lunedì 3 maggio 2010

Altro che social network! Twitter è un servizio di notizie…

[Computerworld 03/05/2010] Una ricerca ha analizzato milioni di tweet scoprendo che chi scrive sul microblog fornisce spesso informazioni su eventi
a cura della Redazione Computerworld

Un gruppo ricercatori coreani ha analizzato come viene utilizzato Twitter scoprendo che somiglia più a un tradizionale servizio di news. In altre parole non bisogna pensarlo come a una versione troncata di Facebook bensì come a un rapido sito di notizie dove chiunque può fare il reporter e le notizie non possono essere più lunghe di 140 caratteri.

Haewoon Kwak, uno dei ricercatori che hanno realizzato lo studio, ha elencato i modi in cui Twitter differisce dagli altri siti di social networking, e quindi ha descritto l’analisi matematica eseguita per mostrare come le persone condividono informazioni in modo differente su Twitter rispetto ad altri siti social. Per lo studio il team di ricerca ha raccolto le informazioni su 41,7 milioni di profili utente, analizzati 106 milioni di tweet e seguiti 4.262 topic, identificati attraverso gli hash tag. Diversamente dalla maggior parte dei siti un utente Twitter non ha la necessità di ottenere il permesso da un altro utente per seguirne le missive pubbliche. Questo approccio, ha continuato Kwak, è più vicino a quello dei blog, ai quali ci si può iscrivere via RSS. Questo ha portato il team di ricerca a chiedersi se Twitter era più un mezzo di informazione che un sito di social-networking E i numeri hanno confermato questa idea con solo il 22% dei “follow”, dove una persona sceglie di includere i tweet di un altro sulla propria pagina, che erano reciproci. Un dato molto più basso rispetto di altri siti social come Flickr (68%) e il servizio coreano Cyworld (77%). E come altre forme di media ha le sue star. Circa 40 account Twitter hanno oltre un milione di follower, un livello di popolarità non raggiungibile semplicemente pubblicando tweet il più possibile. Invece tutti gli account più popolari appartengono a celebrità famose anche in altri canali oltre a Twitter. E i messaggi stessi somigliano di più a quelli di un sito di news, con oltre l’85% relativi in qualche modo a notizie.

L’aspetto da servizio di notizie viene anche confermato dalla domanda ora posta ai suoi utenti quando si pubblicano i messaggi: “Che cosa sta accadendo?” rispetto alla precedente “Che cosa stai facendo?”. E in molti utilizzano il servizio per per cercare la seconda informazione relativamente ad eventi come partite o disastri naturali. I ricercatori hanno infine comparato quanto spesso Twitter conteneva la prima menzione di un evento dell’ultima ora rispetto al sito della CNN . Mentre la CNN ha dato per prima la notizia oltre la metà delle volte, un considerevole numero di volte le notizie sono comparse su Twitter prima che sulla CNN. (mg)

Twitter, il social network di colore

[webnews 03/05/2010] Un nuovo report Edison Research evidenzia un dato che, pur se di difficile interpretazione, indica la presenza di un qualche motore sociale che spinge particolari porzioni della popolazione USA ad accedere a Twitter. Il dato numerico appare infatti chiaro: la percentuale di utenti di colore sul social network è doppia rispetto alla popolazione di colore esistente sul territorio. La comunità di colore, insomma, sembra apprezzare Twitter in modo particolare, anche se questa speciale preferenza non sembra essere di facile lettura.

Tre le ipotesi suggerite da Business Insider. Innanzitutto la comunità nera (così come quella ispanica) sembra gradire la connettività mobile con maggior rilievo rispetto alla comunità bianca: alla luce della natura particolare di Twitter la cui struttura è forgiata attorno al principio basilare dei 140 caratteri di lunghezza dei messaggi, potrebbe essere questa una componente causale rilevante. In secondo luogo v'è il possibile traino determinato dallo star system: le celebrità di colore su Twitter sono molte, e proporzionalmente in quantità maggiore rispetto alla controparte bianca. Infine, la popolazione USA di colore ha una età media molto inferiore rispetto al resto della popolazione, il che suggerisce un possibile maggior feeling con gli strumenti informatici e con i social network in particolare.

