martedì 23 novembre 2010

Il pesante utilizzo del web preoccupa insegnanti, pediatri e genitori americani

[23/11/2010 GeekJack]

In un recente e approfondito articolo sul New York Times ho letto che negli Stati Uniti inizia ad esserci grande preoccupazione per come stanno crescendo le ragazze e i ragazzi che fanno un ampio utilizzo della Rete e dei mezzi tecnologici in generale. Secondo una ricerca pubblicata sulla rivista medica "Pediatrics", infatti, l'essere costantemente connessi a Facebook, o il guardare continuamente video su YouTube, o più semplicemente il rispondere agli sms mentre si studia influenzerebbe negativamente la memoria, indebolendo ulteriormente il già scarno vocabolario degli studenti medi americani.

Beh, direte, questo può apparire abbastanza ovvio! Certamente, ma è la prima volta che il problema balza agli onori del dibattito scientifico, tanto che l'associazione internazionale degli psichiatri discuterà presto l'introduzione dell'internet addiction disorderfra le patologie elencate nella nuova edizione del Manualof Mental Disease, l'elenco ufficiale delle malattie psichiche umane utilizzato a livello clinico dalla maggior parte degli psichiatri in giro per il mondo.

Pare proprio che collegarsi a internet durante lo studio o il lavoro "sovrascriva" le informazioni importanti e più "noiose", attivando diverse aree del cervello in modo molto più intenso di quanto non succeda quando si guarda un film o si ascolta della buona musica. A ciò si aggiunge che spesso gli internauti hanno grossi problemi con il sonno (ahimè, ne so qualcosa), momento fondamentale che il cervello utilizza per "fissare le idee" e fare un backup delle esperienze vissute durante tutto l'arco della giornata.

E' per questo motivo che molti studenti, anche nella Silicon Valley, stanno avendo grossi problemi con le proprie medie scolastiche, precludendosi di fatto delle brillanti carriere in Google, Microsoft o Apple che sarebbero a portata di mano! Un vero peccato...

lunedì 15 novembre 2010

I ‘punti di controllo’ della Net economy

[Computerworld 15/11/2010]Dal Web 2.0 Summit una mappa interattiva che classifica i diversi scenari e attori dell’economia della rete

a cura della Redazione Computerworld

Le aziende internet sono impegnate in una sorta di accaparramento del territorio con proporzioni da guerra mondiale, coinvolte in battaglie brutali su molti fronti, con conseguenze che saranno estese per i prossimi anni. Almeno è questo lo stato della Web economy percepito da Tim O’Reilly e John Battelle, i grandi capi della conferenza Web 2.0 Summit, che si tiene da oggi a mercoledì a in San Francisco.

“Quest’anno ci troviamo con il più grande insieme di transizioni nella economia internet dai tempi dello scoppio delle dot com. Ed è ancora più grande di allora”, ha spiegato O’Reilly nel corso di un recente webcast per discutere l’argomento della conferenza.

Per illustrare le dinamiche delle quote di mercato e opportunità in corso, O’Reilly e Battelle hanno impostato una mappa interattiva con una cartografia che include le voce Clouds of Infrastructure, Union of Social Networks, Land of Search, Kingdom of E-Commerce, Oceans of OS and UI, Subcontinent of Advertising, Location Basin e Plains of Content. Tutte queste aree sono considerate “punti di controllo” discussi nel corso della conferenza.

Per O’Reilly, fondatore e CEO di O’Reilly Media, la Internet economy si trova ora in una fase dove gli attori hanno imparato dove si trovano i soldi, il periodo di iper crescita si è per un attimo arrestato e le opportunità di espansione coinvolgono l’invasione dei campi altrui. “Le aziende sono meno focalizzate sull’investire sul futuro e di più su ciò che possono sottrarre alla concorrenza”, ha dichiarato O’Reilly.

