterale o attraverso tag) o si conosce la risposta, basta scrivere e condividere il proprio sapere contribuendo a questo scambio partecipativo di conoscenza. Con l’opzione “Crea riassunto risposte” si può scrivere appunto una sintesi per rendere questo scambio ancora più efficace ed efficiente.

Responsa rappresenta un’opportunità anche per il lato business attraverso profili certificati di persone ed aziende, che diventano una vera e propria garanzia di qualità e permettono alle stesse aziende di creare il profilo ufficiale e avere un dialogo diretto con i propri clienti rispondendo alle loro domande.

Piera Bellelli

E se Facebook fosse obbligatorio a scuola?

[Wired 12/09/2011] Oggi ricomincia la scuola per la maggior parte dei ragazzi italiani. Armati sin dalla tenera età di cellulare e magari anche connesione Internet mobile, possono essere un osso duro per qualsiasi insegnante. Ma c'è sempre un però.

Prendiamo una classe in cui l'insegnante si è allontanato per un momento. E pensiamo a due studenti, seduti al proprio banco. Uno dei due ha il naso appiccicato al libro di testo, l’altro si dondola sulla sedia annoiato. Dopo qualche minuto, quest’ultimo i rende conto di essere l’unico nella classe a non avere gli occhi sul libro, si ricorda che un'interrogazione potrebbe essere dietro l'angolo e decide di aprire anche lui il libro e di mettersi a studiare.

È un esempio di come la peer pressure (in italiano, influenza sociale) possa incidere positivamente sulla concentrazione e l’apprendimento scolastico. Diversi studi recenti lo confermano: condividere con altri studenti l’esperienza didattica e lo studio può avere effetti sorprendenti sulle performance. Ecco, partendo da queste considerazioni, c’è chi ha pensato di applicare questo principio allo sviluppo di un social network educativo.

Il governo del Rajastan, lo stato più popoloso dell’India, ha finanziato la creazione di un social network chiaramente ispirato a Facebook che unisca alle solite caratteristiche (foto, link, status update, rete di contatti, chat e giochi online) delle funzionalità strettamente legate all’apprendimento e al proprio percorso scolastico.

“ L’idea è quella di utilizzare la popolarità dei social network tra gli studenti, a cui la maggior parte dei quali passano un sacco di tempo ogni giorno”, è stata la spiegazione ufficiale dell’Information Technology Department del Rajastan: “ Abbiamo pensato di rendere un più educativo questo strumento web in modo che su questi siti gli studenti possano non solo divertirsi ma anche imparare qualcosa”.

Ancora non esistono specifiche chiare sulle caratteristiche di questo nuovo social network, si sa solo che sarà studiato in modo da favorire la collaborazione professore-studente, la collaborazione studente-studente, e che lo stato del Rajastan incentiverà il suo utilizzo per il reperimento di risorse utili allo studio e per la realizzazione di progetti collettivi.

Fino a poco tempo fa, parlare di school social network significava parlare di community incentrate sul rintracciare i vecchi compagni di scuola (sì, ancora più di Facebook). Siti come Classmates.com e Graduates.com possono rivelarsi una buona risorsa se il tuo obiettivo è riallacciare i rapporti con il tuo vecchio compagno di banco del liceo (o con la tua vecchia fiamma), ma forniscono ben pochi strumenti per aumentare l’esperienza didattica.
Esistono poi risorse che vengono erroneamente classificate come social network, quando in realtà sono più un’evoluzione social dei primi forum per studenti e non integrano a fondo l’architettura delle reti sociali con le funzionalità primarie del sito (fornire informazioni utili allo svolgimento dei compiti e al recupero di alcune materie).

Il progetto annunciato dal Rajastan apre invece una prospettiva diversa: non più un forum per studenti con un’impostazione social, tantomeno un social network per mantere gli studenti in contatto, quanto un autentico nuovo strumento educativo da affiancare a quelli già esistenti.