Difficilmente le tre cause suggerite possono individualmente avere valore decisivo, ma la concomitanza di queste condizioni può delineare un quadro interpretativo di tutto interesse. I dati, del resto, indicano come ben il 25% della community Twitter sia di colore, mentre tra la popolazione la percentuale scende al 12% circa.

Sette americani su cento hanno utilizzato Twitter, percentuale che per Facebook sale oltre il 40%. La differenza tra i due network rimane pertanto evidente, ancor più se in considerazione del fatto che il dato sembra essere paragonabile al calcolo degli "utenti attivi" che Facebook usa per misurare la propria community.

L'utenza Twitter è soprattutto donna (51%) e tendenzialmente con alto livello di istruzione. Ben l'85% degli utenti del network, inoltre, confida di accedere al web da due o più postazioni differenti (casa/lavoro/mobile). La vocazione mobile di Twitter è inoltre confermata dal fatto che gran parte degli utenti del network vi accede tramite smartphone o similari, percentuale che per la parte restante dei social network è dimezzata. Ultimo dato di grande rilievo è il forte utilizzo della rete: la community Twitter passa online 4 ore al giorno circa, più del doppio rispetto alla media della popolazione USA connessa. Non a caso, quindi, la rete è considerata nel 46% come il primo medium a cui ci si rivolge per avere informazione fresca e di valore (contro il 42% della tv).

Trattasi di numeri importanti a livello aziendale, di numeri importanti per l'interpretazione del social network nel novero delle novità della rete, ma anche di numeri molto importanti per fotografare l'evoluzione "social" con cui l'utenza del web si approccia ai contenuti.

Giacomo Dotta

Contrappunti/ Internet per principianti

[Punto Informatico 03/05/2010] i M. Mantellini - Esperimenti in un recinto sicuro, esperimenti senza un futuro. I quotidiani italiani sbarcano su Facebook, ma la Rete è già pronta ad andare oltre. Oltre i quotidiani, oltre il social network
Contrappunti/ Internet per principiantiRoma - Più o meno silenziosamente i siti web dei grandi quotidiani italiani sono sbarcati su Facebook. Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Sole 24 ore e La Stampa hanno oggi una propria pagina sul più frequentato social network mondiale. La parte del leone la fa la pagina de La Repubblica che "piace" a oltre 130 mila persone (come è noto da qualche settimana le pagine dei "fans" hanno cambiato denominazione e sono diventate pagine"mi piaci"), gli altri editori seguono, per adesso a discreta distanza.

Le ragioni di questo sbarco su Facebook dell'editoria digitale sono semplici e ragionevoli. Ormai quasi la metà degli utenti italiani della Rete ha un profilo da quelle parti: di questa marea di persone non poche concepiscono Facebook come propria principale interfaccia di rete, limitando al massimo le proprie scorribande fuori dalle quattro mura tranquillizzanti del social network creato da Mark Zuckerberg. La montagna degli editori quindi, prende e va da Maometto, anche se il risultato di un simile tentativo è comunque di modesta qualità.

L'offerta contenutistica è infatti limitata e parzialissima. Sulla pagina Facebook di Repubblica vengono mediamente aggiunti quattro o cinque articoli ogni giorno (brevi rimandi di alcune righe che linkano l'articolo originale sulla pagina web del giornale), più o meno lo stesso fanno anche gli altri (il Corriere della Sera è più parco e linka non più di un paio di articoli al giorno) sempre nelle medesime modalità: niente testi completi, solo brevi riassunti che rimandano al sito web. L'intento è evidente: raccogliere traffico da Facebook sia direttamente sia attraverso la condivisione dei contenuti proposti sulla rete sociale degli utenti.
Spesso le note su Facebook dei grandi quotidiani si riempiono di commenti ma nessuno nelle redazioni sembra occuparsene: non esiste alcun tentativo di dialogo in un luogo dove ogni strumento disponibile inviterebbe alla condivisione ed allo scambio informativo. Le sezioni fotografiche delle pagine sono semideserte e piuttosto tristi (il sito de La Stampa offre per esempio un vibrante set fotografico della visita di Vasco Rossi in redazione); la sezione informativa, quella nella quale si dovrebbe spiegare come e perché si è sbarcati su Facebook, sono il regno del copia-incolla di vaghi proclami aziendali.