In occasione dell’evento sono attesi annunci da parte di diverse aziende tra cui Facebook, circa il possibile lancio di un servizio di web mail, e Google. (mg)

giovedì 11 novembre 2010

"La Rete siamo noi", il rapporto tra adolescenti e nuovi media

[Provincia di Bologna 11/11/2010] I dati di un'indagine sull'uso di internet e cellulari

Il primo cellulare arriva a 11 anni appena finita la scuola elementare, viene usato soprattutto per mandare sms (84%) e per navigare su Internet (23,5%). Ma via web o cellulare arrivano anche insulti, minacce, scherzi pesanti tanto che il 24% del campione ha raccontato di aver subito episodi di bullismo elettronico. E' quanto emerge da una ricerca sul rapporto adolescenti e nuovi media realizzata in sei scuole superiori di Bologna e che ha coinvolto 508 giovani tra i 14 e i 18 anni.


L'indagine, nata dalla collaborazione tra il Difensore civico regionale e il Corecom dell'Emilia-Romagna, è stata effettuata al termine dello scorso anno a livello regionale nelle province di Bologna, Ferrara, Piacenza, Rimini con il coinvolgimento totale di circa 2000 ragazzi (una media di 500 per provincia).
Scopo della ricerca e delle conseguenti iniziative è fornire ai giovani linee guida per un utilizzo consapevole e corretto dei mezzi di comunicazione interattivi (educazione all'uso dei media), informandoli anche sulle responsabilità giuridiche (pochi sapevano che a 14 anni si è già responsabili).

Le risposte raccolte su argomenti come cyberbullismo, molestie e pedopornografia on line, hanno fornito materiale per il progetto sperimentale "La Rete siamo noi", sull'uso sicuro del cellulare e di Internet da parte di ragazze e ragazzi, che coinvolge la Provincia di Bologna e l'Istituzione "Gian Franco Minguzzi", in collaborazione con il Difensore civico regionale e il Corecom dell'Emilia-Romagna.


Dopo il questionario, due incontri pubblici e un corso di aggiornamento per professori neoassunti, è stata realizzata una piccola guida per genitori (scaricabile anche dai siti delle istituzioni coinvolte) sull'uso e i rischi delle nuove tecnologie per i minori.


Inoltre, nei prossimi giorni si terranno le presentazioni di due libri "Bullismo elettronico. Fattori di rischio connessi alle nuove tecnologie" (giovedì 11 novembre) e "Il bullismo omofobico. Manuale teorico-pratico per insegnanti e operatori" (mercoledì 24 novembre) alla biblioteca dell'Istituzione Gian Franco Minguzzi in via Sant'Isaia 90 a Bologna.


La ricerca mostra che gli 'esordienti' del telefonino sono soprattutto maschi, studenti degli istituti tecnici e italiani. Diverso l'uso tra maschi e femmine: tra i primi sono più numerosi i casi di cyberbullismo prendendo di mira ragazze e in particolare le ex fidanzate o i compagni più deboli della classe. Le femmine si mostrano in webcam con atteggiamenti più disinibiti e fanno più amicizie attraverso i social network.
Cellulare e Internet sono compagni inseparabili della loro vita: il 40% degli studenti non spegne mai il telefonino e il 29,5% lo cambia quando non è più di moda. Oltre agli sms, lo usano per fare foto (64,2%) e telefonare (63,6%) e spendono in media 20 euro al mese.

Boom per Internet: il 99% degli intervistati usa la rete, il 47% ha il collegamento nella propria stanza e il 94% naviga da solo.
Spesso ricevono inviti da parte di sconosciuti che chiedono il numero di telefono, una foto o un incontro diretto e accettano dal 15 al 38% di loro. Ma non mancano insulti, foto ose' o minacce anche se il 36% del campione non sa che si tratta di bullismo elettronico ('Ho solo girato una foto che mi avevano mandato' oppure ''Stavo scherzando', sono le giustificazioni più frequenti) e il 24% ne è stato vittima. L'11,5% degli episodi è avvenuto a scuola, il 66% fuori. Infine, secondo i figli, in genere i genitori non sanno come loro usano il web o il cellulare (rispettivamente 36,2% e 62%), si lamentano che ci passino troppo tempo e ne controllano l'uso nel 10,5% dei casi per Internet e nel 15% per quanto riguarda il cellulare.