Un’ indagine condotta tra la University of Hong Kong e la University of Science & Technology of China, rivela che tra gli studenti dei campus universitari che usano i social network (almeno il 90%), la maggior parte se ne serve per stringere amicizie e consolidare i rapporti all’interno del campus, ma anche per costituire gruppi di studio all’interno della facoltà e condividere informazioni relative al programma accademico. Perché non cercare di usare questi strumenti anche prima dell'università?

A questo proposito negli ultimi anni sono stati lanciati dei social learning network, come OpenStudy e p2pu, che offrono allo studente la possibilità di entrare a far parte di una community di contatti, e quindi fornire e ottenere aiuto e conoscenze utili all’apprendimento.



L’idea proposta dal governo del Rajastan ha però una qualità ulteriorie: l’ integrazione delle piattaforme di social learning con i piani di studio istituzionali. Negli ultimi anni sono stati compiuti passi importanti nel campo dell’e-learning, come in quello dei social-network. Le nuove generazioni hanno una padronanza inedita delle reti sociali, ci dedicano una parte significativa del proprio tempo e mantengono in Rete gran parte delle loro relazioni sociali. Un social network che sappia integrare le funzionalità di Facebook, i meccanismi di Learning Management System di una risorsa come Moodle e che fornisca una piattaforma per condurre progetti didattici collettivi, mutuando magari dei meccanismi di risoluzione e ricompensa tipici dei giochi online, potrebbe rivelarsi uno strumento potenzialmente rivoluzionario nel campo dell’ educazione web-based. Se poi, come sembra stia per accadere in Rajastan, l’utilizzo di questo strumento verrà incoraggiato dalle scuole stesse, la rivoluzione potrebbe sfiorare anche il terreno dell’ educazione istituzionale.

Attenzione, però, sarebbe ingenuo pensare che la creazione di un simile social-network rappresenti una panacea per i perditempo e le persone con problemi di apprendimento. Torniamo per esempio alla classe di inizio articolo . È vero: l’ influenza sociale può avere un peso enorme nell’apprendimento, ma questo non significa che questo peso si collochi necessariamente sulla parte costruttiva della bilancia. Esiste una buona probabilità, in effetti, che il vicino di banco fannullone convinca il secchione a mollare sul banco la penna e prendere a dondolarsi anche lui in un ozio ristoratore. L’ago di questa bilancia, ovviamente, rimane la volontà personale dello studente di impegnarsi nello studio.

lunedì 5 settembre 2011

Scuola 2.0, la comunità virtuale dello studio Ritorno sui banchi con Internet superstar

[La Repubblica.it 05/09/2011]
Un'aula virtuale grande, affollata, multidisciplinare. Dove scambiarsi consigli, indicazioni, suggerimenti per risolvere problemi o per affrontare al meglio la traccia di un tema. Dove vagliare la propria preparazione a esami e test d'ingresso. E dove raccontare, giorno per giorno, cosa accade negli istituti scolastici italiani. Un diario in presa diretta, la vita di migliaia di studenti e insegnanti disposta, pezzo dopo pezzo, su internet. E' la scuola 2.0. Ovvero: blog, siti, forum, pagine sui social network e canali su YouTube. Una scuola nella scuola che in nome della condivisione della conoscenza unisce migliaia di ragazzi di tutte le parti del Paese.

Tracciare una mappa dettagliata di tutto ciò che sul web riguarda la scuola è pressoché impossibile. Ma con il tempo, alcuni portali sono diventati dei riferimenti importanti per tutti gli utenti della scuola italiana. Il caso più eclatante è quello di Studenti. it 1. Una finestra costantemente aperta sul mondo della scuola. La principale ragione sociale è lo scambio di appunti: tutte le discipline, tutti gli indirizzi della scuola secondaria italiana. Poi i commenti sulle notizie del giorno che riguardano il mondo dell'istruzione: dalle materie scelte dal ministero per gli esami di maturità, fino alle ultime decisioni del governo Berlusconi sul riscatto della laurea a fini pensionistici.