Facebook e gli altri ambiti sociali in rete non sono del resto molto adatti a simili esperimenti. Le "fans page" prima, e quelle "Mi piace" ora, sono esperimenti mascherati di quella contaminazione fra marketing e relazioni sociali che tanto interessa i fornitori di piattaforma, alla ricerca di una monetizzazione del proprio lavoro, e che tanto disturba gli utenti, i quali utilizzano simili servizi per collegarsi ad altre persone direttamente e senza grandi impicci. Ed è stato proprio il successo planetario di un simile atteggiamento sociale fra pari che ogni giorno cerca di trasformare Facebook in qualcosa che non è.

Oggi Facebook - ci informano moltissimi report - è il più grande archivio fotografico della rete Internet; con un po' di fantasia si appresta a diventare il luogo più frequentato nel quale gli utenti di Internet si informano. Questo almeno secondo le valutazioni strabiche che girano in rete. A tale proposito Hitwise qualche tempo fa ha presentato uno studio secondo il quale Facebook avrebbe superato Google News in quanto a numero di contatti trasportati verso i siti di notizie.

Basterebbe un po' di buon senso per capire che Facebook non è un abito buono per tutte le stagioni, che la fruizione delle foto e delle notizie là dentro, per l'architettura stessa del social network, non ha nulla a che vedere con un utilizzo organico e gestito delle stesse e che, in particolare per le notizie, nessuno raccoglie pezzetti di giornale a caso sparsi sul selciato per comporre il proprio panorama informativo. Più semplicemente entra in una edicola e compra un quotidiano.

La scelta degli editori italiani di scendere su Facebook, così come è stata pensata, è una decisione a costo quasi zero che chiunque al loro posto avrebbe fatto. Certo il rapporto con i propri estimatori su Facebook ne esce leggermente ammaccato, visto che nulla di sociale è previsto nei loro confronti, non un briciolo di attenzione per i punti di vista espressi dai lettori, nessuna attenzione verso la rete informativa che comunque su Facebook è possibile intercettare. Del resto una volontà del genere richiederebbe risorse umane che oggi le redazioni web dei grandi quotidiani certamente non posseggono.

Giusto ieri su Twitter girava questa breve frase di Elizabeth Stark:
"Facebook has become like aol, it's like training wheels for the internet. it's a safe place, except for yr privacy" (Facebook è diventato come AOL, come le rotelle per Internet. È un posto sicuro, eccetto per la tua privacy)
America on Line (AOL) fu, ai tempi dei tempi, la palestra dentro la quale molti statunitensi impararono a conoscere e ad utilizzare le Rete. Oggi Facebook, da molti punti di vista, è una bicicletta con le ruotine che insegna, anche a milioni di italiani, le magie di Internet.

Se e quando tutte queste persone toglieranno le ruotine ed inizieranno a pedalare liberamente, Facebook smetterà di essere molte delle cose che è oggi. Ci guadagneremo tutti, tranne Facebook stessa ovviamente.

Massimo Mantellini

Social network & Internet vs Tv

[Ninja Marketing 03/05/2010] Secondo la ricerca Arbitron and Edison (risultato di un intervista telefonica svolta su un campione di 1753 consumatori) il 48% degli americani, di età compresa fra i 12 anni e gli over 65, è attualmente membro di un rete sociale ed il 30% di loro utilizza i social network più volte la giorno.

Che per le nuove generazioni internet sia “vitale” è un dato di fatto. Così come è un dato di fatto l’elevato uso che le generazione più giovani fanno dei social network. Il dato rilevante di questa ricerca è che anche le generazioni di età più avanzata registrano in maniera costatante, negli ultimi anni, una crescita nell’uso dei social network.

Il grafico che segue mostra infatti come le percentuali di utilizzo fra gli under 34 e gli over 35 siano molto differenti, ma non altrettanto sbilanciate appaiono le percentuali di crescita di utilizzo. E il dato è molto importante se consideriamo l’aspetto più importante per le imprese, ovvero che queste generazioni rappresentano il panel con più potere di acquisto.