Link interno


Cyberbullismo e pedopornografia on-line, dal sito dell'Istituto Minguzzi


mercoledì 10 novembre 2010

Ngn, gli operatori si uniscono Una società per la nuova rete

[La Repubblica.it 10/11/2010] LA RETE internet italiana di nuova generazione è più vicina: oggi gli operatori coinvolti nel progetto di realizzare un network che porti fibra ottica e connessioni a 100 megabit nelle case hanno dato vita a una società che permetterà loro di condividere gran parte dei costi dell'iniziativa. "Una pietra miliare per il settore delle telecomunicazioni", la definisce a caldo Stefano Pileri, ora amministratore delegato Italtel e per anni responsabile della rete telefonica italiana in Telecom. Un passo importante, concordano gli esperti, ma solo il primo, sul piano formale, per un obiettivo che occuperà i prossimi anni: dare all'Italia una rete banda larga di nuova generazione (Ngn), per reggere il passo con gli altri Paesi, che continuano a superarci in innovazione internet.

La società della rete, partecipata da Telecom, Vodafone, Wind e Fastweb e aperta all'ingresso di soggetti pubblici, è una buona notizia a fronte delle polemiche delle ultime settimane, quando sembrava non potesse esserci nessun accordo tra gli operatori. E Corrado Calabrò, presidente di Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) ancora un mese fa bollava come ormai lontano il sogno di una società comune tra gli operatori per l'Ngn. L'accordo raggiunto al ministero dello Sviluppo Economico è quindi una svolta positiva, anche se parziale. Gli operatori infatti condivideranno solo le infrastrutture passive Ngn, che comunque rappresentano il 60-80 per cento dei costi per portare fibra nelle case: scavi, cavidotti, canaline verticali che entrano nel palazzo.

Niente società della rete completa, quindi, un'ipotesi a cui pure si mirava e che avrebbe assicurato sinergie totali tra gli operatori. Una società completa avrebbe significato avere una sola rete Ngn italiana, creata da tutti gli operatori e condivisa tra loro. L'accordo invece esclude dalla condivisione la fibra e gli apparati. Gli operatori dovranno quindi usare i propri oppure affittare quelli di Telecom Italia, con modalità e costi attualmente allo studio di un altro tavolo, presso l'Agcom. Ricordiamo che in Italia una rete Ngn c'è già: è quella di Fastweb, presente in sette città. E Telecom ha un piano per coprirne altre, fino al 50 per cento della popolazione nel 2018. La società della rete dovrebbe servire per accelerare i tempi e allargare, forse, la copertura.

Comunque, tra gli esperti è il tempo dell'ottimismo. "L'accordo - osserva ancora Pileri - pone le basi per una forte velocizzazione dello sviluppo delle nuove reti a banda ultra larga sia fissa sia mobile. Così nel nostro Paese saranno realizzati e usati servizi digitali coerenti con quanto richiesto dall'Agenda Digitale per l'Europa".

"E' un accordo molto positivo perché definisce finalmente un modello comune agli operatori e agli investitori pubblico-privati per la definizione di una filiera della infrastruttura passiva", aggiunge Luca Berardi, analista di Idc esperto il telecomunicazioni. L'obiettivo degli operatori è infatti coinvolgere investitori pubblici e privati nella società veicolo, di cui devono ancora essere definiti composizione e governance.