Ma non solo. Studenti.it raccoglie informazioni sui corsi universitari e sui master post-laurea. E poi sui professori, sugli affitti per i fuorisede e sulle offerte di lavoro. Inoltre, numerosi spazi consentono il confronto diretto tra i ragazzi. Come il forum dove, oltre allo scambio di suggerimenti e consigli, è l'aneddotica che va forte. Si va da chi raccoglie "strafalcioni e frasi mitiche" pronunciate dai professori durante spiegazioni e interrogazioni fino a chi descrive nei minimi particolari gite e viaggi d'istruzione. E poi vere e proprie analisi e vademecum su come "ingannare il prof" e su come evitare l'interrogazione ormai prossima. Non solo passatempi: non mancano infatti approfondimenti sulla riforma Gelmini e sulle normative che regolano la vita scolastica.

Dal caro libri ai "costi dello studio", dall'orientamento universitario fino alle simulazioni per i test d'ingresso. Anche Skuola.net 2 è uno dei portali più frequentati dagli studenti italiani. Aggiornato quotidianamente, offre una panoramica a 360° del mondo dell'istruzione. Tra le sezioni più frequentate, quella che indica dove è possibile acquistare libri usati. Poi il forum per aiutare gli studenti a svolgere al meglio i compiti per le vacanze e le interviste ai comici del momento. Anche Skuola. net è diventato nel tempo un centro di raccolta e diffusione di informazioni di prima mano. Basta pensare al ruolo svolto dal portale durante gli ultimi esami di maturità, con le tracce dei compiti online sin dai primi minuti dopo l'apertura delle buste.

E c'è chi non nasconde uno spirito di vendetta nei confronti del mondo della scuola. E' il caso dei fondatori del portale ScuolaZoo 3. L'intento è chiaro sin dalla presentazione del portale. "Tre finti studenti universitari che al posto di studiare hanno deciso di buttare via il loro tempo dedicandosi ad una missione più che nobile: fare di ScuolaZoo il più grande archvio mondiale di video goliardici girati nelle scuole". I motivi? "Durante la nostra carriera scolastica abbiamo subito per anni le ingiustizie dei professori senza poter farci niente. Fatta la maturità abbiamo deciso di creare questo sito per prenderci la nostra piccola rivincita contro questo sistema scolastico". E non sono mancati gesti eclatanti, arrivati anche sugli organi d'informazione: "Tutto cominciò quando decidemmo di mettere in internet le foto del nostro odiato prof di italiano che si era addormentato durante l'esame di maturità".

E il web aiuta anche i docenti. Che grazie alla possibilità della rete condividono programmi e informazioni sui libri di testo, esperienze educative e racconti della vita nelle classi italiane. Sul web sono attivi numerosi blog collettivi. Tra gli altri, Foruminsegnanti.it. 4 Si tratta di un portale che mette al centro della propria attività la riflessione su come migliorare didattica e offerta formativa. Senza risparmiare critiche alla scuola all'epoca della riforma Gelmini. Meritocrazia, efficienza, privatizzazione. Le parole chiave al centro del dibattito pubblico sulla formazione vengono sezionate e analizzate, in modo da proporre soluzioni alternative a quelle del ministero. Un controcanto impegnato, che non disdegna l'approfondimento dei temi d'attualità che giorno dopo giorno s'impongono al centro dell'agenda politica e culturale del Paese. Per riportare, grazie al web, la scuola italiana al suo ruolo: formare coscienze critiche, costruire e ampliare il senso di cittadinanza e appartenenza a una comunità dei giovani italiani.
CARMINE SAVIANO

La svolta social dell'hi-tech accelera

[Corriere della Sera 02/09/2011]

BERLINO - Sarà ricordata come la Fiera che ha dato vita alla svolta social dell’elettronica. Computer e smartphone, si sa, sono da tempo i mezzi principe per tenere i contatti con amici e conoscenti attraverso i social network. Ora però alcuni prodotti presentati all’Ifa 2011 la più importante fiera europea dell’elettronica di consumo in corso a Berlino, dimostrano come la connessione con i social network diventa possibile attraverso mezzi prima impensabili.