La ricerca mostra poi quanto secondo i consumatori americani internet sia


essenziale per le loro vite, più di tv, radio e giornali. Queste le percentuali: internet 42%, tv 37%, la radio 14%, quotidiani 5%.

Infine l’altro dato molto significativo riguarda la differente importanza che tv e internet ricoprono per le diverse generazioni. Mentre per i giovani dai 12 ai 34 anni è quasi impensabile immaginare di rinunciare ad internet, per le fasce di età fra i 45 anni e gli over 65 e inverosimile l’esatto contrario, ovvero di rinunciare alla tv. E più sono anziane le persone che rispondono alla domanda, “a quale media rinunceresti fra tv ed internet”, più è evidente il forte legame che queste hanno con la tv, percepita quasi come un’istituzione.

Questa tendenza osservata nelle generazioni più giovani può essere compresa prendendo in esame altri dati complementari e tenendo conto che per le nuove generazioni internet è un media che racchiude tutti gli altri: radio, press e tv. Secondo un altro studio infatti, un sondaggio condotto su 1000 consumatori americani, il 29% degli under 25 intervistati guarda sempre o quasi sempre la tv on line, mentre solo il 13% delle generazioni più mature guarda la tv on line sempre o quasi sempre.

* * mag * * Come i social networks cambiano le abitudini dei nostri figli

[IoChatto 03/05/2010]

I social networks, in particolare Facebook e MySpace, stanno lentamente modificando le abitudini di socializzazione dei teenagers di tutto il mondo. Ma al contrario di quanto è lecito supporre, l’utilizzo continuo di questi strumenti non aiuta i ragazzi a uscire dal tipico riserbo adolescenziale, semmai tende a rinchiuderli sempre di più nel loro guscio.

Le ore trascorse a telefono, le uscite con gli amici la domenica, sono consuetudini in via di estinzione per milioni di adolescenti, ma anche pre-adolescenti: questo è quanto emerge dal sondaggio condotto dal Pew Research Center. Il sondaggio ha rivelato che quasi la metà dei teenager americani, di età compresa tra i 12 e i 17 anni scrive all’incirca 50 messaggi di testo al giorno, tra SMS, chat, e messaggi in bacheca, ma solo il 33 per cento ha un contatto diretto quotidiano con i propri amici. Solo pochi mesi prima la Kaiser Family Foundation aveva rivelato i risultati di un’altra ricerca, su un campione di ragazzi di età fra gli 8 e i 18 anni. I dati mostravano che questi adolescenti trascorrevano circa 7 ore al giorno sempre connessi, grazie a smart phones e computer.

I dati sono circoscritti agli Stati Uniti, ma è lecito supporre che conducendo una ricerca su un campione più vasto, che includa anche i paesi europei, i risultati non sarebbero molto diversi. La tecnologia può cambiare la natura stessa delle amicizie: questa è la conclusione a cui sono giunti gli psicologi interpellati. Ma sarebbe solo il primo passo di un cambiamento più radicale, che porterebbe addirittura a cancellare figure formative per la crescita, come quella dell’amico di infanzia o del compagno di studi, a favore di una nuova forma di comunicazione più immediata, ma anche più fredda e distante.

Le amicizie che si formano nell’età adolescenziale contribuiscono a porre le basi per creare rapporti sani, una volta diventati adulti. Il contatto diretto è essenziale per aiutare i bambini a sviluppare il loro equilibrio, e permette loro di giocare con le emozioni in maniera formativa. Il pericolo è di vedere appassire queste figure tipiche dell’infanzia, e con loro svanirebbero anche tutte le funzioni di sostegno che guidano i bambini attraverso il passaggio nell’età adulta.

domenica 2 maggio 2010

Facebook, uno studio indaga su ricerca e navigazione sociale

[Diretta News 02/05/2010]La popolarità di siti web di social networking è cresciuta notevolmente negli ultimi anni. Uno dei siti più popolari, Facebook.com, oggi vanta più di 350 milioni di utenti in tutto il mondo. Con così tante persone che interagiscono tra loro in linea ogni giorno, Kevin Wise, un ricercatore assistente professore di comunicazione strategica alla University of Missouri School of Journalism, si è interessato alle implicazioni cognitive ed emotive della navigazione sociale versus la ricerca sociale.

Ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta e cosa intende Wise con questi due concetti. Quando siamo su Facebook e navighiamo sul sito, tra l’homepage ed i profili senza una mèta specifica e senza cercare un’informazione particolare in quel caso stiamo realizzando il processo che Wise denomina navigazione sociale. Quando invece andiamo alla ricerca di informazioni specifiche su una persona, un prodotto, un gruppo, un evento, cercando foto, dettagli e indagando nel profilo altrui, allora ci troviamo nel processo di ricerca sociale.

Kevin Wise ha studiato le abitudini delle persone quando navigano su Facebook, spiegando la limitazione di studi precedenti su siti di social networking sostenuti unicamente sulla base delle informazioni spontanee fornite dai partecipanti allo studio. Il suo studio è stato condotto in modo totalmente diverso e molto più diretto:

“Invece di chiedere alla gente di riferire i loro usi di Facebook, abbiamo voluto vederli in azione”, ha spiegato Wise. “Abbiamo voluto vedere se c’è un modo per categorizzare il modo di usare Facebook, non basato su cosa dicono gli utenti del social network, ma su quello che realmente fanno quando lo utilizzano.”

Durante lo studio, i partecipanti sono rimasti seduti ad un computer a navigare su Facebook per una determinata quantità di tempo. I partecipanti potevano vedere tutto quello che volevano in quel periodo. Utilizzando un software che cattura lo schermo, Wise è stato in grado di visualizzare tutte le azioni che ogni partecipante ha compiuto navigando sul sito. I ricercatori hanno attaccato sensori in varie parti del corpo dei partecipanti per misurare le risposte emotive mentre i partecipanti navigavano e in base a quello che facevano nello specifico.

Wise ha così scoperto che i partecipanti tendevano a spendere molto più tempo nella ricerca sociale rispetto alla navigazione sociale. Non solo le persone trascorrerebbero più tempo nella ricerca sociale, ma sembrerebbero anche più felici mentre lo fanno, rispetto alla semplice navigazione senza scopo.

“Abbiamo osservato una risposta più positiva da parte dei partecipanti durante la ricerca sociale, o quando erano indirizzati ad un obiettivo particolare. In definitiva, sembra che l’uso di Facebook sia in gran parte di una serie di transizioni tra la navigazione generica, per poi mettere subito a fuoco qualcosa di interessante o rilevante”.

sabato 1 maggio 2010

"Salvatore Siciliano sono io" ecco svelato il suicida del web

[La Repubblica 01/05/2010] "SALVATORE Siciliano sono io. Ma sono anche Alessandro Rossi, la mente dei misteriosi gruppi pro-Berlusconi nati su Facebook in una notte dopo l'aggressione di Tartaglia. Sono un web marketing manager, ma sono anche un manipolatore della rete che lavora da anni sul web con decine di nomi diversi". A parlare, dopo mesi di interrogativi, è Salvatore Cobuzio, classe 1978 di origine siciliana, controverso autore del libro Il testamento di Salvatore Siciliano, Fazi Editore, un caso mediatico preceduto da una potente campagna virale. Tutto ha inizio il primo marzo con la pubblicazione online di un'accorata ultima lettera nella quale un giovane lascia amici, familiari, fidanzata, beni immobili e denaro sotto le pressioni di un gruppo di "potenti che hanno vissuto tranquilli dietro la sua ombra". Poche righe per annunciare al mondo che quelle sono le ultime ore della sua vita. La firma è a nome di Salvatore Siciliano. Subito il testamento rimbalza dai blog alle caselle di posta elettronica, finisce sui social network. Per alcuni dietro a quel mistero si nasconde un pentito di mafia, per altri è un politico di sinistra manovrato dai "grillini", per altri ancora è Travaglio. Ma chi è veramente Salvatore Siciliano?

Dieci milioni di persone se lo sono domandato visitando sui social network il suo profilo. Su Google al suo nome rispondono 250mila risultati e su YouTube sono decine i video che si ispirano alla sua vicenda. La verità si scopre solo a fine aprile, con la pubblicazione del libro: Salvatore Siciliano è un discusso personaggio, inventato dallo scrittore Salvatore Cobuzio, nato tre anni fa e che ha vissuto e operato online per raccontare che quello che esiste su internet, e soprattutto su Facebook, non sempre corrisponde alla realtà. Difficile però stabilire dove finisca la provocazione mediatica e dove inizi la manipolazione. Tanto che ora il popolo di Facebook sta organizzando un'intervista collettiva all'autore.