"L'accordo è uno snodo importante, soprattutto perché a questo punto cadono le riserve della Cassa depositi e prestiti su un eventuale finanziamento dell'Ngn", dice Cristoforo Morandini, di Between-Osservatorio Banda Larga. "Il processo sarà comunque ancora lungo e complesso, perché vanno affrontati subito una serie di nodi molto delicati", continua. Per esempio, la governance della società, per la quale il ministero ha istituito un altro tavolo tecnico di 90 giorni. Altro nodo è se e quando Telecom spegnerà la rete in rame, per far posto alla fibra ottica assicurandone la sostenibilità economica.

L'importante è non perdere più tempo. L'Italia continua a perdere posizioni in Europa per diffusione delle offerte in fibra ottica residenziali: ora siamo al 14esimo posto, dall'11esimo del 2009, secondo l'ultimo rapporto di Ftth Council. L'inerzia di operatori e istituzioni hanno fatto perdere al nostro paese dieci posti negli ultimi tre anni. Agli inizi del secolo, grazie allo slancio di Fastweb, l'Italia era in testa alla classifica.

venerdì 5 novembre 2010

Dati personali, diritto all'oblio e social network: si muove la Ue

[01net 05/11/2010] C’è un percorso comune tracciato da Viviane Reding, commissaria europea per la giustizia i diritti fondamentali e la cittadinanza, e Neelie Kroes, commissaria responsabile per l’agenda digitale, che porta a una revisione dell’attuale normativa sulla protezione dei dati personali.
Un percorso che parte dalla percezione che la normativa esistente, risalente al 1995, non sia più adeguata al contesto sociale e tecnologico sviluppatosi in questi anni e dalla volontà di ” rafforzare i diritti delle persone, eliminando allo stesso tempo la burocrazia allo scopo di assicurare la libera circolazione dei dati nel mercato unico”

A tal fine, la Commissione presieduta da Reding presenterà nel corso del prossimo anno una nuova proposta legislativa, frutto di una consultazione pubblica condotta in questi mesi, della quale sono stati delineati in questi giorni gli obiettivi principali, riassunti in cinque punti.
La proposta è consultabile integralmente a questo indirizzo e cittadini e parti interessate sono invitati a esprimere il loro parere in merito entro il prossimo 15 gennaio. Il primo obiettivo è un rafforzamento dei diritti individuali, così che la raccolta e l'utilizzo dei dati personali siano limitati allo stretto necessario. In questo caso il richiamo sarà a una maggiore trasparenza e alla possibilità di esprimere il loro consenso informato al trattamento.
Soprattutto rientra in questo primo punto anche un forte richiamo al diritto all’oblio, una volta che i dati non siano più cancellati o che il titolare ne desideri la cancellazione.
Come ben si legge nelle pagine di chiarificazione che accompagnano il comunicato dell’Unione, al centro del dibattito c’è proprio il cambiamento intervenuto nella gestione dei dati personali con l’avvento dei social network.
”Un singolo social network , si legge nella nota, oggi conta qualcosa come 500 milioni di utenti in tutto il mondo. Vale a dire quanti l’intera popolazione dell’Unione. In questo scenario, è necessario che i benefici tecnologici per gli individui, le imprese e le pubbliche autorità vadano di pari passo con il necessario rispetto per i dati personali che devono essere adeguatamente protetti, qualunque sia la tecnologia in uso”.
Ogni utente deve essere informato su come e da chi i suoi dati vengono raccolti, deve essere consapevole dei suoi diritti in termini di accesso, rettifica e cancellazione e deve essere in grado di esercitare questo diritto senza vincoli.
Soprattutto, ed è qui che si arriva al diritto all’oblio, il singolo utente deve avere il diritto di rimozione completa dei suoi dati. […] Chi desidera cancellare il proprio profilo da un sito di social networking deve poter ricorrere al service provider perché siano rimossi completamente i suoi dati personali, includendo in questa accezione qualunque oggetto, anche le foto.