TV SOCIAL – La trasformazione della tv da apparecchio passivo in strumento attivo di comunicazione non poteva non coinvolgere anche il mondo dei social network. Ad esempio nuovi tv come il 55LZ2 di Toshiba consentono di accedere ad un nuovo servizio offerto dalla casa giapponese chiamato My places, servizio disponibile anche sui laptop e i tablet di ultima generazione della casa nipponica. L’acquirente verrà dotato da Toshiba di un ID che gli permetterà di accedere ad uno spazio informatico da personalizzare con foto, documenti e video creati da ciascuno o scambiati con altri utenti attraverso servizi come Flickr e Dailymotion. Successivamente si potranno portare foto e video personali e non direttamente dalla tv sulla propria pagina Facebook.

NAVIGATORI COMUNICATIVI - La possibilità di accedere ai social network diventa come detto una caratteristica di sempre nuovi strumenti. Ecco quindi che Tom Tom azienda leader mondiale nel settore della navigazione ha inglobato all’interno del suo ultimo prodotto il Go live 1015 anche la possibilità di connettersi a Twitter. Attraverso la scheda sim presente all’interno del navigatore,è possibile anche accedere alle App di Expedia e TripAdvisor per avere non solo le indicazioni per scegliere alberghi e ristoranti durante il viaggio ma per conoscere anche il giudizio del popolo della rete sui luoghi che ci si appresta a visitare. E lasciare magari attraverso Twitter anche il proprio giudizio. Go live 1015 costerà intorno ai 350 euro e sarà disponibile inizialmente solo negli Usa, in Germania e Nuova Zelanda a partire da ottobre. Per poi arrivare anche in Italia successivamente.
Marco Letizia

giovedì 1 settembre 2011

Bauman: i social network non fanno la felicità

[Il fatto quotidiano 01/09/2011] Ho letto ieri una grande intervista di Andrea Malaguti per La Stampa a Zygmunt Bauman. Un’intervista che, confesso, avrei tanto voluto scrivere io. Sono una grande fan del sociologo, filosofo e conferenziere polacco di origini ebraiche. “Un uomo lungo, con mani sottili e pensieri rapidi”. Che frase elegante!

Nei suoi ultimi lavori, Bauman ha tentato di spiegare la ‘postmodernità’ usando le metafore di modernità “liquida” e “solida”. L’esclusione sociale elaborata da Bauman non si basa più sull’estraneità al sistema produttivo o sul “non poter comprare l’essenziale”, ma del “non poter comprare per sentirsi parte della modernità”. Secondo Bauman il “povero”, nella vita liquida, cerca di standardizzarsi agli schemi comuni, ma si sente frustrato se non riesce a sentirsi “come gli altri”, cioè non sentirsi accettato nel ruolo di consumatore.

Malaguti incontra il maestro nel giardino “selvatico” della sua casa inglese di Leeds: “Lascio che le piante si muovano come credono. Il mio giardiniere è Darwin. L’evoluzione è inarrestabile”. E subito Bauman mi fa una grande simpatia. Anche lui si occupa dell’evoluzione dell’uomo. Di come si organizza in società e della sua stratificazione. Di come è passato dalle rivoluzioni con la lancia a quelle con il computer.

Bauman discetta su differenza tra rete e comunità reale: «La prima è il luogo della libertà. La seconda della sicurezza. Sulla comunità si può contare come su un vero amico. È più affidabile. Ma anche più vincolante. Ti controlla. La rete è libera, ma serve soprattutto per i momenti di svago. E per uscire dalle relazioni, in fondo, basta spingere il tasto delete. Però mi pare che siamo tutti d’accordo sul fatto che tra abbracciare qualcuno e “pokarlo” ci sia differenza».

In rete però si possono trovare anche 300 amici al giorno, suggerisce il collega. ”Decisamente molti di più di quelli che io ho avuto nei miei 86 anni di vita. Robin Dunbar, che insegna antropologia evoluzionistica a Oxford, dice che la nostra mente non è predisposta per avere più di 150 rapporti significativi. Siamo fatti così, ci serve la società per essere felici.”

Nonostante tutto questo gran parlare di social network, siamo ancora ai primordi della comunicazione via social media. C’è ancora così tanta confusione che Facebook e Twitter o sono amati o sono demonizzati. Chi non sa farne più a meno e li controlla anche nottetempo e chi li snobba con disgusto ciceroniano.