Il ragazzo lavora da anni come esperto di marketing e sua è la firma su alcune discusse operazioni web. Come nel caso di Miss Facebook Italia, apparentemente un concorso di bellezza sorto sul social network per premiare la più bella delle iscritte. In verità si scopre che dietro quel gruppo di 15mila utenti si nasconde proprio lui, Cobuzio, contattato in qualità di esperto del web marketing da Zoomarine, un parco acquatico nei pressi di Roma. "L'azienda mi disse: devo andare al tg, ma non ho soldi - racconta Cobuzio - allora io ho inventato Miss Facebook". Salvatore apre un gruppo, le ragazze si iscrivono in massa e in meno di un mese le telecamere di tutti i telegiornali nazionali finiscono nel parco giochi. Lì si terrà la finale del concorso Miss Facebook.

Altra impresa è quella realizzata su richiesta della Kirby Company: Cobuzio e un team di collaboratori si occupano di "ripulire" l'immagine dell'azienda produttrice di elettrodomestici facendo sparire dal web i commenti negativi degli utenti insoddisfatti dall'acquisto di un tristemente noto aspirapolvere. "Non ho mai fatto cose illegali però - spiega Cobuzio - ho solo sfruttato meccanismi di programmazione informatica. In operazioni del genere ad esempio posso far confluire, su un sito da 'abbattere', centomila visualizzazioni nello stesso momento. I server non ce la fanno a sopportare tutto quel traffico e crollano. Il sito può rimanere offline fino a due settimane. In altre operazioni invece ci limitiamo a creare commenti positivi su un determinato prodotto o azienda e così su Google i commenti negativi scendono in favore di quelli positivi".

Una delle incursioni più controverse arriva però lo scorso 14 dicembre, poche ore dopo l'aggressione di Massimo Tartaglia ai danni Silvio Berlusconi durante un comizio a Milano. In una sola notte spuntano su Facebook 1 gruppi da 2 milioni di iscritti a sostegno del presidente del Consiglio. Si scopre presto che dietro a quel giallo si nasconde una sorta di tratta degli utenti. Quelle che prima erano pagine a sostegno dei terremotati d'Abruzzo, sono diventate spazi di solidarietà per Berlusconi con un semplice cambio di nome del gruppo da parte degli amministratori. Si pensa ad hacker assoldati dal Pdl, a estremisti di destra e tutti si domandano chi ci sia dietro alla scandalosa operazione. Il mistero lo rivela di nuovo lui, Cobuzio o se volete Alessandro Rossi, ovvero lo pseudonimo scelto per amministrare quegli spazi. "Non avevo alcun tipo di intento politico ma credevo, insieme ai miei collaboratori, che da quella vicenda l'Italia uscisse molto male agli occhi dell'opinione pubblica internazionale. Il fatto che fossero sorti gruppi a sostegno di Tartaglia dava un'immagine politicamente e umanamente distorta del nostro paese. Così abbiamo cambiato nome a un gruppo con 700mila iscritti per dimostrare che il gesto andava condannato. Poi però l'operazione è stata politicamente strumentalizzata e uno dei miei collaboratori ha ricevuto anche minacce di morte".

Questa è solo una parte del curriculum di Salvatore Cobuzio, web marketing manager e manipolatore della rete per professione, scrittore esordiente per denuncia. Nel suo libro racconta, in versione romanzata e con molti inserti biografici (ma non tutti), come sia facile per chi più possiede - economicamente e tecnicamente - muovere l'opinione pubblica, contaminare l'informazione, alterare la verità. Di uno così c'è da fidarsi quando dice: "Non sono un moralista e non ho paura di Facebook ma agli utenti dico di fare attenzione. Quando c'è da creare una password provate ad usare più di otto caratteri, inserite spazi e numeri. Pensate sempre con la vostra testa e leggete tutto quello che trovate online con spirito critico. Internet - conclude - non è un'invenzione come la lavatrice".
BENEDETTA PERILLI