Un secondo importante obiettivo riguarda invece la libera circolazione dei dati nel territorio dell’Unione, oggi vincolata ai frequenti contrasti tra la norma europea e le singole legislazioni nazionali. Il richiamo sarà a una ricerca di uniformità, in un’ottica di mercato interno.

In virtù del trattato di Lisbona, ed è questo il terzo obiettivo, l’Unione si impegnerà alla definizione di norme generali di protezione dei dati che interesseranno tutti i settori, inclusa la cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale. In questo quadro dovrebbe essere rivista anche la normativa datata 2006 che impone alle imprese la conservazione dei dati di traffico tra i sei mesi e i due anni.

Gli ultimi due obiettivi riguardano la protezione dei dati trasferiti al di fuori dell’Unione, in un’ottica di cooperazione con i Paesi extra-Ue, e l’opera di armonizzazione del ruolo e delle competenze delle autorità di protezione dei dati.

giovedì 4 novembre 2010

Le informazioni da non postare su Facebook

[Jack 04/11/2010]

Facebook è croce e delizia del web, come sanno bene molti degli utenti iscritti al social network. L’idea alla base del progetto di Zuckerberg è di creare un mondo sempre più aperto e connesso, ma ci sono informazioni che è meglio non rendere disponibili a tutti.

“Sempre più casi di uso fraudolento delle informazioni: meglio non dire tutto al resto del mondo”

Molti gli interessati – Tra chi spulcia sui profili del social network non per motivi d’amicizia, ci sono datori di lavoro, forze dell’ordine, cacciatori di informazioni e pure i cyber criminali , che sono interessati ai furti di identità e a carpire quante più possibili informazioni sugli ingnari auto delatori del web.

Data di nascita e nomi dei familiari – Anche se non ricerverai gli auguri per il tuo compleanno, poco male. Meglio non pubblicare online la tua data di nascita. O almeno non completamente: in America viene usata dai criminali per ricostruire i dati della tessera sanitaria che, come la patente, è uno dei pochi documenti concreti all’interno degli USA. Un altro dato sensibile che è meglio non pubblicare, è il nome da nubile di tua mamma. Spesso fa parte delle classiche domande di conferma del sistema, che si usa per ricordare la password di accesso. E, per ovvi motivi, è fondamentale non pubblicare online il nome dei bambini. Che, in quanto minori, hanno, o dovrebbero comunque avere, maggiori tutele online. Soprattutto da parte dei propri genitori.

Il tuo indirizzo e le immagini del tuo appartamento – Oltre a mostrare al mondo dove è fisicamente locata casa tua, l’indirizzo personale è un dato rischioso da pubblicare. Chiunque può farsi un’idea del tuo tenore di vita, se per caso è sopra, oppure sotto, oppure in linea con il tuo tenore di vita. Come anche le immagini della propria casa: certo è bello mostrare l’ultimo acquisto fatto all’ikea, ma è anche ovvio che la planimetria del tuo appartamento può servire ai cyber ladri dotati di spirito d’osservazione: equivale a un sopralluogo, comodamente eseguito al computer.

Le tue ferie e i tuoi spostamenti - E anche per le ferie è meglio andarci cauti, anche se è una grande tentazione raccontare al mondo dove andrai a passare le vacanze: ci sono stati casi in cui, dopo comunicazioni del tipo “non sono a casa, dal giorno X, al giorno Y”, “sono in vacanza al mare” e simili, i ladri hanno fatto visita agli appartamenti lasciati incustoditi, conosendo preventivamente gli orari, gli spostamenti, la durata delle ferie, dei proprietari dell’immobile.