Ho letto pure (su una rivista per “donne intelligenti”) questa domanda a uno scrittore “Fa uso di social network?”, come se fossero psicofarmaci o sostanze vietate! Ovvero, come se uno scrittore (uno che viene per istituto reputato intelligente, insomma) non dovesse/potesse avere un profilo su Facebook.

Facebook, per esempio, all’inizio è sembrato una moda come tante. Anche perché nelle “cose d’informatica” tutto diventa abbastanza rapidamente vecchio: email, sms, mms. Già si preconizza la dipartita di fèisbuk (alla napoletana, come dice la mia amica Marika) per mano di Google+.

Che piaccia o no, il gigante di Palo Alto è una forma di economia (anzi, economy), un sistema ineludibile di interazione, una metafora, un sistema cognitivo che esporta ed importa regole e idiomi. Non è un sistema perfetto, ma è efficace e ci insegnerà parecchie cose sulla comunicazione e sulla sociologia.

Bauman ha ragione da vendere, ma resta il fatto che con questi nuovi metodi di comunicazione dobbiamo farci i conti. Sono modi, metodi, appunto, non accessori di moda. Come quando i cellulari divennero di massa: ora è difficile pensare di farne a meno. Anche i coraggiosi “desistenti” capitoleranno quando pure le auto comunicheranno con noi attraverso un social media che agisce nell’abitacolo, come fosse un microcosmo o un eco-sistema artificiale.

di Januaria Piromallo

Salute: adolescenti più equilibrate se giocano ai videogames con papà

[Salute 24 31/08/2011] Le adolescenti che giocano ai videogames si comportano meglio, si sentono più legate alle loro famiglie e hanno una maggiore stabilità mentale: il trucco, spiegano i ricercatori della Brigham Young University's School of Family Life guidati da Sarah Coyne che hanno pubblicato lo studio sul Journal of Adolescent Health, è nella partecipazione di uno dei genitori agli stessi videogiochi. Il genitore maggiormente coinvolto sembra essere il papà: "È principalmente una cosa papà-figlia, perché poche mamme tra quelle intervistate hanno confermato di giocare ai videogiochi", spiega Laura Padilla-Walker, coautrice della ricerca. I papà che ancora non hanno rinunciato ai videogames, scrivono i ricercatori, ora hanno anche la scusa per continuare a giocare: "tenere compagnia" alle loro figlie.
Lo studio ha coinvolto 287 famiglie con un figlio adolescente tra gli 11 e i 16 anni. Dopo averli sottoposti a sessioni di videogiochi con e senza genitore vicino, i ricercatori hanno poi valutato i comportamenti positivi, il livello di connessione con la famiglia e lo stato di equilibrio mentale: ed è emerso che mentre per i ragazzi il giocare con un genitore non è risultato un fattore statisticamente significativo per nessuno degli indicatori misurati, le ragazze hanno invece fatto registrare ben il 20% della variazione sugli indicatori presi in considerazione. "La cosa sorprendente - spiega Coyne - è che le ragazze giocano con i videogiochi meno dei ragazzi, ma spendono circa la stessa quantità di tempo giocando in collaborazione con un genitore".

La comunicazione al tempo dei social network

[Vanity Fair 31/08/2011]

Poniamo il caso di essere entrati a far parte da poco di un social network: magari abbiamo ritrovato qualche vecchio amico su Facebook o scelto qualche persona interessante da seguire su Twitter, la nostra foto o qualcosa che abbiamo scelto per rappresentarci campeggia su un riquadro bianco che aspetta solo di essere riempito, anzi una domanda invita l’utente esplicitamente a farlo: «A cosa stai pensando?», leggiamo su Facebook. «Che c’è di nuovo?», su Twitter. A questo punto come dobbiamo comportarci?