Foto inappropriate e confessioni online – Anche sulla questione foto, inclusi tag e commenti, bisogna andarci cauti. Sono innumerevoli i casi al mondo in cui degli scatti da ubriachi, in pose compromettenti, in atteggiamenti fin troppo libertini, sono costati il posto di lavoro, se non peggio...Così come il sexing, ovvero le foto sexy soprattutto eseguite da incauti e ingenui utenti, spesso ragazze, in un momento di ormonale euforia, possono invece diventare un concreto e spesso costante, motivo di ricatto. Anche le dichiarazioni, le confessioni che arrivano dal cuore, è meglio tenersele nell’intimo. Anche perché non credere che possa veramente interessare la resto del pianeta se odi il tuo capo, non sopporti il tuo tedioso lavoro o se l’erba del tuo vicino è sempre più buona. Le attività, lecite e illecite, di qualsiasi utente, vengono spesso raccolte dalle dichiaraizioni spontanee sulle proprie pagine. Come ad esempio un comportamento al limite o rischioso alla guida di un veicolo, non è proprio l’ideale da postare online se sei in cerca di una nuova compagnia di assicurazione.

Numero di telefono e motori di ricerca – Fin troppi utenti non fanno attenzione a dove postano, se nel proprio profilo o all’interno di un gruppo sottoscritto, il proprio numero di telefono, mobile o fisso che sia. Certi dati sono leggibili da tutti, certo sono accessibili agli utenti con cui sei più in intimità, ma anche all’amico dell’amico di un conoscente del tuo conoscente. E alcune delle pagine, è sempre bene ricordarlo, sono visibili anche al di fuori del solo, già enorme, network sociale. E anche autorizzare la visione del proprio profilo tra i risultati dei motori di ricerca, può essere contruproducente: apparire su google vuol dire rendere disponibile a tutti il tuo nome, la tua faccia, il tuo sesso e buona parte delle informazioni lì riportate.

martedì 2 novembre 2010

Internet è un motore economico, la politica dorme

[Tom's Hardware 02/11/2010] di Pino Bruno

In Gran Bretagna Internet è diventato uno dei motori dell'economia del paese: si parla di più di 115 miliardi di euro. A questo punto Internet è un giocherello per adolescenti, come pensa buona parte del ceto politico italiano, oppure un settore vitale, come si ritiene al di là della Manica? In Gran Bretagna Google ha commissionato un rapporto al Boston Consulting Group (BCG), che ha prodotto risultati sorprendenti. Oggi la rete britannica vale il 7,2 per cento del prodotto interno lordo e "entro il 2015 - si legge - Internet potrebbe valere il 13 per cento del PIL. Più del classico settore finanziario (9%), del commercio tradizionale (11%), del comparto manifatturiero (12%)".

Lo sguardo intelligente sul futuro della banda larga italiana

Nel Regno Unito Internet è la quinta industria, con un fatturato annuo di 100 miliardi di sterline. Le aziende con il dominio co.uk, quasi tutte piccole e medie, impiegano circa 250mila persone, con un export pari a 2,80 sterline per ogni bene importato del valore di una sterlina. Cifre da capogiro anche per la pubblicità in rete, con un giro di affari annuo di 3,5 miliardi di sterline.

Sarà per questo che gli ultimi governi di Sua Maestà hanno messo la banda larga (quella vera, da 100 Mb/s) ai primi punti dell’intervento strategico, per colmare il digital divide entro il 2015? Solo le infrastrutture saranno adeguate, è scritto nel rapporto di BCG, si potrà mantenere questo ritmo positivo. Insomma, senza banda ultra larga, il trend potrebbe affievolirsi.

Indice BCG

Inevitabile il confronto con l’Italia, dove prosegue la sceneggiata sugli investimenti pubblici fantasma e sulla cosiddetta Società mista per la Nuova Rete. "La data non è stata ancora fissata, quando lo sarà noi saremo disponibili: siamo pronti ad andare avanti", ha detto venerdì scorso l’amministratore delegato di Telecom Italia, Franco Bernabè. Alla domanda se nella costituzione della società ci sono problemi, Bernabè ha replicato: "non lo so, questo bisogna chiederlo agli altri grandi gruppi".