Come ben sapranno tutti i frequentatori di social network la via più semplice è, in realtà, la condivisione di video, foto o testi già presenti nella Rete, quel riquadro viene così riempito con un semplice copia e incolla di un indirizzo Internet e pazienza se il «Che c’è di nuovo?» di Twitter potrà apparire paradossale se, ad esempio, ho deciso di condividere un video dei Led Zeppelin. Ma posso anche fare la scelta, senza dubbio più impegnativa, di rispondere davvero a quelle domande, o quanto meno di scrivere qualcosa di mio, che sia un pensiero o un’osservazione, come fanno in genere quelle persone che sui social network riescono a crearsi un vasto gruppo di seguaci. Già, ma come?

Intanto ricordando che mai come qui ha senso parlare del dono della sintesi, e per andare sul sicuro Twitter ha fissato un limite massimo di caratteri, 140, un invalicabile Nanga Parbat per i prolissi.

Lo sappiamo, questo è il tempo della comunicazione breve; Christopher Johnson, che a questo argomento ha dedicato un libro dal titolo significativo, «Microstyle», dove analizza appunto lo stile più efficace per questo tipo di messaggi, parla di una vera e propria «ossessione collettiva per la brevità».

Altro aspetto importante da considerare è l’approccio che vogliamo avere nei confronti del social network a cui ci siamo iscritti e per farlo potrà essere utile ricordare brevemente alcune nozioni di teoria della comunicazione, soprattutto quelle sei funzioni del linguaggio individuate dal linguista russo Roman Jakobson: la funzione emotiva, conativa, referenziale, fàtica, metalinguistica e poetica. La funzione emotiva riguarda l’emittente e ne esprime i sentimenti, le riflessioni e la personalità. La funzione conativa è centrata sul destinatario e mette in evidenza nella comunicazione ciò che può sollecitare i riceventi a pensare o agire in un certo modo. È quella predominante nel linguaggio pubblicitario. La funzione referenziale è la funzione più ricorrente, è quella centrata sul referente (contesto) ed esprime la nozione, la notizia, tutto ciò che serve a spiegare un argomento con indicazioni circostanziate. La funzione fàtica riguarda il canale ed è centrata sul contatto che è necessario stabilire per la trasmissione del messaggio. Come ad esempio nelle espressioni: «Pronto?». «Mi senti?». La funzione metalinguistica concerne il codice ed esprime l’esigenza di controllare l’efficienza e la chiarezza del linguaggio utilizzato; è la funzione prevalente nei libri di grammatica (e nei nostri post). La funzione poetica riguarda il messaggio in quanto tale e la sua strutturazione attraverso i segni scelti. Nel linguaggio verbale, questa funzione concentra l’attenzione sull’aspetto fonico delle parole, sulla scelta dei vocaboli e sulla costruzione delle frasi.
Premettendo che in una comunicazione le varie funzioni possono essere compresenti, anche se in genere ne esiste sempre una prevalente o dominante, possiamo notare che i due social network più conosciuti con le loro domande ci indirizzano verso due differenti funzioni linguistiche. Facebook, che mi chiede a che cosa sto pensando, sembra invitarmi a scrivere qualcosa in cui a prevalere siano i miei pensieri, i miei sentimenti, e dunque la funzione emotiva, mentre Twitter, chiedendomi che cosa c’è di nuovo, sembra indirizzarmi verso una comunicazione incentrata su quello che mi sta accadendo intorno, comunicazione in cui la funzione dominante è quella referenziale. Non è un caso che Twitter abbia goduto di un grande successo nel mondo del giornalismo, anche quest’ultimo infatti ha come funzione prevalente quella referenziale. Ma c’è un limite di fondo che rappresenta la condizione necessaria per questo tipo di funzione: ci deve essere un fatto, una notizia da comunicare, evenienza che non è sempre possibile per l’utente di Twitter, che magari sogna di poter raccontare in presa diretta un evento epocale, ma che in realtà è costretto a fare i conti con la normale banalità del quotidiano, ecco allora che per forza di cose la funzione prevalente può diventare un’altra: quella emotiva, ad esempio, se decido di scrivere i miei pensieri, ma anche quella poetica se cerco di organizzarli in modo tale da evitare brutte ripetizioni o cacofonie.

Il lavoro su questa funzione è il segreto dei tweet più riusciti a volte simili per forza e concisione a dei veri e propri haiku.